DOCUMENTI CONSILIARI INEDITI DEL 1797 SULLA NOMINA DI GIROLAMO PAVESI A PRIMO VESCOVO DELLA DIOCESI DI PONTREMOLI

Vescovo Girolamo Pavesi

Premessa[1]

Ricerche effettuate questa estate presso archivi toscani ed in particolar modo presso l’Archivio di Stato di Firenze mi hanno portato a comprendere, dopo molti anni, che l’avvocato Giuseppe Maria Cocchi apparteneva alla famiglia Cocchi di Terrarossa[2] ed era avo del famoso geologo e paleontologo lunigianese Igino Cocchi (1827 – 1913)[3], del quale quest’anno ricorrono i 110 anni dalla scomparsa. 

In particolare ho avuto modo di capire che nel 1797, quando esercitava “con somma lode ed applauso in Firenze la Nobile Professione di Avvocato[4], fu elogiato in merito a pratiche effettuate per la Cattedrale Vescovile di Pontremoli.

Si legge in un bel documento dell’11 maggio 1797 conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze: “L’Ill.mo Sig. Gonfaloniere fece presente ai SS.ri Adunati che ogni uno di loro sapeva con quanta premura ed attività si sia prestato il Sig. Avvocato Giuseppe Maria Cocchi presso del Reale e Clementissimo Sovrano e del suo saggio Ministero per l’ultimazione di questa Catedra Vescovile e come ne sia felicemente riescito, tanto più che altra volta in questa rispettabile Adunanza se ne è parlato. Che rimaneva al compimento dell’Opera trovare gli assegnamenti necessari per la provvista dei Mobbili Pontificali, Arredi Sinodali, alla quale provista andava sicuramente a soggiacere questo Pubblico, per la quale la spesa non sarebbe stata minore di scudi mille e cinquecento fiorentini, spesa, che nelle presenti circostanze portare non poteva questa Cassa. Che l’esperto Sig.e Avv.to Cocchi si è prestato volontariamente, senza nostra richiesta a solevare questo pubblico da una tale spesa e che vi è felicemente riescito e meritando perciò la nostra gratitudine …”[5]

Per tracciare un breve profilo di Giuseppe Maria Cocchi[6] tornai a rivedere nel mio archivio digitale e trovai riferimenti a documenti di questo periodo che trascrissi ma non ho mai pubblicato[7] e che intendo fare ora su questa rivista.

Si tratta di documenti del 1797 conservati presso la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli[8] che potrebbero risultare ulteriormente interessanti – dato che la sezione è ormai chiusa al pubblico da tre anni – per ricostruire la storia relativa all’insediamento di Monsignor Girolamo Pavesi come primo Vescovo della Diocesi di Pontremoli.  

Il momento storico

Come è noto  l’insediamento del Vescovo giunse ben dieci anni dopo la costituzione della Diocesi di Pontremoli (1787)[9]. Ciò a causa delle  forti tensioni sorte tra il Granducato e Roma: Pietro Leopoldo aveva proposto dei candidati che, per le loro tendenze filogianseniste, erano stati rifiutati dalla Santa Sede[10]. Perciò nei dieci anni di sede vacante la diocesi fu retta da un vicario capitolare, mentre i poteri d’ordine, esclusivi del Vescovo, vennero esercitati dall’Arcivescovo di Pisa[11].  Come sottolineano i cultori di storia locale, Girolamo Pavesi (1739 – 1820)[12] ricevette l’ordinazione episcopale solo il 25 luglio  del 1797.

Scrive in particolare Monsignor Antonio Costantino Pietrocola nel suo interessante studio pubblicato nel 2002: “Pio VI nominò don Girolamo Pavesi vescovo di Pontremoli il 29 dicembre 1796, come attesta una lettera del vice-uditore mons. Donati al cav. Luigi Angiolini, ministro di Toscana. Fu informato, naturalmente, anche il nunzio Odescalchi, che il 3 gennaio 1797 inviava la lettera d’Ufficio a mons. Pavesi che la riceveva il 7 gennaio e si recava lo stesso giorno a darne notizia al Capitolo e scriveva al Vice Uditore di Sua Santità per ringraziare il Santo Padre. Pontremoli aveva il suo Vescovo, anche se non era consacrato. Mons. Pavesi con la primavera si portò a Roma e chiese ed ottenne due grazie dal Papa. […] Nel mese di luglio fu confezionato il processo concistoriale sullo stato della diocesi apuana e sulla qualità dell’Eletto. A testimoniare furono chiamati il cavaliere Vincenzo Fuga, sacerdote romano, il signor Francesco Maria Picci figlio del fu Giovanni, pontremolese e il signor Francesco Fornari figlio del fu Bartolomeo, dottore in utroque jure. Dal processo emersero le doti e le qualità del candidato che ricevette l’ordinazione episcopale nella chiesa di S. Ignazio in Roma dal cardinale vicario Giulio M. della Samaglia, assistito da mons. Francesco Saverio Passari, arcivescovo titolare di Nazianzo, il 25 luglio 1797. Con lui fu consacrato mons. Raimondo L. Vecchietti vescovo titolare di Eritrea  e coadiutore a Colle Val d’Elsa …”[13]

Pavesi continuò a risiedere per qualche tempo, anche dopo la nomina,  in una parte del Palazzo della nobile famiglia di provenienza[14]. Solo successivamente divenne dimora dei Vescovi un palazzo che, posto di fronte alla Cattedrale, di proprietà comunale e già adibito a scuole, venne appositamente ingrandito e restaurato[15].

