INEDITI SUL CARBONAIO E “IMPROSSIMATORE” REALDO TOSI (1875 – 1961). DA VILLA DI BAGGIO A PONTREMOLI

PREMESSA

Dialogando con l’amico pontremolese Paolo Tosi sono venuto a conoscenza del fatto che il suo bisnonno Realdo fosse un valido “improssimatore”. Lo stesso Tosi un giorno mi fece avere la copia di un manoscritto inedito del suo avo e sue composizioni poetiche pubblicate, negli anni, sul settimanale cattolico “Il Corriere Apuano”. Incuriosito, iniziai, a tempo perso, le mie ricerche su questo personaggio, davvero interessante. Riporto volentieri su questa rivista l’esito delle mie prime indagini conoscitive.  

Realdo Tosi [Villa di Baggio (PT) 1875 – Pontremoli (MS) 1961]

Note biografiche su Realdo Tosi (1875-1961)

Realdo Tosi nacque a Villa di Baggio (Pistoia) il 24 giugno 1875 da Attilio Tosi e da Angiola Scartabelli, in una famiglia di carbonai.

Carbonaio anche lui, riuscì, da autodidatta, a conseguire una notevole cultura nonostante avesse frequentato la scuola elementare per soli nove mesi[1]. “Amante di poeti classici, da giovanissimo cominciò a scrivere versi”[2].

Si sposò il 24 luglio 1897 a Pistoia con Rosa Tosi (27 maggio 1878 – 24 dicembre 1946).

Nel 1929 pubblicò con la Tipografia Cavanna (Borgo Val di Taro) una piccola raccolta di versi in ottava rima comprendente due sue composizioni: “Il fuoco Corso pietoso e rio” e “Il servitore de’ carbonai detto Mèo”.

Il 15 novembre 1939 emigrò da Pistoia[3] per risiedere a Pontremoli (in provincia di Massa Carrara). Cambiò diverse abitazioni: da via del Teatro, a via Europa a via Mazzini.

Il 24 dicembre 1946 rimase vedovo e contrasse un secondo matrimonio il 30 ottobre 1952 con Fiammetta Lazzeroni.

Il 1° luglio 1961 morì a Pontremoli. È sepolto con la moglie Rosa nella cappella Tondini-Marioni del Cimitero Monumentale di Pontremoli.

La vita da carbonaio

Claudio Rosati considera Realdo Tosi “un carbonaio autodidatta che improvvisava in versi”[4]. Il ricercatore toscano scrive: “Nella composizione Il fuoco Corso pietoso e rio, stampata in un libretto celebre tra i carbonai pistoiesi e al quale si rimanda in genere non come fonte, ma come conferma del fatto, si narra di un incendio che il 2 aprile del 1929 a Pietrapola, in Corsica, devastò le carbonaie di compagnie pistoiesi”[5].

Anche Realdo Tosi fu coinvolto nell’incendio, come scrive lui stesso nel suo componimento: “Questo è l’incendio pietoso, e rio / Risparmiò pure figli, babbo e mamma /Io pure appena incolume n’uscio / Fui per soffocare tra fuoco e fiamma”[6].

Anche l’altro componimento pubblicato nel 1929 (“Il servitore de’ carbonai detto Mèo”) è di grande interesse. Scrive lo storico francese Jean-Pierre Cavaillé: “Questo testo conobbe pressoché la sorte del Lamento dei carbonai: chi tra i lavoratori del carbone aveva fatto il meo da ragazzino non poteva non identificarsi con la voce del narratore; per quello, evidentemente, tanti carbonai l’hanno imparato a memoria, cantato e tramandato (dagli anni 30 fino al 2000)”[7].

Come ci ricorda il fondatore del Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane Alessandro Bencistà nel suo glossario, il “meo” è il ragazzo che viene assunto a contratto per servire il carbonaio: “è lui ad eseguire i lavori più noiosi, fra i quali procurarsi l’acqua, preparare i pasti, sorvegliare la combustione ecc., lavori piuttosto pesanti data la giovane età che variava da dieci a dodici anni”[8].

Testi editi poco conosciuti dell’ “improssimatore” Realdo Tosi

Firma di Realdo Tosi

Realdo Tosi fu “un affermato poeta “improssimatore”. Gli “improssimatori”, caratteristiche figure della cultura popolare toscana, ingaggiavano lunghe battaglie in versi prendendo spunto da episodi e cose della vita quotidiana e risultava vincitore chi declamava per un tempo maggiore.”[9]

Non pubblicò solo il libretto del 1929 ma anche componimenti poetici sul settimanale cattolico “Il Corriere Apuano”[10]. Riporto i titoli di alcuni testi: “Favoletta” (in Rime di un operaio), “Voce divina”, “La Colomba rapace”, “La trappola rossa”, “Infinito”, “Botta e risposta”, “Preludio di tempesta”, “L’uccellaccio”, “È nato dopo Cristo”, “Ho sognato mia Madre”[11], tutti scritti in rima, che mettono in evidenza il suo fedele credo, il suo rispetto per la chiesa, per i sacramenti e la sua opposizione alla dottrina marxista.

