Premessa

Da una trentina d’anni studio con passione l’attività dei “maestri Ticinesi”[1] o – per utilizzare una variante – degli “Artisti dei Laghi”[2] presenti in Lunigiana.
Nelle numerose carte che parlano di loro conservate presso la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli ho rinvenuto nel tempo rimandi a notai residenti in luoghi del distretto di Lugano.
Dopo il convegno internazionale sul barocco pontremolese tenutosi a Palazzo Dosi dal 21 al 23 ottobre 2022[3] al quale ho partecipato intervenendo proprio sui Portugalli[4], ho deciso di indagare sul web per comprendere dove potessero essere conservati alcuni dei documenti citati negli archivi locali.
A seguito di una circostanziata ricerca mi sono messo in contatto con il personale dell’Archivio di Stato del Canton Ticino ed ho avuto le risposte che speravo di ottenere. In un paio di giorni, infatti, ho ricevuto per e-mail le scansioni del materiale richiesto dalla dottoressa Rachele Pollini[5], che ringrazio sentitamente.
L’Archivio di Stato del Canton Ticino
L’Archivio di Stato del Canton Ticino, ubicato a Bellinzona, “forma, gestisce e preserva la memoria storica del Cantone. Custodisce i documenti degli enti pubblici e di personalità, famiglie, associazioni e aziende, che permettono di tracciare l’evoluzione del paese sin dal XII secolo. Promuove la conoscenza storica e funge da centro di competenze in materia archivistica, per trasmettere alle generazioni future un’immagine coerente del nostro operato”[6].
L’Archivio di Stato riunisce oltre 500 complessi documentari, i cui depositi si estendono per circa 19.000 metri lineari. Io ho consultato on line il “catalogo dei fondi” che riporta gli archivi riordinati, organizzati in una struttura ad albero definita dal soggetto produttore. In particolare, cercando nei “Fondi dell’Amministrazione pubblica”, ho rilevato la voce 1.4 – Notarile, che conserva anche l’Archivio notarile cantonale relativo ai secoli XIV-XX.
Il testamento richiesto, oggetto del presente saggio, era citato in un atto conservato presso la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, con la seguente dicitura: “Testamento del Sig.r Jacopo Portugalli comune Padre [di Pietro e Martino] del dì Primo Xbre 1755 a rogo del Sig.r Not° Bartolomeo Insermini di Mugena …”[7]
Notizie sull’attività e sull’abitazione di Giacomo (o Jacopo) Portugalli
In base alle ricerche effettuate sinora si può affermare che Giacomo (o Jacopo) Portugalli giunse a Pontremoli assieme al fratello Domenico in occasione dei lavori all’Oratorio di Nostra Donna.
Il primo documento che ci attesta la sua presenza risale al 1735. In quell’anno, infatti, viene citato per aver messo in opera le cappellette di marmo del Ponte di Nostra Donna[8]. Nel 1743 viene menzionato come “Capo M°” e viene pagato per una visita al ponte di Guinadi[9]. Sempre nel 1743 viene citato per la fabbrica relativa alla “Porta e Casa di Fondo Pontremoli”.[10]
Nel 1752 fece una “mapa o sia disegno della fabbrica” che stava tra la Casa Maraffi e la Cortina della Comunità[11]. Dopo il disegno “seguì il trattato tra detto Sig. Conte Maraffi e Mastro Jacopo di cominciare la Fabrica da fondamenti e proseguirla.”[12]
In quell’anno firmò un dettagliato piano in 10 punti per terminare la “fabbrica delle scuole” sulla Piazza di Sopra, i cui locali erano andati distrutti in un “casuale incendio” nel 1743[13].
Dagli atti in nostro possesso sappiamo che ebbe diversi figli, nati tra Pontremoli e Lugano. I più noti furono gli stuccatori Pietro (1729 – 1812), Martino (1741 – 1812) e Antonio.
Jacopo – per dirla con le parole dei manoscritti – “possedeva una Casa nella Bietola che confina da una parte col mulino del Sig. Carlo Parasacchi e dall’altra la Scipiona ed un orto annesso alla detta Casa, a cui confina da una parte il Frantoio del detto Sig.re Parasacchi e dall’altra il Pilastro della Loggia del Caporale Pierino”.[14]
Risulta che “quando Jacopo partì da Pontremoli ed andò a Lugano ove morì lasciò nella casa ove abitava in Pontremoli”[15] diverse cose.
