INTERVISTA ALL’AVVOCATO ANDREA BALDINI, NUOVO PRESIDENTE DEL ROTARY CLUB LUNIGIANA

Foto dell’avvocato Andrea Baldini scattata da Marco Angella il 27 agosto 2018

Il 22 giugno 2018, presso il noto ristorante Cà del Moro di Pontremoli, si è svolta la cerimonia del “passaggio della campana” che ha visto il Presidente del Rotary Club Lunigiana, Giancarlo Bergamaschi, concludere il suo anno e lasciare la guida dell’associazione all’avvocato Andrea Baldini.

Andrea Baldini è nato il 10 ottobre 1949 a Pontremoli dove risiede ed ha il domicilio in via Cavour, presso lo studio nel quale esercita la professione legale.

E’ coniugato con la dottoressa Pasqualina Fortunato, magistrato, consigliere di Cassazione, ora in pensione, che ha svolto le funzioni di Giudice del Lavoro presso il Tribunale della Spezia. Ha una figlia di nome Giulia Felicita.

Baldini ha conseguito il diploma di maturità classica presso il Liceo “Emanuele Repetti” di Carrara. Si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Pisa con una tesi di Storia del Diritto Italiano sugli statuti medievali della Lunigiana Storica. E’ iscritto all’Albo degli Avvocati del Tribunale di Massa Carrara e all’Albo speciale della Cassazione. Svolge la propria attività nei circondari di Massa e Carrara, della Spezia, di Genova, di Parma, di Firenze, di Lucca e di Milano.

E’ socio dell’Accademia Italiana della Cucina, socio ordinario della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, socio corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Province Modenesi, accademico dell’Accademia Lunigianese di Scienze “Giovanni Capellini” della Spezia nonché coordinatore della classe Scienze Storiche e Morali, socio fondatore dell’Associazione Universitas Lunianensis e del Premio “Lunigiana Storica”, Socio Emerito dell’Associazione “Manfredo Giuliani” per le Ricerche Storiche ed Etnografiche della Lunigiana, Presidente dell’Università Popolare del Cilento e cittadino onorario di Torre Orsaia (Salerno).

Dal 1980 al 1985 è stato assistente volontario alla Cattedra di Storia del Diritto Italiano presso l’Università di Parma con il professor Corrado Pecorella.

Ha ricoperto la carica di Vicepretore Onorario nella Pretura Circondariale di Massa Carrara dal 1989 al 1995. Negli anni dal 2001 al 2012 è stato Consigliere nei Consigli di Amministrazione in vari istituti di credito: Banca Carige, Cassa di Risparmio di Carrara, Banca del Monte di Lucca, Banca Ponti.

Si occupa di studi di storia del diritto con particolare attenzione al tema della giurisdizione e dei poteri pubblici dal medioevo all’età moderna. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni.

Ci rivolgiamo a lui per conoscerlo meglio e percepire il futuro del Rotary Club Lunigiana.

Quali sono stati i suoi “maestri”?

Della scuola media ricordo con particolare affetto Orlando Lecchini, insegnante di lettere, che mi fece assaporare il fascino della Grecia con la lettura dell’Iliade e dell’Odissea. Del liceo classico “Emanuele Repetti” a Carrara si staglia la figura vigorosa di Alfonso Crudeli, professore di storia e filosofia, al quale devo gran parte della mia maturazione. Insieme a lui Leo Gestri, insegnante di latino e greco, capace di straordinarie dissertazioni sul mondo antico e paralleli con l’età moderna. Infine Maria Angela Petrucci che mi dischiude l’universo dantesco. Durante l’estate frequento il cugino Giacomo Baldini, normalista, professore di lettere classiche nei licei e a quell’epoca (metà anni ’60) direttore dell’Istituto di Cultura Italiana in Francia, che viene in vacanza nella casa di Castagnetoli nel comune di Mulazzo. Mi spiega che per far entrare nell’orecchio i vocaboli, il ritmo e le forme delle lingue antiche è necessario leggere una gran quantità di opere, cosa che la scuola non può fare. Insieme a lui percorro pagine e pagine di Omero, Cicerone, Plauto, Ovidio che traduco all’impronta, mentre lui mi guida, fungendo da dizionario e da grammatica. Attraverso la traduzione mi abitua ad un uso elegante della lingua che nasce dalla frequentazione con i grandi poeti e scrittori. 

Già da ragazzino ho la possibilità di frequentare, grazie a mio padre, Luigi, detto Gigetto, quelli che sono i suoi migliori amici, tutti artisti, pittori e musicisti: Bruno Pruno, Vittorio Zani, Augusto Ghelfi e Antonio Bazzoni, che mi  educano al gusto della bellezza e della gioia di vivere. Con loro visito mostre di pittura e scultura, luoghi d’arte e partecipo a straordinari concerti con mandolino e chitarra alla luce della luna. Li chiamo “gli amici d’infanzia” e possiedo quadri da loro regalati, in tempi successivi, con la dedica “all’amico d’infanzia”. Conservo un intenso rapporto con Caterina, figlia di Zani, la mia prima amica, con Serena e Chiara, figlie di Pruno. 

Successivamente Gian Luigi Maffei, docente di composizione e progettazione architettonica all’Università di Firenze, mi apre i segreti delle forme degli edifici e delle strutture urbanistiche. Gian Luigi succede ai precedenti nell’opera di recupero della villa Pavesi Negri di Scorano, dove io continuo il “cammino” di mio padre come committente. Insieme a lui inventiamo il “Giardino dei riccioli” un labirinto con volute, simili a quelle che si trovano nel ninfeo sottostante, scolpite nelle siepi di bosso da Walter Guidugli e Riccardo Spagnoli. Il giardino viene illustrato nel numero di dicembre 2013 della rivista Gardenia da Francesca Marzotto Caotorta e dal fotografo Dario Fusaro. Sempre nel 2013 Maria Grazia Passani, presidente del Club Unesco Carrara dei Marmi, mi invita a partecipare ad un concorso nazionale promosso dall’Associazione Club Unesco Italiani e ricevo una segnalazione per il recupero delle antiche case rurali del borgo.

