
Visitando la seconda cappella di destra del Cimitero Monumentale di Pontremoli ci si imbatte in una semplice lapide che ricorda Pietro Bologna (1864-1925), uno dei sindaci più stimati della “città del libro”.
Pietro Bologna nacque 150 anni fa e più precisamente il 14 giugno 1864, alle ore diciassette e quarantacinque[1], nella parrocchia di San Colombano di Pontremoli, dal fervente mazziniano Francesco Bologna (1809-1901), “buono e retto, cui fu guida costante l’amore alla famiglia e alla libertà” e da Annunziata Ceppellini (1826-1908), “virtuosa e buona, caritatevole e pia”.
Fu battezzato il 16 giugno 1864 con i nomi Pietro Agostino dal parroco Don Gio. Matteo Farfarana ed ebbe come compari Domenico Mastrelli e Annunziata Frassinelli Bacchini, entrambi della cura di San Pietro[2].
All’epoca del censimento del 1871 il piccolo Pietro abitava al secondo piano del palazzo di Via Cavour n. 15 insieme ai genitori (il padre era “rinvisore di Lotto e possidente”; la madre non svolgeva attività lavorativa), alla sorella Giulia di 10 anni e alla quarantenne domestica nubile Lucia Simonini di Lusuolo, analfabeta. Al piano inferiore risiedeva la zia Teresa Bologna, vedova “possidente” di 54 anni, con una “servente” diciottenne (Rosa Guidi) priva di istruzione elementare[3].
Nel censimento del 1881 Pietro, diciassettenne, risultava assente dalla famiglia e dal Comune in quanto “studente”[4].
La famiglia Bologna era di stampo anticlericale.
Luigi Campolonghi (1876-1944) nel suo celebre “Ritratto in piedi” ebbe a scrivere della parrocchia di San Colombano: “[Don Gio Matteo Farfarana] era un vecchio prete alto e asciutto, di sentimenti liberalissimi e di puri costumi, duro per sé e, come occorreva, per gli altri; parlatore sobrio, ma elegante, avendo lo spirito nutrito di buoni studi, e assai arguto. Con noi chierici parlava poco e anche con i sagrestani e i curati che frequentavan la chiesa; ma tutti, pur temendolo, lo amavano. Infestavano a quei tempi la parrocchia due famiglie di eretici: i Bologna, del cui capo, signor Francesco, intesi che una mattina avesse sparato il fucile contro il nido sonoro delle campane di San Colombano perché gli davan noia, e i Giumelli, rappresentati dall’empio e venduto al diavolo avvocato Giovanni. …”[5]
Considerato “revedibile” nel 1884 dal consiglio di leva di Montepulciano per deficienza toracica, Pietro Bologna (alto 1 metro e 75) nell’agosto successivo fu definito “abile arruolato” dal consiglio di leva di Livorno e venne “assegnato alla terza categoria come unico maschio di padre vivente”[6].
Si laureò in legge a Pisa all’età di 21 anni, nel 1885, e prese ad esercitare in Pontremoli la libera professione[7].
Il 21 aprile 1887 fondò il Circolo Operaio Pontremolese con finalità assistenziali e ne divenne Presidente[8]. Il Circolo, che vedeva nei panni del Presidente Onorario Antonio Maffi, prese stanza a piano terra dell’antico Palazzo Buglia, già Costa, a Santa Cristina.
Il 24 gennaio 1888 Pietro Bologna si sposò con Enrichetta Buglia (1867-1928)[9] di Aristodemo, valoroso combattente delle guerre dell’indipendenza italiana.
Prese ad interessarsi di politica dalle file democratiche per passare subito dopo a quelle socialiste. La sua aspirazione massima e le sue più sentite premure furono rivolte ai bisogni del popolo, specie delle classi meno abbienti.
Il 3 novembre 1889 iniziò ufficialmente la sua carriera politica come assessore nell’amministrazione di Camillo Cimati (1861-1945), al fianco degli assessori Nicola Zucchi Castellini, Andrea Giumelli e Avvocato Tito Bassignani.
Un suo primo banco di prova fu quello di aiutare le famiglie delle vittime del Borgallo nel 1893, patrocinando una lunga causa, a titolo gratuito, contro la ditta Piatti, appaltatrice del cantiere. Vincendo la causa diventò per la classe più debole dei cittadini un vero punto di riferimento.
