
Tra i numerosi artisti che, nei secoli XVII e XVIII, hanno contribuito allo sviluppo di Pontremoli tanto da essere ricordati a buon diritto nei libri di storia locale, i Contestabili occupano un posto di particolare rilievo per la loro vitale presenza nelle vicende socio-culturali della cittadina altolunigianese.
Obiettivo del presente studio è quello di far luce sull’attività dei Contestabili nel panorama pontremolese della seconda metà del Settecento, offrendo notizie inedite e curiosità sulla loro abitazione posta nella vicinìa di Santa Cristina.
Come scrive Luciano Bertocchi nel prezioso volume Due secoli di pittura barocca a Pontremoli, Antonio Contestabili “nacque in Piacenza il 26 luglio 1716, nella parrocchia di Sant’Ilario, dal dottor Ercole, oriundo pontremolese, e da Angela Natali, figlia di Francesco e sorella di Giovan Battista”; a trentotto anni, ovvero “nel 1754, si trasferì definitivamente a Pontremoli, attirato certamente dalle numerose occasioni di lavoro che lo zio Giovan Battista Natali dovette riservargli in vista del trasferimento a Napoli e si stabilì nella parrocchia di Santa Cristina, presso parenti che vi possedevano alcune case; qui il 7 ottobre 1755 sposò Caterina Alberini ed ebbe quattro figli, tra cui, nel 1759, Niccolò e, nel 1762, Luigi, futuri pittori.”[1]
I documenti rinvenuti recentemente nella sezione dell’archivio di stato pontremolese e presso l’archivio di stato fiorentino costituiscono materiale utile per nuovi contributi sia sull’abitazione lunigianese sia sulle vicende familiari del pittore piacentino.
Sembra tuttavia doveroso anticipare un interessante particolare: nel copioso carteggio della vertenza denominata “Contestabili – Parasacchi”,[2] risalente agli anni 1786-1788, spicca – tra gli allegati – un bel disegno acquerellato[3], opera del ticinese Martino Portugalli[4], che ritrae parte del muro retrostante della casa pontremolese Contestabili, confinante con quella dei Parasacchi.
Poiché il materiale a disposizione è davvero molto, si ritiene opportuno sviluppare l’argomento seguendo la vicenda pontremolese dei Contestabili secondo l’andamento cronologico degli avvenimenti familiari e professionali, per poi focalizzare l’attenzione sull’argomento oggetto dello studio, ovvero l’abitazione, punto di riferimento per l’artista e per la sua famiglia.
Per dovere di cronaca è bene ricordare che, come peraltro osservò lo storico Pietro Bologna, la famiglia Contestabili è di chiara origine pontremolese[5].
Quando Antonio Contestabili approdò a Pontremoli portò con sé l’esperienza maturata tra il Piacentino e l’Italia settentrionale,[6] dove aveva lavorato al fianco del pittore e quadraturista Alessandro Alessandri e del figurista Giovanni Permoli.
Orfano di madre dal 1750, aveva abitato fino al 1754 nella parrocchia piacentina di Sant’Eufemia. L’ultimo lavoro documentato a Piacenza risale al 1753, quando “si offrì per dipingere gratuitamente, per devozione, la parte architettonica della decorazione della cappella del battistero di Santa Eufemia, collaborando sempre con lo stesso Permoli.”[7]
Come per una sorta di trait d’union, fece la medesima cosa per la chiesa di Santa Cristina di Pontremoli pochi anni dopo. Così annotò infatti Pietro Bologna, operaio della Venerabile Confraternita del Santo Angelo Custode, istituita all’inizio del XVIII secolo nella chiesa parrocchiale di Santa Cristina: “1758. A 17 7bre. Il signore Antonio Contestabili Pittore di Architettura come divoto di S. Andrea Avellino e del S. Angelo Custode di suo motu proprio si offerse di dipingere la cappella di detti Santi senza alcuno stipendio, ma solo per carità e divozione ai detti Santi e solo voleva che io come Operaio della Comp.a del S. Angelo soggiacessi alle poche spese vi potriano occorrere di calcina, maestranze, pochi colori …”[8]
Qualche anno prima la Compagnia in questione si era avvalsa dell’operato del ticinese Michele Cremona[9] e di alcune maestranze.
Val la pena di precisare che nel 1759 lo stesso Contestabili ricevette 2 zecchini “per la pittura dell’altare maggiore”[10].
Nella continuità del passaggio Piacenza-Pontremoli sembra di poter avvertire una costante: la devozione religiosa dell’uomo-artista Antonio Contestabili[11].
All’arrivo del pittore piacentino il centro pontremolese è in fase di intenso sviluppo.
Nella prima metà del secolo il nonno Francesco Natali[12] e lo zio Gio. Batta Natali[13] hanno posto le basi per il futuro artistico della città.
Nel 1751 Filippo Bourbon del Monte è stato eletto Governatore della Lunigiana “con l’obbligo di risiedere a Pontremoli”[14]: sotto il suo governo (1751-1757) la città pontremolese cresce dal punto di vista economico, migliora dal punto di vista della viabilità e anche alcune fabbriche della comunità vengono restaurate.
Il Teatro della Rosa è in piena costruzione[15]; chiese e palazzi vengono ristrutturati ed abbelliti[16] e per Antonio il lavoro davvero non manca.
Per rendersi conto dell’intensa attività pontremolese dell’artista dal 1754 al 1769 sarà sufficiente leggere in appendice un interessantissimo documento rinvenuto recentemente fra le carte dell’archivio di stato fiorentino[17].
Il Contestabili in quegli anni lavorò per i Cortesini, per i Ricci, per i Dosi, per i Pavesi, per i Galli, per i Ferdani, per i Petrucci, per i Gilardoni e lasciò sue opere, alcune delle quali andate perdute, nel Duomo e nelle chiese di Santa Cristina, di San Nicolò e di San Pietro.
Grazie ad un documento inedito scritto di suo pugno, sappiamo pure che lavorò per i teatri di Alessandria e di Vercelli e che dipinse tre mutazioni di scene per il teatro di Carrara[18] in occasione del passaggio per quella città della principessa ereditaria di Modena.[19]
Tra il 1767 e il 1770 si sviluppò un’accesa lite tra gli Accademici della Rosa per le pitture del teatro pontremolese. Alla fine – dopo cause, denunce e ricorsi – Antonio Contestabili, che era stato preferito al parmigiano Gaetano Ghidetti, riuscì a completare il lavoro pattuito.[20]
Negli anni Settanta dunque il Contestabili sembrerebbe essere giunto all’apice della carriera. Nel frattempo crescevano Niccolò[21] e Luigi[22], che si sarebbero rivelati autentici figli d’arte.

Secondo quanto ipotizza lo storico locale Luciano Bertocchi, probabilmente nel 1776 Niccolò compì, grazie al sostegno della famiglia Pavesi, un viaggio a Roma per ammirare i grandi del passato[23]. Proprio il 9 aprile 1776 Antonio aveva comprato a Pontremoli per sé e suoi eredi “una Casa fabbricata di pietre e calcina coperta di piagne con sua Bottega esistente sotto la medesima casa …” da Agostino Morelli, padre di Santino e nonno di Gaetano, Felice e Vincenzo[24].
In un monitoraggio del 1778, anno in cui Pontremoli viene decretata “Città Nobile”, la “bottega” di Antonio Contestabili viene stimata per sei scudi.[25] Nello stesso anno, secondo i biografi dell’artista, Niccolò è a Firenze dove frequenta i corsi presso l’Accademia[26].
Sempre nel 1778 la cappellanìa della SS. Trinità nella Chiesa dei Padri minori conventuali di Pontremoli, su designazione di Antonio, viene conferita al figlio Luigi Contestabili, “chierico”[27], che nei consigli del 1784 risulta essere “Cappellano del Benefizio di Sant’Orsola eretto nella chiesa del soppresso Convento di San Francesco.”[28]
Nel 1779 Don Paolo Donnini acquista da Maria Caterina Alberini, moglie di Antonio Contestabili, un “podere posto nelle pertinenze di Arzengio l.o detto in Bagherano ed alla Spiaggia”.[29]
Gli anni Ottanta sembrerebbero attestare la duttilità dell’artista, pronto ad adattarsi ad incombenze di minor prestigio nei periodi più sfavorevoli, tanto che Antonio accettò l’incarico, assieme al pittore Francesco Ferri, di stendere ad acquerello le Piante dei beni comunali e livellari di Pontremoli riguardanti le ville di Montelungo e Gravagna.[30] Per ottenere il pagamento i due si rivolsero al figlio Niccolò, che si fece loro portavoce presso l’amministrazione comunale.[31]
I documenti rinvenuti farebbero pensare comunque al fatto che Antonio, ormai celebre in loco, volesse lasciare al figlio, forte delle esperienze maturate all’Accademia, la piazza pontremolese.
Come attestano i biografi, Niccolò “nel maggio o nel giugno 1786” ritornò definitivamente a Pontremoli, dove lavorò moltissimo.[32] Quell’anno fu intenso di avvenimenti non solo per la storia locale ed internazionale, ma anche per la famiglia Contestabili.
Come noto, in luglio passò da Pontremoli Pietro Leopoldo[33], quel Granduca di Toscana illuminato che il 30 novembre avrebbe promulgato l’editto contenente l’abolizione della pena di morte[34]. Ebbene, in quei mesi, e più precisamente nel settembre 1786, i notai rogarono ben tre atti importanti relativi alla famiglia Contestabili.
Il 2 settembre Gregorio Passeri rogò il testamento del pittore Antonio[35], che designò come erede universale la moglie Maria Caterina. Il 20 settembre lo stesso notaio registrò il testamento di Maria Caterina Alberini[36], che scelse come erede universale il figlio Niccolò. Negli ultimi giorni del mese, e più precisamente il 26 settembre, il notaio Giuseppe Maracchi rogò l’ “emancipazione del signor Niccolò Contestabili dal signor Antonio di lui padre”[37], che suona quasi come un passaggio del testimone nella simbolica staffetta Natali – Contestabili apertasi a fine Seicento con Francesco Natali, portata avanti ottimamente dal figlio Gio. Batta, ripresa da Antonio e conclusasi ad inizio Ottocento da Niccolò.
La vertenza “Contestabili-Parasacchi”, utile a capire qualcosa di più sulla abitazione pontremolese degli artisti, è proprio datata 1786-1788.
Intanto, precisamente nel 1787, Pontremoli diventa sede di Diocesi Vescovile[38]: sarà proprio Niccolò a dipingere negli anni ‘90 l’Arme del primo vescovo, Gerolamo Pavesi[39].
Tra il 1787 e il 1788 il consiglio pontremolese delibera di elargire “un annuo sussidio al signor Niccolò Contestabili coll’obbligo di insegnare gratis ai figli di qualunque ceto di Persone di Pontremoli il Disegno ed Architettura.”[40]
Nel frattempo Niccolò, sposatosi con la fiorentina Eleonora Corsi, diventa padre[41]; nel 1789 risulta “massaro” della parrocchia dei Santi Giacomo e Cristina[42] e l’anno successivo figura fra i “Radunati” della medesima parrocchia assieme a Francesco Ferri.[43] Purtroppo proprio nel 1790 (15 gennaio), all’età di 73 anni, si spegne il padre Antonio, “per apoplessia”[44] come l’avo Francesco Natali.[45]
La parabola pontremolese dei Contestabili è destinata a chiudersi agli inizi dell’Ottocento. Niccolò, che negli anni ‘novanta ha lavorato moltissimo in loco[46], intorno al 1802, rimasto vedovo da pochi anni con due figlie[47], decide di trasferirsi a Firenze[48].
Che i Contestabili avessero lasciato un segno indelebile nella città si intuisce dal palchetto conquistato in teatro: nel 1795 gli Accademici della Rosa deliberarono di assegnare a Niccolò Contestabili il palco n. 11 del Terz’Ordine,[49]a patto che questi si impegnasse nei ritagli di tempo a mantenere lo scenario del teatro.
Vista la parabola della famiglia presa in esame, è ora il caso di considerare le novità relative all’abitazione pontremolese.
Come abbiamo detto, l’artista Antonio si stabilisce a Pontremoli negli anni Cinquanta ed elegge a suo domicilio stabile, fatta salva qualche sortita, casa Alberini, presto nominata nei documenti Alberini-Contestabili, ubicata proprio nella parrocchia di Santa Cristina, a due passi dalla chiesa omonima.