Negli anni ’60, la possibilità di vivere durante l’estate a Scorano mi immerge nella dimensione del mondo contadino e dei lavori dei campi. I miei maestri sono due uomini che ho frequentato fino alla fine della loro vita, Luigi Domenichini e Olimpio Borzacca, mezzadri nell’azienda di mio padre. Imparo da loro ad aggiogare le vacche e a mungere. Partecipo ai lavori dei campi e assisto ai riti, alle grandi feste agresti, il grano e la trebbiatura, la vendemmia, il sacrificio del porco.

Aurelia, la nonna paterna, la donna più buona del mondo,  tira il collo alla gallina con un gesto fermo e gentile e, con il sorriso sulla bocca, mi spiega che la morte dell’animale deve essere rapida e indolore: la bestia non deve patire. E’ un ciclo necessario dobbiamo uccidere per mangiare e vivere. Un giorno anche noi saremo mangiati dai vermi, ma le nostre anime saranno in Paradiso.

L’amico Andreino Varoli, titolare come suo padre di una macelleria di tradizione, mi ferma per la strada poco tempo fa e mi dice: “Ti ricordi quando credevamo di essere poveri ed eravamo ricchi?” E rammenta quei felici anni ’60 in cui il territorio dell’Alta Lunigiana era ancora pieno di vacche e di stalle che erano la base di un’intera economia: “Abbiamo passato la guerra senza accorgercene, non abbiamo conosciuto la fame.” E insieme ripensiamo al momento  quando io e lui ragazzini assistevamo alla pesatura del vitello che suo padre comprava per macellare. Un rito: l’animale vivo veniva imbragato e issato per mezzo di una carrucola ad un gancio infisso nel soffitto della stalla. Tra la bestia e la carrucola pendeva una bilancia, la stadera. Varoli padre maneggiava il contrappeso fino a raggiungere il punto di equilibrio. A questo punto era necessario l’accordo del mezzadro e del proprietario. Raggiunto il giusto peso e stabilito il prezzo, Varoli estraeva il portafoglio a fisarmonica e divideva l’importo a metà tra i due contraenti. Il tutto finiva in una festa a base di testaroli, torta d’erbi, salami e tanto vino.

Osservavo affascinato le operazioni del veterinario Nello Spadoni, soprattutto quelle più complesse come i secondamenti, quando, dopo il parto, la placenta non usciva ed era necessario estrarla con un intervento chirurgico. In tarda età, quando mi incontrava per strada, non poteva far a meno di ricordare i tempi andati ed esaltava la bellezza delle vacche di mio padre, tutte bestie selezionate di razza brunalpina, che venivano comprate sempre con il suo consiglio. Ricordava una campionessa che ad una gara aveva vinto il premio di un milione di lire. Sull’avvenimento c’era anche la testimonianza di Olimpio Borzacca, il quale diceva che mio padre aveva diviso il denaro a metà tra i due mezzadri e aveva tenuto per se il solo diploma. Oggi le vacche non ci sono più, perchè, come dice Andreino Varoli, nulla è stato fatto per salvare l’agricoltura nelle zone collinari e montane. Io sono stato salvato da Alessandra Marietti che ha preso in affitto i terreni per realizzare prodotti di alta qualità: testaroli con farina di grano coltivata sul posto, farina di castagno, salsa di pomodoro, prodotti dell’orto. Ma all’opera di salvataggio hanno contribuito anche i cinghialai di Bassone, una squadra di cacciatori, ai quali ho concesso in comodato una delle case del borgo. La casa è tornata ad essere luogo di festa, dopo grandi battute al cinghiale. Un debito di gratitudine mi lega ai fratelli Ribolla e a Rosalba Bergamaschi, vicini premurosi. Ma un legame fortissimo mi unisce a  due amici Mario Sordi e Walter Marafetti, che mi hanno sostenuto con i loro saggi consigli e sono riusciti a far rivivere anche il vino e l’olio. Senza queste persone Scorano si sarebbe trasformato ben presto nella selva della Bella addormentata nel bosco, piena di “razze”, “endra” e “gusarne”.

Il contatto fisico con la musica l’ho avuto attraverso mia madre, Marosa, che suonava splendidamente il pianoforte e amava tanto Mozart, Chopin e l’opera lirica: di molte opere conservo la trascrizione per pianoforte. C’è un bellissimo ricordo di Pier Paolo Lello, l’amico di sempre con il quale dai tempi delle medie non ci si è mai perduti, custodendo un patrimonio di valori  che ci ha permesso di crescere insieme. All’epoca, durante l’estate, veniva a Scorano in bicicletta e si fermava a dormire per trascorrere alcuni giorni in campagna. Ancora oggi rammenta un risveglio con il porticato della villa illuminato dal sole, in fondo alla valle Pontremoli immersa nella nebbia e, come un incanto, le note dell’overture della Traviata. Emanuele Bertocchi ha dedicato una bella poesia a mia madre, quando è morta. Il nonno materno, Bernardo Pocherra, avvocato, volontario della Grande Guerra, deputato al Parlamento dal 1934 al 1940, prima Presidente e, dopo la guerra, membro del Consiglio di amministrazione delle Messaggerie Italiane, con il suo stile severo e gioioso ad un tempo ha lasciato un’impronta indelebile nel mio carattere durante il periodo del liceo a Carrara, dove ho studiato sotto la sua guida e ho vissuto insieme a lui nella grande famiglia patriarcale con gli zii Fiumetta, Guglielmo e Claudia, moglie di Giorgio Rocca e madre delle cugine Elisabetta e Giuliana. Ha contribuito a rafforzare la mia passione per la musica, portandomi al Teatro alla Scala nel 1964 a sentire un celebre Rigoletto diretto da Rafael Kubelik con Carlo Bergonzi, Renata Scotto, Dietrich Fischer-Dieskau, Fiorenza Cossotto e Ivo Vinco. Rimasi folgorato dal teatro e dalla bellezza dello spettacolo. Alla sua morte, nel 1968, sono stato accolto da un gruppo di suoi amici carraresi, Ettore Giromini, Renzo Giromini, Carlo Sanguinetti, con i quali ho fatto indimenticabili ascolti sinfonici e cameristici al Maggio Musicale Fiorentino nei primi anni ’70. Soprattutto Renzo ha cominciato a consigliarmi testi da leggere. Conservo, regalato da lui e datato 1971, Filosofia della musica moderna di Theodor W. Adorno. Grandi ascolti di dischi e partecipazione ad opere e concerti in compagnia di Pier Paolo Lello, Gianni Beschizza e Roberto Ribolla. I teatri sono il Regio di Parma, il Comunale di Firenze, La Scala di Milano e il Carlo Felice a Genova. In tempi recenti sono nate amicizie importanti con musicisti come  Pietro Borgonovo, Antonio e Giulio Plotino, Giorgio Mezzanotte, Marco Madoni. Un’indimenticabile cena con Chales Rosen a Genova, parlando di Chopin. L’amicizia nata nell’infanzia con Maria Pia Matteoni e rinnovata dalla comune passione per la musica, con lei che primeggia fra gli Amici della Scala, del Loggione e del sodalizio Accordo.

