PRESENZA EBRAICA A PONTREMOLI TRA XV E XVI SECOLO

Nell’ambito della storia degli ebrei in Italia la Lunigiana ha sempre occupato un posto marginale. In nessun momento della storia, nell’ambito del nostro territorio, si è mai sviluppata, infatti, una vera e propria comunità con i suoi luoghi di culto e le sue scuole come in altre località toscane.

Sono tuttavia numerosi gli elementi che riconducono alla presenza di ebrei soprattutto nella zona compresa tra le Apuane e il mare e a Pontremoli ma essi forse sono giustamente considerati solamente negli ultimi anni.

È solo di pochi anni fa, infatti, una pregevole e imponente opera sulla presenza ebraica negli ex stati dei Cybo tra XVI e XIX secolo (1) nella quale sono messi in luce fatti ed accadimenti di numerose generazioni di ebrei che tra le Apuane e il mare si sono succedute con i loro rabbini e le loro istituzioni religiose contribuendo spesso in modo determinante allo sviluppo imprenditoriale e commerciale dell’entroterra massese e carrarese.

Il lavoro, stando alla mole e alla qualità della documentazione prodotta circa la presenza ebraica in questa plaga, colma senza ombra di dubbio un vuoto considerevole tanto da far dire a Michele Luzzati, nella presentazione del testo, che esso rappresenta la scoperta” dell’ebraismo degli stati dei Cybo (2).

La mancata consapevolezza della portata di questa presenza non ha riguardato peraltro solo la storiografia lunigianese carrarese e massese: pare, infatti, che anche la Toscana ebraica ufficiale ignorasse la storia e l’importanza dell’opera di questi ebrei (3).

Ma anche nella Lunigiana interna, a Pontremoli e nei dintorni, non sono mancate recentemente occasioni per tornare sull’argomento della presenza ebraica nella nostra regione.

Nella seconda metà degli anni ottanta sono rinvenuti, durante le fasi di restauro di alcune filze e protocolli dell’archivio notarile di Pontremoli, ventuno frammenti di manoscritti ebraici medievali smembrati e reimpiegati nella seconda metà del cinquecento e nel seicento per rilegare registri e volumi soprattutto del protocollo notarile (4). Questi frammenti, il cui contenuto è tratto dalla Bibbia, dal Talmud babilonese e dalla produzione rabbinica sono stati approfonditamente studiati dal Rav. Hillel M. Sermoneta il quale afferma trattarsi di “documenti interessanti che costituiscono tasselli importanti per ricostruire il mosaico della cultura ebraica medievale in Italia” (5).

Nel 1999 sono invece rinvenuti gli statuti di Mocrone (6) che risultano rilegati con una copertina pergamenacea manoscritta riportante frammenti di un glossario francese della bibbia del quale rimangono parti di Ezechiele XXII-XXIII. II prof. Benjamin Richler (7), al quale ho inviato copia del manoscritto (8), mi scrive che il glossario è formato dal testo in ebraico dei versi biblici seguito da una traduzione in antico francese e da una spiegazione di nuovo in ebraico ed è stato probabilmente copiato intorno al XIV secolo.

Non è nelle mie possibilità né nelle mie intenzioni addentrarmi nella analisi filologica di questi interessantissimi documenti. Mi basterà qui ricordare che essi hanno a che fare con il noto fenomeno del reimpiego dei manoscritti ebraici nella legatura dei volumi. correlato da un lato con i sequestri dell’inquisizione post-tridentina e dall’altro con l’affermarsi del libro a stampa (9) ma soprattutto escludere una generica quanto semplicistica ragione di casualità circa la loro presenza negli archivi di Pontremoli.

Certamente degna di nota è pure la parte dedicata ai frammenti ebraici contenuta in “Codicum Fragmenta” (10).

