Premessa

Il presente saggio sorge per segnalare il ritrovamento di numerosi manoscritti inediti sulla presenza e sull’attività dei Portugalli nella nostra terra.
Nel 1983 uscì una preziosa pubblicazione di Mariaclotilde Magni “sulla presenza di maestranze ticinesi a Pontremoli”[1]. Nel 1997 io scrissi un articolo, proprio su questo archivio, offrendo “nuovi contributi”, mettendo in luce, con materiale inedito, l’attività di artisti luganesi appartenenti alle famiglie Clerici, Cremona, Portugalli e Rusca[2].
In questi vent’anni sono emerse ulteriori testimonianze in grado di affermare che i Portugalli operarono non solo a Pontremoli ma anche in Lunigiana.
Ho ritenuto opportuno riportare ora l’esito delle mie ricerche, in itinere, visto l’intensificarsi negli ultimi anni, anche in Ticino, di pubblicazioni sui luganesi. In particolare ho trovato illuminante un saggio di Giorgio Mollisi che, riportando l’albero genealogico dei Portugalli di Mugena[3], mi permette di far conoscere un ramo di quella famiglia, attivo a Pontremoli e in Lunigiana, ancora tutto da indagare.
Le fonti inedite
Le fonti inedite alle quali farò riferimento sono tutte conservate presso l’archivio di stato di Pontremoli, sezione dell’Archivio di stato di Massa, ed in particolare nella serie degli “atti civili”. Anni fa, infatti, ho rinvenuto un inventario[4] davvero consistente – di seicento carte – che permette di ricostruire, grazie alla lettura in ordine alfabetico della causa tra “attore” e “convenuto”, moltissime storie della seconda metà del Settecento locale (è relativo agli anni 1772-1814).
Gli atti civili precedenti (conservati a partire dal 1741) non hanno un inventario ma ogni filza è corredata da un indice alfabetico e sono stati visionati solo in parte.
Le “fonti pontremolesi” risultano determinanti, quindi da valorizzare, per ricostruire la vita e l’attività dei Portugalli che, provenienti da Lugano, hanno operato a Pontremoli e in Lunigiana nel XVIII e all’inzio del XIX secolo.
Con questa ricerca, dunque, voglio gettare un “ponte” verso il Canton Ticino con la speranza che la pubblicazione e la segnalazione di questi documenti, messi a confronto con le fonti ticinesi, possano permettere di migliorare la conoscenza dei tanti Portugalli che hanno lavorato nella nostra penisola.
I protagonisti
In base alle pubblicazioni già note nel 1997[5], a quelle più recenti[6], e grazie ai numerosi manoscritti rinvenuti in questi anni è ora possibile delineare un quadro abbastanza definito sul “ramo” dei Portugalli che operò nel nostro territorio.
I Portugalli[7] attivi furono almeno otto ed erano tutti imparentati fra loro. Provenivano da Arosio[8] (859 m. sul livello del mare), un tempo comune, oggi (dal 2005) frazione di 437 abitanti del comune svizzero di Alto Malcantone[9] (1414 abitanti) nel Canton Ticino, distretto di Lugano.
I primi – in base alle conoscenze attuali – ad approdare a Pontremoli furono i fratelli Jacopo e Domenico: giunsero nel 1732 in occasione dei lavori dell’oratorio e del ponte di Nostra Donna. Citati come “mastri” o “maestri” furono impegnati nello stimare o costruire dalle fondamenta alcuni palazzi pontremolesi.
Jacopo ebbe tre figli maschi che esercitarono l’attività di periti, stuccatori e talvolta architetti: Pietro (1729 – 1812), Martino (1741 – 1812) ed Antonio (sec. XVIII). In particolare Pietro e Martino furono molto operosi sul territorio pontremolese e lunigianese.
Domenico ebbe un figlio di nome Bartolomeo (sec. XVIII), che fu attivo come stuccatore.
Portarono avanti l’attività dei Portugalli Giacomo, figlio di Martino e Innocenzo, figlio di Pietro, citati con mansioni diverse.
Documenti rilevanti
Considerando la sproporzione tra i manoscritti rinvenuti e lo spazio utilizzabile nella presente miscellanea mi limiterò a riportare di séguito le informazioni più importanti ricavabili dai nuovi documenti finora visionati, evitando di ripetere cose già note e pubblicate, per produrre poi in appendice la trascrizione di alcuni manoscritti selezionati nonché la citazione degli estremi che richiamano ogni singolo documento inedito rintracciato negli “atti civili”[10] e per poter, un domani, ripartire da fonti da analizzare in modo più dettagliato ed accurato.
Su Domenico Portugalli

In un interrogatorio del 9 marzo 1751 si legge come è approdato a Pontremoli Domenico Portugalli:
“… 2. Di essere il suo nome e cognome Domenico Portugalli da Lugano et il suo mestiere essere di muratore. 3. Di essere venuto ad abitare in Pontremoli in tempo che principiavano i fondamenti della chiesa di Nostra Donna dell’anno 1732. 4. Aver stimato la Casa del Sig. Antonio Galli dirimpetto alla chiesa di San Colombano nella somma di scudi quattromila circa, avere stimato quella dei SS.ri fratelli Anziani nel Piagnaro due milla scudi compresi due Fondi sotto la Casa del sig. Pinelli, … 11. Averne cognizione fino nell’anno 1732 per fondare la scalla di detta lor Casa [Casa Negri]”[11] Si sa, inoltre, che Domenico nel 1750 fu pagato “per imbiancare il Duomo di Pontremoli”[12] e “per porre nella Torre della piazza la linea meridionale”[13]. Lavorò inoltre in Casa Maraffi[14]. In base ai documenti rinvenuti, nel settembre 1753 Domenico doveva essere già morto.
Su Jacopo Portugalli
A Jacopo Portugalli, già noto per aver messo in opera le cappellette di marmo del ponte di Nostra Donna nel 1735, vengono effettuati pagamenti nel 1743 per una visita al ponte di Guinadi[15] e per la fabbrica relativa alla “Porta e Casa di Fondo Pontremoli”[16]. Lo stesso Jacopo nel 1752 fece una “mapa o sia disegno della fabbrica” che stava tra la Casa Maraffi e la Cortina della Comunità[17]. Dopo il disegno “seguì il trattato tra detto Sig. Conte Maraffi e Mastro Jacopo di cominciare la Fabrica da fondamenti e proseguirla.”[18]
Jacopo fece testamento il 1° dicembre 1755: nell’atto, che fu rogato dal notaio Bartolomeo Insermini di Mugena, “instituì erede nella legitima Antonio figlio, ed eredi universali” Pietro, Martino, Maria, Marta e Domenica suoi figli legittimi e naturali “e lasciò pure esecutore testamentario, tutore e curatore il Sig. Bartolomeo Portugalli di lui nipote”[19]. Si sa, inoltre, che quando Jacopo partì da Pontremoli “andò a Lugano dove morì.[20]”
Su Antonio Portugalli
Antonio Portugalli di Jacopo, che come già sappiamo si era sposato nel 1756 con Maria Antonia Filippini, viene citato in atti processuali privi di data per furti compiuti e, dalle carte, si apprende che non ebbe una vita facile[21]. A séguito della sua morte[22], il patrimonio di Jacopo Portugalli fu equamente ripartito tra Martino e Pietro. Nei documenti viene citato spesso l’ atto della “divisione del comune patrimonio”, rogato dal notaio Giuseppe Antonio Albrizzi della Torricella del 5 aprile 1774[23].
Su Bartolomeo Portugalli

In un manoscritto del 14 settembre 1753 annacquato – da me fotografato prima che vada perduto – si evince che Bartolomeo Portugalli di Domenico abitava a Borgo Val di Taro e che Giacomo Portugalli era suo “zio”[24]. Tale informazione suggerisce di approfondire le ricerche anche in quella direzione visto che alcune chiese della cittadina parmense contengono e contenevano stucchi, oggi scomparsi[25].
In un prezioso documento del 25 settembre 1753 firmato dai Maestri ticinesi Jacopo Giorgi e Michele Cremona si può leggere la provenienza dei genitori di Bartolomeo Portugalli: il padre Domenico era di Arosio e la madre, Maria Ricciolli, era oriunda del luogo di Mugéna[26]. Si legge inoltre che Bartolomeo abitò “per diverso e molto tempo in Pontremoli assieme con detto di lui padre.”[27]
Il Bartolomeo Portugalli stuccatore che lavorò a Firenze – come afferma lo studioso ticinese Giorgio Mollisi – era figlio di Antonio[28], pertanto non può coincidere con il Bartolomeo Portugalli stuccatore che lavorò a Pontremoli, figlio di Domenico,[29] morto prima del 30 settembre 1789[30].
Questo implica che esiste un ramo dei Portugalli di Arosio – attivo a Pontremoli e in Lunigiana – non ancora preso nella dovuta considerazione, da affiancare all’albero genealogico prodotto saggiamente a suo tempo da Mollisi sulla scorta di autorevoli documenti d’archivio rinvenuti nel Canton Ticino.
