Come è noto Pontremoli fu decretata Città Nobile con il Motuproprio del 1° agosto 1778(1) e divenne Sede di Diocesi con la Bolla “In suprema Beati Petri Cathedra” del Pontefice Pio VI datata 4 luglio 1787 (2). Vale la pena ricordare che, a causa di una serie di controversie tra la Santa Sede e il Governo Granducale, i Pontremolesi, per avere il primo Vescovo, dovettero attendere sino al 24 luglio 1797, quando fu nominato Girolamo Pavesi. (3)
Quella del “Vescovado” è sempre stata una antica aspirazione dei Pontremolesi, come testimoniano gli eventi susseguitisi nella storia di questa cittadina altolunigianese: si pensi al progetto di Galeazzo Maria Sforza osteggiato dalla Signoria di Firenze (sec. XV) ed alle istanze prodotte dal Consiglio Generale nel 1570-71 al fine di ottenere almeno un Vicario Apostolico, per non parlare delle vane richieste degli anni 1592, 1612, 1646 e 1660.(4)
Anche nel corso del XVIII secolo non mancarono suppliche degne di nota: il celebre storico locale Pietro Ferrari ci ha tramandato che “Don Paolo Pavesi, nel 1745, aveva destinato all’erigendo Vescovado di Pontremoli la rendita annua di 1000 pezze: destinazione da valere e da avere effetto solo nel caso e a condizione che egli fosse nominato Vescovo!”. (5) Ed è questo il punto della presente ricerca.
Fra i manoscritti del Fondo Bencivenni-Pelli giacente presso l’Archivio di Stato di Firenze si trova un documento settecentesco di poche carte, privo di firma e di data, segnato col titolo “Dispaccio e considerazioni su Pontremoli”(6). L’ autore del manoscritto, dopo aver introdotto l’argomento, che richiama quanto segnalato dal Ferrari, riporta senza virgolettato una “dettagliata informazione” del Senatore RUCELLAI, funzionario al quale fu fatta esaminare la supplica del 1745 dei Sindaci di Pontremoli, ove si legge un’interessante “Notizia di questa Provincia”.
Sembrerebbe trattarsi di un documento di discreto interesse non fosse altro per l’importanza dei personaggi coinvolti: GIUSEPPE BENCIVENNI-PELLI (1729-1808) non fu solo un solerte funzionario della Pratica Segreta di Pistoia e Pontremoli(7) ma, “di cultura letteraria assai vasta”(8), fu direttore della Real Galleria, scrittore di arte e di storia, giornalista e raccoglitore di preziosi documenti sulla vita di Dante(9); a sua volta il Senatore GIULIO RUCELLAI, già apprezzato ministro di Gian Gastone (l’ultimo dei Medici)(10), fu Segretario del Regio Diritto nel periodo della reggenza lorenese e, soprannominato “Giulio l’antipapa” dall’ex compagno di Università Bernardo Tanucci, entrò, “intransigente e documentatissimo”, in molte delle commissioni nominate per redigere i progetti di riforma di quel periodo(11).
Nel documento si trovano le ragioni per le quali i Pontremolesi dovettero attendere ancora un quarantennio al fine di raggiungere il tanto bramato obiettivo di vedere la Città degna sede di un Vescovado. Credendo inutili e superflui ulteriori commenti, ecco la versione integrale del manoscritto:
Con dispaccio del dì 11 gennaio 1751 S.M.C. comandò l’unione del Commissariato di Pontremoli al Governo della Lunigiana ed elesse per Governatore Generale e Militare di detta Provincia il Marchese Cavaliere Colonnello FILIPPO BOURBON DEL MONTE con Provvisione di scudi 1000 con che egli risegga in Pontremoli ove oltre al Governatore delle Armi dovesse avere anche il Civile della Giustizia e due Capitanati di Fivizzano e di Castiglione del Terziere siccome di tutto il Pontremolese.
E a forma di tal Dispaccio furono spediti gli opportuni motupropri del dì … luglio di detto anno.
