UN PREZIOSO DOCUMENTO DEL 1787 SULLA COSTRUENDA FABBRICA DEL SEMINARIO DI PONTREMOLI

Premessa

Recentemente mi è stato chiesto se, nel corso di questi anni, ho mai trovato documenti in grado di attestare le vicende originarie del Seminario Vescovile di Pontremoli. Guardando con la lente nel mio archivio digitale, che conserva anche gli appunti delle mie ricerche, ho rintracciato qualche misera citazione. Non essendomi mai interessato direttamente di questo argomento, per approfondire la questione martedì 16 luglio 2024 sono stato all’Archivio di Stato di Firenze ed ho visionato una corposa filza relativa al Patrimonio Ecclesiastico. Già consapevole della grande importanza di questa filza per più temi ho pensato di fotografarne i manoscritti salienti e riportare su questa rivista tre documenti che trattano anche della storia del Seminario.

Ho preso in considerazione questa filza (che studio da tempo) perché contiene preziosi documenti sulla Diocesi di Pontremoli, strettamente legati alla costruzione del Palazzo Vescovile, allo Spedale S. Antonio Abate di Pontremoli, alla mensa vescovile, alle Scuole Pubbliche e, leggendo con più attenzione fra le righe, anche al Seminario.

Mette conto precisare che la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli è chiusa al pubblico ormai da quattro anni, pertanto per ricostruire la storia pontremolese è necessario fare riferimento ad altre fonti.

Il Seminario negli studi di storia locale pontremolese

Chi si è occupato di storia locale relativamente ai contenuti presenti nella filza sopra indicata in qualche modo ha fatto cenno al Seminario, tuttavia le informazioni su questo argomento scarseggiano, soprattutto sulle origini della fabbrica.

Mi piace partire dal libro “La chiesa e il convento di S. Francesco di Pontremoli” del celebre studioso Pietro Ferrari (1874-1945), del quale quest’anno ricorre il 150° anniversario della nascita[1].

Scrive lo storico filattierese, avvalendosi dei Libri dei consigli:

“… finalmente, il Granduca Pietro Leopoldo, con Motuproprio del 1° agosto 1778, dichiarò Pontremoli città nobile e la designò per sede vescovile. In seguito, poi, a pratiche tra il Granduca e la Santa Sede, con Bolla del 4 luglio 1787, Pontremoli venne creata sede di Vescovado e la collegiata di S. Maria eretta in Cattedrale […]

Alla mensa Vescovile venne destinata una rendita annua di 1500 scudi, da prelevarsi sui beni del Patrimonio Ecclesiastico Pontremolese e sulle entrate delle Abbazie della Verruca, Ortica, S. Torpè e Corvaia; i quali beni ed entrate dovevano servire anche per l’erigendo Seminario. A Palazzo Vescovile fu destinato quello delle pubbliche scuole, adattato e ampliato con l’acquisto di un fabbricato vicino. Ma, per eventi e controversie che non è qui il caso di ricordare, fu solo il 24 luglio 1797, che venne eletto il primo Vescovo di Pontremoli; e fu l’Arcidiacono Gerolamo Pavesi, nato a Pontremoli il 1° agosto 1739 da Giuseppe Pavesi e Ottavia Ricci, fratello del Lorenzo Pavesi, che ottenne il titolo di Marchese. […] Ricorderemo anche che, appena soppresso il Convento [di San Francesco] si trattò di usarne le rendite per l’impianto di pubbliche scuole a Pontremoli, da affidarsi ai Padri Scolopi delle Scuole Pie, e per ridurre la fabbrica del Convento ad uso di Seminario, in previsione della attesa creazione della Diocesi di Pontremoli. Ma il primo di tali progetti non ebbe seguito, ed il secondo non ebbe esecuzione che assai più tardi. I beni patrimoniali del soppresso Convento, dei quali era stato nominato Economo un Giovanni Cervetti, nel 1783, furono incorporati nel Patrimonio Ecclesiastico, insieme con l’eredità Damiani, la quale, con rescritto granducale del 4 ottobre 1788 fu destinata all’erigendo Seminario, di cui fu decisa l’istituzione, dopo l’erezione della Diocesi di Pontremoli. Tuttavia e, per varie ragioni, il Seminario non poté essere un fatto compiuto che molti anni dopo; anzi si sa che, tra l’altro, negli anni che seguirono l’occupazione francese del 1797, i locali del Convento servirono anche di alloggio per le truppe di passaggio a Pontremoli; sorte che toccò, altresì, al soppresso Convento del Carmine, prima della sua trasformazione in Ospedale. Finalmente e, non prima del 1806, fu aperto il Seminario, per i bisogni del quale dovette anche essere successivamente adattato e ampliato il fabbricato del vecchio Convento, per opera specialmente di Monsignor Adeodato Giuseppe Venturini, che fu il secondo vescovo di Pontremoli (1821-1838) e che dette largo impulso anche all’attività culturale del nuovo istituto.”[2] 

Successivamente l’argomento è stato ripreso da diversi studiosi locali. Sulle intricate vicende della nomina del primo Vescovo rimando, per ora, alla pubblicazione di Monsignor Antonio Costantino Pietrocola[3]. Sulla chiesa e il soppresso convento di San Francesco rinvio al libro di Luciano e Mauro Bertocchi[4].

