OMAGGIO A CECCARDO ROCCATAGLIATA CECCARDI (1871-1919):ARTICOLI DELL’ “A NOI!” SUL “POETA APUANO”

Il centenario di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi

Ceccardo Roccatagliata Ceccardi – Busto in marmo, Aulla

Quest’anno ricorre il centenario della morte dello scrittore Ceccardo Roccatagliata Ceccardi (1871-1919), scomparso il 3 agosto 1919.

Ceccardo fu una figura tormentata e sensibile di poeta, ammirato da Gabriele D’Annunzio (1863-1938), da Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), da Giuseppe Ungaretti (1888-1970), da Camillo Sbarbaro (1888-1967) e da Eugenio Montale (1896-1981).

Montale definì Ceccardo “padre dei cantori della terra ligure, poeta elegiaco e paesista, ancora in attesa di giustizia”[1], ponendolo all’origine di quella linea ligure della lirica italiana novecentesca, che, dopo di lui, prosegue, tra gli altri, con Camillo Sbarbaro, Giorgio Caproni (1912-1990) e Montale stesso.

Diversi convegni sono stati organizzati e diversi spettacoli sono stati promossi in suo onore. Su questa rivista intendo rendergli omaggio riportando alcuni articoli,  dedicati alla sua attività, apparsi sul periodico “A Noi!” all’inizio del XX secolo. 

L’ “A Noi!”

Contrariamente a quanto si possa pensare il titolo della testata non è legato a nessuna massima fascista.

L’ “A Noi!” è il nome di un periodico del partito democratico-costituzionale – che aveva come riferimento il politico Camillo Cimati[2] – pubblicato per 4 anni con cadenza settimanale (usciva la domenica), dal dicembre 1904 al dicembre 1908[3]. Era stato creato appositamente per contrastare la rinascita del giornale socialista “La Terra”.

Dalle pagine dell’ “A Noi!” l’Onorevole Cimati si difendeva dagli attacchi dei socialisti e contrattaccava. Si faceva portavoce della borghesia che rappresentava e che lo eleggeva; faceva conoscere la sua attività parlamentare in favore della città e della provincia mantenendo un dialogo costante con il suo elettorato.

L’ “A Noi!” venne pubblicato negli anni della XXII Legislatura, ovvero negli anni in cui Camillo Cimati sedeva alla Camera per la quarta volta consecutiva e rappresentava il collegio di Pontremoli come Ministeriale, appartenendo alla corrente di pensiero raffigurata, in campo nazionale da Giovanni Giolitti (1842-1928).

L’ “A Noi!” promosse diverse rubriche, con nome mutato nell’arco degli anni, come “Risonanze”, “Reminiscenze”, “Echi Lunigianesi”, “Rimembranze” dedicando molto spazio alla cultura locale e nazionale. Non va dimenticato che Camillo Cimati fu un ottimo studioso di storia locale[4].

Tra i collaboratori locali più assidui si segnalano Enrico Lazzeroni (1881-1945)[5], Umberto Bucchioni (1881-1946)[6] e Silvio Andreani (1860-1927)[7]. Non mancarono interventi diretti del parlamentare Camillo Cimati. Nel tempo sulle colonne dell’ “A Noi!” comparvero molte firme di uomini[8], donne[9] e, come in tutti i giornali, molti pseudonimi.[10]

Articoli su Ceccardo apparsi nelle pagine dell’ “A Noi!”

Sull’ “A Noi!” uscirono diversi articoli volti ad illustrare l’attività di Ceccardo ed anche interventi diretti del poeta ligure.

In particolare il 10 dicembre 1905, nella rubrica “Tra libri e riviste”, comparve una recensione di Enrico Lazzeroni su “Apua Mater”[11]. Come ebbe a scrivere Lazzeroni: “Ceccardo Roccatagliata Ceccardi è veramente dotato di quel divinus afflatus senza del quale nessuno può sortir natura poetica”. 

Il 24 dicembre 1905 uscì un lungo articolo sulla presenza di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi al Teatro della Rosa di Pontremoli[12]: sul palcoscenico era stato posto un tavolino al quale presero posto il poeta, il pubblicista Luigi Campolonghi (1876-1944)[13] e l’avvocato Ubaldo Formentini (1880-1958)[14], accolti da lunghi interminabili applausi.  

Il 14 gennaio 1906 il periodico democratico-costituzionale propone un interessante recensione firmata da U.B. (Umberto Bucchioni) dell’articolo “El poeta apuano”, apparso sulla rivista quindicinale “Pluma y Lapiz” che usciva a Barcellona a cura dei fratelli Maucci.[15]

Nel settembre 1906 il “nostro” lanciò un appello  “per la commemorazione di Dante in Mulazzo”[16].