Nel 1745 i Sindaci di Pontremoli supplicarono per ottenere la Fondazione del Vescovado in quella Terra esponendo i motivi che vi potevano essere per meritare che il Sovrano si interponesse a Roma per una tal grazia.
L’Arcidiacono PAOLO PAVESI si offeriva di costituire col suo Libero Patrimonio la Dote usufraria per la fondazione con che fosse a questo Vescovado riunita tutta la Provincia di Lunigiana suddita di S.A. e che egli ne restasse il primo investito.
Questa domanda fu fatta esaminare al Sen. RUCELLAI il quale nel luglio di detto anno ne scrisse una dettagliata informazione in cui rigettando le ragioni di Pontremoli fa vedere quanto poco conveniva lo stabilire il Vescovado in Pontremoli anche perché non sarebbe stato facile l’ottenerlo.
Di ciò fu reso conto al S.D. con dispaccio del 17 agosto del d° anno e nel 4 Xbre dell’anno medesimo il Sovrano si degnò approvare con suo Dispaccio il sentimento del Sen. RUCELLAI ordinando che a forma di esso fosse risoluta la supplica de’ Pontremolesi.
Nella detta Informazione di RUCELLAI si ha una tal quale NOTIZIA di questa Provincia. Ecco quello che da essa resulta
Pontremoli è un luogo assai cospicuo con due Fortezze. Il circuito del suo territorio mediocremente fertile è di 60 miglia. La sua lunghezza è di miglia 16 e la larghezza di 12. Sono in esso 77 villaggi. Questo territorio per altro ha poca pianura intorno Pontremoli che produce grano, vino e olio, ma non in gran quantità, non essendo sufficiente al consumo a cui supplisce il grano che di Lombardia viene ad esitarsi ne’ Mercati. Il rimanente è montagna in parte rivestita di castagni che danno il mantenimento agli abitanti.
La Popolazione Pontremolese ascende a 12.307 anime; e questa si divide in Oppidani che sono quelli che abitano la Terra di Pontremoli ed in Rurali: generalmente sono Poveri, benché posseggano il territorio, ch’è per altro oggi giorno quasi tutto obbligato o nel dominio di pochi oppidani.
Gli oppidani ascenderanno al numero di 3062. Generalmente sono comodi. Tra questi vi sono alcune poche famiglie ricche di denaro effettivo più di quello che possa immaginarsi di trovare in una piccola Terra. Una parte di loro vive sopra la manifatture della carta, Polvere di schioppo, carte da giuocare, tabacco, acquavite che possono esercitare in virtù de’ loro Privilegi per li quali non sono sottoposti agli Appalti come il rimanente della Toscana. L’altra sul passaggio delle merci che dalla parte di mare passano in Lombardia che è il soggetto del loro commercio e l’origine delle ricchezze godute da poche famiglie.
Il sistema del loro Governo è promiscuo con i Rurali che in sostanza sono contadini.
E’ rappresentato dal Generale Consiglio che è composto da 40 oppidani e 40 rurali: i consiglieri sono a vita, sempre dell’istesse famiglie. Ha questi l’autorità di risolvere con le dovute approvazioni tutti gli affari riguardanti l’interesse della comunità, ma nonostante che debba tutto risolversi con la pluralità de’ voti, tanto siccome i rurali sono ridotti a esser tutti o contadini degli oppidani o debitori, tutte le risoluzioni sono contro i rurali, i quali portano tutti i Pesi e per ciò sono un instrumento della ricchezza degli oppidani più con la sofferenza che con il loro travaglio; senza che mai si sia potuto apporvi rimedio per tor di mezzo questo aggravio, perché vi si sono apposti quelli pochi che avevano interesse di frastornare il riparo.
Da ciò apparisce che in questa Provincia non vi è distinzione legale di Persone, e che tutto è Promiscuo con la Plebe.