Su Pietro Portugalli e su Martino Portugalli
Su Pietro (1729 – 1812) e Martino (1741 – 1812) di Jacopo sono stati rinvenuti moltissimi documenti in questi anni. Segnalo un carteggio davvero corposo – di oltre cento carte – redatto per questioni ereditarie, visionato anche dallo studioso Luciano Bertocchi, estremamente rilevante per conoscere le parentele dei Portugalli, i riferimenti a molte fonti ticinesi dell’epoca e in grado di rivelare ulteriori luoghi della loro attività. Da questo carteggio, risalente agli anni 1789-91[31] si evince che ai tempi in cui Martino e Pietro lavorarono assieme, ovvero tra il 1770 e il 1784[32], rimodernarono il campanile di Caprio, realizzarono un altare in stucco (1770) nell’Oratorio di San Rocco del Canale di Caprio, l’altare maggiore a Castagnetoli, il camino del signor dottor Querni di Bagnone[33], il campanile di Busatica e l’altare di Sant’Antonio nella chiesa di San Nicolò di Bagnone[34]. Inoltre furono pagati per un “cotimo” a Rocchetta di Vara[35], operarono nella chiesa della Santissima Annunziata di Villa (forse di Tresana)[36], e lavorarono nella fabbrica della chiesa parrocchiale di Santo Stefano stato genovese,[37] presumibilmente Santo Stefano Magra[38]. L’atto rinvenuto permette di allargare il panorama delle committenze e fa comprendere quanto fosse estesa l’area di riferimento dell’attività dei Portugalli sul territorio[39].
Su Innocenzo Portugalli
Il 25 luglio 1790 fu stipulato un contratto tra Innocenzo Portugalli (di Pietro) e i signori fabbricieri e massari della chiesa di San Lorenzo di Zeri, ovvero venne convenuto un “cottimo” per la fabbricazione della chiesa di Patigno[40].
Nel documento si elencano i lavori da realizzare, ovvero:
“quadratura delle mura, pilastri e volti, a riserva del Sancta Sanctorum con più l’ornamento da farsi alla detta quadratura cioè di fare capitelli, cornicioni e mettere a stucco 11 volti …”[41]
Vi si legge inoltre:
“… avendo detto signor comparente (Innocenzo Portugalli) fermato e fatto venire di fuora a bella posta due maestri, uno stuccatore e l’altro quadratore per terminare detta Chiesa …”[42]
Purtroppo il manoscritto non rivela i nomi dello “stuccatore” e del “quadratore”, così come non è più possibile ammirare gli stucchi in questione.
Questo documento è importante perché l’ “archivio parrocchiale di Patigno è stato bruciato dalle truppe tedesche in occasione di avvenimenti bellici occorsi tra il 3 e 4 agosto 1944”[43]. Rimane un unico faldone, contenente il “Liber Chronicus”[44] compilato dal parroco Don Enrico Lorenzelli (1882-1950) dal 1946, che riporta anche memorie di avvenimenti precedenti. Don Lorenzelli fu Vicario Foraneo di Patigno di Zeri dal 1911 al 1946[45], quindi ebbe modo di vedere la chiesa con gli stucchi ed annotò:
“L’attuale chiesa fu iniziata nel 1784 e finita nel 1786. … Furono poi costruiti muri longitudinali e latitudinali in forma di graticola per raffigurare quello che costituì il supplizio di San Lorenzo e nei punti di intersecazione dei muri furono innalzate le colonne che sostenevano i pesanti volti a vela, di magnifico effetto: così la costruzione risultò di stile barocco e d’ordine composito. Era bella!”[46]
Su Pietro Portugalli e sul figlio Innocenzo
Documenti del 1812 e del 1813 conservati negli “Atti del Giudice di Pace” riferiscono notizie davvero interessanti.
Il 3 settembre 1812 muore Pietro Portugalli. Proprio quel giorno viene effettuata l’ “apposizione dei sigilli” nella sua casa “posta nel popolo di San Geminiano”[47]. L’anno successivo e precisamente il 28 maggio 1813 è la volta dell’ “apertura dei sigilli”[48].
Dai manoscritti si evince che Innocenzo, residente ad Arosio, risulta essere erede perpetuo del padre Pietro. Inoltre “Pietro Rusca [fu Matteo] di Arosio distretto di Lugano Cantone del Ticino in Svizzera dimorante in Salso stato Parmigiano Dipartimento del Taro nell’Impero francese”[49] viene citato come Procuratore di Innocenzo. Si riferisce che la casa in questione è posta nella Bietola (già di Jacopo suo padre[50]) e che i mobili sono sotto la custodia di Gateano di Giuseppe Pelossi “di professione stuccatore, nativo di Arosio Svizzero Distretto di Lugano, parente del detto defunto signor Pietro”[51].
Conclusioni
In base ai documenti inediti presi in considerazione possiamo affermare che un ramo dei Portugalli proveniente da Arosio fu attivo a Pontremoli con continuità a partire dal 1732 sino al primo decennio dell’Ottocento; che i Portugalli non lavorarono solo a Pontremoli ma sono documentati anche a Filattiera, Bagnone, Mulazzo, Zeri, Rocchetta di Vara, Villa di Tresana e Santo Stefano Magra; che la casa di Jacopo Portugalli (prima generazione) si trovava nella Bietola e che vi erano rapporti, quanto meno di parentela, tra i Portugalli attivi nella nostra terra e lo stuccatore ticinese Gaetano Pelossa. Infine, sapendo che le ricerche servono ad aprire nuove strade, sembra di poter affermare che proseguendo le indagini in direzione di Borgo Val di Taro, Busseto, Salsomaggiore e Piacenza si potrebbero trovare altri documenti o testimonianze interessanti sull’attività dei Portugalli.
Appendice
Allegato n. 1
Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Repertorio di Atti Civili e Cause dall’anno 1814 all’anno 1772 – Archivio della Cancelleria Com.va di Pontremoli, Tomo I – Sessanta citazioni inedite relative ai Portugalli.
Atti civili del Vicario Francesco Rossi
(1772-1775)
| n. | Attore | convenuto | n. filza | c. |
| 67 | Beghetti Gio. | Portugalli Martino | III | 494 |
Atti Civili di Gioacchino Pescatori
(1776-1778)
| n. | Attore | convenuto | n. filza | c. |
| Salvini Girolamo | Portugalli Martino | III | 508 |
Atti Civili di Silvani e Mordini
(1778-1782)
| n. | Attore | convenuto | n. filza | c. |
| 50 | Bocconi Cristoforo | Portugalli Martino | III | 549 |
| 17 | Portugalli Martino | Tirondini Giuseppe | II | 349 |
| 88 | Raisoli Vincenzo | Portugalli Martino | III | 778 |
Atti civili di Panzanini
(1783-1786)
| n. | Attore | convenuto | n. filza | c. |
| 187 | Bozzoli Gio. | Portugalli Martino | II | 112 |
| 313 | Bonaventuri Conte Andrea | Portugalli Martino | II | 1060 |
| 676 | Fugaccia Lorenzo | Portugalli Martino | VI | 576 |
| 818 | Mastrelli Bernardo | Portugalli Martino | VII | 629 |
| 78 | Portugalli Martino | Tacca Filippo | I | 939 |
| 320 | Portugalli Martino | Bozzoli Gio. | II | 1147 |
| 390 | Portugalli Martino | Pelliccia Luca | III | 1217 |
| 455 | Pelliccia Luca | Portugalli Martino | IV | 221 |
| 601 | Portugalli Martino | Frassinelli Pietro | V | v. Compromesso |
| 633 | Portugalli Martino | Bozzoli Gio. | VI | 239 |
| 770 | Pelliccia Luca | Portugalli Martino | VII | 234 |
| 919 | Padri dell’Annunziata | Portugalli Martino | VIII | 574 |
| 1010 | Portugalli Martino | Comunità di Pontremoli | IX | 358 |
| 1053 | Portugalli Martino | Fugaccia Francesco | IX | 639 |
| 284 | Risoli Vincenzo | Portugalli Martino | II | 749 |
| 376 | Reisoli Vincenzo e Luigia | Portugalli Martino | III | 1182 |
| 780 | Reisoli Vincenzo | Portugalli Martino | VII | 415 |
| 909 | Reisoli Vincenzo | Portugalli Martino | VIII | 422 |
Atti Civili di Gamucci
(1787-1789)
| n. | Attore | convenuto | n. filza | c. |
| 14 | Falaschi Gio. | Portugalli Martino | VII | 454 |
| 175 | Guidi Priore degli Agostiniani | Portugalli Martino | II | 722 |
| 1015 | Portugalli Martino | Portugalli Pietro | X | 2117 |
Atti Civili di Barchetti
(1790-1794)
| n. | attore | convenuto | n. filza | c. |
| Bocconi Cristoforo | Portugalli Martino | V | 435 | |
| Cinquanta Gio. | Portugalli Martino | V | 651 | |
| Frassinelli N. Carlo | Portugalli Martino | VII | 933 | |
| Portugalli Martino | Portugalli Pietro | I | 208 | |
| Portugalli Innocenzo | Fabbricieri Massari di San Lorenzo | IX | 77 | |
| Raisoli Giuseppe | Portugalli Martino | XI | 267 |
Atti Civili di Luigi Baldi
(1794-1801)
| n. | attore | convenuto | n. filza | c. |
| 817 | Barbieri Francesco | Portugalli Luisa | XIII | 1086 |
| 433 | Comunità | Portugalli Pietro | VII | 185 |
| 749 | Dolfi Giuseppe | Portugalli Martino | VIII | 910 |
| 843 | Mastrelli Bernardo | Portugalli Martino | V | 2038 |
| 994 | Mastrelli Francesco | Portugalli Innocenzo | XII | 74 |
| 970 | Portugalli Pietro | Nocetti Conte | Filza Brocardi | 555 |
| 991 | Portugalli Pietro | Mastrelli Franco | XI | 429 |
| 2199 | Portugalli Pietro | Bertolini Bartolomeo | v. Berti filza IV | 878 |
| 761 | Reghini Andrea | Portugalli Pietro | v. Berti filza IV | 8 |
Atti Civili di Berti
(1801-1804)
| n. | attore | convenuto | n. filza | c. |
| 332 | Cimati Lorenzo | Portugalli Pietro | VI | 857 |
| 63 | Portugalli Pietro | Pallini Giacomo | V | 570 |
| 161 | Portugalli Pietro | Bertolini Bartolomeo | V | 1389 |
| 530 | Ravena Conte Giuseppe | Portugalli Giacomo | Filza Gori | XIII |
Atti Civili di Gori
(1804-1808)
| n. | attore | convenuto | n. filza | c. |
| 69 | Portugalli Pietro | Nocetti Pier Francesco | Filza Brocardi | 152 |
| 489 | Portugalli Pietro | Pini Andrea e Agostino | VI | |
| 490 | Portugalli Pietro | Lucchini Caterina | VI |
Atti d’Appello
(1773-1808)
| n. | Attore | convenuto | n. filza | c. |
| 16 | Mastrelli Francesco | Portugalli Innocenzo | IX | |
| Portugalli Martino | Portugalli Pietro | VIII | 1664 |
Giudice di Pace
(1808-1814)
| n. | attore | convenuto | n. filza | c. |
| 1399 | Bertoni D. Antonio | Portugalli Giacomo | III | Sentenza |
| 1088 | Donnini Avv. Cesare | Jacopo Portugalli | III | Trasporto d’udienza |
| 1084 | Morgnini Giovacchino | Portugalli Giacomo | III | Sentenza |
| 600 | Portugalli Pietro | Pasqualetti Basilio | II | Apposizione di sigilli |
| 800 | Portugalli Pietro | Corradi Giovanni | III | Apertura di sigilli |
| 868 | Portugalli Giacomo | Mastrelli Cristoforo | III | Trasporto d’udienza |
| 905 | Portugalli Jacopo | Mastrelli Cristoforo | III | Assoluzione |
| 830 | Piedi Avv. Antonio Maria | Portugalli Giacomo | III | Sentenza |
| 705 | Raggi Giovanni | Portugalli Giacomo | III | Sentenza |
| 1092 | Tagliasacchi Antonio | Portugalli Jacopo | III | Assoluzione |
Allegato n. 2
Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Atti civili Falaschi (1753-1754), c. 894, 14 settembre 1753, su Bartolomeo Portugalli e sul padre Domenico Portugalli.