Per alcuni cenni sulle scuole del Seminario segnalo il corposo volume di Gianpiero Salvanelli[5].

Sull’ospedale vecchio di S. Antonio Abate il mio pensiero va alla pubblicazione di Luciano Bertocchi e Corrado Poli del 2006[6].

Segnalo anche, per una traccia storica del Seminario Vescovile, la “guida virtuale” curata da Fabrizia Formaini[7].

Sull’apertura nel 1806 del Seminario Vescovile di Pontremoli rimando a diverse pubblicazioni che vanno oltre il contesto locale[8].

Lo studioso Giorgio Pellegrinetti scrive: “A Pontremoli, sede vescovile, erano esistite sotto il granduca scuole pubbliche, annesse al seminario, a cui erano state assegnate notevoli rendite. Con la riforma del 1812 fu creato quello che non poté essere realizzato a Fivizzano, cioè un collegio di prima classe, e le entrate destinate alla scuola pubblica vennero così separate da quelle del seminario.”[9]

Per problemi economici il Seminario rimase chiuso dal 1813 al 1819[10].

Sembra doveroso riportare in questo breve saggio anche le voci degli studiosi locali Nicola Zucchi Castellini e Nicola Michelotti che cercarono, con i loro scritti, di valorizzare il Seminario.

Scrisse Nicola Zucchi Castellini negli atti della seduta scientifica pontremolese della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi tenutasi nel giugno 1987, in occasione del bicentenario di costituzione della Diocesi:

“Sin dal 1788 Pietro Leopoldo aveva destinato all’erigendo Seminario i beni del convento di S. Francesco di Pontremoli, soppresso nel 1782, nonché i beni della Fondazione Damiani, beni tutti in amministrazione al Patrimonio ecclesiastico di Pontremoli. Il Seminario avrebbe dovuto aver sede nei locali stessi del soppresso convento francescano ma per varie contingenze, non vi poté essere aperto prima del 1806. Oggetto di particolare attenzione da parte dei vescovi che si succedettero nel governo della diocesi, divenne presto il maggior centro culturale della Val di Magra. Vi insegnarono sacerdoti di alto sapere e di chiaro esempio di vita. Più generazioni di giovani furono preparate al sacerdozio; non solo, scuola aperta ai laici, preparò, nei corsi umanistici, agli studi superiori egualmente numerose generazioni di giovani che si distinsero nelle diverse professioni. Ancor oggi è unito al Seminario il Liceo Classico che richiama più giovani per la validità dell’insegnamento”.[11]

Lo studioso Nicola Michelotti parlò del Seminario – citando Pietro Bologna[12] – come di “una istituzione molto utile non solo agli ecclesiastici ma anche ai secolari di tutta la provincia, una scuola di grande prestigio per la formazione dei giovani, ricca di insegnanti di particolare valore”[13] e, tra altri, citò Paolo Arzeni (1816-1897), Tommaso Bertinelli (1836-1894), Domenico Bertolotti (1837-1900), Pietro Betta (1827-1895), Luigi Giumelli (1807-1886), Luigi Marsili (1807-1893), Pietro Pedroni (1833-1888) e il “Rettore inflessibile” Mons. Alessandro Maria Mercanti (1838-1920), “una guida preziosa a cavallo dei due secoli”[14]. 

Nicola Zucchi Castellini in nota fa riferimento a diversi articoli comparsi nell’Almanacco Pontremolese “Il Campanone” degli anni 1940 e 1942, che richiamano figure interessanti di docenti e allievi del Seminario[15].

Per altre figure e per la storia successiva del Seminario rimando al volume di Gianpiero Salvanelli e a pubblicazioni recenti[16].

Un documento inedito del 1787 sulla costruenda fabbrica del Seminario

Presso l’Archivio di Stato di Firenze si conserva un voluminoso faldone rilegato, intitolato “Filza di Erezione del Nuovo Vescovado di Pontremoli ed Elezione del Primo Vescovo. Dal 1787 al 1804”[17], che contiene numerosissime carte.

Da diversi anni studio questa filza, che ogni tanto vado a consultare[18]. Il 16 luglio 2024 ho letto attentamente le carte relative alla sezione “Lo stabilimento dell’abitazione in quella città dal Nuovo Vescovo” per documentare la relazione in vista del convegno nazionale sul barocco che si terrà a Morbegno a fine novembre, al quale sono stato invitato.