Possa più oltre il Senatore RUCELLAI in questa INFORMAZIONE poiché prescindendo dall’esame estrinseco dell’affare rilevando che i supplicanti non altro fine avevano che quello di costituir Città la loro Terra ed in conseguenza di introdurre nei suoi abitanti la predetta distinzione osserva che non dall’esservi o non esservi il Vescovo in un luogo depende veramente che il medesimo debba esser riguardato per città, benché così per un errore popolare comunemente si pensi, ma che questo grado Politico è solo dependente dall’autorità del Sovrano, e poi viene per conclusione a mostrare che la qualità del commercio di Pontremoli, per sola conseguenza della sua situazione è necessariamente di una certa specie che non può convenire alla qualità di nobile.
Di fatto i Pontremolesi unicamente profittano per le spedizioni delle merci che di colà passano per andare da Livorno nella Lombardia, e questo è il vero fondo della loro mercatura, la quale perciò dipende assai dalle circostanze politiche di questa Provincia.
I più ricchi poi a misura che hanno veduto aumentare la loro sostanza non avendo modo di investirla nel territorio di Pontremoli piccolo, e montuoso, e già occupato sono stati costretti a estendere i loro effetti nella Lombardia, e quivi hanno acquistate delle relazioni per le quali è stato e sarà sempre loro più facile il trapiantarsi colà, che in qualunque altro luogo della Toscana. Il Pontremolese poi è dependente dalla Giurisdizione Ecclesiastica de’ due Vescovi di Sarzana e Brugnato Stato di Genova i quali tengono in Pontremoli il Cancelliere ed il Vicario Foraneo davanti a quali si agitano tutte le cause che spettano al Foro Ecclesiastico.
Altre volte è stato pensato all’erezione in Vescovado di Pontremoli, specialmente nel 1613 quando era unito alla Camera di Milano e sotto la protezione del Re di Spagna come si può vedre in un Voto del C. Fiscal Regio Stamp. nella causa concernente l’Erezione di Pontremoli in città episcopale, ma per una ragione o per un’altra ciò non è mai stato effettuato. Nel 1613 si oppose GIO. BATTA SALVAGO Vescovo di Sarzana con le sue aderenze ed impedì che restasse terminato questo negozio favorevole nonostante che i regi ministri fossero intieramente del Partito de’ Pontremolesi.
Il Governatore che stava in Pontremoli nel 1648 di propria autorità vendé il Pontremolese alla Rep. di Genova per m/200 Pezze. Da questa poi S.D. FERDINANDO II nel 16..
Qui il manoscritto termina ed in altre carte vengono riportate delle “Scritture concernenti Pontremoli che esistono nell’Archivio Segreto de’ Pitti” tra le quali compare la segnalazione di un “Instrumento della compra di Pontremoli rogato a Madrid di Marzo 1650 confermato e sottoscritto dal Re Filippo IV”, ma questo è davvero un capitolo a parte!
Marco Angella, Sede di Diocesi antica aspirazione dei pontremolesi, Pubblicato in “Il Corriere Apuano”, sabato 14 settembre 1996, p. 3
(1): Già nel Motuproprio del 1778 si legge che Pontremoli “…per l’estensione del suo teritorio, e per ogni altro riflesso può servire di decorosa Sede Vescovile …”.Molti studiosi locali (e non) si sono imbattuti nella tematica rigurdante la “nobiltà pontremolese”. Per una visione sintetica cfr. N. MICHELOTTI, 1778 – Pontremoli Città Nobile, in ASPP, 4.a serie, vol. XXX, tomo I, 1978. pp. 93-120.
(2): Per una attenta analisi su questa tematica cfr. M. MORI, I due secoli di vita della Diocesi di Pontremoli, in “Studi di Storia Pontremolese”, Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, Pontremoli 1990, pp. 169-177, nonché cfr. AA.VV., La Diocesi di Pontremoli, Tipografie Riunite Donati, Parma 1989.
