Il movimento anarchico pontremolese

Come ebbe a scrivere lo studioso di storia dell’anarchismo Marco Diaferia nel 1996: “La presenza anarchica, ignorata dalla storiografia locale, è molto documentata.”[1] Il ricercatore lunigianese faceva riferimento, in particolare, ad una corrispondenza di inizio Novecento apparsa sulla stampa monarchica locale relativa alla posizione degli anarchici sulle nuove carceri e a due giornali usciti a Pontremoli: “L’Alba Libertaria” (4 numeri dal febbraio al maggio 1915)[2], stampato dalla Tipografia La Sociale di La Spezia e “Il Proletario” (5 numeri più un numero unico nel 1922)[3], edito dalla Tipografia Germinal di Pisa.
Indagini effettuate recentemente da me in diversi archivi permettono di confermare, con numerosi documenti alla mano, quanto intuìto da Diaferia.
Già sul finire dell’Ottocento vi erano pontremolesi che avevano abbracciato idee anarchiche e le diffondevano tra i carcerati locali.
Solo a partire dal 1906, però, si può parlare di un vero e proprio movimento anarchico pontremolese, che si espresse per lo più sulle colonne del “Libertario”[4].
Si rinnovò negli anni arrivando a contare una trentina di aderenti.

Nel giugno 1913 il Gruppo Libertario Pontremolese “Pietro Gori”[5] fu rappresentato al Convegno Anarchico di La Spezia[6] da Giovanni Romiti (1892-1968)[7], polemista brillante, e il 6 settembre 1914 inaugurò il proprio vessillo alla festa anarchica di Mignegno[8].
Il movimento, che ebbe al suo interno alcune figure rilevanti[9], si sciolse nel 1922.
Pontremoli, inoltre, diede i natali a diversi “anarchici” che, seppur con dei distinguo, diffusero il verbo libertario anche fuori dalle mura cittadine. Indicheremo, tra gli altri, due fratelli nati in Valdantena che nel 1933 risultavano essere “tra i capi della loggia anarchica di San Francisco di California”[10], ai tempi di Carlo Tresca (1879-1943),[11] e il noto Dante Armanetti (1887-1958)[12], operaio residente a Torino, combattente in Spagna.
“Il Libertario”
“Il Libertario” fu uno dei giornali anarchici più diffusi in Italia all’inizio del Novecento. Molto conosciuto anche all’estero, soprattutto nelle zone tradizionali dell’emigrazione anarchica, ricevette sovvenzioni continue provenienti dalla Svizzera e dagli Stati Uniti[13]. Fu fondato e diretto da Pasquale Binazzi (1873 – 1944)[14] e dalla sua “inseparabile compagna” di Caprigliola Carlotta Zelmira Peroni (1865-1936)[15], “militanti anarchici profondamente legati alla classe operaia ligure (Binazzi era egli stesso operaio), e di rara coscienza e moralità rivoluzionaria, instancabili organizzatori che seppero trasfondere in una linea redazionale esemplare per semplicità e chiarezza la loro sofferenza verso ogni ideologismo”[16].
Al “Libertario” collaborarono alcune delle maggiori personalità dell’anarchismo italiano ed internazionale: Petr Alekseevic Kropotkin (1842-1921), Pietro Gori (1865-1911), Jean Grave (1854-1939), Leda Rafanelli (1880-1971), Maria Rygier (1885-1953), Luigi Galleani (1861-Aulla 1931), Guglielmo Boldrini (1872-1932), Domenico Zavattero (1875-1947), Amedeo Boschi (1871-1956), Alberto Meschi (1879 – Carrara 1958) ed altri che spesso firmarono i loro articoli con degli pseudonimi.[17]
Il settimanale fu pubblicato a La Spezia dalla Tipografia “La Sociale”[18] dal 16 luglio 1903 al 26 ottobre 1922, con un’interruzione dal 27 maggio al 22 luglio 1915 e dal 30 maggio 1917 al 20 febbraio 1919[19]. Va precisato, infatti, che il 30 maggio 1917 venne decretata la sospensione delle pubblicazioni del giornale[20] ed il sequestro di tutto il materiale bibliografico custodito presso la tipografia ligure[21].
Binazzi non si diede per vinto e decise di stampare il foglio a Milano con la collaborazione di Leda Rafanelli, Carlo Molaschi e Giuseppe Invernizzi ma le autorità non consentirono che il giornale mantenesse la testata originale, così il 3 agosto nacque “Cronaca Libertaria” che si pubblicò in 14 numeri tra difficoltà d’ogni genere fino alla cessazione nel novembre 1917[22].
Nell’elenco di coloro che ricevettero “Il Libertario” sono presenti anche diversi lunigianesi[23], tra i quali alcuni anarchici, a dimostrare il radicamento dell’anarchismo anche nel nostro territorio, ed esponenti politici di spicco a riprova di come il giornale fosse tenuto in considerazione perfino da altre classi sociali.
“Il Libertario”, seppure con una iniziale indecisione, insieme con “L’Avvenire Anarchico” di Pisa e con “Volontà” di Ancona – giornali anarchici molto diffusi ed autorevoli –, fu uno dei più intransigenti e radicali oppositori alla guerra per un profondo legame con la realtà delle masse popolari, nel cui animo era radicata l’aspirazione pacifista della tradizione socialista[24].
Cronache anarchiche pontremolesi
Negli anni della Grande Guerra uscirono quasi un centinaio di corrispondenze da Pontremoli, senza contare quelle comparse dal 1903 al 1914 e dal 1919 al 1922. Sarebbe sufficiente raccogliere gli articoli apparsi sul settimanale spezzino per ricostruire in gran parte ed in modo dettagliato l’attività del movimento anarchico pontremolese che, come abbiamo accennato sulla scorta di preziosi documenti d’archivio, in quegli anni era in pieno svolgimento. Poiché lo spazio a disposizione della presente rivista è ovviamente limitato[25] saranno riportati alcuni articoli ritenuti particolarmente significativi.
Gli esponenti del Gruppo Anarchico Pontremolese che, tra il 1914 e il 1917, collaborarono con “Il Libertario” e si firmarono per esteso furono il calzolaio di Mignegno Giovanni Romiti[26] e la senese Irma Pagliai, impiegata a Pontremoli come contabile presso la cooperativa di consumo fra ferrovieri.[27]
In quegli anni la maggior parte degli articoli venne siglata con il termine “Noi”. Altri pseudonimi e parole utilizzati furono “Libertad”, “K.”, “Un muratore”, “Luce”, “Demone”, “Barbonchio”, “R.”, “Prometeo” (a partire dal 1916) e “Gavroche”.
Per avvicinarci alla Grande Guerra e per comprendere quali erano i protagonisti della vita pontremolese dell’epoca apriamo con un resoconto del 1° maggio 1914, redatto proprio da Irma Pagliai:
“Il 1° maggio nel pomeriggio vi fu qui un corteo con la musica e diverse bandiere, appartenenti a circoli operai. Quindi fu indetta una festa campestre, ove parlò Pioli, il quale mise in rilievo le condizioni attuali dello stato in seguito alle spese libiche. Mentre il governo non trova un centesimo per il miglioramento operaio, si gettano i milioni nella voragine militarista. Fu applaudito. Sorse a parlare l’avv. Bologna, e dopo aver detta qualche parola contro la guerra spronò il proletariato a prepararsi per la rivoluzione sociale, poiché il parlare di rivoluzioni così inermi è un delitto. Accennò brevemente al Congresso d’Ancona e l’agitazione ferroviaria, criticando il contegno dei rappresentanti socialisti per aver abbandonati coloro che anziché aver la tessera socialista avevan la tessera del Sindacato. Esortò tutti i compagni in lotta di stringersi compatti per ottener vittoria. Chiuse il suo discorso inneggiando al socialismo, al 1° maggio. Fu più volte interrotto da applausi.
