LE STATUE – STELE DI GROPPOLI

Sezione dello scavo 2005

La scoperta delle statue stele di Groppoli è un esempio di come tutela, valorizzazione e fruizione si raggiungono con il concorso di molte forze e producono benefici per la collettività.

La storia ha inizio nel 2000 quando un’impresa impegnata nello scavo per la posa di cavi elettrici lungo la Strada Provinciale n.31 della Valdimagra, nella frazione di Groppoli si imbatte in due grandi pietre che, una volta recuperate dall’escavatore, si rivelano due statue stele: agli operai e a quanti vennero a conoscenza della scoperta va il merito del riconoscimento e della consegna delle stele alla Soprintendenza per i Beni Archeologici. Gli operai vennero “premiati” con un corrispettivo in denaro, come prevede la legge italiana, e l’Enel mise a disposizione manodopera e mezzi per permettere agli archeologi della Soprintendenza di indagare meglio il sottosuolo che aveva restituito fortuitamente quelle statue. Lo scavo del 2001, “guidato” dagli stessi operai dell’Enel, mise in luce una terza statua stele, integra, che fu denominata Groppoli III ed il frammento di una testa (Groppoli IV).

Era evidente a quel punto che il sito che nello spazio di pochi metri quadrati aveva restituito tre statue stele – due femminili ed una maschile in ottimo stato di conservazione – rivestiva un eccezionale interesse archeologico e doveva essere esplorato con la massima cura e con ampia disponibilità di mezzi, fino a trovare tutti gli elementi per ricostruire la storia di quelle statue stele finite sotto il piano stradale. Tuttavia due ordini di problemi rendevano difficoltosa l’attuazione del progetto: la disponibilità di un finanziamento consistente e la necessità di chiudere temporaneamente la strada per aprire lo scavo. Entrambi sono stati superati nell’estate del 2005, quando il finanziamento portato dalla Soprintendenza e la collaborazione della Provincia di Massa Carrara e dal Comune di Mulazzo hanno consentito di aprire un grande scavo sulla strada che ha riservato nuove sorprese e, a fronte di non pochi disagi, ha permesso ad un’intera comunità di assistere ad una delle scoperte archeologiche più importanti della Lunigiana.

Le statue – stele di Groppoli nell’ordine cronologico di rinvenimento (disegni di S. Landi)

Il sito è posto su un terrazzo di formazione alluvionale ad una quota di circa 150 m s.l.m., ai piedi di un rilievo denominato Costello la cui sommità spianata raggiunge la quota di circa 180 m s.l.m., non lontano dalla sponda del Torrente Geriola, affluente di destra del Fiume Magra.

Poco al di sotto dei livelli di preparazione del manto stradale, è stato evidenziato uno strato di terreno scuro, omogeneo e organico. Immerso in questo, inizialmente compariva un masso di arenaria con tracce di lavorazione, poi riconosciuto come la parte basale di una statua-stele femminile, integra, deposta capovolta (Groppoli V). Al suo fianco era un’altra statua stele femminile ed integra, la Groppoli VI, anch’essa capovolta. Come si nota dalla sezione, il terreno scuro costituiva il riempimento di una buca, scavata nei depositi colluviali e ghiaiosi del versante. All’interno del riempimento sono state distinte varie sacche di diversa composizione, corrispondenti a diversi butti realizzati per colmarla. Verso il fondo della buca e immerse, nello stesso terreno scuro, sono state rinvenute altre due statue stele, acefale, deposte affiancate, in parte sottostanti ai cavidotti Enel, inclinate e con la parte figurata rivolta verso il basso: Groppoli VII, femminile e Groppoli VIII, maschile con pugnale. La pulizia dell’intera area di scavo, compresa la trincea già scavata dall’Enel, ha inoltre permesso di recuperare un dato di estrema importanza per ricostruire la dinamica della deposizione delle statue stele nella buca: sulla parete est della trincea Enel sono state individuate infatti le impronte nette e ben definite delle statue stele Groppoli I e II, cioé le prime rinvenute fortuitamente dagli operai dell’Enel. La precisione dei vuoti lasciati impressi nel terreno scuro ha permesso di attribuire l’esatta posizione di ciascuna statua, con il solo dubbio se la Groppoli I giacesse in posizione prona o supina.

