NUOVI FILONI DI RICERCA NELL’EVOLUZIONE DELLA STORIA DEL BAROCCO PONTREMOLESE, TRA MACROSTORIA E MICROSTORIA

NUOVI FILONI DI RICERCA NELL’EVOLUZIONE DELLA STORIA DEL BAROCCO PONTREMOLESE, TRA MACROSTORIA E MICROSTORIA[1]
Copertina degli atti del convegno sul barocco pontremolese

Negli anni settanta uscirono due libri preziosi, due libri-chiave per lo studio del barocco pontremolese: “Lettere di pittori e scultori dei secoli XVII – XVIII” di Luciano Bertocchi e Gian Carlo Dosi Delfini, pubblicato nel 1970[2] e “Due secoli di pittura barocca a Pontremoli” di Rossana Bossaglia, Vasco Bianchi e Luciano Bertocchi, uscito nel 1974[3], finanziato dalla Cassa di Risparmio di Carrara.

Questi libri sancirono a buon diritto la nascita consapevole degli studi sul barocco pontremolese e, ancora oggi, sono ampiamente citati dagli studiosi.

Per rendersene conto basta guardare le bibliografie riportate negli atti del convegno[4] che presentiamo questo pomeriggio.

Sorsero in una stagione particolare per la Lunigiana, ovvero negli anni della nascita delle associazioni culturali locali, ben viste sia dalla Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi che dalla spezzina Accademia Capellini.

Nel 1969 a Villafranca era sorta l’associazione “Manfredo Giuliani” per le ricerche storiche ed etnografiche, nel 1972 il Centro Aullese di Ricerche e Studi Lunigianesi e, a Pontremoli, non a caso, nel 1975 l’Associazione culturale Pontremolese, che vedeva tra i fondatori proprio Luciano Bertocchi, Mauro Bertocchi, Vasco Bianchi e Gian Carlo Dosi Delfini.

Ho detto “non a caso” perché, come ricorda lo stesso Luciano Bertocchi in una corposa intervista che ho pubblicato nel libro “La Lunigiana in dieci ritratti”[5], fresco di stampa, fu Gian Carlo Dosi Delfini, prima, ad aprirgli tutte le porte dei palazzi cittadini mettendogli a disposizione il ricco epistolario conservato a Villa Dosi e, successivamente, a comprendere che la sua tesi di laurea poteva essere importante per la nostra città e non solo.

Così nacquero quei due libri!

Val bene precisare che dell’epistolario (comprendente le 48 lettere poi pubblicate) era  stata data notizia verbale proprio dal dottor Gian Carlo Dosi Delfini in una seduta scientifica della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi tenutasi al castello di Lusuolo nel 1953, esattamente settant’anni fa[6].

“Due secoli di pittura barocca” fu un mirabile esempio di connessione tra “macrostoria” e “microstoria”, con gli interventi della storica dell’arte Rossana Bossaglia, dello storico locale Vasco Bianchi e dello studioso locale Luciano Bertocchi, laureatosi in storia dell’arte alla Cattolica di Milano.

Lo storico Luigi Firpo[7] dedicò un suo illuminante intervento in Lunigiana su “funzione e dignità della storia locale”[8].

Tra il 5 settembre e il 4 ottobre 1981 l’amministrazione comunale di Pontremoli e l’Associazione Culturale Pontremolese “Vasco Bianchi” allestirono l’importante  mostra “Paesaggisti ‘Pontremolesi’ del Settecento”, il cui catalogo fu curato da Luciano Bertocchi[9].

Scriveva nella prefazione del libro Rossana Bossaglia:

“Quando, anni fa, esaminammo con il compianto Vasco Bianchi e con Luciano Bertocchi, cui oggi spetta la fatica e la soddisfazione di questa bella mostra, la situazione del Barocco a Pontremoli, ci rendemmo conto che la città, arrivata in quell’età a un singolare rigoglio economico e sociale, si presentava come un piccolo completo specimen della generale situazione: vi si individuano tutti gli elementi, nella pittura sacra e profana, nella decorazione, nell’architettura che caratterizzano su vasta scala i centri maggiori dell’epoca; e anche la linea di sviluppo del gusto corrispondeva, specie nel Settecento, a quella che nell’interpretazione storica generale possiamo individuare come tipica del periodo.”[10]

Negli anni ‘novanta vi fu una ripresa degli studi di storia locale, grazie alla frequentazione della Sezione Archivio di Stato di Pontremoli e di altri archivi italiani da parte di noti studiosi del territorio (ricordo volentieri i compianti Mauro Bertocchi ed Edoardo Maria Filipponi, citati in questi atti) e di giovani impegnati a redigere nuove tesi di laurea.

