Come evidenziò il celebre storico locale Vasco Bianchi in un suo saggio apparso sul 32° volume dell’ “Archivio Storico delle Province Parmensi”[1], l’attenzione dei ricercatori è stata rivolta piuttosto a ricostruire le vicende di molti intellettuali locali emergenti (giuristi, magistrati, medici, ecclesiastici, diplomatici di fama nazionale) che non ad indagare sulla vita scolastica lunigianese e sulla conseguente formazione di quei “magistri”.
E’ il grandeFrancesco Petrarca a renderci edotti del proprio incontro a Parma nel 1341 con un cieco di Perugia che “a Pontremoli teneva scuola di grammatica”[2].
DagliStatuti[3]si evince che allora esisteva un solo maestro, scelto nel mese di maggio, per tutti gli allievi. Le lezioni iniziavano il 18 ottobre (festa di San Luca) ed erano tenute tutti i giorni eccetto le feste e nei periodi di vacanza (a Natale, a Carnevale, a Pasqua, nelle ferie di agosto e di settembre e in quelle della vendemmia), per un anno in un’aula a “Cacciaguerra infra” e un anno in un’aula reperita a “Cacciaguerra supra”. Il maestro veniva stipendiato con 25 lire, da pagarsi in due rate, ed il suo compenso era integrato da alcune quote imputate agli scolari pontremolesi a cui spettava anche l’affitto dell’aula scolastica. Dai forestieri il docente poteva esigere, a sua discrezione, un contributo. Se teneva scolari a pensione era esentato da gabelle per le spese occorrenti. Allora le materie di insegnamento erano 1°, 2°, 3°, 4° latino, logica e istituzioni notarili.
Sembra che nei secoli XVI e XVII il maestro fosse affiancato da due assistenti e che i corsi fossero tre (grammatica, umanità e retorica)[4] .
Anche Pietro Ferrari si interessò dell’andamento delle scuole pubbliche a Pontremoli ed in particolare riportò, in un suo saggio apparso sulla rivista “Lunigiana” nel 1912[5], delle importanti informazioni riguardanti i “Capitoli da osservarsi dal primo maestro delle scuole di Pontremoli nell’anno 1652”.
Il documento preso in esame dal Ferrari, al quale sono allegati i relativi capitoli nel numero di 17, è tuttora conservato nell’Archivio di Stato di Pontremoli (Sezione dell’Archivio di Stato di Massa) tra i Protocolli del notaio Gio. Battista Manganelli[6].
Gli allievi delle scuole pubbliche pontremolesi del seicento leggevano Cicerone, Virgilio, Cesare, Tito Livio, Orazio e il Catechismo; studiavano retorica sui testi di Cicerone e Cipriano ed avevano tre maestri.
Il presente articolo vorrebbe riuscire ad offrire un minimo contributo per comprendere quale potesse essere lo stato delle pubbliche scuole nei primi anni della seconda metà del XVIII secolo. Non si dimentichi che il Settecento, secolo delle riforme, rappresentò per la storia della scuola e dell’alfabetizzazione un passaggio importante; la tradizionale organizzazione dell’insegnamento e i metodi didattici in uso furono spesso individuati come una delle maggiori disfunzioni di un sistema scolastico da rivedere con urgenza.[7]
E’ giusto sottolineare, come peraltro già asserito da Nicola Zucchi Castellini[8], che le scuole di cui si parla erano ubicate nel Palazzo esistente di fronte alla Chiesa di Santa Maria del Popolo, almeno fino a quando non fu deciso di ristrutturare quell’edificio per farne la sede vescovile.
Da un Libro dei Consigli risulta che il 10 ottobre 1756 fu approvato un “progetto per il ristabilimento delle pubbliche scuole”[9]. Perché si usava il termine “ristabilimento” ?
Prendendo in considerazione alcuni manoscritti si viene a conoscere che nel 1743 le scuole bruciarono[10] e che negli anni ‘50, anche grazie all’elargizione del Conte Mario Maraffi[11], furono rimesse in sesto. Sembrava persino fosse giunta l’ora di migliorare lo stato economico dei docenti[12].
