TRE LETTERE LIVORNESI DEL 1692 SULL’INGEGNERE GIOVANNI BASSIGNANI “DI PONTREMOLI” (1653 CA – 1717)

Premessa[1]

Anni or sono, mentre mi accingevo a fare ricerche su “negozianti pontremolesi attivi a Livorno nei secoli XVII e XVIII”[2], sono entrato in contatto con studiosi che mi hanno insegnato molto come Paolo Castignoli (1936-2010)[3] e Lucia Frattarelli Fischer[4].

In particolare la professoressa Lucia Frattarelli Fischer mi segnalò dei documenti che lei stessa aveva rinvenuto presso l’Archivio di Stato di Firenze[5] riguardanti un personaggio, a me allora sconosciuto, indicato come “di Pontremoli”, ovvero un certo ingegner Gio. Bassignani o Basignani del XVII secolo.

A distanza di tempo ho approfondito quei documenti, che desidero ora divulgare in questa rivista, contestualizzandoli con alcune pubblicazioni che permettono, in qualche modo, di fare luce su questo personaggio.

Sulle tracce dell’ingegnere Gio. Bassignani (o Basignani) (1653 ca-1717)

Il pittore e socio delle Accademie Ligustica e Parmense Carlo Giuseppe Ratti (1737-1795) nel suo secondo tomo “delle vite de’ pittori, scultori ed architetti genovesi” – pubblicato nel 1769 – definisce Giovanni Bassignani  “nato in Brescia, ma di Genitori toscani”[6].

Ratti dedica ben sei pagine al “nostro”, che ripercorrono le tappe salienti della sua vita,   tramandata da “P. Gio. Domenico Bassignani Religioso delle Scuole Pie e Nipote di questo Ingegnere.”[7] 

Nella “proposta di un lessico bibliografico di architetti in Lombardia” del 1966  la storica dell’architettura Liliana Grassi (1923-1985) indica “Bassignano (Bassignani) Giovanni. Nato a Brescia nel 1653, morto a Chiavari nel 1717”[8].

In uno studio monografico del 1991 dedicato all’ “avventura archeologica di Francesco Morosini ad Atene”, Antonella Sacconi, riprendendo un manoscritto conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze, scrive in nota:

“Giovanni Bassignani di Pontremoli, suddito del Granduca di Toscana, era al servizio della Serenissima in qualità di ingegnere, come rilevato da una lettera del 6 novembre 1688: “finalmente hieri mattina con l’arrivo di una nave procedente dal Zante in undici giorni di camino le tanto bramate lettere, ma non quali si desideravano, che anzi servono ad inlanguidire ma più le concepite speranze al buon esito dell’assedio di Negroponte, scrivendo di colà in data de 10 scorso il Ser.mo Cap.no Gen.le lo Stato deplorevole dell’esercito ridotto a soli M/4 in M/5 huomini atti al maneggio dell’armi … è l’unico ingeniere della Rep.ca Bassignani da Pontremoli suddito del Ser.mo G. Duca Nostro Sig.r (ASF Arch. Med. 3044, fol. 679r).”[9]

Il geografo Massimo Quaini (1941-2017), rifacendosi a manoscritti genovesi, in un suo saggio pubblicato nel 1984 sugli “Atti della Società Ligure di Storia Patria”[10] annota che l’ingegner Gio Bassignani “era nativo di Pontremoli”. In particolare scrive:

 “Nell’estate del [16]92 viene segnalato da Livorno l’arrivo di Giovanni Bassignani giunto da Venezia con l’idea di ritirarsi dal servizio attivo che aveva prestato prima presso l’Imperatore e poi più a lungo con la Repubblica di Venezia, sia nelle fortificazioni  di Peschiera che nella guerra contro i Turchi … I documenti genovesi rivelano che, contrariamente a quanto afferma il Ratti sulla base della testimonianza di un nipote del Bassignani, l’ingegnere era nativo di Pontremoli e che questo fatto, insieme all’aver sposato una donna di famiglia chiavarese, era valutato positivamente dal governo genovese, quasi potesse essere tenuto come ingegnere nazionale. Dopo quattro mesi di prova, viene assoldato per cinque anni – periodo insolito per le condotte fino ad allora stipulate – e  alla scadenza, nel 1697, l’incarico gli è ulteriormente prorogato con queste motivazioni:

Apprende il Mag.to Ecc.mo di Guerra che sia necessario mantenere a questi stipendi un Ingegniere … e restando il Magistrato pienamente soddisfatto del detto Basignani e della sua capacità e maniera di operare qui, ma anche per le notizie che ha della peritia e forma con cui si è diportato et ha servito altrove e considerando il vantaggio che vi è se si offerisse il bisogno di havere persona già pratica del paese e della situatione de posti e che essendo egli nativo di Pontremoli et accasatosi in questo dominio pare si possa vivere con sicurezza della sua fedeltà, è venuto in sentimento di riferire a VV.SS. Ser.me che si potesse continuare a questi stipendi e supponendo il Magistrato che quando havesse la facoltà di fargli una condotta più longa gli potesse riuscire con qualche diminutione di soldo … lo rappresenta a VV.SS. Ser.me.” (Archivio di Stato di Genova, Magistrato di Guerra e Marina, 1136, Relazione del Magistrato del 15 maggio 1697)”[11].

