“LA BATTAGLIA” E “L’ALBA LIBERTARIA” NEGLI ANNI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Premessa

In questo saggio si intende far luce su alcune cronache socialiste ed anarchiche diffuse a Pontremoli negli anni della Grande Guerra.

La voce dei cattolici in questo periodo era rappresentata dal settimanale “Il Corriere Apuano”, che era sorto nel 1907[1] da una costola de “La Giovane Montagna”.

“L’atteggiamento verso la prima guerra mondiale” vide il settimanale cattolico “passare ad una prospettiva interventista da un esplicito rifiuto per le scelte militari (in un primo tempo considerate velleitarie).”[2]

Pontremoli in quegli anni era governata dall’amministrazione del socialista Pietro Bologna (1864-1925), che fu sindaco per un decennio a partire dal 1910[3].  

La voce dei socialisti fu divulgata per qualche anno da “La Terra[4] che, sorta nel 1898 (ne uscirono solo 9  numeri), riprese le pubblicazioni dal 1904 al 1912.

“La Terra”, dunque,non uscì al tempo della Grande Guerra.

Il giornale che dal 1914 riportò la voce dei socialisti pontremolesi e lunigianesi contro la guerra fu “La Battaglia”[5] e lo fece fin quando poté, ovvero fino al 1916, per poi tornare in vendita solo nel 1919.

Nel 1915 uscì a Pontremoli, in quattro numeri (da febbraio a maggio), il giornale anarchico “L’Alba Libertaria”, che aveva come sottotitolo “Periodico di propaganda femminile anarchica” e diffondeva “scritti tesi a contrastare la guerra che stava per esplodere”[6].

Pure il periodico anarchico “Il Libertario”[7] di La Spezia e “L’Avvenire Anarchico”[8] di Pisa – che in questa sede non analizzeremo – riportarono in quegli anni notizie pontremolesi[9].

Sembra utile precisare che alcune copie tra le più significative dei giornali “Il Corriere Apuano”, “La Battaglia” e “L’Alba Libertaria” sono state esposte nella mostra “La Grande Guerra: Pontremoli e la Lunigiana”, inaugurata presso il Palazzo di Giustizia di Pontremoli il 12 ottobre 2014 in occasione delle celebrazioni per il centenario della Prima Guerra Mondiale[10].

Fig .1 LA BATTAGLIA – Numero uscito per la vigilia del Natale 1915 (con censura)

“La Battaglia”

Il settimanale “La Battaglia” (sorto a Carrara nel 1901) nel 1914 uscì il sabato come “Organo della Federazione Socialista della Provincia di Massa Carrara e dei Paesi del Marmo” e nel 1915 come “Settimanale dei Socialisti dei Paesi del Marmo e della Val di Magra”[11].

  “Negli anni che precedettero la guerra – scrive Massimo Bertozzi – il giornale si batte a fianco del proletariato apuano nelle grandi lotte rivendicative guidate dalla Camera del Lavoro, aumentando la diffusione a 3.000 copie, fino al 1914 quando si giunge alla rottura con gli anarchici e alla costituzione di una Camera del lavoro, di indirizzo socialista, a Massa, in contrapposizione a quella di Carrara. Da questo momento inizia per la “Battaglia” un periodo di crisi che l’affidamento della direzione ad Alberto Malatesta non riuscirà a sanare: la diffusione cala da 3000 a 1800 copie e tende a scendere ancora; si riaffacciano i problemi finanziari che in precedenza parevano risolti per sempre e nel dicembre 1914 Malatesta abbandona il giornale per non gravare, col suo stipendio, sul bilancio già presente della “Battaglia” proprio nel momento in cui inizia la lotta contro la guerra e l’intervento dell’Italia, che il foglio dei socialisti apuani conduce con molta decisione prima di sospendere, nel giugno 1915, le pubblicazioni per non soggiacere alle imposizioni vessatorie della censura preventiva.

Durante la guerra la “Battaglia” uscirà ancora per un breve periodo, fra l’ottobre 1915 e il febbraio 1916 e poi più nulla fino al 1919, quando le pubblicazioni saranno riprese a Massa da Francesco Betti.[12]

Nell’edizione del 30 maggio 1914 comincia ad uscire la rubrica “Dalla Lunigiana Socialista”, che propone ampie cronache da Pontremoli e dagli altri comuni del nostro territorio. L’articolista riporta: “È dunque deciso. Il nostro giornale, che conobbe già or sono molti anni le lotte del proletariato di questo estremo lembo di Lunigiana, sarà di nuovo la nostra bandiera. La Federazione Provinciale è risorta e suo organo sarà “La Battaglia”. “La Battaglia”, nome che invita e avvince … E i socialisti della terra che il Magra attraversa riprenderanno con rinnovata lena il cammino e l’ascesa per la conquista di quel miglioramento economico e morale del proletariato, che rappresenta il programma minimo del socialismo e di quella società di liberi ed eguali che è il faro, la vetta luminosa cui il socialismo internazionale tende.”[13]

Nel corso del 1914 compaiono piccanti articoli sulla costruzione del ponte sul Verde, dedicato poi a Zambeccari[14], molti servizi sulle elezioni comunali e provinciali con richiami ai vari comizi dell’avvocato Pietro Bologna[15].

I battibecchi con “Il Corriere Apuano” sulle vicende cittadine sono costanti[16].

Il 28 luglio l’Impero austro-ungarico dichiara guerra al Regno di Serbia in seguito all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este (avvenuto il 28 giugno a Sarajevo) ed inizia così la prima guerra mondiale.

Nel mese di agosto il giornale esce con titoli emblematici in prima pagina: si segnalano “Il Proletariato contro la Guerra!”[17] nonché “Il vento di follìa guerresca europea e il proletariato italiano.”[18]

Ed a Pontremoli? “Mentre la guerra pervade tutta l’Europa e, come ciclone devastatore, miete vittime su vittime, mentre in Italia – a ragione del ritorno forzato degli emigranti – ogni giorno aumentano sempre di più la disoccupazione, la miseria e la fame, qui a Pontremoli – ove si riversano gli emigranti a centinaia e molti di essi invadono le sale del municipio piangendo e chiedendo pane -, qui a Pontremoli, dicevamo, qualche buontempone trova ancora tempo per far divertire il popolo onde distoglierlo forse dalla visione triste della miseria e della fame … Per tre giorni consecutivi il suddetto prete e buon nazionalista ha fatto suonare dall’alba al crepuscolo le campane della piccola Cappella di sua proprietà richiamando la folla dei credenti … e dei non credenti a godere lo spettacolo dei mortaretti e dei fuochi artificiali. Non è questa l’ora per certe feste![19]

Il 21 agosto, in consiglio comunale, “il Sindaco [Pietro Bologna] fa un’ampia relazione sui provvedimenti che sono stati presi per fronteggiare la grave situazione creata dalla guerra Europea. Fa consapevole il consiglio della compera di 500 quintali di frumento acquistati dal comune, da mettersi in vendita allorquando ciò sarà necessario, l’applicazione del Calmiere sui generi di prima necessità quando i rivenditori aumentassero i prezzi ora vigenti, la formazione di un fondo Comunale per venire in aiuto a gli emigranti bisognosi – Misure approvate all’unanimità.[20]

A settembre, da segnalare un articolo di Manfredo Manfredi intitolato “La psicologia della guerra”[21], il comizio di Alberto Malatesta a Pontremoli sul tema  “Le organizzazioni operaie e la guerra” (vietato in piazza),[22] l’inaugurazione del “vessillo sociale” del Gruppo Libertario Anarchico Pontremolese[23] e la festa anarchica a Mignegno[24].