Teste delle statue stele di Groppoli

Le quattro statue sono state recuperate con l’aiuto degli operai del Comune di Mulazzo (e con grande partecipazione di pubblico) e depositate presso la sede del Municipio, dove si trovano tutt’oggi in attesa di essere esposte con le prime tre nel Museo delle statue stele lunigianesi “A.C.Ambrosi”, nel Castello del Piagnaro a Pontremoli.

Dal riempimento della buca che conteneva le stele sono stati recuperati anche carboni e frammenti ceramici in scarsa quantità, di dimensioni molto piccole, genericamente riferibili a pareti di vaso. Tra i frammenti con superfici scabre e, in alcuni casi, con tracce di levigatura o di steccatura, sono riconoscibili un piccolissimo frammento di orlo con tracce di decorazione ad unghiate e due frammenti di fondo. La tipologia degli impasti e l’unica decorazione presente si avvicinano ai tipi comunemente rinvenuti in contesti dell’età del Rame (terzo millennio a.C.).

Un secondo gruppo di frammenti rientra nella classe ceramica in impasto grezzo “vacuolato” e comprende frammenti di orlo arrotondato con tacche impresse sul labbro. La ceramica “vacuolata” è attestata in abitati e necropoli liguri della seconda età del Ferro (IV – II secolo a.C.). La produzione continua in età romana, ma diventa più scadente, simile a quella restituita dallo scavo di Groppoli e da altri contesti archeologici situati tra la Lunigiana (fattoria della Pieve di Sorano) e la lucchesia, datati dall’età tardo repubblicana fino a tutto il I secolo d.C. L’età romana sembra dunque il momento in cui la fossa viene scavata per deporvi le statue, anche se non possiamo escludere una data posteriore.

Le statue-stele di Groppoli sono dunque tutte e sette provenienti da una fossa appositamente scavata per deporle. Il riposizionamento in pianta ha consentito di avere una visione completa della deposizione e di visualizzare i relativi rapporti di giacitura, evidenziando che l’azione è stata eseguita con la cautela necessaria ad evitare che le statue venissero a contatto e si danneggiassero durante le operazioni di deposizione.

Questo particolare insieme alla terra scura che avvolge le stele è un indizio a favore dell’ipotesi che il gruppo di statue sia stato rimosso provvedendo alla raccolta meticolosa di quanto aveva riferimento con esse.

Ne consegue che il sito di provenienza doveva trovarsi molto vicino alla buca.

Oltre alla giacitura nello stesso contesto le stele di Groppoli – due maschili e cinque femminili – hanno in comune molti caratteri che rendono verosimile l’appartenenza ad uno stesso gruppo.

Sono tutte riconducibili nel Gruppo B, caratterizzato dalla testa “a cappello di gendarme”, con brevi espansioni laterali. L’altezza massima – compresa tra 106 e 120 cm – rientra nella media calcolata per le stele di questo Gruppo. La datazione nel corso dell’età del Rame, o non oltre l’inizio dell’età del Bronzo, attribuita generalmente alle stele del Gruppo B, è confermata dalle armi raffigurate sulle statue maschili: sulla statua Groppoli III (vedi ultima di copertina) compaiono l’ascia di forma simile a quella che possedeva l’uomo del Similaun e un pugnale che ricorda gli esemplari reali in metallo dell’età del Rame (noti soprattutto dalla necropoli di Remedello), mentre la seconda stele maschile del gruppo, Groppoli VIII, reca solo un grande pugnale.

Ammettendo l’intervento di “scultori” diversi si potrebbero spiegare alcune differenze di esecuzione: la presenza di volti a U , oppure circolari; e nelle cinque statue stele femminili la rappresentazione dei seni come dischetti oppure rilevati e tondeggianti; nella stele Groppoli VI il mento non è rappresentato affatto, mentre è molto pronunciato nella Groppoli V, l’unica a presentare due coppelle ai lati del volto. Ad una “mano” ancora diversa si potrebbe attribuire la testa della stele Groppoli III, la più raffinata del gruppo, oltre che dotata di un armamento completo.