Casa Alberini era di proprietà del suocero Innocenzo Alberini che, sposatosi il 15 febbraio 1722[50] con Teresa Barbieri – morta il 20 aprile 1756 a 59 anni[51]-, spirò il 13 marzo 1765, all’età di 70 anni di “morte improvvisa” nella farmacia Frassinelli[52].
Innocenzo Alberini[53] aveva lasciato la casa in questione in eredità alle figlie Elisabetta, Anna Maria e Maria Caterina.[54] Si legge nei documenti degli anni Ottanta: “Quale la verità fu ed è che è stato al mondo il Sig. Innocenzo Alberini Padre d’Esse SS.re Rispondenti [Alberini] e mentre viveva godeva e possedeva come di sua propria ragione e lasciò nella di lui Eredità una Casa fatta di pietre e calcina, coperta di piagne, composta di diverse Camere, Cantina, Cucina, con luoghi comuni o sia condotti per comodo tanto d’Esso Sig. Alberini che della sua numerosa famiglia, confine da più parti dalli signori Ponenti [Parasacchi], dalla strada pubblica e dalla casa altre volte di Santino Morelli.”[55] Ed ancora: “… Quale la verità fu ed è che la suddetta casa Morelli fu acquistata dal Sig. Antonio Contestabili, marito e respettivo cognato di esse Signore Rispondenti colle quali coabita e vive e che si servono per loro uso e bisogno della suddetta casa acquistata da Santino Morelli”[56].
E’ proprio la vertenza “Contestabili-Parasacchi” degli anni 1786-88 a renderci edotti sulla abitazione Contestabili-Alberini. Motivo del contendere era una semplice “chiavica”. Antonio Contestabili ricorreva contro l’intimazione di precetto formulata da Michelangelo Parasacchi[57] nei suoi confronti per avere iniziato a costruire un “condotto”[58]. Secondo l’opinione del Piacentino “il lavoro da esso fatto era a forma di quanto fu accordato”[59] con Bartolomeo Parasacchi[60], figlio di Michelangelo. Tuttavia l’avversario di lite non era dello stesso avviso.
Per dirimere la questione vennero versati fiumi d’inchiostro (la vicenda occupa più di centocinquanta carte!): si succedettero senza sosta interrogatori d’ogni genere a familiari, mezzadri[61], parenti, vicini di casa, nonché a veri e propri periti. Compito di questi ultimi era quello di accertare “se nella fossa esistente tra la casa del signor Contestabili e quella del signor Parasacchi vi fosse lungo le muraglie del detto signor Contestabili chiavica alcuna che avesse comunicazione con altra situata interiormente nella cantina di esso signor Contestabili.”[62]
A difendere Michelangelo Parasacchi fu chiamato l’avvocato Francesco Maracchi; le posizioni del pittore Antonio Contestabili furono invece difese dall’avvocato Biagio Pizzati. A sua volta il Parasacchi, dopo varie esortazioni, nominò come perito Pellegrino di Gio. Batta Medardi[63]. Contestabili, invece, scelse come proprio perito il luganese Martino Portugalli, a testimoniare gli stretti rapporti esistenti tra la famiglia Contestabili e gli artisti ticinesi.
Non bastarono due perizie contrapposte per risolvere la questione. Per soffocare le liti si convenne di nominare un terzo perito nella persona dell’ “architetto” Pietro Portugalli [64], “ad effetto di rivedere e concordare le suddette perizie”[65].
Per pura curiosità si rivelerà che alla fine fu concesso ai signori Contestabili-Alberini di “costruire e fabbricare il luogo comune per scaricare le immondezze nella Fossa o sia Cloaca intermedia fra la casa di dette signore Alberini e quella del signor Michel Angelo Parasacchi”[66].
Ciò che più interessa, al di là della vicenda giudiziaria, è quanto emerge dalla relazione di Martino Portugalli[67]. Il Ticinese, per giustificare quanto scritto nella sua perizia, va a scomodare in un primo tempo autori come Baldassarre da Siena, Antonio da Sangallo e Raffaello[68],per poicitare Vitruvio, Palladio, Bartolomeo Cipolla, Leon Battista Alberti, Sebastiano Serlio, Daniele Barbaro, Michelangelo Buonarroti e il corregionale Gio. Antonio Rusconi[69]. Non dimentica di citare il cremonese Alessandro Capra, definito “celebre autore, sotto la direzione del quale fu fabbricato il bello e vago tempio della Beata Vergine del Popolo di questa città.”[70]
Dire dove si trovasse effettivamente Casa Contestabili è difficile, soprattutto perché gli ambienti non si sono conservati al meglio, tuttavia è possibile formulare ipotesi partendo dal disegno acquerellato di Martino Portugalli e da altri documenti certi.
Chi conosce i palazzi pontremolesi sa benissimo che Palazzo Parasacchi è ubicato nell’attuale via Mazzini al n. 18 [71], tuttavia il Parasacchi di cui si parla nei documenti è Michelangelo di Pietro Paolo e non Onorio di Carlo. Sembra doveroso precisare comunque che Onorio Parasacchi nel 1752 si sposò con Angela Maria Parasacchi, figlia di Pietro Paolo e sorella di Michelangelo.[72]
Dato che le famiglie dei Parasacchi in questione sono due e di diverso ceto sociale – una di mercanti, l’altra di nobili – vi è modo di credere che possano esistere abitazioni diverse, soprattutto in virtù del fatto che nello storico palazzo Parasacchi oggi non sembrerebbero riscontrarsi, a prima vista, gli elementi precisati nella perizia del maestro ticinese[73].
Una serie di indagini condotte con amici e appassionati di storia locale[74] attraverso l’analisi delle mappe esistenti[75] e la visita in loco alle abitazioni poste nella parrocchia di Santa Cristina ha permesso di individuare un sito che potrebbe rassomigliare a quello disegnato dal Portugalli[76]. Non mancano persone della parrocchia pronte a sostenere quanto da tempo si tramanda oralmente[77], ovvero che nei pressi della presunta “chiavica” ritrovata abitasse l’artista Antonio Contestabili.
Al di là della tradizione orale, si ritiene opportuno far cenno ad alcuni documenti che sembrerebbero suffragare quanto ipotizzato.
In primo luogo dalla relazione di Martino Portugalli[78] risulta che l’abitazione doveva avere:
– una facciata sulla strada maestra (presumibilmente attuale Via Mazzini) con quattro finestre al piano di mezzo, quattro finestre al piano superiore, una Bottega e una Dispensa al piano inferiore;
– una facciata situata nella strada che conduce ai S.S. Giacomo e Cristina (presumibilmente attuale Vicolo Santa Cristina) con quattro finestre tanto al piano di mezzo che al piano superiore e con la “strada più alta del piano inferiore della facciata di detta Casa” (il Vicolo Santa Cristina è in salita).
Da ciò sembrerebbe dedursi che l’abitazione potesse sorgere ad angolo tra le due strade.
In un Campione di strade del 1780 si dice che una strada partiva dalla strada maestra [presumibilmente Via Mazzini] tra le case Campi e Contestabili e guidava alla chiesa parrocchiale di Santa Cristina[79].
Indicazioni avute da storici locali attestano che casa Campi era quella ubicata nei pressi della fontana (attualmente verniciata di verde, n. 15/17) [80]. Da ciò conseguirebbe che Casa Contestabili doveva essere l’abitazione – attualmente occupata dalle famiglie Romiti, Tonelli e Seghettini – che sta ad angolo tra Via Mazzini (n. 11/13) e vicolo Santa Cristina. La “chiavica” rinvenuta, vagamente rassomigliante al sito disegnato da Martino Portugalli, si trova all’interno di quell’immobile[81].
Sembra interessante segnalare pure che, nell’indagare in quella zona, sono state rinvenute quadrature nel piano di mezzo della casa ove attualmente dimora la signora Maria Moscatelli (abitato accanto, in Via Mazzini n. 7/9)[82]: affreschi che lo stesso Luciano Bertocchi ha attribuito, senza esitazione alcuna, al pittore Antonio Contestabili. Ciò potrebbe far ulteriormente pensare alla casa acquistata dal pittore dalla famiglia Morelli, ovvero al binomio Alberini-Contestabili.
Al di là delle ipotesi, affascinanti ma da prendere con beneficio di inventario[83], restano documenti certi che si è ritenuto importante riportare alla luce: manoscritti che mettono in evidenza gli stretti rapporti esistenti tra la famiglia Contestabili e la famiglia Portugalli, che rammentano quali furono i “maestri” dei Ticinesi e che mostrano quanti avvenimenti dovettero ruotare attorno a quella abitazione, vero punto di riferimento per una famiglia di artisti che Pontremoli non potrà dimenticare.
MARCO ANGELLA, L’abitazione pontremolese di Antonio e Niccolò Contestabili nelle perizie dei Portugalli, pubblicato in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, Tipografie Riunite Donati, Parma, 4^ s., vol. LII, 2000, pp. 51-78
(*) Dedico questo studio all’amico Antonio Graziano Lecchini (24 aprile 1954 – 5 novembre 2000).
Il “gigante buono”, celebre fotografo lunigianese, fotoreporter del quotidiano “Il Tirreno” per ben dodici anni, ha vissuto le ultime stagioni della sua breve esistenza nella parrocchia di Santa Cristina. Aveva lo studio di fronte alla facciata della chiesa di Nostra Donna (Via Mazzini, 1).
Le esequie si sono svolte il 7 novembre 2000 presso la chiesa di santa Cristina (la S. Messa è stata celebrata da Don Pietro Tarantola) e la sua salma è stata tumulata nel cimitero monumentale di Pontremoli.
Cfr. S. MARULLO, Addio Graziano, fotografo buono in “Il Tirreno”, 7 novembre 2000, p. IX; Lacrime e dolore ai funerali di Graziano, in “Il Tirreno”, 8 novembre 2000, p. VI; L’ultimo saluto al fotoreporter Graziano ucciso da un infarto a quarantasei anni, in “La Nazione”, 8 novembre 2000, p. 16; P. BISSOLI, L’improvvisa scomparsa di Graziano Lecchini, in “Il Corriere Apuano”, anno XCIII, n. 43, 11 novembre 2000, p. 6; Almanacco Pontremolese 2001.
APPENDICE
Abbreviazioni:
A.S.F. = Archivio di Stato di Firenze
B.C.P. = Biblioteca Comunale “Camillo Cimati” di Pontremoli
S.A.S.P. = Sezione Archivio di Stato di Pontremoli
Allegato n. 1
A.S.F., Pratica Segreta di Pistoia e Pontremoli, b. 292 (Filza di suppliche 1770), n. 104, “Accademici del nuovo Teatro di Pontremoli e interessati nel medesimo”.
1769 Ind.ne 2.a die 5.a julii Exhib.
Pontremoli 19 maggio 1769
Attestiamo noi infrascritti ricercati per la pura verità qualmente essendosi serviti dell’opera del Sig.re Antonio Contestabile per dipingere d’architettura, siamo rimasti soddisfattissimi delle sue opere, sì per l’invenzione e disegno, quanto per il colorito, siccome n’è stato anche soddisfatto pienissimamente chiunque senza prevenzione di passione, ma ponderando le cose dalla pura e semplice verità, ha vedute le dette sue opere; in fede di che ne abbiamo firmata la presente di proprio pugno, e ciascheduno di noi per l’opere a se fatte dal sud° Sig. Antonio Contestabile.
Io Pietro Cortesini affermo quanto sopra rispetto ad una sala, cinque camere ed altri ornati in mia casa dipinti da d° Sig.re Antonio Contestabile.
Io Antonio Maria Ricci per rispetto a una sala e otto camere ed altri ornati come sopra.
Io March.e Francesco Dosi rispeto ad una sala e cinque camere ed altri ornati come sopra.
Io Vincenzo Pavesi affermo quanto sopra avendo cinque camere dipinte con applauso del medesimo in Città, oltre di un quartiere intero in Villa lodato da ognuno giustamente da chi l’ha veduto benché primiera sua opera.
Io Proposto Vittorio Uggeri affermo quanto sopra per havere in Duomo mia Chiesa due Cappelle dipinte dal S.to Sig. Antonio Contestabile e queste di buon gusto ed apprezzate da tutti sì per il disegno che per il colorito.
Io Niccolò Galli Rettore di Santa Cristina affermo quanto sopra per avere in detta mia Chiesa due Cappelle dipinte dal suddetto Sig. Contestabili e queste di buon gusto e stimate da tutti, tanto per il disegno che per il collorito.
Io Diacinto Galli affermo quanto sopra per aver esso Sig. Contestabili dipinte, tanto in architettura che in altro dissegno, alcune stanze in mia casa con soddisfazione mia e d altri.
