
PREMESSA
Il presente studio sorge con il preciso intento di rendere pubblico un manoscritto del XVIII secolo che ripercorre, in maniera succinta e divulgativa, la storia della Santissima Annunziata di Pontremoli. Non ha dunque grandi pretese se non quella di mettere in evidenza quale fosse lo stato delle conoscenze nel ‘Settecento sulla miracolosa immagine della Santissima Annunziata e sul celebre tempietto marmoreo, nonché quella di contestualizzare i contenuti del documento alla luce di preziose pubblicazioni seicentesche agostiniane rinvenute nel corso della ricerca.
Nel XVII secolo erano già stati stampati due libri sull’argomento: uno nel 1680, scritto dal Frate agostiniano di Asti Marco Aurelio Moglia[1] e l’altro nel 1687 dal genovese dell’ordine dei Teatini Giovan Battista Dadiece o Da Diece,[2] vescovo di Brugnato.
Dal XIX secolo ad oggi diversi studiosi si sono avvicinati alla materia analizzando la Santissima Annunziata da diversi punti di vista ed hanno prodotto saggi di vario genere[3].
IL MANOSCRITTO LUCCHESE DEL 1760
Il codice ms. 1918, conservato presso la Biblioteca Governativa o Statale di Lucca, che ha sede oggi nell’ex Convento di S. Maria Corteorlandini dell’Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio[4], contiene vari documenti del XVIII secolo, riguardanti la città di Pontremoli, appartenenti a volumi diversi.
Alcuni testi, conservati nel volume 126, sono già stati segnalati da Giovanni Sforza nella sua Bibliografia della Lunigiana[5] e sono stati pubblicati sia parzialmente che per intero[6].
Non è mai stato riportato integralmente il manoscritto n. 67, conservato nel volume 142 del codice 1918, avente come titolo Breve e sincero ragguaglio della antica e miracolosa imagine della SS. Annunziata di Pontremoli[7], stilato dal frate agostiniano Pier Francesco Bertolini nel 1760 e dedicato all’anziano colonnello Alessandro Dumesnil[8], da poco Governatore della Provincia di Lunigiana[9].
LE NOTIZIE PIU’ CURIOSE DEL BREVE RAGGUAGLIO
Il manoscritto del 1760 è costituito da dieci paragrafi contrassegnati da numeri romani. Al termine del documento sono riportati la Bolla del 1474 di Papa Sisto IV[10] e l’orazione da recitarsi davanti alla Santissima Annunziata per acquistare “l’indulgenza di 40 giorni concessa” dal Vescovo di Sarzana Giulio Cesare Lomellini[11].
Nel primo paragrafo Bertolini fa riferimento all’ “orrido bosco” nel quale era collocata una cappelletta “dedicata alla Reina de Cieli Annunziata dall’Angelo” che conservava un’immagine dipinta, rassomigliante – così si tramandava allora – a quella di Firenze[12]. Nel secondo paragrafo riporta il “primo prodigioso miracolo” e la “triplicata apparizione”, avvenuta nel 1472 (sic! in realtà 1470)[13] ad una donna della Villa di Torrana (Torrano)[14], affermando di narrare i fatti “colla scorta d’autorevoli documenti”.
Nel terzo spiega come la “prodigiosa fioritura del mistico spino” fece accorrere i Pontremolesi “in gran folla” per venerare il “novello Santuario”. Nel quarto paragrafo segnala la “pietà di Princivalle Villani Nobile, valente medico”, ovvero di colui che “fece innalzare una piccola Chiesa la quale in se contenesse la suaccennata cappella.”[15] Nel quinto si sofferma sulla delibera del Consiglio generale, radunato dal Commissario Ducale di Pontremoli Borrino de’ Colli d’Alessandria il 27 marzo 1474[16], e sulla Bolla di Sisto IV, che permisero di edificare una chiesa più ampia e un monastero, affidato agli Eremitani di Sant’Agostino della Congregazione di Lombardia[17]. Nel sesto cita l’atto d’investitura degli Agostiniani, riportando la data 7 ottobre 1474 e specificando che “il tutto si ricava dall’istromento fatto dal sig. Cristoforo Costa in Archivio”[18].
Il Padre bergamasco Domenico Calvi (1613-1678), nelle sue Memorie sulla Congregazione di Lombardia pubblicate nel 1669, segnala, proprio a partire dal 1474, l’importanza del Venerabile Marcellino Marmori da Milano per la storia del convento pontremolese[19]. Nel settimo paragrafo Bertolini fa cenno a coloro che accudirono all’entrata ed all’uscita della fabbrica per l’ “edificazione del Tempio e del Monastero”[20].
Persino Padre Luigi Torelli nella sua monumentale opera Secoli Agostiniani riporta notizie di questi anni sul nostro Monastero[21].
L’ottavo paragrafo del Breve e sincero Ragguaglio è quello che desta maggior interesse. Qui Bertolini fa riferimento alla “sontuosa Cappella eretta del 1527 con singolare architettura sopra l’antica Cappelletta della gloriosa Annunziata” e, brevemente, afferma: “Il pennello del Cangiasi fu quello che la dipinse. Lo scalpello del Sansovino la formò e di preclare statue la decorò.”
Come noto l’attribuzione del tempietto, assieme alle sculture che l’adornano, è da lungo controversa. Solitamente si riporta che il Sansovino è l’autore della tradizione locale, tuttavia sembra di poter asserire che il manoscritto del 1760 sia il primo, ancora oggi, a “documentare” tale tradizione. Il Moglia, infatti, nel 1680, cita il Cambiaso[22] ma non fa alcun riferimento al Sansovino[23]. Neanche il Targioni Tozzetti azzarda ipotesi[24].
Chi scrive sa che la storia si fa con i documenti alla mano, tuttavia neppure l’eccelso studioso Giovanni Sforza, che della Santissima Annunziata ha scritto pagine memorabili citando preziosissime fonti, si è mai imbattuto in manoscritti in grado di affermare inequivocabilmente chi sia il progettista e l’esecutore dell’opera. Lo storico di Montignoso scartò il Sansovino con una disamina attenta[25] ma non del tutto convincente,[26] e individuò l’autore più probabile del tempietto in Niccolò Civitali (1482-post 1560) senza produrre però materiale archivistico degno di nota[27].
Nell’arco del tempo sono state effettuate diverse attribuzioni[28], chiamando in causa artisti come Giulio Romano (1499-1546)[29], Matteo Civitali (1436-1501)[30], lo scultore fiorentino Giovanni Caccini (1556ca-1613)[31], il Tribolo (1500 ca – 1550)[32] e, recentemente, Pietro Aprile (1480 ca- post 1558)[33].
Solo fino agli anni ‘dieci del XX secolo la critica ha annoverato la cappella di Pontremoli tra le opere del Sansovino[34]. Per mettere in luce quanto il dibattito sul tempietto sia sempre stato vivo anche a livello locale si inseriranno in appendice due articoli, poco o per nulla noti, uno del 1911 ed uno del 1938, apparsi sulle colonne del “Corriere Apuano”.
Nel 1911 fu Don Emilio Cavalieri a riportare in auge il celebre scultore voluto dalla tradizione[35], rifacendosi al volume, pubblicato due anni prima, della “valorosa scrittrice di cose d’arti” Laura Pittoni[36]. Nel 1938 fu l’artista pontremolese Luigi Battistini a riaccendere i riflettori sul Sansovino[37], ipotizzando però come autore del tempietto marmoreo non già Jacopo Tatti (1486-1570), scartato dallo Sforza, bensì il suo maestro Andrea Contucci (1467-1529) da Monte San Savino[38]. Ai posteri l’ardua sentenza!
In assenza, per ora, di testimonianze probanti, si è pensato di allegare al presente studio la riproduzione del documento del 2 luglio 1526, già trascritto dallo Sforza nelle sue Memorie e oggi conservato presso la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, in grado di attestare che il lavoro fu allogato a Carrara e che alla fine di giugno di quell’anno era già condotto a termine e incassato[39]. Fu poi montato e completato a Pontremoli nel 1527.
Nel nono paragrafo Bertolini cita un “antiquato cartellone che conservasi in questo Monastero” nel quale sono segnalate grazie e miracoli elargiti nel Santuario[40]. Non solo, parla anche di oggetti “pendenti dalle pareti del sacro luogo” a dimostrare gli ex-voto esistenti all’epoca.
Nel decimo e ultimo paragrafo l’agostiniano tesse le lodi del tempio sacro pontremolese e si augura che mai “intiepidisca la divozione di questo Popolo verso la Santa Imagine”.
Il richiamo al documento del 1474 del notaio Cristoforo Costa testimonia che tanto Moglia (1680) quanto Bertolini (1760) ebbero la possibilità di consultare un “archivio” che, probabilmente anche per la soppressione ottocentesca[41], era andato già “perduto” o “disperso” all’epoca di storici scrupolosi e meticolosi come Giovanni Sforza e Pietro Bologna[42].
Marco Angella, Il Breve e sincero ragguaglio dell’antica e miracolosa imagine della SS. Annunziata di Pontremoli (1760), pubblicato in “Studi Lunigianesi”, Associazione “Manfredo Giuliani” per le ricerche storiche e etnografiche della Lunigiana, Villafranca Lunigiana, voll. XLIV – XLV (2014 – 2015), 2015, pp. 133-161
Appendice
Allegato n. 1
Fonte: Biblioteca Statale di Lucca, ms. 1918, vol. 142, n. 67, cc. 215r-219r
Breve e sincero ragguaglio della antica e miracolosa imagine della SS.ma Annunziata di Pontremoli pubblicato ad istanza di molti divoti della medesima e dedicato al merito impareggiabile dell’Ill.mo Sig.e Marchese Alessandro Dumesnil Colonnello e Governatore Generale della Provincia della Lunigiana per S.M.C. e degli Ill.mi Sig.ri
Sindici della Comunità di Pontremoli
Ogni ragion volea che mandandosi per me alla pubblica luce il saggio istorico dell’Imagine di Nostra Sig.a che si venera in questa Chiesa del mio SS. Istituto sotto il Titolo della SS. Nonziata fosse egli al merito incomparabile vostro Ill.mo Sig.e Governatore, Ill.mi SS.ri Sindici divotamente consagrato la pietà vostra religiosissima di questa Sacra Imagine, ereditata dagl’incliti vostri Maggiori; dalla quale come da fonte limpidissima e perenne deriva la largezza di tante loro e vostre Beneficenze e la benevolenza vostra verso me singolare, e verso questa mia religiosa comunità ed Istituto (per tacere di tanti altri giustissimi motivi) richiederono un pubblico testimonio dalla suaccennata vostra divozione alla SS.ma Vergine Annunziata e qual fosse argomento della nostra ossequiosa riconoscenza gradite adunq. con quella grandezza d’animo che è pur vostra, la picciolezza del Dono, che ho l’onore di presentarvi e piacciavi di credermi sempre quello che con perfetta stima mi vi offro.