Questo portò alla conoscenza, attraverso documenti originali, di altri protagonisti del barocco pontremolese.

Nel 1994 uscì “La chiesa di San Francesco a Pontremoli” di Luciano e Mauro Bertocchi[11], con evidenti richiami ad artisti del XVIII secolo, grazie alle ricerche effettuate nel fondo Compagnie religiose soppresse dell’Archivio di Stato di Firenze.

Nel 1997 la Comunità Montana della Lunigiana promosse, insieme alla provincia e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, la ristampa di “Due secoli di pittura barocca a Pontremoli”, che fu aggiornato nei contenuti[12].

Duomo di Pontremoli: stucchi dei Portugalli e dei Ferroni

La frequentazione degli archivi di giovani e meno giovani portò a nuovi filoni di ricerca anche nell’ambito del barocco pontremolese.

Accanto ai protagonisti delle arti e del quadraturismo pontremolese (penso a Francesco Natali e al figlio Gio. Batta su tutti) cominciarono ad affiorare dagli archivi nuovi nomi per la storia locale: dai Portugalli, a Geernaert, ai Rusca, ai Cremona, ai Ferroni, impegnati in opere di stuccatura e intaglio, considerate, impropriamente, arti minori.

Nel 2003 uscì lo studio di Luciano Bertocchi sugli “stucchi della Chiesa di San Francesco”[13], che metteva insieme alcune ricerche sue e mie.

A poco a poco si cominciò a prendere coscienza del fatto che, accanto ai nomi più gettonati, stavano una pletora di artisti, alcuni ancora da studiare, che furono importanti per il nostro territorio.

Diversi studi di ricerca vennero pubblicati, nell’arco degli anni, nelle varie miscellanee locali: “Archivio Storico per le Province Parmensi”, “Studi Lunigianesi”, “Cronaca e storia di Val di Magra”, “Memorie dell’Accademia ‘Capellini’”, “Il Porticciolo” …

Così come uscirono pubblicazioni con pregiate foto: “Dimore pontremolesi” (2001) di Isa Trivelloni Manganelli[14] e “Ville della Lunigiana Storica” (2005) del compianto architetto Gian Luigi Maffei[15], che voglio qui ricordare, stimato docente all’Università di Firenze.

Da segnalare inoltre “In viaggio nella Pontremoli granducale e barocca”, sempre di Luciano Bertocchi, uscito nel 2013[16] ed in costante aggiornamento. 


Gli atti del convegno che presentiamo oggi prendono in considerazione anche i protagonisti della “decorazione plastica”, visti in chiave allargata e in chiave locale, sulla quale mi è stato chiesto di soffermarmi.

Partiamo dai Portugalli, ovvero dai “Ticinesi” (per usare un’espressione cara a Mariaclotilde Magni, autrice di uno studio illuminante per la ricerca locale)[17] o “Artisti dei Laghi”[18] (per usare un’espressione più cara ad Andrea Spiriti[19]).

In questo volume ci sono un saggio di Laura Facchin, storica dell’arte dell’Università dell’Insubria (ateneo sorto a Varese nel 1998)[20] e un mio saggio,  costruito su fonti archivistiche locali[21].

La Facchin si sofferma in particolare sui Portugalli di Mugéna scrivendo di Gio. Martino Portugalli, che operò nello Stato mediceo a partire dalla seconda metà del XVII secolo, e del nipote Bartolomeo.

Sostiene che i Portugalli di Mugéna e Arosio vissero il periodo di maggiore produttività e rinomanza nel corso del Settecento, facendosi interpreti, con estrema duttilità e capacità, di aggiornamento delle tendenze maturate nel contesto internazionale durante tutto il secolo: dall’estetica tardo barocca, a quella rococò e poi neoclassica, estendendo l’arco cronologico di azione.