Monsignor Girolamo Pavesi arrivò a Pontremoli il 2 settembre.

Don Francesco Muri descrive l’ingresso del Primo Vescovo con queste parole: “Il 2 settembre 1797 arrivò in Pontremoli il nostro Primo Vescovo Girolamo Pavesi, accompagnato da numerosa cavalcata d’ogni ceto, oltre il numeroso pubblico andatogli incontro, nonostante la dirotta pioggia, che cadde tutto il giorno. Il dì 8 fece solenne ingresso e prima di andare a vestire gli abiti pontificali nella Cappella di Cristoforo Bocconi, venne nella mia Canonica per riposarsi …”

Questa memoria del Priore,  appartenente al  Registro dell’Archivio Di San Pietro, è stata pubblicata da Mons. Annibale Corradini nel prezioso libro dedicato alla Chiesa di Santa Maria del Popolo[16].

La pagina in questione, entrata a buon diritto nella storia della comunità pontremolese, fa riassaporare l’atmosfera di quell’epoca; tre giorni davvero intensi (venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 settembre), che videro la partecipazione di un pubblico straordinario. Solenni celebrazioni religiose, musica d’eccezione, teatro: “l’allegrezza universale fu indescrivibile”[17].

Lo stesso Gaspare Jacopetti (1735-1802), abate, maestro di eloquenza, noto fra gli arcadi come Antisio Stratiota[18], scrisse un Inno consacrato al popolo pontremolese per celebrare  il “solenne formale possesso” del monsignore[19].

Essendo in tema si ricorderà che sempre nel 1797  fu collocata nella Cattedrale l’ “Arme” di Monsignor Pavesi, dipinta dal celebre pittore pontremolese Niccolò Contestabili (1759 – 1824),[20] “nel luogo istesso ove esisteva quella del defunto Mons. Vescovo Lomellini”[21].

I documenti consiliari inediti del 1797 conservati presso la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli

Nel 1997, a duecento anni da quel glorioso avvenimento, andai in archivio per cercare inediti e mi imbattei in interessanti documenti, che lessi e ricopiai cercando di capire qualcosa di più su questo argomento.

Propongo ora qui in particolare la trascrizione del discorso che pronunziò l’allora Gonfaloniere Giuseppe Caimi[22]  nella seduta consiliare che si svolse il 12 gennaio 1797, ovvero pochi giorni dopo la nomina e circa sei mesi prima dell’ordinazione episcopale.

Pare doveroso rammentare che in quel periodo ricoprivano la carica di Priori i Signori Avv. Stefano Zucchi Castellini, Cristoforo Bocconi, Don Carlo Orsini, Gio. Batta Benozzi, Gio. Domenico Giumelli e Pietro Pasquali.

Alla storica seduta erano presenti, in qualità di consiglieri: Conte Canonico Andrea Bonaventuri, Giulio Parasacchi, Francesco Galli, Antonio Maria di Basilio Martinelli, Bartolomeo Molossi, Gio. Batta q. Luca Martini, Andrea di Jacopo Betta, Don Carlo Angioli, Gio. di Genesio Borgalli, Don Battista di Luca Andreini, Gio. di Agostino Lorenzelli, Gregorio Bertoni, Carlo Antonio Menghini, Pietro Gio. Menini, Matteo di Domenico Paoli e Pietro di Pietro Maria Benedetti.

Nel  solenne discorso, che riporto nella versione integrale in due parti,[23]  viene sottolineato l’indispensabile apporto offerto, in sede di trattative, da Francesco Seratti (1736 – 1814), già Segretario di Stato e di origini pontremolesi[24], nonché dagli Avvocati Giuseppe Maria Cocchi[25] e Lodovico Maraffi[26].  Secondo quanto testimoniano manoscritti successivi a quello oggetto del presente studio la “Festa di Ringraziamento” di cui si fa menzione nella prima proposizione è stata organizzata per il 22 gennaio del 1797.

A questo punto direi di dare spazio ai documenti, per permettere ai lettori di catapultarsi nel periodo in questione.

