IL PASSAGGIO A PONTREMOLI NEL 1741 DELLE TRUPPE AUSTRIACHE DI MARIA TERESA, REGINA DI UNGHERIA E DI BOEMIA

di Marco Angella

Pontremoli, “chiave e porta” per venire di Lombardia in Toscana (1), è stata attraversata nel corso dei secoli da celebri personaggi della storia.

Papi, imperatori, sovrani, governanti (2) sono transitati con uomini al seguito per l’antica via già dei pellegrini (3). Non solo, numerosi eserciti hanno calcato quel suolo in lungo e in largo. Ebbene. come testimoniano manoscritti rinvenuti presso la Sezione dell’Archivio di Stato di Pontremoli, nel 1741 passarono per la cittadina altolunigianese le truppe austriache di Maria Teresa, Regina di Ungheria e di Boemia (1717-1780) (4), che “di Lombardia calarono in Toscana” (5).

Uno splendido documento redatto a più mani (e quindi in alcuni passi piacevole da leggersi ed a tratti più difficilmente decifrabile), intitolato “Diario dell’ingresso delle truppe austriache che di Lombardia son calate in Toscana per la via di Pontremoli”, permette di cogliere quale atmosfera regnasse tra la fine di gennaio e il marzo di quell’anno (6) in quella città che, da circa novant’anni parte del Granducato di Toscana (7), di lì a poco più di sette lustri sarebbe stata decretata “nobile” (8).

Siamo negli anni della guerra di “successione austriaca” (1740-1748). Come afferma il celebre storico livornese Furio Diaz (1916-2011) “la neutralità diveniva per il Granducato una via obbligata. Obbligata e dalla necessità generale del mantenimento della corona toscana da parte di Francesco Stefano e della situazione del suo gioiello commerciale, il porto di Livorno…. La neutralità venne cosi ad essere il risultato di un tacito accordo tra i due principali belligeranti, la Francia e l’Impero, coscienti che toccare Firenze significava rimettere in gioco Nancy, mentre nè Luigi XV voleva rischiare di perdere la Lorena, ne’ Francesco Stefano voleva mettere in pericolo il suo dominio toscano. Certo la strada della neutralità non doveva essere facile e piana per un granduca di Toscana che era marito di Maria Teresa d’Asburgo, e nel settembre 1745 fu eletto imperatore, entrando direttamente per tale carica in prima persona nelle vicende belliche e diplomatiche che condurranno alla pace di Aquisgrana del 1748.(9)”. Soprattutto: “La preoccupazione principale resta quella della possibile improvvisa spedizione di un esercito ispano-napoletano contro il granducato: fin dal gennaio 1741 Francesco Stefano esprime le sue ansie in proposito al re di Francia e al cardinale Fleury, al re di Sardegna e al Papa, e impartisce disposizioni ai comandanti delle truppe e guarnigioni toscane, generali Karl Franz Von Wachtendonck e Johan Ernst Von Braitwitz, al fine di adottare le misure militari che potrebbero farvi fronte. Forse i problemi più imbarazzanti sono dati dalle richieste dei comandanti delle due parti di lasciar passare attraverso il territorio toscano corpi di truppe, per lo più di malati e feriti. In genere il governo toscano se la cava accordando il permesso sia all’una sia all’altra parte belligerante, quando si tratta appunto di reparti che vengono ritirati dal fronte. E il Richecourt pone sempre ai richiedenti condizioni rigorose per il rispetto della neutralità, guadagnandosi un caloroso elogio del Consiglio di Vienna.”(10)

I numerosi ùssari (11) che sfilano per Pontremoli e si dirigono verso Pisa transitano per Terrarossa, Aulla, Sarzana, Massa e Viareggio (12).

Gli ussari “montati su cavalli piccoli e veloci, abilissimi nel maneggio delle armi sia bianche che da fuoco erano efficacissimi nelle scorrerie, nelle perlustrazioni, nelle azioni in avanscoperta specialmente in zone boscose” (13).

Pontremoli appare nel manoscritto non solo quale località di passaggio ma come luogo in grado di ospitare le squadre di cavalleria leggera. Nei giorni in cui gli ussari permangono nella cittadina pontremolese non mancano momenti di spettacolo e momenti di culto.

Val bene ricordare che da due anni si è ufficialmente costituita l’Accademia della Rosa (14), l’associazione di famiglie nobili pontremolesi alla quale si deve la fondazione dell’ omonimo teatro che. tuttavia, comincerà a funzionare solo negli anni ‘settanta del secolo. Sono le Case dei maggiorenti (15), adeguatamente rinnovate da architetti e maestranze dell’epoca (16), ad aprirsi per accogliere i gloriosi condottieri. Nelle sale di Palazzo Pavesi (17) risuonano dolci melodie prodotte da strumenti a fiato. In chiesa c’è “grata musica tanto alla Messa cantata che al vespro” in onore di San Geminiano, il patrono della città (18). A Palazzo Maracchi si odono le note di corni da caccia, oboe, pifferi e violini nonché si balla sino a tarda notte. In casa Venturini si organizzano feste da gioco. Pure le case dei Petrucci (19) e dei Maraffi offrono il loro benvenuto ai numerosi ospiti. E se una grafia quasi illeggibile non inganna sembra di poter dire che il Capitano degli Ussari del Reggimento Havor si esibi presso Casa Bertolini in un “minuetto”, il celebre ballo diffusosi nel Settecento con movimenti leggeri ed aggraziati secondo il gusto del rococò (20).