(3): Girolamo Pavesi (1° agosto1739-27 giugno 1820) completò i suoi studi presso il Collegio Cicognini di Prato. Figlio di Giuseppe Pavesi e Ottavia Ricci, fratello di Lorenzo Pavesi, ricoprì “per le sue eminenti qualità” la carica di Canonico Arcidiacono della Collegiata di Santa Maria del Popolo di Pontremoli. Divenne Vescovo all’età di 58 anni. A lui succedette nel 1821 il Pontremolese Adeodato Venturini. cfr. A. CORRADINI, La Chiesa di Santa Maria del Popolo, Tip. Artigianelli, Pontremoli 1969, pp. 212-213 e p. 216.
(4): cfr. A. CORRADINI, op. cit., pp. 208-209; cfr. P. FERRARI, La Chiesa e il Convento di San Francesco, Pietro Rosi Editore, Mulazzo 1974, p. 296
(5): cfr: P. FERRARI, op. cit., p. 298: in particolare lo storico lunigianese asserisce di aver rinvenuto questa scrittura nei Protocolli di Carlo Curini presso l’Archivio Notarile di Pontremoli.
(6): cfr. ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE (A.S.F.), BENCIVENNI-PELLI (Carte), Cartella n.12, fascicolo n.159, “Dispaccio e considerazioni su Pontremoli”. La Cartella contiene 16 fascicoli numerati da 153 a 168; nel n. 159 sono presenti, oltre al manoscritto oggetto di questo studio, altri tre documenti dei quali uno intitolato “Spoglio delle proposizioni relative a Pontremoli”.
(7): cfr. G. SFORZA, Saggio di una bibliografia storica della Lunigiana, Arnaldo Forni Editore, Bologna 1982 (rist. anast. dell’edizione modenese del 1874), p. 156. Alla voce “Pelli Giuseppe” l’insigne storico montignosino (del quale il 3 luglio di quest’anno ricorrevano i 150 anni dalla nascita) associa una “Relazione dello stato attuale di Pontremoli” che dice citata nella Bibliografia storica della Toscana del canonico Domenico Moreni. In particolare afferma che “fu scritta dal Pelli nel 1763, mentre era insignito della carica di Segretario della Pratica Segreta di Pistoia e Pontremoli.”
(8): cfr. M.A. TIMPANARO-MORELLI, Lettere a Giuseppe Pelli Bencivenni (1747-1808), Roma 1976, p. X Nella stessa pagina si legge: “… considerato da un punto di vista rigorosamente storico-culturale il Pelli fu certo un personaggio minore del Settecento toscano e italiano…” .Ed ancora a p. XII: “..il Pelli partecipò attivamente … alla vita politico-amministrativa dell’età leopoldina. Molte lettere a lui indirizzate – specialmente quelle dei suoi dipendenti dell’Ufficio della Pratica Segreta di Pistoia e Pontremoli – hanno perciò un valore documentario per ricostruire la storia di alcune istituzioni del Granducato …”
(9): cfr. G. GAROLLO, Dizionario Biografico Universale, , Hoepli, Milano 1970, vol. I, alla voce “Bencivenni Pelli Giuseppe”. Ed ancora in F. DIAZ, I Lorena in Toscana. La Reggenza, Utet Libreria, 1988, pag. 198, si dice che il Pelli fu un “acuto annotatore della vita intellettuale toscana, italiana ed europea nella seconda metà del secolo…”
(10): cfr. M. VANNUCCI, I Medici. Una famiglia al potere, Grandi Tascabili Economici Newton, Roma 1994, p. 386: GIULIO RUCELLAI e FILIPPO BUONARROTI vengono segnalati quale “espressione dell’avanguardia culturale in Toscana” e si dice che “insieme aprirono le aule dell’università alla filosofia del sensismo”
(11) cfr. F. DIAZ, op. cit.Il noto storico livornese non solo cita più volte nel suo libro il Senatore Giulio Rucellai ma gli dedica anche un paragrafo intitolato “Giulio Rucellai e la difesa dello Stato” (pp. 132-136).