Dalla SS.ma Nonziata di Pontremoli a ….. 1760
Vostro Umilis.mo Divotis.mo Servitore
Fr: Pier Francesco Bertolini
I. Correva l’anno della salutifera Incarnazione millequattrocento settantadue quando piacque al Sig.e di manifestare nel distretto di Pontremoli la sua onnipotenza a gloria di Lui e della Gran Madre di Dio, sempre maggiore, e manifestolla nella seguente maniera
Su la strada Romana in faccia al Monte d° di San Genesio presso il Ponte Saliceto mezzo miglio da Pontremoli a un dipresso distante, era un folto e cupo bosco ove s’annidavano i masnadieri, ed assassini ad effetto d’investire i Passeggieri, cui toglievano ben presto e robba e vita. Nell’orrido bosco stava una cappelletta dedicata alla Reina de Cieli Annunziata dall’Angelo, la di cui Imagine nel muro era dipinta. In qual tempo edificata fosse cotesta Cappella e da chi dipinta l’Imagine non si può costantemente e veracemente asserire non essendovi di ciò monumento alcuno o Tradizione se non che vi fu chi dalla molta somiglianza della Annunziata di Pontremoli a quella di Firenze in tutta Italia celebratissima, piacque d’argomentare esser l’una e l’altra dalla stessa mano delineata. Che ne sia di tal congettura la quale a noi basta d’aver riferita certa cosa è che rassomigliandosi le dette Imagini in ciò che riguarda il fare delle grazie e de prodigi, sono certamente amendue dalla mano di Dio ordinate alla sua gloria e vantaggio de Popoli.
II. Il primo prodigioso miracolo operato da Dio a contemplazione della Sacra Imagine, qual preliminare, e foriero degli innumerabili che succedettero nel decorso degli anni e che tuttavia succedono egli è quello della triplicata apparizione della SS. Vergine ne contorni della suaccennata Cappella. E fu così, come venghiamo narrando colla scorta d’autorevoli documenti. Sul finire dell’antidetto anno 1472 certa Donna della Villa di Torana stava facendo pascere il picciol suo Armento poco lungi dalla Cappelletta medesima Quando le apparve in sembianze di Eccelsa Matrona la S. Vergine e dettole esser Lei la Madre di Dio le comandò di portarsi senza dilazione a Pontremoli e intimare a Sindici di quel luogo in suo nome che dassero (sic!) opera ad inalzare in quella pericolosa boscaglia una Chiesa sotto il titolo della Annunziata. Che le materne viscere erano abbastanza commosse da crudeli avvenimenti occorsi in quel nido di malviventi a danno de suoi divoti E che però era sua volontà che quel Bosco d’Empietade si tracangiasse in un Santuario di Grazie. Ubbidì prontamente la semplice Donnicciuola persuasa della realtà dell’Apparizione, dalla Maestà del Volto, e dalla gravità del portamento tutto celeste. Ma come è condizione de poveri e de semplici il meritarsi poca credenza a detti loro, specialmente dove si tratta di straordinarie cose, così fu ella da que savij Sindaci ributtata quall’apportatrice di sognate novelle.
Tornò la buona femina al suo gregge più contenta d’aver ubbidito alla Regina de Cieli che crucciosa della ripulsa degl’Uomini. Ma non andò egli guari che le apparve di bel nuovo la Celeste Reina, tutta spirante soavità e dolcezza La quale le comandò che ritornasse coraggiosa a fare l’imbasciata di prima. Detto e fatto. Ritornò ella a Sindici di Pontremoli, narrò la seconda visione, inculcò l’ordine primiero. Ma un equale successo sortì questa seconda imbasciata. Impercioché giudicata da Sindici impazzita la Donna fu da loro respinta qual pazza. Allora la Madre di Dio, cui stava troppo a cuore la esecuzione delle sue pietose intenzioni, apparve per la terza volta alla dileggiata sua ambasciatrice.
E poiché la vidde alquanto ritrosa a replicare le derise istanze, Prendi, le disse in aria autorevole, cotesto spino svelto da quel cespuglio; Lo vedi come egli è arido e secco? or bene tu va’ con tale arnese a Pontremoli; rappresenta con quello alla mano il mio ordine; e non dubitare del felice successo. L’onnipotenza del mio figliuolo divino è vaga sovente d’operar prodigi con istromenti informi e vili, a confusione de Forti, e de Sapienti del Secolo. Andata la buona Femina con quel coraggio che le seppe ispirare il celeste comandamento fece per la 3.a volta la sua imbasciata; ed ecco con stupendo prodigio (0 virtù dell’Altissimo Onnipotente ò Maria mirabile ben figurata nel roveto di Moisè!), ecco che alla presenza de Sindici e del numeroso Popolo colà accorso per deridere vieppiù la semplicità della Donna importuna ecco quel ramo spinoso insecchito e freddo nelle di lei mani fiorire! come restorno attoniti gl’Isdraeliti e gli Egiziani in vedere germogliare nelle mani d’Aronne senza umore una verga e trasformarsi nella destra di Moisè in serpente La arida bacchetta; così stupiti rimasero ed attoniti i Popoli di Pontremoli in mirare il riferito portentoso spettacolo, degno per verità di esser per tutti i secoli celebrato.
III. Ma qui non cessò la Divina Potenza d’operar miracoli, troppo impegnata a sostenere l’onore di Maria. In vista della prodigiosa fioritura del mistico spino convinti della verità della mirabile apparizione, accorsero i Pontremolesi in gran folla alla divisata Boscaglia per tributare quella S. Imagine i Loro fervidi voti, e venerare quel novello Santuario. Era allora il gelido mese di dicembre, e le nevi, e i ghiacci e la boreale inclemenza avevano, come avviene in quella stagione, riempiuto quel bosco di squallido orrore e di una vasta solitudine. Ma il mistico roveto che arse una volta senza abbruciare replicò qui in altra guisa i suoi prodigi.
Con ciò sia che attorno l’antidetta Cappella viddero i Pontremolesi rifioriti Li spini malgrado la cruda e gelata stagione, i quali formavano quasi un Cerchio di fiori all’Adorato Ostello di Maria. Allora sì che la pietà di quei popoli commossa ed eccitata da tanti prodigi si disciolse in teneri affetti, in caldi sospiri e in largo pianto. Chi con la bocca per terra adorava le Sante mura in se’ racchiudenti la preziosa Imagine. Chi battendo palma a palma gioiva del Novello Tesoro; Chi detestando sue colpe invocava la Madre di Misericordia affinché gli ferisse il Core con uno di quei spini atti a mandare lagrime di contrizione; Ciascuno finalmente grazie rende a Dio ed alla Santa Madre vive ed immortali per un sì segnalato beneficio.
IV. Ma sopra tutti si rimirò la pietà di Princivale Villani Nobile, valente Medico, il quale non contento delle comuni rimostranze di pii affetti e di sospiri divoti, posta la mano all’opera, fece innalzare una picciola Chiesa la quale in se contenesse la suaccennata Cappella e che fu poi il principio delle successive Magnificenze. Sono incredibili i progressi che ebbe la Divozione al nuovo Santuario dopo il memorando prodigio. Non da Pontremoli solo ma dalle circonvicine piaggie del Parmigiano, Fiorentino, e Genovesato e da monti più alpestri e dalle più rimote valli concorreva Gente di ogni età, d’ogni condizione di ogni sesso, trattavi dalla fama del Miracolo e delle continue grazie che tutti qui dalla Vergine Annunziata ricevevano i quali in questo luogo a Lei ricorsero. Qui Ciechi illuminati, Zoppi raddrizzati, muti della favella, sordi dell’udito riforniti; Febricitanti risanati, Ossessi liberati e sino i Morti alla vita del corpo e dell’anima restituiti, e tanta fu la copia delle prodigiose grazie dall’alma madre compartite, che ebbe a dire Mons. Gio. Batta di Diece Vescovo di Brugnato predicando di questa portentosa Imagine che ne restava oppresso: Magna copia inopem me facit. Ed ecco compiuti i voti della Clementissima nostra Sig.a e Madre Maria. Ecco quel bosco, che era un nido d’empietà tracangiato in Santuario di Grazie.
V. A misura intanto de Benefizi cresceva la riconoscenza dei Beneficati dalla SS. Vergine. Onde che a guisa degli antichi fedeli i quali a piè degl’Apostoli e di Cristo depositavano le loro sostanze in argomento della lor gratitudine, larghe ed abbondanti limosine tutto dì facevansi da fedeli concorrenti alla S. Cappella di Nostra Donna Annunziata e in breve abbondorno le oblazioni a tal segno che procacciar si potettero molti de luoghi vicini che poi sboscare si fecero, e scheggiar rupi, tagliar scogli, e l’ inospita e selvaggia parte a quella vaghezza ridurre, in che presentemente si ritrova. Dopo di che si pensò seriamente ad ergere un magnifico Tempio all’Augusta Regina del Cielo, cui piacque d’operare in questo luogo Santi prodigi, e un Convento inoltre sontuoso, ove abitassero claustrali per il maggior culto della medesima. La quantità delle vive pietre grossissime e delle annose quercie e delle colonne risultata dallo sboscamento di que’ contorni e dal taglio del Monte, non meno che l’abbondanza delle incessanti limosine e più di tutto la tenera pietà sollecitarono all’alta impresa gl’animi generosi de’ Pontremolesi. I quali vennero viepiù confermati nella nobile idea dallo zelo di Borrino Colli d’Alessandria Dottor delle Leggi, Commissario Ducale di Pontremoli, uomo onorato e da bene. Questi adunque radunato il Generale Consiglio a 27 marzo dell’anno 1474 persuase con grande efficacia a consegnare la loro prodigiosa Imagine nelle mani dei PP. Agostiniani della novella Congregazione di Lombardia, per la singolare esemplarità dei Religiosi allora chiarissima. Quindi ad accignersi alla Fabrica della Chiesa e del Monastero quello spettabile consesso confortò. Fu egli quasi una stessa cosa e il deliberare mentre i membri del consiglio non abbisognando di nuovi stimoli la loro pietà, concorsero unanimemente nell’idea proposta.