Compilatori tanto frettolosi nello scrivere quanto attenti ai dettagli tecnici mettono in risalto le caratteristiche militari più rilevanti dei reggimenti che si susseguono nel corso dei giorni, fornendo così, a tratti, informazioni che vanno oltre la storia prettamente locale. Il manoscritto affascina perché non presenta un diario freddo con soli numeri ma offre colori, suoni, informazioni che permettono quasi di immaginare le scene che si susseguono.

Detto ciò non resta che lasciare spazio al documento, senz’altro più vivo ed interessante di qualsiasi commento o di qualsiasi fumosa interpretazione.

SEZIONE ARCHIVIO DI STATO DI PONTREMOLI, Antichi Editti, Ordini e Provvedimenti dei Governatori di Pontremoli in materia specialmente di Polizia Municipale (3), b. (1572-1747), Passaggio truppe.

Marcia Rotta

Per la Seconda Colonna dell’Inclito Reggimento Gyulai Fanteria Unghera, la quale da Pontremoli deve passare avanti in Toscana a Pisa.

Dopo tenuto il riposo in Pontremoli, parte questa Colonna li 4 febbraio da d° luogo e va a Terra Rossa, ivi permane la metà e l’altra metà passa lo stesso giorno ad Auulla.

A 5 febbraio la Colonna intera a Sarzana

6 Riposo

7 Massa di Carrara

8 Viareggio

9 Riposo

10 Pisa

Dove sarà l’ulteriore disposizione suprema da S.E. il Sig. Commend.e Generale Barone di Wactendonck, ove l’Inclito Reggimento abbia da restare di fermo.

Con il Pane viene provveduta questa Colonna sino a Pisa come segue

In Pontremoli per due giorni, cioè per li 3 e 4.

Nel primo transito ad Auulla ancora per due giorni, cioè per li 5 e 6

Ed a Massa per quattro giorni, cioè per li 7, 8. 9. 10

La di cui competenza darà a di vedere il dettaglio firmato datogli addietro.

Di più saranno nelli transiti, dove non ponno camminare i Carri, da procurare a questa Colonna per portare le Tende utensili di Campagna, ed Ammalati, quaranta muli contro contenta, ma nei luoghi, dove il trasporto sopra i Carri è praticabile, da somministrare, in vece dei Muli, dieci Carri.

Li sei cavalli da sella, che dalli SS.ri Uffiziali si ricercano, verranno, seppure nelli transiti si trovano, puntualmente pagati.

                                                                         


Oltre domanda questa Colonna per 27 cavalli propri che seco ha, li foraggi, mediante il pagamento, i quali, stante che non si trova l’avena, saranno somministrati in solo fieno.

La competenza finalmente dei quartieri per li SS.ri Uffiziali e dell’Alloggio, consistenti in legna, paglia, lume per li restanti dal sargente in giù e di comprendere d’un altro detaglio.

Dal soministrato o avuto in cad.o transito sarebbe poi da fare la Contenta a tenore dell’allegato Formulare, ed a contrario prendere la Contro Contenta, in conformità dell’altro Formulare.

Pontremoli 3 febbraio 1741

Copia Francesco Giuseppe Zebingermm

Comm.rio di Guerra

                                                                         


Diario dell’ingresso delle Truppe Austriache, che di Lombardia son calate in Toscana per la via di Pontremoli.

Giunse in Pontremoli la sera del 30 de Gennaio la Prima Colonna dell’Inclito Reggimento Gyulai Infanteria di Nazione Ungara, vestita all’ussara, bella gente, e bene in ordine, consistente in Nove Compagnie, comandate dal Conte Gyulai, Colonnello Proprietario di detto Reggimento, uomo venerabile per l’età, e per l’aspetto e per i suoi lunghi servigj. In casa Pavesi gli fu dato l’alloggio, nella di cui sala si sentì la sera un famoso concerto di strumenti da fiato per divertire i SS.ri del Paese ed incontrandosi il giorno susseguente, che avevano il riposo, la Festa di San Gemignano Protettore di Pontremoli, mandò il sopradetto Concerto alla [Chiesa), ove fecero una grata Musica tanto alla Messa Cantata, che al Vespro; in detta sera. facendo la conversazione in Casa Petrucci, comparve egli quivi al tardi col seguito degli altri Uffiziali, e la mattina seguente partì alla volta di Terra Rossa, ed Auulla con la sua Truppa per indi proseguire la Marcia verso Pisa.