Appendice

Allegato n. 1

Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Deliberazioni (1795-1799), cc. 259-263, Discorso del Gonfaloniere Giuseppe Caimi nel Consiglio generale del 12 gennaio 1797

Discorso pronunziato dall’Ill.mo Sig. Giuseppe Caimi Gonfaloniere in occasione del Consiglio Generale del 12 gennaio 1797 con le proposizioni fatte ed approvate unanimamente.

Scorre già il terzo secolo, Gentilissimi SS.ri miei Colleghi, da che i nostri maggiori incominciarono  a sospirare per vantaggio di questa nostra Patria un Vescovo.

Quante pene, quante premure  e quante diligenze impiegassero e quanti scogli e difficoltà incontrassero lo sa l’Istorica Tradizione Pubblica; lo sanno i Registri dei Consigli Generali, lo sanno l’Ombre Felici di quei zelanti Nostri Patriotti che concorsero col loro privato Erario ancora alla trattativa di così importante affare; e finalmente lo sapete voi o signori che con instancabile energia confermaste presso il Trono un valevole ed alto Oratore, già deputato con applauso dai nostri Predecessori, onde più facilmente giugnesse al tanto desiderato scopo.

È giunta, sì è giunta, umanissimi miei SS.ri Colleghi ed io con piacere ve l’annuncio l’Epoca felice dell’adempimento degli universali desideri. La Divina Provvidenza, che mai non manca a chi opera con pura intenzione, si è alla per fine benignamente piegata e mossa ai nostri reiterati voti che sono stati coronati con i tratti più luminosi e per noi consolanti della Sovrana Clemenza e Bontà di Ferdinando III nostro amorevolissimo Principe coll’averci generosamente dato i Fondi per la Mensa e Seminario ed insieme nominato il tante volte sospirato Sacro Pastore già approvato dalla Santità di Pio VI, come è ben pienamente noto alle SS.ie LL.

Di quale e quanta importanza o gloria sia per noi questo fausto avvenimento come altresì di quanto maggior aggradimento e sensibilità ci debba riuscire questa benefica Sovrana Determinazione per aver prescelto a questa Pastoral Sede un nostro Illustre Concittadino di così alta Pietà e merito credo inutile dimostrarvelo, essendo troppo noto al Pubblico il carattere e le virtuose qualità di tale soggetto. E chi sarà fra di voi, che per simile avventurosa circostanza non si sentiva invaso dalla più effervescente interna gioia riflettendo si all’interesse reale  che ne deve risultare a favore di questa nostra Città o Territorio coll’introduzione di maggior numerario e coll’arresto di quello che necessariamente veniva emesso ogn’anno, come ancora per la rettificazione del sistema delle Pubbliche Scuole, l’Introduzione di una maggior disciplina d’educazione per li Fanciulli, per una maggiore Esemplarità, attività ed energia in chi presiede alla pubblica Istruzione dei popoli ed in somma per un miglioramento della Disciplina Ecclesiastica che è la base della felicità d’ogni Nazione Cattolica. Niuno certamente fra noi può essere che non abbia questi sentimenti che io ho l’onore di accennarvi.

Persuaso di queste verità ed animato da uno spirito di dovere ed insieme Patriottismo mi fa coraggio di esternarvi alcune proposizioni che crederei opportuno all’ uopo presenti per ottenere da Voi Signori la dovuta approvazione.

Proporrei dunque:

1° di Deliberare una Solenne Messa con Vespro coll’Esposizione del SS. Sacramento da farsi nella Cattedrale in ringraziamento a S.D.M. per il conseguimento avuto dell’Oggetto dei nostri Voti, pregandola umilmente a voler guardare con occhio speciale l’amatissimo Nostro Real Sovrano Ferdinando III e Sua Real Famiglia e conservarlo lunga serie di anni, E questa Giornata di Ringraziamento da destinarsi prontamente.

2°  di deputare i Nobili Sig. Cav. Luigi Seratti e Conte Filippo Bertolini in Firenze pregandoli a volere in  qualità di Deputati di questo Pubblico ringraziare umilmente la Sovrana Munificenza e Bontà per essersi degnato di nominare il Nostro futuro Pastore per la qual cosa questi Popoli benediranno eternamente quest’atto di Sua Clemenza.

3°  di approvare che il Capo della Magistratura co’ suoi colleghi si portino al tempo dovuto a complimentare in nome del Pubblico l’Illustre Eletto e nostro futuro Vescovo Marchese Archidiacono Pavesi