Per gli anarchici parlò il compagno G. Romiti, il quale spiegò il significato di questa data. Ricordò i martiri di Chicago, sudditandoli come esempio ai lavoratori. Ebbe poi parole roventi contro gl’inquisitori del compagno Masetti, illustrando con belle parole il valoroso atto. Rammentò Moroni e Fieramonti, invitando il proletariato a strappare queste vittime dagli avidi artigli savoiardi. Fu applaudito entusiasticamente. Tutto sarebbe proceduto discretamente se non fosse sorto a parlare certo E. Bardi che volle rimproverare il Bologna per ciò che aveva detto. Avviene un battibecco fra loro, che nausea. Anche qua il 1° maggio non ha più il suo vero significato, il quale era di preparazione e di affermazione rivoluzionaria. Non mancarono neppure i soliti divertimenti, e le solite baldorie tanto contrastanti con il significato della giornata.”[28]
Per la cronaca l’avvocato Pietro Bologna (1864 – 1925) era il sindaco di Pontremoli[29].
“E. Bardi” sta per Ernesto Bardi, anarchico della prima ora (1906) che, in base a fonti archivistiche, nel febbraio 1915 costituì, da “sindacalista”[30], il “fascio interventista”[31], appoggiando così il sindacalista rivoluzionario lunigianese Alceste De Ambris (1874 – 1934)[32] e distaccandosi, con alcuni elementi, dal Gruppo Anarchico Pontremolese che, come vedremo, si schierò apertamente contro la guerra.
Il 17 maggio 1914, alle 19, si svolse a Pontremoli un comizio pro Augusto Masetti (1888-1966), l’anarchico antimilitarista che la mattina del 30 ottobre 1911, mentre si trovava nel cortile della caserma Cialdini di Bologna in attesa della partenza per la guerra di Libia, sparò un colpo di fucile contro il colonnello Stroppa ferendolo ad una spalla. Così scrisse Irma Pagliai:
“… ebbe luogo qui un comizio pro Masetti. Oratrice la cara compagna Maria Rygier. Presentata con belle parole dal compagno Romiti, essa trattò la questione con quella energia e chiarezza che la distinguono. Era circondata da numerosi sbirri ma non avvennero incidenti. La Rygier fu spesso interrotta da applausi entusiastici. Ottima giornata di propaganda.”[33]
Anche Maria Rygier nell’agosto 1914 diventò interventista[34].
All’inizio di giugno l’attenzione andò agli incidenti ferroviari sulla linea Parma – La Spezia, definita “linea della sventura”.[35]
Il 18 giugno “Il Libertario” aprì in prima pagina con la notizia “Lo Sciopero Generale di protesta per l’eccidio di Ancona” e, in terza pagina, tra le corrispondenze, pubblicò un articolo da Pontremoli che riportava:
“10/6/14 (Noi) Come ripercussione all’efferrando assassinio dei regi cosacchi contro la popolazione inerme di Ancona ieri nel pomeriggio qui lo sciopero generale è riuscito quasi completo. Alla sera tutto il proletariato è intervenuto al comizio nel quale hanno parlato vibratamente, stigmatizzando la ferocia poliziesca, l’avv. Bologna e il compagno Romiti. All’uscita dal comizio in massa tutti gli intervenuti, al canto dell’inno dei lavoratori, s’incamminarono per le vie della città, ma giunti in via Cavour, gli sgherri sabaudi, inferociti come belve, capitanati da un manigoldo di delegato che fa sfoggio di sciarpa, prendono a piattonate i pacifici dimostranti che si sciolgono al grido di abbasso gli sbirri. Per l’intervento dell’avv. Bologna è evitato ogni conflitto. I ferrovieri hanno aderito allo sciopero.”[36]
Significativo anche l’articolo del 25 luglio scritto da Irma Pagliai in merito agli strascichi della manifestazione:
“Ieri fu fatto in pretura il processo contro il compagno Romiti ed i socialisti Frassinelli e Caldi, imputati di grida sediziose ed oltraggio alla forza pubblica emesse durante la settimana rossa. Inutile dire che le prove furono schiaccianti contro la benemerita sbirraglia, che con tanta cura aveva imbastito il processone. Sostennero le false accuse contro gli imputati con fare proprio da sicari; gli imputati tennero un contegno energico smentendo recisamente le false deposizioni. L’avvocato Bologna ed altri testimoniarono il teppismo … poliziesco. Fecero una bellissima difesa gli avvocati Cavagnada e Cecconi di Parma. Gli imputati vennero tutti assolti per mancanza di prove. Egregi tutori del … disordine, siete soddisfatti?”[37]
Nella prima pagina del giornale era apparso l’articolo “Opponiamoci alla Guerra. Appello ai Lavoratori d’Italia”, firmato dall’anarchico paraguayano Alighiero Tanini (1889-1823)[38].
Il 10 agosto venne pubblicato un articolo del seguente tenore: “La guerra, quell’orribile evento che porta gli uomini vicendevolmente, collettivamente a uccidersi, per la mania criminosa dei delinquenti di stato, sta per effettuarsi con tutte le sue nequizie obbrobriose, anzi già ha apportato i suoi mali. I lavoratori sballottati da un suolo all’altro a vender le loro braccia, emigrati in cerca d’un pane per non morir di fame sono stati anche qui costretti a ritornare alle loro case. Parecchi amici ci raccontano le avventure dolorose del viaggio di rimpatrio. Migliaia d’operai, e fra i quali anche parecchie donne in condizioni imbarazzanti, costretti a pigiarsi in vagoni insufficienti e da bestiame […] scene orribili che fanno anche per questo domandare se l’umanità veramente ormai è diventata una razza di cannibali …”[39]
Il 6 settembre fu inaugurata a Mignegno la bandiera del Gruppo Anarchico Pontremolese:
“Mignegno, 7/9/14 (Noi) – Ieri ebbe luogo qui l’inaugurazione della bandiera del gruppo anarchico che non poté essere fatta in Pontremoli per divieto dell’autorità. La manifestazione riuscì imponente. Parlarono il compagno Romiti e la carissima compagna Irma Pagliai, madrina della bandiera, accolta da fragorosi applausi. Parlò poi Binazzi il quale fece una vibrata requisitoria contro la guerra e contro i coronati assassini, fra le rimostranze del delegato di servizio e gli applausi del pubblico. Ottima propaganda.”[40]
Il 13 settembre il socialista Alberto Malatesta (1879-1957) tenne una “privata conferenza” sul tema “La guerra e l’organizzazione operaia”. Questo il commento: “Per quanto si dissenta dai principi dell’oratore è innegabile che abbia dette delle buone verità specialmente per quello che riguarda l’opera occulta delle diplomazie per ingannare i popoli per meglio avventarli nelle guerre. Dimostrò i danni economici e morali che le guerre portano al proletariato e così della necessità per questo di avversarle.”[41]
In novembre, mentre “Benito Mussolini fa … la storia”[42], vennero assolti diversi pontremolesi: “Mercoledì 11 si è svolto qui il processo a carico del compagno G. Romiti, Restani Giulio, Nerino Pagliai, Toma Emilio, Michelotti Angelo, Caldi Ferruccio, Bertocchi Filippo, Guidi Andrea, Romiti Torello, imputati d’avere gettato sassi contro le locomotive in corsa durante lo sciopero del giugno.
Il Pagliai in più di oltraggio al brigadiere Fortunio Emilio. Difendevano l’avv. Pietro Bologna e Arturo Uccelli di Spezia i quali smontarono brillantemente tutto il castello dell’accusa e fecero fare al brigadiere Fortunio una ben meschina figura.
Numerose testimonianze infatti provarono che egli aveva completamente falsato i fatti. Il P.M. aveva ordinato 4 mesi per quattro degli imputati e un mese e mezzo in più pel Pagliai. Il tribunale invece pronunciò sentenza di completa assoluzione. Le fatiche di Fortunio terminarono così con un completo infortunio sbirresco.”[43]
Nel mese di dicembre “i compagni Bazzigalupi e Palmieri trovandosi disoccupati per la ripercussione della guerra si recarono nella vicina Spezia a lavorare in Arsenale ma per la loro colpa di essere anarchici sono stati licenziati.”[44]
Il 1915 si aprì con un comizio in piazza:
“Domenica scorsa ad iniziativa del nostro gruppo e della sezione socialista, malgrado il pessimo tempo, in piazza Vittorio Emanuele ebbe luogo un pubblico comizio su “L’attuale momento politico”. Il compagno Romiti spiegando lo scopo del comizio cede la parola all’amico socialista Mannelli che s’addentra nell’argomento, facendo un analitico esame della politica situazione odierna, polemizza con gli errati argomenti dei guerrafondai e prospetta per quali cause il proletariato deve combattere. Segue il compagno Barbieri Pompeo che porta la parola degli anarchici, di quei “sanguinari” secondo l’opinione delle penne tinte di loia, direbbe il poeta. Con veemenza e concetti densi di sentimento umanitario dimostra l’assurdità del concetto di patria e fustiga i responsabili dell’immane carnaio. Quando trattò del caso Masetti si ebbe un’interruzione dal delegato di servizio che aveva pur portato parecchi carabinieri.