Il 6 gennaio 1907 sulle colonne dell’ “A Noi!” uscì un articolo davvero molto interessante firmato proprio da Ceccardo intitolato “Giosuè Carducci e Mulazzo”[17].

Giosuè Carducci (1835 – 1907) morì circa un mese dopo (il 16 febbraio 1907) e l’ “A Noi!” lo ricordò ampiamente sulle sue colonne[18].  Infine nel 1908 uscirono un trafiletto (24 maggio[19]) e un articolo (31 maggio[20]), relativi all’incontro avvenuto tra Ceccardo Roccatagliata Ceccardi e Gabriele D’Annunzio.

Gli interventi diretti di Ceccardo sull’ “A Noi!” saranno da me riportati nell’appendice di un saggio di prossima pubblicazione[21]. Su questa rivista propongo volentieri gli articoli scritti dal periodico democratico-costituzionale sull’attività di Ceccardo.


APPENDICE

Allegato n. 1

“A Noi!”, 10 dicembre 1905, anno II, n. 49, p. 2.

TRA LIBRI E RIVISTE

“Apua Materdi Ceccardo Roccatagliata Ceccardi – Lucca, Tip. Alberto Marchi, 1905

Già altra volta ebbi su queste colonne stesse a ricordare uno dei giovani poeti italiani che colle ali impennate al dorso vola tanto alto che difficilmente gli si può tener dietro nella sua mirabile ascensione poetica.

Ceccardo Roccatagliata è veramente dotato di quel divinus afflatus senza del quale nessuno può sortir natura poetica. Spirito eminentemente scrutatore egli fissa la sua arte in quella fonte inesauribile di poesia che è la natura, ed anima ardentemente  autoctona egli canta la sua terra, le sue Alpi; ne esalta magicamente le grandezze antiche e moderne, i molti ricordi e gli uomini illustri, cuore idealmente appassionato di aer più puro e più sereno, inneggia ad una fiera libertà, sacrario della grandezza Apuana. Ed è con intendimenti puramente artistici che egli ha dato alla luce i suoi XII sonetti “Apua Mater” coi quali egli mette al nudo il suo carattere poetico rude, quasi selvaggio quale appunto si conviene alle balze e ai dirupi a cui egli inspira il suo genio. Ed è con meraviglia e con plauso insieme che noi dobbiamo ammirare una fibra sì robusta e laboriosa oggi nel dilagare continuo ed insistente quasi tedioso di versucoli e di versacci. Mentre altri, molti altri scrivono per fini che non sono né l’arte né la gloria, il Roccatagliata studia e lima, forse anche un po’ troppo sì da avviluppare il suo denso e forte concetto in una fittissima rete di difficilissima penetrazione. Del resto l’anima sua vibra, il cuore palpita ed il sentimento di natura rivive tra queste pagine. L’unica osservazione, a cui si può rinunziare e che io ho già ricordato, si è l’oscurità onde generalmente i suoi componimenti poetici sono involuti, essa non costituisce certo un pregio, giacché lo sforzo nuoce sempre.

Chi non prova un po’ di pena nel decifrare le due ultime terzine del primo sonetto “Mater” colla quale egli bandisce che ancora nei cuori Apuani trova il suo nido la santa libertà? Ecco i versi:

“ …  e il figlio / cui tra pié balzi da l’aperte fratte / una tromba di selce, ancor al sole / e a te la sacra, termine d’un ciglio: / e ne l’ombra dei Padri, erta s’abbatte

nei quali l’oscurità è in gran parte generata da una troppo grande condensazione  di concetti elevati in pochi versi e dalla loro non troppa piana disposizione. Quanto stile Tacitiano ridotto in ottimi versi troviamo nel nostro poeta! Ma l’oscurità alcune volte è più appariscente che reale, sì che senza sforzo alcuno raccogliamo le grandi bellezze che a larga mano sono in queste pagine profuse. Qual leggiadria descrittiva in questi quattro versi del primo sonetto:

Da le tue selve contro il ciel protese, / e dà tuoi fiumi contro il pian scroscianti / un’eco di racconti epici scese / per gli evi, a’ tetti dè nipoti e a’ canti”

pochi tocchi ma sicuri: ecco la bellezza!