Il 19 ottobre la Sezione Socialista Pontremolese, riunitasi in assemblea, vota sulle dichiarazioni di Mussolini (1883-1945) il seguente ordine del giorno: “I socialisti pontremolesi riaffermando il proprio voto sulla neutralità assoluta riaffermano la fiducia politica nel compagno Benito Mussolini.[25]

Il 30 ottobre, in prima pagina, vengono esplicitate “Le ragioni della neutralità dal punto di vista proletario.”[26]

Il 14 novembre: “La Sezione Socialista Pontremolese, radunatasi in assemblea generale riafferma la sua avversione a tutte le guerre, plaude al contegno della direzione e dell’ “Avanti!” Protesta contro la reazione per gli imputati della settimana rossa. La medesima fa voti perché la direzione del Partito Socialista si riunisca in un prossimo congresso nazionale, per tracciare la via al proletariato, in questo momento che travolge l’Europa in un lago di sangue umano.”[27]

Il 21 novembre il settimanale riporta l’ “affollato comizio pro vittime politiche e pro-amnistia dei ferrovieri, organizzato dalla Sezione Socialista e dal gruppo anarchico locali. Oratori furono l’avvocato Bologna, l’anarchico Romiti Giovanni, il ferroviere Mannelli Giuseppe e il compagno Amedeo Del Ranco. Tutti gli oratori ebbero parole di fuoco contro la borghesia e contro gli assassini di Ancona e contro tutte le guerre e furono vivamente applauditi. Fu infine letto l’unico ordine del giorno dall’anarchico Romiti, il quale fu approvato all’unanimità assieme con un voto contro la guerra.”[28]

A dicembre il sindaco Pietro Bologna rassegna le dimissioni per una discussione creatasi sul possibile arrivo di 400 militari a Pontremoli ma nel giro di pochissimi giorni la crisi rientra[29].

All’inizio del 1915 compare in prima pagina un articolo del professor Antonio Graziadei (1873-1953)[30] intitolato “Le dottrine socialiste e la guerra” nel quale si afferma:  “Noi socialisti dobbiamo dunque restare, in linea di principio e con serena fermezza, contro l’estendersi della guerra, quindi per la neutralità …[31]

A fine gennaio campeggia in prima pagina un articolo, proveniente da Pontremoli, firmato R.S., dal titolo “La guerra, la patria, la fame” nel quale si legge: “L’immenso macello continua senza avere il suo epilogo di risoluzione. I professori delle scienze militari sono sgomenti: ogni principio tattico e strategico viene meno dinanzi alla cocciutaggine tedesca. L’immane urto, voluto dalla classe governante delle due più grandi potenze europee (la Germania per terra, l’Inghilterra per mare) verrà protratto senza speranza alcuna di pace: le borghesie contrastantesi il dominio commerciale e industriale del mondo non cederanno fino a che tutti gli uomini del loro avversario non saranno sacrificati sui campi nefasti della guerra più raffinata, più feroce e più infame di tutte le guerre fino ad oggi combattute.”[32]

Il 14 febbraio si svolge a Pontremoli una “grande manifestazione antiguerresca” nell’ampia sala del Circolo Operaio[33].

A fine marzo esce un articolo molto interessante dal titolo: “Dame della Croce Rossa. Strumenti incoscienti?”[34] Ne segue un altro sulla Misericordia:

 “I fratelli misericordiosi di Pontremoli, abituati a calarsi sotto la buffa vera e carnevalesca piangono lacrime di misericordia sulle cantonate della via con un pubblico manifesto contro il nostro trafiletto di domenica scorsa sulla “croce rossa”.

Ed anche lì, sul manifesto, si nascondono sotto la buffa, molto buffa, molto nera, molto gesuitica. Piangono misericordiosamente su insinuazioni e attacchi malevoli. Ma il gioco non va! Noi abbiamo detto che piuttosto che preparare le cure per i feriti è più umano e più misericordioso fare in modo che i feriti non ci siano! Insomma: piuttosto che curare i feriti in guerra è meglio avversare la guerra che ci darà i feriti. Tutto il popolo d’Italia vuole i suoi figli sani intorno al focolare domestico, piuttosto che nella mani della Misericordia. Ed abbiamo anche detto, così generalmente, all’infuori di qualunque intenzione personale, che non abbiamo fiducia nelle dame della “croce rossa” fra le quali accorrono molte isteriche in cerca di facili emozioni o di pose eroicomiche. Ad Avezzano, fra le macerie del terremoto, una di quelle dame fu sorpresa, di notte, a farsi fotografare al lume di magnesio fra i morti e i ruderi. E per accorrervi esigevano un preavviso ventiquattro ore prima! E c’è tanta gente, senza guerra, che soffre per la disoccupazione e la fame ed i misericordiosi non vedono, non pensano, non provvedono, intenti ad insegnare la “cura del ferito” come è il sangue che corre che indica il bisogno e il dolore umano. Questo il nostro pensiero che tentate invano di deformare o lugubri e macabri cavalieri della sventura e della morte. E chiedete contro di noi dalla popolazione di Pontremoli la protesta civile! La popolazione ha capito. Ha visto in voi gli iettatori ed in segno di scongiuro ha stropicciato … anche i vostri manifesti dalle cantonate. E c’era la firma di Carlo Alberto! …”[35]

Il 10 aprile il settimanale mette in rilievo “il neutralismo di Cimati”[36].

“Imponente comizio” a Pontremoli, contro la guerra, pubblicato in data 24 aprile:

Organizzato all’ultima ora per sfuggire alla vigile polizia – che ha cento occhi per i sovversivi e non l’ha pei ladri e li chiude sul vandalismo teppistico – ebbe luogo lunedì sera nell’ampia sala del Circolo Operaio un comizio privato contro la guerra ove si riversarono centinaia di operai e numerosi nostri avversari. Era presente a Pontremoli l’on. De Ambris munito di biglietto di invito. Ma preferì le libagioni del buon vino Pontremolese ai temuti fischi del proletariato di Pontremoli che altra volta lo accolse come trionfatore.