Lo stesso geografo Massimo Quaini torna sull’argomento nel 2004 in un corposo saggio apparso su “Storia della cultura ligure” e annota: “Questa “scuola”, che, oltre agli esperti nazionali fra i quali brillano Ansaldo de Mari, Orazio Grassi e lo stesso Baliani, si arricchisce nel corso del Seicento dell’apporto di molti ingegneri italiani e stranieri, come Gaspare Beretta e Domenico Sirena venuti da Milano, il domenicano napoletano Gennaro d’Afflitto assunto anche come “maestro di matematica militare” e soprattutto Giovanni Bassignani (che, pur essendo di origine pontremolese e sposato a una chiavarese, aveva fino al 1692 lavorato per Venezia), consentì il pieno aggiornamento di una pratica che fino all’inizio del Settecento era stata spesso svolta in maniera casuale e per applicazione di competenze piuttosto varie e poco specializzate .[…]  Ma fu soprattutto con l’arrivo del fiammingo Gherardo de Langlade, come aiutante del Bassignani (di cui finì per prendere il posto), che si poté anche formalmente dare esecuzione alla scuola di architettura militare voluta dal Magistrato di Guerra nel 1713 …”[12]

L’enciclopedia on line “wikipedia” dedica una scheda all’ “architetto e ingegnere”[13] ricordando che è nato a Brescia[14] “in una famiglia di origine presumibilmente piemontese”[15], come riportato dall’architetto bresciano Lucio Serino, che – da me contattato[16] – è stato l’ultimo ad occuparsi di Bassignani.    

La prima delle tre lettere registrate a Livorno, datata 14 luglio 1692, ribadisce che il “S.r Gio: Basignani suddito di S.A.S.” è “di Pontremoli” e “manca dallo Stato da giovinetto”; inoltre lo definisce “uomo che’ passa quarant’anni”[17].

Il cognome Bassignani tradisce in effetti origini lunigianesi. Val bene precisare che una ricerca condotta sugli atti delle parrocchie del borgo di Pontremoli (frazioni escluse) digitalizzati dal compianto bibliotecario Mauro Bertocchi (1946-1997)[18] non ha prodotto risultati relativamente alla data di nascita[19]. Resta comunque evidente che il cognome è largamente attestato in Lunigiana, soprattutto a Bagnone.

Con la speranza di aver destato curiosità negli studiosi e negli appassionati di storia locale riporterò in appendice le tre lettere livornesi conservate presso l’Archivio di Stato di Firenze e la vita dell’ingegnere Giovanni Bassignani tramandata da Carlo Giuseppe Ratti in modo tale che un domani si possa ripartire da una traccia di ricerca definita per approfondire l’argomento.


Marco Angella, Tre lettere livornesi del 1692 sull’ingegnere Giovanni Bassignani “di Pontremoli” (1653 ca – 1717), pubblicato nella rivista “Il Porticciolo”, La Spezia, anno XII, n. 3.9.2019, pp. 145 – 156

La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini.


Appendice

Allegato n. 1

Archivio di Stato di Firenze, Mediceo del Principato, 2284, CXLIX (Livorno. Lettere diverse dal gennaio 1692 al 1° dicembre 1696), Lettera del 14 luglio 1692.

14 luglio 1692

Ill.mo Cl.mo S.e S.re Padrone  Col.mo

Il S.r Gio: Basignani suddito di S.A.S. di Pontremoli, che manca dallo Stato da giovinetto, uomo che’ passa quarant’anni si ritrova qui in Livorno, venuto dal Armata Veneta di mare dove serviva per Primo Ingegnere, avendo lasciato quel servitio per sue giuste cause, et ha ducali del Senato di Venetia patenti, e Attestati di Capitani Generali e d’altri Generali dell’Armi, che lo dichiarano per soggetto di molta stima.  Averebbe sommo desiderio di servire S.A.S. secondo hò potuto intendere, e mi è noto essersi espresso che lo farebbe con assai meno di quello potesse havere sotto altro Prencipe, onde hò stimato bene farlo sapere riverentemente a V.S. Ill.ma se li paresse che fosse servitio dal Padrone Ser.mo a volerlo perche crederei verrebbe à umiliarsi, e con il più profondo ossequio me l’inchino.

Di V.S. Ill.ma Cl.ma

Livorno a 14 luglio 1692

All’Ill.mo e Cl.mo Padrone Col.mo il S.r Sen.re Francesco Panciatichi[20] Primo Segretario di Stato e di Guerra per S.A.S.

Hum.mo Dev.mo e Obbl.mo

Ser. Vero

Stefano Pistaldi


Allegato n. 2

Archivio di Stato di Firenze, Mediceo del Principato, 2284, CXLIX (Livorno. Lettere diverse dal gennaio 1692 al 1° dicembre 1696), Lettera del 21 luglio 1692.

21 luglio 1692

Ill.mo e Cl.mo S.r  S.r  Padrone Col.mo

Il S.r Ingegnere Basignani non ha lasciato per altro il servitio dei Venetiani, se non per la poca gratitudine incontrata nel S.r Capitano Generale Mozenigo, che proteggendo, o per suo dependente antico di Casa, o per favori particolari il secondo Ingegnere Solari, nominava più tosto questo in Senato quando scriveva,  che lui et  ultimamente per più assicurarsi della sua gelosia avendo fatta instanza della carica di Soprintendente dell’Artiglieria direttamente, spettante al Primo  Ingegnere secondo il consueto di quel Governo, li fù negata, con la risposta che non si voleva anco dispensare forse per portare avanti, e darla al suddetto Solari; delle sue pretensioni per fermarsi al servitio di S.A.S, si è con più d’uno espresso, che lo farebbe à descritione senza ardir mai di voler pattuire correndoli l’obligo di vero umilissimo vassallo, e quando V.S. Ill.ma volesse vedere i suoi recapiti o che esso si portasse à rendere i suoi reverenti rispetti potrà darmene un cenno, che non crederei perdesse tempo à incaminarsi, mentre al solito profondamente me l’inchino

Di V.S. Ill.ma e Cl.ma

Livorno a 21 luglio 1692

All’Ill.mo e Cl.mo S.r Sen. Francesco Panciatichi Primo Segretario di Stato

Hum.mo Dev.mo e Obbl.mo

Ser. Vero

Stefano Pistaldi


Allegato n. 3

Archivio di Stato di Firenze, Mediceo del Principato, 2284, CXLIX (Livorno. Lettere diverse dal gennaio 1692 al 1° dicembre 1696), Lettera del 25 luglio 1692.