In particolare: “Qualmente la verità fu ed è che il fu Mag° Jacopo Portugali padre del Capitolante [Martino] e di M° Pietro di lui fratello fra le altre cose lasciò nella sua eredità una cassa grande di legno parte di noce e parte di castagno, una pozzarola grande di rame, una stagnata o sia marmita pure di rame, piati sei di stagno e sei di maiolica, quali piati di stagno furono convertiti dal nominato Pietro in una zuppiera e piato reale, mola e paletta di ferro ed un soffietto di legno, una zappa, un badile, una segga, un pallo di ferro ed un paiolo, come pure tavolini quattro di noce, segiole due di noce e sei di castagno coperte di paglia, un ginochiatoio di pioppo, due cappellini doppi per ataccare i pani e diversi libri della professione, come pure mezza dozzina di tovaglioli, tovaglie due una grande, ed una piccola di canapa, e diversi quadretti ed un letto finito, un canapo e molti altri pezzi di corda.”[16]
In questo elenco spiccano “diversi libri della professione”, che fanno pensare ad un “passaggio di testimone” in nome dell’arte tra padre e figli. Questo passo sembrerebbe richiamare le tecniche di costruzione e i “maestri dei Portugalli” citati una trentina d’anni dopo da Martino Portugalli in una relazione del 1787 scritta per una perizia di Casa Contestabili[17]. In quello scritto Martino faceva riferimento ai “maestri” in merito a “Fondamenta e muraglie di torri” e nominava, in particolare, autori come Baldassare da Siena, Antonio da Sangallo e Raffaello, per poi menzionare, con precise citazioni, Vitruvio, Palladio, Bartolomeo Cipolla, Leon Battista Alberti, Sebastiano Serlio, Daniele Barbaro, Michelangelo Buonarroti e il corregionale Gio. Antonio Rusconi.
Abbiamo ora la possibilità di fare luce sul suo testamento inedito del 1755.
Informazioni tratte dal testamento inedito di Giacomo Portugalli
Il testamento, per ora inedito, di Giacomo Portugalli fu rogato il 1° ottobre 1755 dal notaio Bartolomeo Insermini di Mugena ed è conservato nell’Archivio di Stato del Canton Ticino[18].
La prima informazione, di grande utilità per le ricerche, è che viene indicato come “Sig.re Giacomo Portugalli filius quondam Martino d’Arosio”[19]. Questo significa che i fratelli Giacomo e Domenico discendevano da un Martino di Arosio, pertanto prende ancora più consistenza il fatto, già evidenziato in miei precedenti saggi, che esistesse un “ramo dei Portugalli” proprio di Arosio attivo a Pontremoli e in Lunigiana. Sarebbe interessante, in futuro, vedere se esistono anelli di congiunzione con i rami dei Portugalli di Mugena pubblicati nel 2010 dallo studioso Giorgio Mollisi.[20]
Come noto Arosio e Mugena sono due frazioni confinanti del comune di Alto Mal Cantone, istituito nel 2005 con la fusione dei comuni soppressi di Arosio, Breno (capoluogo comunale), Fescoggia, Mugena e Vezio[21].
Ecco due note su Arosio tratte dal “Dizionario storico della Svizzera”:
“Ex comune TI, distretto Lugano, dal 2005 forma con Breno, Fescoggia, Mugena e Vezio il comune di Alto Malcantone; (1335: Aroxio). Villaggio dell’alto Malcantone diviso in due nuclei ben distinti denominati Terra di sopra e Terra di sotto. Pop: ca. 300 ab. nel 1599, 274 nel 1696, 221 nel 1801, 232 nel 1850, 186 nel 1900, 197 nel 1950, 177 nel 1960, 422 nel 2000. Secondo la tradizione Arosio era attraversato da una via romana che da Ponte Tresa portava al Monte Ceneri. Nel Medio Evo aveva funzione centrale nell’alta valle della Magliasina, denominata allora “valle d’Arosio” e che costituiva una circoscrizione economico-amministrativa comprendente Arosio, Breno, Cademario, Mugena, Tortoglio e Vezio. La chiesa parrocchiale dedicata a S. Michele (menz. 1217), fortemente modificata fra il 1640 e il 1647, contiene un pregevole ciclo di affreschi di Antonio da Tradate e notevoli stucchi realizzati da artigiani locali nel XVII e XVIII sec. Un tempo le maestranze edili del luogo furono attive praticamente in tutta Europa. La tradizionale attività agricola comprendeva anche lo sfruttamento di alpi. Da alcuni decenni predomina il terziario, dagli anni ’60 si sono sviluppate nuove zone residenziali.”[22]
Al momento del testamento Giacomo risulta essere “sano per l’Iddio grazie di mente, senso, loquela ed intelletto” ma “indisposto di corpo”[23]. Non a caso ritornò da Pontremoli a Lugano, “ove morì”.[24]
Chiede agli eredi di far celebrare nella Cattedrale di Santa Maria di Pontremoli “per una volta tanto nel termine d’un anno doppo là morte d’esso Sig.re Testatore messe cinquanta e queste da qualsiasi sacerdote che all’infr.o di lui esecutore parerà e piacerà”[25]. Questo passo del testamento risulta davvero interessante sapendo che, sul finire degli anni cinquanta del XVIII secolo, proprio in Cattedrale, i Portugalli avrebbero realizzato insieme ai Ferroni gli stucchi dorati del presbiterio[26].
Dal passo espunto (riportato in appendice tra parentesi quadre) si evince che tra le figlie del ticinese ve ne fossero già due maritate: Maria Maddalena Portugalli con il signore Pietro Boschetti ed Agata Portugalli con il signore Paolo Rusca, entrambi di Arosio[27].
