
Il 2 aprile 1824 si spense a Firenze il pittore pontremolese Niccolò Contestabili, pertanto quest’anno ricorre il 200° anniversario della sua morte.
Come ebbe a scrivere l’abate fivizzanese Emanuele Gerini (1777 – 1836) nelle sue “Memorie storiche” pubblicate cinque anni dopo:
“… venne la morte a rapirlo in Firenze nel più bello dell’operare; e poi che non è anche per alcuna penna ricordato, io pensai di lode retribuirlo con dar compimento a’ miei umili trattati, quali non avranno abbastanza, per mia debole facoltà, satisfatto all’altrui sperare”.[1]
Lo stesso Gerini, a lui contemporaneo, lo definì “valente paesista” e, iniziando il suo ritratto, ebbe a scrivere:
“Tra gli illustri dipintori del tempo nostro certamente non occuperà in avvenire l’ultimo luogo Niccolò figliuolo dell’architetto Antonio Contestabili di Pontremoli, cui avendo con impegno dato opera al disegno, al buon colorito e alla figura nell’Accademia Fiorentina per diversi anni, riuscì alla scuola dell’egregio Zuccarelli così abile paesista, che non sarà disdicevole ch’io chiuda quest’ottavo ed ultimo libro di memorie con il nome di sì chiaro e lodato artefice …”[2]
Niccolò Contestabili nacque a Pontremoli, nella parrocchia di Santa Cristina, dove fu battezzato, il 20 agosto 1759.[3]
Iniziato dal padre alla pittura, trascorse la sua giovinezza a Pontremoli. Probabilmente nel 1776 compì, grazie al sostegno della famiglia Pavesi, un viaggio a Roma per ammirare i grandi del passato, in particolare Raffaello[4].
Come afferma lo studioso Luciano Bertocchi: “Dell’esperienza romana ci è rimasto un documento di particolare interesse, un libretto di disegni, in ottavo, conservato presso la Biblioteca del Seminario Vescovile di Pontremoli, proveniente da una donazione della famiglia Bocconi”.[5]
Intorno al 1778, per interessamento dell’accademico della Rosa Lorenzo Pavesi (1738 – 1805)[6] fu mandato a Firenze a compiere i suoi studi[7]. Per un certo tempo frequentò l’Accademia fiorentina, poi, perfezionatosi nel disegno e nella figura, passò alla scuola del paesista Francesco Zuccarelli (1702 – 1788).[8]
Nel 1779 sono documentate agli Uffizi sue richieste di “far copie”.[9]
Le sue opere note sono due paesaggi con figure di Santi nel convento fiorentino di San Paolino, del 1785.
Come attestano i biografi, Niccolò, nel maggio o nel giugno 1786, ritornò a Pontremoli dove lavorò moltissimo. Quell’anno fu intenso di avvenimenti per la famiglia Contestabili. In particolare nel settembre 1786 i notai pontremolesi rogarono ben tre atti importanti relativi alla sua famiglia.
Il 2 settembre Gregorio Passeri rogò il testamento del padre, pittore Antonio Contestabili (1716-1790),[10] che designò come erede universale la moglie Maria Caterina. Il 20 settembre lo stesso notaio registrò il testamento di Maria Caterina Alberini,[11] che scelse come erede universale proprio il figlio Niccolò. Negli ultimi giorni del mese e più precisamente il 26 settembre, il notaio Giuseppe Maracchi rogò l’“emancipazione del signor Niccolò Contestabili dal signor Antonio di lui padre”,[12] che suona come un passaggio del testimone nella simbolica staffetta Natali – Contestabili, apertasi a fine Seicento con Francesco Natali, portata avanti ottimamente dal figlio Gio. Batta, ripresa da Antonio e conclusasi ad inizio Ottocento da Niccolò.