La vena teatrale è una scoperta della sig. Ottorina Chiartelli e del dott. Arnaldo Giumelli, organizzatori di spettacoli per ragazzini in occasione del Premio Bancarellino, nei primi anni ‘60. Ho avuto anche il piacere di recitare poesie in dialetto pontremolese scritte da Giovanni Bellotti per l’occasione: il poeta e Giumelli mi insegnavano l’esatta pronuncia. A Carrara con gli amici Freddi Casini, Franco Fambrini, Italo Vinchesi, Anna Lalli, Lucia Buratti, Chiara Briganti, Marina Babboni e il corpo di ballo, istruito dalla prof. Lara Venturotti, abbiamo messo in piedi spettacoli figli della morente goliardia e del nascente Sessantotto: Roba da chiodi, Macabrus e Tutti all’inferno. Ad uno di questi è presente il poeta dialettale Mauro Borgioli, che da tempo ha scritto la prima commedia in dialetto carrarese ‘L renversdla manica (Il rovescio della manica) e cerca gli interpreti per metterla in scena. Trova quattro personaggi e a me viene assegnato il ruolo di Gugliè ‘mbriac quasi fis, un vecchio alcolizzato comico e tragico allo stesso tempo. Si va in scena nel giugno del ’69 con replica a settembre. Dal nonno avevo sempre sentito parlare il dialetto carrarese quello di Piazza Drent, Piazza del Duomo, il cuore di Carrara, ma ora vengo sottoposto a corsi accelerati con l’insegnamento di Borgioli e Beniamino Geminiani. Negli stessi anni, tra il ’67 e il ’70, giriamo tre film con gli amici Giuseppe Podestà, Emanuele Bertocchi, Paolo Santagostino, Giuseppe Biondi, Fabrizio Pinotti, Pier Giacomo Tassi, Natalino Benacci, Aidè Serni, Gabriella Franchini, Caterina Zani, Elena Podestà: La bella e il mostro, storia di vampiri, girata al passo ridotto, La macchina del tempo, con atmosfere dell’espressionismo tedesco, Busillis, dove l’assurdo di Bunuel si unisce a inquadrature sullo stile di Antonioni. Nel ’67 un gruppo di giovani tra i 17 e i 20 anni prende in affitto due stanze nel Castelnuovo, una delle fortezze della Pontremoli medievale, ribattezzata, in età recente, la Torre di Busticca dal soprannome del fabbro che ne è proprietario e vi ha aperto bottega. Natalino Benacci, Pier Giacomo Tassi, Roberto Bazzigalupi, Giuseppe Orioli, Giuseppe Michelotti, trasformano il luogo nel ritrovo di un’intera compagnia di amici, ragazzi e ragazze. Nel ricordo di quei tempi, nel 1986, Roberto Bazzigalupi decide di riunire gli amici della Torre con ricorrenza biennale. Successivamente, per quelli rimasti a Pontremoli, la ricorrenza si stringe e diventa bimestrale, seguendo il ritmo dei compleanni. Ed è un piacere infinito ritrovarsi con persone tra le quali non esistono schermi prodotti dallo stile di vita, dal lavoro, dalle convenzioni sociali e prolungare nel tempo la freschezza di una bella giovinezza trascorsa insieme.

Al momento della scelta universitaria si impone giurisprudenza per dare continuità allo studio di avvocato di mio padre. Anche se mi fa dubitare il fascino della storia e della filosofia, rafforzato dall’intenso rapporto, nato in quel periodo, con il cugino Beppe Benelli e con sua moglie Aurelia. Beppe insegna storia e filosofia al liceo “Rosmini” di Domodossola e si prepara a ricoprire la cattedra di filosofia teoretica e filosofia del linguaggio all’Università di Genova, quando lo chiamerà il suo maestro Michele Federico Sciacca. Decisivi due fatti: Alberto Montel, ordinario  di diritto privato all’Università di Torino e amico carissimo di mio padre che spesso, durante l’estate, viene ospite a casa nostra e parla di diritto con il sapore di una favola. Un gruppo di compagni di scuola del Repetti che si iscrivono a giurisprudenza a Pisa: Alberto Rocca, Enrico Di Beo e Italo Vinchesi. Dei professori pisani ricordo Feliciano Serrao, professore di Storia del diritto romano, allievo di Arangio Ruiz, Ugo Natoli, raffinato civilista, Giovanni Fabbrini e le sue lezioni di procedura civile, dalle quali traiamo preziosi appunti per l’esame. Mi laureo con Ennio Cortese, ordinario di Storia del Diritto Italiano, allievo di Calasso, uomo riservato e affascinante, con una tesi sui più antichi statuti della Lunigiana contenuti nel Codice Pelavicino. Mario Niccolò Conti mi dà lezioni di paleografia direttamente sul manoscritto del Codice, mentre lo aiuto a preparare il primo volume del Corpus Statutorum Lunigianensium