Il numeroso pubblico entusiasmato, ha applaudito i bravi oratori. Alla sera al circolo “Macchinisti e fuochisti” ebbe luogo un altro privato comizio per la revoca delle punizioni inflitte ai ferrovieri. Parlarono il ferroviere Mattolini e i compagni Barbieri e Romiti. Dopo per desiderio e insistenza dei presenti il compagno Barbieri declamò ancora una bella poesia di Pietro Gori ed inneggiò al nostro fulgido divenire di pace ed uguaglianza sociale.”[45]
Il 24 gennaio il Gruppo Anarchico Pontremolese partecipò al “Convegno anarchico contro la guerra” svoltosi a Pisa[46].
In più numeri del periodico anarchico spezzino a partire dal 28 gennaio si propagandò la pubblicazione del periodico “L’Alba Libertaria”[47].
Il 17 aprile si tenne a Pontremoli un “grande comizio contro la guerra”.
“Ier sera ebbe luogo un grande comizio contro la guerra. E’ riuscito affollato. L’avv. Bologna è invitato ad assumere la presidenza. E’ subito concessa la parola alla compagna Irma Pagliai, che dice che il proletariato italiano si deve tener preparato a non lasciarsi avventurare nella guerra. Critica l’operato di quei sovversivi che abbandonano la donna all’indifferenza per quanto concerne la questione sociale. Dice pure che si deve essere avversari e non neutralisti riguardo alla guerra.
Mannelli per i socialisti pronuncia un forte discorso contro la guerra e polemizza con gli interventisti. Sapendo che si trovano a Pontremoli alcuni grandi uomini dello stato maggiore interventista ed ai quali è stato mandato l’invito si domanda se v’è nessuno che intenda fare il contraddittorio ma nessuno risponde. Allora il compagno Romiti che si trova tra il pubblico domanda la parola per esprimere un lieve dissenso coi precedenti oratori. Dice: Quantunque per il passato si sia stati cogli interventisti, amici e compagni, ormai definitivamente si deve spezzare ogni vincolo, con chi ieri è andato in combutta coi poliziotti mentre i nostri compagni sono aggrediti e arrestati. Ricorda pure Vera Figner ed Augusto Masetti al quale manda un saluto. Il comizio si è svolto ordinatamente tra entusiasti applausi.”[48]
Di grande significato l’articolo prodotto da Irma Pagliai sulla manifestazione del 1° maggio 1915:
“Anche qui il proletariato cosciente in questo primo maggio irrorato di sangue umano ha voluto riaffermare la sua avversione alla guerra. Alle ore 14 nei locali del Circolo Operaio vi è stato il comizio. Ha parlato la compagna Pagliai ricordando le vittime politiche incitando a rimanere saldi nei propri principi avversi a qualsiasi guerra di coronati, inneggiando alla rivoluzione sociale. Prese la parola il socialista Barucci dimostrando come l’attuale guerra non sia che una guerra di affaristi e di speculatori e con vibrata parola ha messo in rilievo la speculazione della diplomazia … ha inneggiato alla rivoluzione sociale e per l’abolizione della guerra tra i popoli. Fu applaudito. Parlò poi il compagno Romiti spiegando il significato di questa data, ha ricordato i compagni Abarno e Carbone tratti in tranello da un vile poliziotto americano, espresse la sua contrarietà per ogni guerra e chiuse inneggiando alla rivoluzione sociale.
Venne formato il corteo con in testa la musica Società Filarmonica Sezione Socialista, Gruppo Libertario, Società Operaia, Lega Operai, Lega Muratori e Affini con i propri vessilli ed al suono dell’inno dei lavoratori e con grida di abbasso la guerra percorsero le vie del paese ritornando nei locali del Circolo Operaio ove l’avv. Bologna prese la parola, esprimendo la sua gioia perché il proletariato pontremolese ha saputo manifestare le sue idealità. Entrato in materia dell’immane conflitto europeo dice che mentre è giusto che i francesi ed i belgi sentano la necessità della guerra perché aggrediti, ciò non può sentir la Russia, l’Inghilterra, la Germania né potrebbe sentir l’Italia, conclude dicendo che qualora l’Italia fosse aggredita tutti dovremo impugnar le armi e difenderci. Il popolo rimase freddo a tali parole.
Romiti riprende la parola dicendo che non dobbiamo ammettere neppure le guerre di difesa perché nulla abbiamo da difendere poiché se prima si poteva dire “Bastone tedesco l’Italia non doma” oggi si può gridare “Bastone poliziesco il proletario d’Italia bastona”. Viene applaudito. Riprende la parola Bologna riaffermando le precedenti parole dicendo che lui per primo imbraccerà il fucile dicendo pure che la natura ha fatto le frontiere …
No, o egregio avvocato, non fu la natura che fece le frontiere. Se delle stecche escono dalle labbra di noialtri operai è scusabile ma non quando ciò viene fatto da coloro che han riscaldato le panche delle università. Ancora una parola.
Lei mi esclude dall’interessamento della guerra perché son donna e non andrò a combattere ma di grazia chi più della donna fu critica sul tremendo altare della guerra?
La donna offre quanto ha di più caro al mondo, un figlio, uno sposo, un fratello, un padre, un fidanzato … per i quali con gioia metterebbe in olocausto la propria esistenza! … No, no, avvocato, Ella sragionava! …”[49]
Nel maggio 1915 l’Italia entrò nel conflitto e la situazione si fece particolarmente difficile: le fabbriche vennero militarizzate e gli spazi di attività sindacale divennero pressoché inesistenti, la libertà di parola fu soppressa, la censura imbiancò le pagine degli stampati causando l’interruzione di molti periodici e numerosi militanti furono richiamati alle armi[50].
Con Regio Decreto del 20 maggio 1915 n. 795 il circondario della Spezia divenne “piazza di guerra”. Ogni parvenza di vita democratica fu accantonata: a seguito della dichiarazione di guerra (24 maggio) “Il Libertario” (uscito in data 27 maggio) fu quasi completamente censurato[51].
