INTERVISTA AL PROFESSOR GIUSEPPE BENELLI, NEL 100° ANNIVERSARIO DELL’ACCADEMIA “CAPELLINI”

Foto del professor Giuseppe Benelli scattata da Marco Angella il 15 luglio 2022

          Giuseppe Benelli è nato a Pontremoli il 9 febbraio 1946. Dopo la Maturità Classica al Liceo Vescovile di Pontremoli si è laureato in Filosofia all’Università di Genova con il massimo dei voti e la lode, discutendo la tesi “La dimensione religiosa e la tensione all’assoluto in Charles Baudelaire” con Michele Federico Sciacca.

          Dal 1970 al 1973 ha insegnato Filosofia e Storia al Liceo Classico Mellerio-Rosmini di Domodossola (NO). Nel 1973 ha intrapreso la carriera universitaria nell’Università di Genova, dove ha insegnato Istituzioni di Filosofia, Filosofia teoretica e Filosofia del linguaggio alla Facoltà di Scienze della Formazione. Dal 1978 è membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Città del Libro, che organizza il Premio “Bancarella”, il “Bancarellino “e il “Bancarella Sport”; nel 1992 ne diventa Vicepresidente e dal 2004 al 2014 Presidente. Dal 1985 è Presidente della Sezione di Pontremoli della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi e condirettore dell’ “Archivio Storico per le Province Parmensi”. Nel 1982 è con Enzo Baldini tra i fondatori del “Premio Lunigiana Storica”, che assegna borse di studio per tesi di laurea su argomenti lunigianesi e il Premio Giornalistico e Televisivo per le peculiarità culturali e paesaggistiche del territorio. Dal 1989 al 2001 è Consigliere del Comune di Pontremoli e Assessore alla cultura. Ha organizzato “I sabati letterari”, con la partecipazione dei più importanti scrittori, artisti e giornalisti italiani e stranieri. Dal 1993 al 2001 è Direttore dell’Istituto Apuano della Resistenza e della Storia Contemporanea. Dal 1994 al 1998 Consigliere della Provincia di Massa Carrara, nel cui ambito ha ricoperto la carica di membro della “Commissione formazione professionale e servizi sociali”. Consigliere della Comunità Montana della Lunigiana dal 1994 al 2001, è eletto Presidente della “Commissione cultura, sport, scuola e servizi sociali”.

          Dal marzo del 2001 al marzo 2013 è membro del Consiglio d’Indirizzo della Fondazione della Cassa di Risparmio della Spezia. Dal marzo 2001 al marzo 2007 è stato membro del Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio di Carrara. Dal giugno 2001 al giugno 2013 è membro del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo della Banca del Monte di Lucca. Nel 2002 fonda “Il circolo della Lunigiana storica” di cui è stato Presidente fino al 2007. Dal 2002 al 2003 ha fatto parte della Commissione Ministeriale per la Semplificazione del Linguaggio Amministrativo. Il lavoro nell’ambito della Commissione ha portato alla elaborazione dello studio: “Il difficile cammino della semplificazione del linguaggio amministrativo”.      Nel 2003 viene eletto presidente del “Comitato per le celebrazione dantesche 2006”. Dal 2003 al 2005 ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione dell’IRRE Liguria. Nel 2004 ha creato la rivista “Librai del Bancarella”, che ha diretto fino al 2006. Nel 2005, come Presidente della Fondazione Città del Libro, fonda il Premio “Bancarella della Cucina” in collaborazione con l’Accademia Italiana della Cucina. Nel giugno del 2005 è stato nominato membro del Consiglio Scientifico Nazionale dell’IMONT. Dal 2008 è membro del comitato organizzatore del Premio di Poesia “Lerici Pea” che promuove la poesia dei giovani poeti, la sperimentazione di nuovi linguaggi e il riconoscimento della grande poesia del Novecento. Dal maggio del 2008 al dicembre 2010 è Consigliere del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Sen. Sandro Bondi. Nel 2008-2009 ha svolto, per conto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali –Direzione generale per lo Spettacolo dal vivo, lo studio sulle “Linee organizzative del Teatro Italiano”. In particolare è stata elaborata la ricerca: “Il teatro contemporaneo italiano. Esegesi ermeneutica”. Dal 2010 al 2013 è membro del Comitato scientifico del Centro per il Libro e la Lettura, che fa riferimento al Ministero per i Beni e le Attività culturali. Il 2 giugno 2008 ha ricevuto l’onorificenza dell’ordine di Commendatore al Merito della Repubblica Italiana. Dal 2009 è membro del Comitato Scientifico del Centro Studi della So. Crem di Genova. Dal 2010 è membro emerito del direttivo dell’Associazione “Manfredo Giuliani” per le Ricerche Storiche e Etnografiche della Lunigiana. Nel 2011 è stato eletto Presidente dell’Accademia lunigianese di scienze, lettere e arti “Giovanni Capellini” della Spezia, che promuove convegni scientifici, pubblicazioni storiografiche, presentazione di libri e concerti.