25 luglio 1692

Ill.mo Cl.mo S.re S.re Padrone Col.mo

Il S.r Ingegnere Basignani a volersi levare dal servitio dei Venetiani sotto il tempo del S.r Capitano Generale Mozenego per le cause già accennate à V.S. Ill.ma non li sarebbe stata concessa la licenza per sempre, onde pensò di averla per via di Gita sino in Zante, essendoli stata data sotto 19 Genaro passato in Napoli di Romania[21], e se in Senato si fosse scritto di lui s’assicura che sicome sarà spiac[i]uta la sua mancanza perche sotto i Capitani Generali passati veniva spesso lodato il suo merito aver à ancora havuto compatimento non havendo lasciato di far sapere a Venetia à suoi partiali i giusti motivi che l’obligorno a partire, dove non dubita di non esser creduto non essendo esso il Primo Officiale andatosene nel modo che fece lui ogn’uno stracco à soffrire del Governo d’oggi in Levante, et il Sig. Log.te Generale Michele disgustato lasciò la carica, et hà rimpatriato l’estate passata.  In questo corso di sei mesi passati che manca, se non paresse, che se à Venetia vi fusse sdegno contro di lui si sarebbe saputo. Per il desiderio che hà di servire il Padrone  Ser.mo nudrito da anni addietro come dalla lettera del S.r. Marchese Niccolò Dal Borro[22] si scuopre, e dalla missione del Modello di Bronzo del suo Mortaro, s’è espresso più tosto che andar fuori ancorche volessero à Napoli, et à Genova farli partito, aspetterebbe due, o tre mesi ancora a posta su le sue spese purche una benigna intentione li facesse animo, e certo che in apparenza egli hà mina d’uomo degno, e da piacere à S.A.S, alla quale attesto V.S. Ill.ma che si mostra estraordinarimente affettionato, e per ritornar dove era non lo persuaderebbe qualsivoglia conditione che è quanto posso per ora rappresentare reverentemente à V.S. Ill.ma mentre al solito le fò il mio profondissimo inchino.

Di V.S. Ill.ma e Cl.ma

Livorno a 25 luglio 1692

Hum.mo Dev.mo e Obbl.mo Ser. Vero

Stefano Pistaldi


Allegato n. 4

Carlo Giuseppe Ratti, Delle vite de’ pittori, scultori ed architetti genovesi, Nella Stamperia Casamara, dalle Cinque Lampade, Genova 1769, tomo II, pp. 349-355, “Di Giovanni Bassignani. Ingegnere bresciano”

Giovanni Bassignani nato in Brescia, ma di Genitori toscani, nel sestodecimo anno di sua età, 1669, di nostra salute, terminato che ebbe lo studio delle belle lettere, si portò in Padova a quel delle Matematiche, e specialmente dell’Architettura Militare, a cui era spinto dal genio. Applicovvisi colà seriamente per lo spazio di sei anni continui, or disegnando piante di città, e di fortezze; or distendendo carte topografiche con misure esattissime; ed or descrivendo accampamenti, assedi, trincee, e cose tali, nel che a maraviglia riusciva, mentre gran destrezza aveva nel maneggiare il compasso, e gran finezza nel tirar delle linee: doti, che accompagnate erano da un elegante e vistoso carattere. Onde i suoi disegni pareano impressioni di rami maestrevolmente incisi a bulino.

Bene assodato in queste pratiche, siccome ancora nel modellare, e nel retto uso dell’Astrolabio, passò a Venezia; ove introdottosi all’Eccellentissimo Francesco Morosini[23], gli presentò alcune carte di fortificazioni in pianta, ed in prospetto, così accomunamente ritratte, che quel Cavaliere intendentissimo dell’Arte Ingegnera, grandemente stimolle; e prodottele in Senato, persuase a’ Colleghi di dare impiego a quel virtuoso Giovane; perciocché di molto buon comodo sarebbe stato alla Repubblica. Gli fu pertanto suggerito, che porgesse al medesimo Senato supplica d’essere ammesso al servizio. Così egli fece; e a tenore di quella gli fu spedita patente d’accettazione in qualità d’Ingegnere coll’assegnamento di quindici ducatoni il mese; e fu tosto mandato nel Friuli ad assistere alle fortificazioni dell’inespugnabil città di Palma; ove già da un secolo si lavorava.

Dopo un anno di sua dimora colà, richiamato a Venezia, ebbe ordine di visitare Peschiera, forte castello presso il lago di Garda, e formarne il disegno; siccome anche del vicino territorio, con tutte le più esatte misure: conforme eseguì. Indi, poiché trovavasi la Repubblica in pace, chiesele licenza di andare per qualche tempo a servire in guerra viva l’Imperadore; affin di perfezionarsi coll’esperienza nella Professione. La Repubblica gliela concedette per cinque anni: di più, con continuazione dello stipendio; purché egli trasmettesse ogni anno alla banca di Venezia lettere testimoniali di vita, e d’attuale servizio nell’armata Cesarea; e ritornasse in capo a cinque anni; o anche prima, qualora la Repubblica fosse stata in occorrenza di richiamarlo. Partì dunque il Bassignani con le sue credenziali per Vienna; e colà presentossi al Supremo Consiglio di guerra, il quale tosto l’ammise con l’assegnamento di cinquanta fiorini il mese [somma corrispondente a circa centocinquanta lire di Genova]. Indi lo spedì nell’Alsazia, all’esercito. Ciò fu l’anno 1677. Quivi diede il novello Ingegnere chiare prove del suo sapere, e del suo coraggio nell’avanzamento d’approcci, nell’erezione di batterie, e nel regolamento di lavori sotterranei; e v’acquistò molto credito. Spirò finalmente il termine della permissione; ond’egli, ottenuto il congedo dal Generale Principe di Baden, si restituì ben agguerrito a Venezia, ove anche ammogliossi.