Nel periodo universitario, agitato da tensioni rivoluzionarie marxiste-leniniste,  riappare l’umanesimo nei rapporti che si stabiliscono con Roberto Marruzzo, Roberto Lamma, Vittorio Zucconi, Riccardo Donadoni, Elena Fazio, Alberto Nardi, Giovanni Faggioni, i fratelli Alessandra e Massimo Lazzerini, Silva Teani, nel perpetuo simposio che si tiene nella casa presa da loro in locazione e alla quale io faccio capo come pendolare per seguire le lezioni. La politica, la filosofia, l’arte e il cinema sono gli interessi maggiormente coltivati. Si raggiungono luoghi remoti per assistere a proiezioni di film rari e difficili. Soprattutto abbiamo la fortuna di vivere in un periodo nel quale sono ancora in piena attività Kurosava, Tarkovskij, Bergman, Altman, Kubrick, Bunuel, Fellini, Visconti, Antonioni, Pasolini.  E’ qui che nasce la “Societas Professorum” dove ognuno dei componenti è insignito di una delle 36 pievi che compongono la Diocesi di Luni e dove le regole per farne parte sono improntate a canoni simili a quelli che Platone vuole per i filosofi che guidano la Repubblica. I professori, parlando fra di loro, usano rigorosamente il “lei” e questo avviene ancora oggi, suscitando spesso  l’ilarità perplessa di chi ascolta.

All’inizio degli anni ’70 insieme a Beppe Benelli mi avvicino al mondo degli studi lunigianesi. Da ragazzino con mio padre ho modo di frequentare Manfredo Giuliani e di ascoltare i suoi avvincenti discorsi, che, per la prima volta, mi offrono la dimensione dei luoghi dove abito, argomenti totalmente assenti nel mondo scolastico del tempo. Sempre con mio padre assisto alle sedute della Deputazione di Storia Patria. Ma è insieme a Beppe che inizia un rapporto partecipativo e maturo con Germano Cavalli, calamìta di un gruppo di giovani, battezzati dal Marchese Giancarlo Dosi Delfini “i cavallini”, che fanno capo all’Associazione “Manfredo Giuliani” per le ricerche storiche ed etnografiche della Lunigiana, nata nel 1969 e madre di tutte le altre associazioni che nascono dopo di essa. Straordinaria la  capacità di Cavalli di coinvolgere giovani, unendo alla passione il rigore scientifico della ricerca. E’ lui che dà vita alla rivista “Studi Lunigianesi” e procede alla realizzazione del Museo Etnografico della Lunigiana. Si instaurano legami profondi con i cugini Boggi, Riccardo e Lucia, con Stefano Milano, Lia Giambutti, e Isa Trivelloni. Giulivo Ricci nel 1972 fonda il Centro Aullese di Ricerche e di Studi Lunigianesi, oggi a lui intitolato e presieduto da Giuliano Adorni. Ricci  con Almo Farina fonda il Museo di Storia Naturale della Lunigiana.  Vasco Bianchi, Luciano e Mauro Bertocchi e Natalino Benacci fondano nel 1975 l’Associazione Culturale Pontremolese, che oggi porta il nome di Vasco ed è presieduta da Maria Luisa Simoncelli Bianchi. Un altro maestro è  Cesare Augusto Ambrosi, grande amico di mio padre, che ha pubblicato il Corpus delle Statue Stele Lunigianesie in quel periodo sta allestendo il Museo nel Castello del Piagnaro a Pontremoli, quello che oggi porta il suo nome. Attraverso lui conosciamo Tiziano Mannoni ed Eliana Maria Vecchi. Mario Niccolò Conti ci  insegna a leggere le antiche murature. Indimenticabili le escursioni, muniti di strumenti, per rilevare castelli e fortificazioni in luoghi impervi e suggestivi. E’ un periodo pieno di fervore nel quale vengono messe le premesse di una nuova generazione di studiosi e uno scambio formidabile di idee attraverso studi e ricerche che crescono e continuano fino ad oggi. Voglio ricordare solo alcuni dei nomi con i quali ho condiviso questo percorso che abbraccia archeologia, arte, linguistica, etnografia, fisica, geologia, botanica, storia, letteratura: Virginio Angelini, Angelo e Marco Angella, Arrigo Antonelli,  Fabio Baroni, Stefano Baruzzo, Alfredo Bassioni,  Romano Bavastro, Patrizia Bellucci, Massimo Bertozzi, Franco Bonatti, Stefano Calabretta, Elisabetta Carpitelli, Olimpia Cecchi, Duino Ceschi, Sergio Cozzani, Marzia Dati, Ezio e Lucia Della Mea, Rina Gambini, Roberto Ghelfi, Angelo Ghiretti, Chiara e Francesca Guastalli, Mariano Lallai, Paolo Lapi, Lanmarco Laquidara, Franca Leverotti, Dario Manfredi, Mirco Manuguerra, Andrea Marmori, Mario Nobili, Claudio Palandrani, Rossana Piccioli, Rodolfo Polazzi, Luciano Preti, Giovanni Raggi, Caterina Rapetti, Marzia Ratti, Roberto Ricci, Giampietro Rigosa, Piergino Scardigli, Guido Tonelli.

Nel 1973 Enrico Ferri fonda il Centro Lunigianese di Studi Giuridici e organizza convegni di rilevanza nazionale, chiamando grandi giuristi a trattare temi di attualità come l’ecologia e la famiglia di fatto.  Io e Benelli prepariamo una serie di manifestazioni collaterali per illustrare la Lunigiana ai convegnisti.