Tra tante carte ho rinvenuto anche interessanti righe relative all’erigendo Seminario di Pontremoli.

In particolare nella parte finale di una lettera datata 4 agosto 1787 inviata dal pontremolese Gio. Batta Venturini al Segretario del Regio Diritto di Firenze si fa cenno alla fabbrica in costruzione. Si dice che “nel mese di luglio si sono cominciati a scavare li fondamenti per l’agiunta che devesi fare alla Fabrica e cominciato a murare, tuttora si continua e se non mancherà il denaro, potrà senz’interruzione proseguirsi, ma il contenuto in detta agiunta non sarà servibile, che da qui a tre anni, rispetto alle stanze da letto, poiché oltre il tempo, che richiedesi per Fabricare, molto più ve ne vole perché asciughino li murie volti in modo che vi si possa dormire…”[19]

Il manoscritto prosegue enunciando i vari ambienti, spiegando per filo e per segno come sarebbe stato costruito il nuovo Seminario e azzarda persino la data di apertura indicandola nel 1788. Ecco cosa scrive G.B. Venturini:

“Siccome a mezz’anno non sogliono venire li Seminaristi, ma al 9bre così stimerei che il nuovo Vescovo giunto che vi sia possa dare le disposizioni per il Regolamento interno dei Seminaristi e per il ricevimento delli medesimi, e farne l’apertura nel 9bre dell’anno prossimo 1788, giacché in questo intervallo di tempo potrà essere finita la Fabrica nuova, ripulita la vecchia, mediante diverse mutazioni d’usci, costruzioni di soffitti, finestre, matonati ed altri risarcimenti …”[20]

Quindi, in base a questo documento inedito, pare che la fabbrica fosse già a buon punto nel 1787.

Nella corposa filza fiorentina vi sono moltissimi documenti che andrebbero letti con estrema attenzione. Ne ho riportati qui tre perché trattano del Seminario e perché riprendono le questioni annotate dallo storico Pietro Ferrari citate nell’apertura del presente saggio.

Ho trascritto il Motuproprio di Sua Altezza Reale Ferdinando III, risalente al 24 marzo 1797[21] ed il contemporaneo Motuproprio[22]. In questi due documenti si parla del Seminario a distanza di dieci anni dal prezioso inedito del 1787.

Sono consapevole del fatto che solo un’analisi accurata della corposa filza presa in considerazione – e di altre che ho rinvenuto sempre nel 2009 – potrà gettare nuova luce su Diocesi, Palazzo Vescovile, Scuole, Ospedale di S. Antonio Abate, Mensa vescovile, Seminario e sul loro intreccio. Per il momento rimando, per esigenze di spazio e di tempo, ai tre documenti scelti che propongo in appendice.

Ai lettori e agli studiosi il compito di interpretare, leggendo quanto scritto finora e i documenti scelti, l’evoluzione della costruenda fabbrica del Seminario.

Appendice

Allegato n. 1

Archivio di Stato di Firenze, Auditore dei Benefici Ecclesiastici e Segreteria del Regio Diritto, b. 4688 – Lettera del 4 agosto 1787 di Gio. Batta Venturini al Segretario del Regio Diritto di Firenze.

Ill.mo Sig.re Pad.ne Col.mo

In risposta al pregiatissimo Foglio di V.S. Ill.ma del dì 31 del corrente devo significarle.

Che stante la sovrana approvazione emanata col Rescritto del dì Xbre 1786 comunicata da lei a questo Sig.re Vicario Regio con lettera del dì 4 di detto Mese, stante, dissi, l’aprovazione delle Proposizioni di d° Sig. Vicario antecedentemente rimesse al Sig. Consigliere di Stato Cav.re Francesco Seratti è stata da me fissata la Casa Provisionale per l’abitazione del Nuovo Vescovo ed il dì 14 maggio dell’anno corrente fatta col Sig.e Pietro Restori proprietario di detta Casa la Poliza d’affitto che cominciò a decorrere sino al d° giorno, nel quale affitto vi sono compresi li mobili descritti nella Copia d’Inventario che ho l’onore di rimetterle assieme alla Copia della Nominata Poliza.

Detta Casa è abitabile attualmente, e vi sono tutti li comodi necessari, altro non mancandovi che li letti, mobili da cucina, botti et altre piccole cose.