4° E siccome finalmente la Festa di maggior importanza deve regolarmente farsi dopo che il prelodato novello Vescovo sarà ritornato da Roma e che prenderà il formale Possesso di questa Chiesa  e Diocesi così proporrei che questo Consiglio Generale nominasse Sei Deputati che oltre a destinare e presiedere al modo e forma con cui eseguire la Prima Funzione di Ringraziamento presiedessero anche alle Feste che crederanno convenire alla circostanza del Possesso, autorizzandoli in nome del Pubblico a dare tutte le disposizioni occorrenti per solennizzare con decoro di così felice avvenimento e far tutto quello e quanto giudicheranno opportuno per il buon Esito e regolamento di queste Feste di Chiesa a ciò all’effetto di non dovere per simili spese convocare ogni volta lor Signori, che sarebbe di troppo loro disturbo dovendo venire da luoghi lontani in una stagione rigida e disastrosa. E quando i SS.ri Deputati destinati stimassero bene il fare qualche dimostrazione  ancora in questa giornata di Possesso per la Città con fuochi di allegrezza o altri segni di pubblica letizia proporrei tali deputati fossero insinuati a volere avere la pena di cercare anche delle Firme private lusingandomi che non sarà difficile trovarne sapendo quanto entusiasmo Patriottico abbia eccitato un così vantaggioso e decoroso avvenimento. E in questo caso la Comunità fisserà la somma da darsi per questo effetto. 

SS.ri Miei Colleghi Amatissimi  dovrei anche proporre un ringraziamento troppo giusto tanto al nostro Concittadino il Nob. Sig. Avv.to Lodovico Maraffi che al degnissimo Sig. Avv.to Giuseppe Maria Cocchi mentre l’erezione di detta Cattedrale Vescovile si deve da questo nostro pubblico imputare in primo luogo della spedizione fatta nella Città di Firenze nell’anno 1775 dal prelodato Sig. Avv.to Maraffi con lettere patenti per richiedere dal Clementissimo Reale Sovrano un Superiore Ecclesiastico e che avendo esso ritrovato l’animo del sempre benefico Magnanimo e Generoso Sovrano propenso per detta erezione in detta nostra Patria dovette per tale oggetto trattenersi in detta Città a sue spese per il corso di mesi diecisette  ed impiegare le sue fatiche e denari per ottenere, come ottenne, la smembrazione della Diocesi Apuana da quella di Luni e Sarzana e così l’erezione in questa Città di detta Cattedra Vescovile, ritardata poscia l’esecuzione  sino al precedente giorno per alcune acidualità occorse, e che sappiamo accadere in simili importanti affari e finalmente mercè la Sovrana Provvidenza ultimata ed in secondo luogo dal predetto Sig. Avv. Giuseppe Maria Cocchi altro nostro Deputato in Firenze, per aver proseguito e condotto felicemente al suo termine il predetto affare e con essersi adoprato per il ritrovamento  dei Fondi tutti per la Mensa di detta Cattedrale Vescovile e per il Seminario e perciò dovendo questo nostro Pubblico mostrarsi grato a un nostro Concittadino che tanto coi suoi sudori e fatiche e col proprio Erario ha contribuito al maggior comodo e vantaggio della Comune Patria ed al surriferito Sig. Avv.to Cocchi che ha ottenuto il compimento di un così fausto avvenimento all’oggetto di sempre più animare i Buoni e leali Cittadini ad essere utili alla Patria, onde vengo a proporre alle SS.rie LL. Ill.me  miei Colleghi di eleggere e deputare due persone di questa nostra rispettabile Adunanza acciò che in nome di questo Pubblico faccino noto alli prelodati SS.ri Avvocati Lodovico Maraffi e Giuseppe Maria Cocchi che ben consapevoli dell’impegno da essi mostrato per l’erezione di questa Cattedrale Vescovile le dichiaro a protesta tutta quella sua gratitudine e che li riconoscerà in ogni tempo ed in ogni occasione il primo per uno dei Cittadini benemeriti della Patria ed il secondo per bene affetto alla medesima mentre col di lui mezzo si è ottenuto il compimento di detto Affare  e posta a partito una tale proposizione tornò vinta per voti favorevoli 20, contrari 3 non ostante per quello riguarda però il contenuto in detta proposizione alli Capitoli Primo, Secondo, Terzo e Quarto e non altrimenti poiché per quello riguarda l’esposto  e narato in detta proposizione.

Allegato n. 2

Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Deliberazioni (1795-1799), cc. 264-265, Elezione Deputati nel Consiglio generale del 12 gennaio 1797 

In esecuzione di quello e quanto è stato proposto dall’Ill.mo Sig. Gonfaloniere nell’Adunanza del Consiglio Generale di questo stesso giorno e rimessa alle SS. LL. Ill.me per quello riguarda gli atti di Ringraziamento ai SS.ri Avvocati Lodovico Maraffi e Giuseppe Maria Cocchi ed alla nomina dei SS.ri Deputati per l’oggetto di che al punto quarto della proposizione fatto da detto Sig. Gonfaloniere in detta Adunanza Delib. Delib. con loro legittimo partito di voti favorevoli 6 e nessuno contrario doversi eleggere come eleggono l’Ill.mo Sig. Gonfaloniere a ringraziare in nome di questo pubblico Sua Eccellenza il Signor Cavalier Priore Francesco Seratti primo Consigliere e Segretario di Stato per i buoni uffizi praticati presso il Nostro Real Padrone per l’Elezione del Nostro Vescovo nella dignissima persona dell’Ill.mo Sig. Marchese Archidiacono Pavesi.

