
Quella che segue è la storia di Marcello, in paese meglio conosciuto come “Eli”, che a poco più di vent’anni si è trovato a dover decidere, in poche ore, se stare con i tedeschi – come gli stessi pretendevano minacciando – e combattere una guerra fratricida, oppure restare fedele al giuramento alla Patria e affrontare la deportazione in Germania per il lavoro coatto.
Marcello non ha ceduto né alle minacce né alle lusinghe dei tedeschi, scegliendo, come altri 650.000 commilitoni, di affrontare fame, freddo, fatiche, vessazioni, pericoli, malattie e la lontananza dalla famiglia, della quale non avrebbe più avuto notizie fino al suo ritorno a casa.
Dopo aver superato tutto questo, a guerra finita, quando sembrava che il peggio fosse passato ed il ritorno in famiglia imminente, Marcello, in quanto italiano, viene preso in consegna dai russi che hanno conquistato Berlino ed avviato verso la prigionia in Russia. Lo salva l’accordo tra le due potenze vincitrici, Stati Uniti e Unione Sovietica, prodromico di quel patto che avrebbe portato alla divisione della Germania in due zone di influenza.
Solo recentemente è stata studiata e rivalutata la storia degli I.M.I. (Internati Militari Italiani), denominazione con cui i tedeschi hanno voluto spogliarli delle garanzie previste dalla Convenzione di Ginevra del 1929 per i prigionieri di guerra, riconoscendone oggi il ruolo fondamentale nella Resistenza italiana, seppure esercitata senza armi e in territorio straniero.
Da quest’anno, ogni 20 settembre sarà una giornata dedicata al loro ricordo.
Tra questi uomini vi fu anche Marcello “Eli” Fantoni, la cui vicenda personale testimonia, ancora oggi, il valore silenzioso di chi scelse la dignità e la fedeltà alla Patria, pagando un prezzo altissimo.
f.f.
MARCELLO FANTONI
Marcello Fantoni, familiarmente chiamato Eli, nacque a Torrano il primo febbraio 1920 da Angelo Fantoni e Maria Fantoni. Marcello era il quinto di otto fratelli i cui nomi erano Severino, Umberto, Savina, Emilio, Armando, Palmiro (detto Mario) ed Elide. Marcello completò con diligenza la scuola elementare e i genitori, sebbene mezzadri, gli proposero di proseguire gli studi nel seminario di Pontremoli, ma Marcello rifiutò. All’età di 13 anni cominciò a seguire il padre nel mestiere di merciaio ambulante. Ogni anno in primavera partivano in treno per raggiungere l’alta Savoia e poi, prima in pullman e poi a piedi percorrevano le vallate e i monti della Val d’Isèr, dove i contadini lontani dai grandi centri, li attendevano per acquistare indumenti, biancheria etc….Solo al mese di ottobre ritornavano a Torrano, giusto in tempo per la raccolta delle castagne. I suoi vent’anni coincisero con l’inizio della seconda guerra mondiale. Marcello fu chiamato alla leva obbligatoria e come tanti suoi coetanei si trovò catapultato nella guerra. Svolse il servizio militare a Portoferraio, Isola d’Elba, come artigliere. Nel settembre del 1943 l’isola fu occupata dai tedeschi e Marcello fu fatto prigioniero e venne deportato in Germania in treno. A questo punto si apre un ricordo toccante. La Croce Rossa internazionale chiese ed ottenne che il treno tradotta dei militari, che si stava recando in Germania, si fermasse nelle stazioni ferroviarie più importanti prima di valicare il confine di Stato. Il treno si fermò dunque anche a Pontremoli e Marcello poté consegnare alla Croce Rossa una lettera da recapitare ai propri famigliari.
Questo è il contenuto della lettera: “Cara mamma, caro papà mi trovo a passare per Pontremoli senza potervi salutare. Sto bene, così spero di voi. Sto andando prigioniero in Germania, ignoto destino. Non preoccupatevi per me, abbracciate i miei fratelli e tutti i miei cari. Vostro Marcello”.
Marcello trascorse 26 mesi in un campo di prigionia a Berlino, costretto a lavorare per l’Aeg (allora industria bellica), nutrito con poco cibo che consisteva in pane nero e qualche patata. Nella primavera del 1945, quando i russi conquistarono Berlino, Marcello venne catturato una seconda volta, caricato su un treno, destinazione Russia. La tradotta viaggiò per diverse notti, mentre di giorno sostava. Attraversò tutti quei paesi che lo avrebbero condotto alla sua seconda prigionia. Dopo qualche giorno si fermò nella sterminata pianura ucraina e quando ripartì, anziché proseguire, invertì la marcia e Marcello si ritrovò di nuovo a Berlino. Gli americani infatti erano nel frattempo arrivati e proprio quel treno era stato l’oggetto di uno scambio di prigionieri. Marcello capì subito che quell’evento avrebbe cambiato la sua vita. Qui fu visitato, curato, ripulito e rivestito e poi riportato in Italia, a Verona. Da lì tornò a casa, incamminandosi per monti e fiumi, le strade non c’erano più e i ponti erano stati abbattuti dalla guerra. Era l’autunno del 1945 e Marcello, di cui non si avevano più notizie dalla lettera consegnata alla Croce Rossa, poté’ abbracciare i suoi genitori e i suoi fratelli. Marcello tornò molto provato fisicamente, ma grazie alla sua grande forza di carattere e con grande entusiasmo intraprese nel 1946 con il fratello Emilio, l’attività di merciaio ambulante a Castel San Giovanni (PC). Dapprima con una macchina balilla, poi con un camioncino, visitava la sua clientela nei vari paesi agricoli del piacentino e del pavese.
Si sposò nel 1958 con Nella Preti di Dozzano, piccolissimo borgo nel comune di Pontremoli, e dalla loro unione nacquero due gemelli : Alessandro e Pierangelo.
Marcello sebbene vivesse bene a Castel San Giovanni dove fece costruire la casa, rimase sempre legato alla sua casa di Torrano. Non mancava mai di partecipare alla festa della Madonna di giugno, alla festa del patrono S. Geminiano e di trascorrervi le vacanze nel mese di agosto. Quando andò in pensione vi trascorse lunghi periodi anche in primavera e in autunno . Aveva un legame molto stretto con gli abitanti del borgo con i quali amava partecipare a feste e sagre nei vari paesi della Lunigiana e a trascorrere del tempo, con animo gioioso, ai giochi della briscola e scopa.
Marcello morì a Castel San Giovanni il 5 ottobre 2007 e riposa nella cappella di famiglia nel piccolo cimitero di Torrano.
I figli Alessandro e Pierangelo e la nipote Armanda