Ma conciosiache è necessario il beneplacito della Sede Apostolica ad effettuare si fatte risoluzioni si deliberò di ricorrere a Roma per ottenere dal Sommo Pontrefice le necessarie facoltà. Regnava allora felicemente nella sede di Pietro, Sisto IV della Rovere, Savonese, il quale commosso anch’egli dalla fama de’ prodigi operati in Pontremoli per intercessione di questa Annunziata benignamente accolse le suppliche de’ Pontremolesi e le esaudì deputando Mons.re Bartolomeo Uggeri Vescovo di Brugnato con ampia facoltà a lui concessa d’investire gl’Agustiniani di Lombardia del rinomato Tesoro, come dalla sua Bolla in data de 16 dalle calende di 7bre dell’anno 1474. L’anno terzo del suo glorioso pontificato. Della qual Bolla, come fondamentale delle precipue cose narrate nel presente ragguaglio, si dà al fine del medesimo un fedele esemplare.
VI. In vista di questa Bolla famosa presentata da Mons.re di Brugnato si esaltò tutta Pontremoli, veggendo dall’Oracolo del Vaticano canonizata la preziosità del suo Santuario e sottomettendosi di buon animo alla osservanza delle condizioni espresse nella Bolla di doversi edificare una Chiesa e Monastero e di investire i PP. Agostiniani suaccennati. Avvenne che l’anno 1474 a 7 d’8bre il Sig. Lodovico Borborino Dottore di Legge, Girolamo Belmesseri Sindici del luogo come anche il sig. Giulio Villani e Bartolomeo Gabrielli sopra questo particolarmente deputati investirono a nome di Pontremoli, accettante tutta la Congregazione Agostiniana governata in quel tempo dal Ven. P. Taddeo di Ivrea investirono dissi il P. Serafino da Cremona ed il P. Agostino Cazzuli da Cremona, amendue di religiosissima vita, del Santuario più volte nominato. Il tutto si ricava dall’istromento fatto dal sig. Cristoforo Costa in Archivio.
Fu preso il possesso senza altercazione e contrasto de SS.ri Villani poiché essi ad istanza di Mons.re di Brugnato cedettero generosamente e per via di transazione rinunziarono a qualunque preteso diritto che avessero eglino sopra la Cappella con la clausola di certe reciproche condizioni e patti fra le parti, come dall’istromento in archivio fatto a 27 marzo 1474.
VII. Celebrato l’atto solenne della predetta investitura è incredibile l’ardore e zelo onde si diè mano senza indugio alla edificazione del Tempio e del Monastero essendo stati a quest’oggetto e per togliere ogni qualunque disordine quattro Sig.ri di Pontremoli, Girolamo Belmesseri, Bartolomeo Villani, Antonio Opicini e Guilelmo Villani deputati ad accudire all’entrata ed all’esito della Fabbrica ed alle Limosine che sempre più andorono crescendo a misura, che cresceva il concorso de’ Popoli e la Beneficenza della prodigiosa Annunziata. Il perché non andò guari che alzato si vide il magnifico Tempio, costrutto un ragguardevole Chiostro e le altre Officine per comodo de’ Religiosi sollecitamente apparecchiate.
VIII. In seguito furono così pingui le oblazioni e così larghe le limosine somministrate da divoti e singolarmente da Genovesi che dai nostri Religiosi restò perfettamente compiuto nel 1486 un altro Dormitorio magnifico con un altro Chiostro parimente del primo più vago e maestoso Le quali Fabriche della Chiesa e del Convento osservato un giorno da Odoardo primo Duca di Parma fecero sull’animo suo grande, tanta impressione che riputò miracolo della Annunziata di Pontremoli l’aver fatto sì tosto apparire nel valle di Magra edifici così sontuosi.
Quella poi, che anche a dì nostri molto trattiene gli Forestieri eruditi nelle arti della Pittura e della Scultura si è la sontuosa Cappella eretta del 1527 con singolare architettura sopra l’antica Cappelletta della gloriosa Annunziata non mai rimossa dal primo suo luogo, e nel bel mezzo del magnifico Tempio. Il pennello del Cangiasi fu quello che la dipinse. Lo scalpello del Sansovino la formò e di preclare statue la decorò. E tanto basti per qualificare la bellezza ed il pregio.
IX. Del quale pregio però, e di qualunque altro sin qui brevemente accennato intorno la magnificenza del doppio Edifizio (a cui in quest’ultimi tempi è stata aggiunta una Sagristia anche essa per pitture ed intagli vaghissima) assai maggiore e incomparabilmente più estimabile è quello de continui miracoli operati da Dio in questo celebre Santuario e qui è dove dovrebbesi da noi tessere la serie de prodigi e delle grazie impartite dalla SS.ma Annunziata con qualche ordine de tempi e delle Persone ma la brevità prefissa a questo ragguaglio e molto più il numero senza numero de prodigiosi avvenimenti nol permettono senza che la fama gli ha pubblicati abbastanza per ogni dove e in ogni tempo. Il perché ci restringneremo a copiare qui fedelmente un antiquato cartellone che conservasi in questo Monastero; il quale è come un epilogo delle grazie e miracoli seguiti nel nostro Santuario, Egli è del seguente tenore ad litteram:
“Sono stati dalla SS.ma Annunziata risuscitati molti uomini e donne che erano morti. Item sono stati illuminati molti ciechi, che per molti anni avevano perso il vedere. Item sono guariti molti feriti a morte. Item sono stati liberati molti incarcerati. Item sono stati liberati molti appicati. Item sono stati risanati molti dilaniati dai Lupi. Item è stata resa la sanità a molti che erano in transito di morte. Item sono stati liberati molti Marinari da molti pericoli in mare.”
Testimoni irrefragabili delle descritte et altre molte portentose grazie sono Bestie, Vascelli, Crocciole, Corde, Patiboli, Archibugi, Spade, ceppi, e catene pendenti dalle pareti del sacro luogo, con infinita Tabella, quasi Trofei della onnipotente destra di Maria operatrice di tante grazie e miracoli. Lo che fu che mosse il sommo Romano Pontefice Sisto IV ad appellare nella prelibata famosa Bolla, Miracolosa la Imagine della SS.ma Annunziata di Pontremoli che basta ad autenticare il sin qui detto rispetto a miracoli.
X. Resta or finalmente che rivolgendosi all’inclita Città e Popolo di Pontremoli facciansi seco le più vive e sincere congratulazioni della predilezzione che di essi ha mostrato Maria in una maniera così sensibile come è quella d’aversi eletta una sua privilegiata magione ne suoi contorni ed avere aperta in essa una miniera sì copiosa di grazie. Può ben Pontremoli a giusta ragione vantare la sua antichissima gloriosa origine l’amenità e feracità del sito, la moltitudine de chiarissimi Cittadini prestanti nell’armi, arti e lettere e la novella squisita pulitezza e decoro onde ripassano viepiù coteste contrade mercè la vigilante cura, destrezza, e finissimo gusto di chi le presiede al governo; ma il principale oggetto della sua gloriazione e vanto esser dea senza meno il celebre Tesoro della Sacra Imagine che da tanti anni possiede; Non sia però mai che intiepidisca la divozione di questo Popolo verso la Santa Imagine così benemerita di Lui onde s’abbia a vedere piagnere questa Sionne e lamentarsi perciò che non siavi ormai più chi venga a visitarla.
Rammentisi delle innumerabili rilevantissime grazie da lei ricevute per non esserli ingrato. Venga frequentemente a visitarla per riceverne altre maggiori. Rifletta infine che Apua dalla Clemenza di Francesco I Imperator dei Romani Gran Duca di Toscana e nostro Augustissimo Sovrano con suo Motu Proprio è stata novellamente sublimata all’onor di esser la Donna e Capitale della Lunigiana come Paese il più rinomato di tutta essa Provincia le deriva da questa Eccellenza di grado l’indispensabile obbligazione di essere a tutti quei Popoli un vivo esemplare d’una singolare divozione alla SS.ma Annunziata che è e sia sempre di tutti Presidium et Decus. Fine
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SISTUS EPISCOPUS
Servus Servorum Dei
Venerabili Fratri Bartholomeo, Episcopo Brugnatensi in Terra Pontremuli Lunensis Dioecesis Residenti, Salutem et Apostolicam Benedictionem.
Piis Fidelium votis benignum debemus praestare assensum, et ut ea, quae Religionis propagationem, divini quoque cultus augmentum respiciunt, optatum sortiantur effectum, libenter interponere nostrae sollicitudinis partes; Sane pro parte dilectorum filiorum Universitatis, hominum Terrae Pontremuli Lunensis dioecesis, nobis exhibita nuper petitio continebat, quod ipsi, qui dudum in loco Pontis Saliceti extra muros dictae Terrae ob praecipuam et singularem devotionem quam gerebant et gerunt ad Intemeratam Dei Genitricem Mariam, cuius meritis et intercessione Altissimus nonnulla miracula ibidem operari dignatus est, Sacellum quoddam seu quamdam Cappellam sub vocabulo Annuntiationis eiusdem Genitricis Mariae construi fecerunt, zelo devotionis accensi Cappellam ipsam ampliare, ibique unam Domum Ordinis Fratrum Eremitarum Sancti Augustini cum Ecclesia, Campanili, humili Campana, Coemeterio, Dormitorio, Refectorio, ortis ortalitiis, claustro et aliis necessariis officinis pro eorum usu et habitatione Fratrum dicti Ordinis de Observantia Congregationis Lombardiae nuncupatae construere et edificare, seu construi et edificari facere summopere cupiunt, et attestant, si eisdem Fratribus illam pro eorum usu et habitatione huiusmodi recipiendi et inhabitandi perpetuo licentia concedatur. Quare pro parte Universitatis hominum praedictorum nobis fuit humiliter supplicatum ut eisdem Fratribus domum ipsam pro eorum usu et habitatione huiusmodi recipiendi et perpetuo inhabitandi licentiam concedere, aliasque ipsis in praemissis opportune providere de benignitate Apostolica dignaremur. Nos igitur tam sanctum et meritorium Universitatis hominum eorumdem propositum plurimum in Domino commendantes, ac de praemissis certam notitiam non habentes, huiusmodi supplicationibus inclinati, Fraternitati tuae per apostolica scripta mandamus, quatenus, si est ita sine cuiuscumque praejudicio, Congregationi et Fratribus praedictis Domum ipsam cum Ecclesia, ortis ortalitiis et aliis officinis praedictis pro eorum perpetuo usu et habitatione recipiendi et perpetuo inhabitandi auctoritate Nostra licentiam concedas, jure tamen Parochialis Ecclesiae et cuiuscumque alterius in omnibus semper salvo. Non obstantibus foliis recordationis Bonifacii Papae Octavi Praedecessoris nostri prohibentis ne praedicti, vel cuiusvis alterius Ordinis Mendicantium Fratres ad inhabitandum nova loca recipere, seu jam recepta mutare praesumant sine Sedis Apostolicae licentia speciali de prohibitione huiusmodi specialem et expressam faciente mentionem, et aliis Apostolicis Constitutionibus, ac dicti Ordinis juramento, Constitutione Apostolica, vel quavis alia firmitate roboratis statutis et consuetudinibus, caeterisque contrariis quibuscumque, Nos igitur si licentiam huiusmodi vigore praesentium concedi contigerit dictae Domui et illius pro tempore Priori et Fratribus, qui illam inhabitabunt, ut omnibus et singulis privilegiis, exemptionibus, praerogativis, gratiis, favoribus et indultis per Sedem Apostolicam, vel aliis Domibus et Fratribus dicti Ordinis, in genere concessis et concedendis, uti, potiri et gaudere libere et licite valeant, Auctoritate Apostolica, praesentium tenore indulgemus.