I documenti ci aiutano a capire che lavorò alla ricostruzione della fabbrica un certo M° Jacopo Portugalli[13]: egli redasse e firmò a questo proposito un dettagliato piano in 10 punti che porta la data del 9 agosto 1752.[14]
Il documento relativo al “progetto per il ristabilimento delle pubbliche scuole” del 1756, che si riporta in appendice, testimonia l’impegno degli individui dell’epoca di volersi attivare per restituire alla cittadina altolunigianese un’istituzione degna dell’antica tradizione.
Sostanzialmente pare di capire che operassero tre maestri anche nel settecento: uno di Retorica, uno di Grammatica ed uno di Grammatichetta.
Il “progetto” in questione fotografa comunque una realtà che in breve tempo si sarebbe evoluta. Il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo infatti più tardi illustrerà così la situazione delle scuole a Pontremoli nelle sue Relazioni:
“La cancelleria è situata poco più giù del Pretorio in due piani: nel primo vi è la stanza per le adunanze che è pulita e la stanza per il cancelliere; al secondo vi sono due stanze per l’archivio e e per le scuole dei maschi che vi sono stabilite con la soppressione dei francescani neri e sono composte di 4 maestri, uno di leggere e scrivere con un aiuto, uno di grammatica, uno di umanità e rettorica e uno di morale per gli ecclesiastici, che è sempre un canonico del duomo che ne ha l’obbligo annesso alla prebenda.”[15]
Addirittura il Granduca ipotizzò la costruzione di un Seminario:
“Il convento soppresso dei minori conventuali, situato alle porte di Pontremoli al di là del fiume Verde, ha una chiesa superba a tre navate; il convento è vasto, grande e in buono stato, a due piani, con buoni quartieri e con un buon orto: vi sarebbe luogo da fare a suo tempo con poca spesa un buon seminario per 30 giovani e una accademia ecclesiastica per 10 preti stabilendovi il vescovado …”[16]
L’apertura del Seminario Vescovile, come noto, risale al 1806.[17]
Non resta che lasciare spazio al manoscritto rinvenuto per meglio comprendere quale atmosfera regnasse negli anni ‘cinquanta del settecento.
Marco Angella, A scuola a Pontremoli, tra il XIV e il XIX secolo, tratto dal Corriere Apuano, n. 36 del 20 settembre 1997, pp. 3-3
Appendice
“PROGETTO PER IL RISTABILIMENTO DELLE PUBBLICHE SCUOLE”
Cominciarono a decadere le scuole pubbliche di Pontremoli con indicibile pregiudizio della gioventù allora quando fu sbassato l’Onorario al Maestro della Prima Scuola, o sia della Rettorica, lo che seguì la prima volta nel 1735 in concorrenza d’altro pretendente a detto impiego che si esibiva d’esercitarlo con minor onorario di quello che facesse chi n’era in attuale possesso e questa pregiudicevole esibizione sarebbe stata vinta nel Generale Consiglio se il Maestro di quel tempo, per vincere il suo Avversario, non vi fusse protestato di voler continuare con la diminuzione dello stipendio. Crebbe una tale decadenza allora quando distrutte per causale incendio le Camere della Comunità, ove si facevano dette scuole, cominciarono li maestri a farle nelle loro proprie case sicché sbandata l’Unione degli Scolari, si fece luogo alla diversione delli med.mi; e liberi ancora li Maestri dalla suggezione di comparire sempre in ore determinate in quel tal luogo, entrò ancora in essi della disattenzione e negligenza. Essendosi ora a spese della Comunità in parte e in parte a spese di Particolari zelanti del Pubblico belle rimesse le predette Camere delle Scuole in grado di potersene servire all’uso antico, e riunirvi la scolarescha alla fine delle prossime vacanze autunnali, viene tolta di mezzo questa seconda causa della surriferita decadenza.
Resta ora di pensare a togliere anche la prima con il costituire alli Maestri un più conveniente stipendio senza di cui non è possibile trovare Persona d’Abilità che voglia assumersi un tale Impegno.
L’antico onorario del Maestro della Prima Scuola che è della Rettorica fino dai primi remoti tempi era di £ 1520 moneta di Parma corrente in questo luogo.