Il 21 maggio 1893 sorse, sempre per iniziativa dell’avvocato Bologna, una “Cooperativa di Produzione e di Lavoro”[10].
Il 7 maggio 1895, dietro la spinta del Circolo Operaio e per l’incessante opera di Pietro Bologna venne fondata una cooperativa di consumo tra operai, che iniziò la sua attività nel locale sito a piano terra del Palazzo Giumelli in Via Cavour, nel cui retrobottega Luigi Campolonghi, il 12 maggio 1898, rivolse per l’ultima volta la parola ai compagni socialisti pontremolesi.
Mino Tassi (1894 – 1982) ebbe a scrivere: “Ben lunga è la storia di questa provvida iniziativa, tutta intesa a sollevare le difficili condizioni della classe operaia pontremolese. Fu una tale provvidenza che, per reggersi, dati i continui e grossi debiti contratti mensilmente dai poveri clienti, costò a Pietro Bologna, presidente responsabile, notevoli sacrifici. Sacrificò un primo podere, poi un secondo, ma il suo impegno morale e assistenziale non venne mai meno, mentre l’operaio pontremolese, che vedeva in Pietro Bologna il regolare solutore del suo modesto ma assillante problema familiare, cominciava a comprendere la viva e fraterna sincerità dell’ideale socialista.”[11]
Quando, nei primi mesi del 1897, Bologna risolse di passare dalla Democrazia al Psi, ritenne prima opportuno chiarire il suo discusso atteggiamento verso il generale Nicola Heusch nel 1894 e ne rese conto, in presenza dei compagni di Pontremoli, a Camillo Prampolini e Amerigo Onofri, ai capi cioè delle due anime del socialismo parmense, che, peraltro, lo invitarono ad iscriversi senza remore[12].
Il 26 aprile 1897, in occasione dell’inaugurazione del vessillo della sezione pontremolese del partito socialista, Pietro Bologna presentò, accanto al giovane Luigi Campolonghi (allora studente in legge all’Università di Parma), davanti a 150 persone, l’oratore Camillo Prampolini[13].
In un clima politico attraversato da crescenti e diffuse rivolte antigovernative, il 23 gennaio 1898 sorse il primo giornale socialista della Lunigiana: “La Terra”. Lo studioso Nicola Michelotti (1935 – 2010) ritiene che Pietro Bologna non fosse del giornale “né il suggeritore, né il finanziatore almeno nella prima serie. Potrebbe essere stato, in qualche modo, il moderatore”[14].
Come noto la prima fase de La Terra ebbe vita breve. Il numero 9 del foglio socialista non arrivò ai lettori. Per motivi di ordine pubblico, considerato il contenuto eversivo di due articoli, venne sequestrato[15].
Dopo la repressione dei moti dei cavatori di Carrara (1894), nel maggio 1898 furono infatti presi nuovi drastici provvedimenti: vennero catturati gli esponenti socialisti di spicco, tra cui Pietro Bologna, e Luigi Campolonghi fu costretto al suo primo avventuroso esilio a Marsiglia.
Fu così che nel 1898 Pietro Bologna finì in carcere insieme ad Azeglio Cortesi, Giovanni Sardella, il materassaio Orioli, Oreste Arrighi e Antonio Capirossi (gerente responsabile e nel contempo strillone de “La Terra”).
Dopo l’esperienza nell’amministrazione Cimati, Pietro Bologna fu consigliere di minoranza nell’amministrazione del Cav. Uberto Ricci (1895-1902), di Lamberto Albertosi (1902) e del Cav. Avv. Silvio Venturini (1905). Tornò ad essere assessore nell’amministrazione guidata dall’avvocato Guido Lazzeroni (1907-1910)[16]. Va precisato che dal 1889 al 1920 ricoprì a più riprese anche la carica di Consigliere Provinciale.
Pietro Bologna fu sindaco di Pontremoli per due legislature consecutive dal 1910 al 1920. Conquistò il comune – succedendo al sindaco dimissionario Guido Lazzeroni – con il Blocco Elettorale Democratico. Il programma “bloccardo”, pubblicato su più numeri de La Terra a ridosso delle elezioni generali del 4 settembre, si presentò con un indirizzo dichiaratamente laico precisando una serie di obiettivi essenziali condivisi e sottoscritti da tutti coloro che avevano accettato di essere inclusi nella lista “popolare”: una lista non esclusivamente socialista, dunque, ma aperta a candidature di esterni, purché progressisti e non compromessi con la precedente gestione[17].