Il 9 settembre gli anarchici pontremolesi scrissero: “Chi degli interventisti fascisti trasportò i feriti? Di quale genere è l’opera che fanno in sollievo dei feriti e delle loro famiglie? Fuori i nomi, poiché ci risulta che non tutti sono andati là, dove sibilano le palle e gli shrapnel, fendendo l’aria, creano gli eroi … Animo, via … che poi alla latrina ci manderemo quei ragazzi che alla sera temono ancora il buio delle scale!!”[52]
Nel “Libertario” del 13 gennaio 1916 si legge in prima pagina un curioso articolo intitolato “Le palle di De Ambris”, che recita così: “Ad Alceste De Ambris non bastava l’aver deformato il movimento sindacalista parmense fino al punto di gettarlo nelle braccia di Antonio Salandra e delle cricche nazional-massonico-affaristiche, bisognava che si distinguesse ancor più nel merito forcaiolo. Inaugurando a Parma la lapide a Corridoni ad un certo punto il deputato … antiparlamentare ha detto: “Se avessimo un governo come intendo io, questa brava gente (leggere: socialisti, sindacalisti, anarchici rimasti fedele all’internazionale) meriterebbe d’essere inchiodata al muro con quattro palle”. “O sarebbe meglio risparmiare le palle per gli austriaci e appendere questa gente alla lanterna, con della buona corda”. Noi terremo nota delle parole e dei propositi dell’eroico artigliere da fortezza sempre in licenza e le ricorderemo ai lavoratori, se se ne dimenticheranno.”[53]
Nel mese di febbraio si fa leva sulle maglie della censura:
“Un censore davvero premuroso è quello di Carrara. Interpreta la missione del suo ufficio con una rigorosità senza pari… Non si sa mai, una frase vivace potrebbe essere quella da far sconvolgere il mondo … tutto concorde!!.. E così colpi di forbice ad ogni periodo. Perciò La Battaglia, organo dei socialisti, in spazi bianchi fa concorrenza al nostro Libertario. Tempo fa si arrivò persino a censurare l’annuncio della tombola nazionale! …”[54]
Il 10 settembre 1916 il socialista Luigi Campolonghi (1876 – 1944)[55] tenne una conferenza presso il Teatro della Rosa:
“Il volto della Francia guerriera è il tema di una conferenza retrospettiva che il giornalista L. Campolonghi ha tenuto la sera del 10 corr. m. nel Teatro della Rosa davanti ad un pubblico non eccessivamente numeroso ed esclusivamente borghese. Poiché malgrado l’union sacreé, le antiche fazioni di classe rimangono!…
E come potrebbe il proletario dimenticare lo stato di servilismo passato, presente e … futuro per innalzarsi su su, verso le epiche sfere dell’esaltazione patriottica e guerraiola? Vero è (noi saremo sereni) che d’innanzi agli stupendi episodi della grande anima popolare francese, esposti dal Campolonghi, con quella maestria che non difetta agli uomini del suo rango, questa affermazione può parere cinica, ma tutt’altro. Noi sappiamo che oltre la cortina d’oro con la quale drappeggiate lo scenario delle vostre creazioni, havvi un’atroce realtà che di leggeri potrebbe sommergervi.”[56]
Sul numero del 7 dicembre 1916 compare una corrispondenza da Pontremoli che conferma quanto rinvenuto in archivio, ovvero che il movimento anarchico pontremolese cominciò ad attivarsi attorno al 1906:
“L’altra sera un discreto numero di compagni si riunirono per trattare in merito alla propaganda scritta e orale. Questo sintomo di risveglio era necessario e noi non dubitavamo che dopo un po’ di abbattimento e d’apatia queste assopite energie si riscuotessero, trattandosi di compagni che non hanno mai voltato bandiera, ne’ dell’imperversare dei venti procellosi, ne’ nell’allettamento di facili comodità … alimentari. Per conto nostro è da un decennio che in mezzo al movimento operaio (perché è ivi dove consideriamo il terreno fertile per il nostro lavoro …) svolgiamo la nostra opera e senza niuna ricompensa, indennizzi o stipendi. …”[57]
Nel marzo 1917 “Il Libertario” dedicò ampio spazio a due lutti della famiglia Pagliai che, come abbiamo visto, fu molto attiva in seno al Gruppo Anarchico Pontremolese:
“Lunedì 19 marzo, alle ore 9, in età di circa 71 anni si spegneva la vita di Pasquale Pagliai, padre dei nostri cari compagni Irma e Nerino. Già da molto tempo infermo egli ebbe a soffrire l’angoscia indicibile di una assoluta inazione; egli che quantunque tardo in età amava e sentiva ancora la freschezza della nostra vita giovane, libera, audace, nutrita di forti pensieri. Garibaldino del 66-67 in quel vecchietto bonario ed espansivo, dall’immancabile cravattina rossa, come la fiamma del nostro ideale; che usciva passo passo sotto il tiepido sole delle scorse primavere, lieto di incontrarsi in qualche amico, noi ammiravamo uno di quei simpatici superstiti del recente passato della nostra istoria, di quel passato cioè così vivido ed attraente pel suo baldo e generoso entusiasmo. Per questo oggi la sua dipartita lascia in noi, nel nostro animo, un vuoto profondo che il perenne ricordo della fervida amicizia giammai potrà calmare.
Alla consorte Palmira, alle compagne Rampilla, Irma, Antonina, Zelmira ed al compagno Nerino giungano le nostre vive condoglianze. Il trasporto si effettuò in forma civile martedì 20-3.” “Oggi 25-3 una nuova sventura è venuta a colpire la famiglia del nostro caro Nerino Pagliai. Stamani infatti venne a morirgli un bambino che da pochi giorni era venuto alla luce. Alla famiglia Pagliai giungano ancora le nostre condoglianze pel nuovo lutto che la colpisce.” “Uniamo alle sincere condoglianze del compagno di Pontremoli le nostre. Il Libertario.”[58]
Nel “Libertario” del 17 maggio 1917 compare l’ultima corrispondenza da Pontremoli prima della sospensione del settimanale anarchico spezzino:
“Vi sono dei tipi e questi sono i nemici nostri che non sanno rendersi persuasi come noi si sia ancora in vita, baldanzosi di giovinezza, forti a tener testa alle loro turpi denigrazioni, alla procella dei loro caineschi odi, ed a dimostrare che il de profundis cantato da loro non può essere per noi … perché il lievito della vita invece fermenta e gli eventi tragici che ci sovrastano non hanno ancora dimostrato superate le idealità nostre. Da ciò nasce l’ira di loro. E ad essi, che ci credevano morti, abbiamo voluto dimostrare come invece ancora siamo vivi pubblicando, in occasione del Primo Maggio, il seguente manifesto:
1° Maggio 1917 – Cittadini lavoratori! Fu sacrificio di martiri nostri che nella storia segnò di vermiglio questa data che i reietti proletari del mondo solennizzano con manifestazioni di classe ma che i politicanti d’ogni stampo ne vorrebbero travisare il suo vero significato. A noi non è permesso indicare od assumere le responsabilità singole e collettive delle persone e dei partiti, ma pur tuttavia non abbiamo a riflettere da quello che dicemmo quando la menomazione della stampa era meno restrittiva. L’odio è ormai da anni che ha fatto incendiare questa rattristita Europa, ed incendia, divampa, distrugge, misconosce ogni sentimento umano.
Lavoratori, Cittadini! – Noi considerati sanguinari nella interpretazione degli avversari o nella definizione dileggiatrice dei nemici, i creduti vinti e travolti dall’odierna tempesta, siamo ancora qui pieni di vita e speranze che l’umanità dopo tanti sacrifici si ravveda e si spogli d’ogni barbarie, si disgioghi da ogni tirannide per incamminarsi sulle vie maestose della civiltà e che il mondo diventi arra di felicità e di uguaglianza. Ai martiri delle rivoluzioni Russa, a tutti i caduti per il conseguimento di questo divenire il nostro saluto. W l’affrattellamento umano! W l’Internazionale!
Gli Anarchici”
Nonostante l’ultimo numero del “Libertario” del periodo della Grande Guerra compaia con la data 24 maggio 1917 siamo in grado di affermare che l’aretina Aida Latini (1882 – 1932)[59] il 26 maggio fu arrestata a Pontremoli “dove si era recata per fare propaganda antimilitarista.”[60]
Per la cronaca Aida Latini, definita dall’anarchico lodigiano Camillo Berneri (1897 – 1937) come “dannata, capace di ogni bassezza”[61], a guerra ultimata finì per convivere, per un breve periodo, anche con il pontremolese Giovanni Romiti, che nel 1919 si trasferì “per motivi di lavoro a Firenze.”[62]
“Il Libertario” riprese le pubblicazioni il 20 febbraio 1919 aprendo con il trafiletto “Resurrezione”[63] in prima pagina ed inserendo in seconda pagina un lungo articolo intitolato “L’esperimento Russo” firmato da “Romiti Giovanni”[64]. Solo la settimana successiva ripresero anche le “corrispondenze” da Pontremoli[65], a dimostrare che il Gruppo Anarchico locale era più vivo che mai.
Marco Angella, Cronache anarchiche pontremolesi apparse sul “Libertario” negli anni della Grande Guerra, pubblicato in ” Il Porticciolo”, La Spezia, anno IX, n. 4.12.2016, pp. 101-115
La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini
[1] Cfr. Marco Diaferia, La situazione delle carceri nella Pontremoli dell’Ottocento, in “Il Corriere Apuano”, 2 marzo 1996, p. 3.