Prevedendo intanto la Repubblica esserle inevitabile la guerra contro alla Porta Ottomana; erasi unita in lega con l’Austria, e con la Polonia. Laonde, accresciuto lo stipendio al Bassignani, spedillo tosto verso Levante a visitare le fortezze de’ confini; acciocché le facesse ristorare, e munire, ove egli n’avesse conosciuto il bisogno. Andò questi, e per più d’un anno stette occupato nell’adempimento della faticosa commissione; trasmettendo successivamente al Senato in lettere, e in disegni l’esatta relazione di quanto operava.

Dichiarossi di lì a poco la guerra; e giunto in Levante coll’armata il Capitan Generale Morosini, volle appresso di se questo Ingegnere, alla cui direzione alcune delle più importanti cose affidava. Io non m’estendo a descriverle; bastandomi d’allegarne il Senatore Pietro Garzoni[24], che compilò d’ordine pubblico la storia di Venezia, cominciando dall’anno 1664, e traendola fino al 1714[25]. Questo grave Autore nel terzo libro della prima parte, dove narra l’assedio di Corone in Morea[26] fatto dall’esercito Cristiano l’anno 1685, scrive così: “Proseguiva intanto l’uno, e l’altro attacco, l’Oltremarino diretto all’Ingegnere Giovanni Bassignani, e il Maltese dall’Ingegnere Giovanni Milaù Verneda; e tanto operarono, che si diè principio alle mine.” Ed alquanto dopo: “Riempiuta con dugentocinquanta barili di polvere la mina sotto il gran torrione, che era stata condotta dall’Ingegnere Bassignani; e la mattina degli undici d’agosto datole il fuoco: si vide con orribile  scotimento spalancata una gran breccia, e via capace da introdursi le milizie dentro la piazza.”

Per la qual parte presa d’assalto la stessa piazza, vi furono messi a fil di spada più di tremila abitanti, oltre a ben mille, e cinquecento prigionieri; e vi si fe’ gran bottino. Tutto ciò per cagion della fede rotta da’ Turchi, mentre si stendevano gli articoli della resa. Veggasi intorno a ciò anche il Senatore Michele Foscarini[27].

Ebbero encomio, e premio dal Senato quegli Ufficiali, che s’erano in tale impresa distinti; fra’ quali il Bassignani fu onorato con ampio diploma, con medaglione, e catena d’oro, e con altro accrescimento di stipendio.

Proseguì questo Valentuomo a faticare negli assedi di altre città della Morea, e specialmente di Modone[28], e di Napoli di Romania rendutesi a’ patti. Ma nel 1689, sotto l’infelice assedio di Negroponte restò da colpo di spingarda gravemente ferito nella testa; onde caduto a terra, e smarriti i sensi, fu tenuto per morto. Più di quaranta giorni stette col cranio fesso, e dichiarato insanabile; sicché, disperando degli aiuti umani, ricorse alla Madonna del Carmine, di cui era devotissimo; ed ebbe la grazia della guarigione. Tuttavia, anche guarito, faceva sempre una specie d’orrore, qualunque volta discopriva la parte superiore della fronte vicino al polso destro, ove gli si vedeva una buca tutta intorta, e più d’un dito profonda.

Già il Bassignani era sazio d’una vita sì aspra, ed esposta a’ primi pericoli: ma convenivagli finire il tempo del suo servizio, che stendevasi a due altri anni: e troppo aveva di lui bisogno l’armata; perciocché di quattro Ingegneri, che in quella servivano, egli solo era rimasto vivo, benché malconcio, e debole; onde il portavano in una sedia a vedere i lavori. Dovette per tanto durarla fino al 1693: quando nella morte del Morosini Generale, ed insieme Doge, perduto avendo un gran Protettore, chiese congedo, che malvolentieri gli fu conceduto.

Fece quindi ritorno a Venezia, dove gli morì in breve la moglie. Così abbandonato, ed afflitto risolvette d’andare a starsi col suo vecchio Padre, che da alcuni anni s’era ritirato in Sarzana, e sospirava di rivederlo. Vi si portò ben fornito d’orerie, di gioie e d’altre cose preziose. Quivi egli stimò suo dovere il presentarsi al Signor Commissario di quella città, che cortesemente accoltolo, ed uditolo discorrere, conobbe il buon fondamento di lui nella Profession d’Ingegnere. Diede tosto ragguaglio a Genova dell’arrivo, e delle qualità di questo Soggetto, a cui frattanto suggerì, che, come per ricreazione, e di passaggio qua ne venisse. Venne in Genova il Bassignani; e con  qualche suo bellissimo disegno diede tal saggio di sé che fu tantosto ammesso al servizio. Vent’anni durovvi; e molto contento; perché fuori d’ogni disturbo di guerra. In questo tempo prese di nuovo moglie, che fu una Signora di Chiavari, della famiglia Varese, oggi estinta.

Ei ricevè per Genova, e per lo stato successive commissioni, che effettuò con universale soddisfazione. In Genova migliorò alcuni siti di fortificazioni dalla parte del Bisagno, ed accrebbe il molo nuovo, e lo rendé più munito. Nella fortezza di Santa Maria, situata nella bocca del golfo della Spezia, aggiunse a fior d’acqua una batteria, che vi giudicò necessaria; perché senza quella le navi nemiche, poiché si fossero bene appressate, vi restavano sicure. Nella fortezza di Savona fece cominciare il deposito della polvere, e rifar di pianta il bastione verso ponente, che per cagion dell’acqua sotterranea, debilitato ne’ fondamenti, minacciava rovina. Tal bastione è stimato dagl’Intelligenti un lavoro di gran perizia. Ingrandì colà in diverse parti con profondi scavi il letto al fiume Letimbro (appellato comunemente Lavanestro), che spesso ingrossando traboccava con notabil danno de’ vicini campi. Ma non poté totalmente ripararvi; perché la città non era in caso di supplire alle maggiori spese, che vi voleano. Altre cose ristorò, ed altre ne fornì o accrebbe giusta il bisogno.