“Dialogo fra l’uomo e la morte”: un testo inedito di Realdo Tosi

Prima pagina dell’inedito “Dialogo fra l’uomo e la morte”

Grazie a Paolo Tosi sono in grado di proporre un testo inedito. Si tratta del “Dialogo fra l’uomo e la morte”, scritto a mano su 3 fogli, fronte e retro, che hanno sullo sfondo pentagrammi perpendicolari alle parole.

Si tratta di una composizione, firmata “Realdo” e priva di data, in 16 sestine, nelle quali vi è un dialogo tra l’ “Uomo” (a cui sono riservate 8 sestine) e la “Morte” (7 sestine). La sestina di chiusura dà voce allo “Spettatore”.

La Morte si presenta come “parca mietitrice”, che non si fa commuovere da nessun pianto o lamento. L’Uomo la considera “crudele” e “pien di prepotenza” e le chiede di lasciarlo vivere perché dopo aver lavorato “col braccio, colla penna, colla testa” finalmente potrebbe avere una “vita un po’ migliore”. L’Uomo cita personaggi con la nomèa di aver vissuto a lungo, come Adamo, Noè e Matusalemme. Spiega che, avendo “la mente senza dubbio buona”, potrebbe ancora far del bene e “andare a predicar come fa Giona”. Il tempo sembrerebbe scaduto ma l’Uomo chiede alla Morte di “fare un’eccezione”, prendendone “un altro di meno importanza”. L’autore scomoda il resuscitato Lazzaro, il profeta Elia e fa dire alla Morte che al suo servizio ha “le tre Parche assorte” (Cloto, Lachesi e Atropo). Nella penultima sestina l’Uomo sente ormai la sua “candela” che si spegne. Gli ultimi sei versi sono lasciati allo “Spettatore”, il quale descrive l’Uomo ad un passo dal decesso, dicendo che “tenea le mani in atto di preghiera”, finendo per ribadire il forte credo cristiano di Realdo Tosi. 

Conclusione

Varrebbe la pena, in futuro, raccogliere tutti i componimenti poetici conosciuti di Realdo Tosi, per dare uno sguardo d’insieme alla sua attività di “improssimatore” e per tramandare alle future generazioni come un carbonaio autodidatta, pistoiese di nascita e pontremolese di adozione, sia riuscito a scrivere in rima partendo dalla lettura dei poeti classici.

Per valorizzare il presente articolo riporto in appendice la trascrizione integrale del testo inedito “Dialogo fra l’uomo e la morte” e la preziosa testimonianza del discendente pontremolese Paolo Tosi, che ringrazio sentitamente per la collaborazione.


Marco Angella, Inediti sul carbonaio e “improssimatore” Realdo Tosi (1875-1961). Da Villa di Baggio a Pontremoli, pubblicato in “Toscana Folk”, Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane, Scandicci, anno XXIX, n. 30, 04, 2025, pp. 22-28

Toscana Folk è il periodico del Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane, fondato e diretto dal professor Alessandro Bencistà


Appendice

Allegato n. 1 – “Dialogo fra l’uomo e la morte” (testo inedito)

Dialogo fra l’uomo e la morte

[Uomo N° 1]

Morte sei qui? Mi sorprendi quando

un po’ meglio agiata è la mia vita

con maniera gentile ti domando

ragion di questa visita sgradita

Si mostra seria con rude parola

quasi stizzita così mi consola.

Morte N° 2

Io sono quella parca mietitrice

di vite umane, siano vecchie o nuove,

diritte o torte come Dio mi dice,

nessun pianto o lamento mi commuove

a volte un po’ dolce mi presento

ma faccio ciò che devo e non mi pento.

Uomo N° 3

Rilevo dal tuo dir che sei crudele

e nel contempo pien di prepotenza

quel po’ di dolce lo converti in fiele

e i popoli riduci all’impotenza.

Non solo i vecchi, ma anche i bambini

innanzi tempo a morte li destini.

