I
Vi sono tre Atti ufficiali che iniziano e concludono la storia della diocesi di Pontremoli, o Diocesi Apuana. La bolla Pontificia: «In Suprema Beati Petri cathedra», con cui il Papa VI la erigeva il 4 Luglio 1787; il Decretum della Sacra Congregazione per i Vescovi «Instantibus votis», che il 23 febbraio 1988, poneva termine alla sua esistenza giuridica autonoma fondendola «piena unione con la Diocesi di Massa nella nuova «Dioecesis Massensis-Apuana, vulgo Massa Carrara Pontremoli: e l’Istanza del Ven. Capitolo della Cattedrale a favore della Diocesi di Pontremoli, datata 6 aprile 1987, nella quale viene esposta e documentata la situazione della Diocesi quale si presentava dopo due secoli di vita.
Prima di analizzare i tre documenti, è opportuno dare uno sguardo all’aspirazione che Pontremoli nutri per secoli ad essere sede vescovile: ai tentativi e alle delusioni che si alternarono nella storia di una Città di tremila abitanti, (1), ma con la coscienza di avere la capacità di reggere una simile responsabilità: capacità che significava religiosità, cultura, uomini, mezzi economici, senso di governo e strutture adeguate.
Gli storici locali fanno risalire l’aspirazione alla pace del 6 ottobre 1306 che, con Dante Alighieri procuratore dei Malaspina, segnò la fine della potenza temporale dei Vescovi-conti di Luni. Una più valida base si può trovare nel 12 aprile del 1329 col diploma di Ludovico il Bavaro che confermava a Pontremoli i privilegi di una città-stato, “autonoma forza politica e guerriera emersa tra il XII e il XIII secolo, in un succedersi di alleanze con Genova, Piacenza, il vescovo di Luni, Parma. All’immagine di città mancava per Pontremoli la sede vescovile». A questa aspirazione i Pontremolesi erano incoraggiati: dall’aver ospitato nella città i Vescovi di Brugnato per vari secoli, più volte anche i vescovi di Luni-Sarzana; dall’avere cittadini insigni segnalatisi negli ordini religiosi e negli uffici ecclesiastici, tra cui oltre dieci vescovi di sedi anche importanti. Vi era il progetto del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, signore anche di Pontremoli, progetto fallito per l’assassinio del Duca. La leggenda di Apua sorse da umanisti del tempo. Vi furono tentativi di preparare la sede vescovile fatti dal Consiglio Generale del Comune con la richiesta ufficiale della «nomina di un vicario apostolico» per due volte, nel 1570 e nel 1571 e col progetto della Collegiata. Passi rilevanti: i voti del Consiglio generale del 1622 e del 1630 in occasione della peste, la nuova costruzione della chiesa dedicata a «Santa Maria del Popolo iniziata nel 1636 e l’erezione dell’Insigne Collegiata del 1699. La meta, tanto lungamente e tenacemente perseguita dai pontremolesi, venne raggiunta nel periodo delle riforme di Pietro Leopoldo, nel quadro di un rinnovamento radicale amministrativo e centralizzato che culminò nel motu-proprio granducale del 1 agosto 1778, che dichiarava Pontremoli «città nobile>> e «decorosa sede» per il Vescovo della Diocesi sotto cui si riunissero le parrocchie di Val di Magra soggette sino allora a «diocesi estere». Il 4 luglio 1787 la Diocesi Apuana, attesa da cinque secoli, finalmente venne.
II
La Bolla Pontificia dell’erezione.