Il di 2 febbraio giunse la seconda Colonna di detto Reggimento composta di otto Compagnie, sotto il Comando del Tenente Colonnello Eröss, uffiziale di merito e che possiede tutti i talenti per condur bene un corpo di Infanteria. Gli fu dato lo alloggio in Casa del Conte Maracchi, visitato, e regalato dal Sig. Commissario Luci di buone bottiglie di vino; sapendo, che Egli ne faceva ricerca, e non ne trovava. D. Sig. Tenente Colonnello fu la mattina seguente a render visita al Sig. Commissario e congedarsi da Lui, ed in quest’occasione gli fece presentare un buon rinfresco, ed il giorno appresso intraprese la Marcia per i sopradetti luoghi, con essersi trattenuto la sera del Soggiorno in Casa del Conte Petrucci, ove era il Turno della Conversazione.

Questo Reggimento si è trovato nella Guerra di Corsica, in Sicilia, ed ultimamente in Ungheria, avendo da per tutto fatto conoscere il suo valore, bravo al fuoco, e più bravo con la sciabola alla mano, della quale ne va ognuno ben guarnito e difeso. Il di 5 detto giunse la prima Colonna dell’Inclito Reggimento Baroniay Ussari vestiti di verde, ben montati e bene all’ordine in numero […] di 124 comandati dal Sig. Colonnello Conte Francesco Nadasti una delle famiglie più riguardevoli dell’Ungheria che vanta molti pregi non solo di valore, ma ancora di prudenza, e doccilità, ebbe il suo alloggio in Casa Petrucci, e tanto il giorno del suo arrivo che della permanenza fu trattato con altri Uffiziali dal Sig. Commissario, avendo fatta partenza con la sua Truppa, per Terra Rossa ed Auulla la mattina del 7. Ha seco 18 cavalli per suo servizio ed 8 cani da caccia. Il di 7 giunse la Seconda Colonna di detto Reggimento consistente in 114 Persone compresi gli Uffiziali, comandata dal Capitano Barone di Ballossa, che ebbe il suo alloggio in Casa del Conte Maraffi; essendo partita la Mattina del di 9 e nel suo soggiorno ha osservato una disciplina così esatta, che non vi è stata Persona, che abbia avuto motivo di dolersi di niuno di essi.

L’istesso giorno del 9 arrivò la Terza Colonna del Reggimento Havor, Ussari vestiti di rosso, in numero di 97 teste, comandate da un Capitano, da un Tenente e da un Cornetta avendo il primo avuto il suo alloggio in Casa Pavesi, essendo il di lui nome Antonio Horvatl; anche questa Colonna si è comportata con tanta disciplina. che non si è avuto un minimo ricorso.

Il di 11 giunse la 4.a Colonna del suddetto Reggimento Havor, Comandato da un Capitano nominato Niccolay Maybasy Camaschij, e da un Tenente, e da un Cornetta, avendo il primo conseguito l’alloggio in casa del sig. Maracchi, ed oltre l’essere bella gente e bene in ordine i loro Cavalli sono anche più propri e più adattati all’esercizio e alle scorrerie di quello che erano le due prime Colonne del Reggimento Briognay.

Il 13 giunse la 5.a Colonna d’Ussari comandati dal maggior del Reggimento Havor sig. Giacomo Molnar, da un Capitano Tenente e Cornetta essendo stati trattati i SS.ri Uffiziali dal Sig.r Com.o con tutta proprietà tanto nel di loro arrivo che nel giorno di riposo; non potendosi abastanza lodare il buon ordine tenuto e con quanta saviezza si compostosse la truppa; alla testa della quale d.º maggiore faceva una bella comparsa, essendo questo un Uffiziale di esperimentato valore tanto nella sera dell’arrivo che del primo giorno vi fu ballo in Casa Bertolini ove intervenne il Capitano di detti Ussari che ballò il minuetto assai bene e dopo detto soggiorno partirono per Terrarossa et Auulla.

Il 15 arrivò la 1.a Colonna Corazzieri dell’Inclito Reggimento Myglio, come il 17 giunse pure la 2.a comandata la 1.a da un Tenente, il Cornetta, la 2.a da Capitan ill. mo Vitelleschi dotato di ottime qualità e da un Tenente che osservarono una esattissima disciplina contando questo corpo tra Ufficiali e Comandante un numero di 169 che dopo il riposo intrapresero la marcia per Aulla.