Nelle elezioni generali del 4 settembre 1910 il quarantaseienne Pietro Bologna ebbe un brillantissimo successo personale: fu il primo dei 30 consiglieri eletti, avendo riportato 621 suffragi su 839 votanti (74%) e, nella seduta consiliare del 12 settembre, risultò eletto Sindaco con 22 voti sopra 27 consiglieri presenti, di cui 26 votanti. Nel 1914, ancora primo eletto con 972 suffragi su 1217 (80%), fu confermato Sindaco con 26 voti su 27 schede, pur contando sulla presenza di soli 22 dei 24 consiglieri della lista di maggioranza, che era costituita da 7 piccoli esercenti, 6 artigiani, 6 contadini, 1 muratore, 1 ferroviere, 1 notaio e 2 avvocati.
Riportare per filo e per segno l’attività delle amministrazioni Bologna sarebbe cosa assai difficile[18]. Tra le opere pubbliche si segnalano la realizzazione e l’arredamento dell’edificio scolastico intitolato a “Giuseppe Mazzini”, di iniziativa della precedente giunta “popolare” Albertosi, per garantire una sede idonea all’asilo infantile e alle scuole elementari maschili e femminili del centro, con annessa palestra; la progettazione e la realizzazione di 14 acquedotti frazionali; la progettazione e la realizzazione di “strade ruotabili”, in particolare quelle della Valdantena; la progettazione di strade di collegamento del capoluogo con Succisa e con Arzengio e Ceretoli; la costruzione e l’inaugurazione del ponte a cemento armato sul Verde (intitolato nel 1914 a Giuseppe Zambeccari), che, progettato nel 1908 per garantire l’accesso dallo Zerasco alla stazione ferroviaria e collaudato nel 1916, garantì ampio respiro al centro urbano e consentì l’espansione edilizia nella nuova zona di Verdeno; il ponte sul Magra presso il Molinello; il ponte di Bassone sul torrente Betinia e il Ponte sul Gordana; la sistemazione del Cimitero suburbano; la progettazione e la realizzazione di 9 cimiteri frazionali e l’ampliamento e/o restauro di altri 7; la progettazione del nuovo macello pubblico; l’istituzione di un ufficio fonotelegrafonico al Molinello; l’acquisto dell’area per il carcere giudiziario in Verdeno. Nel reparto scuola e cultura si segnalano: l’istituzione di varie scuole miste “fuori classe” nelle frazioni e nei sobborghi per agevolare la frequenza anche nelle zone rurali; compensi agli insegnanti con classi sovraffollate; la richiesta di istruzione delle classi quarta e quinta al Molinello e a San Rocco di Guinadi, per servire le Valli del Magra e del Verde; il funzionamento dal 1912 del Patronato Scolastico avente scopi umanitari; piena attività all’Asilo Infantile “Razzetti”, dal 1915 ente morale; il funzionamento di scuole serali di Disegno finanziate dal Comune; l’istituzione nel 1919 di una Scuola Professionale di Arti e Mestieri (muratore, fabbro, carpentiere); l’istituzione nel 1912 di una Biblioteca Comunale, affidata all’allora giovane studioso già molto stimato Manfredo Giuliani.
Tra gli interventi socio-sanitari: assistenza sanitaria e medicinali gratuiti per gli iscritti nell’Elenco dei Poveri; occupazione del Convento dei Cappuccini per approntare un locale d’isolamento in caso di epidemie; “concentramento” nella Congregazione di Carità dell’Opera Pia “Buides” con finalità assistenziali.
Si tratta di “fatti” in grado di testimoniare in maniera eloquente l’impegno e l’efficacia dell’attività amministrativa del sindaco.
Nell’arco del decennio non mancarono le polemiche nei confronti dell’operato delle amministrazioni Bologna. Forti furono i contrasti tra il periodico La Terra, organo dei socialisti (nuovamente attivo a partire dal 1904) e il settimanale Il Corriere Apuano, nato nel settembre 1907 da una costola de La Giovane Montagna, per iniziativa di un gruppo di cattolici sostenuti dal vescovo Monsignor Angelo Fiorini[19]. Il clima rovente si avvertì nell’accesa conflittualità tra associazioni, circoli ricreativi ed istituti assistenziali di diversa matrice ideologica. Da sottolineare, peraltro, la strenua concorrenza tra le due bande musicali cittadine: una laica, l’altra clericale.