In esecuzione parimenti di d° Rescritto del dì 7 Xbre e dell’altro del 18 Gen° anno corrente da V.S. Ill.ma notificato al predetto Sig.re Vicario Regio ho fatto acquisto il dì d° 14 maggio della Casa di questa comunità, che servire deve per stabile abitazione del Vescovo e delli due Fondachi esistenti sotto la medesima di Dominio Diretto della Comunità ed utile del Sig. Francesco Barbieri rispetto ad uno e de SS. Conte Diana, Giulio Uggeri, e Fratelli Maracchi rispetto all’altro, e come che fu aprovato oltre il rilascio alla Comunità d’alcuni Censi passivi, che aveva con questo Patrimonio Ecclesiastico dovesse formarsi il comodo per il Raduno Magistrale e Cancelleria Comunitativa a spese dello stesso ed in conguaglio della Casa suddetta, che la Comunità ha ceduto per lo stabile Episcopio in un saldo di ragione della medesima, così ho posto mano al lavoro occorrente, quale termine di tre o quattro mesi sarà ultimato.

Nel tempo stesso ho dato principio all’agiunta proposta ed aprovata per lo stabile Episcopio, che va continuandosi, ma non può fare il lavoro necessario nell’interno del medesimo sino a che non si trasferischino nel nominato Salone, in cui si Fabrica la Cancelleria Comunitativa ed Archivio, il che non può eseguirsi, se non se quando o sarano asciuti li muri e volti che vi si costruiscono, qualcosa non porterà molto ritardo stante che niuno vi deve dormire.

La sostanza però è che stante la pigione stabilita, come ho avuto l’onore di sopra esporle per l’Epsicopio provisionale per anni tre e che occorrendo può tenersi   anche per quattro, il Vescovo è provisto d’abitazione buona onde niun ostacolo avvi per questo Capo.

Passando al Seminario è da suporsi che nell’inverno tutto sono mancate le calcine che solo si sono potute avere in giugno, essendosi nel corso dell’inverno proveduti diversi legnami, e nel mese di luglio si sono cominciati a scavare li fondamenti per l’agiunta che devesi fare alla Fabrica e cominciato a murare, tuttora si continua e se non mancherà il denaro, potrà senz’interruzione proseguirsi, ma il contenuto in detta agiunta non sarà servibile, che da qui a tre anni, rispetto alle stanze da letto, poiché oltre il tempo, che richiedesi per Fabricare, molto più ve ne vole perché asciughino li muri e volti in modo che vi si possa dormire, nella quale nuova Fabrica vi riescano nove Camere da letto e quattro belle Camere à pian terreno per quattro scuole, che saranno servibili dentro d’anni due.

Oltre la Cucina, retrocucina, legnaia, Cantina, granaio, dispensa Refettorio, ed altri tre quartieri, che due composti di tre Camere, l’uno ed una di due, che sono ottimi di presente, vi saranno dentro di mesi sei diciotto Camere abitabili da diciotto persone, e dentro d’un anno altre sei, che in tutto fanno Ventiquattro, cui agiunte a suo tempo le nove della nuova Fabrica, vi saranno Camere trentatre per altretanti Seminaristi, oltre li detti tre quartieri, uno de quali può servire per il Rettore del Seminario, e farsi negl’altri fratanto le Scuole, come ieri feci osservare al Sig. Vic° Reg° e fatte che siano le quattro nuove Camere per le Scuole potrano servire ad altro uso.

Siccome a mezz’anno non sogliono venire li seminaristi, ma al 9bre così stimerei , che il nuovo Vescovo giunto che vi sia possa dare le disposizioni per il Regolamento interno dei Seminaristi e per il ricevimento delli medesimi e farne l’apertura nel 9bre dell’anno prossimo 1788, giacché in questo intervallo di tempo potrà essere finita la Fabrica nuova, ripulita la vecchia, mediante diverse mutazioni d’usci, costruzioni di soffitti, finestre, matonati ed altri risarcimenti, e potrano essere fatti li mobili di cucina, sedie e tavolini, e tutt’altro che è necessario, giacché il buon Guardiano di S. Croce di Firenze nell’anno 1784 prese tutto, non lasciando neanche li chiodi che erano confitti nei muri.

Sono col solito ossequioso rispetto.

Di V.S. Ill.ma

Pontremoli 4 agosto 1787

Dev.mo Obbligatissimo Servitore

Gio. Batta Venturini

Al Sig. Seg° del Regio Diritto di Firenze

Allegato n. 2

Archivio di Stato di Firenze, Auditore dei Benefici Ecclesiastici e Segreteria del Regio Diritto, b. 4688 – I Motuproprio del 24 marzo 1797

Sua Altezza Reale

In vista dell’onere ingiunto con altro Motuproprio di questo medesimo giorno allo Spedale di S.to Antonio Abate della Città di Pontremoli della prestazione della somma di scudi Milleseicentosessantacinque da pagarsi annualmente da questo giorno in futuro, che scudi Millecinquecento alla Mensa Vescovile di Pontremoli, e li altri Scudi Centosessantacinque al Seminario di detta Città, derogando nelle parti contrarie al disposto dei Motupropri de diciassette marzo e quattordici maggio millesettecentonovantasei, assegna allo Spedale medesimo i seguenti Fondi, Canoni e Rendite. Il Patrimonio e Rendite del Convento de’ Padri Serviti di Corvaia soppresso con Motuproprio a parte de diciassette Marzo detto con i pesi però ed obblighi ingiunti sopra il medesimo con Benigno Rescritto del dì ventinove aprile Millesettecentonovantasei per il servizio della Chiesa di Corvaia, soddisfazione d’obblighi e Congrua al Cappellano o Cappellani, che debbono uffiziare la medesima, finché non sia assegnato detto patrimonio alla Mensa suddetta.