Nel 1712 cominciò a sentire gl’incomodi dell’età, e le cattive conseguenze di ciò, che aveva patito nella guerra di Levante. Gli si sparsero per tutta la persona certe macchie di color pavonazzo, accompagnate da quasi continuo prurito; né punto gli giovarono i fomenti, e i bagni, che praticava per consiglio de’ Medici.

Era di que’ dì capitato in Genova fuggiasco, per cagion di sinistro occorsogli, l’Ingegner Langlad[29], che niuno qui conoscendo, fece capo al Bassignani, come a soggetto della medesima Professione. Questi gli diede frattanto cortese alloggio; indi, provatane l’abilità, lo propose al Magistrato di Guerra, dal quale gli ottenne posto di Sottoingegnere con sufficiente stipendio. Suppliva il Langlad a quelle operazioni, ch erano al Bassignani dall’infermità impedite; e nulla facea senza consultarlo.

L’anno susseguente 1713 ambedue furono spediti al Finale a demolirvi il famoso castello Gavone. La calcina di quelle mura, larghe fino a trenta palmi, era così impietrita, che a’ primi colpi spuntavansi i picconi; onde molta fatica duravano gli Operaj. Bisognò dunque lavorar con le mine. Frequenti eran queste, e non piccole. Una fra le altre conteneva diciotto barili di polvere. Vero è, che la polvere per l’umidore del sito aveva perduto molto di forza, che risarcivasi con raddoppiar di essa polvere l’ordinaria dose. L’arte mantenne illesi alcuni casamenti dello stesso castello; e fece, che di fuori niun danno de’ gagliardi scoppi e scotimenti si ricevesse. Misurarono poscia i due Ingegneri, e minutamente descrissero i borghi, i villaggi, e i confini di quel Marchesato.

Nel 1714, ritornato a Genova il Bassignani, si   sentì crescere il male in tal maniera, che a grande stento maneggiava il compasso; ed appena poteva abbozzare qualche disegno. Aveagli il Signor Domenico Saoli parlato del suntuoso ponte, che volea far costruire, per agevolare e rendere più maestosa la strada, che conduce al magnifico Tempio di Santa Maria di Carignano. Se ne scusò il Bassignani, adducendo la propria impotenza cagionatagli dal riferito morbo; e nel tempo stesso gli lodò il Langlad, come soggetto capacissimo ad eseguire la Grand’Opera. Saoli su tal notizia appoggiossi al Langlad, che ricevuta la commissione, regolandosi secondo le instruzioni del Bassignani, formò due disegni della vasta macchina; l’uno tutto diritto; l’altro in parte piegato a guisa di gomito. Bellissimo era il primo; ma di troppo grave spesa per le molte demolizioni, e pe  gran tagli di case, che richiedeva. Perciò fu trascelto il secondo, che minore spesa importava; ma era anche men bello. Vi si pose mano, e in due anni, o circa si terminò. Ponte che, per verità è uno de’ cospicui ornamenti di questa Metropoli.

Nella state del 1716 il Bassignani, rinunziato avendo all’impiego, si ritirò a Chiavari, per provare, se quell’aria gli recasse qualche alleviamento: ma egli non giunse a compiervi l’anno; perocché vi morì nel maggio del 1717, avendo lasciata erede d’ogni sua facoltà, consistente in grosso denaro, e ricche suppellettili, la Moglie, che pur non ne visse contenta.

Gli furono fatte solennissime esequie coll’intervento delle bande di quella giurisdizione, con tamburo scordato, e con gli altri militari onori; e fu seppellito nella Chiesa di Nostra Signora del’Orto[30], in particolare avello al lato sinistro della porta maggiore, e col semplice nome Ioannes Bassignani H.S.E. Il tutto, secondochè egli ordinato avea poco prima del suo trapassare.

Fu quest’uomo assai limosiniero, frequente agli eserciti di pietà, ed a’ Sacramenti: devotissimo in oltre di Maria, le cui principali Feste solea prevenire con rigoroso digiuno. Non si vide mai in collera: non s’udì mai vantare se stesso, né biasimare o avvilire altrui: non curò mai né veglie né giuochi. Possedeva cinque lingue; cioè la francese, la tedesca, la greca popolaresca e la latina, oltre alla sua nativa italiana: tuttavia non ne fece mai pompa, valendosene solo all’occorrenza o di aver a parlare con istranieri, o di legger libri scritti in alcuna di quelle. Insegnò a parecchi la Professione: ma chi in essa gli ha fatto distintissimo onore è stato il poc’anzi defunto Brigadiere Matteo Vinzone[31], che non cessava di predicar le lodi di questo suo insigne Maestro[32], di cui varj disegni trattatelli ed instrumenti matematici ereditò.

Le qui scritte notizie mi sono state somministrate dal P. Gio. Domenico Bassignani[33] Religioso delle Scuole Pie, e Nipote di questo Ingegnere; al quale Religioso molto dee la presente Opera da lui ripulita.   


[1] Dedico questo mio saggio all’architetto professor Gian Luigi Maffei (Firenze, 20 aprile 1942 – Firenze, 7 agosto  2019), storico, vicepresidente dell’Associazione “Manfredo Giuliani”, membro dell’Accademia Lunigianese di Scienze “Giovanni Capellini” e socio corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi sezione di Pontremoli. Uomo molto colto e aperto all’amicizia. Con la sua scomparsa la Lunigiana storica ha perso un validissimo punto di riferimento.