Tecnica artistica privilegiata, per affermare la propria professionalità, fu quella della lavorazione dello stucco, àmbito nel quale vantarono una plurisecolare ed esclusiva tradizione a livello europeo tra la fine del XVI secolo e la prima metà del XVIII secolo.

Quindi quello della Facchin è uno studio in chiave estesa, che riprende gli stuccatori di Mugéna e lo scenario a livello macrostorico.  

Io, partendo da documenti d’archivio, cerco di mettere in luce che a Pontremoli ed in Lunigiana fu attivo un vero e proprio ramo dei Portugalli di Arosio, un tempo comune, oggi frazione del comune svizzero di Alto Malcantone, nel Canton Ticino, confinante con Mugéna.

In trent’anni di ricerche ho costruito l’albero genealogico dei Portugalli, operanti in Pontremoli con ben 8 elementi della famiglia: da Domenico e Jacopo, figli di Martino, esplicitamente detto “di Arosio” (in un documento proveniente dal Canton Ticino), ai loro figli Pietro, Martino e Antonio (di Jacopo), Bartolomeo (di Domenico) e ai nipoti Innocenzo (di Pietro) e Giacomo (di Martino).

Chi avrà voglia di leggere vedrà i cantieri più significativi nei quali hanno operato i Portugalli di Arosio a partire dal 1732 a Pontremoli e in Lunigiana per tutto il XVIII secolo.

I Portugalli di Arosio non operarono solo nelle vesti di “stuccatori”. Furono impegnati nello stimare o costruire dalle fondamenta alcuni palazzi pontremolesi. Le perizie rinvenute fanno comprendere che furono anche abili disegnatori. Quindi furono duttili ed esercitarono nel tempo la professione di costruttori, periti e stuccatori.

Le opere in stucco più importanti (a parte quelle di palazzi privati, attribuite ma non documentate) furono quelle della chiesa di San Francesco e del Duomo di Pontremoli, dove fecero stucchi dorati in abside e presbiterio in collaborazione con i conterranei Ferroni.

Al termine del mio saggio segnalo ulteriori piste di ricerca e nomi di maestranze ancora tutte da studiare, delle famiglie Rusca, Cremona, Clerici, Guidi, Giorgi, Stampanoni, per lo più provenienti dai Laghi, ovvero Ticinesi.

I documenti da studiare non mancherebbero! Peccato che la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli sia ancora chiusa, ormai da tre anni!


Nei loro libri, un po’ datati ma ancora utili ai ricercatori di storia locale, gli studiosi Pietro Bologna (1898)[22], Pietro Ferrari[23] e Giuseppe Brunero (1939)[24] indicarono artisti definiti “minori”, nelle loro pubblicazioni.

In epoca barocca case e chiese pontremolesi furono arredate e decorate, con fine sensibilità, da artigiani della pietra, del ferro battuto, del legno e dell’argento.

Nella lavorazione dell’argento segnalo i pontremolesi Bartolomeo e Antonio Fornari, che nel XVIII secolo firmarono l’ostensorio della chiesa della Santissima Annunziata e la porta del tabernacolo dell’altare maggiore della cattedrale di Pontremoli.

Tra gli intagliatori e decoratori ricordo Pietro Ferdani, a cui seguiranno, nell’Ottocento, Paolo Sartori, Giovanni Fornari, Giuseppe e Felice Ceppellini, che riprenderanno, seppur in epoca successiva, temi barocchi.

Eccelle, però, fra gli artisti del territorio, Francesco Battaglia da Mignegno, che nel 1676 terminò la sacrestia in legno della Santissima Annunziata: lavoro di rilevante interesse per l’unità della concezione e l’abilità dell’intaglio. Intagliatore del quale sappiamo troppo poco.

Un artista piacentino ricordato dagli studiosi locali è Giovanni Sceti o Setti, detto “il Romano”, in quanto autore della stupenda statua in legno del Cristo al Calvario conservata presso la chiesa di San Geminiano (1687).

Negli atti che andiamo a presentare oggi c’è un particolare studio di Susanna Pighi (dell’ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Piacenza Bobbio) dedicato proprio a Giovanni Sceti, al quale ora viene attribuita (per intuizione di Cristina Corsi) la “specchiera a tavolo da parete con coppia di mori” conservata presso Villa Dosi[25].

Nel libro “Due secoli di pittura barocca” la specchiera era attribuita ad Andrea Brustolon di Belluno[26].