Il Canone con tutti gli altri diritti di dominio diretto sui Beni delle due riunite vacanti Abbazie di S.to Ermete in Orticaia e S. Michele alla Verrucola, poste nella Diocesi di Pisa allivellato alle famiglie Manzi di detta Città per contratto rogato Ser Giuseppe Gennari sotto dì Cinque Gennario Millesettecentocinquantuno, stante l’onere dell’aumento di Congrua alla Chiesa di S.to Ermete in somma di scudi quarantacinque, lire una, soldi tredici e danari quattro.

Il Canone e Rendita dell’Abbazia e Prepositura di S. Torpé nella suddetta Diocesi di Pisa. Quali fondi, Canoni e Rendite predette dovranno staccarsi prontamente dalle Amministrazioni attuali, alle quali sono sottoposte per passarsi e farsene la dovuta consegna allo Spedale di Pontremoli, suo Rettore e Ministri.

Finalmente l’annua somma di Scudi centocinquanta sopra le rendite dell’altra Abbazia di Santa Maria di Cigoli nella Diocesi di San Miniato, sintanto che non siano consegnati allo Spedale tanti fondi della medesima Abbazia capaci di una rendita equivalente dovrà restare fermo l’obbligo alla Comunità di Pontremoli di corrispondere al Seminario Vescovile quei medesimi assegnamenti che dal Patrimonio Ecclesiastico furono ceduti per le Scuole Pubbliche della rendita di scudi Dugento, col peso al Seminario di ammettere gratuitamente alle Scuole, oltre i Seminaristi e Convittori, tutti gli altri Scolari che avevano diritto di essere ammessi alle dette Scuole Pubbliche, le quali dovranno restare soppresse subito che siano in attività quelle del Seminario.

Come pure l’altro obbligo di corrispondere al Seminario le due terze parti della Rendita della Pia Istituzione Coppini amministrata da detta Comunità, riservando l’altra terza parte a comodo e vantaggio dello Spedale degli Infermi di detta Città, dovendo più sollecitamente che sia possibile consegnarsi dalla stessa Comunità al Seminario e suoi Rappresentanti previo l’opportuno rendimento dei Conti, nontanto i Capitali corrispettivi a questa Pia Istituzione Coppini, quanto quelli sopraenunciati delle dette Scuole Pubbliche.

Dato li ventiquattro Marzo Millesettecentonovantasette.

Ferdinando

F. Seratti

G. Rainoldi

Allegato n. 3

Archivio di Stato di Firenze, Auditore dei Benefici Ecclesiastici e Segreteria del Regio Diritto, b. 4688 – II Motuproprio del 24 marzo 1797

Sua Altezza Reale avendo con altro contemporaneo Motuproprio ordinato la consegna allo Spedale di S. Antonio Abate della Città di Pontremoli di vari Fondi ed assegnamenti  in corrispettività dell’onore infrascritto, comanda, e vuole che dal Rettore, e Ministri pro tempore dello Spedale predetto sia pagata da questo giorno in avvenire alla Mensa e Vescovo di detta Città l’annua somma di scudi Millecinquecento di lire sette l’uno moneta Fiorentina libera, ed esente da qualunque diminuzione, o defalco.

E scudi centosessantacinque simili come sopra al nuovo Seminario della stessa Città, a cui dovranno in oltre essere pagati scudi Trecento dalla Comunità di Pontremoli per altrettanti assegnamenti, che essa tiene già destinati a tale oggetto, con le quali somme unite al prodotto di alcuni Orti annessi alla Fabbrica dello stesso Seminario, valutato scudi Trentacinque, vien compita la somma di Scudi Millecinquecento fissata per Dote della Mensa, e di scudi Cinquecento per il Seminario coerentemente alla Bolla Pontificia di erezione del Vescovado, e Seminario predetti dei diciotto Luglio Millesettecento ottanta sette.

E per maggiore sicurezza vuole la R.A. che tutto il Patrimonio dello Spedale predetto prelativamente a qualunque altro peso, ed obbligazione sia tenuta alla sodisfazione di dette prestazioni da eseguirsi come sopra a carico del medesimo, ed in ogni possibile evento come che per le prestazioni suddette resti obbligata la Cassa dello Stato.