1753 Ind.e prima die 14 7bris exhibita
Comparisce Bartolomeo Portugali del q. Domenico esponendo a V.S. Ecc.ma siccome va creditore del Sig.re Conte Mario Maraffi di Pontremoli della somma e quantità di circa scudi 37 salvo per lavori fatti nella di lui Casa dal q. Domenico di lui Padre secondo la convenzione seguita fra dette Parti e alla presenza del Sig. Francesco Cassanelli e Sig. Bernardo Passera ambi di Pontremoli e siccome moltissime volte ha interpellato il Sig. Avvocato Sig. Maraffi a far misurare il lavoro fatogli dal d° Domenico e mai gli è riuscito. Perciò unitamente constituito in giudicio avanti V.S. Eccell.ma fa instanza forzarsi d° Sig. Conte Mario Maraffi a prontamente fare misurare d° lavoro e pagarglielo puntualmente secondo l’accordo seguito fra dette parti altrimenti protestò e protesta di tutti i danni e spese che occorrerà fare e delle giornate essendo portatosi in bella posta costì da Borgo Taro nel quale abita a me così iusta et adimanda in ogni modo e per convalidare il presente atto comparisce unitamente con Maestro Giacomo Portugali di lui Zio così e Curat. […]
Allegato n. 3
Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Atti civili Falaschi (1753-1754), c. 311, 25 settembre 1753, su Bartolomeo Portugalli, sul padre Domenico Portugalli e sulla madre Maria Ricciolli.
1753: questo giorno 25 Settembre in Pontremoli
Noi infrascritti così ricercati per la pura verità facciamo fede qualmente in tempo che siamo abitati in Aroscia territorio di Lugano abbiamo sempre conosciuto il fu Maestro Domenico Portugalli di detto luogo quale aveva per moglie la q. Maria Ricciolli orionda dal luogo di Mugena territorio di Lugano dalli quali vivendo in Aroscia suddetta in figura di legitimo matrimonio ne vene al mondo Bartolomeo loro figlio legitimo e naturale quale è abitato per diverso e molto tempo in Pontremoli assieme con d° di lui Padre, e da questo era detto Bartolomeo tenuto e trattato pubblicamente per suo legitimo e naturale tanto in detta Aroscia, quanto in Pontremoli e ciò potiamo deporre perché abbiamo conosciuto li suddetti q. Domenico e q. Maria vivere e trattarsi pubblicamente per legitimi marito e moglie, e per tali essere stati tenuti da chiunque aveva di loro cognizione, e così comunemente da quelli di Aroscia, come similmente, perché abbiamo conosciuto e conosciamo d° Bartolomeo essere stato tenuto e trattato da detti loro Padre e Madre per loro figlio legitimo, e naturale, tanto quando abitava con essi in Aroscia; quanto quando detto Bartolomeo è abitato in Pontremoli con detto q. Domenico di lui Padre; e per essere di quanto sopra la verità si sottoscriviamo di proprio pugno
Io Maestro Giacopo Giorgio con mio Giuramento affermo quanto sopra.
Io Mastro Michele Cremona con mio giuramento afermo quanto sopra.
Allegato n. 4
Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Filza Prima di Atti Civili al tempo dell’Ill.mo Signor Francesco Barchetti Vicario per S.A.R. di Pontremoli (146), cc. 208-344 (Martino Portugali – Pietro Portugali), in particolare, cc. 208-208v, 210-212v e 213-214v.
Cc. 208-208v:
Comparisce Mastro Martino Portugali abitante in Pontremoli e figlio del fu Jacopo ed espone a V.S. Ill.ma non in modo di solenne libello ma di tal quale petizione ossia semplice narrativa di fatto, e come meglio che da trenta e più anni a questa parte salvo più vero tempo, passò da questa all’altra vita il fu Jacopo di lui Padre lasciando doppo di se tre figli maschi uno dei quali per nome Antonio passò esso pure da questa all’altra vita, quale fu instituito erede soltanto nella legitima, come è ben noto a Mastro Pietro di lui fratello.
Espone pure che l’eredità del suddetto Jacopo si consolidò per mettà nella persona del suddetto Pietro e del Comparente e che diversi anni sono ne seguì una divisione fra il suddetto Pietro ed il Comparente nel Paese di Lugano come non può ignorare, il suddetto Pietro, quale ha sempre sfruttato dopo la divisione seguita non tanto quello che a sè è pervenuto quanto anche la contingente porzione del Comparente del quale ne è stato Curatore ed Amministratore dell’Eredità Paterna e Materna, surrogato in luogo del fu Bartolomeo Portugali Cugino del Comparente e temendo esso che il silenzio gli possa apportare danno e pregiudizio, e per provvedere alla di lui indennità ed interesse dopo avere egli passato le più urbane interpellazioni al nominato Pietro di lui fratello, ma il tutto inutilmente, che perciò
Costituito in giudizio implorando, intentando, proponendo e cumulando ogni azione e ragione a se più proffiquo e competente e compettere se gli può in questi scritti, interpellò ed interpella Maestro Pietro Portugali di lui fratello e rispettivo Curatore surrogato ed Amministratore a dovere rendere conto di tutto quanto è stato da esso percetto ed amministrato dal momento della morte del padre sino a tanto che il Comparente è visciuto con il suddetto Pietro, e prestato la di lui Opera a tutti i lavori fatti nel tempo che esso viveva con lui, e costringersi con tutti i rimedi più proffiqui che di ragione a dovere intanto dare al Comparente la di lui contingente porzione di Mobiglia ritrovata nell’Eredità Paterna e Materna e tutti gli istrumenti necessari alla propria proffessione instando a suo luogo e tempo farsi ed interporsi ogni più utile pronunzia, e decreto alla forma di ragione e così instab. riservandosi la facoltà di dire, dedurre ed allegare quanto […]
Razzetti Procuratore 30 9bre 1789
Cc. 210-212v
[…] 2° Qualmente la verità fu ed è che il Ponente dall’anno 1771 sino al’anno 1784 ha sempre egli manegiato ed amministrato le sostanze del Ponente vivendo fra essi in una comunione di lucro, e di guadagno, prestando il Ponente la di lui Opera ai lavori che esso rispondente pigliava a cotimo ed altri lavori ancora
3° Qualmente la verità fu ed è che Jacopo Portugali padre di se rispondente e del Ponente possedeva di sua propria e privata ragione diverse mobiglie per uso di casa e diversi mobili per uso della sua propria professione, consistenti questi in legnami, cordami e ferramenti quali robe sono tuttavia esistenti nelle mani di esso rispondente senza che egli abbia dato la sua contingente porzione al Ponente
4° Qualmente la verità fu ed è che il Ponente per recedere dai sponsalli contratti colla Domenica figlia della fu Rosa Andreoli ebbe dalla medesima pezze di Spagna n. 30
5° Qualmente la verità fu ed è che 14 delle suddette pezze servirono per pagare diverse cibarie alla Bottega della Giovanna Chiodini, quali furono pagate dalla Elisabetta Ferrari attuale serva del suddetto Rispondente
6° Qualmente la verità fu ed è che due delle suddette pezze di ragione del Ponente servirono per vestire Giuseppe Clerici per tanta robba presa da Leopoldo Salvini ed altre due pezze servirono per vestire Innocenzo figlio di se Rispondente, ed altre pezze 4 per fare un cambio del cavallo con Giovanni Savani di Pontremoli e così tutta la somma suddetta restò nelle mani di se rispondente a riserva di una pezza.