[2] Cfr. Marco Angella, Negozianti pontremolesi attivi a Livorno nei secoli XVII e XVIII, in “Nuovi Studi Livornesi”, vol. XV (2008), Tipografia Benvenuti & Cavaciocchi, Livorno 2008, pp. 97-118.

[3] Paolo Castignoli (1936-2010) è stato uno storico,  direttore dell’Archivio di Stato di Livorno dal 1973 al 2001 e direttore di “Nuovi Studi Livornesi” dal 1993 al 2010. Cfr. Gianluca Della Maggiore, La scelta della cremazione a Livorno. Profili biografici, Edizioni Erasmo, Livorno 2013, pp. 45-46. A Paolo Castignoli ho dedicato il saggio Marco Angella, Documenti inediti sulla famiglia Damiani di Pontremoli e sul pittore napoletano Gerolamo Cenatiempo, in “Memorie della Accademia Lunigianese di Scienze Giovanni Capellini”, vol. LXXXVI (2016) – fascicolo unico, La Spezia 2018, pp. 77-106.

[4] Per avere informazioni sulla studiosa Lucia Frattarelli Fischer cfr.  http://www.stmoderna.it/frattarelli-fischer-lucia_s1042

[5] Cfr. Archivio di Stato di Firenze, Mediceo del Principato, 2284, CXLIX (Livorno. Lettere diverse dal gennaio 1692 al 1° dicembre 1696). Ringrazio la professoressa Lucia Frattarelli Fischer per la segnalazione di questi documenti.

[6] Cfr. Carlo Giuseppe Ratti, Delle vite de’ pittori, scultori ed architetti genovesi, Nella Stamperia Casamara, dalle cinque Lampade, Genova 1769, tomo II, pp. 349-355, “Di Giovanni Bassignani. Ingegnere Bresciano.”, in particolare p. 349. Queste “vite” sono state scritte “in continuazione dell’opera di Raffaello Soprani”.

[7] Cfr. Carlo Giuseppe Ratti, op. cit., p. 355.

[8] Cfr. Liliana Grassi, Province del Barocco e del Rococò, Ceschina, Milano 1996, p. 41: “Ingegnere militare al servizio di Venezia, poi di Leopoldo I, per il quale costruì fortezze nel 1677 in Alsazia. Ritornato al servizio della Repubblica veneta, partecipò alla guerra contro i Turchi e, nel 1689, fu ferito a Negroponte. In seguito eseguì fortificazioni e altre opere a Genova (es.: il ponte che porta alla chiesa di S. M. di Carignano). Opere: Attribuite in Lombardia: Palazzo (oggi dei tribunali) di Bartolomeo Colleoni  a Brescia (C. Iacini, “Il viaggio del Po”, III, Milano 1951, pag. 268). Bibliografia: Thieme Becher, “Künstler Lexikon”, III, ad vocem”.

[9] Cfr. Antonella Sacconi, L’avventura archeologica di Francesco Morosini ad Atene (1687-1688) in “Supplementi alla RdA (Rivista di Archeologia)”, diretta da Gustavo Traversari, Giorgio Bretschneider Editore, Roma 1991, 10, p. 38, nota 41 e p. 29: “Ad un altro ingegnere che faceva parte dell’armata di Morosini, Giovanni Bassignani di Pontremoli, dobbiamo una pianta del Pireo che porta il seguente titolo: Pianta geografica di Porto Lion d’Attene con la propositione d’una fortezza in sito più opportuno lineata di giallo, proposta dall’Ingeg. Bassignani d’ordine dell’Ecc.mo Cap. Gen. Morosini, il tutto espresso in scrittura” Essa è in seppia e vi vengono usati il colore rosso per indicare le rovine antiche e quello giallo per le fortificazioni”.

[10] Cfr. Massimo Quaini, Per la storia della cartografia a Genova e in Liguria. Formazione e ruolo degli ingegneri-geografi nella vita della Repubblica (1656-1717), in “Atti della Società Ligure di Storia Patria”, Nuova serie, XXIV, (XCVIII), fascicolo I, Genova 1984, pp. 217-266, in particolare il paragrafo IV (“Giovanni Bassignani e la costituzione della prima scuola di architettura militare”: pp. 251-266). 

[11] Cfr. Massimo Quaini, op. cit., pp. 257-258 ed in particolare nota 107.

[12] Cfr. Massimo Quaini, Per la storia della cultura territoriale in Liguria: viaggiatori, corografi, cartografi, pittori e ingegneri militari all’opera fra medioevo e modernità, in “Storia della cultura ligure” (a cura di Dino Punch), in “Atti della Società Ligure di Storia Patria”, Nuova Serie – Vol. XLIV (CXVIII), Fasc. II, Genova 2004, pp. 5-67, in particolare  p. 32 e p. 47.

[13] Cfr. “Giovanni Bassignano”, in https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Bassignano

[14] In particolare vi è scritto: “nacque a Brescia nel 1653”, rimandando al testo Giovanni Bassignano, in Le muse, II, Novara, De Agostini, 1964, p. 109, che, però, precede gli studi di Antonella Sacconi e di Massimo Quaini. Inoltre riporta questi volumi in bibliografia: Emilio Lavagnino, L’arte moderna dai neoclassicisti ai contemporanei, UTET, Torino 1956; Liliana Grassi, Province del Barocco e del Rococò, Ceschina, Milano 1966; Virgilio Vercelloni, Dizionario enciclopedico di architettura e urbanistica, Roma 1969; David Watkin, Storia dell’architettura occidentale, Bologna 1990; Werner Muller – Gunter Vogel, Atlante d’architettura. Storia dell’architettura dalle origini all’età contemporanea. Tavole e testi, Hoepli, Milano 1997; Renato De Fusco, Mille anni d’architettura in Europa, Laterza, Bari 1999;  Nikolaus Pevsner – John Fleming – Hugh Honour, Dizionario di architettura, Einaudi, Torino 2005.  