Dato li ventiquattro marzo Mille Settecento Novantasette.

Ferdinando

F. Seratti

G. Rainoldi

Marco Angella, Un prezioso documento del 1787 sulla costruenda fabbrica del Seminario di Pontremoli, pubblicato in “Il Porticciolo”, anno XVII, n. 3.09.2024, pp. 142-151

La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini.


[1] Cfr. i tre articoli apparsi su “Il Corriere Apuano”, anno CXVII, n. 22, 1 giugno 2024, p.7: Gabriella Ferrari, L’eredità culturale e l’impegno sociale di Pietro Ferrari. Nel 150.mo anniversario della nascita. Dalla Sanità Militare, agli studi storici, fino al CLN di Pontremoli; cfr. Carlo Ferrari, Quel sommergibile dedicato al navigatore Alessandro Malaspina; cfr. Paolo Bissoli, L’Archivio di Pietro Ferrari, un patrimonio da valorizzare.  

[2] Cfr. Pietro Ferrari, La chiesa e il convento di S. Francesco di Pontremoli, Pietro Rosi Editore, Mulazzo 1974, pp. 297-299.

[3] Cfr. Antonio Costantino Pietrocola, L’erezione della diocesi di Pontremoli e le controversie giurisdizionali per la nomina del suo primo vescovo (1786-1797), in “Odegitria”, Istituto Superiore di Scienze Religiose “Odegitria”, Bari, IX, 2002, pp. 93-168 ed in particolare sulla costruzione del Seminario p. 120. Cfr. inoltre Luciano Bertocchi, In viaggio nella Pontremoli granducale e barocca, Edizioni Il Fiorino, Modena 2020, pp. 148-151 (“La nomina del primo Vescovo acuisce la crisi nei rapporti tra Firenze e Roma”). Cfr. Annibale Corradini, La Chiesa di S. Maria del Popolo, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1969, p. 210 (sull’erigendo Seminario) e p. 213, sul primo Vescovo (“gli fu sommamente a cuore il Seminario e la formazione del Clero, sebbene, per le difficoltà dei tempi e la scarsezza dei mezzi, non potesse condurre a termine quanto aveva in animo”.  Cfr. Marco Angella, Documenti consiliari inediti del 1797 sulla nomina di Girolamo Pavesi a primo Vescovo della Diocesi di Pontremoli, in “Il Porticciolo”, anno XVI, n. 4, dicembre 2023, pp. 119-128.

[4] Cfr. Luciano Bertocchi – Mauro Bertocchi, La chiesa di San Francesco a Pontremoli, Amilcare Pizzi, Milano 1994, in particolare p. 81: “Nel frattempo i beni del convento furono incorporati al patrimonio ecclesiastico e parzialmente ridistribuiti; gli archivi trasferiti a Firenze, insieme a tutto il patrimonio archivistico riguardante le varie congregazioni soppresse; l’eredità Damiani, già patrimonio del convento, fondamentale per la realizzazione delle opere volute nel XVIII secolo, destinata appunto all’erigendo seminario  …”

[5] Cfr. Gianpiero Salvanelli, Dalle origini della scrittura alla scuola contemporanea. La donna e l’evoluzione socio-culturale fra Chiesa, Impero e Nazione; nella ricerca dell’Apua perduta, Grafiche Conti, Aulla 2018, in particolare p. 307: “Con sovrano rescritto del 22 giugno 1792, Ferdinando III accordò al comune di Pontremoli, sul patrimonio dei soppressi Francescani, la rendita annuale di 200 scudi fiorentini, per il mantenimento delle scuole comunali, comprensivo degli stipendi di 4 maestri che insegnavano: leggere, scrivere e abaco; grammatica; retorica; e teologia morale. Era esclusa la filosofia perché insegnata dagli Agostiniani della Santissima Annunziata”. Cfr. Pietro Ferrari, Noterelle Storiche Lunigianesi. Le scuole pubbliche di Pontremoli nel Seicento, in “Lunigiana”, III (1912), 2.  Cfr. pure Marco Angella, A scuola a Pontremoli tra il XIV e il XIX secolo, in “Il Corriere Apuano”, Pontremoli, n. 36 del 20 settembre 1997, p. 3, con citazione delle Relazioni di Pietro Leopoldo. Cfr. Giulivo Ricci (a cura di), La Lunigiana del Settecento nelle Relazioni sul governo della Toscana di Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena, Centro Aullese di Ricerche e di studi lunigianesi, Aulla 1980, pp. 60-61: “La cancelleria è situata poco più giù del Pretorio in due piani: nel primo vi è la stanza per le adunanze che è pulita e la stanza per il cancelliere; al secondo vi sono due stanze per l’archivio e per le scuole dei maschi che vi sono stabilite con la soppressione dei francescani neri e sono composte di 4 maestri, uno di leggere e scrivere con un aiuto, uno di grammatica, uno di umanità e rettorica e uno di morale per gli ecclesiastici, che sempre un canonico del Duomo che ne ha l’obbligo annesso alla prebenda”. Addirittura il Granduca ipotizzò la costruzione di un Seminario (p. 65): “Il convento soppresso dei minori conventuali, situato alle porte di Pontremoli al di là del fiume Verde, ha una chiesa superba a tre navate; il convento è vasto, grande e in buono stato, a due piani, con buoni quartieri e con un buon orto; vi sarebbe luogo da fare a suo tempo con poca spesa un buon seminario per 30 giovani e una accademia ecclesiastica per 10 preti stabilendovi il vescovado, ed a questo effetto si riserba ed è amministrato dal patrimonio ecclesiastico che vi fa soddisfare le messe degli obblighi”.   

