SARTI SAVINO.

Da sx Orlando, Savino, Alessandro ed Eli a Portovenere

Internet, se usato correttamente, è uno straordinario strumento capace di unire continenti, popoli e persone, accorciando e talvolta azzerando distanze e barriere.

Qualche tempo fa avevo pubblicato uno scritto in ricordo di Sarti Savino, combattente nella Seconda guerra mondiale, catturato dalle forze armate americane e imprigionato per oltre diciotto mesi in Algeria. All’epoca ignoravo quale fosse stato il suo destino nel dopoguerra.

Anna Maria, la figlia che vive in Uruguay, ha colmato questa lacuna facendoci pervenire notizie preziose, che di seguito riepilogo.

Savino nasce a Torrano, dove cresce povero ma sereno. Ha molti amici con cui giocare, soprattutto i cugini Eli ed Emilio. Ama raccogliere castagne e girare in bicicletta per i paesi vicini. È una vita semplice, ma che Savino ricorderà sempre con affetto, insieme ai parenti e agli amici.

Arriva poi il tempo della chiamata alle armi: la guerra, la prigionia, quindi la liberazione e il congedo. Di questo periodo si è già parlato nell’articolo pubblicato a suo tempo, che ne ripercorre in dettaglio l’esperienza militare.

Nel dopoguerra la situazione economica è ancora più difficile. Savino la affronta con dignità, ma in lui matura il desiderio di emigrare, seguendo la strada intrapresa da molti amici e parenti.

Remo e Savino a Torrano

Nel settembre del 1949 lascia Torrano e il 2 ottobre sbarca a Montevideo, dove si ricongiunge con i genitori, i fratelli, il nipote e alcuni amici.

Trova lavoro come autista professionale presso la Company Ford Uruguay S.A., dove rimane per otto anni, dal 1° novembre 1950 al 24 febbraio 1958. Successivamente si trasferisce, sempre con la stessa mansione, in un’azienda cartiera.

Il 2 marzo 1957 sposa Arduina Compiani, anch’ella lunigianese, originaria di Molinello in Val d’Antena.

All’inizio degli anni Settanta, ormai cinquantenne, cambia nuovamente vita: lascia la città e si trasferisce in un’azienda agricola, dedicandosi al lavoro della terra, alla cura di piante da frutto, delle viti e dell’orto.

Nel 1981 raggiunge finalmente l’età della pensione, Savino, tornato a vivere a Montevideo, e continua a lavorare come giardiniere, attività che svolgerà per tutta la vita. Come ricorda la figlia Anna Maria, “ha lavorato sodo per tutta la vita”.

Savino e la nipote Sabrina

Nel frattempo è nata appunto la figlia Anna Maria, che lavora come insegnante e che darà a Savino una nipote, Sabrina.

Dopo quasi cinquant’anni, nel 1990, Savino e la moglie tornano in Italia, a Torrano. È un ritorno che lo riempie di gioia: rivedere gli amici e i cugini Eli ed Emilio lo rende felice, tanto che, come ebbe a dire a una cugina, “me ne vado, ma il mio cuore resta a Torrano”.

Tornerà ancora ogni due anni sino al 2000, sempre nel mese di agosto, periodo in cui rientravano a Torrano anche molti amici che vivevano lontano.

Anna Maria conclude i suoi ricordi sottolineando l’amore che il padre nutriva per la famiglia e affermando che “la sua eredità vive in noi”.

Noi ringraziamo di cuore Anna Maria, perché attraverso le sue parole ci ha permesso di toccare con mano, da un lato, la sofferenza per l’abbandono della terra natale e la struggente nostalgia che segnarono la vita di chi fu costretto a emigrare per costruirsi un futuro di speranza; dall’altro, ci ha mostrato come questi nostri compaesani, forgiati dalla dura vita del paese, seppero farsi apprezzare nella terra di adozione, lavorando con serietà, dedizione e capacità, integrandosi pienamente senza mai dimenticare le proprie radici lunigianesi.

Le vicende militari

Savino nasce a Torrano il 1° febbraio 1923 da Angelo e Fantoni Luigia.

Frequenta le scuole elementari sino alla quinta classe e lavora come manovale quando viene chiamato alla visita di leva.

La chiamata alle armi arriva il 16 settembre 1942, aggregato al 5° Regg. Autieri a Trieste.; dopo qualche mese, il 5 gennaio 1943, viene trasferito al 4° Regg. Autieri a Trento.

Ancora qualche mese ed il 26 maggio viene accorpato alla Regia Marina a Reggio Calabria.

Il 23 luglio 1943viene fatto prigioniero dalle forze armate americane nel sud Italia e deportato in Algeria.

Sono mesi di dura prigionia, il caldo torrido e la scarsissima alimentazione debilitano enormemente il fisico, ai forti disagi fisici si accompagnano i tormenti della reclusione forzata in ambienti assiepati e di scarsa igiene e la lontananza dalla famiglia. Sono esperienze in grado di segnare per sempre la psiche di un uomo.

Più fortunato di altri connazionali, il 12 febbraio 1945, prima ancora della fine della guerra, Savino viene fatto sbarcare a Napoli, rimanendo a disposizione delle truppe alleate.

Il 15 luglio 1946 viene finalmente posto in congedo illimitato.

Per la stesura dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa

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