Come sottolinea la Pighi, nel Settecento diversi maestri piacentini o gravitanti su Piacenza furono attivi a Pontremoli e in Lunigiana. Tra gli altri il noto quadraturista Antonio Contestabili, esponenti della famiglia Perfetti (nel 1770 Domenico Perfetti lavorava a Pontremoli) e il fiammingo Jan Geernaert, ampiamente indagato dalla studiosa piacentina Laura Putti[27] e da Luciano Bertocchi[28].

Confermando l’attribuzione della Corsi, la Pighi afferma di aver ricercato altre tracce dell’artista in Lunigiana e di aver trovato qualcosa che ne possa definire il percorso stilistico, riservandosi di studiare successivamente le sculture reperite.

“Macrostoria” (nell’accezione di storia globale) e “microstoria” (storia locale) in dialogo, dicevo!

Negli atti del convegno compaiono oltre al saggio di Luciano Bertocchi (che ha riferito del contesto storico)[29] anche un interessante studio del giovane architetto Matteo Bola sulla storia di Palazzo Damiani nella vicinia di San Giacomo a Pontremoli[30], un saggio di Marinella Pigozzi sulla crocifissione di Pontremoli in San Francesco, già attribuita a Guido Reni e qui a lui ed a Francesco Gessi[31] e un intervento di recupero di Anna Triani dei dipinti murali settecenteschi nella sala dei ritratti al piano nobile di Villa Dosi Delfini[32].

Inoltre lo studio rigoroso di Elisa Acanfora sul giovane Alessandro Gherardini tra la Toscana e l’Emilia[33] e quello davvero interessante di Fauzia Farneti sui rapporti tra Giovan Battista Natali e la famiglia Pavesi, con particolari richiami al periodo napoletano dell’artista[34]


Il convegno pontremolese del 2022[35] e quello di Matera del 2023[36] mettono in luce come il barocco pontremolese sia al centro degli studi odierni sul barocco.

Ciò significa che negli anni ‘settanta, con quei due libri di cui ho parlato all’inizio, fu gettato un seme importante per questo genere di studi.

Significa anche, però, che nei secoli XVII e XVIII a Pontremoli giunsero artisti qualificati, che ebbero contatti con diverse realtà della penisola. Artisti che lo studio portato avanti da vari atenei italiani sta valorizzando ampiamente.

Con orgoglio rivendichiamo la nascita a Pontremoli del quadraturista e architetto Gio. Batta Natali, colui che dettò “l’instruzione” per la nascita di questa “sala all’italiana”[37] nella quale stiamo presentando gli atti del convegno!

Ricordiamo, infatti, che Giovan Battista Natali è nato a Pontremoli il 14 ottobre 1698[38] e che il padre Francesco all’inizio del ‘700 acquistò una casa nella vicinìa di San Pietro[39].

Gio. Batta Natali è oggetto di diverse ricerche promosse in questi atti, a dimostrare l’importanza che ha assunto nel corso del tempo.

Penso ai saggi di Paola Betti (sui pittori pontremolesi in trasferta a Lucca)[40], di Rita Binaghi sulla chiesa del Vallinotto a Carignano (Torino)[41], di Barbara Sisti a Sarzana[42], i richiami di Anna Coccioli Mastroviti[43], e di Cristian Prati sulla Rocca dei Terzi di Sissa[44].

Mi permetto, in questa sede, da studioso di storia locale, di fare un plauso particolare al contributo del professor Stefano Bertocci dell’Università degli studi di Firenze[45] ed ai suoi allievi.

Se, come è vero, a partire dagli anni ‘settanta del XX secolo si è cominciato a studiare il barocco pontremolese come fenomeno, è pur vero che allora non c’erano le attrezzature odierne.

Grazie al rilievo digitale integrato laser scanner 3D e fotogrammetrico il professor Bertocci ci insegna che è possibile studiare le quadrature in modo da individuare le conoscenze geometrico matematiche dell’epoca, che stanno alla base delle opere dei Natali. Quindi siamo di fronte ad un contributo rilevante per la nostra città.

Sia perché permette di fare studi relativi ai “cantieri”, sia perché costituisce un “doppio virtuale” del monumento e quindi resta un utile strumento di conservazione dell’immagine.