          In occasione dei 100 anni dell’Accademia “Capellini” abbiamo deciso di intervistare il professor Giuseppe Benelli per conoscerlo meglio.

Quali sono stati i suoi “maestri”?

          Non trovo nella mia formazione scolastica dei veri e propri maestri, cioè insegnanti che abbiano lasciato un segno importante. All’Università di Genova ho avuto la fortuna d’incontrare due “maestri” che hanno determinato i miei studi e le mie ricerche future: il filosofo spiritualista Michele Federico Sciacca e lo storico del medioevo Geo Pistarino. Sciacca mi ha inculcato il gusto della dialettica e il piacere di insegnare. Pistarino mi ha avviato al metodo della ricerca storiografica. Con Sciacca mi sono laureato e ho iniziato la mia vita accademica.

Quest’anno l’Accademia Lunigianese di Scienze, Lettere e Arti “Giovanni Capellini” della Spezia compie 100 anni. Ci può illustrare per sommi capi la storia di questa istituzione?

          L’Accademia è una istituzione culturale nata alla Spezia nel 1919 col nome di Società Lunigianese di Storia Naturale “Giovanni Capellini”, intitolata al grande geologo spezzino di fama internazionale. Trasformata nel 1924 in Accademia Lunigianese di Scienze, maggiormente adatta a divenire Ente di diritto pubblico per studi e ricerche. La sede alla Spezia, in via XX Settembre 148, è un elegante edificio in stile Liberty, realizzato nel 1929 su progetto dell’architetto Manlio Costa attraverso una pubblica sottoscrizione. Da tempo riconosciuta “Istituzione Culturale di Interesse Regionale” è centro di convegni, conferenze, mostre, pubblicazioni di saggi, ed ha una importante e specifica biblioteca scientifica aperta al pubblico e un fondo archivistico unico e fondamentale per studiare la vita e l’opera di Giovanni Capellini e per conoscere la storia dello sviluppo industriale della Spezia.

          Sin dal 1919 l’Accademia pubblica annualmente le “Memorie”, dove raccoglie studi e ricerche. A queste si aggiunge la pubblicazione delle collane: “Studi e Documenti di Lunigiana”, “Genti e Paesi”, “Erbaspada”, oltre a una serie editoriale dedicata alla xilografia, che grazie a Ettore Cozzani e alla sua prestigiosa rivista “L’Eroica”, nata nel 1909, ha avuto un grande impulso nella cultura artistica spezzina. Ancor oggi l’Accademia promuove in campo scientifico, letterario, storico, archeologico, artistico, studi e ricerche sulla Lunigiana e regioni limitrofe, senza trascurarne cultura, dialetti e tradizioni.

Può tratteggiare alcune figure salienti dell’Accademia “Capellini”?

          Innanzitutto Giovanni Capellini che l’ha fondata. Nato in pieno positivismo, darwinista convinto, primo docente di geologia nell’università di Bologna, preside e rettore, Capellini scrisse oltre duecento memorie, alcune delle quali di importanza  scientifica fondamentale. Instancabile viaggiatore, svolse ricerche in diversi paesi e collezionò fossili, minerali e campioni di rocce. Fondò il grande museo di geologia e paleontologia di Bologna. Si occupò di geologia, paleontologia, paletnologia e paleoantropologia, archeologia preistorica, cartografia. Visitò nel 1863 le tribù di nativi americani Omaha e Ponca, lasciando al Museo Etnografico della Spezia un’importante collezione di oggetti di quelle culture.