Io Don Niccolò Albertosi Operaio della Chiesa di San Niccolò affermo quanto sopra per rispetto a cinque Capelle dipinte in detta Chiesa Parrocchiale dal suddetto Signore Antonio Contestabili con pienissima soddisfazione come sopra.
Io D. Francesco Ferdani affermo quanto sopra rispetto ad aver detto Sign.re dipinto in mia casa una Sala e tre altre camere con facciata, e altri ornati sì di Villa come in Città.
Io D. Valentino Mastrelli Operaio dell’Altare di S. Francesco da Paola erreto nell’Insigne Priorale Chiesa di San Pietro, affermo quanto sopra per rispetto della Capela di d° Santo dipinta dal sud° sig. Antonio, essere di ottimo dissegno, ed egual colorito, e di pienissimo ed universal gradimento.
Io Pietro Pavesi affermo quanto sopra per avere dipinto l’Oratorio di mia casa, con buon disegno, e di tutta mia soddisfazione, e di chi l’ha veduto.
Io Franc° Gilardoni affermo quanto sopra per avermi dipinto un salotto ed una Camera d’ottimo gusto e buonissimo disegno oltre 6 quadri d’eccellente architettura, benissimo lodate tali opere da chi l’ha vedute.
Attestiamo Noi infrascritti d’aver inteso dall’Ill.mo Sig. Rettore Tommaso Parasacchi, che avendo il Sig. Antonio Contestabile dipinto alcune Camere in Casa dell’Ill.mo e Rev.mo Monsig.re Lionardo Petrucci, et insieme dell’Ill.mo Sig.re Conte Fabio, il Primo de’ quali Nipote, e l’altro Pronipote di detto Sig.re Rettore, d’avere diciamo inteso, che esso Sig.re Rettore attestava, che li detti SS.ri Conti Petrucci erano rimasti soddisfattissimi e si lodavano dell’opera del medesimo Sig. Contestabile; In fede così ricercati per la pura verità mano propria.
————————————————– Bernardo Frassinelli
———————————— Io Giuseppe Lomazzi affermo quanto sopra mano propria.
Io Marcantonio Zucchi ricercato per la pura verità attesto d aver veduto sino nell’anno 1757 in Alessandria della Paglia il Teatro Soliero (sic!: Solerio?) dipinto dal suddetto Sig. Antonio Contestabile con le seguenti Scene
Portico terreno della Reggia de Re di Persia corrispondenti a reali Giardini
Atrio nella Reggia
Galeria nella Reggia
Gran Sala del Real Consiglio con trono da un lato, sedili dall’altro per i grandi del Regno
Interno del Castello, nel quale è ritenuto prigione Arbace. Cancelli in prospetto. Piccola porta a mano destra per la quale si assende alla Reggia.
Gabinetto nelli Appartamenti di Mandane.
Luogo Magnifico destinato per la coronazione d’Artaserse. ara
e questo senario riportava le pubbliche approvazioni, ed avere presso di me stampato in Milano l’Artaserse drama per Musica nel quale si asserisce, che le suddette rappresentanze sono del sud° Sig. Antonio Contestabile, in fede mano Propria
io sud° Marcantonio Zucchi
Allegato n. 2
S.A.S.P., Gio. Leonardo Falaschi q. Ascanio, Protocolli (1766-1776), “anni 1775 e 1776”, cc. 106v-107v, “Emptio et extinctio”, 9 aprile 1776, n. 143.
Nel nome del Signore Iddio e così sia l’Anno Mille Settecento Settanta sei Ind.ne nona, il dì nove del mese di aprile.
Constituiti personalmente avanti me Notaro e Testimoni infrascritti Agostino Morelli di Pontremoli, e Santino di lui figlio, Gaetano, Felice e Vincenzo fratelli e figli del suddetto Santio Morelli, congiuntamente, divisamente, et in solidum, e come meglio dimodoché per loro, e loro eredi spontaneamente e in ogni modo di loro propria ragione, ed in perpetua a titolo di vendita, e come meglio hanno dato, e concesso, e liberamente, e speditamente vendono al
Sig. Antonio del fu sig. Ercole Contestabili Alberini di Pontremoli presente, che compra, stipula, ed accetta per se, e suoi eredi una Casa fabricata di pietre e calcina coperta di piagne con sua Bottega esistente sotto la medesima Casa posta in Pontremoli nella Vicinanza di S.ta Cristina confinata dalla Casa d’Esso Sig. compratore da due parti e dalla strada pubblica da due parti, salvi parimente tutte le ragioni dimodoché ad avere, ad essere e possedere e fare tutto che con tutti e singoli li suoi accessi, ingressi e regressi, e con ogni jus, constituendolo, ponendolo, dandoli si constituirono sinché: E questa vendita li suddetti Morelli fecero e fanno per il prezzo di scudi seicento da lire sette per scudo moneta di Pontremoli, a conto, e sodisfazione del qual prezzo, così acconsentendo detti Venditori il med.° Sig. Compratore per se spontaneamente et in ogni modo s’incontrò e s’incontra et quatenus quatenus opus sit, estinse a suddetti venditori presenti un Censo di Capitale di scudi Cento moneta che sopra e di annua rendita in ragione del quattro per Cento cantante a favore d’esso sig. Compratore, e contro li suddetti Agostino e Santino Morelli, e l’ora S. Maria prima moglie di detto Santino, come da Instrumento rogato, come dissero, da me notaro infrascritto sotto il dì 16 febbraio 1770 al quale assieme con scudi ventiquattro per affitti decorsi sopra detto Capitale sino al presente giorno, parimente confessarono e confessano aver avuto e ricevuto dal suddetto sig. Compratore presente scudi Cento simili prima del presente Instrum. ed aver convertita la medesima somma in pagare la dote della Maria Pellina figlia del sudd° Santino maritata in Lorenzo Mascagna, cedendo detti venditori le ragioni dotali di detta Maria Pellina al sud° sig. Compratore qui presente e stipulante in ogni modo; Il restante poi di detto prezzo che è di scudi Trecento Settanta sei detti Venditori qui alla presenza che d.a ricevettero, e tirarono a loro dal sud° Sig. Compratore che paga in tanta moneta d’argento che fà detta somma, rinunziando all’eccezzione del non numerato danaro, alla speranza, et ad ogni altro modo: Il che stante detti Venditori si chiamarono e si chiamano ben pagati, contenti e soddisfatti del prezzo suddetto di detta Casa e Bottega come sopra venduta e quietarono e quietano d° Sig. Compratore presente per patto perpetuo ed in ogni modo, promettendo anche di evizione, e legittima difesa di detta Casa, e Bottega come sopra vendute, generale e particolare, in petitorio e possessorio in forma amplissima.
Con patto però che in caso di evizione, o sia molestia di detta Casa e Bottega come sopra vendute, detto sig. Compratore riservò e riserva per sé e suoi eredi le sue ragioni censuarie come sopra estinte, vive ed intatte contro chi di ragione, dimodoché perisca piu tosto l’atto, che la presente protesta, perché così, e non altrimenti in ogni modo.
Quali cose tutte detti Contraenti con loro giuramento che prestarono toccate le Scritture in forma affermarono esser state et esser vere e quelle promissero havere perpetuamente rate, e ferme, e non contravenire alla pena quale nulladimeno parimente di riffare per le quali cose tutte obbligarono vicendevolmente se stessi, li di loro eredi, e beni presenti e futuri in forma di Camera e di Constituto rinunziando pregando me Not a distend.
Fatto e pubblicato in Pontremoli nella Vic.a di San Colombano nel Studio di Casa dell’Ill.mo Sig. Avv.to Gio. Batta Passeri, ivi presenti esso Sig. Avv. Passeri e Michele del S. Carlo Bernabovi di Giliana testimoni noti.
Allegato n. 3
S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, scritto di Martino Portugalli (c. 28).
1786 Pontremoli
Martino Portugalli Notifica come Perito eleto nela causa dal Sig. Antonio Contestabili fra il Sig. Michelangelo Parasachi il gorno 27 Dicembre col suo Perito Maiestro Pelegrino Medardi e Abiamo trovato la fosa tuta ripiena Dogni Mondicie pertanto non abiamo potuto fare oservacioni verune a motivo dela Roba che si trova in deta fosa onde il Sig. Ill.mo ordina che sia ripolito il sito per oservare diligentemente secondo comanda carta e regole deli autori Baldassare da Siena, Antonio di Sangallo, Rafael d’Urbino, Michelangelo, il Palladio e tanti altri autori dela Profesione
A dì 5 gen. 1787 Esib.
Allegato N. 4
S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, cc. 9 – 166, Relazione di Martino Portugalli (cc. 41, 41v, 42, 42v, 143, 143v).
Dovendo io Infrascritto Perito Muratore stato eletto per parte del Signor Antonio Contestabili a forma dell’ordine avuto il dì 10 gennaio anno corrente, dare discarico delle Perizie state da me fatte unitamente con Pellegrino Medardi, Perito Muratore, stato eletto per parte del Signor Michel Angiolo Parasacchi, mi ritrovo in dovere di riferire con mio giuramento quanto appresso producendo per maggior schiarimento delle suddette Perizie la Pianta ed Elevazione della Fossa e Case de’ SS.ri Contestabili e Parasacchi che circondano la medesima.
I. D’avere ritrovato mediante l’escavazione del Terreno la Zocca o sia Pianta del Muro del sig. Contestabili che spor (…) entro la Fossa esistente tra la casa del signor Contestabili (…) quella del signor Parasacchi e Comune ad ambedue dalla … di Elevazione, Oncie Otto, come fu riscontrato da Mag (…) Pellegrino Medardi suddetto e si rileva dalla suddetta Pianta e Elevazione di essa alla lettera B.
II. D’aver riscontrato pure col suddetto Medardi il Muro della linea d’Elevazione corroso dall’immondezze di detta Fossa nel suddetto Elevato alla lettera C, dal che giudico, secondo (…) perizia ed arte che il piano di detta Fossa sia stato ab (…) un braccio circa, dal stato antico, e che indubitam (…) una volta, secondo le buone regole d’Architettura (…) se essere nel mezzo di detta Fossa una Chiavica che p (…) le acque in essa chiavica e le immondezze ad un solco comune esistente tra il muro laterale di detto signor Parasacchi e quello di Facciata del Sig. Contestabili, indicato nell’Elevazione alla lettera D.
III. Ho osservato all’interno della Casa del signore Contestabili, che le finestre con loro feriate, esistenti nella muraglia della di lui casa, siano state fatte sino al tempo che fu fabbricata avendo riscontrato nell’interno di detta Muraglia nel Piano Inferiore della Cantina, una apertura antica ad uso di Finestra che si vede soltanto chiusa nella Facciata esteriore di detto Muro, segnata nell’Elevazione alla lettera N lo che mi porta a credere che anche le tre altre finestre esistenti in detto Muro, siano contemporanee alla Fabbrica del medesimo, tanto più che nell’interno di esso non ho saputo riscontrare alcun segno ed indizio che possa dimostrare che tali finestre siano state fatte ed aperte posteriormente alla Fabbrica di detto Muro.
IV. Ho osservato esattamente con detto Medardi tutto l’interno della casa di detto signor Contestabili ed ho riscontrato ocularmente non esservi in essa alcun condotto o sia necessario come pure non esservi alcun luogo in cui quello possa comodamente costruirsi e scaricarsi senza grave incomodo pregiudizio e danno tanto di detta casa che degli Abitanti; giacché nella muraglia di facciata che guarda la strada maestra non è possibile costruirsi detto condotto per il motivo che in detta muraglia vi esistono quattro finestre al piano di mezzo che al piano superiore con tre massi tra una finestra e l’altra nei quali non è possibile il costruirvi detto condotto perché si verrebbe ad indebolire troppo il muro di facciata tanto più che nel primo piano di facciata di detta Casa vi esistono due Camini, uno nella Cucina e l’altro nella Sala di detta casa al piano di mezzo al che devesi aggiungere che quandunque nonostante tuttociò fosse possibile il costruirsi detto condotto non sarebbe eseguibile perché il medesimo dovrebbe andare a scaricarsi nell’apertura della Bottega Inferiore, di ragione di detto signor Contestabili, oppure nella Dispensa al Piano Inferiore di detta Facciata di Casa e così verrebbe a rendersi inutile e la Bottega e la Dispensa.