Datum Romae apud Sanctum Petrum, Anno Incarnationis Dominicae Millesimo quadringentesimo septuagesimo quarto, XVI. Kal. Septembris, Pontificatus Nostri anno tertio.
Devotissima Orazione da recitarsi ogni giorno avanti la SS. Annunziata.
Ave mundi spes Maria – Ave dulcis, ave pia – Ave charitate plena – Virgo dulcis, et serena – Sola electa tu fuisti – Esse Mater Jesu Christi – Esse mater sine viro – Et lactare modo miro – Angelorum Imperatrix – Peccatorum Consolatrix – Consolare me lugentem – In peccatis iam foetentem – Precor te Virgo beata – Mater Virgo immaculata – Virgo Sancta Mater Dei – Miserere quaero mei – Miserere nunc et hora – Meae mortis pro me implora – Apud Iesum dulce natum – Paradisi commeatum. Amen.
Angelus domini nuntiavit Mariae et concepit de Spiritu Sancto. Oremus Deus qui de B. Mariae Virginis utero, verbum tuum Angelo nuntiante carnem suscipere voluisti praesta supplicibus tuis ut qui vere eam Genitricem Dei credimus, eius apud eos intercessionibus adiuvemur. Per eundem C. Benedicta sit S. et Immaculata concepta B.M.V. Amen. Nos cum prole pia benedicat Virgo Maria.
Chi recita la suddetta Orazione avanti la SS.ma Nunziata acquista l’Indulgenza di 40 giorni concessa dall’Ill.mo e Rev.mo Mons.e Giulio Cesare Lomellini Vescovo di Sarzana.
Laus Deo B.M. semper Virgini nec non B. Patri meo Augustino.
Allegato n. 2
Fonte: Padre Donato Calvi, Delle memorie istoriche della Congregatione osservante di Lombardia dell’Ordine eremitano di S. Agostino, Milano 1669, pp. 159-161
Vero specchio di Santità fu il Ven. Marcellino Marmori di Milano, ch’entrato nella Congregatione di Lombardia, et preso l’habito nel Convento della Coronata, la prima cosa, che imparò fra chiostri, fu la mortificazione di se stesso, et la puntual osservanza de gl’ordini della Religione. …
… Era Marcellino sopra modo verso gl’infermi charitativo, visitandoli, consolandoli, ristorandoli ne travagli loro, et col benedetto pane di S. Nicola liberandone molti da morbi, et infermità. Non mai di Monastero usciva, che non si portasse a gl’Ospitali, et infelice per l’anima sua chiamava quel giorno, che non s’era pro de languenti in qualche cosa essercitato. Zelantissimo sempre si mostrò dell’osservanza regolare non potendo soffrire vederla benché nelle cose minime trascurata, quindi ne riportò talhora il nome di rigoroso, et severo, non guardando egli in faccia a chi chi sia, quando si trattava del mantenimento di quelli. Fu dalla Congregatione mandato ad introdurla nel nuovo Convento di Pontremoli l’anno 1474, destinatovi in primo Priore, e così bene ve la fondò, che rese in breve tempo quella Casa un albergo di santità. Visse famigliarissimo del grand’Arcivescovo di Milano Carlo Gabriele Sforza, di cui a suo piacere reggeva la coscienza, et moderava i sentimenti, et potiam ben dire, instituisse quel buon Prelato in suo Erede universale il Convento della Coronata, non tanto per l’affetto partiale portava alla sua Madre Congregatione, quanto per l’amore, che indissolubilmente a Marcellino lo legava. Dieci volte hebbe l’impiego di Deffinitore, sette volte di Visitatore, tre fiate essercitò la carica di Presidente, et altre tante quella di Vicario Generale, cioè gl’anni 1494, 1503, et 1508, in ogni officio singolar prudenza, et saviezza mostrando, procurando fossero formate, et formando sante leggi, per conservatione dell’Instituto, che professava. In ogni luogo, che fu alla sua cura destinato, come Genova, Milano, Bergamo, Torino, Casale, Pontremoli, et altri, lasciò del suo buon governo perpetui contrasegni non trascurando fatica intentata, purché potesse o nello spirituale, o nel temporale avantaggiare gl’interessi del suo Monastero. L’ultima volta, che di Marcellino habbiamo memoria è l’anno 1513 …
Allegato n. 3
Fonte: Padre Luigi Torelli, Secoli Agostiniani overo Historia generale del Sagro Ordine Eremitano del Gran Dottore di Santa Chiesa S. Aurelio Agostino Vescovo d’Hippona, Per Giacomo Monti, Bologna 1682, tomo VII, p. 526, anno 1501, n. 14
Anno 1501, Conventi di Pontremoli, Saluzzo, Arcignano e Maralonga.
14 – In quest’Anno ci vien somministrata da’ Registri generali dell’Ordine la notitia di trè Conventi già esistenti, mà de’ quali l’origine non l’habbiamo potuta rinvenire, e questi sono li Conventi della Santiss. Annunciata della nobil Terra di Pontremoli, di S. Agostino di Saluzzo nel Piemonte, e di Arcignano di S. Pietro nel Territorio, e Diocesi di Vicenza. Li due primi sono membri della Congregatione di Lombardia non ignobili, & il terzo è membro del Convento di S. Michele di Vicenza. Si fa anche memoria ne’ medesimi Registri del Convento di Maralonga poco tratto fuori del Castello detto di Ulisse della Provincia di Lombardia, del quale tornaremo, à Dio piacendo, à favellare sotto l’Anno del Signore 1515, con occasione di una Bolla di Leone X à quello spettante.
Allegato n. 4
Fonte: Padre Luigi Torelli, Secoli Agostiniani overo Historia generale del Sagro Ordine Eremitano del Gran Dottore di Santa Chiesa S. Aurelio Agostino Vescovo d’Hippona, Per Giacomo Monti, Bologna 1686, tomo VIII, p. 26, anno 1516, n. 16, p. 180, anno 1532, n. 17 e p. 286, anno 1544, n. 18
Anno 1516, Convento di Pontremoli quanto antico
16 – E’ cosa certa, che il Convento non ignobile di Pontremoli Terra su i confini della Liguria, hora posseduta dal Sereniss. Gran Duca di Toscana, è molto più antico di questo tempo, benché sia totalmente ignoto, & incerto l’Anno preciso in cui fu fondato; quello, che è fuori di dubbio si è, che in quest’Anno del 1516 egli era membro della Congregatione di Lombardia, come pur tuttavia va felicemente perseverando sotto il governo della medesima & è un Monistero molto commodo, e ben provisto di Beni di fortuna.
Anno 1532, Capitolo annuale della Congregazione di Lombardia e suoi Atti
17 – In Pontremoli Terra nobile della Lunigiana, nel Convento della Santiss. Annunciata, si congregarono in quest’Anno li Padri dell’Osservanza di Lombardia, per celebrare il loro Capitolo annuale, e fu di quello Presidente per il P. Reverendiss. Generale, il P. Luigi di Crema; e l’elettione del Vicario Generale, cadde, così piacendo a Dio, nella persona ben degna del P.F. Clemente Vestova da Bergamo. Vedasi il Calvi nel suo Historico Memoriale à car. 250 ove registra i nomi degli altri eletti in Diffinitori, Visitatori, Procuratore in Curia, Compagno del P. Vic. Generale, & altri.
Anno 1544, Capitolo annuale di Lombardia in Pontremoli e suoi Atti
18 – I Padri della Congregatione di Lombardia elessero in quest’Anno il Convento della Santiss. Annunciata di Pontremoli per celebrarvi il Capitolo loro annuale; & il P. Modesto di Ferrara sostenne l’honorato posto di Presidente per P. Reverendiss. Generale di tutto l’Ordine. Con la direttione poi di questo Soggetto prudente, e manieroso, toccò la sorte di Vicario Generale al P. F. Latantio di Rumano: le altre elettioni delli Diffinitori, Visitatori, Procuratore in Curia, Compagno, &c. si possono vedere nel P. Calvi à car. 268.
Allegato n. 5
Fonte: Santuario della Santissima Annunziata presso Pontremoli dichiarato Monumento Nazionale, Tipografia Salesiana, Torino 1895., pp. 45-52
Grazie e prodigi operati dalla Santissima Annunziata
Alcune grazie, fra le più segnalate, ottenute all’ombra dell’augusto Santuario, benché senza le prescritte autentiche, furono raccolte e descritte nel già più volte indicato Festivo Ragguaglio, ed io credo bene qui riportarle a sempre maggior gloria della Santissima Annunziata.
1 – Uno sventurato, che si trovava nell’Isola di Corsica, essendo stato, per non so quali delitti commessi, condannato alla pena capitale, ricorse a Colei, che è l’Avvocata ancora dei più abbandonati, con tale confidenza, che nell’ora stessa in cui già stava sul patibolo per soccombere al colpo fatale, una mano invisibile lo involò a quegli orrori di morte e lo trasportò nel Santuario della Santissima Annunziata, dove egli ringraziò con cuor riconoscente e grato la celeste sua Benefattrice ed ebbe grazia di cominciare e condurre sino alla morte una vita regolata e pia.