Il documento che erige la Diocesi di Pontremoli viene comunemente indicato col nome di Bolla Pontificia. Non è la dizione esatta. Nella Cancelleria Vaticana la voce Bolla non è mai stata usata ufficialmente. Bolla è il nome del sigillo di piombo con cui veniva chiuso l’Atto solenne che emanava personalmente dal Papa nell’esercizio delle sue funzioni per il governo della Chiesa. La dizione tecnica è: «Literae Apostolicae sub plumbos”; la redazione è fatta in scrittura bollatica, non più nella gotica corsiva usata nel 1500. Dalle parole con cui inizia, il documento viene denominato secondo l’uso: «In Suprema Beati Petri Cathedra». La forma è delle più solenni: «Pius Episcopus Servus Servorum Dei ad perpetuam rei memoriam”; in essa è usato il «noi maiestatico». II Papa è Pio VI, Gianangelo Braschi, che mori, poi, a Valenza in Francia il 29 agosto 1799, prigioniero delle truppe francesi che avevano occupato Roma e proclamato la Repubblica Tiberina. Motivo della deportazione e della prigionia: la condanna della costituzione civile del clero. Il documento, nella trascrizione, è lungo 28 pagine, formato protocollo, scritto in un latino trasparente, con termini diplomatici e giuridici della tradizione del diritto romano e canonico. Dopo aver enunciato in forma generica le finalità dell’Atto, provvedere all’erezione di nuove Diocesi là, dove l’aumento della popolazione richiede una maggior cura spirituale il Pontefice affronta la situazione concreta pontremolese, o, com’egli preferisce dire, apuana. Il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo chiede che venga eretta in Lunigiana una nuova Diocesi, con parrocchie sottratte alle antiche circoscrizioni ecclesiastiche di Luni Sarzana e Brugnato, “ad augenda, uti-liusque ordinanda spiritualia sibi concreditorum subsidia». Dalla consultazione di tutte le parti interessate, fatta attraverso i rispettivi rappresentanti diplomatici della Chiesa e del Granducato, il Papa ha accertato “quod ex huiusmodi erectione et institutione, si fierent, quam maximum animorum salutis in praefata Civitate Apuana ac parte supradicta habitatorum et catholicae religionis incrementum sit resultaturum”. Segue, poi, la proclamazione solenne della nuova Diocesi Apuana con sede a Pontremoli: «motu Nostro proprio, et ex certa scientia, deque Apostolica Potestatis plenitudine» «Civitatem Apuanam praefatam in Civitatem Episcopalem Apuanam quoque nuncupandam erigimus et instituimus». Il futuro Vescovo verrà a collocarsi, con pieno diritto e dignità, a fianco di ogni altro Presule” signis, insigniis, iuribus, iurisdictionibus, facultatibus, praeminentiis, prerogativis, privilegiis, honoribus, gratiis, favoribus, et indultis realibus et personalibus et mixtis». Traspare, qui, la preoccupazione di dare al dettato la massima certezza del diritto per evitare ogni contenzioso.
Segue l’elenco delle 129 Parrocchie che vengono a far parte della nuova Diocesi. Di esse sono descritti e precisati rigorosamente i nuovi rapporti giuridici che le regoleranno, con l’abolizione perpetua di quelli che le univano in precedenza con le due Diocesi originarie. Per pagine e pagine il documento elenca, poi, ad uno ad uno, gli istituti che la nuova Diocesi dovrà erigere per il suo adeguato funzionamento: dalla Cattedrale all’Episcopio, dal Capitolo al Seminario, dai varii uffici della Curia all’organizzazione delle parrocchie. Vengono definiti doveri e diritti, mensa vescovile e benefici canonicali, oneri, responsabilità giuridiche ed economiche della Santa Sede e del Granducato. Questa analitica elencazione si spiega con la mancanza, in quell’epoca, del Codice di Diritto Canonico, che soltanto un secolo dopo verrà promulgato e disporrà automaticamente per tutte le Diocesi della cristianità le strutture amministrative e pastorali. La nuova Diocesi di Pontremoli viene sempre indicata nel documento come «Ecclesia Episcopalis Apuana per Nos erecta et instituta».
L’Atto pontificio termina con la sanzione contro i trasgressori eventuali: «Nulli ergo omnimo homini liceat hane paginam Nostram… infringere vel ei angat temerarie contraire. Si quis autem attentare praesumpserit indignationem omnipotentis Dei ac Beatorum Petri et Pauli Apostolorum reipsa noverit incursum”. Segue la data: «Datum Romae apud Sanctam Mariam Maiorem anno Incarnationis Dominicae 1787 quarto Nonas Iulii, Pontificatus Nostri anno tertio decimo». La trascrizione, autenticata con più firme dalla Dataria Apostolica come conforme all’originale, si chiude con una piccola croce, simbolo del sigillo: “loco plumbi».