E’  infine da segnalare un articolo di Aharon Adolfo Croccolo apparso recentemente (11) nel quale vengono riportate numerose notizie intorno alla presenza di ebrei in Lunigiana: a Nicola, a Sarzana, a Vezzano Ligure, a Fosdinovo, a Lerici e, appunto, a Pontremoli (12)

A prescindere dal taglio e dalla importanza delle cose sopra menzionate, tali ritrovamenti e pubblicazioni riportano tutti a loro modo alla luce il tema della presenza ebraica a Pontremoli la quale a questo punto può essere certamente rivalutata pur essendo, ad onor del vero, un argomento in qualche modo già conosciuto.

Vi sono infatti cenni a questa presenza nei lavori di almeno tre autori di storia locale ed altri elementi in tal senso si possono ricavare da pubblicazioni di carattere più generale.

Giovanni Sforza nel primo volume della sua opera dedicata alla cittadina dell’alta Val di Magra (13) pubblica i capitoli accordati da Filippo Maria Visconti e da Francesco Sforza a Pontremoli nel 1441 (14). Il quindicesimo ed ultimo dei capitoli, sul quale ritorneremo più avanti, tratta della facoltà richiesta da Pontremoli e accordata ad essa dai signori di Milano, di ospitare ebrei per l’esercizio del prestito di denaro su pegno o ad interesse (15)

Pietro Ferrari il quale, nel lavoro dedicato alla chiesa e al convento di San Francesco di Pontremoli (16), riferisce di alcuni fatti aventi per protagonisti ebrei residenti nel XVI secolo e afferma che essi erano già presenti nel secolo precedente. In questo contributo il Ferrari si sofferma, seppure in modo sbrigativo, sulle ragioni della presenza ebraica a Pontremoli sostenendo che essa è finalizzata all’esercizio della attività feneratizia sollecitata dalla comunità per far fronte alle necessita delle istituzioni pubbliche e dei privati e riporta altresi i nomi di alcuni prestatori ebrei pontremolesi del XV secolo rintracciati nei protocolli notarili (17).

Emanuele Repetti sostiene invece che nel 1513 gli ebrei arrivarono a Pontremoli invitati dal governatore Gio Galeazzo Pellavicini per gestire un banco di prestito ad usura a causa della scarsità di denaro e della povertà della gente (18)

Anche nei contributi di carattere più generale sulla storia degli ebrei in Italia si possono trarre elementi riguardanti la città di Pontremoli.

In uno dei testi più importanti aventi per oggetto questo tema (19), sul quale si sono formate generazioni di studiosi dell’argomento, appare una mappa dell’Italia nella quale sono identificate le località che ospitarono famiglie ebraiche durante il periodo che in questo ambito si usa definire “dei gran di rivolgimenti (1450-1550)” (20). In questa mappa, fra le località con poche famiglie, compare appunto la città di Pontremoli (21).

Meno conosciuti in ambito lunigianese sono invece gli importantissimi riferimenti alla presenza di ebrei a Pontremoli nel periodo considerato contenuti in un’imponente e dotta opera di Shlomo Simonsohn dedicata agli ebrei nel ducato di Milano (22) e conservati presso l’Archivio di Stato di Milano e di altre citta lombarde sui quali lo scrivente sta compiendo i necessari approfondimenti in vista di un lavoro complessivo dedicato a questo tema.

Quanto sopra menzionato, conosciuto o no che sia, ci restituisce il quadro di una presenza ebraica nella cittadina lunigianese tra XV e XVI tutt’altro che trascurabile sotto il profilo quantitativo ma soprattutto assai significativo per quanto attiene al contesto politico che ne favorì la nascita e la crescita. Ed è appunto su questo preciso aspetto che intendo soffermarmi cercando di mettere in risalto le ragioni che portarono allo sviluppo di questa presenza.

Credo di poter affermare a questo proposito che essa tragga origine dalla politica che il ducato di Milano, al quale Pontremoli apparteneva, instaurò nei confronti degli ebrei dagli anni ottanta del XIV secolo. In altre parole se le con dizioni specifiche che determinarono la necessita per Pontremoli di disporre di banchi di credito sono relative alla situazione economica della città lunigianese, comune peraltro a tanti altri centri del Italia settentrionale, il ricorso a prestatori ebrei è determinato da una ben precisa politica dei duchi nei loro confronti che spianò la strada al loro impiego in tutte le città e nei maggiori villaggi dell’intero territorio ducale.