Morte N° 4

In quanto ai bimbi un decreto dice

che solo Dio sà perché li prendo

gli altri di dentro e fuori la cornice

sian forti come vogliono gli azzendo  

Tu pur sei forte, pieno di vigore

Comincia pure a cambiar colore.

Uomo N° 5

Mi raccomando lasciami campare

se non in città, magari alla foresta

fin’ora ho dovuto lavorare

Col braccio, colla penna, colla testa

Or potrei far vita un po’ migliore

se me la togli tu commetti errore.

Morte [N°] 6

Preparati a chiamare un prete o frate

se hai qualcosa da mettere a posto

io non ho da perdere giornate

T’ho da pigliar ti piglio ad ogni costo

ti posso dir che son troppo paziente

con te che non lo son con l’altra gente.

Uomo N° 7

Tu fosti con Adamo più garbata

a ottocentotrent’anni era ancor vivo

e di Noè l’età ancor più avanzata

a novecencinquanta fu reciso

a novecensessantanove lemme lemme

tu facesti morir Matusalemme.

Morte N° 8

Al mio servizio le tre Parche assorte

Cloto, Lachesi e la compagna Atropo

son quelle che decidono la morte

a chi a suo tempo, avanti tempo o dopo

A seconda che il filo gli si strappa

o vien tagliato a morte non si scappa.

Uomo N° 9

Se vivo ancora posso far del bene

ho ancor la mente senza dubbio buona

potrei entrare in pancia alle Balene

andare a predicar come fa Giona

In questo caso mi sarà gradito

essere anch’io due volte partorito.

Morte N° 10

Eppoi ritorneresti come adesso

Chiederesti la proroga di vita

e non vorresti mai il tuo decesso

ormai è tempo di farla finita

e non portarmi più altre ragioni

non concedo a nessuno dilazioni.

Uomo N° 11

E non potresti fare un’eccezione

prenderne un altro di meno importanza?

Uno che ha perduto la ragione

un delinquente, un pieno d’arroganza.

Come Lazzaro almeno fammi fare,

prima morire, poi resuscitare.

Morte N° 12

Sia un riccone o misero pezzente

filosofo scrittore e gran poeta

Anche lo sia la più eccelsa mente

deve morire, così Dio decreta

Per miracolo Lazzaro rivisse

ma non puoi dire che non rimorisse.

Uomo N° 13

Secondo te chi nasce morir fai

e imparziale sei nel trattamento

dimmi di Elia profeta come mai

pur nacque anch’egli, in terra non l’hai spento

Dinanzi a te m’inchino, m’inginocchio

come hai fatto con lui, chiudilo un occhio.

Morte N° 14

Non ti paragonare al gran profeta

tra mortali lui solo è in c[i]el rapito

Non voglio tener più la testa inquieta

il dialogo nostro è ormai finito

Star preparato te lo avean concesso

se non lo sei devi morir lo stesso.

Uomo N° 15

Venga il notaio venga prete o frate

Fate presto chiamateli di corsa

Via famigliari .. presto, cosa fate,

sento la mia candela che si smorsa.

Insistere si può quanto si vuole

ma con la morte non ci se ne puole.

Spettatore N° 16

Ha chiuso gli occhi non ha più parlato

tenea le mani in atto di preghiera

movendo i labbri, il polso s’è fermato

aveva il viso del color di cera.

Ecco il prete per l’ultimo conforto

Notaio e prete l’an trovato morto.

Realdo


Allegato n. 2

Testimonianza di Paolo Tosi, 30 maggio 2023

Da molto tempo giaceva in un cassetto “Il Fuoco Corso pietoso e rio” scritto dal mio bisnonno Realdo Tosi. Lo lessi e mi incuriosì. Un giorno, poi, con mio cugino Mauro, andammo a mangiare in un noto locale pontremolese, “da Baciottini”, e il gestore, con nostro stupore, ci fece vedere un manoscritto di Realdo, “Il Dialogo fra l’uomo e la morte”, scritto in rima di suo pugno.

Qualche tempo fa mi sono recato in biblioteca per consultare vecchie copie del “Corriere Apuano” alla ricerca degli articoli scritti dal Maestro Bruno Necchi e mi sono imbattuto con grande sorpresa in diverse composizioni poetiche del mio avo.

Questi episodi sono rivelatori di come il passato parli al mio presente. Mi sono sempre chiesto da dove arrivasse questo mio interesse per la letteratura e per l’arte.

Ora una risposta me la sono data. Realdo il carbonaio probabilmente ha lasciato qualche seme che è poi germogliato in me.

Non ho potuto conoscerlo perché quando io nascevo lui lasciava questa terra ma questo filo ritrovato che ci unisce a distanza di anni non si è mai spezzato, anzi è stato ritrovato come un vecchio amico che non si vede da tempo.