Il 20 (21) pervenne qua la 1.ma Colonna dell’Inclito Reggimento d’Inf.a Wally vecchio comandata da un signor Colonnello composta da 517 uomini compreso lo stato maggiore del Reggimento, tutta bella gente, ben all’ordine, avendo fatto soggiorno s’incamminarono verso Pisa essendo il Sig. Colonnello stato regalato di vino di Firenze da questo sig. Commissario con molta proprietà e generosità e partirono contenti e non presero per i loro bagagli che muli 48 e due paia di manzi per trasportare due carrozze avendo condotte le altre che ne avevano sino a 11 con cavalli propri. Il sig. Colonnello fu alloggiato in Casa del sig. Conte Maracchi, e come aveva seco la moglie con due figlie maritate con due Capitani e vi erano con quella Prima Colonna altre Dame mogli di altri SS.ri Uffiziali, volle dare nel giorno del riposo una festa di ballo, che dalle ore 22 durò fino alle 2 ore della notte, che rallegrò molto questo Paese facendo sentire un dilettevole e armonioso concerto di Corni da caccia, oboe. pifferi e violini e vi furono di piacevoli e generosi rinfreschi.

Il di 23 che fu giovedì scorso comparve la Seconda Colonna di detto Reggimento Condotta dal sig. Tenente Colonnello Conte Vally alloggiato in Casa del sig. Conte Petrucci consistente in 375 teste compreso lo Stato maggiore. Ha avuto questa seconda Colonna Muli 38 e tre paia di bovi per servizio degli equipaggi e due ladri che ha condotto seco per queste asprissime montagne.

È stato regalato anche questo Sig. Tenente Colonnello dal Commissario di uno bacino di Pesce e 4 fiaschi di vino di Firenze e tanto il Sig. Colonnello quanto il Signor Tenente Colonnello furono la mattina del loro riposo alla visita del suddetto Commissario col seguito delle Ufficialità quale è rimasta sempre servita di un rinfresco molto proprio di cioccolata.

Il giorno 27 comparve la terza colonna del mentovato Wally comandata dal Capitano Filomarini Napolitano, consistente in 392 teste.

Giunse sabato scorso la 3.a Colonna del Reggimento Wally consistente in 392 uomini fra officiali comuni comandati dal Sup. Capitano Sig. Filomarino molto carica come l’altre tre di equipaggi, di Donne, di Carozzini e di Prolati.

Il giorno del riposo si divertirono i SS.ri Ufficiali a una Festa di gioco in casa della S.a Barbera Venturini e successe che dopo d’aver battuta la ritirata duellarono 4 tamburi e poco dopo di loro due soldati a quali nell’atto della lor fuga furono sparate due fucilate ma senza offesa; ed essendo anche l’istessa sera nata rissa tra due caporali ne restò uno d’essi mortalmente ferito con colpo di spada. L’altro messo in arresto, la mattina del lunedì partirono senza aver causato altro disordine nel Paese alla volta di Aulla ed ebbero da questo Pubblico per il servizio del bagaglio della stessa Colonna Venti muli, altri 11 per gli equipaggi de SS.ri Uffiziali e 10 Somari per i Malati, oltre paia tre bovi per trasportare le carrozze. L’istesso giorno del lunedì 27 febbraio arrivò poi l’ultima colonna della sopra riferita Infanteria Vally composta da 397 teste comandata dal Sergente Maggiore di detto Reggimento Conte Spindler alloggiato in Casa Pavesi, avendo dimostrato un’attenta, indefessa applicazione al bene della sua truppa visitata più e più volte da lui tanto di giorno che di notte.

Si portò alla visita del Sig. Commissario e da questa fu regalato di ottimi vini di Firenze. Si contennero i soldati con un’esatta disciplina, e dopo il giorno di riposo partirono per Terra Rossa ed Auulla con aver preso per il trasporto de loro Bagagli Muli 30 e Somari con due paia di bovi per far tirare un Carrozzino.

Il primo di marzo giunse la Prima Colonna de Dragoni Saxengott consistente in 112 teste, comandate da un Sergente Maggiore Barone Hevener, un Capitano e due Tenenti: il loro uniforme è celeste e rosso con cavalli ben montati e agili; l’Ufficiale Comandante fu alloggiato in casa del Sig. Maracchi e trattato a pranzo (con un S. Cap.) dal Commissario Luci Quella sera del riposo lo condusse a passare la Veglia in Casa del Sig. Cavalier Bertolini a un terzo d’ombre. E avendo richiesto per trasporto dell’equipaggio 12 muli, che gli furon forniti da questo Pubblico, continuò la solita marcia Venerdì scorso 3 del corrente alla volta di Aulla e Terra Rossa molto contento del Paese.

Domenica 5 detto giunse, ancora in un tempo dirottissimo dalle piogge, una seconda Colonna consistente in 110 teste con un Capitano e 2 Tenenti; avendo il Comandante avuto il suo alloggio in Casa Petrucci il giorno del riposo furono invitati a pranzo dal Com.o come pure un Cap.no del Reggimento Gyulai che marciava con detta Colonna per andare al […] ritornando allora da Vienna partirono il 7 per Terra Rossa e Aulla con aver preso 8 muli per il trasporto di loro bagagli.