In Lombardia gli ebrei non avevano mai trovato ospitalità e la loro presenza prima del XIV secolo fu solo sporadica (23). I primi che vi giunsero in numero significativo furono infatti chiamati da Giangaleazzo Visconti nel 1387 (24). Il privilegio che l’allora duca di Milano concesse a questi ebrei stabiliva che essi avevano diritto a risiedere nell’ambito del territorio ducale, che erano liberi di intraprendere attività di commercio e di aprire banchi di prestito, che era loro assicurata una protezione legale e uno statuto speciale e che essi potevano professare liberamente la loro religione e infine che era loro garantita la libertà di partenza qualora se ne fosse verificata la necessita (25).

Questi primi ebrei provenienti dalla Germania si stanziarono a Pavia (26) mentre altri, immigrati anche dalla Francia e dalla Spagna, si diffusero in breve tempo a Cremona, Voghera. Vigevano, Como. Alessandria, Piacenza, Soncino. Lodi, Crema ed altre località lombarde (27).

A meta del Quattrocento, quando alla signoria dei Visconti subentrò quella degli Sforza e la popolazione ebraica all’interno del territorio ducale era cresciuta sensibilmente, non vi fu alcuna variazione della politica centrale nei confronti degli ebrei, anzi Francesco Sforza si adoperò particolarmente affinché le porte del ducato rimanessero loro aperte ed essi potessero continuare a risiedervi liberamente esercitando la loro attività. Consapevole tuttavia del rischio che la Chiesa poteva rappresentare rispetto a questi disegni egli si preoccupò di ottenere una particolare autorizzazione da parte di papa Niccolò V che lo mettesse al riparo da possibili ripercussioni (28). Il 23 gennaio 1452 questa autorizzazione fu concessa a patto che fossero osservate le leggi canoniche relative agli ebrei (29) le quali prevedevano una serie di limitazioni.

Francesco Sforza e i suoi successori furono quindi particolarmente favorevoli alla presenza di ebrei nei territori del ducato e, nei limiti concessi dalle suddette leggi canoniche, e spesso anche oltre, furono pronti a sostenere le loro ragioni se non addirittura a prenderne palesemente le difese contro l’aperta ostilità delle popolazioni aizzate dalle infuocate prediche di francescani e domenicani che si distinguevano particolarmente per la loro attività anti-giudaica.

Vale certamente la pena ricordare a questo proposito che gli Sforza non si dimostrarono neppure troppo ortodossi nei confronti delle disposizioni ecclesiastiche formali come quella del “segno” o “sciamanno” (30). Alle insistenti pressioni dei predicatori e del clero affinché gli ebrei portassero tale segno distintivo gli stessi fecero tutto ciò che era nelle loro possibilità per non sottomettersi a tale obbligo ottenendo spesso sotto gli Sforza esenzioni formali in tal senso (31).

Tanta disponibilità da parte dei duchi non era evidentemente determinata da ragioni filantropiche ma derivava da motivi di carattere strettamente economico e più in generale di carattere politico. Le profonde trasformazioni economiche in atto in questo periodo. “l’aumento degli ambiti dei traffici e della loro mole, la particolare fisionomia dell’economia monetaria dell’epoca viziata da una liquidità molto scarsa rendevano il ricorso al credito assolutamente necessario” (32) La limitazione esercitata dalla chiesa per motivi etico-teologici nei confronti del prestito ad interesse da parte dei cristiani e la contemporanea disponibilità di prestatori capaci come gli ebrei che cercavano di fuggire dai paesi nei quali il clima sa era fatto per loro particolarmente ostile determinarono una convergenza di interessi a tutto vantaggio, in questo caso, degli Sforza. Il limitato potere contrattuale degli ebrei a causa della debolezza del loro status, ossia dei loro limitati diritti di cittadinanza, determinava di fatto, non pochi vantaggi per i signori o principi italiani di quel tempo i quali potevano facilmente raggiungere numerosi e importanti obiettivi. Innanzi tutto si poteva finalmente “circoscrivere l’attività feneratizia in un quadro di regole ben precise” (33). E’ pur vero che bisognava mediare continuamente con la Chesa per mantenere questo quadro di regole al riparo da attacchi che potessero inibire la venuta di questi ebrei ma i vantaggi erano indubbi. Viste le premesse si giungeva solitamente ad una riduzione dei tassi di interesse che poteva anche essere considerevole rispetto a quelli praticati in precedenza da prestatori cristiani (34).