7° Qualmente la verità fu ed è che esso Rispondente in tempo che il Ponente lavorava con esso nell’Opera che egli prestò per rimodernare il Campanile di Caprio, lucrò in tale occasione pezze di Spagna n. 27, o per meglio dire 469 lire di Parma come da attestato del dì 30 settembre 1786, che qui si riproduce […]
8° Qualmente la verità fu ed è che esso rispondente fino nell’anno 1770 fece un Altare a stucco nell’Oratorio di San Rocco del Canale di Caprio e ne ritirasse secondo l’accordato lire 300 di Parma, come da attestato del signor Proposto della Rocca del dì 25 9bre 1786, che si fa parte integrante della presente posizione
9° Qualmente esso Rispondente in tempo che il Ponente viveva con esso in comunione fece non tanto i lavori suddetti ma quello ancora dell’Altare Maggiore a Castagnetoli per il prezzo di zecchini 9 e se non crede di tanto dica di quanto come pure in tale tempo fece il Camino del signor Dottor Querni di Bagnone, e ne ritiriò pezze numero 5 avendo esso Rispondente ritirato quasi una Pezza per il Campanile di Busatica per l’opere al medesimo prestate.
10° Qualmente la verità fu ed è che in tempo che il Ponente viveva con esso in comunione e che prestava la di lui opera fu fatto un Altare nella Chiesa di San Nicolò di Bagnone e particolarmente l’altare di S. Antonio che per compimento del suo avere esso rispondente ebbe due vestiti da donna cioè un Giamberluco colore d’oro ondato, ed una Veste di seta di colore castagno ed un corsetto parimenti di seta di eguale colore e due cufie da confessarsi ed un anello d’oro che detto rispondente ha di presente in dito
11° Qualmente la verità fu ed è che in tempo che viveva il Ponente in comunione con esso rispondente vendette egli ad Antonio Bozzoli di Patigno di Zeri un cavallo in prezzo di zecchini sette
12° Qualmente il ponente nel tempo che sopra dette più e diverse giornate ai PP. Francescani e particolarmente nel Granaio, esso Rispondente ritirò lire 80, e che dal ponente non fu ritirato altro, che un mezzo zecchino di Roma effettivo nel momento che il Rispondente partì per la Rochetta per terminare un cotimo fatto unitamente con i di lui fratelli in prezzi di zecchini cento e due vestiti intieri di panno di mezzo prezzo, assieme con due Capelli, quali vestiti sono stati da esso rispondente presi.
13° Qualmente nel tempo della società fu ristaurata la Torre del Pubblico di Pontremoli ed esso rispondente lucrò per tale fabbrica fuori da sua giornata lire 350 di Parma.
14° Qualmente esso rispondente ha trattenuto al Ponente gli abiti propri cioè una giubba di panno turchino con sottoveste e calzoni di scarlato rosso, una sottoveste di velluto nero ed un corpetto a due pezzi di Gardino.
15° Qualmente esso rispondente dall’anno 1774 sino all’ano 1784 non ha mai corrisposto al Ponente sua tangente porzione di frutti dei Beni paterni e materni senza avere mai corrisposto al Ponente la porzione dei guadagni fatti dopo la morte del comune padre.
16° Qualmente il tempo della società e che il Ponente lavorava con esso Rispondente, esso teneva un Orologio ed una scatola d’Argento ed una Fibia da Goletta pure di Argento, un Violino comprato dal Ponente ed un Orologio da Camera; due lettiere prese dai signori Vinciguerra della Rocchetta ed un Paiolo per tirare la Pozzolana quali robe sono state e sono tuttavia trattenute da esso rispondente con pregiudizio e danno del Ponente, come pure un Filippo di sua porzione di denari pervenuti dal fu di lui padre e riscosso dal signor Pietro Boschetti di lui cognato …
Cc. 213-214v
Avanti l’Ill.mo Sig. Vicario Regio di Pontremoli
Comparisce il Sig. Pietro Portugalli d’Arosio di Lugano dimorante in Pontremoli a causa di scrittura libellaria notificatali ed in atti presentata sotto dì 30 p° p° novembre dal Sig. Martino Portugalli di lui fratello abitante pure in Pontremoli di tenore come in essa alla quale
Rispondendo perciò alla medesima accetta in forza d’irrevocabile confessione l’espressione fatta in detta scrittura dal medesimo Sig. Martino che per la morte del fratello Antonio si consolidasse l’eredità del fu Sig.r Giacomo Portugalli comune Padre per metà nella persona del Comparente, e per l’altra metà in detto Martino come pure che fra ambedue detti fratelli superstiti seguì divisione del comune patrimonio; come di fatti questa fu risultata nel dì 5 aprile 1774 a rogo del Sig. Not. Gius. Ant° Albrizi della Torricella fra esso comparente da una, ed il Sig. Antonio Monti q. Sig. Giacomo di Cademario per l’altra parte in qualità di Procuratore dal Nobile Sig. D. Luigi Morosini Vicario di giustizia di Lugano specialmente e giudizialmente delegato e deputato al d° Sig. Martino dalla Patria assente per sentenza de 14 marzo d° anno in atti del Sig. Notaro ed Attuario Civile di Lugano Andrea Tarilli: nel quale instrumento di divisione fu convenuto specialmente che restasse in comunione qualunque debito e credito.
Nel rimanente negò e nega quanto già detta intenzione e pretensione d’esso Martino quale dovrebbe sapere che il fu Sig. Bartolomeo Portugalli curatore ordinato dal fu Sig. Giacomo Padre per mantenere la Famiglia da questo lasciata prese a frutto scudi 80 di Milano dal Sig. Pietro Boschetti d’Arosio. Che detto Sig. Giacomo Padre oltre i suddetti 3 figli lasciò ancora 5 figlie femine per nome Maria Maddalena, Agata, Maria, Marta e Domenica; che la Maria Maddalena, Agata e Maria furono maritate prima della divisione; che doppo di questa si maritarono la Marta e Domenica, qual Domenica fu dotata e corredata da esso sig. Pietro e così spettava al Sig. Martino fratello il dotare e corredare la Marta maritata nel Sig. Leonardo Peroni.
Che non avendo sodisfatto esso Sig. Martino d° Sig. Pietro Boschetti per la sua parte e detti Coniugi Peroni per detta dote frutti e coredo ne intentarono giudizio nel 1784 nel Tribunale di Lugano contro il comparente quale mediante il Sig. Bernardino Feroni di lui procuratore riconvenne esso Martino a rilevarlo indenne del quale giudizio esso Martino ne restò avvisato con lettera sussidiale francata e speditali dal detto Sig. Attuario Tarilli senza che esso Martino dasse veruna risposta, e così furono liquidati in di lui contumacia i conti del suo debito e contraposto dal Sig. Dr. Bernardo Boschetti Curatore deputatoli il credito, che aveva contro d° Sig. Pietro di lire 350 di Milano dipendenti dal godimento de fondi fruttiferi di ragione d’esso Martino per lo spazio di anni 10 doppo la divisione in ragione di lire 35 all’anno giusta la perizia ordinata ex officio eseguita da Gio. Battista Cantoni di Manno.
Sicché fatto in Tribunale il vicendevole conto di dare et avere restò il comparente creditore di Martino di lire simili 269:1:9 con dichiarazione che restava comune il debito di scudi 60 col residuo de frutti dovuti al Sig. Francesco de Bernardis di Lamone, qual debito era stato constituito per rimettere la fabbrica incendiata della Cascina e strami loco detto nel Pasquè come tutto quanto sopra puole esso Martino riscontrare negli atti del Tribunale di Lugano e segnatamante della liquidazione seguita avanti d° Sig. Vicario D. Luigi Morosini il dì 16 marzo 1785 per rogo del Sig. Attuario Civile Pier Francesco Costa, ove pure risulta che esso Martino del tutto restò avvisato e cerziorato con copia estrattane e speditale dallo stesso Sig. Boschetti di lui Procuratore d’ordine che sopra con assegnazione di 3 mesi a rispondere e contradire alias restavano confermati detti conti.
Dovrebbe pur sapere lo stesso signor Martino che per pagare i di lui debiti d° Sig. D.r Bernardo Boschetti Curatore deputatoli nel dì 15 Gen° 1785 fece subastare nel dì 11 aprile d° anno i beni pervenuti in parte a detto Martino e quelli furono deliberati al Sig. Giacomo Ferroni d’Arosio per la somma di lire 1050 : 10 di Milano nel dì 15 d° mese in atti di detto Sig. Attuario Costa, qual Sig. Giacomo Ferroni fece poscia nel dì 23 aprile d° anno 1785 atteso il gius di ritratto competente ai parenti e vicini la cessione di detti beni al Sig. Bernardino Ferroni q. Pietro come procuratore d’esso Sig. Comparente da cui d° Sig. Boschetti è rimasto sodisfatto; il che tutto sia detto senz’animo d’assumersi peso alcuno di superflua prova, ma soltanto affinché esso Sig. Martino s’illumini a non dispendiare se stesso e il comparente fratello che sa non doverli cosa alcuna, in superflui litigi, massime che esso Martino è anche in dovere di sodisfare la sua porzione di credito e frutti al suddetto Sig. Francesco Del Bernardi di Lamone per cui teme esser molestato il Comparente ne suddetti beni subastati, deliberati ed al medesimo ceduti per ritratto riservandosi come si riserva in caso di dette molestie di rivolgere l’azione che più di ragione li possa competere contro la persona e beni di detto Martino esistenti in Pontremoli non solo ma in ogni modo salvo sempre.
