Quella delle castagne è una storia speciale, strettamente legata alla tradizione della nostra montagna: non si parla più di un semplice albero o di un frutto, ma di una vera e propria civiltà. Lo dimostra il fatto che tante piccole realtà continuino la produzione e questo al fatto permette che un’intera comunità possa mantenersi viva. Inoltre molti privati e piccole aziende stanno recuperando vecchi castagneti abbandonati o impiantandone di nuovi, anche se di piccole dimensioni, spesso con castagni innestati, selezionati per la qualità del frutto. Piccole aziende che gestiscono tutta la fase della produzione dalla raccolta all’essiccazione.
Come il caso, a Torrano, dell’azienda di Samantha Angella, che trova supporto anche nell’esperienza del padre Sauro il quale ci ha raccontato come l’azienda della figlia sia operativa di 7-8 anni “ma che in realtà ha ripreso in mano una tradizione famigliare lunga almeno 50 anni”. Con questa attività si è quindi dato vita ad un importante opera di riqualificazione del bosco, con castagneti che si sviluppano su un’area di circa quattro ettari.
E poi il gradile che è “antichissimo, ma che osserva tutte le norme di sicurezza”, come sottolinea con orgoglio Angella padre, che rende possibile la difficile arte della seccatura della castagne “bisogna essere bravi a dosare la forza della fiamma se è debole, si spegne e le castagne “seccano male”, se la fiamma è troppo forte le castagne si bruciano”.
E andando alle castagne la qualità della raccolta “è stata decisamente positiva, soprattutto nella prima fase. Poi c’è stato un peggioramento ma comunque noi le selezioniamo per mantenere alta la qualità della farina”. Tanto che dei circa 7-8 quintali di farina di castagne che vengono realizzati quasi tutti sono già prenotati da un anno all’altro, e i pochi sacchetti che avanzano vengono smerciati nel giro di due, tre settimane “ne teniamo qualche scorta per le feste di paese” sottolinea con un sorriso Angella.
E lo stesso discorso si può applicare a Claudio Bregoli di Careola, che da qualche anno in pensione porta avanti questa attività. “Quest’anno le castagne erano molto belle – ci confida – ed infatti anche la qualità della farina è davvero di alto livello”. Anche in questo caso si parla di produzioni non elevate “poco meno di 200 kg ottenuti da circa nove quintali di castagne raccolte” ma che rappresentano un importante riferimento per il territorio. “Porto avanti il lavoro e la passione che mi ha trasmesso mio padre, valorizzando il castagneto e il gradile di famiglia”.
(R.S.), Il Corriere Apuano, 22.11.2025