Parimenti in esecuzione di quanto sopra con altro loro legittimo partito di voti favorevoli 7 e contrari 0 elessero come eleggono gli Ill.mi SS.ri Luigi Seratti e Conte Filippo Bertolini a ringraziare S.A.R. il Nostro Clementissimo Real Sovrano per essersi degnato di nominar il nostro futuro Pastore per la qual cosa questi popoli benedirono eternamente quest’atto di sua Clemenza.

In oltre in esecuzione sempre di quanto sopra con altro loro partito di voti favorevoli 5 e nessuno contrario elessero e deputarono li SS.ri Conte Giuseppe Caimi Gonfaloniere ed Avv.to Stefano Zucchi Castellini, uno dei priori del loro seggio, a ringraziare detti SS.ri Avvocati Lodovico Maraffi  e Giuseppe Maria Cocchi per tutto quello e quanto hanno operato per detta Cattedra Vescovile perché così.

Finalmente in esecuzione di quanto sopra Delib. con altro loro legittimo partito di voti favorevoli 5 e nessuno contrario elessero come eleggono per Deputati a l’effetto di che al punto 4° della Proposizione fatta dal prelodato Sig. Gonfaloniere nell’Adunanza del Consiglio di questo suddetto giorno:

l’Ill.mo Sig. Avv. Stefano Zucchi Castellini uno dei Priori del seggio loro;

l’Ill.mo Sig. Avv. Lodovico Maraffi

l’Ill.mo Sig. Marchese Gio. Pavesi Negri

Il Sig. Cristoforo Bocconi altro Priore del loro seggio

Il Sig. Pietro Restori ed il

Sig. Ignazio Pedroni perché così

Allegato n. 3

Annibale Corradini, Ingresso del primo Vescovo, in “La Chiesa di Santa Maria del Popolo”, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1969, p. 214.

In un Registro dell’Archivio di S. Pietro si legge questa nota del Priore D. Francesco Muri, riguardante l’ingresso di Mons. Pavesi: “Il 2 settembre 1797 arrivò in Pontremoli il nostro primo Vescovo Girolamo Pavesi, accompagnato da numerosa cavalcata di ogni ceto, oltre il numeroso pubblico andatogli incontro, nonostante la dirotta pioggia, che cadde tutto il giorno. Il dì 8 fece solenne ingresso; e prima di andare a vestire gli abiti Pontificali nella Cappella di Cristoforo Bocconi, venne nella mia canonica per riposarsi. Venne anche il Vicario Regio Luigi Baldi col Gonfaloniere Leonardo Reghini, unitamente a tutti gli altri Signori del seguito. Dopo quasi un’ora venne giù il Rev.mo Capitolo, preceduto da numerosissimo Clero, e Monsignore portatosi alla Cappella e pontificalmente vestito con Piviale e Mitra fu messo a cavallo, assistito sino alla Cattedrale dalli due Palafrenieri Nobili Giov. Pavesi e Pietro Parasacchi. Entrato in chiesa e assiso sulla Cattedra lesse la sua Omelia al Popolo e ammise al bacio della mano il Capitolo, indi si cantò in musica il solenne Te Deum. La sera fu illuminata tutta la città, parte a cera e parte a olio. La sera seguente, sabato, Monsignore cantò i Vespri, ma non in Pontificali, e vi fu Teatro. La mattina il Prelato cantò Pontificalmente la Messa solenne, e al dopo pranzo il Vespro come il giorno avanti. La musica fu dell’ultima perfezione in tutti e tre i giorni, essendosi fatti venire due bravi suonatori d’Oboe da Parma e il celebre suonatore di Corno da Caccia, Belotti, e due Soprani da Lucca. Il magistrato fu esso pure a ricevere alla porta Monsignore nel suo ingresso, facendo la prima parte e appresso tutta la Nobiltà in gran gala. L’allegrezza universale fu indescrivibile. Grandissimo fu il numero di forestieri di tutte le condizioni concorso da ogni paese per vedere una funzione, che nella nostra Città non si vedrà mai più. Per ovviare ai possibili disordini per la grande moltitudine fu fatto venire un Picchetto di 13 Dragoni a Cavallo, e tutto andò colla massima tranquillità e quiete.

Marco Angella, Documenti consiliari inediti del 1797 sulla nomina di Girolamo Pavesi a primo Vescovo della Diocesi di Pontremoli, pubblicato in “Il Porticciolo”, la Spezia, anno XVI, n. 4.12.2023, pp. 119-128.