Altri vantaggi che i Visconti e gli Sforza ottennero rivolgendosi agli ebrei furono di impegnare gli stessi all’esercizio del prestito anche in quelle località dove ciò poteva anche non essere remunerativo con le conseguenze in termini di crescita economica, per plaghe che viceversa non avrebbero avuto altro per finanziarla, tutt’ altro che insignificanti.

Infine gli ebrei per svolgere la loro attività dovettero pagare tributi elevati che nell’ambito del ducato di Milano, salirono in breve tempo dalla loro venuta da tremila a ventimila imperiali (35).

La politica de Visconti e degli Sforza nei confronti degli ebrei fu in sostanza alquanto spregiudicata ma altrettanto realistica. Concedendo loro, in un periodo di grande rivolgimenti e persecuzioni in buona parte del’Europa, la libertà da risiedere nel loro ducato esercitandovi la loro attività sotto la protezione delle autorità i duchi di fatto ne traevano tutti i benefici che erano possibili.

Anche Pontremoli dunque trovandosi come tante altre città e cittadine dell’Italia centrosettentrionale nella situazione economica cui si accennava poc’anzi, ritenne di ricorrere agli  ebrei per l’apertura di banchi di prestito e i capitoli pubblicati dallo Sforza ne rappresentano la prova documentaria.  In essi, sommariamente, la magistratura comunitativa chiedeva a Filippo Maria Visconti che fosse impartita licenza alla comunità affinché uno o più ebrei potessero stabilirsi a Pontremoli per prestare o mutuare denaro contro pegno  o in qualunque altro modo. Veniva altresì specificatamente richiesto dalla “magistratura” che questi ebrei potessero risiedere a Pontremoli liberamente e in sicurezza potendosi liberamente muovere come tutti gli altri abitanti del borgo e del distretto.

Dal documento in questione, che nel complesso ricalca la formula comune a tanti altri della stessa tipologia nell’ambito del ducato di Milano, ricaviamo peraltro alcune particolarità degne di nota.

La prima mi pare sia rappresentata dalle limitate garanzie minime alle quali gli ebrei erano disposti a stabilirsi a Pontremoli per l’esercizio della attività feneratizia e la seconda, viceversa dalla estensione delle modalità con le quali si permetteva di procedere alla attività del prestito.

Generalmente, infatti, gli ebrei tendevano a farsi garantire anche la libertà di professare la propria fede, la libertà di andarsene senza alcuna difficoltà qualora se ne fosse presentata la necessità e, in alcuni casi l’esenzione dall’obbligo di indossare il segno ma vedremo che anche nel caso di Pontremoli si arriverà col tempo ad affrontare di volta in volta queste spinose questioni sull’onda dell’incombenza di detti pericoli.

Di regola inoltre l’attività del prestito era effettuata contro pegno di beni mobili e con l’esclusione di prestiti concessa sulla base, ad esempio, di dichiarazioni scritte e formate (36).

In ogni modo dalla prima meta del ‘400 i prestatori ebrei cominciano a volgere la loro documentata attività a Pontremoli (37) e anche in questa fase tutto ciò che avviene è circoscrivibile all’ interno di un quadro che vede come protagonista e arbitro il ducato di Milano.

