LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA DI PONTREMOLI IN UN MANOSCRITTO DEL 1753

San Giovannni Battista – Sorgeva questa Chiesa sulla piazza grande; e riguardo ad essa il Campi lasciò scritto che al suo tempo ne rimanevano poche vestigia. Il Bologna aggiunge che presso la medesima avevano i Benedettini un Monastero dipoi soppresso, di cui vedevano le vestigia nel palazzo del signor  Bali Venturini, che è quello oggi appartenente ai signori Bocconi. Fu anticamente la Chiesa principale con parrocchia; e quando venne abbandonata, il gius parrocchiale che le competeva fu trasferito in una piccola cappella detta di San Colombano, ch’era nel luogo ove più tardi sorse la Chiesa che porta il titolo dei SS. Giovanni e Colombano.”

Così scrisse lo storico Pietro Bologna (1833-1909)[1].

Successivamente Pietro Ferrari (1874-1945)[2] ebbe a ribadire: “Il Monastero di San Giovanni Battista sorgeva nella piazza di sotto, dove è attualmente il palazzo Bocconi e dove, a quel tempo, ancora non si era propagato il borgo ed esisteva un’aperta distesa di terreno, tra Magra e Verde. Abbandonato il Monastero, anche la Chiesa fu poi unita a quella di San Colombano, la quale, dopo un primo restauro del 1599, fu ampliata e riconsacrata nel 1622, sotto il titolo dei S.S. Giovanni Battista e Colombano. Il fabbricato della vecchia chiesa di S. Giovanni Battista era stato venduto nel 1602 dai fabbricieri di San Colombano a Marzio Venturini, che lo incorporò nell’attigua casa, detta la Cà di Piazza, sorta dove era il convento, dal medesimo comprata, nel 1593, dai Curini: casa che, nel 1794, fu acquistata dai Bocconi. E’ probabile che detto monastero fosse una dipendenza del Monastero Benedettino di San Giovanni Battista di Parma di cui, nel 1540, era abate un Fra Marco da Pontremoli; come lo era quello di Santa Giustina presso Pontremoli. …”

Lo stesso Nicola Zucchi Castellini (1907 – 1994) così riportò nella sua storia della città[3]: “Corso più lento, che per il resto del borgo, ebbe l’assetto urbanistico dell’area che divideva il Sommoborgo dall’Imoborgo. Vi erano sorte in età longobarda le chiese di Santa Maria e di San Giovanni, a breve distanza l’una dall’altra e ambedue in prossimità di guadi. Alla Chiesa di San Giovanni era annesso, od era prossimo, un edificio nel quale sarebbe da identificare, più che un monastero, un palatium, residenza riservata a comitive reali o imperiali di passaggio, quel palatio vocato della Corte di una carta matildica del 1110. Chiesa e palazzo dovevano esser chiusi entro una cinta di mura; almeno per il lato occidentale ne fu ritrovata una traccia in occasione di lavori stradali del penultimo decennio del secolo scorso. Più precisamente si riscontrò allora l’esistenza, sotto il piano dell’attuale piazza della Repubblica, dei ruderi di spesse muraglie correnti dalla casa Bocconi alla piazza superiore, nonché l’esistenza delle fondamenta di due torri, l’una davanti all’ingresso della casa Bocconi e l’altra, più piccola, davanti l’arco di accesso al cortile del Comune. Parimenti nei sondaggi diretti da Pietro Ferrari nel 1940 fu riconosciuto un tratto di una muraglia, avente caratteri preromanici, sulla quale si appoggia l’attuale palazzo comunale, sul lato del fiume Magra …

Dopo aver riportato le sintetiche versioni di tre noti cultori di storia locale[4] si vuole citare un documento, firmato da Eleonoro Uggeri e datato 1753, utile a comprendere quanto si andava ipotizzando nella metà del XVIII secolo sulla chiesa in questione.

Val bene precisare che lo scritto, rinvenuto presso la sezione pontremolese dell’archivio di stato[5], esiste a causa di una vertenza sorta tra la Comunità di Pontremoli e Gio. Batta Bali Venturini. La necessità di dover visionare ocularmente i resti dell’antico monastero porta gli uomini del Settecento ad effettuare le ipotesi più disparate fornendo elementi interessanti per una possibile immaginaria ricostruzione urbanistico-architettonica.

Ecco la trascrizione del manoscritto

A dì 10 xbre 1753

Transferitomi io infrascritto Cancelliere della Comunità Ill.ma di Pontremoli unitamente con l’Ill.mo signore Antonio Maria Ricci come Sindaco presentaneo di detta Comunità e nome  e di commissione degli altri suoi signori colleghi unitamente con gli Ill.mi Sig. Dott. Cesare Caimi, Avvocato Gaspare Formaini, Giuseppe Venturini, … Maria Parasacchi Ragionati della comunità suddetta con l’intervento dell’Ecc.mo signor Dottor d’ambe le leggi Sebastiano Bilanci Auditore di Pontremoli ad effetto di considerare e riconoscere il luogo controverso da questa Comunità suddetta al signor Bali Ascanio Venturini che resta tra le case del medesimo signor Bali e la casa del signor Gio. Antonio Ferdani, ove gionto unitamente con detti signori ed il signor Avvocato Carlo Cortesini che assisteva per la parte di detto signor Bali per cui fu fatto osservare