Tra il 1787 e il 1788 il consiglio pontremolese deliberò di elargire “un annuo sussidio al signor Niccolò Contestabili coll’obbligo di insegnare gratis ai figli di qualunque ceto di Persone di Pontremoli il Disegno ed Architettura”.[13]
Sulle numerose opere lasciate da Niccolò Contestabili a Pontremoli rimando al volume “Due secoli di pittura barocca a Pontremoli”.[14]
Mi limito a riferire quanto scrive lo studioso Luciano Bertocchi – pioniere degli studi sul barocco pontremolese -, ovvero:
“L’opera di Niccolò Contestabili in Pontremoli può essere divisa in due filoni, cioè le opere, a olio e ad affresco, con paesaggi e figure e quelle ove rappresenta in medaglioni di varie dimensioni episodi della mitologia e gruppi aerei di putti, filoni che trovano la loro sintesi nella magistrale composizione della Favola della Niobe, di Palazzo Damiani. Del primo filone abbiamo numerosi esempi nello svariato numero di quadri a olio sparsi un po’ dovunque: cinque nella casa Ricci Armani, nove nel palazzo Bocconi-Zucchi, altri nelle case Buttini e Ruschi Pavesi, Bocconi, Zucchi Castellini e altrove […] Del secondo filone abbiamo notevoli esempi in vari medaglioni presenti nelle case Ricci Armani, Borzacca, Buglia, Zucchi Castellini, Cheli, Podestà, Damiani, Pavesi e nella villa Taddei di Caprio …”[15]
Tengo a precisare che Niccolò dipinse pure l’Arme del primo vescovo di Pontremoli, monsignor Girolamo Pavesi (1739 – 1820),[16] che si insediò solo nel 1797, ben dieci anni dopo l’erezione della Diocesi.
Sulla fede religiosa di Niccolò Contestabili mi piace precisare che nel 1789 risulta come “massaro” della parrocchia dei Santi Giacomo e Cristina[17] e nel 1790 (anno della morte del padre Antonio, avvenuta il 15 gennaio) figura fra i “Radunati” della medesima parrocchia assieme al pittore Francesco Ferri.[18]
Che i Contestabili avessero lasciato un segno indelebile nella città si intuisce dal palchetto conquistato in teatro: nel 1795 gli Accademici della Rosa deliberarono, infatti, di assegnare a Niccolò Contestabili il palco n. 11 del Terz’Ordine a patto che questi si impegnasse nei ritagli di tempo, a mantenere lo scenario della “sala all’italiana” pontremolese.[19]
Nello stesso anno affrescò “La favola della Niobe” in Palazzo Damiani,[20] considerata a buon diritto “tra i capolavori del paesaggismo toscano, dove, in particolare, il genere della stanza-paese o del salotto a verzure ebbe nel Contestabili un indiscusso protagonista”.[21]
Prima di ripartire per Firenze, ovvero prima del 1802, realizzò affreschi di argomento religioso decorando due soffitti del nuovo Palazzo Vescovile.
In particolare affrescò due sale del primo piano, adiacenti al salone d’ingresso, con “L’estasi di Sant’Ignazio di Loyola” e “La fede velata con i simboli della Redenzione”, in onore al nuovo vescovo, che era stato gesuita fino alla soppressione della Compagni di Gesù (1773).
Niccolò si sposò con la fiorentina Eleonora Corsi, che morì il 3 aprile 1800.[22] Proprio nel 1800 certo Alfieri Michele Baratta di Bosco di Corniglio comprò da Niccolò una “casa fatta di pietre e calcina coperta di piagne posta in Pontremoli nel popolo dei Santi Giacomo e Cristina conf. Sig.Pietro Paolo e fratelli Parasacchi …”[23] Rimasto solo con due figlie[24], lasciò Pontremoli intorno al 1802.
Tra il 1803 e il 1807 il notaio Giuseppe Maracchi rogò una serie di atti nei quali viene menzionato a vario titolo Niccolò Contestabili, che risulta però risiedere fuori Pontremoli.[25]
Per il periodo successivo riporto quanto indicato dalla biografa Silvia Meloni Trkulja:
“… a Firenze: vi sono sue stanze a bosco in Palazzo Rinuccini (piano terreno, 1810; al primo una grandissima galleria a soggetto mitologico), Palazzo Martelli (Favola di Niobe), Palazzo Strozzi di Mantova (1812), villa dell’Ambrogiana a Montelupo Fiorentino, Palazzo Ducale di Lucca, quest’ultimi due non solo con paesi ma anche edifici elegantemente diroccati. Nel palazzo di Lucca affrescò anche un salotto con finti paesaggi. Fra le ultime opere esiste ancora il sipario del Teatro di Volterra (Persio Flacco condotto dalle muse in Parnaso, 1820)”.[26]
Sempre nel 1820 dipinse la tela “Il miracolo di Santa Caterina d’Alessandria”, opera conservata presso la chiesa parrocchiale di San Michele di Pontorme (Empoli).[27]
Le sue opere realizzate a Lucca ed in particolare a Volterra[28] lo resero famoso come ottimo pittore di sipari di teatro. Come osserva Luciano Bertocchi, questa considerazione ha aperto per la critica d’arte “non pochi dubbi anche per l’attribuzione del sipario del Teatro della Rosa”.[29]
Appendice
Allegato n. 1 – L’ “emancipazione” di Niccolò Contestabili – 1786
Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Giuseppe Maracchi q. Gaetano, Protocolli (1781-1794), CC 26 (1786-1789), cc. 129v-130r, n. 469 – “Emancipazione del signor Niccolò Contestabili dal signor Antonio di lui padre” – 26 settembre 1786.