Si tratta di persone che si ritrovano operanti anche in altre località del ducato (38) e ciò non deve sorprendere perché in genere chi operava il prestito era organizzato in vere e proprie catene che erano presenti in più località, inoltre ci voleva del tempo affinché il giro di affari raggiungesse proporzioni tali da richiedere la permanenza stabile in una determinata località.

Le persone che si rivolgono ai banchi di credito ebraici a Pontremoli non sono evidentemente solo coloro che sono caduti in miseria e che tentano di riscattarsi ma soprattutto negozianti, artigiani, piccoli commercianti cioè la parte della comunità che lavora e produce.

Con la presenza degli ebrei tante cose si risolvono ed altre, inevitabilmente, si complicano soprattutto per quanto attiene ai rapporti tra essi, la popolazione locale e il clero.

Anche a Pontremoli, infatti, ebrei, autorità civili, chiesa, popolo e ordini dei frati predicatori sono dal XV al XVI secolo i protagonisti di un gioco di equilibri e di reciproche pressioni.

Nascono ad esempio controversie sulla riscossione delle imposte sui residenti che gli ebrei pontremolesi (39) non intendono pagare perché già pesantemente gravati dal tributo sul prestito da loro esercitato (40).

Ben presto, come altrove, sorgono controversie tra prestatori ebrei “regolamentati e prestatori cristiani non autorizzati come quelli arrestati dal commissario di Pontremoli nel 1478 rei di aver violato con la loro attività il contratto esistente fra la comunità di Pontremoli e gli ebrei grazie al quale solo ad essi e consentito il prestito ad interesse (41).

Ciò determina la conseguente reazione degli emissari del vescovo di Luni che intervengono in favore degli arrestati (42).

Rappresentativi, per capire quanto ciò che accadde a Pontremoli in questo ambito e in questo periodo sia assimilabile a quanto avveniva nel territorio del l’intero ducato, sono lo zelo del commissario che si rivolge al duca Gian Galeazzo Maria Sforza e alla duchessa Bona per ottenere ragione del comportamento dell’ autorità episcopale e il tentennante atteggiamento del duca il quale riconosce le ragioni del commissario (43) ma, non potendo entrare in conflitto aperto con la chiesa su un argomento così delicato si rifugia nella laconica conclusione che se dovesse accordare la punizione prevista per gli usurai cristiani di Pontremoli dovrebbe punire tutta la Lombardia piena di questi cast (44).

Non mancarono pure a Pontremoli casi di aperta ostilità e di violenze perpetrati a danno degli ebrei in seguito alle predicazioni. In seguito ai fatti sopra menzionati il commissario di Pontremoli nel Maggio del 1479 deve sospendere il processo contro gli usurai cristiani a causa dell’attentato perpetrato ai danni dell’ abitazione di un ebreo (45) La situazione degenera e il 9 marzo 1480 il duca in risposta a questo e ad altri casi di violenze e di incendi perpetrati ai danni di ebrei scrive al commissario affinché si prodighi verso il clero e i predicatori in modo che durante la quaresima e le altre feste comandate non si istighi la popolazione contro gli ebrei (46).

Ma Pontremoli fu teatro di ostilità anche fra gli stessi ebrei.  Quelli residenti da tempo nel ducato di Milano, ormai bene organizzati per l’esercizio della loro attività manifestarono al duca la propria contrarietà all’accordo che Pontremoli stava suggellando con altro ebrei provenienti da altri stati. Evidentemente le autorità cittadine cercavano di rompere il monopolio degli ebrei originari che si era nel frattempo venuto a creare e questi ultimi non volevano alcun competitore nella cittadina lunigianese senza andare troppo per il sottile riguardo alla comune appartenenza religiosa (47).

Non è tra gli obiettivi di questo specifico contributo quello di trattare in modo esaustivo tutta la documentazione relativa agli ebrei pontremolesi del XV e XVI secolo ho individuato negli archivi delle città  appartenute al ducato di Milano grazie alla imponente opera di Simonsohn, alla quale ho sporadicamente accennato solo per sostenere la test di questo contributo.