[15] Cfr. Lucio Serino, “Bassignano (Bassignani) Giovanni”, in www.architettibrescia.net, scheda del 13 novembre 2009 e Lucio Serino, Centarchitetticento, Ed. Compagnia della Stampa, Brescia 2017, p. 39, scheda n. 14, “Bassignano (Bassignani) Giovanni”.

[16] In risposta ad una mia e-mail del 14 agosto 2019, avente per oggetto “Ipotesi biografiche riguardanti l’ing. Giovanni Bassignano”, l’architetto Lucio Serino ha scritto: ““A tutt’oggi non mi risulta che, almeno a livello locale, siano stati realizzati approfondimenti sul personaggio in esame, o siano stati  reperiti documenti storici a lui riferibili ed inoppugnabili. Comunque dal mio pur modesto punto di vista mi sento di fare la seguente considerazione: il fatto che il Bassignano sia stato ingegnere militare per la Repubblica Veneta parrebbe legittimare l’ipotesi di una sua nascita bresciana, dato che la città fu per secoli amministrata da Venezia e comunque legata al suo mondo economico e culturale.

Ma è pur vero che l’unico edificio a Lui attribuito nell’ipotetico luogo natio sia il palazzo Martinengo Colleoni, già sede del tribunale cittadino, è una attribuzione non documentata e poco certa ed anche da me riportata in forma dubitativa (Il testo di Fausto Lechi  “Le dimore bresciane in cinque secoli di storia”, Brescia Ed. Storia Bresciana, 1993, descrivendo il palazzo non azzarda alcuna attribuzione al Bassignano). Dunque certezze non ve ne sono, ed è forse probabile l’ipotesi di una cittadinanza pontremolese come da Lei ventilato e proposto. ”

[17] Cfr. Archivio di Stato di Firenze, Mediceo del Principato, 2284, CXLIX (Livorno. Lettere diverse dal gennaio 1692 al 1° dicembre 1696), Lettera del 14 luglio 1692.

[18] Cfr. Archivio informatico dei Registri parrocchiali della Comunità di Pontremoli, a cura di Mauro Bertocchi.

[19] Segnalo che, per scrupolo, il 21 agosto 2019 ho consultato direttamente presso l’Archivio Diocesano di Massa Carrara – Sezione di Pontremoli  i registri dei battesimi delle parrocchie cittadine di Santa Maria (Cattedrale), Santa Cristina e San Giacomo, San Colombano, San Pietro e San Nicolò, oltre a quella della Pieve di Saliceto dal 1649 al 1653 e confermo di non aver trovato nulla.  Ringrazio per la pazienza e per la collaborazione l’archivista Fabrizia Formaini.

[20] Sul senatore Francesco Panciatichi, “nato nel 1627 a Pistoia da Giovanni di Stefano Panciatichi e da Marietta Sozzifanti, cavaliere dell’Ordine di Santo Stefano dal 1654 e primo segretario del Granduca Cosimo III, con la segnatura di grazia e giustizia”  cfr. Maria Gennari – Maria Chiara Gesualdo, La villa e il giardino di Montebuono a Pistoia. Vicende architettoniche della proprietà dai Panciatichi ai de’ Franceschi, in Emilia Daniele [a cura di], “Le dimore di Pistoia e della Valdinievole. L’arte dell’abitare tra ville e residenze urbane”, Alinea Editrice, Firenze 2004, p. 158 e p. 167, nota 12.

[21] Nauplia (in italiano anche “Napoli di Romània”) è un comune della Grecia situato nella periferia del Peloponneso (unità periferica dell’Argolide). “Nauplia fu poi strappata ai veneziani dagli Ottomani nel 1540 dopo un assedio durato tre anni, ma la città rimase nelle mire della Serenissima finché Francesco Morosini – nel frattempo eletto doge – non la riconquistò nel 1686, nel corso della guerra di Morea. Nauplia, ribattezzata “Napoli di Romània”, fu eretta a capitale della Morea e della provincia di Romània (comprendente Argo, Tripoli e Corinto); contemporaneamente, Morosini diede grande impulso alla ripopolazione della città e al rafforzamento delle fortificazioni. Nauplia fu tuttavia fatale al Morosini, che vi morì il 6 gennaio 1694 quando si trovava a bordo della sua galea in veste di comandante della flotta.” Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Nauplia

[22] Sul marchese Niccolò dal Borro cfr. Giampaolo Trotta, La Villa-Fattoria degli Occhini a Castiglion Fibocchi: una dimora neorinascimentale nel Valdarno superiore,  in “Annali Aretini”, nella sede della Fraternita dei Laici, Arezzo 2004,  XII,  p. 245: “Nel 1643 Ferdinando II concesse in feudo il Borro, San Giustino e Castiglion Fibocchi ad Alessandro del rammentato capitano Girolamo Dal Borro, che ne diventò così marchese (egli morirà in guerra, a Corfù, nel 1656 e verrà sepolto nella chiesa di Sant’Ilario a Castiglion Fibocchi). Alessandro fu valoroso generale di campo dell’Imperatore e appena un anno prima della morte, nel 1655 era stato creato marchese di Tricastro dal re di Spagna (allora in guerra con l’Inghilterra di Cromwell). In seguito l’importanza della famiglia aumenterà sempre più con i due figli maschi di Alessandro. Il marchese Niccolò, figlio legittimo di Alessandro (m. 1691), infatti, negli anni 1687-1688 diverrà sergente generale di battaglia della Serenissima Repubblica di Venezia. …”

[23] Francesco Morosini (Venezia, 26 febbraio 1619 – Nauplia, 6 gennaio 1694), anche noto come “Il Peloponnesiaco”, è stato il 108° doge della Repubblica di Venezia dal 3 aprile 1688 fino alla sua morte. L’11 agosto 1687, per i meriti conseguiti sul campo di battaglia, ebbe dal Senato veneziano (unico nella storia della Repubblica di Venezia) in suo onore un monumento in bronzo mentre era ancora vivo e il titolo di Pelopponesiaco. Cfr. ttps://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Morosini e cfr. Giuseppe Gullino, Morosini Francesco, in “Dizionario biografico degli italiani”, vol. 77, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2012.