In nome del Signor Iddio Amen l’anno Millesettecento Ottantasei indizione quarta il dì 26 settembre, felicemente dominante L’Altezza Reale di Pietro Leopoldo Granduca di Toscana.
Fatto e pubblicato in Pontremoli nel Palazzo Pretorio nella Camera di udienza, dell’infrascritto Ill.mo Sig. Vicario presenti l’Ill.mo signor Francesco q. sig. Pietro Pizzati e Fabrizio q. Gio. Batta Frassinelli di Pontremoli testimoni noti.
Constituiti pertanto avanti l’Ill.mo signor Carlo Panzanini Nobile Fiorentino e per S.A.R. Vicario Regio di Pontremoli, me notaro e testimoni suddetti, il signor Antonio q. Ercole Contestabili di Pontremoli et il signor Niccolò di lui figlio legittimo e naturale, quali dissero et esposero che il prefato signor Niccolò desiderava di essere dal detto suo Sig. Padre emancipato e dai legami della di lui Patria Potestà rilasciato, e così detto signor Niccolò con la debita riverenza dimandò a detto suo signor Padre di essere emancipato, quale si mostrò contento e pronto di fare tal cosa grata a detto suo figlio: che però sedendo il prefato Ill.mo Signor Vicario pro Tribunali si accostò il medesimo signor Niccolò et avanti il medesimo piegate le ginocchia con tutta la riverenza dimandò di essere emancipato, disciolto e liberato da sagri vincoli e legami della Patria Potestà, di modo che in avvenire possa d° signor Niccolò liberamente testare, pattuire, contrattare, agire e negoziare senza alcun consenso, presenza et autorità di d° suo signor Padre tanto in giudizio che fuori e fare tutte e ciascheduna di quelle cose che ciascun Cittadino Romano Padre di Famiglia e di sua Ragione pole fare. Quale signor Antonio tenendo le mani di detto suo figlio ambedue unite assieme tra le sue mani lo emancipò e dalla sua Patria potestà affatto lo liberò e dai legami della Patria potestà affatto lo disciolse e lo liberò di maniera che in avvenire possa detto signor Niccolò senza l’assenso della Paterna potestà far Testamento, agire, contrattare, pattuire e far tutte e ciascheduna di quelle cose e liberamente esercitarle tanto in Giudizio che fuori, che fare et esercitare liberamente potrebbe e puol fare ciascun Padre di Famiglia di sua Ragione e Cittadino Romano e tanto l’uno che l’altro, cioè detto signor Antonio Padre e detto signor Niccolò Figlio addimandarono al prefato Ill.mo Signor Vicario come segno sedendo pro Tribunali di voler interporre la sua autorità o decreto in ogni miglior modo, Ragione, Causa e forma che più e meglio di ragione possa e debba farsi: quale Ill.mo Sig. Vicario vedute le predette cose e sentita tale dimanda quella ammessa si co in quantum di ragione puole e deve, ha potuto e dovuto fare, e quella approvò e interpose giusta la dimandita, la sua Autorità e decreto et immediatamente d° signor Antonio in segno di detta Emancipazione rilasciò dalle sue mani le mani di detto suo Sig. figlio, che tutta via teneva fra le sue mani e col SS.mo Segno di Croce lo Benedisse et in premio gli dette Emancipazione d° signor Antonio per se’, suoi Eredi e successori spontaneamente e di sua certa scienza non per forza, paura, dolo alcuno, ne per onore di Ragione o di fatto ma bensì spontaneamente e deliberatamente et in ogni miglior modo, causa e forma che più e meglio di Ragione puole e deve fare a titolo di donazione irrevocabile fra vivi puramente, meramente, liberamente e semplicemente di maniera che per niuna causa d’ingratitudine ovvero offesa o in qualsivoglia maniera o tempo non possa rivocarsi diede e donò a d° Sig. Niccolò di lui figlio presente, et accettante per se e i suoi Eredi tutto quel peculio che detto signor Niccolò fin qui ha lucrato e che potesse spettarsi o appartenersi in qualunque maniera a d° Signor