Avv.to Cortesini
Esibito a dì 10 Xbre 1789
Allegato n. 5
Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Giudice di Pace (1808-1814), filza II (1811-1813), n. 600, Portugalli, “Apposizione di sigilli”.
Oggi tre settembre dell’anno Mille Ottocento Dodici alle ore Dieci e un quarto di mattina
Noi A. Michell’Antonio Maracchi Giudice di Pace di questa Città Cantone di Pontremoli Dipartimento degli Appennini assistito dal nostro Cancelliere attesa la morte seguita in questa mattina alle ore nove del signor Pietro Portugalli ci siamo trasportati alla casa di Domenico Agniudani posta nel Popolo di San Geminiano tenuta in affitto dal suddetto fu Signor Pietro Portugalli all’effetto di apporre i Sigilli sugli affetti esistenti in detta casa per aver tre figli, uno per nome Innocenzio, Giovanna e Prudenza, i quali abitano nella Svizzera nel Canton Ticino, distretto di Lugano nel paese denominato Arosio, [Giunti ]alla detta casa abbiamo ritrovato Gaetano di Giuseppe Pelossi di profesione stuccatore, nativo di Arosio Svizero Distretto di Lugano, Parente del detto defunto signor Pietro, al quale abbiamo fatto presente l’oggetto del nostro [della nostra visita] a detta casa e dal quale siamo stati introdotti nella medesima e segnatamente nella [camera] ove è morto detto signor Pietro posta dietro alla cucina ove non abbiamo ritrovato il cadavere per essere stato trasportato alla camera mortuaria di San Geminiano e perciò avendo esposto alla finestra di cucina due dei nostri soliti sigilli con cordella rossa col nostro solito sigillo.
Marco Angella, Fonti inedite sull’attività dei Portugalli a Pontremoli e in Lunigiana nei secoli XVIII e XIX, pubblicato in Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, Gruppo Spaggiari, Parma, 4^ s. vol. LXX (anno 2018), 2019, pp. 101-125
Abstract
Fonti inedite sull’attività dei Portugalli a Pontremoli e in Lunigiana nei secoli XVIII e XIX
Partendo da numerosi manoscritti inediti conservati presso la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli l’autore, che si era già occupato dell’attività dei Ticinesi in un saggio del 1997, mette in luce che esiste un “ramo” dei Portugalli (architetti, maestri e stuccatori) di Arosio (frazione del comune svizzero dell’Alto Malcantone, nel Canton Ticino, Distretto di Lugano) attivo con continuità a Pontremoli ed in Lunigiana nei secoli XVIII e inizio XIX. In particolare segnala, sempre avvalendosi di documenti, l’approdo a Pontremoli dei fratelli Domenico e Jacopo Portugalli nel 1732, per poi fornire notizie rilevanti su Bartolomeo (figlio di Domenico) e su Antonio, Pietro e Martino (figli di Jacopo) nonché su Giacomo (figlio di Martino) e su Innocenzo (figlio di Pietro). Dalla ricerca emerge che i Portugalli non lavorarono solo a Pontremoli ma anche a Filattiera, a Bagnone, a Mulazzo, a Zeri, a Rocchetta di Vara, a Villa di Tresana e a Santo Stefano Magra.
Abstract
Unpublished sources on the Portugalli’s activity in Pontremoli and Lunigiana in the XVIIIth and XIXth centuries
Starting from several unpublished manuscripts from the state archive office in Pontremoli, the author, who had already dealt with the Ticinesi’s activity in an essay written in 1997, underlines that there’s a “branch” of the Portugalli (architects, “mastri” and plasterers) from Arosio (in the Swiss municipality of Alto Malcantone, in Canton Ticino, District of Lugano). They were active in Pontremoli and Lunigiana in the XVIII and XIX centuries. In particular, thanks to some documents, he reports the arrival of the brothers Domenico and Jacopo Portugalli in Pontremoli in 1732; so he can give significant information about Bartolomeo (Domenico’s son) and Antonio, Pietro and Martino (Jacopo’s children) as well as about Giacomo (Martino’s son) and Innocenzo (Pietro’s son).
The research shows that the Portugalli didn’t work only in Pontremoli, but also in Filattiera, Bagnone, Mulazzo, Zeri, Rocchetta of Vara, Villa of Tresana and Santo Stefano Magra.
[1] Cfr. Mariaclotilde Magni, Appunti sulla presenza di maestranze ticinesi a Pontremoli, in “Paragone / Arte”, luglio-settembre 1983, pp. 142-152.
[2] Cfr. Marco Angella, Nuovi contributi su artisti ticinesi operanti in Pontremoli nei secoli XVIII e XIX, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4^ s., vol. XLIX, anno 1997, pp. 123-146.
[3] Cfr. Giorgio Mollisi, I Portugalli di Mugena a Firenze fra Sei e Settecento [Giovanni Martino e Bartolomeo Portugalli, stuccatori nella Firenze medicea e lorenese], in “Svizzeri a Firenze nella storia, nell’arte, nella cultura, nell’economia dal Cinquecento ad oggi”, Arte et Storia, Società Editrice Ticino Management S.A., Lugano 2010, pp. 132-160 (con albero genealogico a pagina 159).
[4] Cfr. Sezione Archivio di Stato di Pontremoli (d’ora in poi S.A.S.P.), Repertorio di Atti Civili e Cause dall’anno 1814 all’anno 1772. Il volume presenta nel frontespizio la dicitura “Archivio della Cancelleria della Com. di Pontremoli. Tomo I”.
[5] Si fa in particolare riferimento ai seguenti studi: Pietro Ferrari, La Chiesa ed il Convento di San Francesco, Pietro Rosi Editore, Mulazzo 1974; Pietro Ferrari, Vecchia Pontremoli, scorci e figure dell’Ottocento, Quaderno della Giovane Montagna n. 18, Parma 1938; Nicola Zucchi Castellini, Palazzi e Case pontremolesi, 1939 (rist. in “Pontremoli e Val di Magra”, Tolozzi Compagnia dei Librai, Pontremoli 1996); Giuseppe Brunero, Cose d’arte Pontremolesi. Arte Sacra, Scuola Tipografica Artigianelli, Pontremoli 1939; Annibale Corradini, La Chiesa di S. Maria del Popolo in Pontremoli, Artigianelli, Pontremoli 1969; Giulivo Ricci (a cura di), La Lunigiana del Settecento nelle Relazioni sul Governo della Toscana di Pietro Leopoldo d’Asburgo, Aulla 1980; Aa.Vv., La Chiesa di Santa Maria Assunta nei secoli e nella devozione di Pontremoli, Artigianelli, Pontremoli 1987; Nicola Zucchi Castellini, Storia di Pontremoli dalle origini all’Unità d’Italia, Tolozzi Compagnia dei Librai, Genova 1990; Luciano Bertocchi – Mauro Bertocchi, La Chiesa di San Francesco a Pontremoli, Pizzi, Cinisello Balsamo 1994. Cfr. inoltre la rivisitazione di Nicola Michelotti, Un artista a Pontremoli: Pietro Portugalli, in “Il Corriere Apuano”, 1 aprile 1978, p. 3.
[6] Cfr. Vasco Bianchi – Rossana Bossaglia – Luciano Bertocchi, Due secoli di pittura barocca a Pontremoli, Sagep Libri & Comunicazione, Genova 1997 (edizione aggiornata; I ed. 1974); Marco Angella, La Deposizione del Duomo di Pontremoli: inediti su Cavallucci, Cades e Collignon, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4^ s., vol. LI, anno 1999, pp. 247-273; Marco Angella, L’abitazione pontremolese di Antonio e Niccolò Contestabili nelle perizie dei Portugalli, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4^ s., vol. LII, anno 2000, pp. 51-78; Luciano Bertocchi, Gli stucchi della Chiesa di San Francesco in Pontremoli, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 2003; Marco Angella, La Società delle Stanze Civiche di Pontremoli, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4^ s., vol. LVI, anno 2004, pp. 99-128 (sull’attività di Innocenzo Portugalli nella fabbrica degli “scannatoi”); Luciano Bertocchi – Corrado Poli, L’ospedale vecchio di S. Antonio Abate di Pontremoli tra passato e futuro, Tipografia Mori, Aulla 2006; Marco Angella, L’Oratorio di Sant’Anna di Caprio nel XVIII secolo, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4^ s., vol. LVIII, anno 2006, pp. 51-75 (sull’attività di Pietro, Martino e Bartolomeo Portugalli a Caprio); Marco Angella, Negozianti pontremolesi attivi a Livorno nei secoli XVII e XVIII, in “Nuovi Studi Livornesi”, vol. XV (2008), Tipografia Benvenuti & Cavaciocchi, Livorno 2008, pp. 97-118; Luciano Bertocchi, Il viaggio nella Pontremoli granducale e barocca, Editrice Il Corriere Apuano, Pontremoli 2013 (in particolare pp. 107-112: “XX – I Portogalli riprendono la tradizione comacina in Lunigiana”); Paolo Lapi, Confraternite mariane e “statue vestite”: il caso del Territorio Pontremolese, in “Studi Lunigianesi”, voll. XLVI-XLVII (2016-2017), Villafranca di Lunigiana 2018, pp. 125-180 (in particolare p. 134: sull’attività di Martino Portugalli nella chiesa di Gravagna).