Giacomo lascia suo figlio Antonio “erede particolare”[28] ed “eredi universali” con propria bocca nominati “Pietro, Martino, Maria, Marta e Domenica tutti suoi figli legittimi, con condizione e riserva riguardo a detto Pietro che debba convivere in Comunione con tutti l’altri fratelli e sorelle per anni cinque prossimi avenire …”[29]
Val bene precisare che Pietro, maritatosi ad Arosio con Marta Ferroni di Pietro Antonio nel 1753[30], nel 1755 doveva avere circa 26 anni, mentre Martino circa 14. Non sappiamo quanti anni avesse Antonio, che nel 1756, quindi l’anno successivo, si sposò a Pontremoli con Maria Antonia Filippini.[31]
Da qui si comprende perché Giacomo lascia come “esecutore testamentario” il “Sign.re Bartolomeo Portugalli di lui nipote anzi di più lo costituisce Tutore e Curatore generale testamentario di detti Martino, Marta e Domenica ancora in età pupillare”[32].
Nel testamento viene citata un paio di volte la parola “scherpa”[33], per indicare una serie di beni che costituivano il corredo della dote.[34]
Un’ultima considerazione si può fare sui nomi dei testimoni, chiamati in occasione della stesura dell’atto, rogato nell’abitazione di Giacomo Portugalli ad Arosio.
Tra i nomi dei testimoni sono rappresentate famiglie di Arosio che, nel tempo, sfornarono stuccatori in relazione con la famiglia Portugalli, ovvero i Cremona[35], i Rusca[36], i Pelossi[37] ed i Ferroni[38].
In particolare destano la mia attenzione Paolo Antonio Cremona figlio del fu Giovanni Pietro, Giacomo Rusca figlio di Pietro Antonio, Antonio Ferroni figlio del fu Giuseppe, Giuseppe Pelossi figlio del fu Antonio e Giacomo Francesco Ferroni figlio del fu Domenico.
Appendice
Allegato n. 1
Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Uggeri Eleonoro, Atti Civili (1752-1756), n. 655 – Giacomo Portugalli – sulla Fabbrica delle Scuole
a 9 agosto 1752 Pontremoli.
Descrizione principale per terminare la Fabbrica delle Scuole sù la Piazza di Sopra di codesta Magnifica Comunità secondo la mente di Sua Eccellenza il Sig. Governatore Pro.ne
Primo si dovrà fare e demolire tutti li qui sotto nominati lavori a spese proprie di detto Impresario fuorché abbisognando ferramenti e le sarande di porte e finestre che queste restino da farsi à piacere della Comunità.
2° Si dovrà demollire e rifare di nuovo il muro dalla cima sino in fondo, dove si è fissato di fare presentemente la scala di sette in otto gradini per cadaun ramo per renderla più commoda che sarà possibile.
3° Coprire detta scala di travi e travetti, Tavole e Piagne al Piano dela Coperta della scaletta, con fare li volti o sia trombe di detta scala di Mattoni in aria per sostenere li gradini di pietra, che comincieranno dal piano della piazza sino al piano de’ pavimenti de’ magazzini.
4° Demolire la scala Vecchia sulla piazza e sotto la medesima tagliare, o sia allungare il corridore e farli la porta che conduce alla chiamata della scala per salire alli appartamenti superiori e fare una finestra di pietra scarpellinata in faccia alla porta dalla parte del fiume Verde, con le due finestre dalla parte della piazza sul modello di quelle che sono in opera e cavare la fascia di mezzo da cima sino al fondo.
5° Fare e disfare in parte delli volti delli corridori à tutti tre li piani e stabilire li medesimi da cima sino al piano della piazza.
6° Fare tutte le porte e finestre del piano nobile di pietra ben lavorate alla fiorentina senza ornati ne’ dentro ne’ fuori, con l’aggiunta de’ gradini che mancano per la scala e fare quattro gradini alle finestre dalla parte della piazza, oversia abbassare le medesime.
7° Fare tutti li pavimenti del piano nobile di quadrelli, ossia pianelle fregate, con il corridore di sopra, e quelle al piano della piazza sia relegato di piagnoni scarpellinati.
8° Demolire la muraglia della salla dalla parte della galleria per formare un sallone per il consiglio con un pilastro nel mezzo di pietra ben lavorata con due contropillastri dalla parte del muro che deve reggere il peso di due archi per sostenere li volti già fatti.
9° Arrizzare e stabilire volti e Muri di tutto il piano nobile con la scala da cima sino al fondo per fine a perfezionarlo con il Bianco.
10° Fare il sfondo con due pillastri e tre archi nella muraglia della camera dove s’intende di fare presentemente l’archivio e turare due Camini, e fare quello della salla di pietra liscia non con ornati di sorte veruna.
Il prezzo di suddetti lavori da farsi compreso vino, Materiale e fattura de Muratori, e Scarpellini, Manuali e Donne ascende alla somma di scudi Nove Cento Settantacinque moneta di Parma dico di 975: =:=
Restando le mie povere fattiche nell’arbitrio e benignità di V.S. Ill.ma
Giacomo Portugalli
a 16 agosto 1752
Io suddetto mi son convenuto con gli Ill.mi SS.ri Con. Mario Maraffi, Giuseppe Pavesi, e Pietro Pizzati di fare li suddetti descritti lavori per la somma in tutto di scudi nove cento da lire Sette di Parma per scudo che sono lire 6.300 e come meglio da Polizza da distendersi in Carta Bollata et a dettame del sapiente.
Io sud.° Giacomo Portugalli
Io Mario Maraffi mi obbligo et affermo quanto sopra;
Io Giuseppe Pavesi come Deputato affermo quanto sopra;
Io Pier Francesco Pizzati come Deputato affermo quanto sopra.