La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini


[1] Dedico questo saggio a Monsignor Silvano Lecchini (1929 – 2021), parroco del Duomo di Pontremoli per 34 anni, che l’8 settembre 1996 mi donò una copia del libro “La chiesa di Santa Maria del Popolo” (1969), pubblicato da Monsignor Annibale Corradini, aiutandomi così ad appassionarmi anche alla storia religiosa locale. Per avere sue notizie cfr. Giuseppe Benelli, Mons. Silvano Lecchini, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. LXXIV (2022), Tipografie Riunite Donati, Parma 2023, pp. 17-19, in corso di stampa. 

[2] Come si legge in un albero genealogico risalente agli anni 1864-1865: “Questa famiglia proveniente di Terrarossa è orionda di Riccò dal 1460 e prima di quest’epoca da Firenze”. Cfr.  Archivio Diocesano Massa Carrara – Pontremoli, Sezione di Aulla, Vicariato di Fivizzano, Alberi genealogici, Busta 35, Registro I, “Alberi genealogici delle famiglie antiche e moderne della città di Fivizzano intessuti dall’abate Giuseppe Morotti da Prota negli anni 1864-1865 ad istanza del reverendo signor canonico Pietro Ginesi preposto e vicario foraneo di Fivizzano”, Tavola LXXXVII, “Cocchi”.

[3] L’avvocato Giuseppe Maria Cocchi (fratello del nonno di Igino Cocchi) figura, tra l’altro, come “compare” nell’atto di battesimo del celebre geologo e paleontologo lunigianese: cfr. Archivio Diocesano Massa Carrara – Pontremoli, Sezione di Aulla, Vicariato di Aulla, Parrocchia di San Giovanni Battista di Terrarossa, Busta 1, Registro III, Battesimi (1818-1857), c. 51, n. 152, Atto di battesimo di Igino Cocchi. L’atto di battesimo, del 28 ottobre 1827 (Igino Cocchi è nato il 27 ottobre 1827), è pubblicato in Marco Angella, Documenti inediti sugli avi di Igino Cocchi e sull’iscrizione della famiglia alla Nobiltà di Pontremoli, in “Il Porticciolo”, anno XVI, n. 3, settembre 2023, pp. 139-151, in particolare p. 151, Allegato n. 2. 

[4] Cfr. Archivio di Stato di Firenze, Deputazione sopra la Nobiltà e Cittadinanza, pezzo 84 (1827-1828), inserto 6, “Avvocato Cocchi. Nobiltà di Pontremoli. Rescritto del dì 5 ottobre 1827”, documento del 10 luglio 1797.

[5] Cfr. Archivio di Stato di Firenze, Deputazione sopra la Nobiltà e Cittadinanza, pezzo 84 (1827-1828), inserto 6, “Avvocato Cocchi. Nobiltà di Pontremoli. Rescritto del dì 5 ottobre 1827”, documento dell’11 maggio 1797.

[6] Per un breve profilo dell’avvocato Giuseppe Maria Cocchi cfr. Marco Angella, Documenti inediti sugli avi di Igino Cocchi … op. cit., p. 144.  

[7] Ho segnalato questi documenti in Marco Angella, Documenti inediti sugli avi di Igino Cocchi … op. cit., p. 141, nota 8.

[8] I documenti trascritti a cui farò riferimento sono stati rinvenuti in Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Istanze (1794-1797), n. 185 e in Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Deliberazioni (1795-1799), cc. 259-265.

[9]  L’erezione della Diocesi di Pontremoli avvenne il 4 luglio 1787 con la Bolla Pontificia “In Suprema Beati Petri cathedra” emanata da Papa Pio VI. Nella stessa bolla venne stabilito che il Seminario della neonata diocesi avrebbe dovuto essere dotato di una rendita annua di 500 scudi fiorentini. Su questo tema cfr. Marco Mori, I due secoli di vita della Diocesi di Pontremoli, in “Studi di storia pontremolese”, Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, 1990,  pp.  169-177; Nicola Zucchi Castellini, Circostanze che precedettero, accompagnarono, seguirono l’erezione della Diocesi di Pontremoli, in “Pontremoli e Val di Magra”, Tolozzi Compagnia dei Librai, 1996, pp. 145-162. Cfr. inoltre Fabrizia Formaini (a cura di), Fondo del Seminario Vescovile di Pontremoli. Guida virtuale, 2020, p. 1.  

[10]  cfr. Pietro Bologna, I Vescovi appartenenti a famiglie di Pontremoli e del suo territorio, in “Atti e memorie della R. Deputazione di Storia patria per le province modenesi”, serie V, vol. III, Tipi di G.T. Vincenzi e nipoti, Modena 1904, pp. 69-75, in particolare p. 73. Per studi recenti su questo argomento cfr. Luciano Bertocchi, In viaggio nella Pontremoli granducale e barocca, Editrice Il Corriere Apuano, Pontremoli 2013, pp. 139-159; Antonio Costantino Pietrocola, L’erezione della diocesi di Pontremoli e le controversie giurisdizionali per la nomina del suo primo vescovo (1786-1797), in “Odegitria”, Istituto Superiore di Scienze Religiose “Odegitria”, Bari 2002, IX, pp. 93-169; cfr. Maria Luisa Simoncelli, La contrastata nomina del primo vescovo di Pontremoli, in “Il Corriere Apuano”, 10 gennaio 2004, p. 3.