Mi piace pensare che laggiù o lassù ci sia un omone coi baffi, sporchi di carbone, che se la ride bonario per questo semplice ricordo.

Pontremoli, 30 maggio 2023

Paolo Tosi


[1] Cfr. Realdo Tosi, Il fuoco Corso pietoso e rio, Tip. Cesare Cavanna, Borgo Val di Taro 1929, p. 11: “… Poca sapienza, la penna novizia / Nove mesi di scuola elementare …”

[2] Cfr. Il carbonaio. Un mestiere in estinzione (a cura di Adriano Mancini, Giordano Pini e Vincenzo Pellegrinetti, in collaborazione con Franco Tuci), catalogo della mostra, Comune di Pistoia, Tipografia Nazionale, Firenze 1980, p. 17 (“I carbonai nella poetica popolare. Due composizioni di Realdo Tosi”). La pagina riporta una foto di Realdo Tosi. Cfr. Realdo Tosi, Il fuoco Corso pietoso e rio, cit., p. 3: “Leggendo i libri del sommo Alighieri / Troppo oscuri per me, non capii niente, / Tasso lo lessi spesso e volentieri, / Ma nulla m’è rimasto nella mente. / Pur d’Omero e Virgilio i bei pensieri, / mi piacque di rileggere sovente, / Chi ebbe penne d’argento e chi d’oro, / Invidio non averla come loro.”

[3] A Baggio (Pistoia) c’è il Museo del Carbonaio, istituito per salvaguardare la memoria delle tradizioni locali. Raccoglie ed espone strumenti, oggetti, costumi ed attrezzi legati alla vita ed alle tradizioni delle genti di montagna, in particolare al mestiere del boscaiolo e del carbonaio. Cfr.  https://cultura.gov.it/luogo/museo-del-carbonaio-di-baggio

[4] Cfr. Claudio Rosati, Il fuoco e la memoria, in Néstor Garcia Canclini – Amalia Signorelli (a cura di), “L’America Latina dopo il 1992. Un’altra integrazione, una modernità “altra””, La Ricerca Folklorica, Grafo Edizioni, 1993, n. 28, pp. 133-138, in particolare p. 136.

[5] Cfr. Claudio Rosati, op. cit., p. 137. In particolare Rosati tratta la vicenda di Realdo Tosi nel paragrafo “Il fuoco: cucina e apocalisse”.

[6] Cfr. Realdo Tosi, Il fuoco Corso pietoso e rio, cit., p. 9.  

[7] Cfr. Jean Pierre Cavaillé, Due composizioni di Realdo Tosi, poeta carbonaio (1929), in Jean Pierre Cavaillé – Alessandro Bencistà (a cura di), “Storie di carbonai in ottava rima”, Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane, Scandicci 2017, pp. 41-47, in particolare pp. 43-44. Cfr. Claudio Rosati, Breve storia di un lamento e di uno sguardo, in Gianfranco Molteni (a cura di), “ ‘Ottava vita’ e dintorni. I carbonai dall’ottava rima al rock”, Protagon Editori, Siena 1997, pp. 63-75. Cfr. inoltre Simone Fagioli, Un eroe perturbante nel mondo dei carbonai. Un’analisi strutturale del mito di Ciapino Ciampi, in “Quaderni di Farestoria”, nuova serie, n. 4, novembre-dicembre 1999, pp. 68-90, in particolare p. 83 (si fa cenno ai componimenti del 1929 di Realdo Tosi). Sui carbonai cfr. Carlo Cassola, Il taglio del bosco, Einaudi, Torino 1959; cfr. inoltre Carlo Cassola, La veglia del carbonaio, in “Il Mattino dell’Italia centrale”, III, 23, 27 gennaio 1949.

[8] Cfr. Alessandro Bencistà, Glossario, in Jean Pierre Cavaillé – Alessandro Bencistà (a cura di), op. cit. p. 103.

[9] Cfr. Il carbonaio. Un mestiere in estinzione (a cura di Adriano Mancini, Giordano Pini e Vincenzo Pellegrinetti, in collaborazione con Franco Tuci), op. cit., p. 17.

[10] “Il Corriere Apuano” è un giornale cattolico fondato nel 1907, ancora diffuso oggi a Pontremoli. Cfr. https://www.ilcorriereapuano.it/

[11] Devo la conoscenza di questi componimenti esclusivamente a Paolo Tosi, che ha scattato foto alle pagine di diverse annate del “Corriere Apuano” e, gentilmente, mi ha passato i materiali. 

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