Allegato n. 2
Archivio di Stato del Canton Ticino [ASTi], Archivio notarile cantonale, scatola 1200, Notaio Bartolomeo Insermini di Mugena – Testamento del Signor Giacomo Portugalli del 1° Ottobre 1755
Testamentum pro Arosio exp.
1755, Ind.ne quarta, die Mercurij prima mensis Octobris
Essendo la morte universale, ed indubitato tributo cadente a disposizione, e volontà del Supremo Fattore Dio, ma incertissimo per il quando, così insegnando l’evangelica Dottrina estote parati, quia nescitis diem, neque horam, qua Deus venturus sit. La dove essendo dunque decretato a ciaschuno il dover una volta morire, è sempre meglio vivere sott’il timore della morte, e disponere delle sue cose, mentre la ragione hà di se stessa il dominio incorotto, che sotto speranza di più longamente vivere, divenire ad una subitanea, ed improvisa morte senza aver ordinate quelle cose all’Anima salutifere ed ad eredi e posteri giovevoli.
Al che facendo considerato riflesso il Sig.re Giacomo Portogalli filius quondam Martino d’Arosio sano per l’Iddio grazie di mente, senso, loquela, ed intelletto, abbenché indisposto di corpo hà procurato, e voluto fare questo presente suo Ultimo Testamento, ultima sua volontà concernente, qual nuncupativo, e senza scritti si chiama nel modo, come segue, cioè
Raccomandando primieramente il d° Sig.re Testatore l’Anima sua all’onnipotente Dio, all’intercessione di Maria sempre Vergine, e di tutti li Santi
Item hà ordinato che ritrovandosi qualche cosa per esso malaugurata che non crede, si debba immediatamente restituire.
Di poi per virtù di questo presente suo ultimo Testamento hà cassato, irritato, ed annullato, come di presente cassa, irrita, ed annulla qualunque Testamento, Codicillo o sia donazione per ca(us)a di morte puotesse aver d’oggi adietro in qualsivoglia modo, e luogo fatto volendo, e commandando che il presente sia il valevole, ed agl’altri derogativo.
Item ha statuito che nel tempo di sua morte debbano farsi le esequie e col’intervento di dodeci RR. Sacerdoti, e dal medesimo intervento subito doppo le dette esequie li sia celebrato la messa, ed uffizio da morti in suffragio dell’Anima sua.
Item hà lasciato e per ragione di legato lascia che l’infrascritti suoi eredi siano tenuti, ed obbligati far celebrare nella Catedrale di S. Maria di Pontremoli, per una volta tanto nel termine d’un anno doppo là morte d’esso Sig.re Testatore messe cinquanta e queste da qualsiasi sacerdote che all’infr.o di lui esecutore parerà e piacerà.
[Item hà lasciato e per ragione d’instituzione e di legato lascia à Maria, Marta e Domenica sue figlie legitime lire cinquecento venticinque Imperiali moneta di Milano di dote per ciascheduna con la sua conveniente scherpa come si pratica con Maria Maddalena moglie del Sig.re Pietro Boschetti, ed Agata moglie del Sig.r Paolo Rusca tutti due di d° luogo d’Arosio altre sue figlie legittime maritandosi, e non maritandosi, come si specificherà in appresso col obligo della fine (…) nelle mani dell’infrascitto Bartolomeo Portogalli nipote di d° Sig.re Test.re.][39]
Item per ragion d’Instituzione e di legato lascia ad Antonio suo figlio la sola e pura legitima, a lui per ragion di natura dovuta e spettante sopra la facoltà beni, ed effetti di detto Sig.re Giacomo Testatore, nella quale legitima hà instituito e con propria bocca e nominato erede particolare il d° Antonio suo figlio.
Nel rimanente poi di tutti l’altri suoi beni, e robe mobili, ed immobili presenti e futuri ragioni de debiti e crediti di qualsivoglia sorte che detto Sig.re Testatore hà, e che in tempo di sua morte in qualunque luogo esistenti lascierà il predetto Signor Giacomo Testatore con le riserve e condizioni infrascritte hà instituito, ed instituisce suoi eredi Universali con propria bocca nominati Pietro, Martino, Maria, Marta e Domenica tutti suoi figli legitimi, con condizione e riserva riguardo a detto Pietro che debba convivere in Comunione con tutti l’altri fratelli e sorelle per anni cinque prossimi avenire, e condizione, e riserva riguardo a dette Maria, Marta e Domenica che maritandosi, non possano conseguir se non scudi centocinque per ciascheduna con la condecente loro scherpa nella forma praticata con le altre due di loro sorelle maritate, sostituendo erede nel sopra più di detti scudi centocinque per ciascheduna d’esse Maria, Marta e Domenica il Sig.re Bartolomeo Portogalli d’esso Sig.re Testatore nipote con questo faci le veci di Padre verso dette trè sorelle, e che possa anche detto Sig.re Bartolomeo sborsare detti scudi centocinque per ciascheduna, ed havere intieramente la parte di quella o quelle che si mariterà o mariteranno, e non altrimenti, obbligando detti eredi instituiti e sostituitone a mandare in esecut. tutto ciò per esso Sig. Testatore legato e ordinato e statuito.