Le differenze notate suggeriscono la possibilità che i gruppi di statue stele si andassero formando progressivamente, nel corso di un periodo di tempo anche lungo; ma non possiamo escludere scultori diversi all’opera nello stesso momento. In tutti i casi è evidente che le statue stele lunigianesi sembrano obbedire a precise convenzioni.

Considerata la sostanziale omogeneità, l’ottimo stato di conservazione e la giacitura nella medesima fossa sembra del tutto verosimile che le statue stele di Groppoli formassero un allineamento eretto in un sito molto vicino al luogo dove sono state occultate. Nonostante ulteriori ricerche il sito non è stato individuato, ma sembra difficile che se ne possa trovare traccia, sia per la presenza di costruzioni moderne, sia e soprattutto, perché la dismissione dell’area con statue stele aveva chiaramente lo scopo di cancellarne la presenza. Una presenza che si pensa di rievocare con un allestimento che restituirà al pubblico che transita lungo la strada provinciale l’idea di un gruppo di stele in allineamento.

Il rinvenimento di Groppoli si presta anche a riflettere sul rapporto tra statue-stele e territorio. Escludendo una relazione delle statue stele sia con gli abitati sia con le necropoli – come sembrano indicare i contesti di Pontevecchio e Minucciano – restano ammissibili altre funzioni, quali la demarcazione di un confine, la segnalazione di un itinerario, o un’area sacra: funzioni non necessariamente disgiunte e riconducibili ad un comune concetto di valorizzazione monumentale di spazi rilevanti del territorio. Nel sito di Groppoli si può effettivamente immaginare un confine territoriale, sulla sponda sinistra del Geriola, ma anche un nodo di percorsi funzionali all’economia dell’età del Rame: quello di risalita lungo il torrente, verso lo spartiacque tra le valli della Magra e del Vara, ed un ipotetico percorso di mezza costa lungo la destra orografica della Magra, funzionale alle comunicazioni tra i passi dell’Appennino piacentino–parmense e il mare.

Infine. Se il gruppo di cui si parla non è sfuggito al destino della dislocazione, comune alla maggior parte delle stele della Lunigiana, è certo comunque che queste statue stele non sono state coinvolte in violente azioni di distruzione volontaria, e forse iconoclasta, e in riusi a puri fini utilitaristici, come quelle della Pieve di Sorano.

A Groppoli la deposizione nella fossa denota un atteggiamento diverso, che rinuncia sia al riuso sia alla manomissione, ed opera la dismissione dell’area che accoglieva le statue stele secondo modalità che sembrano “rituali”. A questo punto è naturale domandarsi a chi attribuire questa azione che fino ad oggi non risulta documentata in Lunigiana.

Per rispondere è necessario attenersi ai dati offerti dallo scavo e in particolare tenere conto della cronologia indicata dalla ceramica confluita nella stessa buca insieme alle stele, ceramica genericamente riconducibile all’età romana. Diventa allora ragionevole la possibilità che l’iniziativa sia dovuta a genti che in questo periodo erano radicate sul territorio, ma anche estranee al mondo delle statue stele: penso ai Liguri, vinti e ormai pienamente reintegrati nel territorio dopo la conquista romana. Una possibile conferma a questa ipotesi la troviamo sulla sponda opposta del fiume, dove un insediamento di questo periodo sorgeva nell’area delle Pieve di Sorano e poco lontano, in loc. Quartareccia, all’inizio del I secolo a.C. era ubicata una necropoli ligure, che ha restituito una piccola statua stele reimpiegata nella costruzione di una tomba a cassetta.

Anche se questo riuso può prestarsi a valutazioni opposte, la sacralità del contesto potrebbe indicare rispetto e considerazione: sembra quindi ragionevole attribuire al riuso in una tomba lo stesso valore della deposizione di Groppoli dove l’occultamento delle stele in una buca appositamente scavata ricorda il seppellimento di oggetti sacri praticato comunemente nei santuari della Grecia e dell’Italia antica.

Emanuela ParibenI, Le Statue Stele di Groppoli, tratto da Almanacco Pontremolese 2008, edito e curato da Centro Lunigianese di Studi Giuridici

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