[7] Preferisco utilizzare la voce “Portugalli” perché questo è il termine più usato nei manoscritti. Per notizie sommarie sui “Portogalli” (e relativo stemma) cfr. Alfredo Lienhard – Riva, Armoriale Ticinese, Losanna 1945, p. 355, “Portogalli – Famiglia di Arosio, propagatasi a Torricella, venuta probabilmente dal vicino paese di Mugena, dove il cognome compare sin dal 1551. A: d’argento al portone di rosso sostenente un gallo al naturale addestrato da una stella di rosso (Tav. XXII). Var.: come sopra, in più un capo dell’impero.”
[8] Su “Arosio” cfr. Aa.Vv., Guida d’arte della Svizzera italiana [a cura della Società di storia dell’arte in Svizzera], Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, pp. 384-386. Cfr. inoltre Bernardino Croci Maspoli, Arosio, in “Dizionario storico della Svizzera”, 9 gennaio 2017: “Ex comune TI, distretto Lugano, dal 2005 forma con Breno, Fescoggia, Mugena e Vezio il comune di Alto Malcantone; (1335: Aroxio). Villaggio dell’alto Malcantone diviso in due nuclei ben distinti denominati Terra di sopra e Terra di sotto. Pop: ca. 300 ab. nel 1599, 274 nel 1696, 221 nel 1801, 232 nel 1850, 186 nel 1900, 197 nel 1950, 177 nel 1960, 422 nel 2000. Secondo la tradizione Arosio era attraversato da una via romana che da Ponte Tresa portava al Monte Ceneri. Nel Medio Evo aveva funzione centrale nell’alta valle della Magliasina, denominata allora “valle d’Arosio” e che costituiva una circoscrizione economico-amministrativa comprendente Arosio, Breno, Cademario, Mugena, Tortoglio e Vezio. La chiesa parrocchiale dedicata a S. Michele (menz. 1217), fortemente modificata fra il 1640 e il 1647, contiene un pregevole ciclo di affreschi di Antonio da Tradate e notevoli stucchi realizzati da artigiani locali nel XVII e XVIII sec. Un tempo le maestranze edili del luogo furono attive praticamente in tutta Europa. La tradizionale attività agricola comprendeva anche lo sfruttamento di alpi. Da alcuni decenni predomina il terziario, dagli anni ’60 si sono sviluppate nuove zone residenziali.” Cfr. Fig. 1: Arosio, paese del comune svizzero di Alto Malcantone nel Canton Ticino, distretto di Lugano, dal quale provenivano i Portugalli che sono approdati a Pontremoli. La foto mi è stata gentilmente fornita dallo studioso Giorgio Mollisi che ringrazio sentitamente.
[9] Sul comune di Alto Malcantone (istituito nel 2005) con la fusione dei comuni soppressi di Arosio, Breno (capoluogo comunale), Fescoggia, Mugena e Vezio cfr. Aa.Vv., Guida, op. cit., pp. 384-388.
[10] Cfr. Allegato n. 1, “Sessanta citazioni inedite relative ai Portugalli”.
[11] Cfr. S.A.S.P., Atti Civili Uggeri (1750-1751), c. 1158. Cfr. Fig. 2: Informazioni su Domenico Portugalli, approdato a Pontremoli nel 1732.
[12] Cfr. S.A.S.P., Istanze, anno 1750: “A Mastro Domenico Portugali scudi 25: Lire 4: soldi 16: per sua fatura in imbiancare il Duomo di Pontremoli …”
[13] Cfr. S.A.S.P., Istanze, anno 1750: “A Mastro Domenico Portugali per porre nella Torre della Piazza la linea meridionale a norma degli ordini per sue fatiche e cose necessarie al detto effetto …”
[14] Cfr. S.A.S.P., Atti Civili Falaschi (1753-1754), 14 settembre 1753: “Comparisce Bartolomeo Portugali del q. Domenico esponendo a V.S. Eccell.ma siccome va creditore del Sig.re Conte Mario Maraffi di Pontremoli della somma e quantità di circa scudi 37: salvo per lavori fatti nella di lui Casa dal q. Domenico di lui Padre …”
[15] Cfr. S.A.S.P., Istanze (1742-1749), anno 1743: “Al Capo M° Jacopo Portugali lire dieci soldi dua cioè L.6. per vittura di due cavalli serviti una per il S. Dottore Gio. Batta Costa uno de SS.ri Ragionati, e l’altro per il suddetto Capo Maestro per essere andati ambi due a visitare il Ponte di Guinadi, avendolo trovato in male stato …”
[16] Cfr. S.A.S.P., Istanze (1742-1749), anno 1743: “… il tutto per la fabrica della Porta e Casa di Fondo Pontremoli incominciandosi dal dì 1° luglio anno suddetto a tutto dicembre suddetto in proseguimento del lavoro già cominciato da SS.ri Ragionati antecessori a norma del disegno già fatto partecipare da Mastro Giacomo Portugalli d’ordine dell’Ill.mo Sig. Com.rio non solo per detta fabrica come per altra fatta di nuovo che si estende nell’orto della mensa Episcopale secondo il concordato de SS. Sindaci con il R.mo Monsignore di Brugnato come da rogito del Notaro Michele Angelo Maracchi …”
[17] Cfr. SASP, Atti civili Falaschi (1753-54), 22 novembre 1753, c. 899: “Comparisce Mastro Jacopo Portugalli e nella causa che ha col Signor Conte Mario Maraffi, come da atti fa e produce l’infrascritte positioni … 1° Qualmente la verità fu et è che del anno 1752 dal Sig Conte rispondente fu ordinato al Ponente di fare una mapa o sia dissegno della fabrica che volea fare fra la sua Casa e la cortina della Communità. 2° Qualmente da detto Mastro Jacopo Ponente fu fatto detto dissegno e veduto dal Sig.r Conte fu accordato ed approvato d’accordo. ”
[18] Cfr. SASP, Atti civili Falaschi (1753-54), 22 novembre 1753, c. 899: “3° Qualmente sopradetto dissegno seguì trattato tra detto Sig. Conte e detto Mastro Jacopo di cominciare la Fabrica da fondamenti e proseguirla sino all’altezza de mezzanini per la parte d’avanti e sino ad un certo segno per la parte di dentro con doversi dare a detto Maestro Jacopo un tanto da detto Sig. Conte …”
[19] Cfr. S.A.S.P., Filza Prima di Atti Civili al tempo dell’Ill.mo Signor Francesco Barchetti Vicario per S.A.R. di Pontremoli (146) [d’ora in poi Filza Prima Barchetti],cc. 208-344 (Martino Portugali – Pietro Portugali), in particolare c. 317. Questo corposo carteggio mi è stato segnalato una quindicina d’anni fa dallo studioso Luciano Bertocchi (che ringrazio sentitamente) mentre mi accingevo a catalogare le numerose fonti relative ai Portugalli rinvenute negli indici degli atti civili di Pontremoli.
[20] S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, cc. 208-344 (Martino Portugali – Pietro Portugali), cc. 271v-272: “quando d° Jacopo partì da Pontremoli ed andò a Lugano ove morì lasciò nella casa ove abitava in Pontremoli due o tre tavolini usati, due letti senza materazze forniti di lenzuoli e coperte e col solo saccone, uno de quali lo teneva a nolo da Chiodino, 3 o 4 seggiole di legno, due casse d’albero, una grande e l’altra piccola, alcuni quadreti di carta, tre piatti di stagno piccoli, alcuni piatti di terra ed una stagnadella, due catene da fuoco ed un padellino di ferro essendo stati comprati gli altri mobili dal comparente Pietro di sua borsa dopo la morte del Padre ed in tempo che Martino era ritirato dal medesimo …”
[21] Cfr. S.A.S.P., Processi (1762-1773), carta sciolta, “Ill.mo Sig.re Per risoluzione del Processo mandato contro Maestro Antonio Portugali le diciamo che condanni arbitrariamente d° Portugali primo Inquisito per il capo de’ furti a pubblici lavori per dieci anni, con dichiarazione, che in detta pena resti compresa ogni altra che gli fosse dovuta per le due rotture di carcere, e fuga per due volte tentata dalle medesime; e a reintegrare i Derubati rispettivi come anco i Derubati di Busseto in quanto non restino reintegrati colla restituzione da farsi loro delle robe pervenute in Corte juxta liquidatione; E per il capo della delazione dell’arme da fuoco abbiamo approvato il suo parere e per l’altro capo della delazione del Passante lo condanni a forma della legge in scudi venti e perdita di detta arme da dichiararsi devoluta al Fisco; E quanto alla proposta indennizzazione della Comunità per le spese fatte nel restauro delle Carceri abbiamo parimente approvato il suo parere, con che detta indennizazione sia insieme ed in solidum un sol pagamento bastante con Giuseppe Costa 7° Inquisito.” Cfr. inoltre S.A.S.P., Archivio Famiglia Maraffi-Giuliani, Famiglia Maraffi – Conti di Casa (1609-1805), n. 1, Libro (del Tesoriere?) (1763-1766), foglio allegato (su M° Ant. Portugalli) datato 24 maggio 1769: “Sig. Tesoriero si compiacerà pagare lire settanta fiorentine al Cap° Pietro Antonio Fanini per l’accompagnatura di M° Ant° Portugalli al Bagno di Pisa, che poi fatto il riscontro ne libri, del vero importo di tale spesa si farà la bolletta in forma sotto il presente giorno con la riserva di rispettare dalla Referendaria, o sia da chi meglio di ragione. G. Formaini Sindaco.”