Deputando esso Sig. Testatore per esecutore testamentario di questa sua ultima volontà il suddetto Sig.re Bartolomeo Portogalli di lui nipote anzi di più lo constituisce Tutore e Curatore generale testamentario di detti Martino, Marta e Domenica ancora in età pupillare, pregandolo ad assumere in se tal carico, et attribuendo al medesimo piena facoltà per fare quanto stimerà più opportuno e necessario per l’esecuzione di questa sua ultima volontà e di trovare in contanti le portioni spettanti à detti Martino, Maria, Marta e Domenica della dote di Marta moglie del suddetto Pietro coherede al tempo delle divisioni da farsi tra detti coheredi della facoltà suddetta non volendosi accontentare detta Marta moglie del suddetto Pietro di parte de beni boni ed inferiori per il pagamento di detta dote, nel quale esecut.re come ha constituito detto sig. testatore molto confida.
Quod quidem testamentum dominus Jacobus Portugallus Testator vult quod valeat iure Testamenti nuncupativi et ubi eo iure non valeret vult quod valeat iure codicillorum, aut donat. causa mortis, aut ex illo meliori modo, quo de jure valere potest.
Et hoc asserit esse suum ultimum Testamentum, suamque voluntatem. Et de pred.is
Actum Arosii in domicilio cubiculari domus hab.nis dicti d. Test.is Testes ad haec specialiter vocat. Dominus Paulus Antonius Cremona filius quondam domini Johannis Petri, Reverendus dominus Clericus Jacobus Rusca filius domini Petri Antonii, dominus Antonius Ferronus filium quondam Josephi omnes tres de Arosio, Petrus Marcie(ttus) filius quondam Bartholomei hab.r Arosii, et pronot. Ad. Reverendus dominus Carolus Dom.cus Pedretti filius quondam domini Fran.ci de Sigirino V. Parochus Arosii, Joseph Pelossius filius quondam Antonii, et dominus Jacobus Fran.cus Ferronus filius quondam domini Dominici ambo similiter de Arosio, et omnes noti et idonei.
Marco Angella, Il testamento inedito di Giacomo Portugalli del 1755, conservato nell’Archivio di Stato del Canton Ticino, pubblicato nella rivista “Il Porticciolo”, La Spezia, anno XVI, n. 1.3.2023, pp. 162 – 171
La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla prfessoressa Rina Gambini.
[1] Sul termine “maestri” o “maestranze ticinesi” rimando al prezioso e sempre illuminante saggio Mariaclotilde Magni, Appunti sulla presenza di maestranze ticinesi a Pontremoli, in “Paragone / Arte”, luglio-settembre 1983, pp. 142-152.
[2] “Gli Artisti dei Laghi” è il nome di una rivista dell’Università degli Studi dell’Insubria “dedicata allo studio di una precisa categoria storiografica di maestranze specializzate, provenienti da un medesimo, circoscritto, bacino territoriale: le aree vallive e subalpine comprese tra i laghi di Como, Lugano e Maggiore. Gruppi strutturati di artefici altamente specializzati nei settori edilizio, scultoreo e pittorico, organizzati su base dinastico-corporativo, che operarono dall’Alto Medio Evo fino alla Contemporaneità, estendendo il loro raggio d’azione, progressivamente, dall’Italia all’Europa, sino a nuovi contesti operativi d’oltreoceano”. Cfr. https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/artisti-laghi/index
[3] Cfr. Natalino Benacci, Pontremoli, patrimonio barocco da salvare, ne “La Nazione”, 22 ottobre 2022, p. 21; Maria Luisa Simoncelli, Il “meraviglioso artificio” del Barocco Pontremolese, in “Il Corriere Apuano”, anno CXV, n. 40, 29 ottobre 2022, p. 8.
[4] Il titolo della relazione era Documenti editi ed inediti sull’attività dei Portugalli a Pontremoli e in Lunigiana in età barocca; per il saggio rimando agli atti del convegno che dovrebbero essere pubblicati sul finire di quest’anno.
[5] Faccio riferimento in particolare alle e-mail del 22 novembre 2022 ricevuta dallo Dottoressa Rachele Pollini – Widimer, Collaboratrice scientifica dell’Archivio di Stato del Canton Ticino – Viale Stefano Francini, 30a – CH-6501 – Bellinzona.
[6] Cfr. https://www4.ti.ch/decs/dcsu/asti/asti
[7] Cfr. Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Filza Prima di Atti Civili al tempo dell’Ill.mo Signor Francesco Barchetti Vicario per S.A.R. di Pontremoli (146), cc. 208-344 (Martino Portugali – Pietro Portugali), in particolare, c. 317.
[8] Cfr. S.A.S.P., Diecine (1699-1741), c. 501. Cfr. Marco Angella, Sul restauro settecentesco del ponte di Sommoborgo di Pontremoli: la posa della prima pietra in un manoscritto notarile inedito, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4^ s., vol. XLVIII (1996), Parma 1997, pp. 79-90, pp. 84-85, nota 24.