Non è pure eseguibile nella parte di casa, situata nella strada, che conduce ai SS. Giacomo e Cristina giacché nella Facciata di detta Casa, stante le aperture di quattro finestre, tanto al piano di mezzo come superiore con la porta e scale che conducono da cima a fondo non è possibile nei massi di detta Facciata costruirvi detto Condotto perché resterebbe verrebbe troppo ad indebolirsi il Muro di essa e si dovrebbe fare in luogo improprio ed incomodo, perché resterebbe nelle stanze e in luogo di passo; oltre di che non vi sarebbe luogo da scaricarlo, essendo la strada più alta del piano inferiore della facciata di detta Casa, nell’interno della quale vi è la Scala con una stanza che da l’ingresso alla Cantina e nemmeno si può costruire comodamente nei muri divisori delle Stanze di detta parte di Casa perché in uno di essi al piano di mezzo vi è un camino e nell’altro vi è l’ingresso della casa dal piano inferiore sino al superiore.
E tutti gli altri muri sono divisori delle Stanze di detta parte di Casa ed assai stretti e perciò incapaci della necessaria Escavazione che si richiederebbe per la struttura di un condotto, quale poi non si potrebbe scaricare in luogo atto a ciò perché al di sotto di detta Casa vi rimane la suddetta Scala con la stanza che conduce (…) Cantina e non si potrebbe neppure scaricare (…) una Chiavica sotterranea nella strada per esse (…) me si è detto il piano di essa più alto del piano (…) riore di detta parte di casa e per esservi in detta strada … Pozzo ad uso pubblico; gli altri muri poi sono … colla casa di detto signor Parasacchi nei quali non sarebbe luogo di poter dare l’esito a detto Cond (…) quando non lo volesse ricevere nella propria (…) che resta sotto ad una Camera di detta Casa.
Che perciò risultando dalle suddette Perizie fatte nella Casa del signor Contestabili non esservi alcun condotto ne luogo comodo per poterlo costruire e scaricare perciò, secondo la mia perizia, cognizione ed arte giudico e riferisco non esservi altro luogo per tale effetto che di costruirlo nella moderna apertura fatta dal detto signor Contestabili ed indicata nell’Elevato alla parola K che anderebbe a scaricarsi sotto il Peloprant o sia Pié d’Eliprando nella Fossa Comune tra detti SS.ri Contestabili e Parasacchi ove il medesimo scarica con condotti ed altre aperture le materie fetide ed immondezze della propria casa.
Dalla Perizia descritta al n. I dalla quale risulta che la Zocca o sia Pianta del Muro del signor Contestabili sporge entro la Fossa esistente fra la casa del suddetto e quella del Signor Michel Angiolo Parasacchi per oncie otto ne inferisco e credo con tutto il fondamento che detta Fossa per la porzione di suolo che occupa detta Pianta ed anche per un mezzo piede di più sia di proprietà di detto signor Contestabili, appoggiando la mia asserzione e credenza all’autorità dei più antichi accreditati Maestri e Professori di Architettura.
L’Immortale Protomaestro dell’Architettura il Dottissimo Vitruvio nella di lui Opera al Libro I Cap. V delle Fondamenta delle Muraglie et delle Torri alla pagina 46 verso la metà dice il traduttore di esso riportando la di lui autorità che “allora in questo modo si hanno a fare le fondamenta, cioè che si cavi tanto che si trovi il sodo, quanto ragionevolmente parerà per la grandezza dell’Opera con questa condizione però che la parte sotterra tenga spacio maggiore et più grossa sia, che i pareti sopra terra …”
Coerente al sentimento del prelodato Protomaestro dell’Architettura è pure il Dottissimo Palladio che sulle traccie di sì insigne Professore stabilisce che “Deono essere le Fondamenta il doppio più grosse del Muro c’ha da esservi posto sopra” come si riscontra nel Libro I della di lui opera al capitolo VIII delle Fondamenta.
Egualmente stabilisce il dotto Architetto Alessandro Capra Cremonese celebre Autore, sotto la direzione del quale fu fabbricato il Bello e Vago Tempio della Beata Vergine del Popolo di questa Città quale nel Libro II della sua opera al cap. IX dei Fondamenti per la Fabbrica, fissa che li Fondamenti debbino essere la sesta parte della Fabbrica in altezza, quando però non v’entrò sotto cantina o altro simile ripostiglio, come si legge al paragrafo “Or mentre …” Dice di più il prelodato autore nel precedente cap. VIII di detto libro al paragrafo “Volendosi …” Che quando il Vicino fabbrica la casa che ha la gronda verso il vicino deve salvarsi nel proprio sito mezzo piede di fondo libero, per la caduta dell’acqua, oltre quello della gronda, che vuole essere larga due piedi in circa e che lo stesso deve osservare l’altro vicino fissando coll’autorità dell’Erudito Cepolla de Servit. Urb. pred. de Servit. Stilicid. Avert. et Stilicid. non Avert. Cap. 28 Quest. 8 che la Casa di un Vicino deve essere distante da quella dell’altro cinque piedi in circa e che quando alcuni dicono che un vicino in fabbricare deve stare lontano dall’altro un Peloprant, termine corrotto e da molti non inteso, che vuole dire un pié d’Eliprando, ovvero un pié operante, come il medesimo spiega nel Libro III di detta sua opera al Cap. IV della Misura detta Peloprant, e suo uso, ove ne spiega l’Etimologia e la Derivazione.
Concordi nel suddetto sentimento dalli prelodati autori sono pure gli altri Professori d’Architettura cioè Leon Batta Alberti, Sebastiano Serlio, Mons.re Barbaro, l’Immortale Michel Angiolo Bonarroti e Gio. Antonio Rusconi nelle loro opere d’architettura con tutti i loro seguaci.
Con ragione adunque credo che gli Autori della Casa de’ SS.ri Alberini o sia Contestabili nel fabbricare il muro di detta Casa, confinante con la fossa suddetta abbiano fabbricato il medesimo nel proprio suolo avendo ritrovato secondo le Regole dell’Arte la Zocca o sia Pianta di detto Muro nella Fossa suddetta e che inoltre nel fabbricare il medesimo lasciassero pure il mezzo piede di proprio suolo per la caduta della gronda; quando non si potesse dubitare che in antico tanto la casa del signor Parasacchi che quella dei SS.ri Alberini, o sia Contestabili fossero un sol corpo di casa e di un sol Padrone, come probabilmente sarà stata rilevandolo da una piccola Finestra antica, esistente nella Cantina al Piano inferiore di detta Casa Alberini che confina con detta Fossa, quale finestra segnata nell’Elevazione colla lettera N, è chiusa nell’esterno ed internamente anche aperta, rimanendo la medesima in parte nella Facciata del muro di detta Casa Alberini e parte nel muro laterale di detto signor Parasacchi e perciò credo e riferisco anco con mio giuramento che la terza parte di detta Fossa sia di proprietà di detto Sig. Contestabili desumendo la ragione di ciò come si è detto di sopra, dalla Pianta di essa e dal mezzo piede di più per la gronda del tetto e dal Cannone della Canala del tetto di detto Signor Contestabili, che sporge oncie dieci in circa sopra detta Fossa e dalla Gronda della Casa del signor Parasacchi che prende soltanto due lati di essa, mediante un solo cannone che riceve l’acqua di detti tetti e la scarica in detta Fossa, non avendo il terzo lato di detta casa ne Gronda ne Canala in comune ne Cannone e la pianta sporge meno di quella del signor Contestabili e va in declinazione, come si riscontra dall’Elevato alla lettera B posta in secondo luogo; e tanto più mi determino a credere che detta Fossa per la terza parte sia di proprietà di detto Signor Contestabili perché la medesima soltanto riceve l’acqua di due tetti mediante un solo tubo come si è detto di sopra della casa del signor Parasacchi e per la terza parte di essa, quella del tetto di esso signor Contestabili e perciò sono di sentimento che detta Fossa dovrebbe dividersi coll’assegnarne due terzi di essa al detto signor Parasacchi ed un terzo al signor Contestabili, come si rileva dalla Pianta, assegnando la parte soltanto delineata al primo ed al secondo la parte punteggiata; e tanto riferisco con mio giuramento.
Maestro Martino Portugalli Perito
Legenda [cfr. Fig. 1]
A. Fossa tra le Case dei SS.ri Parasacchi e Contestabili
B. Zocca o sia Pianta del Muro del Sig. Contestabili che sporge entro detta Fossa dalla Linea di Elevazione Oncie otto
C. Muro della suddetta Linea d’Elevazione corroso dalle immondezze di detta Fossa
D. Solco o sia Vestigie di solco che si riscontra per anche che una volta esisteva fra le Case di detti SS.ri Parasacchi e Contestabili per lo scolo delle Acque delle loro Case e immondezze di detta Fossa e perciò comune fra di loro che ora si vede turato internamente a pietre, e Calcina, ed esternamente in parte, a Sassi in secco.
E. Apertura Moderna con Piagne in fuori a Lavatoio nel Muro del Sig. Parasacchi, che serve per il getto di spazzature ed altre immondezze che vanno a scaricarsi sulle Vestigie di detto Solco e * pianta della casa di detto Sig. Contestabili
F. Moderno fabbricato che esiste avanti alla Muraglia di facciata del Sig. Contestabili, impostato con Arco ai due Muri Laterali del Sig. Parasacchi nel quale fabbricato vi esistono due Buchi, uno ad uso di necessario e l’altro in spurgo d’altre immondezze che vanno a scaricarsi nella Fossa comune.
G. Canala di pietra ad uso d’Acquaio che sporge dal Muro un Braccio e scarica sopra a detta Fossa quale Acquaio è nel Muro del Sig. Contestabili
H. Canala che riceve la gronda del tetto del Sig. Contestabili con Cannone di Oncie dieci di sporto che scarica in detta Fossa
I. Canala che riceve la gronda del tetto Mediante un Cannone del signor Parasacchi
K. Apertura Moderna esistente nel Muro del Sig. Contestabili fatta per aprire un Condotto da scaricarsi sotto il Peliprando del suo tetto.
L. Muro di facciata con Finestre tre del Sig. Contestabili
M. Muri uno di facciata indietro nella pianta; gli altri due Laterali di ragione del Sig. Parasacchi
N. Finestra nella Cantina Contestabili.
Allegato n. 5
S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, notula (c. 138 – retro: c. 47).
Nottula del Perito, che eleggono li SS.ri Contestabili, e Alberini per terzo Periziore, non avendo altro Perito confidente da nominare.
Sig. Pietro Portugali Architetto
Niccolò Contestabili d’Ordine
delli Sud.i m° p.a
Allegato n. 6
S.A.S.P., Gregorio Passeri q. Anselmo, Testamenti (1782-1795), n. 48 (cc. 30-30v-31), Testamento del Sig.re Antonio Contestabili – 2 settembre 1786.
Nel nome del Signore Iddio Amen l’Anno Mille Settecento Ottanta Sei l’Indizione quarta, questo dì due settembre, felicemente regnando l’A. Reale di Pietro Leopoldo Gran Duca di Toscana.
Atto fatto, testato e prot.° in sala della casa dell’infrascritto Testatore, riguardante verso la Strada Maestra, posta nel popolo de’ Santi Giacomo e Cristina della Città di Pontremoli, presenti l’Ill.mo sig. Francesco q. sig. Pietro Pizzati, Giuseppantonio q. Pietro Giovanni Pasquali, Pietro q. Giulio Dani, Luigi q. Gio. Batta Bertinelli, Francesco q. Lorenzo Scarpa, Michelangelo q. Francesco Bertolini, e Bernardo q. Paolo Bozzoli tutti di detta Città testimoni noti e pregati.
Non essendovi in questo mondo cosa più certa della morte, né cosa più incerta dell’ora della medesima, ciò considerando prudentemente il Signor Antonio q. sig. Ercole Contestabili della Città di Pontremoli, sano per la Dio grazia di corpo, mente, senso, vista, udito, loquela ed intelletto, e desiderando mentre si trova in perfetta cognizione disporre delle di lui sostanze, acciò dopo della di lui morte non abbiano a nascere liti, né controversie fra li suoi Posteri, e particolarmente per provvedere all’anima sua, e non morire intestato; adonque per il presente suo noncupativo testamento, che dal Gius Civile si dice senza scritti, di sua spontanea volontà, ed in ogni miglior modo disse, dispose ed ordinò nel seguente modo, cioè
In primo luogo essendo l’anima più preziosa del corpo, quella per tanto ora per sempre raccomandò, e raccomanda all’Onnipossente Signore Iddio, alla Beatissima sempre Vergine Maria Santissima ed a tutti li Santi e Sante del Paradiso, e fatto il suo corpo cadavere vuole e comanda che li sia fatto fare dall’infrascritta sua Erede quel funerale, che comporta il suo stato, e condizione, perché così.