Antonio constituendo detto signor Niccolò ponendolo dandogli con tutte le Ragioni e promesse e con solenne stipulazione hà convenuto con detto signor Donatario, presente e stipulante come sopra di non molestarlo ne farlo molestare in d° peculio come sopra donato, ma di tenere sempre ferma d.a donazione ne’ mai in alcun tempo per qualunque ragione o causa rivocarla ne circa la medesima muoverci lite ne’ in alcun modo acconsentire che da alcuno le sia mossa e a d° titolo e cause suddette il predetto Sig. Donatore diede, cedette e concesse a detto signor Donatario presente et accettante e trasferì affatto nel medesimo tutte e singole le Ragioni et azioni reali e personali constituendo per sino a che qual donazione, cessione di Ragioni e tutte e singole le cose sopra espresse d° signor Antonio con di lui giuramento, che prestò tutto in forma per se’ e i suoi Eredi e successori promesse attendere et osservare et alle medesime non contrafare ne contravenire ne per se, ne per altri ne in Ragione o in fatto sotto la pena, qual pena nulla di meno … Per le quali cose obbligò tutti i di lui Beni presenti e futuri in forma camerale quali sino a che pregando me anche.
Allegato n. 2 – Il palchetto al Teatro della Rosa – 1795
Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Maurizio Caimi q. Franc.o, Protocolli (1786-1795), I N. 9, cc. 192v, 193r, n. 494, “Raduno dei SS.ri Accademici del Teatro della Rosa”, 2 gennaio 1795.
“[…] Fu poi letta una supplica del Sig. Niccolò Contestabili nella quale si fa pronto di risarcire e mantenere il Senario di detto Teatro, colla condizione che le spese vive siano a carico dell’Accademia, di avere il passo libero in occasione di recite ed un palco al terzo ordine, come dalla detta supplica che fu a me consegnata per rimetterla con la mandata a questo Archivio senza obbligo di tenerne registro e posto a partito ebbe voti fav. 21 cont. -, e li fu assegnato il Palco di N. 11 nel Terz’Ordine. […]”
Allegato n. 3 – Opere di Niccolò Contestabili nel Teatro di Volterra – 1819
La Gazzetta di Firenze, n. 107,martedì 7 settembre 1819, p. 2, “Teatri”.
Volterra, 3 settembre [1819] – In mezzo ai Monumenti, che onorano e fregiano quest’antica e illustre Città, si è veduto sorgere un Teatro che riunisce mirabilmente magnificenza e vaghezza.
Lo zelo, e l’amor della patria ha impegnato alcuni nostri benemeriti Concittadini ad aggiungerle questo ornamento, bramato da tanto tempo, per sostituirlo al vecchio ed angusto Teatro, ridotto ormai inservibile.
Eretto nell’antico, e vasto Palazzo Incontri, oltre un ampio corredo degli annessi necessari alla sua destinazione, l’insieme della Fabbrica offre un simmetrico contorno di eleganti stanze, che ne formavano il pian terreno, e dove si spera di vedere stabilita, come presso ad altri Teatri, una Conversazione Accademica.
Architetto e Direttore dell’Edifizio Teatrale è stato il ben cognito sig. Luigi Campani nostro Concittadino; pittori della gran Sala, proscenio, volta e sipario, il sig. Niccolò Contestabili, e delle decorazioni della Scena il rinomato sig. Luigi Facchinelli.
Un tal Monumento in fine è stato intitolato al Classico Poeta Persio, che vantiamo a buon diritto tra li antichi luminari della nostra patria, e cui abbiamo trovata conveniente tal dedica, mentre fra tante ragioni che ci hanno così determinato, non ci è sfuggita quella, che i poeti satirici sono stati, come ognun sa, i precursori dei poeti comici.
Questo nuovo Teatro, il cui bel fregio è quello della Sovrana Protezione, della quale è stato onorato, sarà aperto con adeguata pompa la sera de’ 14 del corrente da una scelta compagnia di Comici, che darà un corso di recite nella entrante stagione Autunnale.