E’ in questo periodo che emerge con nuova forza la vera immagine della Lunigiana come territorio dell’antica Diocesi di Luni, una regione etnico-linguistica che abbraccia la riviera marina da Levanto al Cinquale di Montignoso e l’entroterra della Valle della Magra e del suo affluente Vara. Emerge contro l’altra immagine che vede una Lunigiana ristretta alla Valle della Magra, spesso sinonimo di mancato sviluppo industriale  rispetto ad altre zone delle provincie di Massa e Carrara e della Spezia, dove un’economia diversa si è realizzata durante il boom economico. E con i lunigianesi talmente depressi  da esprimere un’identità negativa, quando  affermano di sentirsi dei “bastardi”, nè liguri, nè toscani, nè emiliani. Enzo Artemio Baldini, docente di storia delle dottrine politiche all’Università di Torino, concepisce il nome di Lunigiana Storica per definire il territorio dell’antica diocesi. Nasce il Premio omonimo, patrocinato dal Comune di Licciana Nardi, diviso in due sezioni, una dedicata ad una tesi di laurea e l’altra dedicata al giornalismo. Il premio è assegnato da una giuria prestigiosa composta da professori universitari, tra i quali oltre Baldini e Benelli, spiccano Geo Pistarino, Luigi Firpo, Angelo Del Boca, Cesare Vasoli, Gian Luigi Maffei, e da specialisti delle materie facenti capo alle istituzioni esistenti sul territorio. Ha il merito di diffondere a livello nazionale l’immagine della “grande Lunigiana”. Il premio è stato sostenuto dal sindaco Enzo David Belli e continuato da Enzo Manenti.

Tramite Enrico Ferri conosco Corrado Pecorella, Ordinario di Storia del Diritto Italiano e Preside della Facoltà di Giurisprudenza del’Università di Parma. Si stabilisce subito un rapporto di stima e simpatia per il quale mi vuole come collaboratore. Grazie al suo stimolo scrivo saggi sull’ordinamento del comune medievale di Pontremoli e sul titolo comitale del Vescovo di Luni. Manda al mio studio di avvocato laureandi di origine lunigianese, che gli hanno chiesto la tesi, e mi affida il compito di trovare l’argomento e di seguire il lavoro. E’ l’occasione per tirar fuori dagli archivi statuti e documenti inediti. Ho il piacere di aver fatto laureare quelli che oggi sono avvocati e professionisti nel campo del diritto.

Con Ferri, Natalino Benacci e Riccardo Boggi figuro tra i fondatori dell’Almanacco Pontremolese. Un periodico annuale, giunto alla quarantesima edizione, nel quale prendono corpo articoli di varia cultura, con contributi spesso originali in materia di storia ed etnografia. Collaborano Luciano e Mauro Bertocchi, Giuseppe Benelli, Jacopo Ferri, Caterina Rapetti, Romano Novetti, Augusto Cesare Ambrosi, Germano Cavalli, Giulivo Ricci, Rossana Piccioli, Giulio Cesare Cipolletta.

Sempre insieme a Beppe frequento il Castello di Castiglione del Terziere e nasce un significativo legame con Loris Jacopo Bononi, medico e farmacologo, che ha restaurato il fortilizio e vi ha raccolto incunaboli, cinquecentine, manoscritti e documenti di argomento lunigianese. Ha fondato il Centro di Studi Umanistici Niccolò V e la Libera Cattedra di Polifonia, un coro che canta brani dei maestri rinascimentali, diretto da Adolfo Tanzi, insegnante del Conservatorio di Parma. Ha scritto tre romanzi Diario Postumo, Miserere Dei, Il poeta muore in un italiano sperimentale, lodato da Carlo Bo e Pier Paolo Pasolini. Accompagna con generosità nelle visite al castello le persone più disparate, da ragazzini delle scuole elementari a illustri professori, e diffonde un’aristocratica immagine della Lunigiana, terra di uomini illustri.

I maestri nella professione di avvocato sono mio padre, i suoi amici Antonio Dosi e Bruno Cattini, l’amico Paolo Francesco Barbanente e magistrati come Enrico Ferri, Remigio Pagliari, Franco Sorrentino, Raffaele Testa, Adalberto Capiello, Antonino Pulvirenti del foro della Spezia e di Massa. Ricordo con affetto Joseph Lanznaster, il collaboratore di studio prematuramente scomparso. Torre Orsaia, il paese di mia moglie nel Cilento, mi  porta un ottimo avvocato, Alfonso Del Giudice, che vive con la famiglia a Sarzana e che è divenuto parte integrante dello studio insieme a Patrizia Greppi, impareggiabile segretaria, dotata di senso giuridico, pilastro portante della struttura e aiuto premuroso nei casi difficili della vita.

Sempre tramite Ferri a quel tempo Membro del Consiglio Superiore della Magistratura conosco mia moglie, Pasqualina Fortunato, detta Lilli, ad un convegno nel 1982:  lei è magistrato nel Tribunale di Piacenza. Da poco è mancata la mamma, Cristina Finamore, quando vado nel Cilento per fare la conoscenza della famiglia.  Vengo accolto con calore a Torre Orsaia dal padre, avvocato Francesco, dai  fratelli Leo ed Ester, dai loro fidanzati e futuri sposi Maria Ciriaco e Bruno Greco. Nel 1984 il matrimonio e nel 1986 nasce Giulia Felicita. Lilli lascia Piacenza e si stabilisce a Pontremoli per occupare il ruolo di magistrato del lavoro nel Tribunale della Spezia, dove riscuote stima e riconoscimenti di merito da avvocati e colleghi. A Torre Orsaia tra il 2000 e il 2002 divento il conduttore di una manifestazione di teatro in piazza che si tiene nel mese di agosto, al quale partecipano quattro squadre, che mettonono in scena pièce da loro create. Ai giochi partecipano anche Giulia e i cugini Cristina, Vittoria e Francesco. Sono protagonista di varie manifestazioni culturali tanto che nel 2017 mi viene conferita dal Sindaco, Pietro Vicino, la cittadinaza onoraria e la carica di Presidente dell’Università Popolare del Cilento. Trovo una perfetta intesa con l’assessore alla cultura, Filomena Letizia, e con i membri  del consiglio di amministrazione, menti brillanti e ricche di cultura: Caterina Del Giudice, Rosalba De Luca, Adriano Cataldo e  Gianlorenzo Vallone, figlio di Giuseppe, il primo e indimenticato presidente dell’Università, quando venne fondata nel 1972.