In secondo luogo esso signor Testatore ordina, comanda, e vuole che a titolo di dote, e come meglio, siano dati e pagati alla signora Teresa Contestabili sua dilettissima figlia legittima e naturale avuta dalla signora Maria Caterina Alberini sua legittima consorte, alloraché si collocherà in matrimonio, scudi duecento moneta di Pontremoli, volendo ed intendendo che detti scudi due cento siino et essere debbino per tutto quello e quanto potesse la predetta signora Teresa di lui figlia pretendere e conseguire da beni ed eredità di detto signor Testatore per titolo di dote, e di legittima, che per qualunque altra causa perché così e non altrimenti.
In terzo luogo a titolo d’instituzione ed in ogni altro miglior modo lasciò e lascia alli Signori Niccolò, e Luigi Contestabili suoi dilettissimi figli legittimi, e naturali avuti dalla detta signora Maria Caterina di lui consorte, la pura legittima a forma di ragione e nella quale espressamente instituì, ed instituisce li medesimi in ogni miglior modo perché così.
In tutti li suoi beni poi mobili, immobili, semoventi, ragioni et azzioni, crediti e debiti in qualunque luogo posti e spettanti a detto signor Testatore instituì ed instituisce e di sua propria bocca nominò e nomina sua Erede Universale la signora Maria Caterina q. Sig. Innocenzo Alberini sua dilettissima consorte perché così in ogni modo ed interrogati detti Test.i se hanno ben intesa detta nomina ed instituzione che sopra, risposero tutti di sì.
E questa detto Sig. Testatore disse essere l’ultima sua volontà ed il suo ultimo testamento, quale vuole che vaglia per ragione di testamento, e se per ragione di testamento non valesse, vuole che debba valere per ragione di Codicillo, e se per ragione di codicillo non valesse, intenda debba valere per donazione per causa di morte, ovvero per qualsivoglia altra ragione d’ultima volontà che meglio possa e potesse valere ed in ogni miglior modo cassando ed annullando qualunque altro testamento ed ultima volontà potesse detto signor Testatore avere per l’avanti fatta e pregando me.
Allegato n. 7
S.A.S.P., Gregorio Passeri q. Anselmo, Testamenti (1782-1795), n. 50 (cc. 31v-32): Testamento della Sig.ra Maria Caterina Alberini – 20 settembre 1786.
Nel nome del Signore Iddio Amen, l’anno Mille Settecento Ottantasei, l’Indizione quarta, questo dì Venti Settembre, felicemente regnando l’A. Reale di Pietro Leopoldo Granduca di Toscana.
Atto fatto, testato e prot.° nella Città di Pontremoli in Sala della Casa dell’infrascritta signora Testatrice riguardante verso la Strada Maestra, posta nel popolo dei Santi Giacomo e Cristina, presenti l’Ill.mo sig. Francesco q. sig. Pietro Pizzati, Giuseppantonio q. Pietro Gio. Pasquali, Michelangelo q. Francesco Bertolini, Luigi e Celestino Padre e figlio Bertinelli, Antonio q. Giovanni Moscatelli, e Vincenzo q. Domenico Cocchi tutti di Pontremoli testimoni noti e pregati.
Non essendovi in questo mondo cosa più certa della morte, né cosa più incerta dell’ora della medesima, ciò considerando prudentemente la signora Maria Caterina del q. sig. Innocenzo Alberini moglie del Sig. Antonio q. sig. Ercole Contestabili della Città di Pontremoli, sana per la Dio grazia di corpo, mente, senso, vista, udito, loquela ed intelletto e volendo mentre si trova in perfetta salute disporre delle di lei sostanze, acciò dopo la di lei morte non naschino liti, né controversie tra li suoi Posteri, e particolarmente provvedere all’anima sua e non morire ab intestato. Per il presente lei noncupativo Testamento che dal Gius Civile si dice senza scritti, di sua spontanea volontà, ed in ogni miglior modo, dispose nel seguente modo cioè
Primo essendo l’anima più preziosa del corpo, quella ora per sempre raccomanda all’Onnipossente Iddio, alla Beatissima Sempre Vergine Maria SS.ma ed a tutti li Santi e Sante del Paradiso, e fatto sarà il di lei Corpo Cadavere, vuole che dall’infrascritto di lei Erede le sia fatto fare il Funerale secondo il di lei stato, e condizione perché così in ogni modo.
It. a titolo di legato, ed in ogni miglior modo lasciò e lascia alla signora Teresa sua dilettissima figlia legittima e naturale avuta dal sig. Antonio Contestabili di lei marito la somma e quantità di scudi Trecento moneta di Pontremoli per tutto quello, e quanto potesse detta signora Teresa pretendere, e conseguire dall’Eredità di detta signora Testatrice, tanto per ragione di legittima, che per qualsivoglia altro titolo, e causa, instituendola a quest’effetto ed a cautela in detta somma di scudi Trecento a titolo di legittima, e come meglio perché così in ogni modo e non altrimenti.
It. a titolo di legato, e come meglio gravò e grava l’infrascritta lei Erede a dare l’abitazione, e Comodo di Casa alla detta signora Teresa di lei figlia, finché si mariterà, e dandosi il caso non si maritasse sino alla di lei morte, perché così e non altrimenti.
It. gravò e grava l’infrascritta di lei Erede a non poter ricercare né far rendere conto alla detta signora Teresa di lei figlia di tutte quelle robbe, e mobilie d’essa signora Testatrice e quali detta signora di lei figlia avrà presso di sé al tempo della di lei morte, intendendo di lasciarli tutto ciò a titolo di legato, e come meglio perché così in ogni modo e non altrimenti.
A titolo poi di instituzione ed in ogni miglior modo lasciò e lascia al signor Luigi suo dilettissimo figlio legittimo e naturale avuto dal detto signor Antonio Contestabili di lei marito la somma e quantità di scudi Trecento moneta di Pontremoli nella quale somma instituisce ed instituì detto signor Luigi a titolo di legittima e come meglio, perché così in ogni modo e non altrimenti.
It. a titolo di legato, e come meglio gravò, e grava l’infrascritto di lei Erede dover passare annualmente la metà dell’usufrutto dell’Eredità d’essa signora testatrice al signor Antonio Contestabili lei dilettissimo marito, finché naturalmente viverà, perché così in ogni modo e non altrimenti.
In tutti li suoi beni poi mobili, immobili, semoventi, ragioni, azioni, debiti, e crediti in qualunque modo spettanti a detta signora Testatrice instituì ed instituisce e di sua propria bocca ed a chiara intelligenza de suddetti testimoni nominò e nomina suo Erede Universale il signor Niccolò Contestabili lei dilettissimo figlio legittimo e naturale avuto dal predetto Signor Antonio Contestabili di lei marito perché così in ogni miglior modo.
E questa detta signora Testatrice disse essere l’ultima sua volontà ed il lei ultimo suo Testamento, quale vuole che vaglia per ragione di testamento, e se per ragione di testamento non valesse, intende che valere debba per ragione di codicillo, e se per ragione di codicillo non valesse, vuole che vaglia per donazione causa mortis, ovvero per qualsivoglia altra ragione d’ultima volontà che più validamente, ed efficacemente possa valere ed in ogni modo cassando ed annullando ogn’ altra disposizione d’ ultima volontà potesse avere per l’avanti fatta, perché così e pregando me.
Allegato n. 8
S.A.S.P., Giuseppe Maracchi q. Gaetano, Protocolli (1781-1794), CC 26 (1786-1789), cc. 129v-130r, n. 469 – “Emancipazione del signor Niccolò Contestabili dal signor Antonio di lui padre” – 26 settembre 1786.
In nome del Signor Iddio Amen l’anno Millesettecento Ottantasei indizione quarta il dì 26 settembre, felicemente dominante L’Altezza Reale di Pietro Leopoldo Granduca di Toscana.
Fatto e pubblicato in Pontremoli nel Palazzo Pretorio nella Camera di udienza, dell’infrascritto Ill.mo Sig. Vicario presenti l’Ill.mo signor Francesco q. sig. Pietro Pizzati e Fabrizio q. Gio. Batta Frassinelli di Pontremoli testimoni noti.
Constituiti pertanto avanti l’Ill.mo signor Carlo Panzanini Nobile Fiorentino e per S.A.R. Vicario Regio di Pontremoli, me notaro e testimoni suddetti, il signor Antonio q. Ercole Contestabili di Pontremoli et il signor Niccolò di lui figlio legittimo e naturale, quali dissero et esposero che il prefato signor Niccolò desiderava di essere dal detto suo Sig. Padre emancipato e dai legami della di lui Patria Potestà rilasciato, e così detto signor Niccolò con la debita riverenza dimandò a detto suo signor Padre di essere emancipato, quale si mostrò contento e pronto di fare tal cosa grata a detto suo figlio: che però sedendo il prefato Ill.mo Signor Vicario pro Tribunali si accostò il medesimo signor Niccolò et avanti il medesimo piegate le ginocchia con tutta la riverenza dimandò di essere emancipato, disciolto e liberato da sagri vincoli e legami della Patria Potestà, di modo che in avvenire possa d° signor Niccolò liberamente testare, pattuire, contrattare, agire e negoziare senza alcun consenso, presenza et autorità di d° suo signor Padre tanto in giudizio che fuori e fare tutte e ciascheduna di quelle cose che ciascun Cittadino Romano Padre di Famiglia e di sua Ragione pole fare. Quale signor Antonio tenendo le mani di detto suo figlio ambedue unite assieme tra le sue mani lo emancipò e dalla sua Patria potestà affatto lo liberò e dai legami della Patria potestà affatto lo disciolse e lo liberò di maniera che in avvenire possa detto signor Niccolò senza l’assenso della Paterna potestà far Testamento, agire, contrattare, pattuire e far tutte e ciascheduna di quelle cose e liberamente esercitarle tanto in Giudizio che fuori, che fare et esercitare liberamente potrebbe e puol fare ciascun Padre di Famiglia di sua Ragione e Cittadino Romano e tanto l’uno che l’altro, cioè detto signor Antonio Padre e detto signor Niccolò Figlio addimandarono al prefato Ill.mo Signor Vicario come segno sedendo pro Tribunali di voler interporre la sua autorità o decreto in ogni miglior modo, Ragione, Causa e forma che più e meglio di ragione possa e debba farsi: quale Ill.mo Sig. Vicario vedute le predette cose e sentita tale dimanda quella ammessa si co in quantum di ragione puole e deve, ha potuto e dovuto fare, e quella approvò e interpose giusta la dimandita, la sua Autorità e decreto et immediatamente d° signor Antonio in segno di detta Emancipazione rilasciò dalle sue mani le mani di detto suo Sig. figlio, che tutta via teneva fra le sue mani e col SS.mo Segno di Croce lo Benedisse et in premio gli dette Emancipazione d° signor Antonio per se’, suoi Eredi e successori spontaneamente e di sua certa scienza non per forza, paura, dolo alcuno, ne per onore di Ragione o di fatto ma bensì spontaneamente e deliberatamente et in ogni miglior modo, causa e forma che più e meglio di Ragione puole e deve fare a titolo di donazione irrevocabile fra vivi puramente, meramente, liberamente e semplicemente di maniera che per niuna causa d’ingratitudine ovvero offesa o in qualsivoglia maniera o tempo non possa rivocarsi diede e donò a d° Sig. Niccolò di lui figlio presente, et accettante per se e i suoi Eredi tutto quel peculio che detto signor Niccolò fin qui ha lucrato e che potesse spettarsi o appartenersi in qualunque maniera a d° Signor Antonio constituendo detto signor Niccolò ponendolo dandogli con tutte le Ragioni e promesse e con solenne stipulazione hà convenuto con detto signor Donatario, presente e stipulante come sopra di non molestarlo ne farlo molestare in d° peculio come sopra donato, ma di tenere sempre ferma d.a donazione ne’ mai in alcun tempo per qualunque ragione o causa rivocarla ne circa la medesima muoverci lite ne’ in alcun modo acconsentire che da alcuno le sia mossa e a d° titolo e cause suddette il predetto Sig. Donatore diede, cedette e concesse a detto signor Donatario presente et accettante e trasferì affatto nel medesimo tutte e singole le Ragioni et azioni reali e personali constituendo per sino a che qual donazione, cessione di Ragioni e tutte e singole le cose sopra espresse d° signor Antonio con di lui giuramento, che prestò tutto in forma per se’ e i suoi Eredi e successori promesse attendere et osservare et alle medesime non contrafare ne contravenire ne per se, ne per altri ne in Ragione o in fatto sotto la pena, qual pena nulla di meno … Per le quali cose obbligò tutti i di lui Beni presenti e futuri in forma camerale quali sino a che pregando me anche.