2 – Un giovinetto della Cervara, che formava la delizia di tutta la sua famiglia, cadde fra le zanne di famelico lupo. La madre che l’amava come la pupilla de’ suoi occhi, ebbe a morirne di dolore. Ma in mezzo alle lagrime ed ai sospiri sentì d’improvviso un forte impulso a rivolgersi alla Santissima Annunziata, e pregava: Ah, Santissima Annunziata, fate che rivegga l’amor mio!… Maria esaudì tosto i fervidi voti; chè a lei ricondusse l’amato figlio del tutto sano e festoso. Essa allora, compresa dalla gioia più pura e più dolce, volò col figlio al Santuario per ringraziare la Santissima Annunziata, Madre della Consolazione.
3 – Un Sacerdote di Fosdinovo, chiamato Andrea, oppresso da gravissima malattia, già era sul punto di passare di questa vita, nè gli usati rimedj dell’arte sanitaria gli furono di alcun giovamento. In quei supremi momenti non dispera, che anzi pieno della più alta fiducia, raccolte un istante le forze dell’angosciata anima sua, fa un voto ardente alla B.V. Annunziata … Ed oh miracolo!… Appena fatto il voto, esce da quello stato letargico mortale e con generale stupore riacquista perfetta salute. Egli allora a compimento del voto e in attestato di riconoscenza e d’amore alla Santissima Annunziata fe’ dono al Santuario di tutte le sue sostanze.
4 – Cotal Giacomo Gravagnino ebbe da un suo nemico un’archibugiata nel petto. Il misero, sentitosi mortalmente ferito, ah! grida … Santissima Annunziata, salvatemi, salvatemi … Al flebile grido si salda prodigiosamente la ferita e la palla cade inerte a’ suoi piedi.
5 – Un certo Scipione Reghini, mentre era ancora in età giovanile, assalito da crudel morbo, già da tutti ritenevasi ridotto agli estremi di vita, quand’ecco per un voto fatto alla Santissima Annunziata dalla sua madre Lucrezia, prese a migliorare e in breve riebbe completa salute.
6 – Una donna di Monteluscio, chiamata Giovanella, fu da fiero morbo talmente deformata nel volto, che aveva la bocca quasi unita all’orecchio sinistro da non poter più articolar parola. L’infelice in sì duro e deplorevole stato passava triste la vita, ma all’amarezza successe il gaudio, allorché, pregata che ebbe colla più illimitata fiducia la Santissima Annunziata, si trovò libera affatto da ogni malore e imperfezione.
7 – Il signor Battista Curini appese una tavoletta su cui notò in versi la grazia ricevuta:
DUM SPEDIA IN PATRIAM REDEO DE RUPE REPENTE / EN PEDE MI SONIPES POSTERIORE CADIT. / VIRGINIS AST TENEOR MANIBUS, DUM FAUCIBUS ORO, / OMNIPOTENS PIETAS ME FACIT INCOLUMEM: / ERGO MEAE QUAE DET SERVATAE SIGNA SALUTIS, / PERPETUO APPENSA EST PICTA TABELLA MIHI
(B. CURINI)
8 – Cotale Antonio Maria Centonari, cavalcando furioso destriero, precipitato di sella in un profondo burrone, die’ subito un grido d’aiuto: Santissima Annunziata, salvatemi! … ed ecco che per divino prodigio si ferma alquanto in aria e, seguitando poscia l’incominciato salto mortale, si trova in quel fondo sano e salvo, mentre il cavallo ne resta sul colpo estinto.
9 – I Garfagnini asserivano che in Castella, villaggio della Garfagnana, nacque una bambina con una mano senza dita e con un piede men lungo dell’altro. Gli afflitti genitori con gran fede e pietà fecero voto di portarsi in pellegrinaggio al Santuario recando seco anche la bambina. Si posero adunque in viaggio e, cammin facendo, ebbero segni certi della grazia, che imploravano; inquantochè, durante il viaggio, piovendo dirotto, le acque formavano intorno a loro altrettanti padiglioni veramente meravigliosi come di liquefatti cristalli; sicché senza punto bagnarsi arrivarono al Santuario. E giunti che vi furono, con quella intensità di fede che può soltanto concepire chi sospira un massimo bene, posero la bambina sopra l’Altare della Santissima Annunziata, mentre essi si diedero a ferventi preghiere. Ed oh miracolo!… Dopo pochi istanti alla presenza di molto popolo spuntarono i diti e a poco a poco crebbero, e il pie’ men lungo giunse al pari dell’altro.
10 – Un’ostessa di Levante per nome Chiara era agli estremi della vita, perché, dato alla luce un figlio con buon successo, un altro le era rimasto morto nel seno e l’arte umana disperava di poterla salvare. In quelle agonie di morte alla misera balenò in mente il salutare pensiero di far confidente ricorso alla Santissima Annunziata. Mossa da tale pensiero, sotto colore di prendere riposo ordinò si chiudessero porte e finestre della sua camera e si lasciasse sola. Allora concentrati i pensieri e gli affetti nella Santissima Annunziata: Aiutatemi, soccorretemi!… questo era il grido di tutta l’anima sua … Mirabil cosa! poco dopo una luce vivissima celeste rischiarò quella stanza ed ella in mezzo a siffatto splendore si sentì rinvigorita e si liberò dalla causa di certa morte e, cessati affatto gli spasimi, invitò tutti a lodare e ringraziare la divina sua Benefattrice Maria Santissima Annunziata.
I suddescritti prodigi, giunti per tradizione sino a noi, figurano tra i moltissimi e strepitosissimi operati dalla Santissima Annunziata, come evidentemente risulta da una sommaria memoria pubblicata dall’autore del Festivo Ragguaglio e conforme predicava lo stesso Vescovo di Brugnato, Giovanni Battista da Diece, il quale, quando gli si porgeva l’occasione di tener discorso delle glorie e dei trionfi della Santissima Annunziata, soleva dire che la gran copia dei prodigi gli rendeva sterile la mente e povero l’ingegno: Magna copia inòpem me facit.
Del resto poi fino dall’anno 1474 Sisto IV, Sommo Pontefice, l’appellò Miracolosa Operatrice di miracoli. E questo solo basti ad apporre il suggello della verità alle cose finora esposte e a risvegliare nel cuore dei fedeli l’avita fede verso l’Augustissima Madre di Dio.
Allegato n. 6
Fonte: Il Corriere Apuano, Sabato 31 Dicembre 1911, anno V, n. 52, p. 2: D. E. Cavalieri, Sull’autore del Tempietto della SS. Annunziata
Sull’autore del Tempietto della SS. Annunziata
La tradizione paesana ha sempre attribuito al Sansovino l’elegante monumento che sorge nella armoniosa semplicità delle sue linee, in mezzo al maestoso santuario. Recenti critici sono sorti a contestarla.
Fra le carte dell’ “Ufficio Regionale per la conser. dei Mon.” di Firenze v’è una relazione ove si nega al Sansovino la paternità del Tempietto. L’ispettore notò che l’iscrizione del Villani murata all’esterno del monumento porta la data del 1493: il Sansovino, nacque nel 1486; dunque non poteva esserne l’autore. Evidentemente il frettoloso ispettore dell’Ufficio Regionale non aveva riflettuto che la data della lapide poteva anche essere anteriore all’artistica cappella; e si sa difatti che quella lapide era prima murata in una cappella preesistente (la cappella de’ Villani) che fu poi surrogata dall’odierna; né avea posto mente alla vera data della costruzione del tempietto, inserita a grossi caratteri dorati sul cornicione di esso, dopo le parole AVE MARIA etc.: MDXXVII.
Anche il sig. Giovanni Sforza, così diligente raccoglitore di cose nostre, crede che l’artistico tempietto falsamente si attribuisca al Sansovino pel fatto che questi non fu mai a Pontremoli e nel 1527 (prima del famoso saccheggio) si trovava a Roma donde passò a Venezia; soltanto verso questo tempo era stato a Carrara, certo per scegliervi del marmo; ed inclina a crederne autore Nicolò, figlio del celebre Matteo Civitali. E quest’opinione dell’insigne storico nostro ha dato si può dire il tracollo alla vecchia tradizione sansoviniana.
Ora, a conforto di questa, giova notare (meglio tardi che mai) che in sua difesa è sorta una valorosa scrittrice di cose d’arti, Laura Pistoni (sic!: Pittoni), nel suo elegante volume sul Sansovino (Venezia – Istituto delle Arti Grafiche, 1909).
Ella risponde allo Sforza che il Sansovino poté benissimo aver fatto, pel nostro tempietto, i modelli in legno e in creta a Roma, come aiutato dal Tribolo, li aveva fatti appunto a Roma pel monumento al re di Portogallo.
E scendendo all’esame de’ diversi particolari del tempietto vi trova molte rassomiglianze con altre opere dell’insigne scultore. La Madonna della lunetta (il bassorilievo dell’Annunciazione sopra la porta principale del tempietto) non è diversa ne’ particolari tecnici come nell’espressione, da quella che s’ammira nell’altare del Sacramento in Santo Spirito: le stesse dita affusolate, le unghie piuttosto riquadre, il dorso alquanto rigonfio; così pure l’Angelo annunziatore, bellissima e delicata figura. Le testine angeliche ai due angoli superiori della cornice racchiudente la lunetta ci richiamano davvicino a quella coorte d’angeli che si vedono sulla porta della Sagrestia di S. Marco a Venezia, alle piccole teste di Cherubini del monastero agiense di Roma, a quelle che s’ammirano sulla porticina del Bargello. Le squisite fattezze delle otto statuine, dall’espressione mistica, ritte sugli angoli del cornicione ottagonale, son cosa tutta sansoviniana; anzi una di esse assomiglia a quella del S. Giovannino de’ Frari a Venezia. Prettamente sansoviniano è poi il basamento del tempietto.
L’autorevole scrittrice non esita perciò ad attribuire il bel tempietto al Sansovino; e noi ce ne compiacciamo vivamente, inquantoché rimette in onore, se pure non conferma del tutto, la vecchia tradizione e nuovo pregio aggiunge al celebre Santuario che fu testimonio, come della munificenza, così della fede de’ padri nostri.
D. E. Cavalieri
Allegato n. 7
Fonte: , Il Corriere Apuano 19 marzo 1938, anno XXXII, n. 12, p. 3 e 26 marzo 1938, anno XXXII, n. 13, p. 3: Luigi Battistini, Gioiello sansoviniano. La Cappella della SS. Annunziata in Pontremoli
… L’interno del tempio è vasto, ma d’una povertà architettonica che immalinconisce: si direbbe che l’architetto abbia sbagliato metro ed abbia partorito una montagna per contenere un topolino: il topolino, nel caso presente, sarebbe il grazioso tempietto marmoreo attribuito da alcuni al Civitali di Lucca.