III
Il Decretum della «unio plena».
L’atto della Santa Sede che pone fine all’autonoma Diocesi Apuana, reca la data del 23 febbraio 1988 ed ha tutt’altra forma e tenore dalle «Literae Apostolicae sub plumbo”, che l’avevano eretta duecento anni prima. Esso consta di tre fogli protocollo dattilografati, reca la collocazione Prot. n. 93487, è emanato dalla Congregazione per i Vescovi, sotto il titolo: «Decreto sulla piena unione della Diocesi di Massa e Pontremoli”, redatto in latino e accompagnato dalla traduzione autentica in Italiano:” Cum originali concordat».
La prima pagina adduce i motivi generali che hanno “tempestivamente richiamato l’attenzione dei Vescovi italiani sul problema della revisione delle diocesi in Italia». Il decreto parte da una constatazione di fatto: le diocesi dell’Italia “per comune parere sono ritenute troppo numerose e non tutte dispongono di vitalità sufficiente a motivo della piccolezza del territorio, del numero degli abitanti e delle strutture pastorali». Di qui il compito di distribuire secondo un nuovo piano le Diocesi dell’Italia. Per attuare il nuovo piano viene fissato il criterio «sempre seguito»: che in ciascuna Diocesi si manifestasse più chiara la natura della Chiesa e che il Vescovo potesse convenientemente ed efficacemente svolgere i suoi compiti, a seconda che lo richiedono in misura sempre più grande e le necessità religiose, spirituali e morali, ed anche le mutazioni in atto della società e della civiltà».
Il decreto precisa: “lo studio di tale questione era stato iniziato da più di vent’anni», «già durante il Pontificato di Giovanni XXIII, proseguito da Paolo VI e da Giovanni Paolo II. Gli Atti che hanno spinto ad un esame più approfondito» del «problema», sono stati i seguenti: Le direttive chiaramente impartite dal Concilio sulla revisione delle Diocesi; i suggerimenti ed i criteri adatti a valutare l’attività pastorale forniti dai Vescovi, cui era affidato il governo di più Diocesi: e cosi pure le richieste fatte giungere da varie parti alla Santa Sede affinchè provvedesse ad un’unione ancora più stretta di tali Diocesi, anzi la loro piena unione». Infine “il valore di legge conferito il 3 giugno 1985 alle norme contenute nei recenti Patti siglati tra la Santa Sede e il Governo italiano».
Gli organi vaticani che hanno lavorato per la «giusta soluzione” di “questo problema” sono stati: la Congregazione per i Vescovi, il Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa, la Nunziatura Apostolica in Italia e la Conferenza Episcopale Italiana.
“Le conclusioni di tutti questi lavori del nuovo piano furono sottoposte al giudizio del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II che nell’udienza del 27 settembre 1986 approvò i criteri adottati e conferì speciali facoltà alla Congregazione per i Vescovi affinché procedesse ad eseguire le proposte e ad effettuare i passi necessari».
Il Decreto, nella sua parte centrale, riporta la decisione che riguarda la Diocesi di Pontremoli: «Essendo divenuta vacante la Diocesi di Massa, in seguito all’accettazione della rinuncia del. l’Ecc.mo Mons. Aldo Forzoni, sua Santità nell’udienza del 20 novembre 1987 diede alla medesima Congregazione di stabilire anche per la Diocesi di Massa e di Pontremoli la loro piena unione, in adempimento dei criteri generali sopra menzionati. Pertanto la Congregazione per i Vescovi con il presente Decreto stablisce che, in vista del maggior bene delle anime, la Diocesi di Massa e la Diocesi di Pontremoli formino un’unica entità».
Seguono le disposizioni pratiche per l’attuazione del Decreto: «Il governo pastorale della Diocesi continua ed essere svolto, in qualità di Padre e Pastore, dall’Ecc.mo Mons. Bruno Tommasi, finora Vescovo di Pontremoli e Coadiutore nonché Amministratore Apostolico di Massa, al quale la Congregazione per i Vescovi conferisce il mandato di condurre ad effetto l’esecuzione delle predette disposizioni con tutte le necessarie facoltà».