I Che l’Oratorio o fosse Chiesa di San Giovanni resta ove ora presentemente esistono le due Botteghe tenute a pigione dal signor Carlo Ghilardoni che una entra nell’altra e la principale corrisponde nella strada contigua alla Piazza di sotto e ciò fu indicato riscontrarsi che fosse detta Chiesa o Oratorio dal vedersi nella muraglia corrispondente a detta Piazza costruita a pietre piccate e lavorate all’antica e che simili pietre lavorate corrispondevano anche dentro alla prima e seconda bottega e che inoltre alla divisura delle medesime botteghe verso l’orto di detto signor Bali vi era anche il Campanile di detta Chiesa onde portatomi unitamente con gli medesimi SS.ri rappresentanti in detto orto, fu veduto sopra la muraglia che corrisponde alla muraglia del Palazzo Pretorio un muro piramidale antico sopra la muraglia di detto signor Bali che indica forse un Campanile perché nella sommità di esso vi è la Fenestra in mezzo della quale si vede che verisimilmente vi stava la Campana onde fu detto ai detti Signori rappresentanti che dichino sopra di ciò quello che li pare proprio per interesse del Pubblico.

Il che fu accordato da detti signori rappresentanti quali soggionsero che detta Chiesa poteva avere il suo proseguimento verso il fiume Magra in modo di due crociere di maniera che il campanile restasse in mezzo del coro e guardando le porte della chiesa e l’altare maggiore verso oriente avesse il suo corpo verso il sito controverso.

Fu replicato per il detto signor Bali che la possibilità non deve admettersi allorché non s à prova ciò che si propone e a maggior cautella fu fatta instanza osservarsi che nel muro ove esiste il Campanile non vi sono le pietre piccate nel modo che vi sono nel muro superiore verso la Piazza e come si riscontrano anche nella legnaia di detto signor Bali contigua a detto muro del Campanile e che di sotto il muro del Campanile entro a puochi braccia distante il Palazzo Pretorio.

Fu concordato che nel muro ove esiste detto Campanile non vi sono le pietre piccate e che confina al Palazzo Pretorio e nel resto rimettersi al detto per parte della Comunità col soggiungere che non si può vedere cosa vi esistesse nel procedere dal Campanile verso il sito controverso perché in oggi vi è orto come fu osservato e accordarsi pure che nella legnaia di detto signor Bali vi sono le pietre piccate all’uso di Chiesa e che dalla parte di sopra del muro di detta legnaia vi esisteva un uscetto senza sapere dove desse l’ingresso, solo che detto uscio è corrispondente alla piazza del Palazzo Pretorio.

In secondo luogo fu fatta istanza per parte di detto signor Bali osservarsi la situazione della Bottega del signor Gio. Leonardo Falaschi, onde unitamente con detti signori Rappresentanti poratomi in detta bottega la quale colla facciata di Ponente ha per confine la strada maestra che guida a San Colombano e dalla parte verso Tramontana o sia verso la piazza confina con detta piazza braccia cinque principiando dal canto di detta bottega sino al principio del volto di detto signor Bali e tanto da una parte che dall’altra la detta Bottega ha il suo ingresso, sopra di che fu detto alle parti se avevano sopra di ciò che opporre.

Onde per parte della Comunità suddetta fu risposto che detta Bottega con una facciata verso Tramontana continuava verso il Voltone di detto signor Bali procedendo verso il sito controverso.

In terzo luogo fu fatta istanza per parte di detto signor Bali osservarsi il portone che esiste al principio della scala della casa del Forno di ragione di detto signor Bali ha la sua facciata verso la Magra e dà l’accesso alla detta scala del forno in primo luogo e ad un vicolo cieco che conduce ad altre case del medesimo signor Bali verso il fiume e domandato se per parte della Comunità fosse cosa alcuna da opporre, fu risposto che se ne rimettevano all’accesso fatto nell’anno 1714 al che acconsentì anche il signor avvocato Cortesini protestandosi ambe le parti che ciò …. nelle parti favorevoli e non altrimenti. E non essendo stato altro indicato da osservarsi fu dismesso detto accesso.

Eleonoro Uggeri Cancelliere

Marco Angella, La chiesa di San Giovanni Battista di Pontremoli in un manoscritto del  1753, in “Il Porticciolo”, La Spezia, anno X, n. 2.6.2017, pp. 92 – 94

La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla prpofessoressa Rina Gambini


[1] Cfr. Pietro Bologna, Artisti e cose d’arte e di storia pontremolese, Forni Editore, Bologna 1972 (rist. an. dell’edizione fiorentina del 1898), p. 35.

[2] Cfr. Pietro Ferrari, La chiesa e il convento di San Francesco di Pontremoli, Pietro Rosi Editore, Mulazzo 1974, pp. 98-99.

[3] Cfr. Nicola Zucchi Castellini, Storia di Pontremoli dalle origini all’Unità d’Italia, Tolozzi Compagnia dei Librai, Genova 1990, p. 125.

[4] Non è obiettivo del presente articolo ripercorrere quanto è stato scritto sul Monastero. Tuttavia per informazioni più dettagliate è possibile consultare Ubaldo Formentini, Il monastero regio di San Giovanni di Pontremoli, Quaderno della Giovane Montagna n. 53, Parma 1940.

[5] Cfr. Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Uggeri Eleonoro – Atti Civili (1752-1756), cc. 70r, 70v. 71r, 71v.


L’immagine di introduzione alla pagina raffigura il “Palazzo Bocconi” (oggi Zucchi Castellini), sorto nel luogo dove era la chiesa di San Giovanni Battista (immagine tratta dal sito VisitPontremoli.it)

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