In comune con Beppe Benelli, condivido un profondo legame con il prof. Vincenzo Lorenzelli e con sua moglie Gioia. Uomo geniale, professore di chimica alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova, insignito di due lauree honoris causa in Francia e in Italia, e dotato di capacità manageriali che lo portano a cariche prestigiose quali, Presidente della Fondazione Banca Carige,  Rettore del Campus Bio-medico di Roma, Presidente dell’Istituto “Giannina Gaslini” di Genova. Negli anni ’90 decide di far ritorno a Pontremoli, citta di origine della sua famiglia, e di comprare un palazzo nel centro storico.  Quella casa di via Cavour che affaccia le finestre sulla Magra e che Vincenzo ricorda in due scritti autobiografici La formula Lorenzelli e Fiumi di vita. Sotto la guida di Maffei restauriamo il palazzo: al terzo piano c’è la sua casa, al secondo il mio studio di avvocato, al piano terra il “Mégaron”, del quale parleremo in seguito. Ricevo da Vincenzo un grande riconoscimento di fiducia quando mi inserisce nel board di Banca Carige e di altri istituti collegati, facendomi fare un’esperienza straordinaria.

Un altro maestro è il giornalista e scrittore  Lorenzo Sartorio, al quale mi lega un vivissimo rapporto che coltivo sempre con Beppe. Con lui fondiamo l’associazione Amici della Luna e da lui riceviamo quella visione della Lunigiana, terra misteriosa di arcane magie, bontà culinarie e gioie di vita, coltivata da chi abita a Parma e riconosce questi valori.

Infine Gianvittorio Signorotto, Ordinario di Storia Moderna presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, con il quale grazie al nutrimento della cultura abbiamo alleviato i giorni del servizio militare trascorsi a Chieti e messo le basi di un comune sentire. Autore di rilevanti saggi sui movimenti ereticali, sull’ inquisizione e sulla  Milano seicentesca.

Ci può spiegare quando e perché è nato il Rotary Club Lunigiana, quali sono le sue finalità e come è inserito nel panorama internazionale?

La nascita del Rotary Club Lunigiana è opera di Cirillo Orlandi, manager di fama nazionale nel campo dei porti, presidente del club Carrara e Massa nell’anno 2015 – 2016.  Cirillo è mosso da due linee guida  a) il recupero storico, artistico, culturale e professionale della storia millenaria delle lavorazioni della Provincia di Massa e Carrara b) la creazione di un nuovo club in Lunigiana. Nella provincia esistono  già due club, il Carrara e Massa e il Marina di Massa, Riviera Apuana del Centenario. La Val di Magra ha pochi rappresentanti nel Carrara e Massa con problemi di frequenza a causa soprattutto delle distanze. E’ opportuno che il Rotary International sia meglio radicato in quel territorio significativo e ricco di cultura. E’ così che nasce il club che trova in Giovanni Dosi, il Presidente Fondatore, e in Giancarlo Bergamaschi il suo successore. In tre anni il club è cresciuto fino a raccogliere 30 persone, tutte molto qualificate e tra le quali sono nati rapporti intensi di stima e simpatia, che hanno giovato moltissimo ad amalgamare il gruppo. Soci onorari sono Giuseppe Benelli, Cirillo Orlandi, Angelo Ghiretti. Soci: Sara Argelà, Stefano Beghini, Roberto Benelli, Giancarlo Bergamaschi, Giovanni Bertoni, Merrion Christina Charles, Pietro Cerutti, Filippo Coppelli, Luigi Cortesini, Giovanni Dosi, Ragna Engelbergs, Luigi Fontana, Franco Franchi, Liano Gia, Ettore Lazzeroni, Aldo Marginesi, Pietro Mascagna, Vertere Morichelli, Silvia Musso, Giuseppe Orioli, Mauro Pellegri, Matteo Pinelli, Enrico Polverini, Antonio Simonini, Corrado Sommariva, Giovanni Tarantola, Paride Varoli, Lucio Vittori.

Il Rotary ha finanziato “Le sette meraviglie della Lunigiana” (Maria PaciniFazzi Editore, 2016). Ci può illustrare brevemente la genesi e l’importanza di questo volume?