[1] Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, Due secoli di pittura barocca a Pontremoli, Sagep Editrice, Genova 1997 (2^ ed. ampl. e aggiorn.), “Antonio Contestabili”, pp. 130-139, in particolare pp. 130-131: la sua prima figlia, Angela Teresa, nacque il 6 ottobre 1757 e morì il 20 novembre 1757; Niccolò nacque il 20 agosto 1759 e morì il 2 aprile 1824; Luigi nacque il 2 febbraio 1762; Teresa Angela nacque il 13 ottobre 1764.
[2]Cfr. S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, cc. 9-166. Purtroppo molte delle carte in questione presentano vistose lacune sul lato destro.
[3] Cfr. S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, c. 145 (sul retro: c. 40). Cfr. Fig. 1.
[4] Per avere informazioni su Martino Portugalli (1741-1812) cfr. M. ANGELLA, Nuovi contributi su artisti ticinesi operanti in Pontremoli nei secoli XVIII e XIX, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, IV s., vol. XLIX (1997), pp. 123-146, in particolare pp. 137-139.
[5] Cfr. P. BOLOGNA, Artisti e cose d’arte e di storia pontremolesi, Forni Editore, Bologna 1972 (rist. anast. dell’edizione fiorentina del 1898), p.101. Antonio risulta essere figlio di Ercole (“dimorante in Piacenza” – rif. 1735), a sua volta figlio di Agostino “dimorante in Pontremoli” – rif. 1648), figlio di Ercole Stefano (abitante nella parrocchia di Santa Cristina di Pontremoli e lì battezzato come i fratelli Margherita, Giovanni e Giovanni), a sua volta figlio di Bartolomeo. Per un quadro aggiornato cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 131. La genealogia della famiglia Contestabili peraltro è stata ampiamente studiata da Mauro Bertocchi: copia del suo manoscritto contenente detta genealogia è conservata da Antonio Bazzigalupi.
Sembra interessante segnalare un atto rinvenuto presso la sezione dell’archivio di stato pontremolese: cfr. S.A.S.P., Gaetano MARACCHI q. Giuseppe, Protocolli (1734-1738), S18 (1736), cc. 26-31v, “Ven. Confrat. S.ti Joi Decolati noncupat. della Misericordia Pont.i a dd. Hercole et Jacobo M.a Contestabili. Emptio.” Nel documento in questione viene citato Ercole q. Agostino Contestabili, “Dottore di medicina e chirurgo”, “abitante nella città di Piacenza”, “marito di Angiola”; Giacopo Maria risulta essere “fratello di Ercole” ed abitare a “Roma”, sposato con certa “Cecilia Iserni.” Ercole e Giacopo Maria Contestabili vendono alla Confraternita della Misericordia (rappresentata dal Priore Antonio Maria Maracchi e da Niccolò Bologna “sottopriore della Venerabile Confraternita di San Gio. Decollato o della Misericordia, eretta nell’Oratorio di San Lorenzo”) “una casa murata di pietre e calcina coperta di piagne posta in Pontremoli nella vicinìa di San Giacomo confinata dalli SS.ri Eredi del fu signor Leonardo Noceti, da due parti, da Angelo Maria e Caterina Giugali Finali di Bagnone e dalla strada pubblica …” Dall’atto, Giuseppe Noceti risulta essere Procuratore di Ercole Contestabili.
[6] In Piemonte lavorò certamente a Casale Monferrato, a Bobbio e a Vercelli. Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 130.
[7] Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., ibid.
[8] Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse, b. 3199, ACCCXVIII n. 2, c. 6.
[9] Per avere notizie su Michele Cremona cfr. M. ANGELLA, Nuovi contributi, cit., p. 135.
Michele Cremona venne pagato nel 1754 “per fare il nicchio della Cappella, per riporre il S. Angelo e per mettere la predella al suo luogo”: cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse, b. 3199, ACCCXVIII n. 2, c. 4.
[10] Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse, b. 3199, ACCCXVIII n. 2, c. 6.
[11] Devozione peraltro già messa in luce dallo storico locale Luciano Bertocchi: “La devozione e la convinta partecipazione del Contestabili alla vita religiosa di Pontremoli sono testimoniate da precisi riferimenti d’archivio che evidenziano l’assunzione di obblighi di messe presso la chiesa di San Francesco ed il giuspatronato di altari nelle chiese di San Colombano e di Santa Cristina.” Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 150, nota 12.
[12] Sull’artista Francesco Natali (1669-1735) cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., pp. 86-99.
[13] Sull’artista Gio. Batta Natali (1698-1765) cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., pp. 118-129.
[14] Per avere notizie sul patrizio fiorentino Giambattista Filippo Bourbon del Monte di Santa Maria (1708-1780) e sul suo operato cfr. P. LAPI, L’ordinamento pontremolese all’arrivo del primo Governatore Generale di Lunigiana (1751), in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4.a s., vol. L (anno 1998), pp. 315-337, in particolare p. 319, nota 14.
[15] Per avere informazioni sulla costruzione del Teatro della Rosa di Pontremoli cfr. M. ANGELLA, Origine e storia di una sala all’italiana del ‘700: il Teatro della Rosa di Pontremoli, tesi di laurea, Facoltà di lettere e filosofia, Università di Parma, a.a. 1993/94.
[16] Per un’informazione esauriente sul rinnovamento edilizio della città cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., pp. 59-71.
[17] Cfr. A.S.F., Pratica Segreta di Pistoia e Pontremoli, b. 292 (Filza di Suppliche 1770), n. 104, “Accademici del nuovo Teatro di Pontremoli e interessati nel medesimo”, 19 maggio 1769. Cfr. Allegato n. 1.
[18] Cfr. A.S.F., Pratica Segreta di Pistoia e Pontremoli, b. 292, ibid., supplica firmata dall’ “umilissimo obbedientissimo fedelissimo servo e suddito Antonio Contestabile”, spedita “A R. G.D. di Toscana” ed esibita il 5 luglio 1769. Scrive il pittore: “… ha avuto l’onore il supplicante di dipingere con pubblica approvazione altri teatri, cioè quello di Alessandria della Paglia, Vercelli ed ultimamente anche quello di Carrara in occasione dell’arrivo della Ser.ma Principessa Ereditaria di Modena Duchessa di Massa, e Carrara, come da attestati, che qui le umilia …”
Per avere notizie sul teatro di Alessandria della Paglia cfr. A. TAFURI, La vita musicale di Alessandria (1729-1968), Ferrari-Occella & C., Alessandria 1968. In particolare si veda il capitolo III Il teatro dei marchesi Guasco (1729-1766). L’autore – basandosi sulla Cronaca Bolla– ripercorre la storia del teatro settecentesco alessandrino ma non fa alcuna menzione di Antonio Contestabili.
Si ringrazia la dottoressa Patrizia Bigi, direttrice della Biblioteca Civica di Alessandria, per la collaborazione prestata nel fornire celermente le fotocopie della pubblicazione in questione.
Per quanto riguarda il teatro di Vercelli si tratta probabilmente del “teatro dei Nobili”, edificato sul finire del 1750: “La Società dei Nobili propose all’amministrazione della città di fabbricare un teatro nel palazzo del Comune, o, per meglio dire, di ridurre in forma di vero teatro quel salone del Palazzo che già da cinquant’anni serviva a tale scopo.” Cfr. G.C. FACCIO, Il Teatro dei Nobili, in Vecchi teatri di Vercelli, Edizione Vercelli 1925, da “Vercelli Nobilissima”, n. 4-5-6, pp. 160-163.
In nessuna pubblicazione tra quelle segnalate dal Direttore della Biblioteca comunale di Vercelli, che si ringrazia sentitamente per aver fornito rapidamente le fotocopie del materiale più interessante relativo ai teatri di quel luogo, viene nominato Antonio Contestabili.
[19] Cfr. A.S.F., Pratica Segreta di Pistoia e Pontremoli, b. 292, ibid., lettera firmata da Gio. Domenico Giandomenici, Pietro Antonio Bonanni e Giuseppe Antonio Scalabrini, Impresari del Teatro di Carrara, e datata 20 7bre 1768:
“In occasione che venne SAS.ma Nostra Sovrana et Ereditaria di Modena, noi a pié sottoscritti per dar qualche divertimento alla medesima A. S.ma facessimo fare a bella posta un Teatro e per renderlo più decoroso scrivessimo per dipingerlo al Sig. Antonio Contestabili Pittore, quale immediatamente vene, e dipinse le Scene di 3 decorazioni cioè Gabinetto, Bosco e Prigione giusto l’idea dell’opera che si recitò, e riuscirono di tutto nostro gradimento e approvazione di tutti come anche dalla prelodata A. S.ma che disse aver veduto diversi Teatri ma questo in piccolo poteva stare in una Città di riguardo a fronte di altri Teatri sicché attesa la ridetta circostanza gli abbiamo fatto il suo bon servito con essere stati dal medesimo serviti con tutta puntualità ed attenzione e buon gusto ed in caso d’altra decorazione siamo in grado di provedersi dal medesimo per essere uomo capace di tal mestiere ed abbilità che è quanto possiamo affermare.”
[20] In merito alla vicenda relativa alle pitture del Teatro della Rosa, cfr. M. ANGELLA, tesi cit., pp. 48-50 e pp. 73-77. Sul pittore Gaetano Ghidetti (1723-1793) cfr. L. FARINELLI – P.P. MENDOGNI – G. GODI, Guida di Parma, Artegrafica Silva, Parma 1991, passim.
[21] Su Niccolò Contestabili (1759-1824) cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., pp. 140-150. Mette conto precisare che una giovane fiorentina, Anna Laura Nencioni, si è recentemente laureata presso l’Università degli Studi di Firenze discutendo proprio una tesi su Niccolò Contestabili (docente relatore: Mina Gregori).
[22] Su Luigi Contestabili (1762-?) cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 139 e pp. 149-150. Notizie intorno alla sua attività pittorica sono emerse grazie alle ricerche di Laura Putti, ricercatrice di Codogno. “Al momento si conosce una sola opera, un Arcangelo Gabriele, opera prima dipinta dal signor Luigi Contestabile di Pontremoli l’anno 1782, conservata presso la stanza del Provveditore dell’Arciconfraternita della Misericordia di Firenze.”
[23] Cfr. L. BERTOCCHI, Analisi critica in alcuni ritrovamenti artistici a Pontremoli, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, IV s., vol. XXVIII (1976), pp. 117-130 (in particolare pp. 119-122). Sui rapporti tra la famiglia Pavesi e la famiglia Contestabili, con sullo sfondo la città romana, cfr. M. ANGELLA, La Deposizione del Duomo di Pontremoli: inediti su Cavallucci, Cades e Collignon, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, IV s., vol. LI (1999), pp. 247-273, in particolare pp. 260-261.
[24] Cfr. S.A.S.P., Gio. Leonardo FALASCHI q. Ascanio, Protocolli (1766-1776), “anni 1775 e 1776”, cc. 106v-107v, “Emptio et extinctio”. Cfr. Allegato n. 2.
[25] Cfr. S.A.S.P., Filza di istanze dal 1777 al 1779 (20), n. 110.
[26] Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 140. A Firenze si perfezionerà nel disegno e nella figura; passerà poi alla scuola dello Zuccarelli.
[27] Cfr. S.A.S.P., Atti civili al tempo dell’Ill.mo Sig. Giovacchino Pescatori stato Vicario per S.A.R. di Pontremoli, filza III, c. 856, Contestabile Chierico Luigi – Malcotti Francesco e Maria (atto esibito il 24 aprile 1778). Ciò si deduce “dagli atti della Cancelleria Vescovile di Sarzana”. In dettaglio:
“Comparisce il signor Chierico Luigi Contestabile stando in giudizio col consenso e presenza del sig. Antonio Contestabile di lui Padre, che qui pure comparisce, unitamente con esso sig. Chierico Luigi ed a V.S. Ill.ma espongono, siccome per il passaggio all’altra vita del sig. Rettore D. Gio. Batta Buelli essendo vacata la Capellanìa sotto il titolo della SS.ma Trinità eretta nella Chiesa dei Padri Minori Conventuali, la medesima a nomina del sig. Antonio Contestabili di lui Padre è stata conferita al signor comparente chierico Luigi e come dagli atti della Cancelleria Vescovile di Sarzana …”
Mette conto precisare che Don Gio. Batta Buelli di Antonio era morto all’età di 72 anni il 5 aprile 1778 nella parrocchia di Santa Cristina. Cfr. M. BERTOCCHI (a cura di), Archivio informatico dei Registri parrocchiali della Comunità di Pontremoli, morti, mfn 4270 (consultabile presso la B.C.P.).