L’onorario del Maestro della Seconda Scuola ch’è di Grammatica era ed è presentemente di sole £ 700: provvisione assai tenue di presente à cagione del notabile augumento che hanno fatto le monete.
Finalmente l’onorario del Maestro della Terza Scuola ch’è della Grammatichetta era ed anche presentemente è di sole £ 252: provvisione tenuissima per una fatica tanto tediosa , e per la ragione antecedente.
Sicché in tutto spendeva la Comunità sino dalli tempi antichissimi in tre Maestri £ 2472 moneta di Parma ed i Maestri d’allora erano provveduti per lo più di qualche altro Impiego, come di Curati d’Anime, o simili, dall’obblighi indispensabili dei quali venivano essi sovente costretti a trascurare quello di Maestro con grave pregiudizio degli Scolari.
Presentemente, cioè dopo le riferite riduzzioni degl’Onorari il Maestro di Rettorica non ha più che £ 1008 annue
Il Maestro di Grammatica continua con le £ 700
E quello della Grammatichetta con le sole £ 252
Onde la Comunità spende ogni anno in tutto £ 1960 cioè £ 512 meno di quello che spendeva antichissimamente.
A porre pertanto le Scuole in un miglior Regolamento e Sistema per havere buoni Maestri sarebbe necessario in primo luogo aggiungere al presente Onorario di ciascheduno dei 3 maestri senza del quale augumento non è sperabile, come s’è detto, trovare persone d’Abilità che si voglino sacrificare in un tale Impiego tanto più che si vorrebbe obbligare il Maestro di Rettorica a insegnare ai suoi scolari gli Elementi di Euclide, e ciascheduno di essi a qualche pubblica Accademia frà l’anno e a dare pubblici esperimenti del profitto fatto dalli respettivi scolari.
Sicchè si proporrebbe di passare
al Maestro di Rettorica £ 1.400
al Maestro di Grammatica £ 840
al Maestro di Grammatichetta £ 420
che sono in tutto £ 2.660
Sicché la Comunità verrebbbe a spendere più di quello che spendeva dall’anno 1735 in dietro £ 188 moneta di Parma sicché anche avuto riflesso dell’augumento delle monete si può con verità asserire che detta Comunità spenderà secondo questo nuovo Progetto meno di quello che spendeva antichissimamente.
In secondo luogo fissata questa Provvisione ai Maestri sarebbe necessario che venendo la medesima una volta approvata dal Generale Consiglio non possa essere diminuita senza un ordine espresso dalla Clarissima Pratica, come pure che eletti una volta li Maestri, non siino questi obbligati a dare in Consiglio nuova supplica per la conferma perché è impossibile trovare Maestri d’Abilità che voglino ogni anno sottoporsi all’incertezza d’un nuovo Partito ma bensì, non avendo essi demerito, del quale dovessero essere conoscitori il Sig. Governatore, i SS.ri due Primi Sindaci e li SS.ri due Protettori delle Scuole medesime, potessero essi proseguire nelli loro impieghi con riportare un Attestato dalli cinque predetti SS.ri in cui si contenesse nulla ostare alla loro conferma, quale attestato dovessero essi ogni anno trasmettere alla Clarissima Pratica per l’approvazione, credendosi in tal maniera intatta l’autorità della Clarissima Pratica, l’emolumento dei suoi Ministri, la facoltà del predetto Consiglio Generale, e tolti di mezzo l’Incrementi di sopra espressi e quelli che potrebbero in avvenire nascere dalle private passioni.
Al suddetto Progetto fu detto che per quelli che dovessero essere conoscitori del merito o demerito de’ SS.ri Maestri dovessero intervenire anche li due Ragionati Rurali più anziani che pro tempore saranno; con patto però che gli altri che eserciteranno cariche di questo Pubblico e saranno stipendiati debbino nel Consiglio Generale dare le loro suppliche e passare a partito come stillavano per il passato.
Sopra di che fu detto venirsi all’infrascritto Partito.