Bologna e i suoi seguaci, definiti dalle frange più conservatrici del clero locale come socio-massonici miscredenti demomaniacoproletariofili, riuscirono a strappare consensi in virtù del carisma che derivava loro da un rigore morale e da una trasparenza esemplare.
Per illustrare meglio l’andamento delle amministrazioni guidate da Pietro Bologna sembra utile snocciolare altri dati degni di considerazione.
Durante la prima legislatura Bologna (12 settembre 1910 – 12 luglio 1914), in 53 sedute consiliari (di cui solo 6 in seconda convocazione) si registrano: 16 comunicazioni del sindaco solitamente seguite da interventi di piena approvazione o addirittura applausi; 8 interrogazioni e 31 interpellanze con costante dichiarazione di piena soddisfazione dei consiglieri che le hanno promosse; l’approvazione di 5 ordini del giorno di cui 4 votati all’unanimità; 23 ratifiche di deliberazioni di giunta, tutte avallate con voto unanime dal Consiglio; 70 nomine, di cui 21 (il 30%) all’unanimità; 347 deliberazioni, di cui 320 (cioè oltre il 92 %) a pieni voti, senza nemmeno un’astensione. Nei sei anni successivi (13 luglio 1914- 8 novembre 1920) nei verbali relativi a 39 sedute (di cui 6 in seconda convocazione) vengono annotate: 20 comunicazioni del Sindaco, pienamente apprezzate da tutto il consiglio; 4 interrogazioni e 1 interpellanza con soddisfazione dei presenti; un ordine del giorno approvato da tutti; 24 delibere di Giunta assunte d’urgenza in forma di Consiglio, ratificate tutte all’unanimità tranne una (che vede un solo astenuto); 48 nomine, di cui 22 (il 46% all’unanimità); 160 deliberazioni, di cui 155 (addirittura il 97%) assunte dal Consiglio unanime.
Gli avversari politici, in consiglio, dissentirono da Bologna solo in rare occasioni: per la soppressione di alcune modeste spese di culto; per la costruzione del ponte sul Verde, con abbattimento della chiesa di San Colombano (ricostruita in Verdeno); per l’incameramento dell’Opera Pia Buides.
Nel 1915 Pietro Bologna si dichiarò contrario all’intervento armato dell’Italia e rimase sempre avverso ad iniziative interventiste[20]. Alla fine della guerra, quando a Pontremoli giunse la notizia ufficiale dell’armistizio, al richiamo del Campanone una gran folla si diresse verso il centro della città. Il Vescovo Monsignor Angelo Fiorini trovò il Sindaco Pietro Bologna sulla piazza tra Duomo e Vescovado, lo prese a braccetto ed insieme entrarono in Cattedrale per assistere al Te Deum di ringraziamento[21].
Nell’ottobre 1919 Pietro Bologna rassegnò le dimissioni da sindaco; fu prosindaco il socialista Giovanni Sardella, assessore anziano.
Alle elezioni del 24 ottobre 1920 i valori della tradizione cattolica pontremolese portarono il Partito Popolare di Don Luigi Sturzo a conquistare l’amministrazione comunale ribaltando i rapporti tra maggioranza ed opposizione: divenne così sindaco il dottor Giuseppe Angella.
Un brutto episodio coinvolse Pietro Bologna nella giornata di sabato 20 settembre 1924, in occasione dell’inaugurazione del monumento ai Caduti in piazza Vittorio Emanuele. L’ex sindaco venne affrontato da quattro giovani locali di tendenze fasciste che gli rimproverarono la sua posizione neutralista e le sue idee socialiste, lo insultarono e lo picchiarono davanti alla gente.
Sembra che quella sia stata la sua ultima apparizione pubblica a Pontremoli.
Successivamente Pietro Bologna lasciò la città natale e si trasferì a Bologna presso parenti, dove morì il 10 luglio 1925.
