LA TORRE DI CACCIAGUERRA NELLA ROCCA PONTREMOLESE – I CAMPANILI DELLE ROCCHE ZERASCHE – IL PORTAFORTUNA NELLA ROCCA DI AGLIANO

La Torre di Cacciaguerra nella rocca pontremolese

La torre di Cacciaguerra compare scolpita nella porzione apicale di tutte le quattro rocche pontremolesi appartenenti alla collezione del Museo Civico della Spezia (due antiche: N. 1, 2 due più recenti: N. 3, 4). Che questo intaglio rappresenti propriamente la torre di Cacciaguerra, a me sembra molto probabile- certo non  rappresenta il campanile della chiesa, il quale è di altra architettura. Se questa torre sia realmente una caratteristica dell’ antica rocca pontremolese (3) o almeno di quella popolare più in uso, non potrei affermarlo – le quattro rocche da me osservate l’hanno tutte, e nelle due più arcaiche conformata ugualmente. Se essa proviene dalla mera volontà d’uno stesso fabbricante non saprei precisarlo, come non potrei affermare se esistesse in Pontremoli un lavoratore ufficiale di rocche. È certo, però, che in altre terre (Campiglia, Valdipino, Quaratica….) questo mestiere si esercitava, e che le due rocche antiche Pontremoli della collezione del Museo civico spezzino, sembrano fatte da una stessa mano, o, almeno, ma meno probabilmente, da due persone pratiche, che abbiano stilizzato fedelmente, con uguale abilità, lo stesso motivo. Credo, perciò all’esistenza di un unico fabbricante, e ritengo la riproduzione della torre di Cacciaguerra come il tratto caratteristico della rocca locale. Che questo tratto fosse un simbolo, non lo credo sarebbe come il collegare la rocca, o la volontà del suo fautore alla storia delle lotte interne. Probabilmente, trattandosi d’un monumento, per mole, importanza e località molto in vista, l’autore se ne è servito senza preconcetti e lo ha poi riprodotto come una specie di marca di fabbrica. Comunque sia, e basandoci sui quattro esemplari da me osservati, la torre opicale caratterizza la rocca pontremolese e la rende facilmente riconoscibile nel complesso delle altre rocche lunigianesi. Ma dall’antico a tempi più recenti, questo intaglio deve aver variato nei numeri 1 e 2 l’arte pontremolese appare più disciplinata non solo nella manodopera ma anche nell’ estetica. Certo la tradizione ha perduto, se la Cacciaguerra non proietta più fedelmente la sua vecchia fisionomia sulla rocca? i nuovi intagliatori vi hanno aggiunto del proprio, non hanno più guardato all’ edificio collo sguardo degli avi, e solo col mezzo di modifiche si sono occupati di rendere più estetico, meno rozzo e più sicuro il piccolo intaglio del passato. Cosi una torricella, consolidata oramai dalla tradizione, ha continuato a fregiare la porzione apicale della rocca, ma la sua importanza etnica si è indebolita di quanto si è rafforzata la disciplina dell’ intaglio e le correzioni dell’ estetica.

Anche in due altre rocche di Monte dei Bianchi (i num. 112-113 della collezione Podenzana) (5) compare la torricella del tipo pontremolese più arcaico. Il fatto che entrambe sono identiche nell’ intaglio, addimostra che anche nella valle del Lucido si procedeva secondo un disegno determinato. Per quanto la rocca turrida sembri essere diffusa pure in questo paese, se non nella valle (almeno per ciò che riguarda Ugliancaldo di cui la collezione Podenzana possiede 10 rocche nessuna con torre) cosi il motivo non è riferibile a nessun monumento locale. Però la rocca di Monte dei Bianchi non è del tipo pontremolese, nemmeno quando è turrita. La valle del Lucido ha un motivo fondamentale e proprio. L’anima che trattiene le gretole, la disposizione di queste, come la materia prima utilizzata e le ornamentazioni del manico, sono altrettante caratteristiche della Valle. I num. 112 e 113 non possono quindi riferirsi a rocche importate, il che non esclude che la torre apicale della rocca pontremolese non abbia servito di modello al fattore dell’ intaglio. Perchè coi documenti in nostro possesso ci è permesso di dubitare fortemente che la rocca turrita caratterizzasse tutta od in parte la valle del Lucido. E ciò non tanto per la sua rara apparizione negli esemplari in nostro possesso (3 rocche di Agliano, 10 rocche di Ugliancaldo, 3 rocche di Mante dei Bianchi) e la prevalenza di un altro motivo apicale, quanto per la sua rassomiglianza con la torre pontremolese del tipo N. 2. Rassomiglianza che non può provenire nemmeno da una coincidenza perchè di costruzioni simili non ve ne sono nè a Monte dei Bianchi, nè nei suoi dintorni.

Ritengo quindi: 1. che la rocca turrita caratterizzi, salvo rare eccezioni, la terra pontremolese 2. che quando essa si riscontri in altro territorio non debba ritenersi come una caratteristica della località 3 che tanto nel 1º. che nel 2°. dei suoi motivi essa rappresenti ugualmente la torre di Cacciaguerra.

I campanili delle rocche zerasche

Il campanile è la caratteristica della rocca zerasca, ma non si presenta ugualmente stilizzato in tutta la comunità perchè ogni aggruppamento ha in ciò una propria fisonomia. A Zeri, non si ha quindi una rocca unitaria, ma un complesso di rocche tutte stilizzate a campanile nella porzione al disopra delle gretole, facilmente separabili l’una dall’altra e specialmente riconoscibile in esse la località da cui provengono.