Questo ed altri importanti temi come quello della presenza ebraica a Pontremoli in seguito all’intensificarsi della predicazione antiebraica nel territorio ducale ad opera in primo luogo di Bernardino da Feltre e della conseguente istituzione dei Monti di Pieta troveranno spazio in un altro contributo al quale ho poco sopra accennato.

Mi basterà qui affermare sulla scorta di quanto sommariamente e sinteticamente esposto che dai documenti relativi a Pontremoli qui riportati fuoriesce uno spaccato di problematiche e dinamiche rispetto alla presenza ebraica che assimila la cittadina lunigianese più all’ Italia settentrionale e, per rimanere nell’ambito della Lunigiana storica, agli ex stati dei Cybo che non alle altre località della Val di Magra soprattutto della parte marchionale che nel periodo trattato, non condivisero con Pontremoli né la situazione generale né le necessita né, conseguentemente, rimedi adottati.


GIAMPIETRO RIGOSA, Presenza ebraica a Pontremoli tra XV e XVI secolo,Archivio Storico Province Parmensi, Vol. 52, 2000, pp. 111-122


(1) I. N. JACOPETTI. Ebrei a Massa e Carrara Banche Commerci Industrie dal XVI al XIX secolo. Firenze, Edifir. 1996.

(2) Id., p.VI.

(3) Sempre Luzzati nell’opera citata si lamenta appunto del fatto che le superstiti comunità ebraiche di Firenze, Livorno e Pisa che pure si sforzano di recuperare e conservare con tenacia il ricordo dell’ebraismo di altre località toscane nulla o quasi conoscessero di questa importante presenza massese. A conferma della tendenza ad obliare le testimonianze della presenza di ebrei in questo territorio, ma ciò vale anche per la Val di Magra come vedremo, Luzzati ricorda due recenti e meritevoli pubblicazioni dedicate alla storia degli ebrei toscani che purtroppo omettono qualsiasi riferimento al territorio al quale si riferisce la ricerca di I.N. JACOPETTI che sono RG SALVADORI, Breve storia degli ebrei toscani. IX-XX secolo, Firenze, 1995, e Toscana, Itinerari ebraici. I luoghi, la storia, l’arte a cura di DORA LISCIA BEMPORAD e  ANNA MARCELLA TEDESCHI FALCO, Venezia, 1995

(4) Sui ritrovamenti dei manoscritta si veda P. RADICCHI I ZOLESI, Codicum fragmenta, sul ritrovamento di antiche pergamene negli  archivi di stato di Massa e Pontremoli (secoli XII XV). Pisa, ETS, 1999

(5) Id. p. 7982

(6) Il villaggio di Mocrone è situato alla destra del torrente Bagnone a breve distanza dal capoluogo di quello che fu il feudo marchionale di Malgrate. Il rinvenimento di questo manoscritto è opera del dott. Simonelli di Villafranca.

(7) Il prof BENJAMIN RICHLER  è il direttore dell’Institute of microfilmed Hebrew manuscript della Jewish National and Unversstary Library di Gerusalemme

(8) Ringrazio a questo proposto il gentile prof. Chiesa del dipartimento di ebraistica dell’università di Torino per avermi giustamente indirizzato nella comprensione del manoscritto e per aver accettato di fare da tramite con il prof. Richler.

(9) Il rinvenimento di manoscritti ebraici negli archivi italiani è un fatto abbastanza frequente soprattutto nelle città padane. A tale proposito e a proposito del contributo di questi frammenti allo studio del giudaismo italiano si veda ad es. MAURO PERANI SAVERIO CAMPANINI , I frammenti ebraici di Bologna. Archivio di Stato e collezioni minori, Olshki. Firenze, 1997. Id. I frammenti ebraica di Modena. Archivio storico comunale, Olshki 1997 MAURO PURANI, Un convegno internazionale sui frammenti ebraici rinvenuti negli Archivi italiani e il loro contributo allo studio del giudaismo.(Gerusalemme 9 Gennaio 1996) “Rassegna degli Arshuvi di Stato”, LVI/I. 1996. pp. 104-114.