[9] Cfr. S.A.S.P., Istanze (1742-1749), anno 1743: “Al Capo M° Jacopo Portugali lire dieci soldi dua cioè L.6. per vittura di due cavalli serviti una per il S. Dottore Gio. Batta Costa uno de SS.ri Ragionati, e l’altro per il suddetto Capo Maestro per essere andati ambi due a visitare il Ponte di Guinadi, avendolo trovato in male stato …”
[10] Cfr. S.A.S.P., Istanze (1742-1749), anno 1743: “… il tutto per la fabrica della Porta e Casa di Fondo Pontremoli incominciandosi dal dì 1° luglio anno suddetto a tutto dicembre suddetto in proseguimento del lavoro già cominciato da SS.ri Ragionati antecessori a norma del disegno già fatto partecipare da Mastro Giacomo Portugalli d’ordine dell’Ill.mo Sig. Com.rio non solo per detta fabrica come per altra fatta di nuovo che si estende nell’orto della mensa Episcopale secondo il concordato de SS. Sindaci con il R.mo Monsignore di Brugnato come da rogito del Notaro Michele Angelo Maracchi …”
[11] Cfr. S.A.S.P., Atti civili Falaschi (1753-54), 22 novembre 1753, c. 899: “Comparisce Mastro Jacopo Portugalli e nella causa che ha col Signor Conte Mario Maraffi, come da atti fa e produce l’infrascritte positioni … 1° Qualmente la verità fu et è che del anno 1752 dal Sig Conte rispondente fu ordinato al Ponente di fare una mapa o sia dissegno della fabrica che volea fare fra la sua Casa e la cortina della Communità. 2° Qualmente da detto Mastro Jacopo Ponente fu fatto detto dissegno e veduto dal Sig.r Conte fu accordato ed approvato d’accordo. ”
[12] Cfr. S.A.S.P., Atti civili Falaschi (1753-54), 22 novembre 1753, c. 899: “3° Qualmente sopradetto dissegno seguì trattato tra detto Sig. Conte e detto Mastro Jacopo di cominciare la Fabrica da fondamenti e proseguirla sino all’altezza de mezzanini per la parte d’avanti e sino ad un certo segno per la parte di dentro con doversi dare a detto Maestro Jacopo un tanto da detto Sig. Conte …”
[13] Cfr. S.A.S.P., Uggeri Eleonoro, Atti Civili (1752-1766), n. 655. Marco Angella, A scuola a Pontremoli tra il XIV e il XIX secolo, in “Il Corriere Apuano”, n. 36 del 20 settembre 1997, p. 3 (in Appendice: Progetto per il ristabilimento delle pubbliche scuole, del 1756); cfr. Marco Angella, Nuovi contributi su artisti ticinesi operanti in Pontremoli nei secoli XVIII e XIX, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4^ s., vol. XLIX, anno 1997, pp. 123-146, in particolare p. 131 e pp. 142-143, Allegato n. 1, che ripropongo qui: cfr. Appendice, Allegato n. 1.
[14] Cfr. S.A.S.P., Atti Civili del Sig. Notaro Carlo Falaschi (1762-1767), cc. 558-590, lettera del 25 gennaio 1764: “Fa presente Antonio Bozzi di Careola quale dice che la casa abbitata primamente dal fu M.ro Giacomo Portugalli Padre di M.ro Pietro è di ragione della casa d’esso presente quale casa è stata da molti anni continuamente abitata dal Padre di detto M.ro Pietro …” E in altri due interrogatori: “5° Aver conosciuto il Padre del Capitolante che si chiamava M.ro Giacomo, quale godeva una Casa nella Bietola, situata fra il Mulino e la Casa della Scipiona con un orto annesso a detta Casa, e ciò sapere per avere avuta piena pratica del detto M.ro Giacomo in casa del quale andava spesso a lavorare. 6° Il detto Orto che godeva il Portugalli comincia dal Frantoio ed arriva fino ad un Pilastro della Loggia di Pierino …”; … “3° aver conosciuto il Padre del Capitolante che si chiamava M.ro Jacopo, quale possedeva una Casa nella Bietola che confina da una parte col mulino del Sig. Carlo Parasacchi e dall’altra la Scipiona ed un orto annesso alla detta Casa, a cui confina da una parte il Frantoio del detto Sig.re Parasacchi e dall’altra il Pilastro della Loggia del Caporale Pierino e ciò poter deporre per averne pratica …” Ed ancora in un interrogatorio di Giovanna Masoni, vedova del M° Paolo Savi (c. 572): “Aver conosciuto M° Jacopo Portugalli Padre del Capitolante quale godeva una Casa nella Bietola che si gode adesso dai suoi figlioli con un orto sulla giara del Verde attaccato alla detta Casa quale si distende anche avanti alla casa dell’Angiola già moglie del fu Scipione Frassinelli e confina con l’orto di Pietro Gherardi e ciò sapere per essere stata lavorante del suddetto M° Jacopo e per aver lavorato nel medesimo orto et aver veduto anche il medesimo lavorarvi.”
[15] Cfr.S.A.S.P., Filza Prima di Atti Civili al tempo dell’Ill.mo Signor Francesco Barchetti Vicario per S.A.R. di Pontremoli (146), cc. 208-344 (Martino Portugali – Pietro Portugali), in particolare c. 271v.
[16] Cfr.S.A.S.P., Filza Prima di Atti Civili al tempo dell’Ill.mo Signor Francesco Barchetti Vicario per S.A.R. di Pontremoli (146), cc. 208-344 (Martino Portugali – Pietro Portugali), in particolare cc. 225 r e v.