          Dei presidenti che si sono succeduti, Camillo Cimati, Fausto Baratta, Ubaldo Formentini, Mario Niccolò Conti, Augusto Cesare Ambrosi e Domenico Bevilacqua, ricordo in particolare l’insegnamento di Ambrosi.  Nel marzo 1984 l’ingegner Mario N. Conti presentò le dimissioni da presidente per motivi di salute e la guida dell’Accademia fu assunta da Augusto Cesare Ambrosi che, con l’aiuto del segretario ingegner Ferdinando Carrozzi, diede inizio ai lavori di ripristino del fabbricato della sede. In oltre cinquanta anni di feconda attività intellettuale Ambrosi ha dato alle stampe pubblicazioni dedicate alla speleologia, alla dialettologia, al folklore, all’etnografia, alla preistoria e alla protostoria, allo studio dei castelli e delle pievi.

          Fondamentale l’insegnamento di Ubaldo Formentini, l’anima e il protagonista delle ricerche storiche, archeologiche, artistiche e demologiche lunigianesi. Alla scuola di Formentini, Ambrosi ha appreso che soltanto con una perce­zione dei rapporti tra uomo e ambiente si può trovare la spiegazio­ne dei fenomeni e degli sviluppi storici, che dall’osservazione etnografica deriva la valutazione del dato folkloristico, non meno di quello religioso, nella sopravvivenza dei costumi e nell’avvicendarsi del­le generazioni.

Lei dal 1985 è anche Presidente della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi sezione di Pontremoli. Qual era la funzione delle Deputazioni quando sono sorte e qual è il compito delle Deputazioni oggi?

          Le Deputazioni sono sorte dopo l’unità d’Italia col compito di promuovere gli studi degli Stati preunitari. Nel 1860 Luigi Carlo Farini, dittatore di Romagna ed Emilia, costituì la Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi. L’«Archivio storico parmense», uscito per la prima volta nel 1894 e pubblicato annualmente, studia la storia antecedente l’unità d’Italia coi limiti geografici delle antiche province di Parma, Piacenza, Guastalla e Pontremoli.

          L’alta Lunigiana, attraverso le signorie dei Malaspina, ha avuto sempre con Parma e Piacenza rapporti commerciali e culturali. Ben noti sono i passi di monte Bardone, del Bratello, del Cirone, di Cento Croci, del Faggio Crociato, tutti convergenti su Pontremoli. Alla morte di Maria Luigia, moglie di Napoleone, avvenuta nel 1847, Pontremoli entra come capoluogo di provincia nel Ducato parmense. Nel 1859, all’annessione col Regno di Piemonte, nella commissione delegata a rappresentare la volontà del Ducato figura il Marchese Giancarlo Dosi di Pontremoli in rappresentanza della provincia dell’alta Lunigiana.

          Nella sezione pontremolese grande è l’entusiasmo che porta a partecipare alla Deputazione i principali studiosi di storia lunigianese. Achille Neri, storico e letterato, fondatore del “Giornale Storico della Lunigiana”, è socio corrispondente della Deputazione dal 1900 e membro attivo dal 1922. Camillo Cimati, primo sindaco elettivo di Pontremoli, deputato sottosegretario alle Finanze, senatore nel 1920, nel 1923 viene nominato vice presidente della sezione pontremolese. Luigi Bocconi, storico ed archeologo, direttore generale delle scuole italiane all’estero, è membro attivo dal 1927. Il generale Pietro Ferrari, lo storico della Lunigiana feudale, nel 1924 figura come socio corrispondente e nel 1927 come membro attivo. Primeggia, per acutezza e genialità di indagini, l’alta figura di Ubaldo Formentini, direttore della Biblioteca Comunale della Spezia, nominato nel 1932 membro emerito della Deputazione. La sua opera è continuata da Manfredo Giuliani, dal 1945 presidente della sezione, che rinnova gli studi storici locali con la particolare attenzione ai temi di antropologia culturale. Dopo di lui vengono eletti alla presidenza pontremolese il marchese Gian Carlo Dosi Delfini e Nicola Zucchi Castellini.