Lunedi 13 del corrente ore 22 giunge la 3.a ed ultima Colonna dei Dragoni Jodengota consistente in 103 teste comandate da un Capitano M.e Trivulzi e due Tenenti. Essendo stato il primo alloggiato in Casa Pavesi furono trovati a pranzo i SS.ri Uffiziali dal Sig. Commissario e doppo il soggiorno partirono il 13 per Aulla e Terra Rossa soddisfattissimi del Paese.

Per il loro bagaglio li furono somministrati Muli 10 essendo questa Truppa ben montata molto in ordine e benissimo disciplinata.

Con quest’ultima Colonna fu dato termine al passaggio delle truppe di S.A.R. la Regina di Ungheria e di Boemia che di Lombardia calarono in Toscana.

Marco Angella, Il passaggio a Pontremoli nel 1741 delle truppe austriache di Maria Teresa, Regina di Ungheria e di Boemia, pubblicato in “Il Porticciolo” , La Spezia, anno XI, n. 3.9.2018, pp. 137-145

La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini.

1. Cfr. GIOVANNI SFORZA. Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli, Forni Editore. Bologna 1975 (ristampa anastatica dell’edizione lucchese-Tipografia Giusti del 1887), vol. III. pp. 307-310, documento n. 28 (1313, indizione XI), in particolare p. 308: “… Quarto, quod Pontremulum est clavis et porta ad veniendum de Lombardia in Tusciam…”

2. La Via di Monte Bardone (della Cisa), una delle strade transitabili tutto l’anno e in grado di permettete un agevole accesso dalla Lombardia alla Toscana e viceversa, aveva goduto di un vero e proprio primato tra le strade romee dal tempo di re Liutprando (sec. VIII) fino alla pace di Costanza (1183). In quel lasso di tempo quasi tutti gli Imperatori, da Carlo Magno al Barbarossa, l’avevano percorsa più volte, tanto che essa ebbe l’appellativo di “via imperiale”. In seguito essa ebbe maggiore importanza dal punto di vista militare che commerciale, essendo sempre infestata da briganti. Nel secolo XV era stata modificata per necessità militari da Carlo VIII al ritorno da Napoli e successivamente vi erano passati, tra gli uomini illustri, l’imperatore Carlo V (nel 1535) e il sommo Pontefice Carlo III (nel 1538). A tal proposito Cfr. EMANUELE GERINI, Memorie storiche d’illustri scrittori e di uomini insigni dell’antica e moderna Lunigiana,  Arnaldo Forni Editore. Bologna 1986 (ristampa anastatica dell’edizione massese del 1829), vol. I. pp. XXV-XXVII.

3.”Puntremel”, come noto, fu una delle tappe di Sigerico. Arcivescovo di Canterbury. Il documento che riporta questo itinerario (risalente approssimativamente al 990) è il più antico in cui si fa cenno a Pontremoli, Cfr. RENATO STOPANI. La via Francigena in Toscana. Storia di una strada medievale. Salimbeni, Firenze 1984. pp. 21-23. Cfr. EDOARDO MARIA FILIPPONI Pontremoli negli itinerari medievali, in “Il Corriere Apuano, anno LXXXIII. n. 25. 22 giugno 1991, p. 3. Lo storico locale Edoardo Maria Filipponi riporta nell’articolo l’immagine del brano dell’Itinerario di Sigerico in cui si fa cenno a Pontremoli. Al rigo ottavo si legge S.ce Stephane. XXX Aguilla (Aulla). XXXI Puntremel. XXXII S.ce Benedicte (Montelungo). XXXIII e al rigo inferiore: Sce Moderanne (Berceto). London. British Library, Cotton Tiberius, bv, pt. I. f. 23v”. Cit. RENATO STOPPANI. La Via Francigena, Storia di una strada medievale. Le Lettere. Firenze 1998, pp. 32-40: “La memoria dell’arcivescovo Sigeric costituisce di gran lunga la più dettagliata fonte itineraria medievale della via Francigena per il tratto sino a Roma. Come è noto, si tratta del resoconto del viaggio di ritorno del prelato anglosassone da Roma, ove era andato a ricevere il “pallio” arcivescovile, alla sua sede episcopale di Canterbury… Nel 990 fu la volta di Sigeric, eletto arcivescovo di Canterbury nel dicembre del 989, dopo la scomparsa del suo predecessore, Ethelgar, morto prematuramente”.

4. Maria Teresa d’Asburgo (Vienna 1717 – ivi 1780) fu Imperatrice (1745-1780), regina di Ungheria e di Воemia (1740-1780) e granduchessa di Toscana (1737-1780). Figlia di Carlo VI, diventò sua erede grazie alla Prammatica sanzione Asburgo. Sposò, secondo gli accordi internazionali stipulati dal padre, un principe minore, Francesco Stefano di Lorena, che dovette rinunciare al suo ducato in cambio della Toscana. Cfr. FRANZ HERRE. Maria Teresa. II destino di una sovrana.  Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2000,