“La notizia, data la notabilità dell’uomo che scomparve appena sessantenne, produsse grande impressione. La salma giunse a Pontremoli in auto la mattina del 12, e alla sera stessa ebbe luogo il trasporto al Cimitero di Verdeno, con un corteo imponentissimo e largo omaggio di fiori. Sulla sua tomba portarono l’estremo saluto l’Avv. Paci per il Foro della Spezia, l’Avv. Bevilacqua per il Consiglio Provinciale, S.E. il Generale Ricci – Armani Sindaco di Pontremoli, il M.o Pioli e l’Avv. Francesco Angella, che ringraziò per la famiglia.”[22]
Il suo funerale, a Pontremoli, fu un vero trionfo da parte di tanti cittadini che vollero mostrargli rispetto e riconoscenza. Ecco l’estremo saluto della città a Pietro Bologna nelle parole di Mino Tassi: “… Dai borghi più lontani, dalle valli, dai campi, dai casolari, a masse compatte il popolo, il suo popolo, scese alla città, avvicinandosi mesto ma fiero al suo feretro, al suo fianco, come per dimostrargli ancora una volta, per l’ultima volta, tutto il suo amore, la sua fede, la sua stima. Alle rosse bandiere, simboli gloriosissimi di giustizia e di libertà temporaneamente esiliate e perseguitate dalla violenta canea reazionaria, il popolo sostituì una marea di fiori vermigli, giunti a profusione dai luoghi più impensati e remoti. Al corteo interminabile, composto e disciplinatissimo, non solo partecipò tutta Pontremoli ma la Lunigiana al completo. Al passaggio del feretro le strade, quelle strade per le quali aveva avuto tanta ansia il nostro maestro, venivano letteralmente ricoperte di fiori rossi, da frotte reverenti di spose e di bambini; da quelle creature per le quali la sua umanissima opera aveva profuso a piene mani e con gioia infinita tanta bontà, tanto bene, tanta felicità! Il cuore di tutta Pontremoli univa al lutto l’infiammata passione della sua fede indistruttibile. Pietro Bologna, il Compagno, il Maestro, il Figlio, il Figlio nobilissimo era ritornato alla casa madre, era tornato fra i suoi; i Pontremolesi avevano riconquistato con la Sua Salma, con la Sua carne, col Suo sangue, la Sua anima, la Sua fede, la Sua altissima scuola, che fu fecondo insegnamento di altruismo, di fratellanza e di umana giustizia. Che il Socialismo Italiano non lo dimentichi!”[23]
Domenica 14 giugno 1964, in occasione del centenario della nascita, venne scoperta la lapide con l’immagine di Pietro Bologna, ancora oggi collocata sulla parete del Palazzo Magnavacca, nella via a lui dedicata.
Nel testo dell’epigrafe un semplice messaggio: “onorò il socialismo al servizio della popolazione pontremolese”. Alla cerimonia intervennero il Sindaco Pier Orlando Lecchini, Mino Tassi e l’onorevole Leonetto Amadei. Questo il commento apparso sul Corriere Apuano del tempo: “Ed ora l’ultimo brano di cronaca della mattinata: le parole dell’oratore ufficiale on. Leonetto Amadei, Sottosegretario al Ministero degli Interni presentato dal senatore G. Bernardi. Parole incisive, scaturenti da un’esperienza dialettica fondata sul credo marxista, che andarono celebrando le qualità filantropiche, umane di Pietro Bologna, accostato dall’oratore, con grande rispetto, in punta di piedi, alla grande figura di Giacomo Matteotti; tutti e due vittime del loro ideale. Confessiamo che quelle parole ci piacquero, erano espressioni plaudenti a virtù che noi cattolici valorizziamo nella superiore sfera dello spirito, cui disgraziatamente non accede il materialismo storico, il socialismo.”[24]
Siamo nel 2014 e sono trascorsi 150 anni dalla nascita. Tanta acqua è passata sotto i ponti e sopra le ideologie. Tanti muri sono stati abbattuti. Questo articolo resti per ricordare l’operato e l’amore di un uomo dinamico, competente e lungimirante (Pietro Bologna) per la sua città (Pontremoli).
Marco Angella, Pietro Bologna (1864-1925) nel 150° anniversario della nascita, pubblicato in “Il Porticciolo”, La Spezia, anno VII, n. 2.6.2014, pp. 39-45
La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini
[1] Cfr. Registro degli Atti di Nascita del Comune di Pontremoli dell’anno 1864, parte I, serie n. 270.