Quindi, concludendo, grande apprezzamento da parte mia per l’iniziativa promossa lo scorso anno dall’Associazione Farfalle in cammino[46] con l’Università degli studi di Firenze che ha permesso di far incontrare studiosi di storia locale e di storia dell’arte locale con docenti e ricercatori di atenei italiani.

Grande apprezzamento per il comune di Pontremoli e per gli enti che hanno supportato l’iniziativa, nonché per la Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, che, come negli anni settanta e negli anni novanta, continua a sostenere il barocco pontremolese, consentendo la pubblicazione di questi atti.

Grazie per l’attenzione! 

Marco Angella, Nuovi filoni di ricerca nell’evoluzione della storia del barocco pontremolese, tra macrostoria e microstoria, pubblicato nella rivista “Il Porticciolo”, La Spezia, anno XVII, n. 1.3.2024

La rivista “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini.


[1] Questo saggio riprende la relazione (arricchita di note) da me effettuata presso il settecentesco Teatro della Rosa nel pomeriggio di sabato 9 dicembre 2023, in occasione della presentazione degli atti del convegno internazionale sul barocco pontremolese (che si svolse a Pontremoli nell’ottobre 2022).

[2] Cfr. Luciano Bertocchi – Gian Carlo Dosi Delfini, Lettere di pittori e scultori dei secoli XVII-XVIII, Arti Grafiche Boati e C., Milano 1970. Proprio quest’anno (2024) il professor Luciano Bertocchi ha effettuato una ristampa anastatica di questo importante libro. Cfr. Torna in libreria il volume sulle lettere degli artisti che hanno realizzato il Barocco Pontremolese, in “Il Corriere Apuano”, anno CXVII, n. 6, 10 febbraio 2024, p. 6.

[3] Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, Due secoli di pittura barocca a Pontremoli, Sagep Editrice, Genova 1974.  Scrisse Osvaldo Grandi in apertura: “Le difficoltà degli estensori sono state molte: essi hanno dovuto ricercare in tutta Italia le opere dei vari artisti, scartare incerte o dubbie attribuzioni; vi sono anche state fortunate, interessanti scoperte. I nostri fotografi sono andati, oltre che a Pontremoli, a Napoli, Chiavari, Genova, Casale, Piacenza, Parma, Firenze, Livorno e Milano. Il materiale raccolto, gli studi ed il lavoro di schedatura consentono di guardare con soddisfazione ad un’opera che appare sufficientemente organica e completa. Ci auguriamo che da questo “punto fermo” altri proseguano la ricerca e l’analisi di questo stimolante periodo d’arte”.

[4] Cfr. Stefano Bertocci – Anna Còccioli Mastroviti – Fauzia Farneti (a cura di), Un meraviglioso artificio. Architettura e grande decorazione in età barocca a Pontremoli, Altralinea Edizioni, Firenze 2023 [da ora in poi ACBP 2023 (= Atti del Convegno sul Barocco Pontremolese 2023)]. Il volume si apre con le presentazioni istituzionali di Jacopo Ferri (sindaco del comune di Pontremoli), di Enrico Isoppi (Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara) e di Francesco Bola (Presidente dell’Associazione Farfalle in Cammino). Seguono la prefazione di Eugenia Bianchi (“Pontremoli tra Sei e Settecento, crocevia di artisti”) e l’introduzione di Stefano Bertocci, Anna Coccioli Mastroviti e Fauzia Farneti (“Un meraviglioso artificio”). I trenta contributi sono suddivisi in quattro parti: Società e architettura tra Sei e Settecento (I parte); Pittura di figura e decorazione plastica (II parte); Il quadraturismo nelle residenze e negli edifici religiosi (III parte); Conservazione e tutela degli arredi pittorici (IV parte).

[5] Cfr. Marco Angella, La Lunigiana in dieci ritratti, Carte Amaranto, Sarzana 2023, pp. 145-166 (“Intervista al professor Luciano Bertocchi, pioniere degli studi sul barocco pontremolese”).

[6] Cfr. Luciano Bertocchi – Gian Carlo Dosi Delfini, op. cit. 1970, p. 7: “Di tale epistolario è stata data notizia verbale da parte del Membro Attivo Dott. G.C. Dosi Delfini, nel corso della Seduta della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, (col cui consenso avviene la presente pubblicazione), tenutasi il 12 luglio 1953 nel castello Porrini – Bigatti di Lusuolo (Villafranca Lunigiana), di cui all’Archivio Storico della suddetta Deputazione: Quarta Serie, Vol. V, Anno 1953, pagg. 14-15.”