[22] Sulla morte di Antonio cfr. S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, c. 208: “… passò da questa all’altra vita il fu Jacopo di lui [di Martino] Padre lasciando doppo di se tre figli maschi uno dei quali per nome Antonio passò esso pure da questa all’altra vita, quale fu instituito erede soltanto nella legitima, come è ben noto a Mastro Pietro di lui fratello …” (1789). Cfr. inoltre S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, cc. 304-305: “Qualmente la verità fu ed è che il fu Jacopo Portugalli aveva un Capitale di L. 500 contro alla fu Maddalena Portugalli quale Capitale fu estinto dalla suddetta Maddalena mediante lo sborso fatto nelle mani di esso rispondente come da certificato del dì 23 luglio 1790 firmato di carattere di Antonio Portugalli, che questo pure si fa parte integrale della presente Posizione”.
[23] Cfr. S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, cc. 208-344 (Martino Portugali – Pietro Portugali), in particolare cc. 213-214v. Cfr. Allegato n. 4. Il manoscritto riportato è importante perché fa riferimento a diverse fonti notarili ticinesi e nomina alcuni personaggi in contatto con i Portugalli come il signor Bernardino Ferroni q. Pietro e il signor Giacomo Ferroni d’Arosio, che richiamano alla mente la famiglia dei famosi stuccatori luganesi. L’intero corposo carteggio è ricco di rimandi a “fonti ticinesi”.
[24] Cfr. S.A.S.P., Atti civili Falaschi (1753-1754), c. 894: “… essendo portatosi a bella posta costì da Borgo Taro nel quale abita … comparisce unitamente a Mastro Giacomo Portugalli di lui Zio” Cfr. Allegato n. 2.
[25] Cfr. Giuseppe Cirillo – Giovanni Godi, Guida artistica del Parmense, Artegrafica Silva, Parma 1986, vol. II, p. 145, sulla chiesa di San Domenico: “L’imponente interno a tre navate è stato spogliato nel ‘900 dalla ricca decorazione a stucchi aggiunta verso i primi decenni del ‘700, quando si modificarono le colonne in robusti pilastri.” Sulla chiesa di Sant’Antonino (p. 143): “Nel transetto a destra, enorme ancona a stucchi rococò flamboiant di tipo ligure (verso il 1760), con molte probabilità della stessa bottega ticinese (Ferroni e Portugalli?) attiva nell’abisde e nel presbiterio del Duomo di Pontremoli.” A proposito di stucchi sembra doveroso segnalare anche Palazzo Boveri (p. 148) “straordinario per la ricca decorazione a stucco attorno alle aperture, inframmezzate dagli stemmi Farnese e Borbone, di Borgotaro e delle famiglie locali, che fu realizzata per ben accogliere Elisabetta Farnese (1714).” Cfr. anche Lucia Fornari Schianchi (a cura di), Le trame della storia fra ricerca e restauro. Risultati di un censimento nel Comune di Borgotaro, Grafiche Step editrice, Parma 2000, passim, in particolare p. 74, sulla chiesa di San Domenico: “… ornata di stucchi e fornita di molti quadri …”
[26] Cfr. S.A.S.P., Atti civili Falaschi (1753-1754), c. 311. Cfr. Allegato n. 3. Cfr. Fig. 3: Informazioni su Bartolomeo Portugalli, figlio di Domenico e di Maria Ricciolli. Per la cronaca Mugéna è una frazione di 141 abitanti del comune svizzero di Alto Malcantone, nel Canton Ticino (distretto di Lugano), direttamente confinante con la frazione di Arosio. Da questo luogo provenivano i Portugalli attivi a Firenze tra Sei e Settecento studiati da Giorgio Mollisi. Su “Mugéna” cfr. Aa Vv, Guida … op. cit., p. 386.
[27] Cfr. S.A.S.P., Atti civili Falaschi (1753-1754), c. 311.
[28] Cfr. Giorgio Mollisi, op. cit., pp. 149-150: “Uno fra tutti il nipote di Giovanni Martino, quel Bartolomeo Portugalli, figlio di Antonio (fratello di Giovanni Martino) che all’età di trent’anni viene iscritto alla Compagnia, grazie allo zio, il 19 gennaio 1743/44.”
[29] Il “nostro” Bartolomeo Portugalli è citato in Laura Facchin, Stuccatori ticinesi a Firenze. Un primo repertorio dei ticinesi tra Sei e Settecento, in “Svizzeri a Firenze nella storia, nell’arte, nella cultura, nell’economia dal Cinquecento ad oggi”, Arte e Storia, Società Editrice Ticino Management S.A., Lugano 2010, pp. 100- 131, in particolare p. 122, su “I Rusca”’: “Nell’ambito dei rapporti tra i Portugalli e i rami della dinastia dei Rusca, è da segnalarsi la presenza, nel 1723, a Piacenza, in collaborazione con il pittore Bartolomeo Rusca, proprio di un Bartolomeo, non il nipote di Giovanni Martino, ma l’omonimo, nel 1751 attestato a Pontremoli, figlio di Domenico e di un Giovan Domenico. Uno di costoro, o forse altro elemento della famiglia, non indicato con il nome di battesimo nei documenti, si trasferì, poco dopo, a Madrid con Rusca.”
[30] Cfr. S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, cc. 208-344, in particolare cc. 208-208v (“… del fu Bartolomeo Portugalli): cfr. Allegato n. 4.
[31] Cfr. S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, cc. 208-344 (Martino Portugali – Pietro Portugali). La filza è già stata ampiamente citata in questo saggio.
[32] Cfr. S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, c. 210: “Il Ponente [Martino] dall’anno 1771 al’anno 1784 ha sempre egli manegiato ed amministrato le sostanze del Ponente [sic!] vivendo fra essi in una comunione di lucro, e di guadagno, prestando il Ponente [Martino] la di lui Opera ai lavori che esso rispondente [Pietro] pigliava a cotimo ed altri lavori ancora”.
[33] Sulla famiglia Querni di Bagnone cfr. Giovanni Sforza, La famiglia Querni di Bagnone, in “Giornale storico della Lunigiana, nuova serie compilata da Giovanni Sforza e Ubaldo Mazzini”, vol. XI, fasc. II [1920], pp. 138-141. Cfr. inoltre Carlo Bruno Brunelli, Casati bagnonesi illustri. – Querni, in corso di stampa su questo volume (LXX) dell’ “Archivio Storico per le Province Parmensi”.
[34] Cfr. S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, cc. 211-212, 8°-10°. Cfr. Allegato n. 4.
[35] Cfr. S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, cc. 258v – 259: “… e che dal Ponente non fu ritirato altro che un mezzo zecchino di Roma effettivo, nel momento che il Rispondente partì per la Rochetta per terminare un Cotimo fatto unitamente con i di lui Fratelli in prezzo di Zecchini Cento e due Vestiti intieri di Panno di mezzo prezzo, assieme con due Capelli, quali vestiti sono stati da esso rispondente presi.” Cfr. inoltre c. 259v: “16° Qualmente il tempo della società e che il Ponente lavorava con esso Rispondente, esso teneva un Orologio ed una scatola d’Argento ed una Fibia da Goletta pure d’Argento, un Violino comprato dal Ponente ed un Orologio da Camera; due lettiere prese dai signori Vinciguerra della Rocchetta ed un Paiolo per tirare la Pozzolana …”. Ed infine c. 285v: “… il cotimo fatto nel Feudo della Rochetta”. Su Rocchetta di Vara e sulla famiglia Vinciguerra, il cui palazzo (ora comunale) è stato recentemente restaurato dagli architetti Roberto Ghelfi e Daniela Scarponi, cfr. Aa. Vv., Guida del Comune di Rocchetta Vara. Storia, cultura e natura, Grafiche Digitali, Sarzana 2018.
[36] Cfr. S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, c. 266: “Qualmente esso Rispondente ritirò dal Sig. Niccolò Peroni di Villa i denari della fabrica della Chiesa della Santissima Annunziata di detto luogo …” Potrebbe trattarsi dell’Oratorio di Santa Maria Annunziata al Canale di Villa di Tresana: cfr. Giacomo Franchi – Mariano Lallai, Da Luni a Massa Carrara – Pontremoli. Il divenire di una Diocesi in Toscana e Liguria dal IV al XXI secolo, Modena-Massa 2000, Parte I, Volume II, p. 209, nota 97: “Eretto nel 1625 al di là del Canale, affluente del torrente Osca, non lontano da Camporella, Pera e Ortigaro. Ristrutturato nel 1709 e nel 1999. Oggi esistente, ma dedicato a Santa Maria Assunta (Santuario della Madonna del Canale)”. E’ bene precisare che Marta (sorella di Pietro, Martino e Antonio Portugalli) era maritata con certo Leonardo Peroni: cfr. S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, c. 311: “7° Qualmente la verità fu ed è che dell’anno 1786 il Sig. Bernardo Boschetti come curatore eletto per dare pagamento a Leonardo Peroni per la dote della nominata Marta fece due vendite … 8° Qualmente la verità fu ed è che il sud° Boschetti pagò nelle mani dell’antidetto Peroni marito della nominata Marta …” In altra carta (c. 288v) Leonardo Peroni risulta essere di “Camignolo” (frazione oggi di 733 abitanti del comune svizzero di Monteceneri, nel Canton Ticino – distretto di Lugano).
