LA RIVISTA “LUNIGIANA” E LA BATTAGLIA PER LA PROVINCIA

Manfredo Giuliani sul Monte Burello l.8 agosto 1956. Da sinistra: Bruno Pruno, Dante Coltelli, Armando Necchi Ghiri, il Giuliani e Luigi Armando Antiga

Il periodico “Lunigiana”, fondato e diretto da Manfredo Giuliani, esce a Pontremoli all’inizio del 1910. Vi collaborano i più noti intellettuali lunigianesi del tempo: Giovanni Sforza, Ubaldo Mazzini, Corrado Martinetti. Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Ubaldo Formentini, Pietro Ferrari, Paride Chistoni, Enrico Lazzeroni, Luigi Buglia, Marco Vinciguerra. II programma della rivista è di «suscitare uno stato d’animo giovane, onesto, sincero, e chiarire con studi sulle condizioni spirituali e materiali della Lunigiana», per giungere alla formazione di una provincia autonoma con capoluogo la Spezia.

Per il Giuliani, infatti, vi è un solo modo per superare il penoso stato della nostra terra «affrettare gli avvenimenti economici che le esigenze materiali e la storia e la poesia dalla profondità del passato ci additano come avvenire». Un nuovo centro di vita è sorto sul golfo di Luni, creazione delle genti lunigiane, che attira e raccoglie ed espande tutta l’attività e l’aspirazione di quella parte di Lunigiana che fu detta ligure e di tutta la Val di Magra, tendendo a riformare intorno a sé un forte organismo che potrà raccogliere e fruttificare tutta quella forza di energia polverizzata ora in un infecondo individualismo e sperduta nel mondo».

La rivista intende esaminare l’unità etnografica, linguistica, economica della Lunigiana e promuoverla in campo amministrativo con la creazione di una provincia che comprenda tutto il territorio della val di Magra e il bacino della Vara, cioè il circondario di Pontremoli, quello di Levanto e la parte del circondario di Massa e Carrara al nord di Sarzana. Per fare questo “Lunigiana” da un lato riporta articoli di storia regionale, redatti con rigore scientifico, dall’altro lato tratta con precisa informazione dei problemi economico-amministrativi, delle vie di comunicazione, dello stato del territorio, del porto della Spezia, evidenziando che, per essere la Lunigiana terra di collegamento tra il nord e il centro d’Italia, il problema regionale acquista importanza nazionale.

Tutto ciò è caratterizzato da una chiara responsabilità etico-culturale che porta il Giuliani a rivendicare alla rivista il disimpegno di fronte ai singoli partiti politici e il ruolo di organizzazione del consenso culturale a un livello superiore. Per questo aspetto il periodico ha una precisa fisionomia nel panorama provinciale e si differenzia in particolare dalle pubblicazioni pontremolesi: il settimanale socialista “La Terra” (uscito nel 1898 e soppresso nello stesso anno, riprende le pubblicazioni nel 1904), il periodico democratico-costituzionale “A noi!” (inizia nel 1904) e il settimanale cattolico “Il Corriere Apuano” (pubblicato dal settembre 1907).

Il Giuliani nella villa Sforza a Montignoso. Da sinistra: Cesare Augusto Ambrosi, Alessandro Sforza, il Giuliani e Luigi Baldini

L’azione di “Lunigiana”, infatti, pur nella sua particolarità e indipendenza, si riconnette a quel fecondo movimento di cultura regionale che si svolge alla Spezia attorno al “Giornale Storico della Lunigiana”, prima, e all’Archivio per la etnografia e la psicologia della Lunigiana”, poi. II “Giornale Storico” ha come programma di studiare uomini, fatti, luoghi, nelle vicende, nelle costumanze, nelle relazioni, nelle influenze. nelle individualità e nella collettività, onde abbia a ricevere buon lume e adeguato rilievo la regione che attinse nome dall’antica Luni, e non è priva di memorie notevoli. Con questo intento il Mazzini pubblica nel primo numero il fondamentale articolo Per i confini della Lunigiana, allo scopo di stabilire fin dall’inizio il territorio da assegnare all’antica diocesi lunense e quindi l’area da studiare attentamente. In questo solco l”Archivio per la etnografia e la psicologia della Lunigiana”, fondato nel 1911 da Giovanni Sittoni e Giovanni Podenzana, intende offrire un materiale prezioso di originali osservazioni sulla vita popolare della regione lunigianese. Scrive il Giuliani sul primo numero di “Lunigiana” del 1913: Vi è della gente che non può darsi pace a sentir parlare, per una questione amministrativa, di storia, di poesia, di etnografia, di linguistica, ecc. Ma come si fa a tirar fuori roba vecchia come Tito Livio e gli Apuani, o cose strane come la etnografia e la linguistica, o cose noiose come la geografia e la economia, per una agitazione amministrativa? Sono cose che non si possono assolutamente digerire. Quindi le proteste più o meno ironiche di tutta la gente che fa professione di praticità». «Ма ciò che ha urtato di più dopo la storia è stata l’etnografia! Ed è strano perché la gente pratica che ciba il suo cervello esclusivamente di giornale avrebbe dovuto vedere come la questione etnografica abbia preso il primo posto nella questione balcanica […] Perché dunque non dovrebbe significare nulla per noi l’etnografia e non si dovrebbe tener conto dei suoi dati nel tentativo di riordinamento della nostra regione? […] La ricerca teoretica – conclude crocianamente il Giuliani – intorno al passato e al presente della Lunigiana non è un capriccio o un verbalismo inutile, è il profondo bisogno dello spirito che vuole ritrovare e orientare se stesso, e l’attività teoretica è espressione e creazione di una esigenza pratica».

Tuttavia, nonostante questo sforzo di cultura e questo risveglio della coscienza regionale, non si giunge alla realizzazione della provincia di Lunigiana. La nascita della nuova provincia della Spezia, avvenuta nel 1923, comprende il circondario del Levante e della val di Vara con l’esclusione di Pontremoli e di gran parte della val di Magra. Proprio il circondario di Pontremoli, la parte della regione più tormentata dal disagio del cattivo assetto provinciale, dove si era formato il focolare del movimento, viene escluso dalla nuova provincia e relegato a rimanere nell’artificiosa provincia di Massa.

Giuseppe Benelli, la Rivista “Lunigiana” e la battaglia per la Provincia, pubblicato in “Almanacco Pontremolese 1999”, edito e curato da Centro Lunigianese di Studi Giuridici.

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