[7] Su Luigi Firpo (Torino 1915 – Torino 1989) cfr. Cesare Vasoli, Luigi Firpo: lo storico e il maestro, in “Studi e memoria di Luigi Firpo”, Industria Grafica Zappa, Sarzana 1990, pp. 21-28. Cfr. pure Enzo Baldini, Luigi Firpo e la Lunigiana. Un ricordo, in “Studi e memoria di Luigi Firpo”, Industria Grafica Zappa, Sarzana 1990, pp. 7-9.

[8] Cfr. Luigi Firpo, Funzioni e dignità della storia locale, in “Studi e memoria di Luigi Firpo”, Industria Grafica Zappa, Sarzana 1990, pp. 11-20.  Si legge a p. 11, nota *: “Il testo riporta una relazione registrata, tenuta nel castello Malaspina di Monti di Licciana il 3 settembre 1983, in occasione del Premio “Lunigiana storica”. La trascrizione della registrazione è stata parzialmente rivista dall’Autore. Alcuni ulteriori interventi sono stati apportati dalla signora Laura Firpo e da Enzo Baldini, tuttavia il testo è rimasto in tutte le sue parti fedele alla versione originale, improvvisata da Firpo (come suo solito), sulla base di una traccia da lui preliminarmente approntata”.

[9] Cfr. Luciano Bertocchi (a cura di), Pittori ‘Pontremolesi’ del Settecento. Catalogo, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1981.  

[10] Cfr. Luciano Bertocchi (a cura di), Pittori ‘Pontremolesi’ del Settecento. Catalogo, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1981, pp. 7-8.

[11] Cfr. Luciano Bertocchi – Mauro Bertocchi, La chiesa di San Francesco a Pontremoli, Amilcare Pizzi, Milano 1994.

[12] Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, Due secoli di pittura barocca a Pontremoli, Sagep Libri & Comunicazione srl, Genova 1997. Il libro, aggiornato, fu pubblicato grazie all’interessamento di Paolo Bissoli, allora Assessore alla Cultura della Comunità Montana della Lunigiana. I contributi del professor Vasco Bianchi (1934-1980) vennero riproposti nella loro veste originale. Fu però realizzato un ampio aggiornamento all’apparato critico-bibliografico ad opera della professoressa Maria Luisa Bianchi Simoncelli.

[13] Cfr. Luciano Bertocchi, Gli stucchi della Chiesa di San Francesco in Pontremoli, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 2003.

[14] Cfr. Isa Trivelloni Manganelli, Dimore Pontremolesi, Società Editrice Buonaparte, Sarzana 2001. Il volume, finanziato dalla Cassa di Risparmio della Spezia, è arricchito da un saggio introduttivo del professor Giuseppe Benelli (“L’identità storica di Pontremoli”) e da preziose foto di Luca Fregoso.

[15] Cfr. Gian Luigi Maffei (a cura di), Ville della Lunigiana Storica, Artegrafica Silva, Parma 2005. Responsabile scientifico della pubblicazione: Gian Luigi Maffei; autore delle ricerche e dei testi: Roberto Ghelfi; autore dei “medaglioni”: Andrea Marmori. La pubblicazione, finanziata dalla Cassa di Risparmio di Carrara, presenta stupende fotografie di Andrea Botto. Sembra interessante segnalare che nel 1997 la Cassa di Risparmio di Lucca aveva dato alle stampe questa pregevole pubblicazione: Claudio Rocca – Stefano Lanzardo, Ville storiche di Massa Carrara, Baldecchi & Vivaldi, Pontedera 1997, con introduzione dell’avvocato Andrea Baldini.

[16] Cfr. Luciano Bertocchi, In viaggio nella Pontremoli granducale e barocca, Edizioni Il Fiorino, 2013. Il volume, in costante aggiornamento, raccoglie gli articoli pubblicati, a partire dall’anno 2007 fino al 2013, nella terza pagina del “Corriere Apuano” (in occasione del centenario del settimanale lunigianese).