Marco Angella, Omaggio a Niccolò Contestabili ( 1759 – 1824) nel 200° anniversario della morte, pubblicato nella rivista “Il Porticciolo”, La Spezia, 12, 2024, pp. 129 – 136
La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini
[1] Cfr. Emanuele Gerini, Memorie storiche d’illustri scrittori e di uomini insigni dell’antica e moderna Lunigiana, Per Luigi Frediani Tipografo Ducale, Massa 1829 (ristampa anastatica del 1986), vol. II, pp. 273-274, “Di Niccolò Contestabili. Valente paesista”.
[2] Cfr. Emanuele Gerini, op. cit., p. 274.
[3] Cfr. Giorgio Fiori, Documenti biografici di Pittori piacentini dalla fine del 400 al 1700, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, IV serie, vol. XXIV, anno 1972, p. 199, nota 52. “L’atto si trova nel Registro dei Battezzati per gli anni 1683-1774”. Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, Due secoli di pittura barocca a Pontremoli, Sagep Editrice, Genova 1974, p. 140, p. 150, nota 1.
[4] Cfr. Luciano Bertocchi, Analisi critica in alcuni ritrovamenti artistici a Pontremoli, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, IV serie, vol. XXVIII (1976), pp. 117-130 (in particolare pp. 119-122). Sui rapporti tra la famiglia Pavesi e la famiglia Contestabili, con sullo sfondo la città romana, cfr. Marco Angella, La Deposizione del Duomo di Pontremoli: inediti su Cavallucci, Cades e Collignon, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, IV s., vol. LI (1999), pp. 247-273, in particolare pp. 260-261.
[5] Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, op. cit., p. 150, nota 4: “Il libretto, oggi protetto da adeguata rilegatura in pelle, riporta sul frontespizio in cartoncino la scritta, sicuramente autografa: “Di me Niccolò Contestabili di Pontremoli”. Al retto del primo foglio cartaceo si legge: “Operazioni fatte da Raffaello Sanzio d’Urbino levate dalle Loggie dell’Vaticano in Roma. 1776.” Segue, sul secondo foglio, segnato con numerazione 1, il ritratto di Raffaello in cornice, con la scritta inclusa: RAPHAEL.SANCTIUS.URBINAS”. I fogli 12v e 13r e v, propongono rapidi schizzi a matita, probabilmente estranei all’ambito dal quale furono ricavati gli altri disegni, raffiguranti in sequenza due figure femminili, tre piccoli paesaggi con rovine e una figura maschile di chiaro ascendente michelangiolesco”.
[6] Su Lorenzo Pavesi (1738-1805), accademico della Rosa, mecenate ed esperto latinista cfr. Emanuele Gerini, Memorie, cit., vol. II, pp. 271-273.
[7] Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, op. cit., p. 140.
[8] Sul pittore Francesco Zuccarelli (1702-1788) cfr. Matteo Bonanomi, Francesco Zuccarelli, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 100 (2020).
[9] Cfr. Silvia Meloni Trkulja, Niccolò Contestabili, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 28 (1983).
[10] Cfr. Sezione Archivio di Stato di Pontremoli (d’ora in poi S.A.S.P.), Gregorio Passeri q. Anselmo, Testamenti (1782-1795), n. 48 (cc. 30-30v-31), Testamento del Sig.re Antonio Contestabili – 2 settembre 1786. Cfr. Marco Angella, L’abitazione pontremolese di Antonio e Niccolò Contestabili nelle perizie dei Portugalli, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. LII (anno 2000), p. 59, nota 35 e pp. 75-76 (Allegato n. 6).
[11] Cfr. S.A.S.P., Gregorio Passeri q. Anselmo, Testamenti (1782-1795), n. 50 (cc. 31v-32), Testamento della Sig.ra Maria Caterina Alberini – 20 settembre 1786. Cfr. Marco Angella, L’abitazione, cit., p. 59, nota 36 e pp. 76-77 (Allegato n. 7).