Le disposizioni comportano: la città di Massa è la sede della «nuova diocesi» con la Cattedrale: Pontremoli ha una Concattedrale a ricordo della sua insigne ed antica tradizione con il Capitolo Concattedrale: unica sarà la Curia Vescovile con gli organi di apostolato e tutti gli altri istituti diocesani previsti dal diritto canonico con sede a Massa; Pontremoli avrà la possibilità di ospitare alcuni uffici amministrativi»; unici sono i Santi Patroni della nuova Diocesi, unica la circoscrizione ecclesiastica». La denominazione della nuova diocesi sorta dalla fusione sarà: «Massa Carrara Pontremoli».
Il decretum si chiude con un invito indiretto ai fedeli. Il Vescovo «avrà cura di porre tutto nella giusta luce affinché il provvedimento avviato, compreso giustamente nel suo vero significato, sia accolto da tutti con animo sereno e ben disposti a collaborare a che la nuova diocesi risulti, come è giusto, un’autentica comunità sempre più impegnata a tradurre nella vita concreta e propagare il regno di Dio».
Il Decretum, con la firma del Prefetto, Bernardino Card. Gantin e del Segretario Arcivescovo Giovanni Battista Re, reca la data: «Roma, dal Palazzo della Congregazione per i Vescovi, li 23 febbraio 1988».
IV
Istanza del Ven. Capitolo della Cattedrale a favore della Diocesi di Pontremoli.
È una rispettosa istanza che il Capitolo della Cattedrale di Pontremoli, in «una seduta straordinaria” del 6 aprile 1987, ha «approvato all’unanimità e ha fatto pervenire «ai competenti Dicasteri Ecclesiastici a mezzo dell’Ecc.mo Vescovo Diocesano» «nella fiducia d’una benevola accoglienza». L’Atto consta di n. 5 pagine dattiloscritte ed espone: la «Situazione della Diocesi» e “delle Attività pastorali diocesane»; gli «Aspetti storici e civili», con rilievi sulla «Religiosità della popolazione». Stilato dieci mesi prima del decreto che stabiliva la «fusione delle due Diocesi», il documento presenta un quadro di dati, che da una parte equivale ad un bilancio riassuntivo dei duecento anni di vita e di attività della Diocesi Apuana, dall’altra parte espone quale è la situazione in cui essa si trova ora. Esiste nella Diocesi una struttura ecclesiastica e pastorale adeguata ed efficiente e con una lunga esperienza, pur nella disagiata e vasta collocazione montuosa di 785 Kmq. dell’Appennino tosco-ligure-emiliano. Una ven. Curia Vescovile, completa di uffici, con Episcopio e Capitolo. Vi sono: sacerdoti del Clero secolare 99 (1 x 378), Religiosi 12, Religiose 50 di Congregazioni diverse, Seminario con Ginnasio-Liceo legalmente riconosciuto e 128 alunni esterni, abitanti stabili 37.500, organi di collegamento con altrettanti diocesani emigrati in Italia e all’estero. Vi sono le Associazioni cattoliche di varie ispirazioni, la Caritas diocesana, tre Ricoveri per anziani con 190 assistiti, due Convitti studenteschi, istituti di Assistenza e Beneficenza, Confraternite religiose in ogni Parrocchia. Vi agisce, poi, un’organizzazione volontaristica di ispirazione religiosa che svolge funzioni di carattere pubblico e moderno con oltre duemila iscritti: la Ven. Misericordia con Fratres donatori di sangue. La diocesi dispone di un settimanale diocesano con moderna tipografia e con tiratura di 3.500 copie che da ottanta anni tiene uniti gli emigrati. Esistono biblioteche preziose e valide, n. 4 Case estive, 2 case per esercizi spirituali e convegni, una scuola di teologia per laici. II Clero, poi, è presente nell’attività culturale pubblica.