Aprì il comizio presieduto dall’Avvocato Bologna la compagna Irma Pagliai che ebbe semplici e pur profonde parole non solo contro i guerraioli borghesi ma contro i proletari e le proletarie d’Italia che non sanno opporsi come si dovrebbe al crimine guerresco. Fu applauditissima.

Accolto da applausi parlò il compagno Manelli che per quasi un’ora tenne avvinto il numeroso uditorio dimostrando tutte le nostre ragioni anche scaturente dalla situazione nazionale ed internazionale. Fu seguito nella sua esposizione dal consenso e dagli applausi del pubblico. Chiuse il comizio l’anarchico Romiti con vibratissime parole. Gli eroi dell’interventismo rimasero latitanti.”[37]

Altro comizio di grande importanza fu quello del 1° Maggio, data solennizzata dalla Sezione Socialista di Pontremoli-Nunziata, dal gruppo Libertario, dal circolo operaio Pontremoli-Nunziata e da quello di macchinisti, fuochisti ferrovieri e leghe calzolai muratori e scalpellini. “Con le bandiere in testa e preceduti dalla banda della Filarmonica che suonò più volte l’inno dei lavoratori fu composto un grande corteo percorrente il paese al grido di “abbasso la guerra”, “abbasso i barbari d’Italia” e senza che alcun interventista si esponesse ad esprimere in qualunque modo la propria opinione. Di ritorno al Circolo Operaio parlò il sindaco Avv. Bologna e l’anarchico Romiti, che avendo sostenuto la tesi di non dovere difendere la patria se pure aggredita, provocò una inopportuna replica dell’avv. Bologna affermante invece essere tale difesa precipuo dovere nostro che più difficoltà opponesi alla rigida azione di classe quando sussista la oppressione dello straniero nel nostro paese. Ho detto inopportuna – scrive il cronista – la replica stante lo scopo del comizio; ed i presenti infatti dimostrarono esserne poco contenti. La commemorazione si chiuse con l’affermazione essere il proletariato Pontremolese decisamente contrario a solidarizzare con la borghesia in una guerra che non può essere che di conquista sotto gli auspici della dinastia e degli imperialisti vecchio e nuovo stile.”[38]

Rimarcano la contrarietà alla guerra i socialisti di Torano: “I socialisti di Torano riuniti oltremodo numerosi, riaffermano la loro fede nell’ideale socialista e muovono solenne rampogna contro i responsabili incoscienti guerrafondai, si augurano il prossimo trionfo dell’Internazionale Operaia redenta e purificata.”[39]

Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra a fianco dell’Intesa. La censura comincia ad abbattersi sulla stampa[40] e già il 29 maggio nella rubrica locale compaiono spazi bianchi[41].

In data 12 giugno, nella rubrica “Corrispondenze”, si legge: “Con questo numero “La Battaglia” sospende temporaneamente le pubblicazioni. Se necessità di partito la impongono su tutta la nostra regione, dal massese alla Spezia, dalla Lunigiana alla Garfagnana, dal carrarese alla Val di Magra, faremo qualche pubblicazione in formato ridotto, se non verrà meno anche la solidarietà e l’aiuto di tutti i socialisti della nostra vasta regione.”[42]

Tra le notizie di ottobre, che riportano di militari morti nell’ospedale cittadino, si segnala quella dell’apertura del “nuovo studio fotografico” di Ermanno Domenichini in Via Mazzini presso il palazzo Nicolosi[43].

Il 6 novembre compare un accorato ricordo di Filippo Corridoni (1887-1915)[44]: “Noi dissentiamo dalle idee di Filippo Corridoni ma è doveroso ricordarlo perché fu in costante buona fede e pagò sempre di persona. Per l’ideale sindacalista subì cento processi e molte volte affrontò serenamente il carcere. Il suo baldanzoso idealismo di asceta lo spinse nelle file dell’interventismo della corrente rivoluzionaria. Fu coerente. Dichiarata la guerra all’Austria, Filippo Corridoni si arruolò volontario nel 68° Fanteria e partì per il Fronte, dove incontrò la morte. Rendiamo a Lui il tributo d’onore che si deve a quanti combattono o si sacrificano per un Ideale e salutiamo riverenti tutti gli altri che con Corridoni sono caduti sul campo di battaglia.”[45]

La settimana successiva compare la cronaca (“ritardata”) del 2 novembre: “Per iniziativa della Società Reduci Patrie Battaglie il 2 Novembre ebbe luogo un mesto pellegrinaggio al Cimitero Urbano per glorificare la memoria dei caduti per l’indipendenza e la liberazione d’Italia. Al corteo che riuscì imponente presero parte con le bandiere diverse associazioni cittadine e cioè la Reduci Patrie Battaglie, il Circolo Monarchico, i Circoli Operai di Pontremoli e Nunziata, la Misericordia, la Società Ginnastica Pro Patria, la Lega Contadini e le musiche Filarmonica e G. Verdi. Alle ore 14 dalla sede dei Reduci il corteo mosse alla volta del Cimitero, dove, nelle tombe dei soldati deceduti nei locali Ospedali militari osservammo bellissime corone d’alloro e la dedica del Comune “Ai prodi caduti.” Brevi parole a ricordanza dei defunti pronunciarono le autorità cittadine e chiuse la serie dei discorsi Bacchini che a nome dei reduci ringraziò gli intervenuti. Fin qui la cronaca. Censura.”[46]

Il 20 novembre nella rassegna locale esce un trafiletto dal titolo “Cristo che agonizza.”[47]

Il 4 dicembre inizia la rubrica, censurata, “Dal Fronte.”[48]

Il 18 dicembre compare il ricordo di un caduto: “E’ morto avvolto nella sua bandiera, sia gloria a lui, il giovane professore in belle lettere, Francesco Magnavacca, dal quale ci divisero le opinioni politiche e che ebbe con noi aspri dissensi di cui sempre ammirammo la nobiltà del sentire e il fervido ingegno. E’ morto combattendo da prode alla testa del suo reparto. Alla causa, che altamente sentiva non diede sterili parole, diede tutto se stesso e noi davanti a questo baiardo inchiniamo la fronte per ergerla più alta e dire a tutti i verbosi parolai: la patria ha bisogno di opere e non di quisquilie.”[49]

Alla vigilia di Natale esce un unico trafiletto in una pagina bianca, completamente censurata:

 “Auguri? – A chi rivolgeremo, volgendo il Natale dell’anno di disgrazia 1915, gli auguri di rito, a norma delle consuetudini e delle tradizioni? Allorché la sventura piomba in una famiglia, allorché la morte visita una casa, voi accorrete a porgere le vostre condoglianze, ma la parola “auguri” rappresenterebbe un freddo, un cinico sarcasmo. Tutte le Nazioni sono come grandi famiglie colpite dalla sventura. E’ inutile che nasca il bambino Gesù, quest’anno, ad augurare “la pace in terra agli uomini di buona volontà”. Se io sento qualcuno rivolgere le parole d’obbligo “Buon Natale!” provo la stessa impressione che proverei vedendo un sorriso di fronte ad una sciagura. In molte case è piombato il lutto; in moltissimi si trepida per la sorte dei propri cari; in tutte quelle che non hanno uomini in guerra si vive nell’ansia per gli altri. E’ in tutti i cuori il desiderio intenso che torni la pace nel mondo.”[50]

All’inizio del 1916 “La Battaglia” pubblica una lunga lista di pontremolesi “caduti in guerra” e un breve elenco di “prigionieri di guerra e dispersi”[51].