[24] Sul Senatore Pietro Garzoni (Venezia, 1 dicembre 1645 – Venezia, 24 febbraio 1735) cfr. Giuseppe Gullino, Garzoni Pietro, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 52 (1999). Storico veneziano. Nel 1692 fu nominato pubblico storiografo in luogo dello scomparso Michele Foscarini. Il suo impegno storiografico fu accompagnato da lungo tirocinio nelle magistrature giudiziarie e da una intensa attività politica. Il Garzoni divenne storico ufficiale della Repubblica nel 1692. Pietro Garzoni scrisse una ponderosa opera che uscì a Venezia divisa in due parti: la prima, Istoria della Repubblica di Venezia in tempo della Sacra Lega contra Maomentto IV, e tre suoi successori, gran sultani de’ Turchi, nel 1705; la seconda, Istoria della Repubblica di Venezia, ove insieme narrasi la guerra per la successione delle Spagne al re Carlo II, nel 1716.

[25] La cronaca di Pietro Garzoni riguarda principalmente i fatti relativi alla Guerra di Morea contro i Turchi. La sua Storia si conclude nell’anno 1714. L’ingegnere Giovanni Bassignani è citato più volte nei libri di Pietro Garzoni.

[26] “Morea”: nome che nel Basso Medioevo designò comunemente prima l’Elide, poi tutto il Peloponneso (anche per la storia del Despotato di Morea), del quale è rimasto il nome usuale fino al XIX secolo.

[27] Sul Senatore Michele Foscarini (Venezia, 24 marzo 1632 – Venezia, 31 maggio 1692) cfr. Renata Targhetta, Foscarini Michele, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 49 (1997). Scrisse una Historia “dove parlando di sé in terza persona riporta compendiosamente molti dei discorsi tenuti in Senato. Emerge da essi (come pure da molte altre fonti) il profilo di un uomo moderato e prudente, incline alla pace e restio alle lusinghe della guerra, anche quando essa si presentava come nobile e gloriosa impresa in grado di fondere lo spirito religioso della “crociata” alle suggestioni, allora così vive a Venezia, della tanto attesa riscossa antiturca.”  La Historia della Repubblica veneta del Foscarini si estende in sette libri, dal 1669 al 1690, e fu pubblicata una prima volta nel 1696 per cura del fratello Sebastiano , dal momento che l’autore era scomparso senza aver potuto rifinire adeguatamente l’opera, che peraltro sarebbe stata inserita comunque nella raccolta dei pubblici storiografi veneziani.

[28] “Modone” o “Methoni” è oggi un ex comune della Grecia nella periferia del Peloponneso. Modone deve la sua importanza storica al fatto di essere stata per lungo tempo una delle più importanti basi navali della Repubblica di Venezia.

[29] Sul fiammingo Jean Gérard de Langlade cfr. Federigo Alizeri, Guida artistica per la città di Genova, Presso Gio. Grondona q. Giuseppe, Genova 1846, vol. I, p. LXXXVIII, “Servì alla Repubblica in qualità d’ingegnere Giovanni Bassignani, già noto per le fatiche sostenute nella guerra di Morea, ove seguì le venete armate. Suo discepolo ed aiuto fu Gherardo Langlad, a cui dobbiamo l’ardito ponte di Carignano ultimato nel 1724.”

[30] Sulla chiesa di Nostra Signora dell’Orto di Chiavari cfr. P. Raimondo Spiazzi, Nostra Signora dell’Orto in Chiavari. Storia documentata della devozione e del Santuario, Tipografie Emiliani, Rapallo 1994; Giorgio Getto Viarengo, Chiavari. Nostra Signora dell’Orto. Storia e fede di una comunità, Internòs, Chiavari 2010; Barbara Bernabò – Rosella Bruschi, La manifestazione della Madonna dell’Orto: testimonianze e documenti, Internòs, Chiavari 2010; Giuliana Algeri, La Basilica della Madonna dell’Orto, Internòs, Chiavari 2010.

[31] Sull’eminente cartografo italiano Matteo Vinzoni (Levanto, 6 dicembre 1690 – Levanto, 12 agosto 1773),  che passò la vita al servizio della Serenissima Repubblica di Genova, e sul suo rapporto con l’ingegnere Gio. Bassignani cfr. Roberto Ghelfi,  Matteo Vinzoni e Sarzana. Rapporti ufficiali e personali del celebre cartografo della Repubblica di Genova con la città lunigianese , in “Studi Sarzanesi”, 1 (2002), pp. 26-78; Roberto Ghelfi, Matteo Vinzoni e la Lunigiana del 1770 nel “Libriciuolo” del vescovo Lomellini, in Parlando di Sarzana. Frammenti di storia fra Settecento e Ottocento, “Giornale Storico della Lunigiana e del territorio Lucense”, n.s. anno LXV, Gennaio-Dicembre 2014, pp.109-193. Il volume è stato stampato nel maggio 2018. 

[32] Anche Federico Alizeri scrive: “… Il Vinzoni creatura del Bassignani, e buon seguace di tal maestro”: cfr. Federico Alizeri, Notizie dei professori del disegno in Liguria dalla fondazione dell’Accademia, Tipografia di Luigi Sambolino, Genova 1864, p. 38.

[33] Su “Bassignani Giovanni Domenico, Veneziano (1698-1773). Chierico regolare delle scuole pie, grammatico e filologo” cfr.  “Atti e memorie dell’Accademia galileiana di scienze, lettere ed arti in Padova”, 1999, vol. 12, p. 41.

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