LA VIA DEI MONTI O DE PONTREMOLO

Un tratto della Via dei Monti nei pressi del paese di Torrano

Noi torranesi abbiamo sempre guardato con profondo rispetto i ciottoli levigati dall’usura che tracciano la vecchia “strada dei monti”. Abbiamo sempre pensato che quella strada fosse stata percorsa dai nostri vecchi per raggiungere i castagneti e gli orti in alto sul Burello. Data la distanza non sempre era possibile tornare ogni giorno a casa. Perciò la parte alta del monte era costellata di casoni e cascine. I nostri avi raccoglievano le castagne e le seccavano direttamente nel casone e portavano mucche e pecore all’alpeggio, pernottando nelle cascine. Una vita di sacrificio e di fatica. La castagna era il “pan de Lunixiana”, come ebbe a definirla già nel 1.400 Giovanni Antonio da Faie[1], era l’alimento attorno a cui ruotava la sopravvivenza delle genti che abitavano queste terre aride e sassose. La mucca era il motore che, allacciata alla “traza con bena” oppure alla “treina” consentiva di trasportare legna, castagne, patate e fieno, su e giù per l’irta stradina “dei Monti”.

Poi nel 2011 Tiziano Mannoni[2], importante studioso di archeologia medioevale, ci ha illuminati, quella non era solo la “strada dei monti”, ma era la via “Via dei Monti o de Pontremolo”, via mercantile che collegava il porto di Levanto a Pontremoli passando per il nostro territorio.

Da quel 2011 su quei ciottoli non abbiamo più visto solo mucche, “traze” e poveri contadini, ma abbiamo visto e vediamo tuttora carovane di mercanti che con muli carichi di merci scendono da Pradalinara, attraversano il nostro borgo, scendono a Cavezzana Gordana ed entrano in Pontremoli per la Porta del Casotto.

La Porta del Casotto, a Pontremoli

Il via vai di carovane è durato dalla fine del XII secolo al Cinquecento, e probabilmente oltre.

Ancora nel XVIII secolo Targione Tozzetti[3] ricorda le diverse strade che ai suoi tempi attraversavano il territorio di Pontremoli; ……..che Cavezzana Gordana e Torrano si trovavano ” su una strada maestra, detta Via Pratolinara che per crine di monti procede a Doccia e Coloreco e per la foce Cavagina scavalca l’Alpi e conduce nel Genovesato”.( Giovanni Sforza, Memorie e Documenti per servire alla Storia di Pontremoli, vol. I, Forni Editore). Ma probabilmente all’epoca già era in parte scemata l’importanza della strada, ma era ancora comunque ben presente come collegamento con il genovesato.

Nei secoli successivi invece la strada cadrà nel dimenticatoio, restandone solo l’utilizzo costante da parte dei nostri contadini per raggiungere “i monti”.

Negli anni intercorsi dalla segnalazione di Tiziano Mannoni, il tratto ligure della strada è stato oggetto di attenzioni, si è proceduto alla tabellazione e sono stati sviluppati interessanti progetti.

Per il tratto del versante toscano al momento si è proceduto solo a segnalare la via con tabelle da parte del CAI.

Il tratto che parte da Pontremoli, varca Cavezzana Gordana e sale a Torrano sino ad arrivare in Pradalinara, attraversa paesaggi unici e interessanti siti storici.

Gli Stretti di Giaredo sono una zona geologicamente particolare, con alternanze di diaspro rosso e verde, scavata nel corso dei secoli dallo scorrere tumultuoso delle acque, molto abbondanti prima della costruzione a monte della diga del 1941. Le pareti degli Stretti sono alte, imponenti e ravvicinate e danno da sole un’aura magica mista a timore all’ambiente circostante. Numerosi gli studiosi che si sono occupati degli Stretti (tra gli altri Igino Cocchi[4], Presidente del Comitato Geologico d’Italia, Carlo Caselli[5], che ricorda il vivo interesse per la località manifestato dal già citato Targioni Tozzetti nel 1700). Nelle ripide sponde del fiume sono ubicate cavità naturali che da tempo immemore vengono indicate come “le Grotte dei Sarasin”, accrescendo la magia del luogo con la presenza di leggende intorno ai frequentatori.

un particolare della vetta di Monte Burello

Salendo oltre il borgo di Torrano ci si avvicina alla vetta di Monte Burello, sede di alcuni megaliti e di una leggenda tramandata da secoli di padre in figlio attorno al fuoco nel gradile. La leggenda narra di una pastorella che tornata a casa alla sera senza una pecorella viene rimandata immediatamente alla ricerca, tra bestemmie ed imprecazioni e quando la pastorella pensa di ver ritrovato la pecora, in realtà è il demonio che, presala in groppa, la trasporta in volo sulla vetta di Monte Burello e la fa sfracellare sulle rocce. Quindi ne cuoce le membra in quello che da allora verrà indicato come il Forno del Diavolo; si tratta di una cavità presente in un grosso masso verticale, contornato da coppelle dove si sarebbe raccolto il sangue della povera disgraziata.