Nel mese di febbraio il giornale socialista cessa le sue pubblicazioni per tornare ad essere diffuso solo nel 1919, quando la guerra è ormai finita, con queste parole:

 “Alla Battaglia che risorge il saluto augurale dei Socialisti dell’Alta Lunigiana. Era da tempo sentita la necessità di una voce libera che incitasse i neghittosi, svegliasse i dormienti, fustigasse i trafficanti, indicasse al disprezzo i traditori. Soppressa in effetto la libertà di stampa, dovemmo forzatamente per lunghi anni tacere e lasciare che le improntitudini più sfacciate, lo spionaggio più abbietto avessero libero campo.”[52]

“L’Alba Libertaria”

Fig. 2: Il primo numero de L’ALBA LIBERTARIA (15 febbraio 1915)

Il 24 gennaio 1915 un convegno anarchico nazionale a Pisa, su iniziativa de “L’Avvenire anarchico, votò all’unanimità il seguente ordine del giorno:

Gli intervenuti, riaffermando la propria irriducibile avversione ad ogni guerra che non sia la propria, di liberazione e emancipazione sociale, e la loro immutata fede internazionalista ed anarchica avversa ad ogni forma di collaborazione e di consentimento con le classi borghesi e militariste di qualunque nazionalità o razza, […] s’impegnano di propugnare immediatamente un’agitazione antiguerresca, lanciando un manifesto al popolo ed indicendo comizi, iniziando movimenti contro la disoccupazione e il caro viveri e agitando la proposta di un eventuale sciopero generale protestativo dapprima, insurrezionale di poi.[53]

Dal rinnovato slancio antimilitarista del convegno sorse “L’Alba Libertaria”, organo del gruppo femminile di Pontremoli[54], il quale si affiancò agli altri periodici anarchici che si pubblicavano in questi mesi, “tutti contro la guerra”[55].

Il periodico mensile di propaganda anarchica aveva come motto: “La donna non schiava ma compagna. Consolatrice dell’uomo.”

Venne pubblicato a Pontremoli dalla Tipografia Sociale di La Spezia dal 15 febbraio 1915 al 16 maggio 1915 ed ebbe come gerente responsabile il pontremolese Giovanni Romiti (nato nel 1892)[56], “polemista brillante”[57], più volte citato nelle cronache de “La Battaglia”come moderatore di dibattiti. Sue “corrispondenze da Pontremoli” apparvero su “Il Libertario” di La Spezia e su “L’Avvenire Anarchico” di Pisa.

Nel 1913 aderì al gruppo anarchico “Pietro Gori”[58] di Pontremoli e lo rappresentò al Convegno anarchico di La Spezia dell’ 1 giugno 1913.

Nel 1914 fu tra i più decisi manifestanti nelle dimostrazioni di solidarietà ai lavoratori delle Marche e della Romagna insorti per i fatti di Ancona.

Arrestato, venne denunciato per “oltraggio e lancio di sassi contro un treno” ma l’11 novembre il Tribunale di Pontremoli lo assolse per insufficienza di prove[59].

Redattrice del periodico “L’Alba Libertaria” era Emma Pagliai[60]. Tra le collaboratrici si segnalano la pistoiese Leda Rafanelli (1880-1971)[61] (che nel 1915 scrisse l’opuscolo “Abbasso la guerra) e  la pisana Priscilla Fontana (1861-1949).[62]

Il periodico venne diffuso in tutto il centro e nord Italia, particolarmente in Liguria, da dove riceveva anche la corrispondenza. 

Insisteva soprattutto sul tema antimilitarista e sulla condizione della donna in un paese di guerra, facendo riflettere sull’entità delle spese per gli armamenti. Invitò le donne a sollevarsi contro la chiamata alle armi dei figli.

Nonostante il taglio internazionale riportò anche una rubrica di “cronaca locale”[63].

Il primo numero del periodico manifesta l’esasperazione unanime delle donne anarchiche verso Maria Rygier (1885-1953)[64], che nell’agosto del 1914 era passata all’ “interventismo herveista”[65].

Nell’articolo “La Guerra e la Donna” si legge:

Quale è quella donna che al pensiero della guerra non sa che non vi sia la probabilità che sarà sacrificato il proprio compagno, il proprio fidanzato o il proprio figlio? E questo le rievoca i sogni e le speranze che ha condiviso con una persona cara, le notti insonni e vegliate attorno al frutto di questo sogno, quel figlio circondato da ogni cura, ricoperto di cenci o di drappi lussuosi per difenderlo dai freddi del verno, comunque abbia potuto, ha compiuto tutto intero il suo dovere di madre. Lo ha curato da un contagioso morbo che ha tentato rapirglielo; su questo figlio insomma ha riposto ogni speranza, ogni illusione. Ebbene, quando si era avverata questa speranza, che il figlio è diventato grande, vigoroso, gli è strappato a viva forza e condotto là alla guerra, ad uccidere il padre d’altri figli o il figlio d’un’altra madre, ed a pensare a tutta la brutta realtà della guerra, alla madre angosciata, che gli si schianta il cuore dal dolore, che gli riesce impossibile tergere le lacrime, gli si affaccia alla mente tutta l’infamia di questa visione, che prospetta il brutto quadro, la detestabile scena di massacro collettivo, avvenuto per capriccio di tiranni che domani ignoreranno chi furono i morti, i mutilati, i sacrificati. Egoismo quello della donna? Sì, magari, ma se del caso legittimo, egoismo che rivela tutto il fino sentimento della donna, del sesso così detto debole, ma che si appassiona per le cose a lei care. …”[66]

Nel secondo numero compare un appello antimilitarista e internazionalista delle socialiste russe, ricordando l’arresto di Rosa Luxemburg (1871-1919), dovuto appunto alla sua avversione alla guerra imperialista[67].