[6] Cfr. Luciano Bertocchi – Corrado Poli, L’ospedale vecchio di S. Antonio Abate di Pontremoli tra passato e futuro, Tipografia Mori, Aulla 2006, in particolare p. 36.

[7] Cfr. Fabrizia Formaini, Fondo del Seminario Vescovile di Pontremoli. Guida Virtuale, Archivio Diocesano di Massa Carrara-Pontremoli, 2020, in particolare pp. 1-8 (“Storia dell’ente”).

[8] Cfr. Dizionario corografico-universale dell’Italia sistematicamente suddiviso secondo l’attuale partizione politica d’ogni singolo stato italiano compilato da parecchi dotti italiani, Stabilimento Civelli Giuseppe e C., Milano 1855, vol. III, parte II, Granducato di Toscana,  p. 1046: “Fu ridotto ad uso di Seminario Vescovile di questa Diocesi il soppresso Convento de Minori Conventuali di Pontremoli, aperto nel 1806”; cfr. Amato Amati, Dizionario corografico dell’Italia, Vallardi Tipografo-editore, Milano 1875, vol. VI (Pi – Ru), pp. 440-445, in particolare p. 441: “La città di Pontremoli possiede due biblioteche: quella del Seminario e quella del comune. La prima fu eretta da monsignor Girolamo Pavesi nel 1806 all’apertura del Seminario: venne in progresso di tempo aumentata per opera dei suoi successori e in parte dai doni privati, alcuni dei quali si riserbarono l’uso: non è aperta al pubblico e serve al seminario. I volumi sono 7695 e 3100 le opere. La biblioteca del comune fu di recente formata coi volumi costituenti la libreria privata del defunto auditore Carlo Buides, che con suo testamento lasciavala in dono alla città. Questa biblioteca è stata poi ampliata con alcune poche opere già spettanti alla libreria del soppresso convento dei Cappuccini.” Cfr. Bollettino ufficiale del Ministero dell’Istruzione Pubblica, anno XXIV, vol. I, n. 1, Roma, 3 gennaio 1907, p. 1367, n. 169, “Il Seminario di Pontremoli fu aperto per cura del Vescovo Pavesi nel 1806”. Cfr. pure Gianpiero Salvanelli, op. cit., p. 308: “… il 30 luglio, il Pavesi diede l’ordine di procedura per l’avvio della nuova istituzione. Mancava però la liquidità finanziaria sperata e dovuta, per cui i deputati ecclesiastici del seminario, domandarono al comune la cessione della rendita di 200 scudi. Tale cessione avvenne per istrumento del notaio Francesco Antonio Olivieri solo il 30 maggio 1806, mentre le scuole erano state inaugurate nel novembre 1805 ([Sezione Archivio di Stato di Pontremoli], Fondo Prefettura Lunigiana Parmense, Istruzione Pubblica 1849-1859, Filza n° 35)”.

[9] Cfr. Giorgio Pellegrinetti, , La Lunigiana e l’impero francese (1808-1814), Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1988, pp. 174-175. Pellegrinetti trascrive un’interessante relazione del 7 giugno 1814, inviata dall’ultimo “maire” della città, Gio. Batta Venturini, alle autorità succedute a quelle napoleoniche, che descrive la consistenza e lo stato del “collegio” – Fonte da lui citata: A.S.M. (A.S.C.P.), [ovvero Archivio di Stato di Massa – Archivio Storico del Comune di Pontremoli],  B. 7, c. 67.

[10] Cfr. Cesare Reisoli, L’istruzione pubblica a Pontremoli nell’800 e una vertenza giudiziaria fra Comune e Seminario Vescovile, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. XXV, anno 1973, pp. 77-99.

[11] Cfr. Nicola Zucchi Castellini, Circostanze che precedettero, accompagnarono, seguirono l’erezione della Diocesi di Pontremoli, in “La Diocesi di Pontremoli. Studi sulle istituzioni religiose della Lunigiana”, estratto dall’ “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. XXXIX (anno 1987), Tipografie Riunite Donati, Parma 1989, pp. 5-24, in particolare p. 23.