          Oggi la nostra sezione continua a rinnovare ogni anno l’«Archivio» con studi originali e una partecipazione che sente i legami storico-culturali col parmense e la montagna piacentina. Non dimentichiamo che da più di un secolo Giuseppe Michelli con Giuliani, Carlo Sforza e Ambrosi hanno coltivato il sogno di una regione emiliano-lunense, che ancora oggi viene portata avanti dal movimento di Lunezia.

Lei viene dal mondo universitario. Come è riuscito a coniugare l’esperienza universitaria con la cultura locale? Quale pensa sia il futuro delle associazioni culturali locali? In che modo oggi l’Università può contribuire per far evolvere la cultura locale?

Negli anni degli studi universitari l’avvocato Luigi Baldini mi ha introdotto nella Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, quando era presidente il professore universitario Roberto Andreotti. Ricordo in particolare una seduta a Casola con Augusto Cesare Ambrosi. Poi all’università mi emozionai quando sentii Geo Pistarino citare i costumi della Cervara sopra Pontremoli in una sua lezione propedeutica alla storia medievale. Proprio Pistarino costringeva i suoi alunni a fare un’esercitazione scritta sugli atti notarili medievali dell’Archivio di Stato di Genova. L’amicizia di Pistarino con Manfredo Giuliani, di cui all’esame mi ha chiesto notizie, è stato determinante per il mio studio sull’opera del grande storico pontremolese. Le lodi che Pistarino fece del metodo storiografico del Giuliani e delle associazioni culturali lunigianesi, mi ha spinto a prendere contatto e a collaborare con l’Associazione “Manfredo Giuliani” per le ricerche storiche e etnografiche della Lunigiana, voluta da Germano Cavalli a Villafranca, il Centro aullese di ricerche e di studi lunigia­nesi, creato da Giulivo Ricci, l’Associazione culturale pontremolese, fondata da Vasco Bianchi, il Centro studi umanistici “Niccolò V” di Castiglione del Terziere e la risorta Accademia degli Imperfetti di Fivizzano, diretti da Loris Jacopo Bononi, e il Centro di studi malaspiniani “Alessandro Malaspina” di Mulazzo, istituito da Dario Manfredi. Il ruolo di queste, accanto alle Deputazioni e a nuove istituzioni, in collaborazione con le Università che da decenni guardano alla storia locale con rinnovata attenzione, continua ad essere di fondamentale importanza per la conoscenza del territorio lunigianese che si sta così velocemente trasformando.

Pontremoli è nota per “Bancarella”, “Bancarella Sport” e “Bancarellino”. Nel 2005, come Presidente della Fondazione Città del Libro, lei ha fondato il Premio “Bancarella Cucina”. Nel 2004 è sorto il Premio “Bruno Raschi”, che premia giornalisti sportivi. Ci può dire come sono nati questi ultimi due premi e come si stanno sviluppando?

          Il Premio Bancarella della Cucina nasce nell’ottobre 2006, su suggerimento e sollecitazione di Angelo Novelli e Marcellino Mauri, con il coinvolgimento dell’Accademia Italiana della Cucina che ha collaborato al Bancarella della Cucina per i primi tre anni sotto la presidenza di Giuseppe Dell’Osso. Il Bancarella della Cucina diventa così l’occasione per fare il punto della situazione sul settore dell’editoria di cucina. È ormai trascorsa la fase del ricettario: una fase importante che ha contribuito ad avvicinarci alle cucine regionali e che ha cercato di fermare sulla carta quel che in realtà non si può codificare. A questa fase ne è seguita un’altra, altrettanto importante, che grazie all’opera di studiosi ha cercato di guardare alla cucina come alla storia culturale di una famiglia, di un popolo. Parallelamente, si è affermato il tentativo di servirsi della cucina per avvicinarsi al mondo della fantasia, di fare della cucina un ingrediente della creazione letteraria.