Nel terzo numero escono “le cifre della guerra”, con il riepilogo delle “vittime del macello europeo.”[68]

Il quarto e ultimo numero si apre con queste parole:

Il cuore dell’umanità è straziato ed essa piange, sono i singulti di dolori indicibili, l’urlo disperato di corpi martoriati. La morte nera terrorizzatrice passa falcidiando la più giovane mèsse umana per farne strame da cannone, da bombe, da baionette. E la gente a questo non sa ancora imporre il suo formidabile basta. Stolti o caini? …”[69]

Marco Angella, “La Battaglia” e “L’Alba Libertaria” negli anni della Prima Guerra Mondiale, pubblicato in “Il Porticciolo”, La Spezia, anno IX, n. 3.09.2016, pp. 80-91

La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini.


[1] Cfr. Giulio Armanini, La nascita de “Il Corriere Apuano” fra “Non expedit”, desiderio di partecipazione, conservatorismo cattolico e suggestioni moderniste, in Gian Luigi Maffei (a cura di), La stampa periodica pontremolese tra Otto e Novecento, Edizioni dell’Assemblea, Firenze 2013, pp. 129-149.

[2] Cfr. Giulio Armanini, op. cit., p. 139. Cfr. inoltre Chiara Edda Mazzei, Il “Corriere Apuano”. Un secolo di memoria lunigianese, tesi di laurea, Università degli Studi di Parma, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea specialistica in giornalismo e cultura editoriale, anno accademico 2007/2008, capitolo III, pp. 90-128 (La Prima Guerra Mondiale: il “Corriere Apuano” tra neutralismo e interventismo; Il “Corriere Apuano” tra le maglie della censura; L’ultimo anno di guerra: il ruolo difficile del clero.)

[3] Cfr. Angelo Angella, 1910-1920: un decennio di amministrazioni a guida socialista nel comune di Pontremoli, in AA. VV. Movimento socialista in Lunigiana fra la fine dell’Ottocento e il Novecento, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1990, pp. 249-282. Cfr. inoltre Marco Angella, Pietro Bologna (1864-1925) nel 150° anniversario della nascita, in “Il Porticciolo”, anno VII, numero II, giugno 2014, pp. 39-45.

[4] Cfr. Nicola Michelotti, Il primo giornale di Pontremoli: “La Terra”, in “Cronaca e Storia di Val di Magra”, Aulla 1986, anni XIV-XV, pp. 37-52; cfr. Giuliano Adorni, I Socialisti, “La Terra” e l’Alta Lunigiana tra la fine dell’Ottocento e la prima guerra mondiale, in Gian Luigi Maffei (a cura di), op. cit., pp. 69-89.

[5] Su “La Battaglia” cfr. Fabio Evangelisti, La Battaglia: il giornale dei socialisti apuani di fronte alla Grande Guerra, tesi di laurea, Università di Pisa, Facoltà di Scienze Politiche, anno accademico 1984/1985.

[6] Cfr. Marco Diaferia, La situazione delle carceri nella Pontremoli dell’Ottocento, in “Il Corriere Apuano”, 2 marzo 1996, p. 3.

[7] Cfr. Leonardo Bettini, Bibliografia dell’anarchismo, vol. I, tomo I, Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati in Italia (1872-1971), CP Editrice, Firenze 1972, pp. 167-171. “Il Libertario” di La Spezia uscì dal 1903 al 1922, con interruzioni dal 27 maggio 1915 al 22 luglio 1915 e dal 30 maggio 1917 al 20 febbraio 1919.

[8] Cfr. Leonardo Bettini, op. cit. vol. I, tomo I, pp. 233-235. “L’Avvenire Anarchico” fu stampato presso la Tipografia “Germinal” di Pisa dal 1910 al 1922. 

[9] Una testimonianza si ha in La Battaglia, anno XIV, n. 25, 20 giugno 1914, p. 3, “In quanto ebbe a riferire il Libertario.” Si legge: “Il Libertario pubblicava in un suo numero le tristi condizioni cui la classe pontremolese è soggetta. …”

[10] Cfr. Un viaggio nella memoria per non dimenticare il sacrificio dei nostri soldati, in “Il Corriere Apuano”, 25 ottobre 2014; cfr. inoltre Anna Soccini, “… chi diede la vita ebbe in cambio una croce …”. Monumenti ai caduti della Prima Guerra Mondiale in Lunigiana, tesi di laurea,Università degli Studi di Parma, Dipartimento di Lettere, Arti, Storia e Società, Corso di Laurea in Lettere Moderne, anno accademico 2014/2015, p. 57.

[11] Cfr. Massimo Bertozzi, La stampa periodica in provincia di Massa Carrara (1860-1970), Pacini Editore, Pisa 1979, pp. 76-82.

[12] Cfr. Massimo Bertozzi, op. cit., pp. 81-82. Su Alberto Malatesta (1879-1957) Cfr. Giulivo Ricci, Dalla Lunigiana all’Italia: due socialisti dimenticati, Gerolamo Lazzeri e Alberto Malatesta, in AA. VV., Movimento … cit., pp. 283-321. 

[13] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 22, 30 maggio 1914, p. 3, “Pontremoli”. Tutti i numeri de “La Battaglia” citati sono stati consultati presso Archivio di Stato di Massa, Emeroteca, busta 34 (anno 1914) e busta 35 (anni 1915-1919).

[14] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 24, 13 giugno 1914, p. 3, “La realtà dei fatti e le chiacchiere degli avversari”. Cfr. Vitale Arrighi, Avvenimenti pontremolesi. La progettata e realizzata costruzione del Ponte Zambeccari con la demolizione della Chiesa dei SS. Giovanni B. e Colombano, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1997 [I Quaderni de “Il Corriere Apuano” – Adattamento e note di Nicola Michelotti].

[15] A mo’ d’esempio cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 26, 27 giugno 1914, p. 3, “Propaganda” – “Domenica 21 il compagno Bologna fu a Caprigliola dove tenne a quei forti lavoratori una conferenza sul tema I socialisti al Comune destando entusiasmo nella grande massa di popolo. In tutti i compagni dei paesi vicini che intervennero numerosissimi è rimasto vivo il desiderio di averlo ancora presto tra loro e possiamo annunciare intanto, che quanto prima il nostro compagno intraprenderà un giro di conferenze nei paesi di Villafranca, Albiano, Aulla, Mulazzo. Le sezioni e i compagni ne possono prendere nota.”

[16] Significativo, per comprendere il clima, il contrasto con il “Corriere Apuano” sulle due bande pontremolesi: la Filarmonica  e la Verdi. Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 29, 18 luglio 1914, p. 3: “Al Corriere Apuano”.

[17] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 31, 1 agosto 1914, p. 1.

[18] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 32, 8 agosto 1914, p. 1.

[19] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 33, 15 agosto 1914, p. 3, “Umanità religiosa”.

[20] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 35, 29 agosto 1914, p. 3, “Consiglio comunale”.