La comunità di Zeri si divide in tre territori (Arzelato, Rossano, Zeri) e questi territori a loro volta abbracciano parecchi affollamenti. Partendo dall’ intaglio, noi possiamo ammettere che ogni territorio abbia avuto il suo tipo particolare di rocca. Do qui, tre di questi intagli –  il N. 1 proviene da Castello (Zeri), il N. 2 da Pietrapiccata (Arzelato), ed il N. 3 da Castoglie (Rossano). Di dieci rocche raccolte nella comunità di Zeri, simili al N. 1 ve ne sono due, e quattro sono simili al N. 3; il campanile della rocca N. 2 è unico –  in altre tre rocche non appare alcun motivo d’ intaglio. A parte queste ultime, le due rocche col campanile stilizzato secondo la fig. 1 provengono dai territorio di Zeri (il N. 316 proviene da Noce, il N. 315 da Castello), delle quattro col campanile stilizzato secondo le fig. 3, tre furono raccolte a Rossano (i numeri 320-313 provengono da Castoglie, il N. 318 dalla Piagna) e una a Zeri (il N. 317 che proviene da Patigno), la stilizzazione del campanile secondo il disegno della fig. 2, fu riscontrata in un’unica rocca di Arzelato (il N. 322 proveniente da Pietrapiccata). Sembra quindi che ogni motivo stilistico non solamente corrisponda ad un determinato territorio, ma che col tempo nemmeno si sia diffuso al di là di esso.

Il portafortuna nella rocca di Agliano

La rocca di Agliano (6) nella disposizione delle gretole diversifica da tutte le altre rocche lunigianesi, che pure conservano, nelle variazioni da paese a paese, il tratto fondamentale della rocca regionale. Questo distacco proviene da una leggenda locale e non dal gusto artistico del suo fattore. È necessario notarlo perchè accanto al motivo fondamentale d’ uso generale, si trovano mescolati nei vari affollamenti lunigianesi altri motivi decisamente diversi ma puramente provenienti dal senso artistico del costruttore. La rocca di Agliano è una rocca sé – quando le filatrici la scuotevano solevano soggiungere: “qua sta la fortuna “ – e scuotendola si udiva il rumore di piccoli proiettili che internamente rimbalzavano contro le gretole. Le gretole, tenute rigonfie dall’anima, formano dunque una parete ben chiusa che delimita una camera in cui sono intenzionatamente imprigionati dei sassolini, o ceci, o fagiuoli, allo scopo di esercitare un’influenza benevola sul destino della detentrice superstiziosa. Qualche filatrice deve aver rinunciato alla tradizione, postoché di tale rocche se ne trovano anche senza……l’amuleto, ma la forma è stata conservata lo stesso, e nell’un caso o nell’altro, si vuol chiamare “rocca a sonaglino”.  E’ stato dunque il sonaglino che ne ha determinata la forma, ed il sonaglino è collegato intimamente ad una superstizione tradizionale di origine prettamente locale.

Bisogna quindi separare la rocca di Agliano dalle rocche determinate meramente dall’arte, e che qua e là compaiono mescolate alla rocca lunigiana fondamentale.  Mentre esse, del resto, non fanno che delle rare apparizioni, quella è l’uso generale, ed è probabilmente l’unica rocca esistente in Agliano.

Il che fa supporre che il dominio della rocca lunigianese cessi bruscamente alle porte di questo paese.

Giovanni Sittoni, La torre di Cacciaguerra nella rocca pontremolese – I campanili nelle rocche zerasche – Il portafortuna nella rocca di Agliano, in Archivio per l’antropologia e la psicologia della Lunigiana, vol. 1 fasc. 2 pag. 97/98 anno 1911 – Officina Arte Grafiche, La Spezia

(1) Torre edificata sulla piazza di Pontremoli da Castruccio Castracani (1322) vicario dell’ Impero in Lunigiana, allo scopo di intercettare il contatto tra le due zone del paese in mano una dei guelfi e l’altra dei ghibellini. (…. e Castruccio volle si chiamasse Cacciaguerra, nella speranza che d’allora in poi cesserebbero le guerre fratricide che tanta strage avevano fatto in Pontremoli…. Giovar Sforza: Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli Parte 1. Vol. 1. Pag. 198, Firenze, 1904).

(2) Pontremoli: capoluogo della valle del Verde nell’alta val di Magra (vedi fascicolo 1, Carta della Lunigiana antica).

(3) G. Podenzana: Arch. per l’etnog. e la Psicol. della Lunigiana. Vol. 1. Fasc. 2.-1911.

(4) Zeri: Sulla prominenza d’un poggio le cui falde sono bagnate dal torrente Gordana, mentre alle sue spalle sorge a pon-maestr. l’appennino del monte Gottero, avendo a suo libeccio quello del monte Rotondo.

(5) Monte del Bianchi: in val di Magra, sul torrente Lucido, nella confluenza del Lucido di Equi con il Lucido di Vinca ( vedi nel fasc. 1 la carta della Lunigiana antica).

(6) Agliano: Presso le sorgenti del Serchio di Minucciano, nella parete or. del monte Pisanino, centro dell’alpe apuana, nel punto dove si separa la Lunigiana dalla Garfagnana, e la valle del Serchio da quella di Magra.

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