          Il Premio Giornalistico Bruno Raschi, assegnato nell’ambito del Bancarella Sport, intende ricordare una delle figure più significative del giornalismo sportivo. Raschi (1923-1983) si è occupato soprattutto di ciclismo e ha saputo unire competenza e qualità della scrittura. Firma illustre di “Tuttosport” e, dall’ottobre 1959, della “Gazzetta dello Sport” di cui è stato anche vicedirettore, per anni ha seguito Giro d’Italia e Tour de France, oltre alle altre grandi corse ciclistiche, raccontandole con amore e onestà. Ha raccontato le Olimpiadi di Roma del 1960 ma anche le imprese sui campi di calcio e sui ring di pugilato. Dei ciclisti scrisse che “sono personaggi strani, carichi di miseria e di poesia: il Giro è il loro immenso teatro, la loro opera umana, una poesia di versi strani”.

Presidente della commissione di scelta dei libri finalisti del Bancarella Sport, Raschi originario di Borgotaro era molto legato a Pontremoli.

Il 17 giugno 2018, in occasione della seduta scientifica della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, in via Cavour n. 29 a Pontremoli, alla presenza del Presidente dott. Leonardo Farinelli e del sindaco Lucia Baracchini, è stato inaugurato il “Mégaron”, gestito da Lei e dall’avvocato Andrea Baldini. Può raccontare ai nostri lettori come è sorto e quale sarà la funzione di questo nuovo spazio per la città di Pontremoli?

          Il Mégaron è nato innanzitutto dall’esigenza di collocare una grande quantità di libri che ho raccolto in una vita di studi e di passioni editoriali. Ma la felice collocazione in un palazzo del centro storico di Pontremoli e il sodalizio culturale con Andrea Baldini hanno fatto nascere l’idea di un centro culturale che prenda il nome greco Mégaron, nei poemi omerici la sala del trono del palazzo reale, la parte più intima e solenne. Il luogo dove si pensa in grande e dove intendiamo sviluppare occasioni d’incontri filosofici, in particolare di cultura classica, di cui oggi c’è urgente bisogno.

Lei è stato uno dei “ciceroni” delle memorabili giornate del FAI a Pontremoli (23-24 marzo 2019) [n.d.r.: 17.186 ingressi in due giorni per visitare Palazzo Negri-Dosi, Palazzo Pavesi – Ruschi Noceti, Palazzo Bocconi – Zucchi Castellini, Villa Dosi Delfini e l’oratorio di Nostra Donna]. Alla luce di quella esperienza  e guardando alle tante ricchezze del territorio ritiene che il turismo culturale possa essere un buon volano per far decollare oggi la “città del libro”?

          Il successo delle giornate del FAI conferma la vocazione turistico-culturale di Pontremoli. Grazie al grande lavoro degli studiosi pontremolesi, si è sviluppata la conoscenza della specificità architettonica e peculiarità pittorica sei-settecentesca del centro storico. L’originalità della scuola pontremolese e la preziosa conservazione del nostro patrimonio artistico, grazie soprattutto alla sensibilità culturale di alcune famiglie nobili, è stata pienamente colta dai numerosissimi visitatori. Questo grazie al lavoro di tanti che nel passato, penso ai convegni di studi giuridici promossi da Enrico Ferri e al suo lungo impegno come sindaco, e nel presente grazie all’attuale creatività amministrativa di Lucia Baracchini, hanno diffuso la conoscenza di Pontremoli sede del Museo delle Statue Stele, “Porta e chiave dell’Appennino” in epoca medievale, tagliata in due dalla Cortina di Cacciaguerra da Castruccio Castracani degli Antelminelli, città dei tanti ponti sulla Magra e il Verde, sede dal 1952 del Premio Bancarella.

          Tante sono ancora le cose da far conoscere: non solo statue e pitture di grandi autori, conservate nelle chiese e nei palazzi, ma case torri ed edifici ancora poco valorizzati.

Marco Angella, Intervista al professor Giuseppe Benelli, nel 100° anniversario dell’Accademia “Capellini“, pubblicata nella rivista “Il Porticciolo”, La Spezia, anno XII, n. 2.6.2019, pp. 97-102

La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini

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