Sembra doveroso osservare che nel 1762 Laura Bedodi di Gio. Batta, cugina di Innocenzo Alberini (suocero di Antonio Contestabili) donò, essendo priva di figli, proprio ad Antonio Contestabili il “Benefizio sotto il titolo della SS. Trinità eretto nella chiesa dei RR PP di San Francesco, jus patronato della famiglia Galbiati”. Laura Bedodi era l’erede mediana della fu signora Lavinia, seconda moglie di Gio. Battista Bedodi. Cfr. Gaetano MARACCHI q. Giuseppe, Protocolli (1761-1764), ZZ44 (1762), cc. 107v-108v, “Donatio” (18 agosto 1762).
[28] Cfr. Deliberazioni (1783-1786), c. 166.
[29] Cfr. S.A.S.P., Gregorio PASSERI q. Anselmo, Protocolli (1778-1795), Gn°7 (1778-1779), cc. 174v-175v, n. 396 (si fa riferimento all’atto di acquisto del 10 giugno 1779, presente alle cc. 137-138v, sotto la voce “Emptio”). Don Paolo q. Cesare Donnini era Rettore della Parrocchiale di Arzengio. Dagli atti in questione risulta che Maria Caterina Alberini, moglie di Antonio Contestabili, fosse erede del fu sig. Don Gio. Batta Buelli, Rettore della Vicinìa di San Nicolò.
Per avere informazioni sui pagamenti effettuati dalle famiglie Alberini-Contestabili e Parasacchi in base a quanto posseduto cfr. S.A.S.P., Dazzaiolo 1779, S.ta Cristina, n. 165 (Alberini Maria Caterina e sorelle q. Innocenzo), n. 167 (Alberini Caterina q. Innocenzo), n. 210 (Parasacchi sig. Michel Angiolo).
[30] Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 131. Inoltre cfr. S.A.S.P., Istanze (1780-1782), n. 28.
[31] Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 131. Inoltre cfr. S.A.S.P., Istanze (1783-1786), n. 97 e n. 105, nonché cfr. Deliberazioni (1783-1786), nn. 14, 70, 75, 83, 97: le mappe, a posteriori, verranno valutate lire 3 e soldi 10 di Parma cadauna.
[32] Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 140 e pp. 142-150.
[33] Cfr. G.C. DOSI DELFINI – N. ZUCCHI CASTELLINI, Le epigrafi di Pontremoli, Tolozzi Compagnia dei Librai, Genova 1989, pp. 74-75. Cfr. inoltre Gazzetta Universale, anno 1786, n. 60 [uscita sabato 29 luglio 1786], pp. 478-479, Pontremoli 22 luglio, in Biblioteca Governativa di Lucca (Riv. Cess. 208).
Il Granduca Pietro Leopoldo, nel corso della sua visita ai territori toscani della Lunigiana, sostò a Fivizzano il 15 luglio 1786, il 16 a Bagnone e il 17 e 18 a Pontremoli, per poi riprendere la “strada di Zeri sul confine del Genovesato”.
[34] Cfr. M. MATTOLINI, Il Principe illuminato. Pietro Leopoldo, Edizioni Medicea, Firenze 1981, “Anno 1786”, pp. 81-87. Il 1786 fu anche l’anno del sìnodo di Pistoia.
Cfr. A. CIONCOLINI – L. FELLONI, Per una cultura di pace in Toscana, Edizioni Regione Toscana, Firenze 1998, in particolare pp. 133-134 (Abolizione della pena di morte nella Riforma Penale di Pietro Leopoldo – Firenze 30 novembre 1786).
Mette conto precisare che il 30 novembre 2000 la regione Toscana ha indetto la Festa della Toscana per ricordare tale avvenimento: “Il 30 novembre 1786 nel Granducato di Toscana, per la prima volta al mondo, viene abolita la pena di morte. A partire dal 30 novembre 2000, per ricordare lo straordinario evento, si celebrerà la Festa della Toscana. …” Cfr. C. MARTINI – R. NENCINI, Dichiarazione solenne, 30 novembre 2000 [Claudio Martini – Presidente della Regione Toscana; Riccardo Nencini – Presidente del Consiglio della Regione Toscana].
[35] Cfr. S.A.S.P., Gregorio PASSERI q. Anselmo, Testamenti (1782-1795), n. 48 (cc. 30-30v-31), Testamento del Sig.re Antonio Contestabili – 2 settembre 1786. Cfr. Allegato n. 6.
[36] Cfr. S.A.S.P., Gregorio PASSERI q. Anselmo, Testamenti (1782-1795), n. 50 (cc. 31v-32), Testamento della Sig.ra Maria Caterina Alberini – 20 settembre 1786. Cfr. Allegato n. 7.
[37] Cfr. S.A.S.P., Giuseppe MARACCHI q. Gaetano, Protocolli (1781-1794), CC26 (1786-1789), cc. 129v-130r, n. 469, “Emancipazione del signor Niccolò Contestabili dal signor Antonio di lui padre” – 26 settembre 1786. Cfr. Allegato n. 8. Sulle varie sfaccettature del termine “emancipazione” nel Settecento cfr. U. IM HOF, L’Europa dell’Illuminismo, Editori Laterza, Bari 1999, pp. 245-262.
[38] Cfr. AA.VV., La Diocesi di Pontremoli, Tipografie Riunite Donati srl, Parma 1989. Cfr. inoltre Gazzetta Universale, n. 62 del 4 agosto 1787, p. 496, Roma 28 luglio: “Il Santo Padre alle istanze del R. Granduca di Toscana si è degnato di erigere in Cattedrale la Chiesa Collegiata di Pontremoli, essendo già state spedite le opportune Bolle di erezione di detto nuovo Vescovado.”
[39] Cfr. S.A.S.P., Deliberazioni dal 1795 al 1799, c. 368, n. 18 (tratto dal consiglio del 28 settembre 1797). Per quell’opera, “collocata nella Chiesa di questa Cattedrale nel luogo stesso ove esisteva quella del defunto mons. Vescovo Lomellini”, Niccolò Contestabili ricevette lire 24 di Parma.
[40] Cfr. S.A.S.P., Deliberazioni dal 1786 al 1791, c. 224, n. 7 (consiglio del febbraio 1788); cfr. inoltre S.A.S.P., Deliberazioni dal 1786 al 1791, c. 124, n. 6 (consiglio del febbraio 1787). Cfr. inoltre M. ANGELLA, La Deposizione, cit., p. 265 e nota n. 91.
[41] Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 131. Il 10 marzo 1787 nasce Maria Anna (che morirà il 2 agosto 1788), l’1 marzo 1789 nasce Giuseppe, il 21 aprile 1791 nasce Maria Anna Caterina, il 26 marzo 1794 nasce Antonio Maria (che morirà il 28 giugno 1795) e il 23 marzo 1796 nasce Maria Maddalena.
[42] Cfr. S.A.S.P., Gregorio PASSERI q. Ascanio, Protocolli (1788-1795), Kn°10 (1789), c. 228, n. 575, “Parrocchia dei SS.ti Giacomo e Cristina. Raduno.” Nello stesso anno Niccolò Contestabili, nel ruolo di “Operaio della Chiesa Parrocchiale dei SS. Giacomo e Cristina”, scrive al Vicario di Pontremoli. Nel documento si parla della “cessione fatta il dì 16 aprile 1789 alla suddetta chiesa di tutti i capitali che aveva la soppressa Confraternita di Nostra Donna, o per meglio dire l’Oratorio di Nostra Donna col mezzo del Cav. Gio. Batta Venturini Procuratore a tale atto destinato dall’Ill.mo Sig. Federico Carlo Stuard Regio Amministratore Generale de’ Patrimoni Ecclesiastici del Dominio Fiorentino …”. Vengono menzionati Pietro Gio. Salvanelli di Bassone e Antonio Corvi di Vignola. Cfr. Filza IX al tempo dell’Ill.mo Sig. Vicario Giuseppe Gamucci, n. 11, c. 110, “Contestabili Sig. Nicolò – Pietro Gio. Salvanelli” (atto esibito il 15 giugno 1789).
[43] Cfr. S.A.S.P., Bartolomeo TADDEI q. Pellegrino, Protocolli (1788-1793), anno 1790, cc. 20-21, 13 giugno 1790.
[44] Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p.131 (“Antonio Contestabili fu sepolto nel cimitero comune fuori delle mura della città”) e p. 139, nota n. 7. Il primo a pubblicare l’atto di morte di Antonio Contestabili è stato lo storico piacentino Giorgio Fiori, che ricevette le informazioni da Monsignor Annibale Corradini: cfr. G. FIORI, Documenti biografici di pittori piacentini dalla fine del ‘400 al 1700, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, IV s., vol. XXIV, anno 1972, pp. 171-206, in particolare p. 199, nota n. 52. Cfr. inoltre M. BERTOCCHI (a cura di), Archivio informatico dei Registri parrocchiali della Comunità di Pontremoli, morti, mfn 4428 (consultabile presso la B.C.P.).
[45] Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 87. Durante la decorazione del cupolino dell’Oratorio della Madonna del Ponte (detto di Nostra Donna) Francesco Natali “è colpito di apoplessia e, trasportato in casa Dosi, muore, il 31 ottobre 1735. E’ sepolto nella chiesa dei Santi Giovanni e Colombano, distrutta nel 1913.”
[46] Si ricorderanno la favola della Niobe e l’Aurora, presenti a Palazzo Damiani e considerate i suoi capolavori pontremolesi. Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 140.
[47] La moglie Eleonora Corsi si è spenta il 3 aprile 1800. Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 131 e p. 140.
[48] Cfr. R. BOSSAGLIA – V. BIANCHI – L. BERTOCCHI, op. cit., p. 140. Guarda caso proprio nel 1800 certo Alfieri Michele Baratta di Bosco di Corniglio compra da Niccolò una “casa fatta di pietre e calcina coperta di Piagne posta in Pontremoli nel Popolo de SS. Giacomo e Cristina conf. Sig. Pietro Paolo e fratelli Parasacchi …”: cfr. Giuseppe MARACCHI q. Gaetano, Protocolli (1795-1805), P.V., c. 294, n. 1564, “Compra del Sig. Alfieri Michele Baratta dal Sig. Niccolò Contestabili” (10 settembre 1800).
Nell’atto è scritto: “è presente Niccolò q. Antonio Contestabili di Pontremoli tanto a nome proprio che della Signora Maria Caterina Alberini di lui madre”.
Mette conto precisare che un Pietro Paolo Parasacchi di Michelangelo morì nel 1812 all’età di 64 anni: cfr. M. BERTOCCHI (a cura di), Archivio informatico dei Registri parrocchiali della Comunità di Pontremoli, morti, mfn 12310 (consultabile presso la B.C.P.).
Tra il 1803 e il 1807 il notaio Giuseppe Maracchi roga una serie di atti nei quali viene menzionato a vario titolo Niccolò Contestabili, che risulta però risiedere fuori Pontremoli. Cfr. Giuseppe MARACCHI q. Gaetano, Protocolli (1795-1805), BBn°29 (1800-1805), cc. 161-161v, n. 704, 19 marzo 1803 (Procura dell’Elisabetta Mezzetti e di Antonio Moscatelli di lei marito nel signor Niccolò Contestabili); c. 170v, n. 733, 23 aprile 1803 (Estinzione al signor Teodoro Reghini dal signor Niccolò Contestabili); cc. 287-287v, n. 1098, 21 dicembre 1804 (Procura del signor operaio della chiesa dei SS. Giacomo e Cristina e signor Francesco Pizzati nel signor Niccolò Contestabili); cc. 288-288v, n. 1103, 3 gennaio 1805 (Confessio a Domenico Magnavacca dal signor Niccolò Contestabili); c. 288v, n. 1104, 3 gennaio 1805 (Imprestito fruttifero a favore del signor Niccolò Contestabili con Michele Michelini). Cfr. inoltre Giuseppe MARACCHI q. Gaetano, Protocolli (1795-1805), HHn°30 (1805-1808), c. 80v, n. 377, 18 luglio 1807 (Estinzione a Felice Panelli dal signor Niccolò Contestabili); cc. 89-89v, n. 430, 24 settembre 1807 (Imprestito fruttifero a favore del signor Niccolò Contestabili col signor Galeotto Galli).