Chi non ravvisa in questi quattro versi del secondo sonetto:

“e al mattin fosco in mugghianti frotte / piombarono da culmini montani / sul Consol che saliva in tra le rotte / selve e lo ricacciar a toschi piani”

Le mosse fulminee degli Alpestri apuani negli assalti contro le legioni Romane, le loro improvvise discese dalle creste frastagliate e le loro subite scomparse dopo la preda. Ecco un quadro di quelle epiche lotte:

O al varco de l’Anido entro sospinti / assalti e fughe! – O rimbalzar di rupi / su tumulti di lame! – E tu, stagnante / Serchio, specchiavi, al vespero, tra cupi /  boschi, romani e liguri, in fumante / strage a le trionfali aquile avvinti!”

Certo che tra i migliori sonetti di questa raccolta a mio parere va annoverato il terzo a Luni, nel quale rievoca con giusta ispirazione l’antica grandezza di quella città, a rude autoctonia, fiero distintivo del nostro poeta, ricompare ed impera nel settimo sonetto a Giosuè Carducci, che, facilmente si scorge, è suo modello nel poetare:

Là Giosuè co’ falchi i fier prim’anni / crebbe …”

E del Carducci giovane e della sua prima maniera egli infatti rimane un po’ schiavo: e si pena, poiché non si può subito, come si vorrebbe, scorgere di questi versi la lindezza e la chiarezza che rimangono alquanto vincolate ed afferrare il pensiero che pur pieno di vigore rimane alquanto adombrato quasi nascosto per selvatichezza, come un nudo selvaggio, fra gli alberi ombrosi di opaca foresta. E quale il suo pensiero, tale compare l’oggetto del suo canto:

Qui da le valli irrigue gli apuani, / balzando al soffio di ventosa notte, / in groppa d’Appennin crebbero immani / fochi a richiamo da le sparse grotte:

versi grandi di selvatica fierezza belli di ritmo gagliardo e superbo, tutta l’epopea di un popolo. E questo suo temperamento primitivo, quasi selvaggio, lo palesa intero nell’ultimo sonetto alla Libertà a cui egli aspira, ardente, a cui sentesi intimamente e radicalmente avvinto e che par quasi voglia con un soffio sublime ingrandire nella sua terra “fatale Vandea Repubblicana

“E alcun riuscirà vendicatore / di su bianco caval da l’Apuana / rupe; fulminerà nel pian fuggente / un piccoletto re lusingatore: / lui dietro, o ne l’azzurra Alpe sedente / tu, fatale Vandea Repubblicana.”

Enrico Lazzeroni


Allegato n. 2

“A Noi!”, 24 dicembre 1905, anno II, n. 51, p. 3 

Ceccardo Roccatagliata Ceccardi a Pontremoli.

L’aspettativa grande, intensa per la venuta del nostro poeta, direi quasi il nervosismo di sentirlo e di apprezzarne le pure ed alte manifestazioni artistiche aveva invaso tutta la popolazione pontremolese che domenica a sera nel regio teatro della Rosa ebbe campo di conoscere la più fulgida stella della nostra Lunigiana ed una delle glorie più belle d’Italia. Ed al teatro accorse numeroso il pubblico, per quanto il vuoto glaciale di parecchi palchi infondesse nei presenti un senso di amarezza e disgusto. Ma noi ci rallegrammo subito al pensiero che in un’occasione prossima si sarebbero gremiti per assistere … alle marionette.

E’ tutt’arte: l’un val l’altra, ed in certo qual modo han ragione perché le teste di legno fanno più chiasso ed attirano di più. Ad ogni modo furono notate molte signore e signorine delle prime famiglie pontremolesi; ben rappresentato il ceto studentesco, numerosissimi gli ammiratori del poeta, venuti anche di fuori.

Sul palcoscenico era stato posto un tavolino al quale presero posto il poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, il pubblicista Luigi Campolonghi e l’avvocato Ubaldo Formentini, accolti da lunghi interminabili applausi.

L’avv. Formentini presentò con parole elevate e vibranti, entusiasmo ed ammirazione il poeta, dando alle sue parole l’impronta dell’amore che sempre portò al poeta ed alla serata il significato più alto che deve ripercuotersi  per tutta la Regione.

Lesse quindi numerosi telegrammi di amici e ammiratori, fra i quali vanno maggiormente annoverati  quelli di Angelo Silvio Novaro, di Plinio Nomellini, il trionfatore dell’Esposizione di Venezia, di Vico Fiaschi, della redazione del “Lavoro”, di Arturo Salucci, degli amici di Genova, dei fratelli Zolesi, di Passaglia e di Luigi Buglia.