(10) PATRIZIA RADICCHI,  Frammenti ebraici, in Istituzioni Archivistiche ed Itinerari storici, in Codicum Fragmenta, cit

(11) A. A. CROCCOLO, Insediamenti ebraici in Val di Magra, in “Cronaca e toria di Val di Magra”, Anni XXIII-XIX, 1999-2000, a cura del centro Aullese di Ricerche e Studi luniganesi, Aulla, 2000

(12) In questo lavoro, a proposito di Pontremoli, A. A. Croccolo afferma due cose importanti e alquanto impegnative. Secondo l’autore gli ebrei che qua si stanziarono dal XIV secolo provenivano da Bassano del Grappa e da talune località enoliane e, secondo la tradizione, essi sarebbero all’origine della tradizione libraria per la quale Pontremoli è famosa anche oggi. Purtroppo trattandosi della trascrizione di un intervento verbale mancano le note esplicative che sarebbero state utili per corroborare le importanti affermazioni contenute in esso

(13) G. SFORZA, Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli, Firenze, 1901

(14) Id. p. 432-433

(15) Per quanto attiene alla tematica generale del prestito ebraico nel periodo medievale si veda a solo titolo di esempio V. COLORNI, Prestito ebraico  e comunità ebraiche dell’ Italia centrale e settentrionale, con particolare riguardo alla comunità di Mantova, in Riv St. VIII 1935 fasc. 3; A. Milano,  I primordi del prestito ebraico in Italia  in “La rassegna mensile di Israel (1953), a XXIX n. 5 p 115; b. Nelson Usura e cristianesimo, Firenze, Sansoni, 1967. pp 27 – 29 H. ANGELINI,  Prestito Ebraico e Monti di Pietà, vecchie e nuove letture, in “Il Pensiero  politico” a. XXVII (1994) n 2 pp 193 – 214;  M. Luzzati, Banchi e insediamenti ebraici nell’Italia Centro Settentrionale fra tardo Medioevo e inizio dell’Età moderna  in Gli ebrei in Italia (Storia d Italia Annali,vol. II, Einaudi, Torino 1996

(16) P. Ferrari, La Chiesa e il Convento  di San Francesco di Pontremoli, Mulazzo, Pietro Rosi Ed. 1974

(17) Id. . p. 204 Il Ferrari riferisce ad esempio i un “Simoni Hebreo f.q. Moyse de Mutina,  di un “Elie Hebreo” di Salomone e Raffaele e di altri ancora che egli rintracciò nei protocolli d. Ser Matteo Belmesseri e di Ser  Luca Pizzati

(18) E. Repetti, Dizionario Geografico Fisico e Storico della Toscana

(19) A Milano, Storia degli Ebrei in Italia, Torino, Eiunaudi, 1992

(20) Id p. XXX – XXXI

(21) Purtroppo in tutto il testo, cit, non appare alcuna nota esplicativa o riferimento alcuno dedicato all’approfondimento del tema e credo pertanto che la fonte di questo come di altri generici riferimenti a Pontremoli siano unicamente riconducibili ai contributi dello Sforza e del Ferrari menzionati in questo lavoro.

(22) S. SIMONSHON, The Jews in the Duchy of Milan, Jerusalem, 1982

(23) Si veda a tale proposito A. MILANO, cit. P. 20

(24) Si tratta di un gruppo di ebrei composto da tre fratelli. Menelinus, Isaac e Venelinus, di un altro Isaac e di altri dei quali è sconosciuto il nome provenienti dalla Germania probabilmente fuggiti a seguito dell’ostilità nei loro confronti seguita alla “peste nera” del 1348 che la popolazione tedesca credeva opera della malvagità degli ebrei ai quali Giangaleazzo Visconti accorda il permesso di risiedere nel ducato ordinando altresì alle autorità locali di conformarsi al contenuto del privilegio. Archivi di Stato di Milano (d’ora in poi A.S.M.). Registri Panigarola I. Fol 128 Pubblicato in inglese in S SIMONSOHN, cit, vol I. p. 1-2 e in Osjo, Documenti diplomatici . pag. 259

(25) Id.