[21] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 37, 12 settembre 1914, p. 1. 

[22] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 37, 12 settembre 1914, p. 3, “Pubblico comizio”; cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 38, 19 settembre 1914, p. 3, “Una proibizione ridicola”: “Il sottoprefetto ha creduto di salvare le istituzioni da chissà quali gravi pericoli! Il Comizio è stato tenuto nella sala del Circolo Operaio, davanti a un buon numero di cittadini; Alberto Malatesta ha sviluppato il tema, dimostrando la necessità di aumentare il fascio delle forze proletarie affinché la solidarietà internazionale non sia rappresentata da un’esigua minoranza, la quale è stata travolta dalla guerra.” Da segnalare il libro Alberto Malatesta, I socialisti italiani durante la guerra, Mondadori, Milano 1926.

[23] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 35, 29 agosto 1914, p. 3, “Nuovo vessillo” – “Il gruppo Libertario Anarchico Pontremolese il 6 settembre p.v. inaugurerà il proprio vessillo sociale. Inviamo il nostro saluto.”

[24] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 37, 12 settembre 1914, p. 3, “La festa anarchica”: “Domenica ebbe luogo a Mignegno la festa anarchica. Molto concorso di operai. Parlarono gli anarchici Romiti e Pasquale Binazzi, e più l’anarchica Irma Pagliai”. Su Pasquale Binazzi (1873-1944), fondatore del settimanale “Il Libertario” di La Spezia, cfr. Antonio Mameli, Binazzi Pasquale, in “Dizionario biografico degli anarchici italiani”, BFS edizioni, Pisa 2004, vol. I, pp. 189-195. Binazzi, segretario della Camera del Lavoro di La Spezia (nata ufficialmente il 17 marzo 1901), viene considerato uno dei protagonisti del movimento operaio spezzino dall’età giolittiana fino all’avvento del fascismo. Su Irma Pagliai cfr. Giorgio Sacchetti, Sovversivi in Toscana (1900-1919), Altre Edizioni, Todi 1983, p. 91 e p. 101, nota 94.

[25] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 43, 24 ottobre 1914, p. 1, “Le dimissioni di Mussolini da direttore dell’Avanti!” e p. 3, “Pontremoli”. Cfr. Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario. 1883-1920, Giulio Einaudi Editore, Torino 1965, capitolo IX (“La crisi della guerra”), pp. 262-265; cfr. Renzo De Felice (a cura di), Mussolini giornalista, Rizzoli, Milano 1995, p. 89: “Il sofferto passaggio di Mussolini dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante, e quindi all’interventismo, avrebbe provocato le sue dimissioni dalla direzione dell’ “Avanti!” e la sua espulsione, il 29 novembre, dal Psi, nonostante egli avesse di fronte alla Direzione del Partito riaffermata la propria fede socialista (“Voi mi odiate perché mi amate ancora. Sono e rimarrò un socialista.”)

[26] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 44, 30 ottobre 1914, p. 1.

[27] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 46, p. 3, “Sezione Socialista Pontremolese”. Cfr. Giovanni Zibordi, Storia del Partito Socialista Italiano attraverso i suoi congressi, S.A. La Giustizia, Reggio Emilia s.d., pp. 90-95. 

[28] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 47, 21 novembre 1914, p. 3, “Comizio”. Su Amedeo Del Ranco, futuro protagonista della storia del Partico Comunista (PCd’I) di Pontremoli, cfr. Antonio Bianchi, Lotte sociali e dittatura in Lunigiana storica e Versilia (1919-1930), Leo S. Olschki, Firenze 1981, p. 133.

[29] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 51, 19 dicembre 1914, p. 3, “Cose amministrative – Ciò che può fare il blocco popolare. Proprio nel momento in cui dovunque si sente la necessità di rifornimenti straordinari di generi di consumo onde impedire e combattere il caro viveri, il blocco popolare, che niente aveva fatto a tale scopo, sollecitava invece la venuta di 400 militari che gettati su questa piazza relativamente piccola sarebbero di un danno gravissimo pel rincaro dei generi di consumazione popolare. Ma per di più il comune bloccardo avrebbe affittato dei locali a spese proprie per i militari oltre all’uso delle scuole nelle quali devono eseguirsi dei lavori che verrebbero così impediti. E così si sarebbe provveduto anche per la disoccupazione che infierisce! E per un’amministrazione popolare mi pare che non ci sia male!  La purezza dell’Avv. Bologna – A tutto ciò non si è prestato il Sindaco Avv. Bologna il quale contro le ostinate deliberazioni dei suoi compagni di Giunta ha rassegnato le proprie dimissioni da Sindaco.   … Si dice che anche l’On. Cimati sia precipitato sul posto per gli opportuni accomodamenti.”; cfr. La Battaglia, anno XV, n. 1, 1 gennaio 1915, p. 3, “La crisi comunale – E’ rientrata. L’avv. Bologna, circuito e implorato pietosamente dai suoi compagni di giunta che si sono rimangiate le velleità bellicose manifestate ha nuovamente ceduto ed ha ritirate le dimissioni.” Cfr. inoltre La Battaglia, anno XV, n. 2, 9 gennaio 1915, p. 3, lettera scritta da Pietro Bologna al giornale sulla “crisi amministrativa”. Cfr. Angelo Angella, op. cit., p. 266 e p. 281, nota 63.

[30] Cfr. Pietro Maurandi, Graziadei Antonio, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 58 (2002).

[31] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 4, 23 gennaio 1915, p. 1. 

[32] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 5, 30 gennaio 1915, p. 1.

[33] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 8, 20 febbraio 1915, p. 3, “Il contraddittorio Manelli-Tenerani”: “L’intero dibattito, data l’eccitazione degli animi, si è svolto abbastanza serenamente. È terminato con grida generali di abbasso la guerra e fra il più grande entusiasmo. L’anarchico Romiti ha saputo presiedere con la massima equanimità.” Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 9, 27 febbraio 1915, p. 3, “Per consolazione”.

[34] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 13, 27 marzo 1915, p. 3: “… E se amate i vostri cari, se amate il prossimo, perché vi rendete complici indirette dell’immane carneficina? E vi sentite proprio la capacità del sacrificio, voi che di sacrifici non ne avete mai subiti? …”

[35] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 14, 3 aprile 1915, p. 3, “Misericordia!” Sulla storia delle “dame infermiere” e della Misericordia negli anni della Grande Guerra cfr. Marco Angella – Antonio Bazzigalupi – Paolo Lapi, Il cammino della Misericordia di Pontremoli nei secoli. 1262-2012, Greco & Greco, Milano 2013, pp. 190-193. “Carlo Alberto” Dosi Delfini fu Priore della Misericordia di Pontremoli dal 1901 al 1931.