[2] Cfr. Archivio Diocesano di Massa Carrara, Sezione di Pontremoli, Parrocchia di San Colombano, b. 1, Registro VI, n. 302.
[3] Cfr. Sezione Archivio di Stato di Pontremoli (da ora: S.A.S.P.), Stato Civile. Censimento della Città. 1871. Cat. 12.3.1., n. 3, Pontremoli Via Cavour, schede di famiglia n. 399 e n. 401.
[4] Cfr. S.A.S.P., III Censimento. 1881. Cat. 12-3-1, San Colombano, scheda di famiglia n. 391.
[5] Cfr. L. Campolonghi, Pontremoli. Una cittadina italiana fra l’80 e il ‘900, Marsilio Editori, Venezia 1988, p. 77.
[6] Cfr. S.A.S.P., Liste di Leva 1862-1865, anno 1864, n. 34 e anno 1865 n. 200.
[7] Cfr. N. Michelotti, Il tipografo Rossetti e la Pontremoli del suo tempo, Easy Copyng, Milano 2006, p. 91, nota 148.
[8] Cfr. M. Tassi, Luigi Campolonghi. Pellegrino e Soldato di Libertà 1876-1944, Tipografia Artigianelli, Pontremoli s.d., p. 11.
[9] Cfr. Registro degli Atti di Nascita del Comune di Pontremoli dell’anno 1864, parte I, serie n. 270, annotazioni marginali.
[10] Cfr. M. Tassi, op. cit., pp. 11-12.
[11] Cfr. M. Tassi, op. cit., p. 13.
[12] Cfr. Cfr. M. Giuffredi – M. Minardi, Luigi Campolonghi e gli studenti della Lunigiana a Parma, in AA.VV., Movimento socialista in Lunigiana tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1990, p. 190.
[13] Cfr. V. Spini, Per un contributo alla storia del movimento socialista in Lunigiana, in AA.VV., Movimento cit., p. 11.
[14] Cfr. N. Michelotti, Il primo giornale di Pontremoli: “La Terra”, in “Cronaca e Storia di Val di Magra”, Aulla 1986, anni XIV-XV, pp. 37-52, in particolare n. 33.
[15] Cfr. G. Adorni, I Socialisti, “La Terra” e l’Alta Lunigiana tra la fine dell’Ottocento e la prima guerra mondiale, in G. L. Maffei (a cura di), La stampa periodica pontremolese tra Otto e Novecento, Edizioni dell’Assemblea, Firenze 2013, pp. 69-89, in particolare p. 78.
[16] Cfr. M. Tassi (a cura di), Biografia del compagno avvocato Pietro Bologna, dattiloscritto del 1950, p. 2, in S.A.S.P., Governo (1868-1950), cat. 6.3.2, Commemorazione dell’avvocato Pietro Bologna.
[17] Le informazioni e i dati sulle amministrazioni Bologna riportate in questo articolo sono tratti da A. Angella, 1910-1920: un decennio di amministrazioni a guida socialista nel comune di Pontremoli, in AA.VV., Movimento cit., pp. 249-282.
[18] Per un resoconto dettagliato, frutto dello “spoglio dei registri consiliari”, cfr. A. Angella, op. cit.,, “I Fatti”, pp. 259-265.
[19] Cfr. G. Armanini, La nascita de Il Corriere Apuano fra Non expedit, desiderio di partecipazione, conservatorismo cattolico e suggestioni moderniste, in G. L. Maffei (a cura di), La stampa, cit., pp. 129-149.
[20] Cfr. N. Michelotti, Pietro Bologna in “Ai cipressi di Verdeno”, Greco & Greco, Milano 2008.,vol. 1, p. 82.
[21] Cfr. G. Benelli, Guerra, pace e concordato, in AA.VV., “I Cappuccini a Pontremoli”, Pazzini Editore, Villa Verrucchio 2011, p. 84.
[22] Cfr. La morte dell’Avv. Pietro Bologna, in “Il Corriere Apuano”, anno XIX, n. 29, 18 luglio 1925, p. 3.
[23] Cfr. M. Tassi (a cura di), Biografia cit., p. 7.
[24] Cfr. Le onoranze a Pietro Bologna nel centenario della sua nascita, in “Il Corriere Apuano”, anno LVI, n. 25, 20 giugno 1964, p. 7.