Il volume nasce da una mia idea che prevede un parallelo tra le sette meraviglie del mondo antico e sette unicum e, per questo, meraviglie, che si trovano in Lunigiana. Intendendo per Lunigiana l’antica diocesi di Luni, quella regione etnico-linguistica che è stata descritta più sopra. Si è preferito abbandonare l’aggettivo “storica”, nella convinzione che sia venuto il tempo di restituire al territorio, nella sua più ampia accezione, il nome originario senza il supporto di alcun attributo. Devo dire che il progetto era stato proposto in precedenza a istituti bancari che non l’avevano capito. Il suo valore è stato intuito al volo da Giovanni Dosi. La casa editrice Maria PaciniFazzi di Lucca ha curato l’opera, le fotografie sono di Walter Massari. Le sette meraviglie sono: Le Statue Stele, paragonate alla statua di Zeus nel tempio di Olimpia, descritte da Germano Cavalli e Angelo Ghiretti; I Castelli, paragonati alla Tomba di Mausolo ad Alicarnasso, trattati da Nicola Gallo;  Le Alpi Apuane, paragonate alle Piramidi d’Egitto, illustrate da Roberto Ghelfi, Gian Luigi Maffei, Romano Bavastro e Liano Gia;  Il Golfo della Spezia, paragonato al Colosso di Rodi, ad opera di Andrea Marmori; Le Cinque Terre, paragonate ai Giardini Pensili di Babilonia, illustrate da Roberto Ghelfi e Gian Luigi Maffei; I luoghi Danteschi, paragonati al Tempio di Artemide ad Efeso, descritti da Mirco Manuguerra; I paesi degli stampatori e dei librai, paragonati al Faro di Alessandria d’Egitto, ad opera di Giuseppe Benelli. Apre il volume un mio articolo intitolato L’anima identitaria della Lunigiana che si è formata tra il X e l’ XI secolo, nel periodo che i linguisti definiscono di assestamento della lingua italiana e dei suoi dialetti, ed è rimasta tale nonostante le varie dominazioni che, in tempi successivi, hanno smembrato il territorio della diocesi, anzi forse queste divisioni hanno rafforzato l’identità come unico elemento al quale la popolazione poteva aggrapparsi. Si distinguono due categorie di lunigianesi quelli consapevoli e quelli inconsapevoli. Consapevoli quelli che abitano la Valle della Magra, dalle sorgenti alla foce, che dichiarano la loro identità pur appartenendo amministrativamente alcuni alla Toscana e altri alla Liguria. Inconsapevoli gli abitanti del Golfo della Spezia, della Val di Vara e della riviera fino a Levanto, confusi dal nome “ligure” ripristinato da Napoleone nel 1797. Nel primo secolo l’Imperatore Augusto aveva diviso l’Italia, da tempo sottoposta al dominio romano, in regioni corrispondenti ai popoli che abitavano l’intero territorio: una di queste era  la Liguria. Il nome scompare in età longobarda e al suo posto, tra X e XI scolo, appaiono il Genovesato e la Lunigiana. E tali restano nonostante la conquista da parte della Repubblica di Genova di gran parte del territorio lunigianese. La ricomparsa del nome Liguria crea confusione anche se gli abitanti delle zone sopra descritte si rendono conto di parlare un dialetto diverso e di avere tradizioni e stili di vita diversi rispetto a coloro che abitano al di là dei confini dell’antica diocesi e ammettono, in maniera inconsapevole, di essere lunigianesi. Poi ci sono gli abitanti di Carrara, Massa e Montignoso che si dichiarano “apuani”, un sinonimo di “lunigianese” per rimarcare la loro estraneità alla Toscana. Fondamentale l’articolo La Lunigiana linguistica di Elisabetta Carpitelli, docente di dialettologia romanza all’Università di Grenoble, che con un’attenta analisi dimostra che il territorio della diocesi rappresenta una regione etnico-linguistica autonoma rispetto alle confinanti Liguria, Emilia e Toscana. Il saggio restituisce il giusto valore all’identità dei lunigianesi, che possono liberarsi dall’idea di essere dei “bastardi”. Dal libro è nato un Interclub Rotariano che raccoglie i cinque club del territorio: La Spezia, Sarzana, Carrara e Massa, Riviera Apuana e Lunigiana.

Sulla scia del volume ottimi risultati hanno riscosso le lezioni tenute da me, da Benelli, da Carlo Borromeo, da Roberto Palumbo e da Ilaria Gasperi presso la sede dell’Accademia Lunigianese di Scienze “Giovanni Capellini” alla Spezia, volte ad evocare l’anima lunigiana, latente nelle giovani generazioni degli studenti degli istituti superiori della Spezia, e confusa dall’ingannevole pensiero di essere liguri. Le lezioni avvenivano in un laboratorio di scuola-lavoro finanziato dalla Fondazione della Cassa di Risparmio della Spezia, presieduta da Matteo Melley. Alla consegna dei diplomi, la rappresentante di un gruppo di studentesse del Liceo Scientifico così mi ha detto: “Sa, avvocato, è molto più trendy essere lunigianesi che liguri!”

Il volume ha ottenuto il Trofeo Pontremoli Lunigiana al Concorso Citta di Pontremoli, sesta edizione, 2017.

Come Presidente dell’Università Popolare del Cilento di Torre Orsaia ho promosso l’edizione di un libro analogo, intitolato Le nove Muse del Cilento. Anche il Cilento è una regione etnico-linguistica che rientra nei limiti della Campania e confina con la Lucania. La forma di penisola emergente dal Golfo di Salerno, a nord, e dal Golfo di Policastro, a sud, determina geograficamente il territorio, racchiuso tra il fiume Sele, il Canale della Mezzanotte e le montagne che lo separano dal Vallo di Diano. Anche questo si forma tra X e XI secolo, quando i Longobardi, principi di Salerno, creano un distretto amministrativo che prende il nome dal monte Cilento. Il tema dell’identità è assente perché tutti gli abitanti si dichiarano “cilentani”. Semmai è presente fra la popolazione il sentimento della marginalità del territorio. Le nove Muse sono nove unicum che restituiscono al luogo la giusta dimensione. Il libro curato dal prof. Amedeo La Greca, Presidente del Centro di Promozione Culturale per il Cilento, è opera di illustri accademici e specialisti delle materie trattate, tra questi Giuseppe Benelli, che ha scritto La filosofia nasce nel Cilento, dove affronta il tema di  Parmenide e della scuola eleatica.

Il 17 giugno 2018, in occasione della seduta scientifica della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, in via Cavour n. 29, alla presenza del Presidente dott. Leonardo Farinelli e del sindaco Lucia Baracchini, è stato inaugurato il “Mégaron”, gestito da Lei e dal professor Giuseppe Benelli. Può raccontare ai nostri lettori come è sorto e quale sarà la funzione di questo nuovo spazio per la città di Pontremoli?