5. Cfr. Sezione Archivio di Stato di Pontremoli. Antiche Editti. Ordini e provvedimenti dei Governatori di Pontremoli  in materia specialmente di Polizia Municipale (3), b (1572-1747). Passaggio truppe. Relativamente a questo passaggio di truppe e al momento storico cfr. Atti del Regio Istituto Veneto di Scienze. Lettere ed Arti   Tip Grimaldo, Venezia 1873-74, Tomo III, serie IV. Quinta dispensa, “Storia politica d’Europa dal chiudersi del Regno di Carlo VI al Trattato di Aquisgrana illustrata coi dispacci degli ambasciatori della Repubblica di Venezia dal S.C. Prof. A. Matscheg”, Roma, dispaccio N. 20, 28 gennaio 1741, pp. 918-919: “Per conciliarsi l’animo del Papa, gli Austriaci gli si mostrarono docili,  ascoltando le sue, più che accomandazioni, preghiere di non far passare le loro milizie pei suoi Stati. mandandole invece dalla Lombardia per Pontremoli. in Toscana. Questa arrendevolezza dell’Austria veniva interpretata, a modo suo, dal cardinale Acquaviva. “ La lettera scritta dal Cardinale e segretario di Stato al Governatore di Milano, intorno al ricercato passaggio delle truppe tedesche per la Toscana, ebbe l’effetto corrispondente al desiderio del Papa. Ha risposto pertanto il Governatore di Milano, che secondandosi dalla Regina e dal Granduca le giuste premure del santo Padre, per reccare a Sua Santità testimonii della più costante attenzione, si è commandato, che le truppe. che devono passare in Toscana, prendano la via di Pontremoli….”

6. Sullo spostamento di truppe austriache dalla Lombardia alla Lunigiana nell’inverno del 1741 cfr: CLAUDIO DONATI (a cura di), Alle frontiere della Lombardia. Politica, guerra e religione nell’ età moderna, Franco Angeli, Milano 2006, p. 208. “Le marce per via terrestre subivano variazioni delle stagioni, sia per le asperità del clima, che rendevano più o meno praticabili le strade in estate e in inverno, sia per la durata della giornata. Un esempio di queste difficoltà lo offre lo spostamento delle truppe austriache dalla Lombardia alla Lunigiana nell’inverno 1741. Le truppe erano suddivise in colonne in cui si cercava di mantenere uniti i reggimenti, ma non sempre il terreno lo rendeva possibile. Esse viaggiavano a due giorni di distanza l’una dall’altra, e per gli alloggi di sosta erano ulteriormente distribuite fra le comunità allertate per tempo affinché predisponessero il necessario per ospitare i soldati. ….Fino a Fornovo, nel Parmense, il percorso poteva procedere con puntualità, oltre questa tappa, e fino a Berceto, tali carri non potevano passare, ma bisognava ricorrere “alli barozzi”, che erano carri più piccoli a due ruote, utilizzati per i trasporti rurali: ne servivano ben 80 per trasportare le merci dei 29 precedenti , ma nella stagione invernale era difficile  trovarne così tanti, considerando anche i relativi cambi di bestiame necessari alle stazioni. Difficoltà maggiori ancora si intravedevano per la tratta da Berceto a Pontremoli, che prevedeva il valico della Cisa, “dove non servono né li carri né li barozzi, e solamente usano in staggione opportuna con le bestie bovine certe slitte che non rilevaranno mai più della sesta parte del carico di un carro, e nella stagione corrente, quando siano praticabili, appena ne rilevaranno una decima parte; e usano pure le bestie da soma, consistenti però per lo più in somarelle, per la sterilità del paese che non dà il sostentamento necessario per le altre bestie di maggior spesa”. Cfr. inoltre ALESSADRA DATTERO, Soldati a Milano. Organizzazione militare e società lombarda nella prima dominazione austriaca, Franco Angeli, Milano 2014, pp. 149 – 150.

7. Come  noto, nel 1647 Pontremoli passò, seppur per soli tre anni, sotto Genova, per poi diventare nel 1650 terra del Granducato di Toscana. Cfr.: Pietro Bologna, il Possesso di Pontremoli preso in nome del Granduca Toscana Ferdinando II dal senatore fiorentino Alessandro Vettori nel 1650, Carnesecchi, Firenze, 1900; Nicola Zucchi Castellini, Storia di Pontremoli dalle origini all’Unità d’Italia,Tolozzi Compagnia dei Librai, Genova,1990, pp. 87-89. “Nel 1643 Pontremoli fu offerta al Granduca di Toscana, ma l’offerta fu lasciata cadere …..Quattro anni dopo però il governatore di Milano, don Bernardino Fernadez de Velasco e Tovar, pressato dal bisogno di denaro, la vendeva a Genova insieme ai feudi di Giovagallo e Castagnetoli…..Quella vendita destò irritazione a Firenze dove i motivi dell’espansione toscana in Val di Magra, iniziata dal comune fiorentino ed allargata dai Medici , non erano del tutto caduti e dove il possesso genovese di Pontremoli fu allora atto a turbare interessi commerciali toscani…..Si giunse così, il 4 marzo 1650, ad un accordo, subito sanzionato da Filippo IV, per il quale Pontremoli veniva ceduta al Granduca per un prezzo triplo di quello già pagato a Genova.” Il governo granducale iniziò il 18 settembre 1650. Curiosità sulle vicende di quel periodo emergono anche dall’archivio Dosi Delfini, dove si conserva una missiva del 1647. Cfr. Gabriella Gray De Cristoforis Dosi Delfini, Viaggio in un archivio domestico , in Studi di Storia Pontremolese”, Tipografie Riunite Donati, Parma 1990, pp.91-119, in particolare pp. 95-97