Non so se questa attribuzione sia scritta sulle carte così come circola sulle labbra; sarebbe errore troppo grave, poiché Matteo Civitali, lucchese, scultore e architetto, morì nel 1501, mentre la decisione del Consiglio pontremolese d’erigere il tempietto risale al 1525 e il tempietto porta la data del 1527. Sarebbe più attendibile, come vorrebbero altri, attribuire l’opera in parola al Sansovino, ma a quale dei due Sansovino, ad Andrea Contucci o a Jacopo Tatti discepolo del primo?
Ho interrogato la calligrafia delle sculture e sarei incline a dichiararne la paternità di Andrea Contucci da Monte S. Savino. Ma prima di fondare la mia ipotesi non trascurerò altri elementi che potrebbero essere utili a chi ha maggiori cognizioni e a chi s’addentra volentieri nei meandri storici e cronologici.
Per questa attribuzione del tempietto fui colpito in un primo tempo, da una coincidenza di date, ed è questa: Jacopo Tatti (chiamiamolo il secondo dei Sansovino) parte da Roma e si trasferisce a Venezia nel 1527 e colà diventa l’architetto e lo scultore ufficiale della Serenissima nel 1529. Potrebbe darsi perciò che nelle tappe del suo viaggio toccasse Pontremoli e per una fortunata combinazione vi erigesse il tempietto votato dal Consiglio della Città nel 1525. Ma in un secondo tempo, confrontando le sculture del tempietto con quelle del Sansovino a Venezia, rimossi la mia prima convinzione: le figure di Jacopo Sansovino hanno il panneggio più tormentato e un carattere troppo dissimile dalle sculture dell’Annunziata. Eccomi così alla mia attuale convinzione: essere il tempietto e le sue sculture opera di Andrea Contucci da Monte S. Savino e per convincersi basti osservare l’Annunciazione che trovasi nella Casa di Loreto, opera sicuramente sua: quivi la stessa corposità plastica, lo stesso panneggiamento largo e riposato, gli stessi particolari decorativi che sono nelle sculture del tempietto in esame. Eppoi esiste una relazione di fatti, che si potrebbe dire troppo lieve per servire da elemento di giudizio, ma talvolta anche questa lievità potrebbe schiudere l’accesso al vero.
La scrittrice Eva Tea, scrivendo del nostro e confortata dall’autorità del Vasari, dice che la fortuna artistica permise ad Andrea Sansovino l’acquisto d’una proprietà agreste al borgo natio, ove il Contucci era solito ritirarsi quattro mesi all’anno per riposare: riposo fattivo d’altronde, che gli permetteva di accontentare le numerose richieste di progetti e di opere da varie parti d’Italia. In quei riposi sappiamo che egli fece un progetto di chiostro per i frati di S. Agostino del suo paese. Tutto ciò è poco, ma potrebbe essere sufficiente per supporre che i frati di S. Agostino di Monte S. Savino, fossero a conoscenza del Santuario Agostiniano dell’Annunziata, vi scambiassero residenza e visite e indirizzassero la commissione del tempietto al Sansovino. A chi poi addusse la probabilità dell’attribuzione del tempietto ad un figlio di Andrea Contucci posso dire che non risulta, stando anche alle biografie del Vasari, che i tre figli maschi del Sansovino esercitassero l’arte del padre. Le date poi concordano: fino al 1526 il Sansovino è direttore dei lavori al Santuario di Loreto, poi si ritira al paese di nascita e vi muore nel 1529 in seguito ad una calda presa mentre spostava dei pali da un luogo all’altro della sua villa.
Andrea Contucci detto il Sansovino, prima di mancare ai vivi, avrebbe così arricchito della sua arte due luoghi cari all’Ancella di Dio: Loreto e Pontremoli.
Battistini Luigi
[1] Cfr. M.A. Moglia (Fra), Festivo ragguaglio della portentosa Imagine di Maria Annontiata di Pontremoli, nella Stampa di Girolamo Marini, Massa 1680. Un esemplare manoscritto del Moglia, copiato dal Dottor Pietro Piedi tra il 24 e il 26 dicembre 1856, è conservato in Archivio di Stato di Massa, Biblioteca, Miscellanea n. 141.
[2] Cfr. G.B. Dadiece o Da Diece, La SS. Annonciata di Pontremoli ossequiata profondissimamente da mons. Vescovo di Brugnato, ed humilmente offerta all’Altezza ser. del Gran-Duca di Toscana, Genova 1687.
[3] Si segnalano, in particolare, i seguenti studi: G.B. Cavalieri Bernardoni, Santuario della Santissima Annunziata presso Pontremoli dichiarato Monumento Nazionale, Tipografia Salesiana, Torino 1895; G. Sforza, Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli, vol. I, pp. 443-444 e pp. 458-460; vol. II, pp. 745-840, Forni Editore, Bologna 1972 (rist. anast. dell’edizione fiorentina del 1904); E. Cavalieri, Alcune notizie riguardanti il Santuario e i Padri Agostiniani della SS. Annunziata in occasione delle nozze d’oro sacerdotali del Rev.mo D. G.B. Cavalieri, Bertocchi, Pontremoli 1934; M. Giuliani, Il “Groppus de Tabernula” sulla via di Montebardone e l’oratorio di San Lazzaro di Pontremoli, in “Bollettino Ligustico”, 1955, n. 1-4, pp. 1-12; N. Zucchi Castellini, Il Santuario della SS. Annunziata ed il Convento degli Agostiniani in Pontremoli, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. XXI, 1969, pp. 39-55; B. Campi, Memorie storiche della città di Pontremoli, Tip. Artigianelli, Pontremoli 1975, pp. 119-120; L. A. Antiga, Studi e ricerche sull’Alta Lunigiana, Pontremoli 1977, pp. 142-151; N. Michelotti, Il processo ai frati della SS. Annunziata, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. XLIII, 1992, pp. 35-59; G. Benelli, La SS. Annunziata di Pontremoli, “Quaderno” n. 3 della Fondazione Città del Libro, s.d.; C. Rapetti, Storie di marmo. Sculture del Rinascimento fra Liguria e Toscana, Electa, Milano 1998, pp. 218-225; E. Caccamo, La chiesa e il tempietto della SS. Annunziata di Pontremoli, tesi di laurea, Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, a.a. 2001/2002; P. Lapi, La devozione mariana nella Pontremoli del Cinquecento, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. LIX (2007), Tipografie Riunite Donati, Parma 2008, pp. 97-134, in particolare pp. 102-107; G. Moretto, La Chiesa della SS. Annunziata di Pontremoli. Percorso storico ed artistico, Tipografia Mori, Massa 2008.
[4] Sulla Biblioteca Statale di Lucca, già Biblioteca Governativa di Lucca, cfr. Archivi di biblioteche. Per la storia delle biblioteche pubbliche statali, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2002, pp. 95-99.
[5] Cfr. G. Sforza, Saggio di una Bibliografia storica della Lunigiana, Arnaldo Forni Editore, Bologna 1982 (rist. anast. dell’edizione modenese del 1874), p. 262, n. 228 e n. 229. Quei manoscritti all’epoca di Sforza erano catalogati in modo diverso da ora: si tratta del n. 4 (Descrizione delle Chiese e Palazzi di Pontremoli), anonimo, ma attribuito dagli studiosi di storia locale al pittore Antonio Contestabili, (1716-1790) e del n.10 (Nota de’ migliori quadri della città di Pontremoli e loro autori), con prosecuzione al n. 15 (Segue la descrizione de’ migliori quadri della città di Pontremoli già cominciata al n. 10 del tale volume come sopra), di mano del nobile Vincenzo Pavesi (1741-1803).
[6] Sono stati pubblicati parzialmente in P. Bologna, Artisti e cose d’arti e di storia pontremolese, Forni Editore, Bologna 1972 (rist. anast. dell’ediz. fiorentina del 1898) e per intero in R. Bossaglia – V. Bianchi – L. Bertocchi, Due secoli di pittura barocca a Pontremoli, Sagep Libri & Comunicazione, Genova 1997, pp. 169-172.
[7] Cfr. Biblioteca Statale di Lucca, ms. 1918, vol. 142, n. 67, cc. 215r-219r. Cfr. Allegato n. 1. Nell’indice del volume è indicato come Ragguaglio della miracolosa Annunziata di Pontremoli. Il manoscritto n. 67 è stato da me rinvenuto a Lucca il 5 novembre 1993 in occasione di indagini per la tesi di laurea. E’ stato citato, su mia segnalazione, nel libro C. Rapetti, op. cit., p. 222 e p. 359 e, successivamente, in E. Caccamo, tesi cit., p. 62 e in G. Moretto, op. cit., p. 110.
[8] Sul Marchese Alessandro Dumesnil o Du Mesnil cfr. M. Aglietti, I governatori di Livorno dai Medici all’Unità d’Italia. Gli uomini, le istituzioni, la città, Edizioni Ets, Pisa 2009, p. 123 e, in merito alla vicenda pontremolese, nota 291.
[9] Sull’ingresso a Pontremoli di Alessandro Dumesnil come Governatore di Pontremoli e Lunigiana cfr. Sezione Archivio di Stato di Pontremoli (d’ora in poi S.A.S.P.), Nuovo Copia Lettere della Communità di Pontremoli dall’anno 1752 sino al 1766, c. 40v, “Al Sig. Alessandro Dumesnil Governatore di Pontremoli e Lunigiana”, 14 gennaio 1758. All’epoca il Granduca era Francesco Stefano, che “guidò infatti da Vienna il Granducato mediante la Reggenza per ventotto anni, fino al 1765”. Cfr. P. Bellucci, I Lorena in Toscana. Gli uomini e le opere, Edizioni Medicea, Firenze 2001, p. 26. Nel 1760 ricoprivano la carica di Sindaci di Pontremoli i signori Gaspare Formaini, Avvocato Camillo Coppini, Domenico Maria Bologni e Aurelio Maracchi: cfr. S.A.S.P., Consigli generali (1741-1776), c. 188.
[10] La Bolla del 17 agosto 1474 di Sisto IV è stata pubblicata anche dal Moglia nel 1680 (pp. 58-62) e dal Bernardoni nel 1895 (pp. 23-26); parzialmente da Sforza (vol. II, pp. 752-753). Su Sisto IV, al secolo Francesco della Rovere (1414-1484), Papa dal 1471 al 1484 cfr. C. Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton Compton Editori, Roma 1999, pp. 589-594.
[11] Su Giulio Cesare Lomellini, Vescovo di Luni-Sarzana dal 1757 al 1791, cfr. G. Franchi – M. Lallai, Da Luni a Massa Carrara – Pontremoli. Il divenire di una Diocesi fra Toscana e Liguria dal IV al XXI secolo, Modena-Massa 2000, vol. I, parte I, pp. 96-97, n. 74.