[36] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 15, 10 aprile 1915, p. 3: “Le azioni della borghesia interventista di Pontremoli sono in ribasso. E ciò è dovuto alla parola dell’On. Cimati il neutralista germanofilo giolittiano che ha avuto delle docce fredde per i calori bellici dei nostri borghesi.” Su Camillo Cimati (1861-1945) cfr. Nicola Michelotti, Camillo Cimati dalla politica locale al Parlamento italiano, Buonaparte, Sarzana 2003.

[37] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 17, 24 aprile 1915, p. 3, “Pontremoli contro la Guerra. Un imponente Comizio”. Su Alceste De Ambris (1874-1934) cfr.  Giulivo Ricci, Alceste De Ambris. Dal socialismo eroico di Lunigiana al sindacalismo rivoluzionario, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1974; cfr. Enrico Serventi Longhi, Alceste De Ambris. L’utopia concreta di un rivoluzionario sindacalista, Franco Angeli, Milano 2011.

[38] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 19, 8 maggio 1915, p. 3, “Primo Maggio”.

[39] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 21, 22 maggio 1915, p. 3, “Torano – Contro la guerra”.

[40] Sui “Provvedimenti” per reprimere l’opposizione dei cittadini e dei soldati cfr. Ercole Ongaro, No alla Grande guerra. 1915-1918, Casa Editrice Emil di Odoya, Bologna 2015, pp. 13-27.

[41] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 22, 29 maggio 1915, p. 3, “Censurato”. Nella stessa pagina viene pubblicato il “Diario della Guerra Italo-Austriaca” dal 19 Maggio (Manifestazione Socialista contro la guerra …) al 25 maggio. Dopo il “primo bollettino di guerra del Gran Quartiere Generale” compare nuovamente la parola “censurato” per riprendere alla data 28 maggio.

[42] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 23, 12 giugno 1915, p. 3. Nella stessa pagina compare “La censura per la stampa”, ovvero: “E’ bene che i nostri collaboratori e corrispondenti tengano presente che non si possono pubblicare notizie (se non siano quelle ufficiali) riguardanti: a) il numero dei feriti, morti e prigionieri; b) le nomine e i mutamenti negli alti comandi dell’esercito e dell’armata; c) le previsioni sulle operazioni militari. Il giornale poi può essere sequestrato dall’autorità prefettizia (nel nostro caso dal R. Pretore locale): 1 – quando l’autorità vi trovi elementi di un reato pubblico; 2 – quando la pubblicazione dello stampato possa, deprimendo lo spirito pubblico, scuotere la fiducia nelle autorità dello Stato eccitando gli animi, gli urti fra i partiti politici o altrimenti essere gravemente pregiudizievole ai supremi interessi nazionali connessi con la guerra e con la situazione interna e internazionale dello Stato.”

[43] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 26, 23 ottobre 1915, p. 3: “Il nuovo studio che è stato impiantato con vera signorilità e arte merita tutti gli elogi e auguri di buoni affari.”

[44] Cfr. Vito Rastelli, Filippo Corridoni. La figura storica e la dottrina politica, Edizioni “Conquiste d’Impero”, Roma 1940.

[45] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 28, 6 novembre 1915, p. 1, “Coloro che pagano di persona. Filippo Corridoni”.

[46] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 29, 13 novembre 1915, p. 3, “2 Novembre”.

[47] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 30, 20 novembre 1915, p. 3: “Sul fronte il ministro di Dio nella solennità luminosa della bianca stola sparge la benedizione del Dio degli eserciti sulla bocca rotonda del cannone che occhieggia terribile e lucida fra il frascame motoso della trincea contro alle perfide creature di Dio schierate in guerra empia contro di noi … Nella chiesa solitaria e lontana la giovane bianca nell’abito di lutto, sotto il gran fascio dei capelli neri ed il dolore cupo che la percuote prega davanti al Cristo crocifisso. … È pauroso quel mite Gesù, nella sua eterna agonìa di crocifisso, sanguinoso, terreo, pieno di chiazze livide, le mani, i piedi ed anche il petto ampio orribilmente squarciati, la bionda capigliatura scomposta tutti grumi sanguigni… La giovine nivea sotto il fascio bruno dei capelli ed il dolore cupo che la percuote ha un brivido nel rimirarlo … E pensa: come Lui, come Lui … ma la madre gli lavò di lacrime i piedi trafitti e Maddalena, la peccatrice bella e pietosa gli involse e gli asciugò nella seta fina e dorata dei lunghi capelli tutti odoranti del profumo recente dell’ultima cena … il mio uomo ebbe il corpo giovane e fiorente squarciato come il Suo dalla rabbia giudea del cannone nemico … e la terra che l’accolse gli fu madre benigna. Ed ora sente su di se il rombo dell’ugna furiosa del cavallo che muove alla carica, alla vendetta.” 

[48] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 32, 4 dicembre 1915, p. 1: vi si leggono lettere, censurate, dalla “Zona di guerra”.

[49] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 34, 18 dicembre 1915, p. 3, “Un caduto”.  Su Francesco Magnavacca (1890-1915) e sui “caduti della Grande Guerra” cfr. Nicola Michelotti, Ai cipressi di Verdeno, 1, Greco & Greco, s.d., pp. 77-80, in particolare p. 78.

[50] Cfr. La Battaglia, anno XV, n. 35, 24 dicembre 1915, p. 1.

[51] Cfr. La Battaglia, anno XVI, n. 2, 8 gennaio 1916, p. 3, “Caduti in guerra”. 

[52] Cfr. La Battaglia, anno XIX, n. 1, 6 aprile 1919, p. 3. A p. 1: “Riprendiamo la penna mentre ancora il fragore delle armi permane, ed il mondo, sanguinante dalle enormi ferite, si accinge a rinnovellarsi. Torniamo al nostro posto di combattimento con la fronte alta ed a bandiera spiegata …”

[53] Cfr. Giorgio Sacchetti, op. cit., p. 86.

[54] Cfr. Elena Bignami, “Le schiave degli schiavi”. La “questione femminile” dal socialismo utopistico all’anarchismo italiano (1825-1917), Clueb, Bologna 2011, pp. 245-247. “L’Alba Libertaria fu sospesa nel maggio 1915. Tra l’ottobre del 1912 e il giugno del 1913 (prima a Parma, poi a Forlì) era uscito il periodico La Donna Libertaria sotto la direzione prima di Amalia Legati poi di Adele Dervisi, Marzia Rossi e Irma Guidaloni (ivi, pp. 240-241). La Bignami ha rilevato che i titoli dei due periodici segnano anche un cambiamento di linguaggio: si cominciava a preferire la denominazione libertari rispetto a quella tradizionale socialisti-anarchici.” Cfr. Ercole Ongaro, op. cit., pp. 173-174.

