Vi invito a rileggere l’articolo (https://museovirtualealtalunigiana.com/2025/11/08/bergamaschi-sante/) con il quale, qualche settimana fa, abbiamo ricordato Sante Bergamaschi, disperso nella campagna di Russia nel 1943. In quello scritto sono state inserite tre lettere che mi ha gentilmente inviato la nipote Roberta Bergamaschi e che Sante aveva indirizzato allo zio Annibale dal fronte russo, dove era partito il 1° agosto 1942.
Le prime due lettere, rispettivamente del 13 settembre e del 14 ottobre, sono molto brevi. In esse Sante lamenta l’assenza di notizie da casa, esprimendo preoccupazione e, nello stesso tempo, una struggente nostalgia. La desolata steppa russa, così diversa dall’amato paesaggio di casa, lo porta spesso con il pensiero ai suoi cari. Sante si scusa per la brevità delle sue comunicazioni, spiegando che tra i turni di guardia e i lavori di preparazione e fortificazione della linea sul Don il tempo a disposizione è poco.
La terza e ultima lettera risale all’8 dicembre 1942, esattamente un mese prima della grande offensiva sovietica che avrebbe travolto il fronte italiano e tedesco sul Don, costringendo i soldati a una lunga e drammatica ritirata.
Sante mantiene un’ammirevole compostezza: non parla mai apertamente del pericolo, limitandosi a descrivere la “solita vita di prima linea, ma per il momento non mi posso lamentare, perché potrebbe anche andare peggio e bisogna sempre accontentarsi dello stato in cui si vive”. In queste parole si avverte il suo intento di rassicurare i familiari, ma anche la prudenza necessaria per non incorrere nella censura che regolava tutte le comunicazioni dal fronte.
Nonostante il tono misurato, emergono nettamente le condizioni estreme in cui si trovava. Il Don è ghiacciato “tanto forte che ci passano sopra i Carri Armati” e il freddo è così intenso che “le dita si agganciano e non si possono più sganciare”, costringendolo talvolta a rinunciare a scrivere. È un’immagine forte, che dice molto sulla realtà affrontata dai nostri militari, spesso inadeguatamente equipaggiati.
La lettera si conclude con gli auguri di Buon Natale e Buon Anno e con “la speranza di rivedervi presto”. Parole che, alla luce degli eventi successivi, assumono un tono profondamente triste e che non possono non toccare il lettore.
Ringraziamo Roberta per averci offerto l’opportunità di aprire una finestra sulla breve vita di Sante. Grazie a queste lettere possiamo ricordarlo come una persona viva, affettuosa, che affronta con dignità i rischi del proprio dovere, lontano da casa e immerso in un territorio ostile e così diverso dall’amata campagna torranese.
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