[12] Anche Moglia (p. 17) ebbe a scrivere: “esser la portentosa Annontiata di Pontremoli molto somigliante à quella di Firenze, si va argomentando, che l’una, e l’altra sii stata effigiata dall’istessa mano, cioè da un certo Bartolomeo, huomo, che visse in Dio molto rassegnato.” Sull’Annunziata di Firenze e su Bartolomeo cfr. E. Casalini, La SS. Annunziata di Firenze. Studi e documenti sulla chiesa e il convento, Stab. Poligrafico Fiorentino, Firenze 1978,in particolare pp. 86-87.
[13] Sulla data dell’apparizione sia Moglia (p. 18) che Bertolini annotano 1472 anziché 1470. Campi (pp. 119-120) riporta l’avvenimento al 1470. Così scrive G.B. Cavalieri Bernardoni (p. 8): “Una Cronaca di Pontremoli, sebbene anonima, pur degna di fede, armonizzando le notizie, che contiene, con quelle di altri documenti autentici, depone per la verità dell’asserto quanto appresso: Nell’anno 1470 furono felici i Pontremolesi per essersi scoperta in tale anno la miracolosa Immagine della Santissima Annunziata. Dunque se nel 1470 fu scoperta, già esisteva da tempo, sebbene sconosciuta, in quel luogo stesso.”Così scrive Giovanni Sforza (vol. I, pp. 443-444): “L’immagine dell’Annunziata, che si venera nelle vicinanze di Pontremoli, è una pittura a fresco d’ignoto e modesto pennello, la quale adornava una piccola Maestà, o tabernacolo, a Groppo di Tavernella presso il ponte di Saliceto. Avendo questa immagine incominciato a levar grido e ad attrarre a sé buon numero di fedeli, a mano a mano il concorso andò talmente crescendo, che il medico pontremolese Princivalle Villani, spinto dalla devozione, vi costruì, a sue spese, una cappella nel 1471, l’anno appunto del passaggio per Pontremoli di Galeazzo Maria e di Bona, sua moglie, anzi la fabbricò poco dopo che quel passaggio ebbe avuto luogo.” Sul viaggio a Firenze del Duca di Milano cfr. D. Del Prato, 1471: il trionfo di Galeazzo Maria Sforza, Edizioni Giacchè, La Spezia 2010.
[14] Moglia (p. 18) indica “una divota femina della Villa di Torana”; Bertolini usa l’espressione “certa Donna della Villa di Torana”; Campi (p. 119) annota “una semplice e divota pastorella della villa di Torrano”; Cavalieri Bernardoni (p. 14) aggiunge il cognome: “E di vero nel Dicembre dell’anno 1470 una fanciulla, la quale si dice appartenesse ad una certa famiglia Miliani di Torrano, villaggio non molto lontano dal Santuario, si trovava per somma ventura a pascolare il gregge nelle vicinanze di quella Maestà o piccola Cappella quand’ecco …”.
[15] Su Princivalle Villani cfr. G. C. Dosi Delfini – N. Zucchi Castellini, op. cit., pp. 191-193: si tratta della famosa epigrafe che riporta la data 1471, anno nel quale “sacellum sua impensa erexit” per custodire la miracolosa immagine. “La cappella di Princivalle non era un piccolo oratorio, come generalmente si crede, ma una chiesa assai vasta, tanto è vero che misurava tredici metri e cinquanta centimetri di lunghezza e undici metri e trenta centimetri di larghezza. …” Cfr. G. Sforza, op. cit., vol. II, p. 763.
[16] Sul Consiglio generale cfr. G. Sforza, op. cit., vol. II, pp. 745-746: “… Il Consiglio approvò a voti unanimi la proposta e dette piena balia al Commissario di chiamare gli Agostiniani”. Su Borrino de’ Colli da Alessandria, “cavaliere e giureconsulto” cfr. S. Meschini, La Francia nel ducato di Milano: la politica di Luigi XII (1499-1512), Franco Angeli, 2006, p. 78; Annali della Scuola normale superiore di Pisa, classe di lettere e filosofia, Quaderni, Edizione 1, La Classe 1997, p. 39.
[17] La “Congregazione riformata di Lombardia, una delle ramificazioni de’ vecchi Eremitani di S. Agostino” (G. Sforza, op. cit., vol. II, p. 746) fu fondata nel 1439 a Crema. Scrisse infatti Moglia (pp. 30-31): “Congregazione che tutta via fioriva in Santità, essendo solo 36 anni, che era stata fondata da i miei tre Beati Padri Giovanni Rocco Porcij da Pavia, Giorgio Lazzuoli da Cremona e Giovannni da Novara”. Sulla storia della Congregazione degli Agostiniani, provenienti da Crema, cfr. G. Solera (a cura di), Storia di Crema raccolta per Alemanio Fino dagli annali di M. Pietro Terni ristampata con annotazioni di Giuseppe Racchetti, Presso Luigi Rajnoni Libraio, Crema 1844, vol. I, p. 35: “Dietro a’ frati di S. Francesco novantaquattr’anni dopo, che fu l’anno 1439, ebbero la loro origine in Crema i frati Osservanti di S. Agostino, procurando F. Giovanni Rocco de’ Porci pavese, F. Giovanni da Novara e F. Bartolomeo Cazulo cremasco. La cagione d’introdurre questi frati in Crema fu Gio. Tomaso Vimercati, il quale venendo a morte lasciò loro tutti i suoi beni, con obbligo che fabbricassero in Crema un monastero della detta religione d’Osservanza, essendo tutti gl’altri Conventuali. Di maniera che i primi frati d’Osservanza di S. Agostino avvrebbono avuto principio nella terra nostra.” Sul “nuovo Monistero” di Crema cfr. P. L. Torelli, Secoli Agostiniani overo Historia generale del Sagro Ordine Eremitano del Gran Dottore di Santa Chiesa S. Aurelio Agostino Vescovo d’Hippona, Per Giacomo Monti, Bologna 1680,tomo VI, p. 707, anno 1439, n. 14. Cfr. inoltre P. D. Calvi, Delle memorie istoriche della Congregatione osservante di Lombardia dell’Ordine Eremitano di S. Agostino, Milano 1669, pp. 1-25 (sul Beato Rocco Porcij di Pavia), pp. 25-35 (sul Beato Giovanni di Novara) e pp. 35-52 (sul Beato Giorgio Lazzoli di Cremona).
[18] Già il Moglia (pp. 32-33) aveva scritto: “Al che più che volentieri inclinando il Capo à nome di Pontremoli, il Sig. Lodovico Borborino Dottor di Legge, Girolamo Belmesseri, Sindici del luogo, come anco il Sig. Giuliano Villani, Bartolomeo Gabrieli, sopra questo particolare deputati, seguì, che l’anno 1474 a dì 7 d’Ottobre restorno investiti (tanto si cava dall’instromento che fece il signor Christofaro Costa) a nome di tutta la Congregazione, governata in quel tempo dal Venerando Padre Tadeo d’Invrea, dui de’ nostri religiosi, il Padre Serafino da Cremona & il Padre Agostino Cazzuli da Crema, Religioso d’una religiosissima esemplarità, molto grato a Bianca Maria Duchessa di Milano…” Su Padre Serafino da Cremona cfr. G. Dotti, Manoscritti dei secoli XII-XV e incunaboli della biblioteca del Convento di S. Agostino di Cremona, Biblioteca statale e libreria civica di Cremona, 1981, p. 42. Sul Padre Agostino Cazzuli da Crema (1423 ca – 1495), fratello di Padre Bartolomeo (morto nel 1443), cfr. P. D. Calvi, op. cit., pp. 63-70; K. Walsh, Cazzuli Agostino (Agostino da Crema), in “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 23 (1979).
[19] Cfr. Allegato n. 2: P. D. Calvi, op. cit., pp. 159-161. Il Calvi indica spesso la nostra città nella sua opera e fa particolare riferimento ai Capitoli tenutisi a Pontremoli nel 1532 (p. 250) e nel 1544 (p. 268). Il convento di Pontremoli viene citato anche in un manoscritto conservato presso la Biblioteca Nazionale San Marco di Venezia: cfr. Bibliotheca manuscripta ad S. Marci Venetiarum, Ex Typographia Commercii, Venezia 1869, Tomo II, Cod. 163, chart, saec. XV, a. 210, I.154 [L. III, CLV], p. 346, 4, Status conventum eiusdem ordinis [fratrum eremitarum S. Augustini]. Mette conto precisare che gli Agostiniani si insediarono a Pontremoli nel 1474 prima della costruzione del nuovo Convento, scegliendo a stanza la vicina chiesa di San Lorenzo. Cfr. G. Sforza, op. cit., p. 747.
[20] Scrive Moglia (pp. 33-34): “Divenuto dunque che fu l’Ordine del Patriarca S. Agostino possessore di sì stimato, e prezioso gioiello, immantinente il Publico di Pontremoli gettò stabili fondamenti d’un Tempio sontuosissimo, d’un Chiostro riguardevole, indossando l’accudir all’entrata & uscita della fabrica, à questi quattro Signori Girolamo Belmesseri, Bartolomeo Villani, Antonio Opicini, Guglielmo Villani.” Sulla costruzione della fabbrica e sulle numerose maestranze che vi lavorarono cfr. G. Sforza, op. cit., vol. II, pp. 755-778 e pp. 818-837.
[21] Sulla presenza del Monastero pontremolese nella storia degli Agostiniani cfr. Allegato n. 3 e Allegato n. 4.
[22] Sull’intervento di Luca Cambiaso (1527-1585) nella chiesa della Santissima Annunziata di Pontremoli cfr. L. Magnani, Adorazione dei Magi, in “Luca Cambiaso. Un maestro del Cinquecento europeo”, Silvana Editoriale, Milano 2007, pp. 226-227; G. Moretto, op. cit., pp. 133-151. Cfr. pure L. Putti, Nuove ipotesi sul tempietto della SS. Annunziata, in “Il Corriere Apuano”, 15 gennaio 2005, p. 3. La studiosa piacentina ipotizza che il Cambiaso possa aver realizzato, nelle vesti di scultore, anche la statua di Sant’Agostino.