A chi pare e piace di approvare il suddetto Progetto per il ristabilimento delle Scuole di questo Pubblico colli patti e condizioni di sopra espresse metta il voto nella Bussola Rossa, et a chi non pare nella bianca. Qual partito dato e raccolto ebbe VF. 8 C. 5=
Sicché per aver avuto voti sufficienti restò approvato il suddetto Regolamento salva però l’approvazione dell’Ill.mo e Clarissimo Magistrato della Pratica Segreta di S.M.I.
Furono lette le Suppliche dei SS.ri Avv. Camillo Coppini, Don Carlo Spinè e Don Niccolò Albertosi di Pontremoli alli quali in sostanza ricercavano fusse conferito al primo la carica di Primo Maestro, all’altro la carica di Secondo Maestro et all’altro la carica di Terzo Maestro delle Scuole di questo Pubblico e come meglio in esseresopra di che si venne all’infrascritto Partito cioè
A chi pare e piace che il Sig. Avv. Camillo Coppini sia eletto per Primo Maestro sotto onorario di scudi 200 all’anno, il Sig. Don Carlo Spinè per Secondo Maestro all’onorario di scudi 120 all’anno e il Sig. Don Niccolò Albertosi per Terzo Maestro alle Scuole di questo Pubblico con l’onorario di scudi 60 all’anno a norma del suddetto Progetto metta il voto nella Bussola Rossa et a chi non pare nella bianca.
Quali posti a partito ebbero
Sig. Avv. Camillo Coppini VF 59 C.4
Sig. don Carlo Spinè VF 63 C.–
Sig. don Niccolò Albertosi VF 61 C.2
Sicché per aver avuti voti sufficienti restarono approvati nelle loro respettabili cariche salva però l’approvazione dell’Ill.mo e Clarissimo Mag.to della Pratica Segreta di S.M.I.
[1] Cfr. V. BIANCHI, Le scuole pubbliche in Lunigiana dal secolo XIV al secolo XVIII, in ASPP, 4.a serie, vol. XXXII (anno 1980), pp. 283-287.
[2] Cfr. M. GIULIANI, Il Petrarca, il cieco da Pontremoli e le Epistole al grammatico Donino, in ASPP, 34 (1934), pp. 171-198. Tra le epistole di Francesco Petrarca incluse fra le “Senili” , due (la VI e la VII del XVI Libro) sono dirette a Donino, un giovane grammatico di Piacenza amico del poeta. In particolare nella VII si fa cenno all’innominato vecchio “cieco da Pontremoli” che, eccezionale ammiratore del Petrarca, si mise in cammino per incontrare il sommo poeta: accompagnato dal suo unico figlio raggiunse vanamente Napoli; non perse la pazienza e, dopo aver toccato inutilmente Roma, si incamminò nuovamente, coadiuvato anche da un altro giovinetto, verso Parma dove, una volta arrivato, coronò il suo sogno.
In particolare cfr p. 196: “… sicut nec ille Perusini vatis adventus, ita dico si literarum amor ingens et ardentissimus spiritus vatem facit, qui senex caecus ad Pontremulum oppidum scholas Gramaticae regebat.”
[3] Gli Statuti, seppur stampati a Parma da Viotto nel 1571, risalgono ad epoca assai più antica; furono infatti riconfermati da Gian Galeazzo Visconti, Duca di Milano, già il 23 agosto 1391.
Cfr. M. GIULIANI, op. cit., p. 180: “Si può comunque ritenere che le notizie riportate dagli Statuti possano darci un’idea della condizione in cui si trovavano le scuole di Pontremoli quando erano rette dal grammatico perugino”
[4] Cfr. G. SFORZA, Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli, Vol. I (Memorie), Forni Editore Bologna, 1904, pp. 272-273; cfr. V. BIANCHI, op. cit., pp. 284-285; cfr. N. ZUCCHI CASTELLINI, Storia di Pontremoli dalle origini all’Unità d’Italia, Tolozzi Compagnia dei Librai, Genova 1990, pp. 148-150.