8. Come noto Pontremoli fu dichiarata “città nobile”  solo con decreto del 1 agosto 1778, la notizia in città fu ufficializzata il 14 agosto in seno al Consiglio Generale rappresentato dal Gonfaloniere Ottavio Cortesini che per il giorno successivo, organizzò solenni festeggiamenti volti a celebrare l’agognato traguardo. Cfr. NICOLA MICHELOTTI, 1778 Pontremoli città nobile, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”. 4.as.. vol. XXX (1978), tomo 1. pp. 93-120 Michelotti nelle prime pagine del suo studio ripercorre i diversi tentativi messi in atto negli anni per ottenere la nobiltà della città. In particolare, soffermandosi al XVIII secolo, cita i teorizzatori di questa nobiltà, ovvero Marzio Venturini, autore di un Discorso  legale, istorico, politico della nobiltà di Pontremoli, stampato a Pisa nel 1725 e un’opera manoscritta del giurista e letterato Nicola Antonio Zucchi (1700-1769) risalente agli anni 1751-1758, dall’esplicito titolo Deduzione Storico-Legale sopra il merito che ha Pontremoli d’esser considerato tra le Città Nobili della nostra Italia.

9. Cfr. Furio Diaz, I Lorena in Toscana. La Reggenza, Utet Libreria, Torino 1988, p. 37

10. Cfr. Furio Diaz, op.cit., p. 39. Sul generale Karl Franz Barone di Wachtendonck (1694 ca – Livorno 1741), citato nella “Marcia Rotta” del febbraio 1741. Cfr. Massimo Signorini (a cura di), La statua di San Giovanni Nepomuceno, Livorno 1739.Retrospettive religiose, storiche e musicali. Sillabe, Livorno 2014, pp. 83-93 (“Maria Teresa d’Austria e il Generale Karl Franz Wachtendonck commendatario appartenenti al Sacro Ordine Gerosolimitano”): pp. 123 – 133 (“Il Generale Karl Franz Wachtendonck miracolato in battaglia da San Giovanni Nepomuceno e l’ipotesi del committente della statua posta sul ponte della Madonna a Livorno”), in particolare p. 131 (sulla morte del Generale, avvenuta a Livorno il 15 agosto 1741): “Sua Eccellenza Carlo Francesco Libero Barone di Wachtendonck  Comandante Generale di S. M. La Regina di Hungheria in Toscana di anni 45 morì il suddetto giorno alle ore 16 circa e fu depositato in questa Insigne Collegiata sotto del Pulpito col Reverendissimo Capitolo”. Ancora oggi, nel Duomo di Livorno, si conservano l’Arme e l’iscrizione dedicate al Barone Carlo Francesco Wachtendonck: cfr. MARIA TERESA LAZZARINI – FRANCO PALLAGA, Duomo di Livorno Arte e devozione. Pacini Editore. Pisa 2007, p. 126. Sull’onda di quanto asserito da Furio Diaz basti accennare a quanto riportato in un breve manoscritto di epoca posteriore: “lunedì 17 aprile giunsero 152 reclute Giulay e 43 re. convalescenti Vally con riguardevole quantità di bagagli accompagnate da 3 Ufficiali e senza aver preso il solito soggiorno partirono contente e sodisfatte del paese il martedì susseguente alla volta di Pisa”.

11.Per avere informazioni su origine, sviluppo e diffusione degli “ussari” cfr. ALESSANDRO GASPARINETTI, Gli Ussari di Piacenza, Mucchi Editore, Modena 1974. pp. 13-21. “L’origine della parola Hussard o  Houzard è alquanto controvers:a gli autori antichi ne danno, infatti, due principali interpretazioni. Secondo alcuni così il termine che si scrive Huszar va interpretato nel senso di ventesimo e starebbe a significare il fatto che in Ungheria nel secolo XV, durante le guerre contro i Turchi, ogni villaggio era tenuto a fornire per ogni venti abitanti un soldato a cavallo, equipaggiato e montato. Altri sostengono, invece, che il termine va inteso come hus’ar cioè venti soldi vale a dire la paga giornaliera di un cavaliere dell’epoca.”