[23] Scrive Moglia (pp. 45-46) nel 1680: “Il pennello del Cangiasi fu quello che la dipinse e fu quello che facendo pompa del suo valore, la segnalò; e segnalata pur anche la rende il Cordone, che pregiatamente la cinge, essendo decorato d’otto marmoree Statue, che per le loro vivezze sembra che parlino; e se taciturne si mostrano, questo procede, non perché siano di pietra, ma perché restano stupefatte per la maestria che ostenta la Statua del Patriarca S. Agostino, ch’al di dietro in nicchia di marmore rubicante intronizata si mira.”
[24] Cfr. G. Targioni Tozzetti, Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana, per Gaetano Cambiagi, Firenze 1777, tomo XI, p. 397: Targioni Tozzetti riferisce semplicemente di una “sacra immagine” dipinta sul muro “rinchiusa in una vaga Cappella ottangolare incrostata per di fuori di marmi avendovi contribuito molto la Comunità …”
[25] Cfr. G. Sforza, op. cit., vol. II, pp. 786-791: “Chi ideò e scolpì il tempietto? …” Sforza, dopo un’approfondita analisi scrive: “In conclusione, il Sansovino dalla prima metà del ’24 fino al sacco del ’27 non si mosse da Roma; intento com’era, a quella grandissima fabbrica [San Giovanni Battista dei Fiorentini]. Resta dunque escluso che sia stato a Carrara e v’abbia lavorato il tempietto pontremolese.”
[26] Nulla vieta che il Sansovino possa aver realizzato il progetto e i modelli di scultura a Roma, avvalendosi di mediatori a Carrara. Così come l’opera potrebbe essere frutto di un lavoro di squadra.
[27] Sull’attribuzione del tempietto a Niccolò Civitali (1482-post 1560), figlio di Matteo, cfr. G. Sforza, op. cit., vol. II, pp. 791-793.
[28] Per una storia relativa alle attribuzioni del tempietto marmoreo cfr. C. Rapetti, op. cit., pp. 222- 224.
[29] Cfr. E. Gerini, Memorie storiche d’illustri scrittori e di uomini insigni dell’antica e moderna Lunigiana, Arnaldo Forni Editore, Bologna 1986 (rist. anast. dell’edizione masssese del 1829), vol. II, p. 239: “perocché la facciata del tempio … e l’ottagona cappelletta … stimansi ambedua disegno di Giulio Romano”.
[30] “Uno studioso di cose pontremolesi, pensando che anche nella Cattedrale di Lucca vi è un tempietto, dove si venera il Volto Santo, opera lodatissima di Matteo Civitali … ma fece i conti senza la cronologia …” Cfr. G. Sforza, op. cit., vol. II, p. 786. Pure Girolamo Gargiolli cadde in errore citando un documento del 1493: cfr. G. Gargiolli, Calendario Lunese per l’anno 1836, Fivizzano 1836, p. 74. In realtà, come sottolineò Sforza (vol. I, pp. 459-460), il Gargiolli fu tratto in inganno: “Il Gargiolli … ha confuso la chiesa di S. Colombano con quella della SS. Annunziata!”. Anche Repetti scartò l’ipotesi del Sansovino facendo erroneamente riferimento al 1493: cfr. E. Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana, contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca, Garfagnana e Lunigiana, Allegrini e Mazzoni, Firenze 1841, vol. IV, pp. 553-554.
[31] “All’edificio si interessa negli anni Novanta del secolo scorso Guido Carrocci, Ispettore dei monumenti di Firenze, che stende delle schede mai pubblicate … Lo studioso riconduce il Sant’Agostino alla seconda metà del XVI secolo, cogliendovi riferimenti all’opera dello scultore fiorentino Giovanni Caccini”: cfr. C. Rapetti, op. cit., p. 223.
[32] “Recentemente (1978) Carlo Del Bravo ha ricondotto al Tribolo l’angelo sovrastante la parola Benedictus” (C. Rapetti, op. cit., p. 224); cfr. C. Del Bravo, Quella quiete quella libertà, in “Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa”, s. III, VIII, 4, 1978, pp. 1456-1490, in particolare pp. 1465-1466.
[33] “Migliaccio (1992), nell’ambito di uno studio sulla bottega di Pietro Aprile attiva a Carrara, ipotizza che si possa riconoscere nella cappella l’opera, da realizzarsi a Pontremoli, ricordata nella procura stipulata dallo scultore Pietro da Carona con Giovanni de’ Rossi da Fiesole e Gerolamo di Jacopino da Compiano. …” (C. Rapetti, op. cit., p. 224): cfr. L. Migliaccio, Carrara e la Spagna nella scultura del primo Cinquecento, in “Le vie del marmo”, 1992, pp. 101-136, in particolare pp. 130-132. Sull’ipotesi di Pietro Aprile cfr. G. Moretto, op. cit., pp. 109-132.
[34] Cfr. C. Rapetti, op. cit., p. 224. Si segnala a tal proposito lo studio G. Lorenzetti, Vita di Jacopo Tatti (detto il Sansovino), Firenze 1913.
[35] Cfr. D. E. Cavalieri, Sull’autore del Tempietto della SS. Annunziata, in “Il Corriere Apuano”, 31 Dicembre 1911, anno V, n. 52, p. 2. Cfr. Allegato n. 6.
[36] Cfr. L. Pittoni, Jacopo Sansovino scultore, Istituto Veneto di Arti Grafiche, Venezia 1909.
[37] Cfr. L. Battistini, Gioiello sansoviniano. La Cappella della SS. Annunziata in Pontremoli, in “Il Corriere Apuano”, 19 marzo 1938, anno XXXII, n. 12, p. 3 e 26 marzo 1938, anno XXXII, n. 13, p. 3. Cfr. Allegato n. 7.
[38] Luigi Battistini fa riferimento all’Annunciazione della Casa di Loreto e, rifacendosi a studi di Eva Tea, suffragati dalle Vite del Vasari, ipotizza che alla base della realizzazione del tempietto pontremolese vi potesse essere la relazione instaurata tra Andrea Contucci e gli Agostiniani del suo borgo natìo. Cfr. G. Vasari, Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti , tomo II, Ed. Pagliarini, Roma 1759, pp. 166-174 (“Vita d’Andrea dal Monte Sansovino scultore ed architetto”), in particolare pp. 172-173. Sull’attività di Andrea Contucci in loco cfr. pure M. Pepe, Sculture cinquecentesche nel castello Malaspina, in M. Bertozzi (a cura di), “Castelli e fortificazioni della provincia di Massa Carrara”, Società Editrice Apuana, Massa 1996, pp. 260- 262.
[39] Cfr. S.A.S.P., Carte del soppresso Monastero della SS. Annunziata di Pontremoli, fascicolo D, 2 luglio 1526: “In Dei et gloriose virginis Anuntiate nominibus, amen. Noy frate Albino Bergomense, priore del convento de la Anuntiata de Pontremuli, per queste nostre patenti significamo, notificamo et intimamo a tuti li signori datiarij et gabeleri existenti et permanenti nel viazo de Carara insino al convento de la Anuntiata predita, como tuti li marmori incasati lavorati li quali sarano conducti da Carara al dicto convento in questi tre mesi luio, augusto et septebrio proximi futuri, cusì cum carri o carete, come cum muli o cavali, da conductori li quali haverano la patente nostra littera presente, tuti sarano conducti de nostra impositione et comandamento per fabricare una capella tuta de marmore ad honore et reverentia de questa gloriosa Anuntiata, pregamo non vogliano per modo alcuno impedire né molestare dicti nostri conductori, ma liberamente senza obstaculo alcuno lasarli passare como cosa ecclesiastica et non obligata a solutione alcuna per vigore de leze divina et humana, como apertamente se offeremo demostrare a qualunque dubitante inquirente et postulante; li contrafacienti a iure sono excomunicati, et contra tali noy protestamo de omni damno, interesse et pene. In fede de tute queste cose scripte de sopra, havemo facte fare queste et cum lo nostro magior sigillo coroborate per debito de l’offitio nostro. Data nel predicto convento, a dì 2 luio M.D.XXVI. Idem fratrem Albinus prior qui supra, manu propria.” (G. Sforza, op. cit., vol. II, pp. 783-784; E. Caccamo, tesi cit., p. 148, documento XXIII). Cfr. fig. 1. Autorizzazione n. 156rilasciata in data 13 agosto 2013 dalla Dottoressa Olga Raffo (protocollo n. 954 / cl. 28.34.01.04 (2)) “su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con divieto di ulteriore riproduzione o duplicazione con qualsiasi mezzo.”
[40] L’ “antiquato cartellone” fu citato anche dal Moglia (pp. 55-57). Su “Grazie e prodigi operati dalla Santissima Annunziata” cfr. Allegato n. 5
[41] Come noto nel 1808 il decreto napoleonico che aboliva gli ordini religiosi colpì anche gli Agostiniani della Santissima Annunziata: quanto restava del loro patrimonio venne incorporato dal Demanio. Caduto Napoleone e tornato sul trono il Granduca Ferdinando III gli ordini claustrali vennero ripristinati: gli agostiniani si ripresentarono in pochi e quasi di malavoglia al Convento della Santissima Annunziata. Nel 1821 il Granduca sopprimeva definitivamente il convento e lo Stato prendeva possesso dell’edificio: da quell’anno in poi si succedettero nel tempo come custodi del Santuario sacerdoti secolari. La chiesa e il convento vennero dichiarati, nel 1894, monumento nazionale. Cfr. G. Benelli, op. cit.; E. Caccamo, tesi cit., in particolare pp. 163-164 e doc. XXXIV.
[42] Il documento di Cristoforo Costa, non presente tra gli atti notarili di Pontremoli (probabilmente andati perduti con l’incendio del 1495), fu consultato “in archivio” ovvero presso l’archivio degli Agostiniani.
Scrisse Giovanni Sforza a proposito dell’atto di Cristoforo Costa (vol. II, p. 752, nota 1): “Così racconta il Moglia, che vide l’atto di investitura, ora perduto.” Pietro Bologna (p. 44) sulle fonti annotò: “Abbiamo fatto ricerca dell’Archivio del soppresso Convento per attingervi, se possibile, nuove e maggiori notizie, ma inutilmente, giacché sembra che esso sia andato disperso o distrutto.” Oggi una parte dell’archivio agostiniano è consultabile presso la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli (presumibilmente quella esaminata, seppur in ambienti diversi, da Giovanni Sforza) e una parte presso l’Archivio di Stato di Pisa (cfr. G. Sforza, Saggio, … cit., p. 144: vi sono solo documenti dal 1681 al 1808). Resterebbe da rintracciare la parte considerata “perduta” o “dispersa” nel XIX secolo.
La fotografia di introduzione alla pagina è stata tratta dal Corriere Apuano del 13.3.2025