[2] Su “L’Alba Libertaria”, avente come sottotitolo “Periodico di propaganda femminile anarchica” cfr. Massimo Bertozzi, La stampa periodica in provincia di Massa Carrara (1860-1970), Pacini Editore, Pisa 1979, pp. 158-159; Mirella Scriboni, Abbasso la guerra! Voci di donne da Adua al Primo conflitto mondiale (1896-1915), Biblioteca Franco Serantini, Pisa 2008, pp. 146-147; cfr. Enrica Antognelli, Regesto del panorama editoriale, in Gian Luigi Maffei (a cura di), La stampa periodica pontremolese tra Otto e Novecento, Edizioni dell’Assemblea, Firenze 2013, p. 63; cfr. Silvia Franchini – Monica Pacini – Simonetta Soldani, Giornali di donne in Toscana. Un catalogo, molte storie (1770-1945), Leo S. Olschki Editore, Firenze 2007, vol. II (1900-1945), pp. 401-403; cfr. Marco Angella, “La Battaglia” e “L’Alba Libertaria” negli anni della Prima Guerra Mondiale, in “Il Porticciolo”, anno IX, n. 3, settembre 2016, pp. 80-91.
[3] Su “Il Proletario”, il cui gerente responsabile era il pontremolese Emilio Toma (1881-1968) cfr. Leonardo Bettini, Bibliografia dell’anarchismo, vol. I, tomo I, Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati in Italia (1872-1971), CP Editrice, Firenze 1972, pp. 314-315; Massimo Bertozzi, op. cit., pp. 177-178; Giuseppe Chiappini, Un giornale anarco-futurista a Pontremoli: “Il Proletario”, in Gian Luigi Maffei (a cura di), op. cit., pp. 167-172.
[4] Cronache anarchiche da Pontremoli apparvero anche su “L’Avvenire Anarchico” di Pisa (1910-1922) e sull’ “Iconoclasta” di Pistoia (1920), oltre, ovviamente, sui già citati “L’Alba Libertaria” (1915) e “Il Proletario” (1922): cfr. Leonardo Bettini, op. cit., vol. I, tomo I, pp. 233-235 (L’Avvenire Anarchico) e pp. 279-280 (L’Iconoclasta).
[5] Su Pietro Gori (1865-1911) cfr. Carlo Molaschi, Pietro Gori, Edizioni “Il Pensiero”, Milano 1959; cfr. Maurizio Antonioli, Pietro Gori il cavaliere errante dell’anarchia, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 1995. Il 21 maggio 1911 “colla collaborazione di tutti i buoni compagni” ebbe luogo a Pontremoli “la commemorazione” di Pietro Gori. Oratore fu “il compagno Virgilio Mazzoni che per ben quasi due ore seppe tenere inalterato il numeroso uditorio, illustrando la figura e le opere del Gori. Dalla parola del Mazzoni fu illustrata la figura del nostro estinto: egli narrò un numero infinito di aneddoti e declamò varie poesie. …” Cfr. Il Libertario, anno IX, n. 399, 25 maggio 1911, p. 3 (articolo di Giovanni Romiti). Sul livornese Virgilio Mazzoni (1869-1959) cfr. Franco Bertolucci, Mazzoni Virgilio Salvatore, in “Dizionario biografico degli anarchici italiani”, BFS edizioni, Pisa 2004, vol. II, pp. 136-139.
[6] Cfr. Il Libertario, anno XI, n. 503, 5 giugno 1913, p. 2, “Convegno Anarchico Nazionale a Spezia, 1-2 giugno”. Tra gli aderenti al Convegno: “… Pietrasanta – Gruppo Anarchico Pietro Gori, Oscar Bresciani, Pontremoli – Gruppo Anarchico Pietro Gori, Romiti G., Sarzana – Circolo S. Sociali, Boccardi Ugo …”
[7] Sul pontremolese Giovanni Romiti, calzolaio claudicante, nato a Mignegno il 16 marzo 1892, gerente responsabile de “L’Alba Libertaria” (1915), cfr. Il Libertario, anno XXI, n. 830, 21 luglio 1921, p. 1, “Le gesta fasciste in Lunigiana. Scene di dolore e di sangue – Morti e feriti”; cfr. Claudio Costantini, I fatti di Sarzana nelle relazioni della polizia, in “Movimento Operaio e Socialista”, anno VIII, n. 1, gennaio-marzo 1962, pp. 61-100, in particolare p. 71; cfr. Antonio Bianchi, Storia del movimento operaio di La Spezia e Lunigiana, Editori Riuniti, Firenze 1975, p. 124; cfr. Giorgio Sacchetti, Sovversivi in Toscana (1900-1919), Altre Edizioni, Todi 1983, pp. 71, 72 e 77, nota 12; cfr. Italino Rossi, Romiti Giovanni, in “Dizionario …”, cit., vol. II p. 445; cfr. Rosaria Bertolucci, Ugo Mazzucchelli. Un anarchico e Carrara, Società Editrice Apuana, Carrara 2005, p. 114; cfr. Gino Vatteroni, Sindacalismo, anarchismo e lotte sociali a Carrara dalla prima guerra mondiale all’avvento del fascismo, Edizioni “Il Baffardello”, Carrara 2006, p. 306. Italino Rossi scrive: “Nel 1923, in maniera repentina e inspiegabile rispetto alle posizioni precedenti, chiede l’iscrizione al PNF e nel 1926 viene radiato dall’elenco dei sovversivi. S’ignorano data e luogo di morte”. In base a ricerche effettuate mi limito, per ora, ad aggiungere che Giovanni Romiti si sposò in Cattedrale a Pontremoli il 24 luglio 1926 con Luigia Calani ed ebbe due figli (Marisa ed Ennio). Nell’agosto 1936 si trasferì a Filattiera e continuò – come raccontano alcuni anziani del luogo interpellati – ad effettuare il mestiere di calzolaio in piazza Castello, in uno dei locali dove nell’agosto 2016 è stato aperto “Il Cantinon” (già attivo nel 1908). Morì a Pontremoli, presso il Civico Ospedale, alle ore 22 del 23 febbraio 1968. Inizialmente venne sepolto in un loculo del Cimitero Monumentale di Pontremoli ed ora il suo corpo riposa nella terra. Ancora oggi gli abitanti di Filattiera lo ricordano con il suo soprannome, ovvero “Il Negus”.
[8] Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 35, 29 agosto 1914, p. 3, “Nuovo vessillo” – “Il Gruppo Libertario Anarchico Pontremolese il 6 settembre p.v. inaugurerà il proprio vessillo sociale. Inviamo il nostro saluto.” Cfr. La Battaglia, anno XIV, n. 37, 12 settembre 1914, p. 3, “La festa anarchica”: “Domenica ebbe luogo a Mignegno la festa anarchica. Molto concorso di operai. Parlarono gli anarchici Romiti e Pasquale Binazzi, e più l’anarchica Irma Pagliai”.
[9] Le indagini archivistiche da me effettuate hanno prodotto una corposa documentazione difficilmente condensabile in poche pagine.
[10] Sulle origini del movimento anarchico a San Francisco cfr. Paul Avrich, Ribelli in Paradiso. Sacco, Vanzetti e il movimento anarchico negli Stati Uniti, Nova Delphi, Roma 2015 [a cura di Antonio Senta], p. 94: “… dalla metà degli anni novanta, vennero fondati gruppi nei centri lungo la costa del Pacifico, il primo nel 1894 a San Francisco.”
[11] Sull’attività di Carlo Tresca in America cfr. Maurizio Antonioli – Silvio Cicolani, Tresca Carlo, in “Dizionario …”, cit., vol. II, pp. 623-626; cfr. Paul Avrich, op. cit., passim;
[12] Sull’anarchico pontremolese Dante Armanetti cfr. Camillo Berneri, Epistolario inedito, Archivio Famiglia Berneri Edizioni, Pistoia 1980-1984, vol. II, pp. 197, 213, 238, 314, 315, 317; cfr. Pietro Bianconi, Gli anarchici italiani nella lotta contro il fascismo, Pistoia 1988, pp. 158-160; cfr. Tobia Imperato, Anarchici a Torino: Dario Cagno e Ilio Baroni, in “Rivista Storica dell’Anarchismo”, anno 2, n. 2, luglio-dicembre 1995, pp. 53-75, in particolare p. 62, nota 3, p. 64, nota 13, p. 68, nota 38; cfr. Marco Diaferia, Un antifascista pontremolese alla guerra di Spagna, in “Il Corriere Apuano”, 19 ottobre 1996, p. 3; cfr. Tobia Imperato, Armanetti Dante, in “Dizionario …”, cit., vol. I, pp. 48-49; cfr. Nicola Adduci – Giorgio Sacchi, Dante Armanetti (1887-1958), in “Quaderni del CDS” (Periodico a cura del Centro di documentazione storica della Circoscrizione 5, Città di Torino), anno VI, n. 10 (2007), fascicolo 1, pp. 107-120; Giuseppe Chiappini, Antifascisti della Lunigiana nella guerra civile spagnola 1936-1939, Giuseppe Chiappini Editore, Villafranca 2016, pp. 49-51.