[12] Cfr. S.A.S.P., Giuseppe Maracchi q. Gaetano, Protocolli (1781-1794), CC26 (1786-1789), cc. 129v-130r, n. 469, “Emancipazione del signor Niccolò Contestabili dal signor Antonio di lui padre” – 26 settembre 1786. Cfr. Marco Angella, L’abitazione pontremolese, cit., p. 59, nota 37 e pp. 77-78 (Allegato n. 8). Sulle varie sfaccettature del termine “emancipazione” nel Settecento cfr. Ulrick Im Hof, L’Europa dell’Illuminismo, Editori Laterza, Bari 1999, pp. 245-262. Cfr. qui Allegato n. 1.
[13] Cfr. S.A.S.P., Deliberazioni dal 1786 al 1791, c. 224, n. 7 (consiglio del febbraio 1788); cfr. inoltre S.A.S.P., Deliberazioni dal 1786 al 1791, c. 124, n. 6 (consiglio del febbraio 1787). Cfr. inoltre Marco Angella, La Deposizione, cit., pp. 247-273, in particolare p. 265 e nota 91.
[14] Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, op. cit., pp. 140-150.
[15] Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, op. cit., pp. 142-144.
[16] Cfr. S.A.S.P., Deliberazione dal 1795 al 1799, c. 368, n. 18 (tratto dal consiglio del 28 settembre 1797). Per quell’opera, “collocata nella Chiesa di questa Cattedrale nel luogo stesso ove esisteva quella del defunto mons. Vescovo Lomellini”, Niccolò Contestabili ricevette lire 24 di Parma. Cfr. Marco Angella, L’abitazione pontremolese, cit., p. 59, nota 39.
[17] Cfr. S.A.S.P., Gregorio Passeri q. Anselmo, Protocolli (1788-1795), Kn.10 (1789), c. 228, n. 575, “Parrocchia dei Santi Giacomo e Cristina. Raduno”. Nello stesso anno Niccolò Contestabili, nel ruolo di “Operaio della chiesa parrocchiale dei Santi Giacomo e Cristina” scrive al Vicario di Pontremoli. Nel documento si parla della “cessione fatta il 16 aprile 1789 alla suddetta chiesa di tutti i capitali che aveva la soppressa Confraternita di Nostra Donna, o per meglio dire l’Oratorio di Nostra Donna col mezzo del Cav. Gio. Batta Venturini Procuratore a tale atto destinato dall’Ill.mo Sig. Federico Carlo Stuard Regio Amministratore Generale de’ Patrimoni Ecclesiastici del Dominio Fiorentino …” Cfr. S.A.S.P., Filza IX al tempo dell’Ill.mo sig. Vicario Giuseppe Gamucci, n. 11, c. 110, “Contestabili Sig. Niccolò – Pietro Gio. Salvanelli” (atto esibito il 15 giugno 1789). Cfr. Marco Angella, L’abitazione pontremolese, cit., p. 60, nota 42.
[18] Cfr. S.A.S.P., Bartolomeo Taddei q. Pellegrino, Protocolli (1788-1793), anno 1790, cc. 20-21, 13 giugno 1790. Cfr. Marco Angella, L’abitazione pontremolese, cit., p. 60, nota 43.
[19] Cfr. S.A.S.P., Maurizio Caimi q. Franc.o, Protocolli (1786-1795), I N. 9, cc. 192v, 193r, n. 494, “Raduno dei SS.ri Accademici del Teatro della Rosa”, 2 gennaio 1795. Cfr. Marco Angella, L’abitazione pontremolese, cit., p. 61, nota 49: cfr. Marco Angella, Dagli archivi spunta un inedito del 1795, in “Il Tirreno”, 11 giugno 2001, p. 14. Cfr. qui Allegato n. 2.
[20] Su Palazzo Damiani cfr. Matteo Bola, Architettura nella città: come lo spazio privato trasforma il tessuto urbano. L’episodio di Palazzo Damiani nella vicinia di S. Giacomo a Pontremoli, in Stefano Bertocci – Anna Coccioli Mastroviti – Fauzia Farneti (a cura di), “Un meraviglioso artificio. Architettura e grande decorazione in età barocca a Pontremoli”, pp. 43-53, in particolare p. 51.
[21] Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, op. cit., p. 145: “L’opera, di cui Niccolò dovette sentire l’importanza, è datata e firmata”. Vi si legge ancora infatti: “Nicolaus Contestabili pingebat Anno Domini MLCCLXXXXV”.
