RAMAGLIA GIOVANNI

Giovanni in divisa

Giovanni nasce a Torrano il 19 maggio 1913 da Angelo Ramaglia e Maria Bianchini.

Frequenta la scuola elementare fino alla terza classe; conclusi gli studi, può dedicarsi con maggiore assiduità ad aiutare i genitori, specializzandosi nell’attività di mugnaio.

Il 7 aprile 1934 giunge la chiamata alle armi e viene inquadrato nell’11° Reggimento Artiglieria da Campagna – Gruppo someggiato – ad Alessandria. Alla visita di leva era stato assegnato alla ferma minore di 2° grado (sei mesi) e per questo motivo il 27 agosto 1934 viene congedato.

Nell’imminenza della Campagna d’Etiopia (3 ottobre 1935 – 5 maggio 1936), il 14 maggio 1935 viene richiamato alle armi e aggregato al 21° Reggimento Artiglieria di Divisione Fanteria a Piacenza. Superato il periodo di addestramento, il 13 giugno 1935 passa al 7° Artiglieria “Curtatone e Montanara”; il 10 settembre 1935 si imbarca a Napoli sul piroscafo Leonardo da Vinci con il Gruppo 65/17 della Divisione CC.NN. “21 Aprile”. Dopo otto giorni di navigazione sbarca a Massaua, in Eritrea, dove, mobilitato, partecipa alle operazioni di guerra.

Al termine della campagna, l’8 novembre 1936, compie il viaggio di ritorno, sbarca a Napoli e viene congedato.

La conquista dell’Etiopia, resa possibile dalle operazioni militari, consente a Benito Mussolini di proclamare l’Impero Italiano il 9 maggio 1936. Giovanni viene decorato con la Medaglia commemorativa delle operazioni in Africa Orientale e con la Croce al Merito di Guerra.

Rientrato in famiglia, Giovanni si innamora di una compaesana, Sabina Fantoni, meglio conosciuta come Savina, e il 10 aprile 1937 la sposa. Dalla loro unione nascerà una figlia, Lidia.

Qualche mese dopo l’entrata in guerra dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, Giovanni viene nuovamente richiamato in servizio l’11 febbraio 1941. Terminato l’addestramento, nel mese di aprile parte per alcune settimane di attività in territorio in stato di guerra, inquadrato nel 35° Reggimento Artiglieria della Divisione “Friuli”.

Il 9 dicembre 1942 si imbarca a Livorno diretto in Corsica, dove si trova ancora l’8 settembre 1943, quando l’Italia sottoscrive l’armistizio con gli Alleati.

Il generale Giovanni Magli, comandante delle truppe italiane sull’isola, assume una posizione chiara e decisa: invece di arrendersi ai tedeschi, il 35° Artiglieria e gli altri reparti della Divisione “Friuli” prendono le armi contro gli ex alleati e combattono durissime battaglie per impedire loro di risalire verso nord e imbarcarsi per l’Italia. Il 4 ottobre 1943 la Corsica è saldamente in mano alle truppe italiane.

Il 28 ottobre la Divisione viene trasferita in Sardegna e, poche settimane dopo, rientra nel continente.

Inserito nel 10° Reggimento Artiglieria, Giovanni affronta i tedeschi asserragliati sulla Linea Gustav e combatte sui monti tra Lazio e Molise. Nel dicembre 1943 il reparto è impegnato nella battaglia di Montelungo, località situata a pochi chilometri a sud di Cassino. Si tratta dello scontro che segna il riscatto delle armi italiane: per la prima volta dopo l’armistizio, le nostre truppe combattono a fianco di quelle alleate. Montelungo faceva parte del sistema difensivo tedesco della Linea Bernhardt, anticamera della Linea Gustav, di cui Cassino costituiva il perno. Era una posizione strategica, poiché consentiva il controllo della linea ferroviaria e della via Casilina. I tedeschi la difendono strenuamente e, in un primo momento, l’8 dicembre, riescono a respingere l’assalto; nei giorni successivi, tuttavia, appoggiati da un intenso fuoco di artiglieria, i nostri reparti riescono a conquistare Monte Lungo. E’ stata una battaglia dura e aspra: Lidia, la figlia, ricorda che il padre raccontava di essersi salvato, insieme a un commilitone della Santissima Annunziata, trovando riparo per molte ore sotto il corpo di un cavallo morto.

Mentre infuriano le prime battaglie di Montecassino, il suo reggimento opera nel settore del Monte Marrone e nelle zone immediatamente a ridosso del fronte principale, fornendo supporto alle truppe italiane e alleate impegnate nel tentativo di scardinare le difese tedesche.

Le fatiche della guerra, purtroppo, minano gravemente il suo fisico.

Il 4 marzo 1945 Giovanni viene ricoverato all’ospedale di Volterra, dove subisce un intervento di gastrectomia; la gravità della malattia determina, dopo venti giorni di degenza, la concessione del congedo.

Giovanni riesce così a rientrare in paese. Deve percorrere a piedi la strada da Pontremoli a Torrano; familiari e amici lo attendono sopra Cavezzana Gordana e lo accompagnano, con grande commozione, nel suo ritorno a casa.

Purtroppo la malattia è ormai inesorabile e neppure le premure e le attenzioni della moglie riescono a portare giovamento. Il 13 maggio Giovanni viene nuovamente ricoverato all’ospedale di Pontremoli, dove il 18 maggio si spegne.

Il dolore della famiglia Ramaglia è acuito dall’assenza del fratello Angelo, catturato dai tedeschi e deportato al lavoro coatto in Germania, del quale si hanno allora scarse notizie e che farà ritorno a casa solo nel mese di novembre.

È doveroso rendere onorato ricordo di Giovanni, che ha consacrato gli anni migliori della sua giovinezza e la propria vita al servizio della Patria. Il suo sacrificio rimane testimonianza del senso del dovere e dell’impegno profuso da una generazione chiamata ad affrontare eventi di straordinaria durezza.

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