[55] Cfr. Ercole Ongaro, op. cit., pp. 173-174. Va precisato che il 20 settembre 1914 “Gli anarchici indipendenti d’Italia” firmarono il manifesto “Per la Francia e per la libertà”. Il documento viene considerato la prima formulazione collettiva dell’ “anarcointerventismo italiano”. “Successivamente alla diffusione del manifesto, gli anarcointeventisti provvedono a dotarsi di una testata giornalistica e, dopo la pubblicazione, nel mese di ottobre, del numero unico “La Sfida”, nel febbraio 1915 licenziano alle stampe il settimanale “La Guerra Sociale”. Edito sino all’entrata in guerra dell’Italia, il foglio si configura come un’espressione organica degli elementi costitutivi della postulazione anarcointerventista. E’ comunque da rilevare che, come documentano l’esiguità delle sottoscrizioni e il numero ristretto di corrispondenze locali, “La Guerra Sociale” ottiene una risonanza del tutto marginale e quasi nessun consenso tra i militanti di base. Come del resto si è scritto in precedenza, gli interventisti sono subito squalificati dal resto del movimento. I tre più autorevoli fogli anarchici a diffusione nazionale  – “Volontà”, “L’Avvenire Anarchico” e “Il Libertario” – riservano ristrettissimo spazio a quanti si discostano dalla linea rigorosamente antimilitarista e internazionalista”: cfr. Fabrizio Giulietti, Gli anarchici italiani dalla grande guerra al fascismo, Franco Angeli, Milano 2015, pp. 31-32.

[56] Cfr. Italino Rossi, Romiti Giovanni, in “Dizionario …”, op. cit., vol. II p. 445. 

[57] Cfr. Giorgio Sacchetti, op. cit., p. 77.

[58] Cfr. Carlo Molaschi, Pietro Gori, Edizioni “Il Pensiero”, Milano 1959.

[59] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 44, 30 ottobre 1914, p. 3, “Caro Malatesta”: lettera al giornale, firmata da Giovanni Romiti: “… Per il giorno 11 novembre siamo citati in nove a questo Tribunale, per rispondere di reati … non commessi.” Notizie su Giovanni Romiti per vicende giudicate in Tribunale si trovano anche in La Battaglia, anno XIV, n. 32, 8 agosto 1914, p. 3, “Un pallone sgonfiato” – “Venerdì dell’altra settimana ebbe luogo in questa Pretura il processo imbastito dalla benemerita arma e dalla delegazione contro l’anarchico Romiti, e i compagni Caldi Giuseppe e Frassinelli Pietro per pretesi oltraggi alla forza pubblica. L’accusa non poté resistere di fronte alle deposizioni precise e circostanziate dei numerosi testi difensionali.”

[60] Cfr. Gino Cerrito, L’antimilitarismo anarchico in Italia nel primo ventennio del secolo, Samizdat, 1996, p. 82: “Emma Pagliai fu poi la redattrice di un periodico femminile libertario di Pontremoli.”

[61] Cfr. Mattia Granata, Rafanelli Leda, in “Dizionario …”, op. cit., vol. II, pp. 400-403. Nota anche con il soprannome “la zingara anarchica”, ebbe una relazione con il Benito Mussolini direttore dell’ “Avanti!”, “relazione iniziata nella primavera del 1913 e protrattasi ufficialmente fino all’autunno del 1914, alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia.”

[62] “Operaia tessile pisana, autodidatta, autrice di racconti, poesie, opere drammaturgiche”. Cfr. Enrica Antognelli, Regesto del panorama editoriale, in Gian Luigi Maffei (a cura di), op. cit., p. 63. Più nota come Priscilla Poggi Fontana: cfr. Franco Bertolucci, Poggi Priscilla, in “Dizionario …”, op. cit., vol. II, pp. 363-364.  

[63] Si segnala, ad esempio, un articolo firmato da Giovanni Romiti nella “cronaca locale” che inizia così: “Un maiale nero grugnisce da Zeri per una mia andata colà. La prosa, che oltre che di sagrestia puzza di delazione non la discuto. La bava dei rettili laidi e velenosi non mi tange …” Cfr. L’Alba Libertaria, anno I, n. 4, 16 maggio 1915. Le notizie locali solitamente riguardano il “rincaro viveri”, le condizioni dei ferrovieri, “disoccupazione e fame” e inviti a comizi contro la guerra.

[64] Cfr. Maurizio Antonioli, Rygier Maria Anna, in “Dizionario …”, op. cit., vol. II, pp. 466-468.

[65] Cfr. Gino Cerrito, op. cit., p. 38. Cfr. Maria Rygier, Sulla soglia di un’epoca: la nostra patria, Libreria politica moderna, Roma 1915 (in cui giustifica il suo interventismo con argomenti herveisti). La Rygier partecipò alla redazione de “Il Popolo d’Italia”, il quotidiano fondato da Benito Mussolini in appoggio alla campagna per l’intervento dell’Italia nel grande conflitto.  Cfr. Renzo De Felice (a cura di), Benito Mussolini. Quattro testimonianze, La Nuova Italia, Firenze 1976: le quattro testimonianze sono quelle di Alceste De Ambris, Luigi Campolonghi, Mario Girardon e Maria Rygier.

[66] Cfr. L’Alba Libertaria, anno I, n. 1, 15 febbraio 1915, “La Guerra e la Donna”. Ringrazio lo studioso di storia dell’anarchismo Marco Diaferia per avermi dato la possibilità di consultare le copie fotostatiche dei quattro numeri de “L’Alba Libertaria”, conservati in originale presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

[67] Cfr. L’Alba Libertaria, anno I, n. 2, 15 marzo 1915, “Un appello delle socialiste russe” – “… Ora sappiamo che è stata arrestata Rosa Luxemburg, perché apparteneva alla corrente di quel movimento socialista che in Germania vuol scindere la sua responsabilità dai misfatti del Kaiser. Alle compagne russe, tedesche e di tutto il mondo, facendoci interpreti di tutte le compagne d’Italia mandiamo l’espressione del sentimento di tutta la nostra solidarietà.” Sulla polacca naturalizzata tedesca di origine ebraica Rosa Luxemburg (1870-1919), teorica del socialismo rivoluzionario marxista, profondamente pacifista, cfr. Rosa Luxemburg in biografieonline.it.  Sempre nel secondo numero del periodico anarchico compare l’articolo “I delitti del militarismo”.

[68] Cfr. L’Alba Libertaria, anno I, n. 3, 11 aprile 1915, “Le cifre della guerra” – “… Tutte le vittime dell’inquisizione e delle stragi avvenute per odi fomentati dalle chiese sono un nonnulla al cospetto del numero dei morti e resi invalidi nella tragedia che infesta attualmente l’Europa. …”

[69] Cfr. L’Alba Libertaria, anno I, n. 4, 16 maggio 1915, “La tragedia immane”.

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