Il Forno del Diavolo, sulla vetta del monte

In questo luogo la tradizione popolare ha quindi riunito il diavolo, le coppelle, il sangue, il sacrificio umano, demonizzando la località posta sulla vetta del monte Burello.

Tutti questi elementi fanno ritenere che la vetta sia stata un luogo sacro dei Liguri – Apuani. Circostanza supportata anche dal fatto che le montagne devono aver rappresentato per i nostri antenati un luogo sacro, mistico, tramite le quali elevarsi verso il cielo e ricevere i primi e gli ultimi raggi del sole e dalle quali dominare le vallate sottostanti. Diversi gli studiosi[6] che hanno espresso la loro convinzione sulla sacralità del luogo, chiedendo ripetutamente ma invano, indagini archeologiche a supporto.

Le prime notizie del paese di Torrano risalgono al 1296 quando la “Cappella de Turano” viene indicata come facente parte della giurisdizione della Pieve di San Cassiano de Urceola, stiamo parlando grosso modo dello stesso periodo in cui viene costruita la “Via dei Monti o de Pontremolo”, sarebbe interessante stabilire il legame causa/effetto tra i due avvenimenti, così come si prospetta intrigante l’opportunità di indagare sulla presenza a Torrano, sulla strada di cui stiamo trattando, di un fabbricato che ancora oggi viene indicato come “il Convento”   e che don Luigi Fugaccia, in un suo scritto sul Corriere Apuano di qualche decennio fa, ha indicato, non sappiamo in base a quale informazione,  come costruito dai Benedettini a favore di pellegrini.

Il tracciato della vecchia strada è stato purtroppo in buona parte  soppresso dalla costruzione di una nuova strada carrozzabile; nelle immediate vicinanze del borgo di Torrano ne rimangono comunque diversi tratti molto belli, ciottolati, contornati da muretti a secco. Restaurarli significherebbe salvaguardare la storia quasi millenaria del tracciato, rendere omaggio ai nostri vecchi che hanno levigato le pietre con il loro incedere e porre le basi per sviluppare un elemento non secondario per tenere vivo e rafforzare il nostro territorio.

Recentemente Federico Chiodaroli ha dato alle stampe una bella guida “Via dei Monti o de Pontremolo”[7], con tantissime indicazioni storiche, naturalistiche, paesaggistiche riguardanti anche il nostro territorio e considerato che Federico è una Guida Ambientale Escursionistica e Accompagnatore Turistico che lavora a Levanto, città di partenza della Via, le prospettive si presentano assai interessanti. Ulteriore tassello che andrebbe ad aggiungersi alle iniziative che da qualche tempo sta mettendo in campo la Cooperativa di Comunità di Torrano per ridare ossigeno e vitalità al paese di Torrano.

Oggi quei ciottoli levigati dal tempo raccontano la nostra storia:

La Via dei Monti o di Pontremolo non è soltanto una strada antica — è un legame vivo tra passato e futuro, tra la terra e la memoria di un popolo che ancora cammina sulle sue pietre.


[1] N. 1.1.1409 / M. 6.9.1470. Autore de “ Libro de cronache e memorie e amaystramento per l’avenire”.

[2] N. 3.9.1928 / m. 17.10.12010 con la pubblicazione: “Alta Lunigiana. Percorsi, insediamenti, segni storici del paesaggio” in collaborazione con Calcagno Maniglio Annalisa e Luca Nespolo – Pacini editore – 2011

[3] N. 11.9.1712 / m.7.1.1783, medico e naturalista.

[4] N. 27.10.1827 / m. 18.8.1913, geologo e paleontologo

[5] N. 1861, autore de La Lunigiana geologica e preistorica

[6] Dario Manfredi, Il monte Burello di Pontremoli fu un sacro tempio preistorico, articolo de La Nazione, 25.7.1982 – Manfredo Giuliani, il Monte Burello ed il culto ligure delle cime, Archivio Storico per le province parmensi,XVI,Parma,1964 – Dario Manfredi, Sulle tracce preistoriche del Monte Burello, Cronaca e Storia della Val di Magra, X-XI 1981/82. – Rossana Piccioli, Il complesso litico del monte Burello, 1994 – Italo Pucci, Monte Burello, monte Sagro, le statue stele di Lunigiana, in Culti naturalistici della Liguria Antica, 1997 – Nancy Rozzi e Riccardo Ricci, la leggenda del forno del diavolo ed i ritrovamenti di monte Burello, 1979/1980.

[7] Edizioni Cinque terre, 2023

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