(26) Biblioteca Comunale di Pavia. Archivio Storico Comunale. Mazzo ebrei

(27) Cfr A MILANO, cit p. 205

(28) La contrarietà della chiesa nei confronti dell’usura in quanto tale e degli ebrei in quanto non cristiani e usurai era ancora forte anche dopo più di due secoli dal IV Concilio Lateranense “che segna forse il culmine della potenza della chiesa medievale e che assoggetta gli ebrei a portare un segno distintivo di colore gialla o rossa vieta severamente ai cristiani di associarsi agli ebrei in operazioni di usura” come sostiene  R.G. Salvadori  in Breve storia degli ebrei toscani. IX – XX secolo, Firenze, Le Lettere, 1995. Tale intransigenza etico-teologica della chiesa cattolica aveva contribuito a far si che il prestito ad interesse passato in mani cristiane nei secoli XI e XII ripassasse nel XIII secolo in mano agli ebrei sui quali a questo punto erano scaricati l’odio e l’ostilità dei prestatori cristiani avevano attirato su di sé.

(29) Cfr. A. MILANO, cit, p. 205

(30) In merito alla questione del “segno” si veda a titolo di esempio L. Fumi,L’inquisizione romana e lo Stato di Milano, Archivio Storico Lombardo, xxxvii, (1910), pp. 5- 124, 285-414. C. Rezasco, Segno degli ebrei ., “Giornale Linguistico Di Archeologia Storica e Belle Arti”, XV -XVI (1888-1889). Pp. 108 e segg.

(31) Si veda a titolo di esempio Archivio di Stato di Pavia fondo notarile sussidiario di Voghera. Notaro Giovanni fq Giacomo Bosco cart 21. fave14

(32) R G. Salvadori, cit. p. 22

(33) id.

(34) A. MILANO,  I primordi  del prestito ebraico in Italia,  in “La rassegna mensile di Israel”a. XXIX (1953), n. 5, p.115, sostiene che i tassi di interesse applicati dai banchi di prestito ebraici regolamentati  oscillavano tra il 15 e il 30% secondo i casi. Si registrano tuttavia casi di interesse ben più elevati , superiori cioè all’80%, ma a detta di R.C. Salvadori,  cit,  pag. 22, riguardavano realtà a nord dell’Italia e in ogni modo risultavano sempre più convenienti dei tassi praticati “ in forma illegale o extra legale, dai prestatori cristiani  che registrarono punte del 266,3% annuo”.

(35) A. Milano, cit, p. 205

(36) R.G. Salvadori, cit.

(37) Dai documenti citati da Samnonsohn e in quelli consultati nei vari archivi lombardi, la presenza di ebrei a Pontremoli è documentata dal 1451, dieci anni dopo che erano stati accordati alla cittadina lunigianese i capitoli pubblicati dallo Sforza A.S.M. Missive 17, p. 365

(38) si veda ad es. A.S.M. Missive 77, pag. 154 bis, 155

(39) ASM Carteggia Sforzesco Piacenza 767-861

(40) A.S.M. Carteggio Sforzesco, Trattati 1529 Missive 61 pp 782-850, 87-2873

(41) A.S.M. Carteggio Sforzesco Piacenza 872

(42) AS M. Missive 134,  p. 64

(43) Id.

(44) A.S.M. Comuni 9

(45) A.S.M. Missive144 p.163

(46) A.S.M. Frammenti Registri Missive e Ducati 9. Fasc.  CXXVII 12

(47) A.S.M. Fondo Culto 2159 fasc. I

L’immagine di introduzione alla pagina è tratta da Wikipedia; si tratta de “L’usuraio”, incisione   di Albrecht Dürer

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