12. Cfr. SEZIONE ARCHIVIO DI STATO DI PONTREMOLI,Antichi Editti, Ordini e Provvedimenti dei Governatori di Pontremoli in materia specialmente di Polizia Municipale (3), b. (1572-1747). Passaggio truppe, “Marcia Rotta” Nel manoscritto, firmato dal commissario di guerra Francesco Giuseppe Zebingermm, si fa esplicitamente cenno alle tappe della “seconda colonna dell’ Inclito Reggimento Gyulai fanteria unghera”. Una volta a Pisa le truppe avrebbero seguito proprio “le disposizioni del Comandante Generale Barone di Wactendonk”. Sulla guerra di successione austriaca cfr. Giulivo Ricci, Aulla e il suo territorio attraverso i secoli. III – Il Settecento e la dominazione francese, Centro Aullese di Ricerche e di Studi Lunigianesi, Aulla 1991. pp. 29.31. Cfr. inoltre GINO RAGNETTI. Un giorno da eroe, Genova, La Spezia, Sarzana e la Liguria nella guerra di successione austriaca (1741-1748) Youcaprint Self Publishing, 2012.

13 Cfr. VEZIO MELEGARI, Gli Ussari d’Ungheria, in “I Grandi Reggimenti”, Rizzoli Editore, Milano 1968, pp. 138-139.

14 Cfr. SEZIONE ARCHIVIO DI STATO DI PONTREMOLI., Giuseppe Noceti (1759-1742), Protocolli, 26 gennaio 1739 (allegato all’atto del 23 febbraio 1739); Cfr. GIAN CARLO DOSI DELFINI, L’Accademia e il Teatro della Rosa di Pontremoli, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, serie IV, vol. XXI (1969), pp. 65-81: cfr. MARCO ANGELLA, Origine e storia di una sala all’italiana del ‘700: il Teatro della Rosa di Pontremoli, tesi di laurea, Facoltà di lettere e filosofia, Università di Parma, a.a. 1993/94.

15. Cfr. NICOLA ZUCCHI CASTELLINI, Palazzi e case pontremolesi, in “Pontremoli e val di Magra. Studi storici”, Tolozzi Compagnia dei Librai, Genova 1996, pp. 243-250, in particolare p. 244: “Molte case furono completamente rifatte nel loro interno; molte, unite, acquistarono nuovo aspetto grandioso, altre furono addirittura abbattute per lasciar posto a quei palazzi che sono ancora la meraviglia di chi capita a Pontremoli senza sapere molto del suo passato.”

16. Sul felice momento storico cfr. VASCO BIANCHI -ROSSANA BOSSAGLIA – LUCIANO BERTOCCHI, Due secoli di pittura barocca a Pontremoli, Sagep Editrice. Genova 1974 ed in particolare VASCO BIANCHI, Il rinnovamento edilizio a Pontremoli tra Sei e Settecento, pp. 59-70. Cfr. inoltre ELENA SOMMARIVA, Palazzi, in “Polis”, anno II. n. 5. pp. 66-67.

17 .Su Palazzo Pavesi cfr. ISA TRIVELLONI MANGANELLI. Dimore Pontremolesi. Società Editrice Buonaparte. Carrara 2001, pp. 117-137. in particolare p. 140:” la fase di ristrutturazione vera e propria si può collocare fra gli anni 1734/1743 ad opera dei fratelli Giuseppe, Francesco e Paolo arcidiacono, figli di Lorenzo Pavesi.”

18 .Su San Geminiano, patrono della città di Pontremoli, cfr. MAURO BERTOCCHI, San Zümian, in “Il Corriere Apuano”, 26 gennaio 1985, n. 4. p. 3: cfr. NICOLA ZUCCHI CASTELLINI, La nostra devozione per S. Geminiano, in “Pontremoli e val di Magra. Studi storici”, Tolozzi Compagnia dei Librai, Genova 1996, pp. 87-90: cfr. PAOLO LAPI (a cura di), San Geminiano. Il patrono principale” di Pontremoli, 2015. Lapi riporta alcune righe del manoscritto oggetto di questo studio.

19. Su Palazzo Petrucci cfr. ISA TRIVELLONI MANGANELLI, op. cit., pp. 183-199, in particolare p. 195: “Il palazzo è, probabilmente, costruito tra gli anni venti e trenta del XVIII secolo….”

20. Cfr. http://www.foyerdelladanza.com/le-danze-del-xvii-secolo.html. Cfr. inoltre http://www.campaniaarte-danza.com/Pag/DizionarioDellaDanzaPag01.html#m: “Minuetto -Danza popolare francese originaria del Poitou. Fu introdotta da Lully sia alla corte di Luigi XVI, dove finì per sostituire i precedenti stili di danza (corrente, pavana), sia nell’opera e nel balletto del XVII secolo. Diffusissima in Europa divenne la danza aristocratica per eccellenza prima della Rivoluzione francese.”

L’immagine di introduzione alla pagina è tratta da Wikipedia; Martin van Meytens, L’imperatrice Maria Teresa d’Austria, olio su tela, 1759, Accademia di belle arti di Vienna

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