[17] Cfr. S.A.S.P., Filza Prima civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabile Sig.re Antonio – Sig. Michelangelo Parasacchi”, cc. 9-166, in particolare cc. 41, 41v, 42, 42v, 143, 143v (Relazione di Martino Portugalli); cfr. Marco Angella, L’abitazione pontremolese di Antonio e Niccolò Contestabili nelle perizie dei Portugalli, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4^ s., vol. LII (2000), Parma 2001, pp. 51-78, in particolare pp. 71-75, Allegato n. 4.
[18] Cfr. Archivio di Stato del Canton Ticino [d’ora in poi A.STi.], Archivio notarile cantonale, scatola 1200, Notaio Bartolomeo Insermini di Mugena – Testamento del Signor Giacomo Portugalli del 1° Ottobre 1755. Cfr. Appendice, Allegato n. 2.
[19] Cfr. A.STi., Archivio notarile cantonale, scatola 1200, Notaio Bartolomeo Insermini di Mugena – Testamento del Signor Giacomo Portugalli del 1° Ottobre 1755, c. 1, righe 12-13.
[20] Cfr. Giorgio Mollisi, I Portugalli di Mugena a Firenze fra Sei e Settecento [Giovanni Martino e Bartolomeo Portugalli, stuccatori nella Firenze medicea e lorenese], in “Svizzeri a Firenze nella storia, nell’arte, nella cultura, nell’economia dal Cinquecento ad oggi”, Arte e Storia, Società Editrice Ticino Management S.A., Lugano 2010, pp. 132-160 (con albero genealogico a pagina 159).
[21] Cfr. Guida d’arte della Svizzera italiana [a cura della Società di storia dell’arte in Svizzera], Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, pp. 384-386.
[22] Cfr. Bernardino Croci Maspoli, Arosio, in “Dizionario storico della Svizzera”, 9 gennaio 2017.
[23] Cfr. A.STi., Archivio notarile cantonale, scatola 1200, Notaio Bartolomeo Insermini di Mugena – Testamento del Signor Giacomo Portugalli del 1° Ottobre 1755, c. 1, righe 13 e 14.
[24] Cfr.S.A.S.P., Filza Prima di Atti Civili al tempo dell’Ill.mo Signor Francesco Barchetti Vicario per S.A.R. di Pontremoli (146), cc. 208-344 (Martino Portugali – Pietro Portugali), in particolare c. 271v.
[25]Cfr. A.STi., Archivio notarile cantonale, scatola 1200, Notaio Bartolomeo Insermini di Mugena – Testamento del Signor Giacomo Portugalli del 1° Ottobre 1755, c. 1v, righe 3-6.
[26] Gli stucchi dorati nella zona absidale e nel presbiterio, compiuti tra il 1751 e il 1761, vengono attribuiti dalla metà del XIX secolo a certi Ferroni e Portugalli, pertanto si ipotizza fossero stati realizzati da Pietro e Bartolomeo. Si legge, infatti, in una relazione del 1852 dell’architetto piacentino Paolo Gazola (1787-1857): “… ho incominciato le visite alla vasta Cattedrale proseguendo nei giorni susseguenti ad osservarvi complessivamente, e dal basso e dall’alto, quindi ad osservarvi partitamente, tutti gli ornati in istucco; e per primi nei fianchi del Santuario, o Presbiterio che dir piaccia, e nell’Abside, o Tribuna del Coro; e sulle rispettive loro volte quelli ivi intagliati già circa un secolo da Maestri stuccatori nati ed abituati in quello stile ed esercitati in quel genere allora in voga, che mi si asserisce fossero certi Ferroni e Portugalli accreditati e rinomati nell’arte loro, nelle quali loro opere di intagli certa disinvoltura e leggiadria ed avveduta alternativa nella distribuzione delle masse e nei rapporti delle parti, circuenti colle circoscritte, producono armonico e gradito effetto. …”. Cfr. Paolo Gazola Esposizione e giudizio intorno allo stato, pregio e valore in cui trovansi ai primi del mese di giugno 1852 gli stucchi intagliati per opera del Sig. Matteo Rusca di Parma nell’Insigne Cattedrale di Pontremoli,in Archivio del Duomo di Pontremoli., Archivio dell’Opera della Cattedrale, b. 150 (49). La busta consta di 24 cc. numerate + All. A (3 cc.), B (1 c.), C (13 cc.) + 3 tavole firmate dal Gazola + altre 8 carte. Cfr. Marco Angella, Nuovi contributi … cit., p. 127, nota 26. Inoltre cfr. Annibale Corradini, La chiesa di Santa Maria del Popolo, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1969, p. 14 e p. 34, “Gli stucchi”. In particolare si legge a pagina 14: “Gli arabeschi o stucchi di questa parte sono pregevoli e furono eseguiti da due valenti artisti Svizzeri, certi Ferroni e Portugalli di Arosio nel Canton Ticino. La notizia mi è stata confermata dal Dott. Edoardo Barchi di Bellinzona, apprezzato studioso dell’argomento. Nel 1950 egli mi scriveva che da un rogito notarile ticinese del 1751 (Rogiti Insermini) risulta chiaramente che un Bartolomeo Portugalli di Arosio (Canton Ticino) era in quel tempo dimorante in Pontremoli. Aggiungeva che i Ferroni sono note famiglie d’artisti pure d’Arosio”. Lo studioso Luciano Bertocchi, guardando al contesto, ipotizza che gli autori degli stucchi siano Bartolomeo e Pietro Portugalli con Giuseppe Ferroni. Cfr. Luciano Bertocchi, In viaggio nella Pontremoli granducale e barocca, Editrice Il Corriere Apuano, Pontremoli 2013, pp. 110-111: “L’intervento, realizzato da Bartolomeo e Pietro Portugalli, con l’ausilio di Giuseppe Ferroni, tra il 1751 e il 1760, evidenzia subito, rispetto a San Francesco, l’aderenza alla nuova lezione decorativa imposta dal barocchetto lombardo …”
[27] Cfr. A.STi., Archivio notarile cantonale, scatola 1200, Notaio Bartolomeo Insermini di Mugena – Testamento del Signor Giacomo Portugalli del 1° Ottobre 1755, c. 1v, righe 7-12.