[11] Cfr. Nicola Zucchi Castellini, Storia di Pontremoli dalle origini all’Unità d’Italia, Tolozzi Compagnia dei Librai, Genova 1990, p. 204. Cfr. Pietro Bologna, op. cit., p. 73.

[12] Sulla figura di Girolamo Pavesi (1° agosto 1739 – 27 giugno 1820), figlio di Giuseppe Pavesi e Ottavia Ricci, nonché fratello del celebre mecenate Lorenzo, Accademico della Rosa e dell’Arcidiacono della Collegiata Vincenzo,  cfr. in particolare Emanuele Gerini, Memorie storiche d’illustri scrittori e di uomini insigni dell’antica e moderna Lunigiana, Tipografia Ducale Luigi Frediani, Massa 1829, vol. II,  pp. 271-273 (“Di Lorenzo e Girolamo Pavesi, uno letterato, l’altro Vescovo”); cfr. Annibale Corradini, La Chiesa di Santa Maria del Popolo, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1969, pp. 211-214;  cfr. Pietro Bologna, op. cit. pp. 69-75; cfr. Gian Carlo Dosi Delfini – Nicola Zucchi Castellini, Le epigrafi di Pontremoli, Tolozzi Compagnia dei Librai, Genova 1989, p. 35 (epigrafe che lo ricorda, posta sul lato destro della cappella di San Francesco Saverio del Duomo di Pontremoli) e p. 125. 

[13] Cfr. Antonio Costantino Pietrocola, op. cit., pp. 163-164. 

[14]  Cfr.  Nicola Zucchi Castellini, Storia …, op. cit., p. 205.  E’ noto che proprio nel 1797 il marchese Lorenzo Pavesi pagò il Maestro Martino Portugalli  “per opere di restauro in un appartamento di Palazzo Pavesi (destinato al fratello Girolamo eletto vescovo di Pontremoli)”; a questo proposito cfr. Mariaclotilde Magni, Appunti sulla presenza di maestranze ticinesi  a Pontremoli,  in “Paragone / Arte”, luglio-settembre 1983, pp. 142-152, in particolare pp. 145 e 146. Sull’attività di Martino Portugalli (1741ca – 1812) di Jacopo di Martino cfr. il saggio appena uscito Marco Angella, Documenti editi e inediti sull’attività dei Portugalli a Pontremoli e in Lunigiana in età barocca, in Stefano Bertocci – Anna Coccioli Mastroviti – Fauzia Farneti (a cura di), “Un meraviglioso artificio. Architettura e grande decorazione in età barocca a Pontremoli”, Altralinea Edizioni, Firenze 2023, pp. 76-87 e, in particolare, p. 82, nota 31.  

[15] Si tratta dell’attuale Palazzo Vescovile. Sul fatto che prima di essere ampliato e restaurato fosse utilizzato come edificio scolastico cfr. Nicola Zucchi Castellini, Storia …, op. cit., p. 205. Cfr. inoltre Marco Angella, Nuovi contributi su artisti ticinesi operanti in Pontremoli nei secoli XVIII e XIX, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. XLIX (1997), Parma 1998, pp. 123-146, in particolare p. 131 e pp. 142-143, Allegato n. 1; Marco Angella – Antonio Bazzigalupi – Paolo Lapi, Il Palazzo Vescovile della Diocesi di Pontremoli: da Palazzo delle Scuole del Comune ad Episcopio, 2009, pannello del Museo Diocesano di Pontremoli; Marco Angella, Documenti … op. cit. in Stefano Bertocci – Anna Coccioli Mastroviti – Fauzia Farneti (a cura di), 2023, p. 80, “scuole pubbliche”.

[16]  Cfr. Annibale Corradini,  op. cit., p. 214. Ecco quanto afferma Monsignor Antonio Costantino Pietrocola: “L’ingresso solenne ebbe luogo il giorno 8 settembre 1797. Di esso si conservano tre descrizioni, una brevissima, nel Libro del capitolo, una più volte pubblicata, redatta dal parroco di San Pietro in Pontremoli Francesco Muri e quella assai particolareggiata che si trova nel Verbale di detto ingresso redatto dal Cancelliere Vescovile Antonio Varesi.” Cfr. Antonio Costantino Pietrocola, op. cit., p. 168. Ripropongo qui l’ormai famosa Memoria del Priore Don Francesco Muri in Appendice, Allegato n. 3 (Ingresso del Primo Vescovo).

[17] Cfr. Annibale Corradini, op. cit., p. 214.