[5] Cfr. P. FERRARI, Notarelle storiche lunigianesi. Le scuole pubbliche di Pontremoli nel Seicento, in Lunigiana, III (1912), 2
[6] Cfr. S.A.S.P., Gio. Battista MANGANELLI q. Lazzaro, Protocolli (1652-1653), FN6, n. 309
[7] Cfr. G.P. BRIZZI, Scuola e istruzione popolare dall’età della Controriforma al secolo dei lumi, in E. BECCHI (a cura di), “Storia dell’Educazione”, La Nuova Italia, Firenze 1987, pp. 82-83
Ancora a p. 83: “I progressi del pensiero pedagogico d’Oltralpe, la rifondazione del sistema scolastico, la necessità di affrontare in termini nuovi il problema dell’istruzione popolare furono i temi di cui si arricchì il dibattito culturale”
[8] Cfr. N. ZUCCHI CASTELLINI, op. cit., p. 205.
[9] Cfr. S.A.S.P., Consigli e Diecine (1752-1770), cc. 49v, 50r, 50v, 51r
[10] Cfr. S.A.S.P., Nuovo Copia-lettere della Comunità di Pontremoli dall’anno 1752 sino al 1766, c. 26v: “Avendo esposto al di lei Governatore li bisogni di terminare le scuole che abbrugiorono nel 1743 …”
[11] Cfr. S.A.S.P., Nuovo copia lettere … , c. 29: “nel 1752 il Conte Mario Maraffi donò alla Comunità scudi 925 per la Fabbrica delle Scuole e fece egli stesso cottimo con Mastro Giacomo Portugalli”
[12] Sullo stato economico dei docenti nel XVIII secolo cfr. P. BISSOLI, Una delle prime scuole pubbliche in Lunigiana, ne “Il Corriere Apuano” del 27 gennaio 1996, n. 4, p. 3. L’autore in particolare illustra le condizioni riservate al maestro (“scudi 100 da lire 7 di Reggio per scudo”) secondo i Capitoli approvati il 12 dicembre 1769 a Modena, riguardo alla scuola della Podesteria di Varano, nella Valle del Taverone.
[13] Sugli artisti Portugalli a Pontremoli cfr. M. MAGNI, Appunti sulla presenza di maestranze ticinesi a Pontremoli, in “Paragone/Arte”, luglio-settembre 1983, pp. 145-146. Jacopo (o Giacomo) è il padre di Pietro, Martino ed Antonio.
[14] Cfr. S.A.S.P., Uggeri Eleonoro, Atti Civili (1752 – 1756), n. 655, “Descrizione principale per terminare la Fabbrica delle Scuole su la Piazza di Sopra di codesta Magnifica Comunità secondo la mente di Sua Eccellenza il Sig. Governatore Pro.ne.” Il Portugalli convenne, in data 16 agosto 1752, con Mario Maraffi, Giuseppe Pavesi e Pietro Pizzati di fare i lavori “per la somma in tutto di scudi novecento da lire sette di Parma per scudi che sono 6.300”
[15] Cfr. G. RICCI (a cura di), La Lunigiana del Settecento nelle “Relazioni sul governo della Toscana” di Pietro Leopoldo D’Asburgo Lorena, Centro Aullese di Ricerche e di studi lunigianesi, Aulla 1980, pp. 60-61. Ed ancora a p. 65. “Le scuole per i maschi sono tenute bene, i due deputati vi badano e vi sono 100 scolari; per le scuole poi delle donne e ragazze non vi è provvedimento ne’ assegnamento alcuno. Va ordinato al vicario di proporre la maniera di stabilire in una casa da prendersi una scuola per le povere ragazze, di leggere, scrivere, abbaco, dottrina cristiana, cucito, maglia, etc. .con assegnarli dal patrimonio ecclesiastico scudi 80 l’anno, che 20 per la pigione e 12 per uno a 5 maestre da scegliersi fra le monache escite dai soppressi conventi di Casola e Codiponte che hanno i parenti in Pontremoli, unendovi anche la Bernardoni stata in S. Giulia, giacché sono tutte pensionate, incaricando della soprintendenza il Pavesi per vedere di montarlo bel bello.”
[16] Cfr. G.RICCI (a cura di), op. cit., p. 65
[17] Cfr. P. FERRARI, La Chiesa e il Convento di San Francesco di Pontremoli, Pietro Rosi Editore, Mulazzo 1974, p. 299
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