Del palazzo abbiamo già parlato. Al piano terra Benelli ha raccolto la sua grande biblioteca e insieme abbiamo deciso di istituire un centro culturale e di chiamarlo Mégaron. Mégaron è la grande sala dei palazzi dei protagonisti dei poemi di Omero. E’ la sala dove si pranza e nella quale  gli aedi cantano le gesta degli eroi per la felicità di chi ascolta. Dice Odisseo nel mégaron di Alcinoo, re dei Feaci, dopo aver ascoltato l’aedo Demodoco, la cui voce somiglia a quella degli dei: “Non esiste momento più amabile di quando la gioia regna fra il popolo tutto e i convitati in palazzo stanno a sentire il cantore seduti in fila. Vicino son tavole piene di pane e di carni e il coppiere, attingendo vino dal cratere, lo porta e lo versa nei calici: questa in cuore mi sembra la cosa più bella”. E questo è lo spirito del Mégaron che mira al recupero della cultura greca. Il poeta Percy B. Shelley aveva detto “we are all Greeks“, siamo tutti Greci, e aveva aggiunto:”Le nostre leggi, la nostra letteratura, la nostra religione, le nostre arti hanno le loro radici in Grecia” . Recentemente Giuseppe Zanetto, docente di Letteratura Greca all’Università  Statale di Milano, ha intitolato con questa frase un piccolo libro felice (Feltrinelli, Milano 2017), nel quale in estrema sintesi afferma: “Siamo greci quando parliamo e pensiamo quello che diciamo; siamo greci quando mettiamo in dubbio quello che siamo abituati a pensare, e proviamo a vedere se è possibile pensare in modo diverso. Siamo greci quando non ci adagiamo su formule già pronte. Siamo greci ogni volta che costruiamo il futuro.” Simili ai canti degli aedi, si terranno conferenze e incontri culturali. Il luogo servirà anche come sede della Sezione di Pontremoli della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi. Nel salone di ricevimento è stato posto il tavolo di Dozzano, un manufatto della fine del Settecento, luogo di riunione della famiglia Argenti, antenati dal lato della madre di mio padre. Tavolo di celebri pranzi figli della tradizione culinaria coltivata dal trisavolo Giacomo, dal bisnonno Luigi e dai suoi figli, il canonico don Ulderico e la nonna Aurelia. Tavolo che ha ospitato personaggi come i vescovi di Pontremoli, Angelo Fiorini e Giuseppe Fenocchio, sacerdoti, canonici e insegnanti del Liceo Vescovile come don Enrico Peroni e don Marco Mori, i parroci di Codolo e Dozzano, don Pietro Tarantola e don Pietro Giumelli. Seduti a quel tavolo, alla fine del ’44, il senatore Camillo Cimati, lo zio don Celeste Baldini, canonico e insegnante di lingue, Carlo Uggeri, chirurgo dell’Ospedale e mio padre, tutti sfollati e ospiti della casa di Dozzano, ascoltano Radio Londra che dà notizie sui campi di concentramento tedeschi e sullo sterminio degli Ebrei. Sul tavolo è stata posta una riproduzione in marmo, in scala ridotta, fatta da un artigiano carrarese, della scultura scolpita da Valerio Cioli nel 1560 e posta nel giardino di Boboli a Firenze. La statua rapresenta Bacco ebbro a cavallo di una tartaruga. E’ il ritratto del nano Morgante che ha vissuto alla corte di Cosimo I de’ Medici. Il nano prendeva il soprannome dal gigante Morgante, protagonista dell’omonimo poema satirico scritto da Luigi Pulci e uscito nel 1478, ai tempi di Lorenzo il Magnifico. La statua è un compendio di Grecia, Umanesimo e Rinascimento.

Quali sono i programmi per il futuro del Rotary Club Lunigiana sotto la sua Presidenza?  

Prima di parlare del futuro è necessario un breve riepilogo dei principali risultati fin’ora ottenuti.

Il ricavato del libro è servito a finanziare la realizzazione di un parco giochi nel Comune di Muccia, nelle zone terremotate del Centro Italia. Operazione curata direttamente da alcuni soci del nostro club.

E’ in corso di attuazione il recupero delle statue stele ancora sparse sul territorio, alcune delle quali in situazioni precarie, per  sistemarle insieme alle altre nel Museo del Piagnaro a Pontremoli. Progetto finanziato anche dal Distretto 2071.

Nel 2016 è stata sponsorizzata la partecipazione della 2° classe ASA del Liceo Scientifico di Villafranca al Concorso Nazionale “Legalità e cultura dell’etica” L’alunna Sharon Lagomarsini ha vinto il primo premio. Il Rotary ha finanziato la partecipazione dell’intera classe, accompagnata da un insegnante, per assistere alla consegna del premio a Roma. Allo stesso concorso, nel 2017, l’alunno Mattia Moscatelli  del Liceo Classico Vescovile “Don Marco Mori” di Pontremoli si è aggiudicato il terzo posto.

Sono stati finanziati importanti avvenimenti come il “Campus Musicale della Lunigiana”, ideato dal violinista Giulio Plotino e dedicato a solisti e al repertorio cameristico, che ha visto maestri di fama e alunni esibirsi nel Teatro della Rosa, in palazzi e chiese di Pontremoli tra il 4 e il 10 settembre 2017. Altro avvenimento è il “Progetto Voce” master class di canto lirico, diretto dal soprano Chiara Angella e dal baritono Silvio Zanon.

Importante il progetto “Startup Your Career” diretto dal dott. Andrea Angella e finanziato insieme al Lions Club Pontremoli Lunigiana. Destinato agli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria e avente come scopo l’avviamento all’imprenditorialità.

Insieme al Rotary Club La Spezia è stato progettato un grande congresso internazionale sul tema delle disponibilità idriche del pianeta,  che si terrà a Santa Margherita Ligure dal 12 al 14 maggio 2019, organizzato dal nostro socio Corrado Sommariva e dal PastPresident Giancarlo Bergamaschi.

Per il futuro l’azione sarà rivolta verso i giovani con conferenze per le ultime classi della scuola secondaria da parte di imprenditori e professionisti, che, oltre la loro esperienza di lavoro, portino anche i valori dell’umanesimo, spesso assenti nel mondo presente e invece fortemente necessari. Altro scopo sarà la diffusione, soprattutto tra gli inconsapevoli, delle radici lunigianesi, valori e sentimenti di una piccola patria così importanti nell’era della globalizzazione. E non c’è bisogno di realizzare un agglomerato politico, regione o provincia che sia, la Lunigiana esiste da secoli nei suoi confini etnico-linguistici che non sono mai stati scalfiti dalle divisioni amministrative, che si sono susseguite nel tempo. Questa è la sua forza, il suo valore metastorico, che la trasforma in un mito che la politica, invece,  potrebbe guastare.

2 settembre 2018

Marco Angella, Intervista all’Avvocato Andrea Baldini, nuovo Presidente del Rotary Club Lunigiana, pubblicata nella rivista “Il Porticciolo”, La Spezia, anno XI, n. 3.9.2018, pp. 96-109

La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini

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