[22] Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, op. cit., p. 131 (“Albero genealogico della famiglia Contestabili”)
[23] Cfr. S.A.S.P., Giuseppe Maracchi q. Gaetano, Protocolli (1795-1805), P.V., c. 294, n. 1564, “Compra del Sig. Alfieri Michele Baratta dal Sig. Niccolò Contestabili” (10 settembre 1800).
[24] Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, op. cit., p. 150, nota 6: “Niccolò era tornato a Pontremoli probabilmente già sposato con Eleonora Corsi, fiorentina, dalla quale ebbe in Pontremoli 5 figli, Maria Anna (10.3.1787 – 2.8.1788), Giuseppe (1.3.1789), Maria Anna Caterina (21.4.1791), Antonio Maria (26.3.1794 – 28.6.1795), Maria Maddalena (23.3.1796). Eleonora Corsi morì a Pontremoli il 3 aprile 1800”.
[25] Cfr. Cfr. S.A.S.P., Giuseppe Maracchi q. Gaetano, Protocolli (1795-1805), BBn°29 (1800-1805), cc. 161-161v, n. 704, 19 marzo 1803 (Procura dell’Elisabetta Mezzetti e di Antonio Moscatelli di lei marito nel signor Niccolò Contestabili); c. 170v, n. 733, 23 aprile 1803 (Estinzione al signor Teodoro Reghini dal signor Niccolò Contestabili); cc. 287-287v, n. 1098, 21 dicembre 1804 (Procura del signor operaio della chiesa dei SS. Giacomo e Cristina e signor Francesco Pizzati nel signor Niccolò Contestabili); cc. 288-288v, n. 1103, 3 gennaio 1805 (Confessio a Domenico Magnavacca dal signor Niccolò Contestabili); c. 288v, n. 1104, 3 gennaio 1805 (Imprestito fruttifero a favore del signor Niccolò Contestabili con Michele Michelini). Cfr. inoltre Giuseppe Maracchi q. Gaetano, Protocolli (1795-1805), HHn°30 (1805-1808), c. 80v, n. 377, 18 luglio 1807 (Estinzione a Felice Panelli dal signor Niccolò Contestabili); cc. 89-89v, n. 430, 24 settembre 1807 (Imprestito fruttifero a favore del signor Niccolò Contestabili col signor Galeotto Galli).
[26] Cfr. Silvia Meloni Trkulja, Contestabili, Nicola, in “La Pittura in Italia. Il Settecento”, Electa, Milano 1990, p. 677.
[27] Cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, op. cit., p. 150, nota 7: “La tela presenta sul retro la seguente scritta: “Campana / del Comune di Pontorme / Fondata nel 1278 / sotto l’Invocazione / di S. Caterina V. e M. detta / Delle Ruote / Fatta pingere al Sig. Niccolò Contestabile fiorentino / dal P. Dario Santarnecchi Priore / l’Anno 1820”.
[28] Cfr. Pietro Bologna, Artisti e cose d’arte e di storia pontremolesi, Forni Editore, Bologna 1898 (ristampa anastatica, Bologna 1972), pp. 100-101, “Contestabili Niccolò” – “Dipinse poi il teatro di Volterra, e vuolsi che questa fosse l’opera nella quale dimostrò maggior valentia. Infatti il Turrini (Guida per la città di Volterra, 1832, p. 76) ne scrisse con gran lode nei seguenti termini: Nel sipario il celebre pittore Niccola Contestabili, il di cui nome ed abilità somma troppo si conoscono in Italia, per aggiungerne parola, colorì maestrevolmente Persio Flacco condotto dalla musa in Parnaso, ove Apollo addita al satirico poeta il Tempio della Gloria. Nella volta Venere in cocchio tirato dagli augelli a lei sacri, e nelle pareti della platea, oltre vari ornati e gruppetti di amorini, cinque vignette o vedute con tanta gentilezza e precisione lavorate, che meriterebbero di essere conservate in cristallo”. Cfr. inoltre “La Gazzetta di Firenze”, n. 107, 7 settembre 1819, p. 2, “Teatri”, cronaca del 3 settembre 1819 da Volterra: cfr. Allegato n. 3.
[29] Cfr. Luciano Bertocchi, In viaggio nella Pontremoli granducale e barocca, Editrice Il Corriere Apuano, Pontremoli 2020, p. 199. Sul sipario del teatro della Rosa cfr. Marco Angella, Documenti editi e inediti sulle origini dell’Accademia e del Teatro della Rosa di Pontremoli, in corso di pubblicazione.