[13] Cfr. Andrea Bellotto, Gli anarchici a La Spezia dal 1919 al 1922 attraverso “Il Libertario”, tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Filosofia, anno accademico 1971-1972, p. 2 e Appendice n. 1.
[14] Cfr. Antonio Mameli, Binazzi Pasquale, in “Dizionario …”, cit., vol. I, pp. 189-195.
[15] Cfr. Antonio Mameli, Peroni Carlotta Germinia detta Zelmira, in “Dizionario …”, cit., vol. II, pp. 327-328. Nel corso delle indagini d’archivio sono state rinvenute le “ultime volontà” (risalenti all’anno 1926) di Zelmira Peroni.
[16] Cfr. Gino Bianco – Claudio Costantini, Per la storia dell’anarchismo: “Il Libertario” dalla fondazione alla guerra mondiale, in “Il Movimento Operaio e Socialista in Liguria”, anno VI, n. 5, settembre-ottobre 1960, pp. 131-154, in particolare p. 132.
[17] Un elenco di collaboratori, celebri e meno celebri, del periodico anarchico spezzino si trova in Il Libertario, anno X, n. 430, 4 gennaio 1912, p. 1, “Il Libertario (1903-1912)”.
[18] Sulla Tipografia “La Sociale” di La Spezia cfr. Antonio Mameli, Breve storia della Tipografia “La Sociale” della Spezia, in Maurizio Antonioli [a cura di], “Editori e Tipografi anarchici di lingua italiana tra Otto e Novecento”, Bfs, Pisa 2007, pp. 129-140.
[19] Cfr. Leonardo Bettini, op. cit., vol. I, tomo I, pp. 167-168.
[20] Cfr. Archivio di Stato di La Spezia, Gabinetto di Sottoprefettura, busta 5, fascicolo 12 (“Stampa periodica”), Decreto del 30 maggio 1917 firmato da Umberto Cagni (“Comandante in Capo del Dipartimento e della Piazza Marittima di Spezia”); cfr. Andrea Bellotto, tesi cit., pp 16-18, nota 5; cfr. Antonio Mameli, La diffusione de “Il Libertario” della Spezia nel 1917, in “Rivista Storica dell’Anarchismo”, anno 9, n. 1 (17), gennaio-giugno 2002, pp. 81-111, in particolare pp. 82-83.
[21] Cfr. Andrea Bellotto, tesi cit., Appendice n. 2, pp. 388-393; cfr. Antonio Mameli, La diffusione … op. cit., pp. 83-85.
[22] “Cronaca Libertaria” uscì a Milano “per quattordici numeri dal 3 agosto all’ 1 novembre 1917; i due più assidui redattori furono Carlo Molaschi e Leda Rafanelli”. Cfr. Mattia Granata, Lettere d’amore e d’amicizia. La corrispondenza di Leda Rafanelli, Carlo Molaschi e Maria Rossi per una lettura dell’anarchismo milanese (1913-1919), Bfs, Pisa 2002, p. 9, p. 59, p. 63, nota 14 (“presentai dunque alla questura il foglio col nuovo titolo”, 30 luglio 1917). Cfr. inoltre Leonardo Bettini, op. cit., vol. I, tomo I, pp. 274-275.
[23] Si segnalano: “La Lunigiana” (Pontremoli), Angella Giovanni di Alessio (Pontremoli per Mignegno), Buglia avv. Cav. Luigi (Filattiera), Conti Pietro (Pontremoli per Zeri Noce), Dani Emilia (Pontremoli), F. Adolfo (Mulazzo), Giannarelli Emilio (Fivizzano per Sassalbo), Maffei Giovanni (Pontremoli per Codolo), On. Cimati Camillo (Pontremoli), Pagliai Irma (Via Garibaldi Pontremoli), Simonini Cav. Emilio (Bagnone), Viola Luigi (Villafranca Lunigiana). Cfr. Andrea Bellotto, tesi cit., pp. 307-360; cfr. Antonio Mameli, La diffusione … op. cit., p. 104 (elenco rielaborato per regioni e per province in ordine alfabetico).
[24] Cfr. Andrea Bellotto, tesi cit., pp. 6-7. Cfr. inoltre Sandro Antonini, Mare e cannoni. La Liguria nella Grande Guerra 1915-1918, De Ferrari, Genova 2014, pp. 117-124, in particolare pp. 119-120: “è indubbio che Il Libertario e il suo entourage spezzino rappresentassero nel periodo della Grande Guerra e finché la pubblicazione venne consentita, un punto di riferimento per gli anarchici italiani, di sentimenti rivoluzionari o concilianti.” Cfr. inoltre Alberto Scaramuccia, Spezia 1914. La Grande Guerra nella stampa spezzina, Edizioni Cinque Terre, La Spezia 2015 e Alberto Scaramuccia, Spezia 1915. Città in guerra, Edizioni Cinque Terre, La Spezia 2015; cfr. Fabrizio Giulietti, Gli anarchici italiani dalla grande guerra al fascismo, Franco Angeli, Milano 2015, pp. 31-32.
[25] Ringrazio sentitamente la professoressa Rina Gambini per l’opportunità che mi offre di parlare per la prima volta del movimento anarchico pontremolese, lo studioso Marco Diaferia per i preziosi suggerimenti e il bibliotecario Elia De Luca (Istituto di Studi sul Capitalismo di Genova) per la collaborazione.
[26] Giovanni Romiti si firmò per lo più “Romiti”: cfr. Il Libertario, anno XII, n. 538, 5 febbraio 1914, p. 3; Il Libertario, anno XII, n. 554, 28 maggio 1914, p. 4; Il Libertario, anno XII, n. 563, 6 agosto 1914, p. 3; Il Libertario, anno XII, n. 569, 17 settembre 1914, p. 2; Il Libertario, anno XIII, n. 602, 13 maggio 1915, p. 3; Il Libertario, anno XIV, n. 646, 11 maggio 1916, p. 4. In un numero si firmò “Romiti Giovanni”: cfr. Il Libertario, anno XIV, n. 679, 28 dicembre 1916, p. 3 (“Gli anarchici e il caro viveri”). Una lettera firmata da Giovanni Romiti comparve in Il Libertario, anno XIV, n. 676, 7 dicembre 1916, pp. 3-4.
[27] L’anarchica Irma Pagliai (nata a Torrita, in provincia di Siena, il 2 giugno 1893), faceva parte del Gruppo Anarchico Pontremolese come il padre Pasquale Pagliai, la madre Palmira Pieroni ed il fratello Nerino Pagliai. Apparteneva ad una famiglia di ferrovieri. Risiedette a Pontremoli dal 1914 al 1917. Poiché faceva “attiva propaganda contro la guerra” l’1 agosto 1917 fu munita di foglio di via obbligatorio per Firenze. Dopo un “periodo di internamento” a Potenza si trasferì nel 1919 a Foggia presso il marito, Adamo Comei (nato a Cosenza nel 1893), sovversivo. Nel 1924 abitava a Piacenza in Via XX settembre n. 24 al terzo piano. Fu una colonna e l’anima del giornale “L’Alba Libertaria”: l’indirizzo a cui inviare articoli, corrispondenze e abbonamenti era “Irma Pagliai, Pontremoli”: cfr. Silvia Franchini – Monica Pacini – Simonetta Soldani, op. cit., vol. II, p. 401. Sul “Libertario” si firmò come “Irma”: cfr. Il Libertario, anno XII, n. 551, 7 maggio 1914, p. 3; Il Libertario, anno XII, n. 553, 21 maggio 1914, p. 3; Il Libertario, anno XII, n. 562, 30 luglio 1914, p. 4; Il Libertario, anno XIII, n. 601, 6 maggio 1915, pp. 3-4. Si firmò “Pagliai Irma” in Il Libertario, anno XIV, n. 634, 17 febbraio 1916, p. 2, “Caro Libertario”.