[17] Cfr. Mariaclotilde Magni, Appunti sulla presenza di maestranze ticinesi a Pontremoli, in “Paragone/Arte”, luglio-settembre 1983, pp. 142-152.

[18] “Gli Artisti dei Laghi” è il nome di una rivista dell’Università degli Studi dell’Insubria “dedicata allo studio di una precisa categoria storiografica di maestranze specializzate, provenienti da un medesimo, circoscritto, bacino territoriale: le aree vallive e subalpine comprese tra i laghi di Como, Lugano e Maggiore. Gruppi strutturati di artefici altamente specializzati nei settori edilizio, scultoreo e pittorico, organizzato su base dinastico-corporativa, che operarono dall’Alto Medio Evo fino alla Contemporaneità, estendendo il loro raggio d’azione, progressivamente, dall’Italia all’Europa, sino a nuovi contesti operativi d’oltreoceano”.

[19] Cfr. Andrea Spiriti, Una centralità di confine: Pontremoli e il quadraturismo,in ACBP 2023, pp. 56-63.

[20] Cfr. Laura Facchin, La dinastia dei Portugalli fra Sei e Settecento nei territori del Granducato di Toscana: da Firenze a Pontremoli, in ACBP 2023, pp. 64-75.

[21] Cfr. Marco Angella, Documenti editi e inediti sull’attività dei Portugalli a Pontremoli e in Lunigiana in età barocca, in ACBP 2023, pp. 76-87.

[22] Cfr. Pietro Bologna, Artisti, cose d’arte e di storia pontremolese, Tipografia G. Carnesecchi e figli, Firenze 1898.

[23] Cfr. 1a Mostra Pontremolese di Pittura – Pittura del Settecento e del Primo Ottocento – Mostra pontremolese Pietro Cocchi (1826-1846), Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1939, in 8° di pp. 37. Si riferisce alle mostre organizzate in occasione dell’ “Estate Pontremolese 23 luglio – 3 settembre 1939”. Di Pietro Ferrari sono la presentazione del catalogo e molte delle note critiche che compaiono per ogni artista.

[24] Cfr. Giuseppe Brunero, Cose d’arte pontremolesi, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1939.

[25] Cfr. Susanna Pighi, Mirabili apparati di Giovanni Sceti tra il ducato farnesiano e la Lunigiana, in ACBP 2023, pp. 88-99.

[26] Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, op. cit., p. 65 (I edizione del 1974): “Fig. 50 – A. Brustolon, Consolle, Pontremoli, Villa Dosi nei Chiosi” e p. 70 (II edizione aggiornata del 1997): “50. Andrea Brustolon, Consolle (Pontremoli, villa Dosi Delfini)”.

[27] Segnalo in particolare Laura Putti, Jan Geernaert (1704-1777). Uno scultore nella Piacenza del Settecento, tesi di laurea, Facoltà di Lettere, Università degli Studi di Pavia, anno accademico 1995/96. 

[28] Cfr. in particolare Luciano Bertocchi, L’attività di Jan Geernaert, alias Giovanni Ghernardi, intagliatore fiammingo, a Pontremoli, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. LXXI (2020), Tipografie Riunite Donati, Parma 2021, pp. 67-90 (estratto ripubblicato dall’autore nella Collana Cose di Lunigiana a Pontremoli nel 2022).

[29] Cfr. Luciano Bertocchi, Circostanze politiche ed economiche alla base del fenomeno artistico di Pontremoli tra Seicento e Ottocento, in ACBP 2023, pp. 20-31.

[30] Cfr. Matteo Bola, Architettura nella città: come lo spazio privato trasforma il tessuto urbano. L’episodio di palazzo Damiani nella vicinìa di S. Giacomo a Pontremoli, in ACBP 2023, pp. 42-53.

[31] Cfr. Marinella Pigozzi, La Crocifissione di Pontremoli in San Francesco, in ACBP 2023, pp. 112-123.

[32] Cfr. Anna Triani, L’intervento di recupero dei dipinti murali settecenteschi nella sala dei Ritratti al piano nobile di Villa Dosi Delfini a Pontremoli, in ACBP 2023, pp. 360-369. 

[33] Cfr. Elisa Acanfora, Alessandro Gherardini giovane tra la Toscana e l’Emilia: rapporti con artisti e mecenati, in ACBP 2023, pp. 100-111.