Accanto alla struttura e all’efficienza, il documento del capitolo pone in rilievo la «presenza unificatrice» svolta dalla Diocesi nei suoi 9 Comuni per la sua delicata e nevralgica situazione di confine fra le Regioni della Toscana, dell’Emilia e della Liguria. La Diocesi esercita una «insostituibile funzione di centro di unità religiosa e culturale di quella Lunigiana che, per ragioni storiche, è stata ed è tuttora divisa tra varie amministrazioni diocesane e più provincie civili». Funzione documentata dalle mozioni ufficiali presentate dalle Amministrazioni civili della Diocesi e dalla Prefettura, a favore della Diocesi come difesa «dell’intero tessuto morale e civile. Attesta il vescovo Tommasi: «…vita religiosa e civile, testimonianza di fede e cultura sono state in intimo e fecondo rapporto si da esprimere una civiltà ricca di fermenti».
Il documento Capitolare, inoltre, fa presente la «forte religiosità che si mantiene fedele alle grandi tradizioni e si contraddistingue nettamente… dalle città confinanti (Sarzana, La Spezia, Carrara, Massa, Reggio Emilia, Modena)». L’Istanza cita ancora, a conferma, le parole del Vescovo attuale: «Nel periodo della guerra e della resistenza… Vescovo, Sacerdoti e Cristiani hanno esercitato una presenza attiva, responsabile e in qualche caso eroica».
L’Atto Capitolare termina con la petizione: «Per i motivi complessi qui accennati che hanno un carattere essenzialmente religioso e pastorale, ma hanno pure gravi ripercussioni in campo civile per la particolare condizione storico-geografica della Diocesi questo Capitolo della Cattedrale, all’unanimità, rivolge la sua voce accorata e rispettosa alle Superiori Autorità Ecclesiastiche, affinché l’attuale Diocesi sia conservata autonoma con sede in Pontremoli e possa continuare a svolgere quella funzione che da due secoli le Autorità e la popolazione la hanno concordemente affidato».
V
Vi sono due storie della Diocesi di Pontremoli. C’è una storia esterna e documentata, fatta di Atti ufficiali ecclesiastici e civili, di personalità, di avvenimenti, di ordini religiosi, di chiese costruite, di feste popolari. Storia divisa per epoche: la Diocesi attesa, la Diocesi realizzata, la Diocesi ricordata. I tre Atti ufficiali documentano questa storia a tre diversi livelli ecclesiastici: Santa Sede, Sacra Congregazione, Capitolo della Cattedrale: la chiudono e la consegnano ad una forma esterna, istituzionale e giuridica nuova. Dalla Diocesi di Pontremoli autonoma alla Diocesi di Pontremoli in unione piena con Massa Carrara.
Ma c’è una seconda storia della Diocesi Apuana autonoma. Questa è collettiva e popolare, vissuta più che documentata da Atti ufficiali, fatta di sentimenti religiosi e di Grazia soprannaturale, di convinzioni profonde, di fede e di preghiera, di bene e di libere scelte. Questa storia intima e spirituale, in cui l’Eterno, il Mistero, Cristo, vivono nel tempo, è vissuta, amata o sofferta nelle coscienze dei fedeli, ma si esprime nei comportamenti prima personali, poi collettivi che diventano costumi: un popolo pontremolese e lunigianese, con un suo modo di vivere nel tempo, un suo stile, una sua cultura e con aspetti tipici, ben caratterizzati, di una più vasta civiltà cristiana. Continua ad esistere, così di fatto, l’antica Diocesi Apuana come chiesa che è universale e vive nel particolare, che è popolo di Dio ed è popolo di Lunigiana. Ebbene, questa Diocesi di fatto che si è costruita nelle coscienze in sette secoli vuole rimanere intatta nella sua identità spirituale e culturale, ma accetta di vivere in una forma voluta dai tempi, in una unione piena con altra Diocesi, in cui possa sopravvivere e crescere, ricevendo e donando. I disegni di Dio si dispiegano lentamente nel tempo, e lo spirito di un popolo, quando sa conservare le sue tradizioni e aprirsi ai nuovi valori, non deve aver paura dei tempi lunghi.
MARCO MORI, I due secoli di vita della Diocesi di Pontremoli, in Studi di Storia Pontremolese, Deputazione di Storia Patria per le Provincie Parmensi, Sezione di Pontremoli, 1990