[28] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 551, 7 maggio 1914, p. 3, “Pontremoli, 4/5/1914 (Irma)”. Sul 1° Maggio e sui “martiri di Chicago” cfr. Primo Maggio nella storia della classe operaia, Edizioni Lotta Comunista, Milano 2005. Sul tipografo anarchico Antonio Moroni (1892-1971) che “dopo vari arresti per propaganda antimilitarista, finì alla compagnia di disciplina di Capri, da dove, nel novembre 1912, in una lettera sull’Avanti! denunciò i maltrattamenti che subiva” e su Dario Fieramonti o Fieramonte (1893 – 1971), che, “chiamato sotto le armi nel settembre 1913 non volle pronunciare il giuramento di rito e pertanto fu deferito alla commissione di disciplina” cfr. Giuseppe Aragno, Proletari contro la guerra. La campagna per Masetti e la Settimana Rossa, 2014 (e-book); cfr. Cantiere biografico degli Anarchici in Svizzera (www.anarca-bolo.ch).
[29] Cfr. Angelo Angella, 1910-1920: un decennio di amministrazioni a guida socialista nel comune di Pontremoli, in AA. VV. “Movimento socialista in Lunigiana fra la fine dell’Ottocento e il Novecento”, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1990, pp. 249-282. Cfr. inoltre Marco Angella, Pietro Bologna (1864-1925) nel 150° anniversario della nascita, in “Il Porticciolo”, anno VII, n. 2, giugno 2014, pp. 39-45.
[30] Ernesto Bardi difese Alceste De Ambris nel 1915 con sue corrispondenze da Pontremoli sull’ “Internazionale”, foglio dell’USI (Unione Sindacale Italiana, sorta nel novembre 1912), del quale era diventato collaboratore con lo pseudonimo di “Falco-Raparros”. Cfr. Umberto Balestrazzi, L’Internazionale: un periodico che ha fatto epoca, Nuova Step, Parma 1971; cfr. Benedetta Cardone, Verso la guerra: Interventisti e Neutralisti nella provincia di Massa Carrara (1914-1915), tesi di laurea, Università di Pisa, Facoltà di Scienze Politiche, a.a. 2004/2005, pp. 91-92.
[31] Cfr. L’Internazionale, 30 gennaio 1915, p. 1, “L’adunata dei Fasci Rivoluzionari”. Sulla spaccatura avvenuta in seno all’USI tra Alceste De Ambris, interventista, e Armando Borghi (1882 – 1968), contrario alla guerra, cfr. L’Internazionale, 13 febbraio 1915, pp. 1-3; cfr. inoltre Maurizio Antonioli, Alcune linee interpretative per una storia dell’Unione Sindacale Italiana: un inedito di Armando Borghi, in “Primo Maggio”, n. 1, giugno-settembre 1973, pp. 57-65; cfr. Maurizio Antonioli, Armando Borghi e l’Unione Sindacale Italiana, Piero Lacaita Editore, Manduria – Bari – Roma 1990.
[32] Su Alceste De Ambris cfr. Giulivo Ricci, Alceste De Ambris. Dal socialismo eroico di Lunigiana al sindacalismo rivoluzionario, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1974; cfr. Enrico Serventi Longhi, Alceste De Ambris. L’utopia concreta di un rivoluzionario sindacalista, Franco Angeli, Milano 2011.
[33] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 553, 21 maggio 1914, p. 3, “Pontremoli, 18 maggio 1914 (Irma)”. Sullo stesso numero compare questo trafiletto: “Il signor Ernesto Bardi ci manda una lunga lettera per rispondere ad una frase che lo riguardava in una precedente corrispondenza da Pontremoli. Per il modo come è redatta non possiamo pubblicarla. Soltanto lo accontentiamo nel far sapere che è sempre rosso lo stesso e che a Borgotaro non fece affatto la propaganda cui accennava il nostro corrispondente.” Su Augusto Masetti cfr. Laura De Marco, Il soldato che disse no alla guerra: storia dell’anarchico Augusto Masetti (1888-1966), Spartaco, Santa Maria Capua Vetere 2003.
[34] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 564, 13 agosto 1914, “La bancarotta della politica monarchica in Italia” (Maria Rygier). Sulla vicenda cfr. Alessandro Luparini, Anarchici di Mussolini. Dalla sinistra al fascismo tra rivoluzione e revisionismo, Mir Edizioni, Montespertoli 2001, pp. 17-21. Per avere un quadro dell’anarchismo in questo periodo cfr. Pier Carlo Masini, Gli anarchici fra neutralità e intervento (1914-1915), in “Rivista Storica dell’Anarchismo”, anno 8, numero 2 (16), luglio-dicembre 2001, pp. 9-22. Sull’ “interventismo herveista” di Maria Rygier, mai perdonato dalle redattrici de “L’Alba Libertaria”, cfr. Maria Rygier, Sulla soglia di un’epoca: la nostra patria, Libreria Politica, Roma 1915.
[35] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 555, 4 giugno 1914, p. 3; Il Libertario, anno XII, n. 556, p. 3, “Pontremoli, 9/6/14 (Noi) – incidenti sulla linea ferroviaria. … Nel pomeriggio di ieri nella galleria del Borgallo è rimasto sotto un treno merci l’amico frenatore Magnani Achille. Il disgraziato è stato trovato morto. Il Magnani è cugino dei compagni nostri Pasquale e Zelmira Binazzi. A la nuova vittima del lavoro il nostro mesto saluto, ed alla famiglia le nostre vivissime condoglianze.”
[36] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 556, p. 1 e p. 3. Sui tragici fatti di Ancona cfr. Valentina Carboni, Una storia sovversiva. La Settimana Rossa ad Ancona, Zero in Condotta, Milano 2014.
[37] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 562, 30 luglio 1914, p. 4, “Pontremoli, 25/7/1914 (Irma)”.
[38] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 562, 30 luglio 1914, p. 1.
[39] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 564, 13 agosto 1914, p. 3, “Pontremoli, 10/8/14 (Noi)”.
[40] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 568, 10 settembre 1914, p. 2, “Mignegno, 7/9/14 (Noi)”. In realtà la manifestazione doveva tenersi il 23 agosto ma “per mancanza di oratori … è stata rimandata al 6 settembre venturo”: cfr. Il Libertario, anno XII, n. 566, 27 agosto 1914, p. 4, “Pontremoli, 24/8/14 (Noi)”.
[41] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 569, 17 settembre 1914, p. 2, “Pontremoli 14/9/14 (Romiti)”. Su Alberto Malatesta cfr. Giulivo Ricci, Dalla Lunigiana all’Italia: due socialisti dimenticati, Gerolamo Lazzeri e Alberto Malatesta, in AA. VV., “Movimento …” cit., pp. 283-321. Da segnalare inoltre il libro Alberto Malatesta, I socialisti italiani durante la guerra, Mondadori, Milano 1926.
[42] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 578, 19 novembre 1914, p. 2, “Benito Mussolini fa … la storia” – “Benito Mussolini è preso ora dalla mania di fare la … storia. Una mania come un’altra, ma che di fronte al suo passato rivoluzionario lo copre d’infinito ridicolo. Egli lancia nel primo numero del suo giornale Il Popolo d’Italia un grido augurale ai giovani, grido che è una parola paurosa e affascinatrice: Guerra! Sembra di sentire il sonante coro dell’Aida. Che cosa è accaduto nel vostro cervello, prof. Benito Mussolini? Siete ammattito? …” Sul passaggio di Mussolini “dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva e operante e quindi all’interventismo” cfr. Renzo De Felice (a cura di), Mussolini giornalista, Rizzoli, Milano 1995, p. 89.
[43] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 578, 19 novembre 1914, p. 4, “Pontremoli 11/11/14 (Noi)”.
[44] Cfr. Il Libertario, anno XII, n. 583, 24 dicembre 1914, p. 3, “Pontremoli 21/12/14 (Barbonchio)”.
[45] Cfr. Il Libertario, anno XIII, n, 585, 14 gennaio 1915, p. 3, “Pontremoli 9/1/15 (Noi)”. Sul pisano Pompeo Scipione Barbieri (1881-1928), collaboratore del “Libertario”, cfr. Franco Bertolucci, Barbieri Pompeo Scipione, in “Dizionario …”, cit., vol. I, p. 90. Sulle lotte dei ferrovieri cfr. Augusto Castrucci, Battaglie e vittorie dei Ferrovieri italiani. Cenni storici dal 1877 al 1944, Zero in Condotta, Milano 1988.