[34] Cfr. Fauzia Farneti, Giovan Battista Natali e la committenza Pavesi a Pontremoli, in ACBP 2023, pp. 138-153.

[35] Il riferimento è al convegno internazionale di studi (a cura di Stefano Bertocci e Fauzia Farneti), svoltosi a Pontremoli dal 21 al 23 ottobre 2022, dal titolo “Un meraviglioso artificio. Architettura e grande decorazione in età barocca a Pontremoli”, che ha dato vita a questi atti.

[36] Tra il 4 e il 6 ottobre 2023, a Matera, presso l’Aula Magna Campus dell’Università degli Studi della Basilicata si è svolto l’VIII Convegno Internazionale di Studi dal titolo “Ingannare ‘l’occhio a maraviglia’. Quadraturismo e grande decorazione”, a cura di Elisa Canfora.

[37] Cfr. Marco Angella, Origine e storia di una sala all’italiana del ‘700: il Teatro della Rosa di Pontremoli, tesi di laurea, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli studi di Parma,  anno accademico 1993-1994, p. 47, p. 72 nota 16 e Allegato n. 13.

[38] Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, op. cit., p. 108 (ed. 1974) e p. 118 (ed. 1997): “Gio. Batta Natali nacque a Pontremoli il 14 ottobre 1698 da Francesco e Annunciata Ferrari, durante il primo soggiorno pontremolese del padre, impegnato ai lavori nella Villa dei Dosi.”

[39] Cfr. Marco Angella, “Farnese segreto”. Sulle tracce di Francesco Natali e di Sebastiano Galeotti a Piacenza tra editi ed inediti, in “Il Porticciolo”, anno XIV, n. 4, dicembre 2021, pp. 173-183, in particolare p. 183 (“La casa di Francesco Natali a Pontremoli nella vicinia di San Pietro”).

[40] Cfr. Paola Betti, Pittori pontremolesi in trasferta a Lucca, in ACBP 2023, pp. 198-208.

[41] Cfr. Rita Binaghi, Il cantiere decorativo della chiesa dedicata alla Visitazione di Maria Santissima al Vallinotto (1738-1740) e il quadraturista Giovan Battista Natali, in ACBP 2023, pp. 220-231.

[42] Cfr. Barbara Sisti, Nuove prospettive e illusioni prospettiche tra sacro e profano. Tracce della stagione quadraturista pontremolese a Sarzana, in ACBP 2023, pp. 244-255.

[43] Cfr. Anna Coccioli Mastroviti, Giovan Battista Natali trattatista e i Natali quadraturisti: soluzioni decorative e modelli per la decorazione a quadratura nel Settecento, in ACBP 2023, pp. 126-137.

[44] Cfr. Cristian Prati, Quadraturismo alla Rocca dei Terzi di Sissa, scoperte dal cantiere di restauro e una proposta al catalogo di Giovan Battista Natali, in ACBP 2023, pp. 232-243.

[45] Cfr. Stefano Bertocci, Le prospettive architettoniche dei Natali fra Piacenza e Pontremoli, in ACBP 2023, pp. 174-185.

[46] L’Associazione Farfalle in Cammino, presieduta da Francesco Bola, ha organizzato nell’ottobre 2022 (21 e 22 ottobre giornate di studio a Palazzo Dosi e 23 ottobre visita guidata ai palazzi e alle chiese pontremolesi) il convegno internazionale “Un meraviglioso artificio – Architettura e grande decorazione in età barocca a Pontremoli”, ideato in collaborazione con l’Università degli studi di Firenze – Dipartimento di Architettura e Associazione ReUSO. Scrive Francesco Bola nel volume a pagina 11: “Sono passati quasi vent’anni da quando un piccolo gruppo di giovani volontari ha aperto al pubblico per la prima volta alcuni “luoghi del barocco” della nostra città, grazie alla rassegna “Chiese e Palazzi aperti a Pontremoli” … I contributi riuniti in questo volume costituiscono uno strumento che arricchisce la conoscenza delle vicende artistiche che hanno reso Pontremoli un crocevia di arte, architettura e storia tra XVII e XVIII secolo; potranno inoltre consolidare la consapevolezza del valore del nostro patrimonio e favorirne la valorizzazione anche attraverso la corretta conservazione e il restauro”.   

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