[28] Cfr. A.STi., Archivio notarile cantonale, scatola 1200, Notaio Bartolomeo Insermini di Mugena – Testamento del Signor Giacomo Portugalli del 1° Ottobre 1755, c. 1v, righe 17-21.
[29] Cfr. A.STi., Archivio notarile cantonale, scatola 1200, Notaio Bartolomeo Insermini di Mugena – Testamento del Signor Giacomo Portugalli del 1° Ottobre 1755, c. 1v, righe 27-31.
[30] Cfr. Edoardo Barchi, Artisti e maestri d’arte in Arosio, in “Svizzera Italiana”, XIX, 1959, p. 39.
[31] Cfr. Archivio Informatico dei Registri Parrocchiali della Comunità di Pontremoli (a cura di Mauro Bertocchi), matrimoni, mfn 3168, parrocchia 5, 5 dicembre 1756: Antonio Portogalli (residente ad “Aroci – Pieve Agni”) del defunto Giacomo si sposa con Maria Antonia Filippini del vivente Giuseppe Maria. Testimoni: Bartolomeo Tamburini e Nicolò Gherardi.
[32] Cfr. A.STi., Archivio notarile cantonale, scatola 1200, Notaio Bartolomeo Insermini di Mugena – Testamento del Signor Giacomo Portugalli del 1° Ottobre 1755, c. 2, righe 12-16 e seguenti.
[33] A.STi., Archivio notarile cantonale, scatola 1200, Notaio Bartolomeo Insermini di Mugena – Testamento del Signor Giacomo Portugalli del 1° Ottobre 1755, c. 1v, riga 10 e c. 2, riga 2.
[34] Sul significato di “scherpa” cfr. Stefania T. Salvi, Tra privato e pubblico. Notai e professione notarile a Milano (secolo XVIII), Giuffrè Editore, 2012, p. 157: “In generale era piuttosto raro che le doti fossero composte esclusivamente di denaro contante o che questo superasse di molto la parte del corredo: nella Milano settecentesca, come in altri centri urbani di età moderna, le doti erano formate quasi sempre da una parte in denaro e da una serie di beni che costituivano il corredo o “scherpa” (212), la cui composizione rappresenta l’indicatore più immediato della ricchezza della dote (213) …”. Ed ancora: “… La “scherpa” rappresenta invero una parte importantissima della dote, di grande utilità pratica e dal tradizionale valore simbolico. …” “p. 157 nota (212) – “(212) Sulle origini della “scherpa” v. N. Tamassa, Scherpa, scerpha, scirpa, in Atti del Reale Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, LXVI (1906-1907), pp. 725-735. Naturalmente, oltre al denaro contante e alla “scherpa” potevano essere consegnati, a titolo di dote, anche beni immobili come case e terreni.”
[35] Sui “Cremona” a Pontremoli, cfr. Marco Angella, Nuovi contributi su artisti ticinesi operanti in Pontremoli nei secoli XVIII e XIX, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. XLIX (1997), Tipografie Riunite Donati, Parma 1998, pp. 123, 146, in particolare pp. 135-136, “Cremona”.
[36] Sui “Rusca” a Pontremoli cfr. Marco Angella, Nuovi contributi, cit., p. 140.
[37] Sui “Pelossi” e i Portugalli cfr. Marco Angella, Fonti inedite sull’attività dei Portugalli a Pontremoli e in Lunigiana nei secoli XVIII e XIX, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4^ s., vol. LXX (2018), Parma 2019, pp. 101-125, in particolare pp. 112-113. Cfr. inoltre Marco Angella, Note sull’attività a Zeri e a Pontremoli del ticinese Innocenzo Portugalli di Pietro (1729-1812), in “Il Porticciolo”, anno XII, n. 2, giugno 2019, pp. 123-131, in particolare p. 130, Allegato n. 4. Sui “Pelossi” o “Pelossa” cfr. pure Edoardo Barchi, Artisti e maestri d’arte in Arosio, in “Svizzera Italiana”, XIX, 1959, pp. 29-43, in particolare p. 43.
[38] Sui “Ferroni” rimando alla Relazione del 1852 dell’architetto piacentino Paolo Gazola, citata in nota, e al volume di Annibale Corradini, che richiama quanto menzionato dal dottore Edoardo Barchi di Bellinzona.
[39] La parte tra parentesi quadra è stata espunta. Lo si evince dalle lunghe righe sovrapposte alle parole del testamento.