Tra le ingiallite carte conservate presso la sezione dell’archivio di stato cittadino non è difficile rinvenire spassosi documenti in grado di riferire, seppur in modo frammentario, note di costume pontremolese relative ad intrattenimenti di vario tipo. Premessa dunque l’intenzione di voler offrire solo brevi scampoli di vita lunigianese, magari riutilizzabili in futuro, ecco un primo “frammento”.
In una filza di Istanze della fine del XVIII secolo[1] si conservano due documenti[2] in grado di rendere noto che da tempo la piazza Grande di Pontremoli veniva utilizzata quale luogo per il gioco del “pallone grosso”[3].
I manoscritti in questione ci segnalano pure i nomi di alcuni “giocatori”, essendo loro gli autori dell’istanza[4].
Vale la pena sottolineare che nella descrizione dei confini viene menzionato il Casino dei Nobili, edificio eretto, come sta scritto nelle Relazioni del Granduca Pietro Leopoldo, “dopo che Pontremoli fu dichiarata Città”[5].
Sostanzialmente i giocatori richiedevano spazi adeguati ove poter continuare la loro attività dilettantistica.
Ecco comunque la versione integrale dei due documenti che saranno presentati l’uno di seguito all’altro usando queste abbreviazioni: F1 = frammento 1 (datato 1795); F1a = frammento, recante sette firme, allegato al primo manoscritto.
F1
Ill.mi SS.ri Gonfaloniere e Priori
Patrizio Bocconi non tanto in nome proprio che in nome di altri giocatori del Pallone Grosso espone col maggior rispetto alle SS. LL. Ill.me che ab immemorabili la Piazza Grande di questa Città è servita sempre per uso di un tale gioco, massime per due terzi dalla parte ove è attualmente il Casino de’ Nobili, separato dal resto della Piazza che confina con la pubblica strada, luogo insomma di nessun pubblico passaggio e luogo ove non esiste alcuna pubblica bottega di traffico.
E’ vero che con sovrana legge del 27 marzo 1782 restarono proibiti per sì fatti giochi tanto nelle Piazze pubbliche che nelle strade acciò non potessero esser di rischio, inciampo e danno al pubblico commercio, quale provvedimento innegabilmente fu ottimo. Ma i giocatori di quel tempo, ben intendendo la lettera e lo spirito di tal Sovrana Disposizione ed esaminando con occhio di indifferenza e senza prevenzione di animo il luogo dove ab immemorabili senza alcun ostacolo aveano avuto in costume di giocare; lo credettero per fondamento un luogo non compreso in detta Sovrana legge proibitiva, perché segregato dalla pubblica strada ed inserviente a passaggio o a traffico pubblico e perciò comparvero nel dì 3 agosto 1784 avanti i SS.ri Rappresentanti questa Comunità e ad essi come a Padri della Patria e come a custodi e Sindici di pub. ius fecero istanza di essere mantenuti nel loro diritto con la permissione di continuare un tal gioco in tal luogo. Ma riportarono senza saperne la causa un partito contrario e solo nell’anno 1791 dai successori di detti SS.ri Rappresentanti fu accordato quel tratto di ghiara sul fiume Magra fuori della Porta conducente in Lombardia e che preventivamente per l’allontanamento dell’acqua era stato ridotto da diversi particolari a coltura ed uso di orti.
Espongono pure che dall’escrescenza di detto Fiume essendo stato, dissi, portato via come notorio il predetto luogo e non essendo giusto che gli esponenti e la Città restino privi di un tal divertimento e di un tal esercizio di Ginnastica, giacché per le circostanze del luogo e per l’inoperosità della ragione penuriano d’ogni altro addimandarono o che gli sia accordato di ritornare al possesso del luogo di prima nella Piazza Inferiore, massime in vista dell’esibizione ed obbligazione di rifare ogni danno ai Contigui Proprietari, ovvero che sia destinato un altro luogo adattato e conveniente a tale oggetto. E intanto le fa devotissima reverenza.
F1a
Ill.mi SS.ri Gonfaloniere e Priori
Gli Infrascritti Dilettanti Giocatori del Pallone Grosso di questa Città di Pontremoli Servi Umilissimi delle SS. LL. Ill.me si danno l’onore di rappresentare come per mancanza di luogo abbattuto ed idoneo al gioco suddetto chiedono di potersi prevalere della Piazza Inferiore luogo solito e dove in altri tempi si è costumato esercitarsi in tale gioco e che agli Spettatori riesce più comodo e dilettevole.
Che perciò supplicano le SS. LL. Ill.me a volersi degnare di accordare il luogo suddetto della Piazza facendosi pronti di reindenizzare li detti Proprietari delle case vicine qualora venissero a risentire per tale gioco qualche sorta di danno, che della grazia q. Deus
Leonardo Frassinelli, Francesco Mastrelli, Pietro Bologna, Giacomo Caimi, Cristoforo Bertinelli, Andrea Reghini, Patrizio Bocconi.
Marco Angella, Il gioco del “Pallone grosso” nella Pontremoli del ‘700, in Il Corriere Apuano, Pontremoli, n. 30 del 26.7.1997, pp. 3-3
[1] S.A.S.P., Istanze (1794 – 1797), n. 102
[2] Il manoscritto in questione, esibito nella seduta consigliare del 20 agosto1795, conserva infatti al proprio interno un foglio allegato firmato da sette cittadini pontremolesi
[3] Nella seduta consigliare del 3 agosto 1784 venne riportato un documento nel quale si leggeva che erano proibiti i giochi della “Pillotta”, del “Pallon grosso”, della “Palla ruzzola”, delle “Pallottole” ed “altri simili”. A questo proposito cfr. S.A.S.P., Deliberazioni (1783-1786), c. 171-1
[4] Ecco i sette nomi riportati: Leonardo Frassinelli, Francesco Mastrelli, Pietro Bologna, Giacomo Caimi, Cristoforo Bertinelli, Andrea Reghini, Patrizio Bocconi
[5] G. RICCI (a cura di), La Lunigiana del Settecento nelle “Relazioni sul governo della Toscana” di Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena , Aulla 1980, p. 62. Il Granduca descrive il casino così: “consiste in una piccola e cattiva bottega, in una piccolissima casa abitata da dei poveri pigionali”.