[18] Per avere notizie su Gaspare Jacopetti cfr. Nicola Ircas Jacopetti,  Bibliografia di Gaspare Jacopetti, Deputazione di Storia Patria per le antiche province modenesi, Aedes Muratoriana, Modena 1972.

[19] cfr. Nicola Ircas Jacopetti, op. cit., p. 139. Si tratta dell’Inno consacrato al popolo pontremolese, edito a  Parma dalla Stamperia Carmignani nel 1797. Cfr. Gaspare Iacopetti (Antisio Stratiota), Nella faustissima occasione del solenne formale possesso della Cattedra Vescovile Apuana dell’ill.mo e rev.mo Monsignor Girolamo Pavesi primo vescovo. Inno consacrato al popolo pontremolese, Stamperia Carmignani, Parma 1797. La composizione è di 170 versi e divisa in 34 strofe.  Cfr. pure Maria Luisa Simoncelli Bianchi, La contrastata nomina del primo vescovo di Pontremoli, in “Il Corriere Apuano”, 10 gennaio 2004, p. 3. 

 La composizione è di 170 versi e divisa in 34 strofe.

[20]  Sull’attività di Niccolò Contestabili (Pontremoli 1759-Firenze 1824) cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, Due secoli di pittura barocca a Pontremoli, Sagep Edizioni, Genova 1997, pp. 140-150 [edizione aggiornata rispetto a quella del 1974]; cfr.  Silvia Meloni Trkulja, Contestabili Nicola, in “La Pittura in Italia. Il Settecento”, Electa, Milano 1990, p. 677.

[21] Cfr. Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Deliberazioni dal 1795 al 1799, c. 368, n. 18 (tratto dal consiglio del 28 settembre 1797). Per quell’opera, “collocata nella Chiesa di questa Cattedrale nel luogo stesso ove esisteva quella del defunto mons. Vescovo Lomellini”, Niccolò Contestabili ricevette lire 24 di Parma. Cfr. Marco Angella, L’abitazione pontremolese di Antonio e Niccolò Contestabili nelle perizie dei Portugalli, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. LII (anno 2000), Tipografie Riunite Donati, Parma 2001, pp. 51-78, in particolare p. 59, nota 39.

[22] Su Giuseppe Caimi cfr. Gian Carlo Dosi Delfini – Nicola Zucchi Castellini, Le epigrafi … cit., pp. 128-129: “I Caimi, venuti a Pontremoli all’inizio del sec. XVII da S. Stefano Magra, si divisero subito in due rami con i figli di Alessandro e di Anna Maraffi. Giuseppe, appartenente al ramo che aveva acquisito il titolo comitale, era stato “maire” del municipio di Pontremoli negli anni nei quali Pontremoli fece parte del territorio dell’impero napoleonico”.

[23] Ho pensato di suddividere il manoscritto in due parti per mettere in evidenza il Discorso del Gonfaloniere (prima parte) e dare spazio successivamente alle elezioni dei Deputati (seconda parte del consiglio). Cfr. Appendice, Allegato n. 1 (Discorso del Gonfaloniere Giuseppe Caimi nel Consiglio generale del 12 gennaio 1797) e Allegato n. 2 (Elezione Deputati nel Consiglio generale del 12 gennaio 1797).

[24] Su Francesco Seratti (di Agostino e di Vittoria Pecci) cfr. Gian Carlo Dosi Delfini – Nicola Zucchi Castellini, Le epigrafi … cit., pp. 54-55: “Nato nel 1736 a Siena, dove il padre era uditore di Rota, Francesco discendeva però da antica famiglia pontremolese. Entrato nell’amministrazione toscana, aveva fatto rapida carriera: a trentasei anni segretario del Dipartimento degli Esteri, poi segretario del Consiglio di Stato e indi consigliere di Stato egli stesso. […] Ferdinando III gli conferì il priorato di Fermo nell’ordine equestre di S. Stefano e nel 1796 lo chiamò alla Presidenza del Ministero. …” Cfr. inoltre Orsola Gori Pasta, Seratti Francesco, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 92 (2018).

[25] Su Giuseppe Maria Cocchi cfr. Cfr. Marco Angella, Documenti inediti sugli avi di Igino Cocchi … op. cit., p. 144. 

[26] Su Lodovico Maraffi cfr. Gian Carlo Dosi Delfini – Nicola Zucchi Castellini, Le epigrafi … cit., p. 63 e Marco Angella, Documenti inediti sugli avi di Igino Cocchi … op. cit., p. 145, nota 33 e pp. 149-151, Allegato n. 1 (documento del 10 luglio 1797 firmato da Camillo Ricci e Lodovico Maraffi).  

Rispondi

Scopri di più da MUSEO VIRTUALE DELLA VITA RURALE E DELLA MEMORIA DELL'ALTA LUNIGIANA

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere