MASSIMO FANTONI

Massimo

Massimo nasce a Torrano il 26 novembre 1912 da Pasquale e Rosa Palmira ed è il primo di quattro fratelli: seguono Mercedes Annunziata, nata il 14 aprile 1914 che prenderà prenderà i voti nel 1938, Guido e Marina.

Sono anni di miseria, che lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1915 rende ancora più acuta e drammatica; i giovani sono chiamati alle armi e lasciano la gestione della campagna ai vecchi e alle donne.

Nel 1929, sapendo quanto grave fosse la situazione della famiglia di Massimo, la cugina Ema e il marito (che si trovavano in Uruguay) decidono di tornare a Torrano per portarlo a lavorare con loro. Quando arrivano si rendono conto che la situazione è peggiore di quanto avessero pensato, poiché la madre è morta e il padre è malato, così decidono, per alleviare la situazione, di portare con sé la sorellina Marina, di sei anni.

Massimo con la moglie Argentina ad una festa di compleanno della nipote Sandra

Massimo fa quello che può, frequenta le lezioni, tenute dal parroco don Luigi Terroni, sino alla terza elementare ed aiuta suo padre nelle faccende domestiche prima e imparando poi il mestiere di falegname e lavorando in una ditta a Casa Corvi.

Il 28 novembre 1932 giunge il momento della visita di leva, al termine della quale Massimo viene assegnato alla ferma minore di 2° grado ( durata 6 mesi), ma qualche tempo dopo viene dispensato dall’obbligo di indossare la divisa. Il 27 settembre 1935 l’Italia si prepara alla Campagna di Etiopia e Massimo viene chiamato in servizio ed aggregato al 21° Reggimento Fanteria, sino al 24 gennaio 1936 quando viene inviato in licenza straordinaria e poi congedato.

Nel frattempo  Massimo si innamora di una compaesana, Argentina Poli, e la sposa  l’8 gennaio 1938 e il 9 ottobre nasce il loro primo figlio , Maurilio.

Dal 24 gennaio 1939 al 24 luglio 1939 è richiamato per un corso di addestramento e il 23 maggio 1940, a poche settimane dalla dichiarazione di guerra agli anglo/francesi, ritorna in servizio attivo inquadrato nel 141 Reggimento Fanteria a Livorno.

Il 1 giugno 1940 si trasferisce a Napoli da dove parte per l’Africa, destinazione Derna, nella Cirenaica orientale, dove giunge il 3 giugno 1940.

Massimo e Argentina con i pronipoti

Il proprietario della ditta presso cui lavora a Casa Corvi, conoscendo la situazione della famiglia, cerca di fargli avere un permesso speciale ma quando le pratiche burocratiche sono ultimate Massimo si trova già al fronte e non è più possibile farlo rientrare.

Il Maresciallo Graziani, comandante delle truppe di stanza in Libia, sta preparando l’offensiva che ha l’obiettivo di conquistare l’Egitto e giungere al Canale di Suez. L’attacco avviene a settembre, con buon successo, il nostro esercito penetra sino a Sidi el Barrani.Il 9 dicembre 1940 il generale inglese O’Connor sferra una potente controffensiva (“operazione Compass”) e sebbene in inferiorità numerica ottiene un brillante successo. Le nostre truppe, colte di sorpresa, vengono aggirate e sbaragliate. 38.000 militari vengono fatti prigionieri.

Massimo è tra questi. Inizia la lunga prigionia, ben cinque anni.

Assieme agli altri viene portato in Sud Africa, probabilmente nel grande campo di Zonderwater, vicino a Pretoria, dove negli anni della guerra sono state recluse quasi centomila persone. In una situazione di guerra ancora molto fluida gli inglesi cercano di allontanare i prigionieri quanto più possibile dal fronte di guerra.

Momenti duri, soprattutto quelli iniziali. I prigionieri devono lavorare alla preparazione del campo, in condizioni precarie; vivono e dormono in tende, le baracche verranno costruite successivamente. L’organizzazione dei rifornimenti stenta a regolarizzarsi, di fronte ad un numero così elevato di prigionieri, le razioni sono scarse e ben poco nutrienti. Le condizioni igieniche sono inevitabilmente inadeguate, alimentando l’insorgere di malattie ed epidemie, e non mancano atteggiamenti tracotanti da parte dei carcerieri.

Quando è partito per il fronte la moglie Argentina è in attesa di un figlio, il 12 gennaio 1941 nasce un maschio, Angelo Antonio Luciano, conosciuto come Luciano secondo l’uso del tempo. La notizia raggiunge il padre via lettera, con notevole ritardo. E’ una notizia che risolleva lo spirito di Massimo, lo aiuta certo ad affrontare le difficoltà quotidiane ma è anche fonte di struggente nostalgia per la famiglia lontana e dalla quale arrivano, quando arrivano,  notizie con il contagocce. Massimo potrà abbracciare i suoi figli solo in età scolare.

Finalmente la guerra ha termine, il 25 aprile 1945 il nazifascismo è sconfitto.

Complicazioni di carattere burocratico e politico ritardano la liberazione dei prigionieri, solo il 22 dicembre 1945, dopo oltre 5 anni di prigionia, Massimo sbarca a Taranto e può rientrare in famiglia, a Torrano, dove i figli imparano a conoscere il padre che praticamente  non hanno mai visto e dove può rinfrancare lo spirito affranto da tanti anni di prigionia.

Massimo si guarda attorno, ha una moglie e bambini piccoli da mantenere. La situazione economica, devastata da anni di guerra, è disastrosa, in paese solo una povera agricoltura di sopravvivenza e la raccolta delle castagne consentono di non soccombere. Nel 1948 Massimo rompe gli indugi, raggiunge in Uruguay la sorella Marina e il cognato Giovanni. Il 8 maggio 1950 parte da Genova  il resto della famiglia, che giunge a  Montevideo dopo quasi un mese di navigazione e trova sistemazione provvisoria in casa di Marina.

Massimo e la sua famiglia si sono ben inseriti nel paese, raggiungendo con tanto lavoro e sacrificio una buona posizione sociale. Grande sempre il ricordo della terra natia, delle sue abitudini e tradizioni.

Da parte nostra doveroso il ricordo di Massimo, che ha donato molti anni della sua migliore giovinezza alla Patria e che, poi, per poter dare un futuro accettabile ai suoi cari è dovuto emigrare in terra straniera.

Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa e dei ricordi del figlio Angel Luciano.

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