[46] Cfr. Il Libertario, anno XIII, n. 587, 28 gennaio 1915, p. 1.
[47] De “L’Alba Libertaria” si parla in Il Libertario, anno XIII, n. 578, 28 gennaio 1915, p. 3: “… la pubblicazione dell’Alba Libertaria è lodevole e merita l’aiuto di chiunque ha a cuore la propaganda femminile …”; Il Libertario, anno XIII, n. 588, 4 febbraio 1915, p. 3: “… Per la pubblicazione de L’Alba Libertaria sono pervenute già entusiastiche adesioni di compagne e compagni. Il primo numero … conterrà articoli originali di compagne e compagni militanti …”; Il Libertario, anno XIII, n. 590, 18 febbraio 1915, p. 4: “… ne è uscito il primo numero. E’ stato largamente distribuito al comizio ovunque. Si è imposto. Bene! Auguri di vita feconda e battagliera!”; Il Libertario, anno XIII, n. 593, 11 marzo 1915, pp. 3-4: “Domenica uscirà il secondo numero … Sarà in più grande formato e conterrà notevoli articoli di educazione femminile anarchica, contro la guerra, la fame, di critica, polemica e spunti sui fatti e le cose del giorno.”; Il Libertario, anno XIII, n. 594, 18 marzo 1915, p. 3: “… L’Alba Libertaria ha portato un secondo spruzzo alla sua bella propaganda. Però le armi nemiche si appuntano già. Figuriamoci, venerdì 12 ci è stato spedito il pacco del giornale da Spezia e ancora non è giunto oggi, ma oggi stesso abbiamo provveduto a farne ristampare sollecitamente una seconda edizione e sicché anche questa lazzaronata dei nemici è riuscita vana. Chi saranno i colpevoli? Li troveremo …”; Il Libertario, anno XIII, n. 602, 13 maggio 1915, p. 3: “… Domenica uscirà L’Alba Libertaria, ricca di articoli originali contro la guerra, di educazione femminile anarchica e di polemica.”; Il Libertario, anno XIII, n. 610, 26 agosto 1915, p. 3: “Alcuni compagni e compagne ci esortano a riprendere le pubblicazioni de L’Alba Libertaria. Immagineranno le difficoltà che ci impediscono di farlo per ora!”; Il Libertario, anno XIV, n. 647, 18 maggio 1916, p. 3: “… appena ricevuta la triste notizia della morte della compagna Zunino, la redazione de L’Alba Libertaria si è affrettata ad inviare le sue condoglianze al compagno della buona Caterina. …”
[48] Cfr. Il Libertario, anno XIII, n. 599, 22 aprile 1915, pp. 3-4, “Pontremoli, 18/4/15 (Noi)”. Sulla rivoluzionaria russa Vera Nikolaevna Figner (1852-1942) cfr. Hans Magnus Enzensberger, Politica e crimine. Nove saggi, Bollati Borlinghieri, Torino 1998.
[49] Cfr. Il Libertario, anno XIII, n. 601, 6 maggio 1915, pp. 3-4, “Pontremoli 2/5/15 (Irma)”. Sulla vicenda (gennaio-marzo 1915) di Frank Abarno (1891-1978) e Carmine Carbone (del Gruppo Bresci, “uomini vicini a Frank Mandese”) e del “vile poliziotto americano” (ovvero il detective Amedeo Polignani) cfr. Paul Avrich, op. cit., pp. 163-164.
[50] Cfr. Antonio Senta, Utopia e azione. Per una storia dell’anarchismo in Italia (1848-1984), Elèuthera, Milano 2015, p. 130.
[51] Cfr. Il Libertario, anno XIII, n. 604; cfr. Spartaco Gamberini, La Spezia. Volti di un territorio, Editori Laterza, Bari 1992, p. 189.
[52] Cfr. Il Libertario, anno XIII, n. 612, 9 settembre 1915, p. 3, “Pontremoli 5/9/15 (Noi)”.
[53] Cfr. Il Libertario, anno XIV, n. 629, 13 gennaio 1916, p. 1, “Le palle di De Ambris”.
[54] Cfr. Il Libertario, anno XIV, n. 634, 17 febbraio 1916, p. 3, “Pontremoli, 14/2/16 (Noi)”.
[55] Su Luigi Campolonghi, interventista, cfr. Mino Tassi, Luigi Campolonghi, pellegrino di libertà (1876-1944), Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1969.
[56] Cfr. Il Libertario, anno XIV, n. 665, 21 settembre 1916, p. 4, “Pontremoli, 11/9/16 (K.)”
[57] Cfr. Il Libertario, anno XIV, n. 676, 7 dicembre 1916, pp. 3-4, “Pontremoli 4/12/1916 (Noi)”.
[58] Cfr. Il Libertario, anno XV, n. 693, 5 aprile 1917, p. 4, “Pontremoli 26/3/17 (Noi)”.
[59] Cfr. Pasquale Iuso, Latini Aida, in “Dizionario …”, cit., vol. I, pp. 20-21. Nella sua vita Aida Latini (nata ad Anghiari) intrecciò relazioni con molti militanti anarchici tra i quali Giovanni Gavilli (1855 – 1918), collaboratore del “Libertario”, dal quale ebbe un figlio (Diavolindo, partorito a Pistoia il 3 gennaio 1905), citato più volte sul periodico “Il Proletario”, curato da alcuni individualisti anarchici ed uscito a Pontremoli nel 1922: cfr. Il Proletario, anno I, n. 4, Pontremoli, 17 settembre 1922, “Per Diavolindo Latini”; Il Proletario, anno I, n. 5, Pontremoli, 12 dicembre 1922, “Da Milano”. Su Diavolindo Latini (1905-1927) e sulla madre cfr. anche Camillo Berneri, Lo spionaggio fascista all’estero [a cura di Nicola Fedel], Fondazione Comandante Libero, Milano 2016, p. CV, n. 113 (Diavolindo Latini) e pp. CV-CVI, n. 114 (Aida Latini).
[60] Cfr. Francesco Lisanti, Storia degli anarchici milanesi (1892-1925), La Coda di Paglia, Milano 2016, p. 189: “Da lì venne munita di foglio di via per Milano, luogo da dove tentavano di cacciarla.” Indagini archivistiche ci permettono di affermare che Aida Latini fu ospitata dalla famiglia Pagliai.
[61] Cfr. Camillo Berneri, Epistolario inedito, Archivio Famiglia Berneri Edizioni, Pistoia 1980, vol. I, pp. 29-30, lettera di Camillo Berneri a Pietro Montasini: “ … nel 1921 passò al fascismo, assieme al Romiti di Pontremoli, col quale viveva … Io l’ho conosciuta bene, a Firenze, ed in coscienza ti posso dire che è una dannata, capace di ogni bassezza. Ho avuto il torto di proteggerla un po’ quando non la conoscevo bene (è una simulatrice eccezionale) ma quando sono arrivato a conoscerla l’avrei fatta a pezzi.”
[62] Cfr. Italino Rossi, op. cit., p. 445.
[63] Cfr. Il Libertario, anno XVII, n. 702, 20 febbraio 1919, p. 1, “Resurrezione – Ci vollero morti, ma dopo ventun mesi di forzato silenzio riprendiamo oggi immutati e incontaminati l’opera nostra di lotta e di propaganda. Il primo pensiero lo rivolgiamo a tutti i nostri compagni di ogni paese caduti affermando la grande idea di libertà e di fratellanza umana a tutte le vittime di quest’ultima immane tragedia …”
[64] Cfr. Il Libertario, anno XVII, n. 702, 20 febbraio 1919, p. 2, “L’esperimento Russo”(Romiti Giovanni).
[65] Cfr. Il Libertario, anno XVII, n. 703, 27 febbraio 1919, pp. 3-4: “Pontremoli, 16/2/19 (Noi) I nostri nemici più di un de profundis ci avevano cantato … credevano ormai di averci definitivamente sconfitti. Ed invece siamo noi ad irridere alla loro scema compiacenza, a ritornare a dire la nostra parola blasfema contro la menzogna del prete o di altre cose più o meno … sacre …”