[49] Cfr. S.A.S.P., Maurizio CAIMI q. Franc.o, Protocolli (1786-1795), I N. 9, cc. 192v, 193r, n. 494, “Raduno dei SS.ri Accademici del Teatro della Rosa”, 2 gennaio 1795: “Fu poi letta una supplica del Sig. Niccolò Contestabili nella quale si fa pronto di risarcire e mantenere il Senario di detto Teatro, colla condizione che le spese vive siano a carico dell’Accademia, di avere il passo libero in occasione di recite ed un palco al terzo ordine, come dalla detta supplica che fu a me consegnata per rimetterla con la mandata a questo Archivio senza obbligo di tenerne registro e posto a partito ebbe voti fav. 21 cont. -, e li fu assegnato il Palco di N. 11 nel Terz’Ordine.” Cfr. M. ANGELLA, Dagli archivi spunta un inedito del 1795, in “Il Tirreno”, lunedì 11 giugno 2001, p. 14.
[50] Cfr. M. BERTOCCHI (a cura di), Archivio informatico dei Registri parrocchiali della Comunità di Pontremoli, matri, mfn 2972 (consultabile presso la B.C.P.).
[51] Cfr. M. BERTOCCHI (a cura di), Archivio informatico dei Registri parrocchiali della Comunità di Pontremoli, morti, mfn 3937 (consultabile presso la B.C.P.).
[52] Cfr. M. BERTOCCHI (a cura di), Archivio informatico dei Registri parrocchiali della Comunità di Pontremoli, morti, mfn 11109 (consultabile presso la B.C.P.).
[53] Per avere notizie su Innocenzo Alberini cfr. Gaetano MARACCHI q. Giuseppe, Protocolli (1739-1742), X21 (1739), cc. 38v-40v; BB24 (1742), cc. 117-119v, Bologna-Alberini . Inoltre cfr. Gaetano MARACCHI q. Giuseppe, Protocolli (1756-1760), TT41 (1759), cc. 35-35v; Gaetano MARACCHI q. Giuseppe, Protocolli (1761-1764), ZZ44 (1762), cc. 52v-53. Infine cfr. Gaetano MARACCHI q. Giuseppe, Testamenti (1716-1749), cc. 3-4 (Testamento di Antonio Alberini di Pontremoli). Da questi documenti si deduce che Innocenzo era figlio di Antonio Alberini e fratello di Marco Aurelio, Agostino, Lorenzo, Caterina e Margherita. Nel 1762 Innocenzo rappresentò in un raduno degli Accademici della Rosa la contessa Angela Noceti.
[54] Cfr. S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, c. 44v: “… [casa di] proprietà della Sig.ra Maria Caterina ed altre di lei sorelle come figlie ed eredi del fu Sig. Innocenzo Alberini”.
[55] Cfr. S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, c. 57.
[56] Cfr. S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, c. 128. Sull’acquisto della casa Morelli da parte di Antonio Contestabili cfr. Allegato n. 2.
[57] Per avere informazioni su Michelangelo Parasacchi (1729-1795) di Pietro Paolo cfr. S.A.S.P., Deliberazioni (1783-1786), c. 223, c. 236, c. 237, c. 359 (18 e 19), c. 360 (25); S.A.S.P., Deliberazioni (1786-1791), c. 30 (7), c. 243 (8), c. 524 (4), c. 561 (27), c. 652 (13). Dalle carte in questione si viene a sapere che Michelangelo Parasacchi era stato negli anni ‘ottanta Esattore della Gabella Grossa per conto della Comunità, era Agente di S.E. Sig. Bali Ascanio Venturini e possedeva un negozio (aveva somministrato “robe” per vestiti, cappello ed altro per uso dei Bidelli e del Tromba della comunità). Sposatosi nel 1749 con Paola Botti, coabitava con il fratello Francesco, sacerdote.
Cfr. inoltre M. BERTOCCHI (a cura di), Archivio dei Registri parrocchiali della Comunità di Pontremoli, batte, mfn 4984; matri, mfn 3117; morti, mfn 4486 (consultabile presso la B.C.P.).
Cfr. N. MICHELOTTI (a cura di), Genealogie di famiglie pontremolesi, 1-Parasacchi, 1992, Tav. 4, Sez. A/2, n. 120 e pp. 22-23.
[58] La vicenda era iniziata nel 1786, come attestano gli atti civili di Panzanini: “tanto il Sig. Contestabili Comparente, che la di lui moglie volevano aprire un condotto in una stanza superiore della loro casa ad uso di Cucina nel proprio muro e quello scaricare in detta fossa …”.
Cfr. S.A.S.P., Filza IX dell’Ill.mo Sig. Vicario Panzanini, n. 996, “Sig.re Antonio Contestabili – Sig.re Michel Ang° Parasacchi”, cc. 241-275, in particolare c. 253v.
[59] S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, c. 9v.
[60] Per avere informazioni su Bartolomeo Parasacchi (1756-1818) cfr. S.A.S.P., Deliberazioni (1783-1786), c. 39. Cfr. N. MICHELOTTI (a cura di), op. cit., Tav. 4, Sez. A/2, n. 138 e p. 25.
[61] Tra gli altri furono ascoltati Michele Zecchini e Domenico Ricchetti. Michele Zecchini fu mezzadro dei Contestabili “in loco detto La Costa” per sei anni: si licenziò da solo perché non percepiva quanto pattuito. Domenico Ricchetti, mezzadro per dieci mesi, si licenziò per disaccordi: i Contestabili gli trovarono da ridire su un paio di manzi a loro modo di vedere mal venduti. Cfr. Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, cc. 63-65 (su Michele Zecchini) e cc. 65, 120, 120v (su Domenico Ricchetti).
[62] Cfr. S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, c. 29.
[63] Per avere informazioni sulla perizia di Pellegrino Medardi cfr. Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, cc. 39-39v.
[64] Sull’attività di Pietro Portugalli (1729-1812) cfr. M. ANGELLA, Nuovi contributi, cit, pp. 139-140.
[65] Cfr. S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, cc. 52-52v. La perizia di Pietro Portugalli è alle cc. 53-53v.
[66] Cfr. S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, c. 94v.
In un manoscritto di Antonio Contestabili si legge: “… Volendo pertanto il Sig. Comparente provedere alla propria indennità ed interesse, tanto più che soffre del pregiudizio, se non deve turare l’appertura fatta nel di lui muro, che comunica in una stanza, ove dorme la serva di Casa, contigua ad altra Stanza, abitata dal Sig. Nicolò di lui figlio e dalla Sig.ra di lui Consorte, fa istanza et addimanda …” Cfr. S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, cc. 166-166v.
[67] La relazione, nella versione integrale – seppur presenti passi corrotti – è stata riportata nell’ Allegato n. 4.
[68] Cfr. S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, c. 28. Cfr. Allegato n. 3.
[69] Cfr. S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, cc. 42v, 143. Cfr. Allegato n. 4.
[70] Cfr. S.A.S.P., Filza prima Civile al tempo dell’Ill.mo Sig. Giuseppe Gamucci Vicario, n. 4, “Contestabili S.re Antonio – Sig. Michel Angelo Parasacchi”, cc. 42v, 143.
Come noto Alessandro Capra fu autore, tra l’altro, di una Architettura famigliare. Scrisse al capo VII p. 102 di quell’opera: “… così feci Io, benché indegno tra gl’Architetti, l’anno 1633 acciò riuscisse secondo l’Arte il Duomo di Pontremoli.” Ed ancora, nell’Indice analitico del trattato (p. 353): “Misura, detta Modolo, che serve per misurare nell’Architettura, come feci io nel Modello del duomo di Pontremoli, l’anno 1633.” Cfr., a tal proposito, A. BELLINI, Alessandro Capra, ingegnere cremonese del ‘600 e trattatista di architettura civile, in “Annali della Biblioteca Statale e Libreria Civica di Cremona XXVI/1, 1975”, Cremona 1982, in particolare pp. 15-16.
[71] Cfr. R. DONNINI, …Pontremoli oggi…, Neva Casa Editrice, 1991, p. 113, “Palazzo Parasacchi”: “L’edificio è del 1713. La facciata piccola ma possente si esalta nelle solenni finestre e nel portale con il timpano spezzato e il motto di famiglia Melius est nomen bonum quam divitiae multae. Fu ridotto in queste forme da Onorio Parasacchi, come recita la lapide posta nel secondo androne. I due androni si allargano verso un cortile (oggi obliterato), dove il porticato, che correda tutti i tre piani, allungava due braccia verso il fiume fra vasi di limoni su un panorama di acqua, ponti e torri.”
[72] Cfr. M. BERTOCCHI (a cura di), Archivio informatico dei Registri parrocchiali della Comunità di Pontremoli, matri, mfn 1298 (consultabile presso la B.C.P.).
Da un documento conservato presso l’Archivio di stato di Firenze si apprende che Onorio Parasacchi “fuggì fin dal 1752 dal Castello di Pontremoli dove era stato fatto rinchiudere dal padre Carlo perché voleva sposare una donna di bassa condizione e perché aveva minacciato di offendere i propri fratelli e il genitore”. Finì per sposare “la figlia di un mercante di sua stessa agnazione”. Cfr. A.S.F., Pratica Segreta di Pistoia e Pontremoli, b. 278 (Suppliche – 1755), c. 31.
Su Onorio Parasacchi di Carlo (nato nel 1720) cfr. N. MICHELOTTI (a cura di), op.cit., Tav. 8, Sez. C/3 n. 337 e p. 79.
[73] Qualora dovesse trattarsi del Palazzo Parasacchi, probabilmente un tempo non si presentava così come oggi.
[74] Si ringrazia in particolare l’amico Gianpiero Salvanelli, autore delle fotografie n. 2 e n. 3. Si ringraziano pure gli amici Paolo Lapi e Antonio Bazzigalupi per la disponibilità mostrata.
[75] Cfr. L. GIACHI (attribuita a), Pianta della Città di Pontremoli, II metà del XVIII secolo, in M. ANGELLA, Sul restauro settecentesco di Sommoborgo di Pontremoli: la posa della prima pietra in un manoscritto notarile inedito (“Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4.a s., vol. XLVIII, anno 1996, pp. 79-90, Fig. 1); G. CATALDI – P. MARIONI, Dal rilievo la storia della città, Alinea Editrice, Firenze 1984, tavola VII (Catasto del 1826), tavola III (Rilievo di Pontremoli. Pianta dell’attuale tessuto urbano. “Imoborgo” e Borgo Castelnuovo), tavola VI (Rilievo di Pontremoli. Profili sulle vie principali: n. 3 – via Mazzini; n. 4’ – Via Mazzini).
[76] Cfr. Fig. 2.
[77] Si ringrazia in modo particolare la signora Laura Seghettini che, oltre ad averci riportato la tradizione orale, ci ha permesso di visionare l’abitazione. Si ringraziano pure la signora Maria Moscatelli, Paolo Tonelli ed il pittore Tiziano Triani.
[78] Cfr. Allegato n. 4.
[79] Cfr. S.A.S.P., Campione di Strade 1780. Comunità di Pontremoli, n. 3: “n. 3 Parte questa strada dalla Notata al n. 1 tra le Case Campi e Contestabili e in un fianco d’essa strada esiste un Pozzo Pubblico, qual strada per guida alla Chiesa Parrocchiale di Santa Cristina”. Mette conto precisare che la n. 1 era la “strada che principia dalla Porta così detta Parmigiana … e … termina alla Porta così detta Fiorentina”.
[80] Lo stesso Nicola Zucchi Castellini la definì “Casa Filippi, già Campi (ex n. 15/17)”.
[81] Cfr. Fig. 2.
[82] Cfr. Fig. 3.
[83] Come sosteneva l’illustre Cartesio, quando si ha una precipitazione della volontà si può cadere in errore.
“Siccome la volontà ha un’estensione maggiore dell’intelletto, essa può determinarsi ad assentire anche a idee non chiare e distinte. Ove ciò faccia, nasce l’errore. Esso è infatti frutto di una precipitazione della volontà, la quale, in virtù della propria maggiore estensione, anticipa risultati che l’intelletto non ha ancora acquisito rendendo così possibile l’errore.” Cfr. B. BELLERATE – C. CIANCIO – G. FERRETTI – A PERONE – U. PERONE, Filosofia e Pedagogia, Sei, Torino 1984, vol. II, p. 157.
Ciò per dire che i documenti rinvenuti potrebbero leggersi anche in modo completamente differente!