[12] Cfr. Pietro Bologna, Artisti e cose d’arte e di storia pontremolesi, Forni Editore, Bologna 1972 (ristampa anastatica dell’edizione fiorentina del 1898),p. 64: “Il convento dei Francescani fu destinato al Seminario; ma sebbene la sua erezione venisse decretata fino dal 1787, pure non fu aperto che nel 1806 per mancanza di assegnamenti; i quali furono anche in seguito così scarsi, che dall’anno 1813 al 1819 dové rimanere chiuso per poter pagare i debiti contratti. Per diversi lasciti avuti dal Conte Trincadini, da Don Giulio Pinelli, dall’Avv. Niccolò Anziani, dalla famiglia Damiani e da altri, e per la savia amministrazione, divenne poi fiorente e fu dotato di nuove e importanti cattedre, coperte da uomini rispettabilissimi e dotti, fra i quali, per tacere dei viventi, meritano di essere specialmente ricordati Michelangelo Orlandi, che fu poi Vescovo, Luigi Marsili e Pietro Betta”.

[13] Cfr. Nicola Michelotti, Un vescovo pontremolese negli anni dell’Unità d’Italia, in “La Diocesi di Pontremoli …”, op. cit., pp. 37-49, in particolare p. 40.

[14] Cfr. Nicola Michelotti, op. cit., pp. 37-49, in particolare pp. 40-42.

[15] Cfr. Nicola Zucchi Castellini, op. cit., p. 23, nota 46: “Anonimo, Il canonico Prof. Giuseppe Capocaccia, in “Il Campanone – Almanacco Pontremolese”, 1942; O. Boltri, L’azione del Vescovo nel Seminario, in “Il Campanone – Almanacco Pontremolese”, 1940; U. Bucchioni, Un maestro: Mons. A.M. Mercanti, in “Il Campanone – Almanacco Pontremolese”, 1942; P. Ferrari, In memoria del canonico prof. Andrea Tonelli nel trigesimo della morte, in “Il Corriere Apuano”, 13-11-1943 e a parte: Pontremoli 1943; S. Ferrari, Correnti culturali nel secolo scorso, in “Il Campanone – Almanacco Pontremolese”, 1940; G. Gargiolli, Calendario Lunese per l’anno 1836; E. Peroni, Luigi Marsili fisico, in “Il Campanone – Almanacco Pontremolese”, 1940; E. Peroni, Antonio Stoppani e Luigi Marsili, in “Il Campanone – Almanacco Pontremolese”, 1942; A. Quiligotti, Don Tommaso Bertinelli nei ricordi di un vecchio scolaro, in “Il Campanone – Almanacco Pontremolese”, 1942; C. Reisoli, L’istruzione pubblica a Pontremoli nell’ ‘800 e una vertenza giudiziaria fra Comune e Seminario Vescovile, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, v. XXV (1973); E. Simonini, Tradizione umanistica nel Seminario di Pontremoli, in “Il Campanone – Almanacco Pontremolese”, 1940.”

[16] Cfr. Gianpiero Salvanelli, op. cit., pp. 308-313. Sul Seminario nel XX secolo e oggi cfr. Marco Angella – Antonio Bazzigalupi – Paolo Lapi, Il cammino della Misericordia di Pontremoli nei secoli. 1262-2012, Greco & Greco, Milano 2013, p. 191 e p. 210; cfr.  Fabrizio Rosi, Il Cinema Manzoni di Pontremoli. Breve storia di un cinema di periferia, Carte Amaranto, Sarzana 2024, pp. 11-16: cfr. inoltre https://www.seminariopontremoli.it/

[17] Cfr. Archivio di Stato di Firenze, Auditore dei Benefici Ecclesiastici e Segreteria del Regio Diritto, b. 4688.

[18] Per la precisione ebbi la fortuna di trovare e consultare questa prodigiosa filza il 13 luglio 2009, come testimoniano i miei appunti. Quel giorno trovai anche altre filze molto interessanti che sto ancora studiando.

[19] Cfr. Archivio di Stato di Firenze, Auditore dei Benefici Ecclesiastici e Segreteria del Regio Diritto, b. 4688. Lettera del 4 agosto 1787, c. 2r; cfr. Appendice, Allegato n. 1

[20] Cfr. Archivio di Stato di Firenze, Auditore dei Benefici Ecclesiastici e Segreteria del Regio Diritto, b. 4688, Lettera del 4 agosto 1787, c 2v; cfr. Appendice, Allegato n. 1

[21] Cfr. Appendice, Allegato n. 2.

[22] Cfr. Appendice, Allegato n. 3. 

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