[37] Cfr. S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, c. 264: “6° Qualmente per pagare detta Casa si riservò esso Rispondente di denari ritirati da SS.ri Operai della Chiesa Parochiale di S. Stefano per la fabrica della medema Chiesa. Qualmente esso rispondente in occasione della detta fabrica della Parochiale di S. Stefano ritirò pure la mercede delle giornate del Garzone Giuseppe Clerici, come da fede segnata lettera A che qui si riproduce …”; c. 311v: si parla di “Santo Stefano dello Stato Genovese” .
[38] Segnalo che la chiesa parrocchiale di Santo Stefano Magra conserva stucchi di buona fattura, non attribuiti, che richiamano quelli presenti nella chiesa di San Francesco di Pontremoli, realizzati dai Portugalli. Sulla chiesa di Santo Stefano Magra cfr. Paolo Cabano, Un cantiere edile settecentesco: la costruzione della chiesa di Santo Stefano Magra, in “Memorie in onore e ricordo di Franco Marmori”, Accademia Lunigianese di Scienze “Giovanni Capellini”, vol. LXXVII, fascicolo unico, La Spezia 2007, pp. 165-178.
[39] E’ attestata la presenza dei Portugalli anche “nello stato del Signor Duca D’Oria”, come si evince da un manoscritto del 1790: “Comparisce Maestro Martino Portugalli di Pontremoli e nella causa che ebbe ed ha con Maestro Pietro di lui fratello per occasione come da atti ai quali non avendo potuto il Comparente fare spedire la Causa incominciata stante l’essersi esso allontanato da codesta Giurisdizione per essersi portato nel Stato del Sig.e Duca D’Oria a lavorare per potere alimentare se e la sua famiglia …”: cfr. S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, c. 289, 9 dicembre 1790.
[40] Cfr. S.A.S.P., Filza IX di Atti Civili al tempo dell’Ill.mo Sig. Francesco Barchetti Vicario di S.A.R. di Pontremoli [d’ora in poi Filza IX Barchetti], atto n. 857, c. 77-78v, “Protesta”. Per cenni sommari sulla chiesa si San Lorenzo di Patigno cfr. Giulivo Ricci (a cura di), Zeri. Guida storico-turistica, Riproduzione Fotolito, Firenze 1982, pp. 119-121. Per cenni relativi a questo periodo storico cfr. Davide Filippelli, Zeri. Un’autonomia nata dalla Rivoluzione francese, Mori Editore, Massa 2019.
[41] Cfr. S.A.S.P., Filza IX Barchetti, c. 77.
[42] Cfr. S.A.S.P., Filza IX Barchetti, c. 77v-78. Per leggere il documento nella versione integrale cfr. Marco Angella, Note sull’attività a Zeri e a Pontremoli del ticinese Innocenzo Portugalli di Pietro (1729-1812), in “Il Porticciolo”, anno XII, n. 2 (giugno), La Spezia 2019, Allegato n. 2.
[43] Cfr. Deposito Archivio Diocesano Massa Carrara – Pontremoli Sezione di Pontremoli – Vicariato di Pontremoli, 5 ottobre 2010, p. 105, “Patigno”.
[44] Cfr. Archivio Diocesano di Massa Carrara – Pontremoli, Sezione di Pontremoli, Patigno, Busta 1, “Liber Chronicus” compilato dal parroco Enrico Lorenzelli dal 1946, contenente anche memorie di avvenimenti precedenti. Il “Liber Chronicus” è stato esaminato dallo studioso locale Marco Diaferia per le vicende relative agli anni 1943-1945: cfr. Marco Diaferia, 1943-1945: Pontremoli, una diocesi italiana tra Toscana, Liguria ed Emilia attraverso i libri cronistorici parrocchiali, Industria Grafica Zappa, Sarzana 1995, pp. 101-115.
[45] Cfr. Marco Diaferia, op. cit., p. 421, nota 136.
[46] Cfr. Archivio Diocesano di Massa Carrara – Pontremoli, Sezione di Pontremoli, Patigno, Busta 1, “Liber Chronicus”. Dopo tempo il fabbricato cominciò a cedere per slittamento e smottamento del terreno; nel 1917 la chiesa fu chiusa per lesioni di ampie proporzioni e fu dichiarata pericolosa dal sindaco; il terremoto del 1920 ne determinò la fine. La chiesa fu interamente ricostruita tra il 1938 e il 1943.
[47] Cfr. S.A.S.P., Giudice di Pace (1808-1814), filza II (1811-1813),n. 600, Portugalli, “Apposizione di sigilli”. Cfr. Allegato n. 5.
[48] Cfr. S.A.S.P., Giudice di Pace (1808-1814), filza III (1813-1814), n. 800, Portugalli, “Apertura dei sigilli”.
[49] Cfr. S.A.S.P., Giudice di Pace (1808-1814), filza III (1813-1814), n. 800, 24 aprile 1813 e 28 maggio 1813. A proposito di Pietro Rusca (di Matteo): sembra doveroso segnalare che Domenica Portugalli (sorella di Pietro, Martino e Antonio) si sposò nel 1777 con Matteo Rusca: “8° esibisce altro Instrumento del dì 22 marzo 1777 a rogo del Sig. N° Maurizio Albrizzi di Torricella di quietanza e rinunzia fatta al Comparente Sig. Pietro dalla Signora Domenica comune sorella e moglie del fu Matteo Rusca d’Arosio comune Patria di tutti i beni paterni, materni e fraterni.” Cfr. S.A.S.P., Filza Prima Barchetti, c. 318 e c. 288: “Nel 1777 si maritò la Domenica nel Sig. Matteo Rusca d’Arosio”. Per notizie sugli stuccatori Rusca di Arosio, presenti poi a Parma nell’Ottocento ed anche a Pontremoli cfr. Fabio Stocchi, Architetti e maestranze edilizie della regione dei laghi nelle fonti censuarie e notarili parmensi (XVIII-XIX secolo), Dottorato di Ricerca in Forme e Strutture dell’Architettura, XXVI Ciclo, Università di Parma, p. 90.
[50] Cfr. S.A.S.P., Atti Civili del Sig. Notaro Carlo Falaschi (1762-1767), cc. 558-590, lettera del 25 gennaio 1764: “Fa presente Antonio Bozzi di Careola quale dice che la casa abbitata primamente dal fu M.ro Giacomo Portugalli Padre di M.ro Pietro è di ragione della casa d’esso presente quale casa è stata da molti anni continuamente abitata dal Padre di detto M.ro Pietro …” E in altri due interrogatori: “5° Aver conosciuto il Padre del Capitolante che si chiamava M.ro Giacomo, quale godeva una Casa nella Bietola, situata fra il Mulino e la Casa della Scipiona con un orto annesso a detta Casa, e ciò sapere per avere avuta piena pratica del detto M.ro Giacomo in casa del quale andava spesso a lavorare. 6° Il detto Orto che godeva il Portugalli comincia dal Frantoio ed arriva fino ad un Pilastro della Loggia di Pierino …”; … “3° aver conosciuto il Padre del Capitolante che si chiamava M.ro Jacopo, quale possedeva una Casa nella Bietola che confina da una parte col mulino del Sig. Carlo Parasacchi e dall’altra la Scipiona ed un orto annesso alla detta Casa, a cui confina da una parte il Frantoio del detto Sig.re Parasacchi e dall’altra il Pilastro della Loggia del Caporale Pierino e ciò poter deporre per averne pratica …” Ed ancora in un interrogatorio di Giovanna Masoni, vedova del M° Paolo Savi (c. 572): “Aver conosciuto M° Jacopo Portugalli Padre del Capitolante quale godeva una Casa nella Bietola che si gode adesso dai suoi figlioli con un orto sulla giara del Verde attaccato alla detta Casa quale si distende anche avanti alla casa dell’Angiola già moglie del fu Scipione Frassinelli e confina con l’orto di Pietro Gherardi e ciò sapere per essere stata lavorante del suddetto M° Jacopo e per aver lavorato nel medesimo orto et aver veduto anche il medesimo lavorarvi.”
[51] Cfr. S.A.S.P., Giudice di Pace (1808-1814), filza II (1811-1813),n. 600, Portugalli, “Apposizione di sigilli”, 3 settembre 1812. Questo “Gaetano di Giuseppe Pelossi” potrebbe essere il “Pelossa Gaetano di Giuseppe” citato dallo studioso Edoardo Barchi: cfr. Edoardo Barchi, Artisti e maestri d’arte in Arosio, in “Svizzera Italiana”, XIX, 1959, pp. 29-43, in particolare p. 43, “3. Pelossa Gaetano di Giuseppe – Stuccatore. Nato ad Arosio nel 1781, si sa soltanto che operò a Genova intorno al 1833, come da nota apposta sul vecchio registro degli abitanti d’Arosio presso l’Archivio di Stato.”