Continua quindi nel suo eloquente discorso l’avv. Formentini, mostrando in Ceccardo Roccatagliata Ceccardi il poeta che rivela la vita della stirpe e che si ricongiunge col popolo che ne è il depositario.

“E’ l’esule” – esclama – che torna al popolo dopo il doloroso esilio, ed a lui viene in veste di trionfatore perché ha portato alla luce quello che era nella stirpe apuana, giacché la virtù della stirpe è il solo mezzo col quale si giunge all’unità della patria. Ed in nome della sovranità dell’intelletto e dell’ideale umano a lui, al forte Poeta Lunigianese cede la parola:

Il Poeta con parola calda si dice lieto di concorrere a festeggiare il grande pensatore Mazzini, al quale indirizzò il Carducci, il maestro suo, l’espressione più alta della latinità classica.

Declama quindi soventi ed a lungo interrotto da applausi i sonetti dell’ “Apua Mater”.

Il signor Luigi Campolonghi quindi fa una lettura, “Impressioni di vagabondaggio”, mirabile per finezza, studio e profondità; non solo ma per la bella spigliatezza, la “verve” ed anche per un forte umorismo, ma non di quello che si perde nella volgarità o la rasenta, ma di quello sano, di quello che penetra nell’anima e vi lascia certo una traccia duratura.

Chi non ravvisò nella descrizione della pipa, del bastone, della bisaccia, i soli fidi amici e compagni di chi sta ozioso, una filosofia ed una poesia così bene accoppiate da strappare spontaneo ed irresistibile l’applauso? E non rivendicò degnamente all’onore della considerazione i nostri rivenditori di statuette e di immagini ed i nostri librai, sparsi in tutto il mondo? E questi certo son vagabondi, non essendo per nulla oziosi.

Al termine della sua lettura sparsa di profonde meditazioni ed infiorata di alte idealità che riguardano tutta una classe di nostri conterranei, sospesa più volte da frenetici  applausi specialmente quando con una abilità tutta sua disse dolcemente e melanconicamente la morte del cane del Mirabeau incastonata nella sua lettura come una perla su di un anello d’oro, il poeta disse ancora delle poesie inedite, il “carrettiere”, il “Pioppo”, “Primavera alpestre”, “La Santa”. Quella che parve più bella fu l’elegia: “In morte di mio fratello”, applaudita lungamente, interminabilmente. Chiuse coll’ode conviviale: “Per un brindisi dell’Imperatore Guglielmo di Germania”, piena di forza e di robustezza.

Il pubblico entusiasta sfollò il teatro tra gli applausi calorosi ed entusiastici che a lungo si ripercossero sotto la volta del teatro.

Banchetto

Da numerosi accorsi mercoledì sera fu tenuto un geniale banchetto nei locali del sig. Giuseppe Savani per festeggiare il poeta apuano Ceccardo Roccatagliata Ceccardi.

Tra gli intervenuti notiamo il deputato on. Camillo Cimati, il prof. Giacomo Ciavatta, ispettore delle nostre scuole, l’avv. G.B. Cavagnada, l’avv. Ulrico Buttini, l’avv. Tito Bassignani, l’ing. Giovanni Tagliolato, il dott. Adolfo Borella, il sig. Luigi Campolonghi, l’ing. Luigi Poletti, il prof. Enrico Lazzeroni, i signori Giuseppe Buttini, Manfredo Giuliani, Luigi Ceppellini, Giulio Bassignani, Camillo Coppini, Gaglioni, tutti amici ed ammiratori del poeta e dell’opera sua.

Il banchetto era rallegrato da una piccola orchestrina composta dai signori Parolini, Rossi e Bardò. Furono pur fatti parecchi brindisi bellissimi dall’avv. Ulrico Buttini, da Luigi Campolonghi, dall’avvocato Tito Bassignani, dall’ing. Tagliolato e dall’on. Cimati, ai quali tutti rispose irradiando sprazzi elevati di poesia il poeta. Furono pure gustati bellissimi pezzi di musica per opera dei signori ing. Tagliolato, professor Lazzeroni e Domenico Rossi.

Verso mezzanotte il banchetto, riuscito tra l’entusiasmo e la sana allegria generale, si sciolse, lasciando in tutti la migliore delle impressioni. 


Allegato n. 3

“A Noi!”, 14 gennaio 1906 , anno III, n. 2, p. 3

CECCARDO – ROCCATAGLIATA – CECCARDI

Poi che lo udimmo, dalla sua viva voce cantare con lirica anima i forti figliuoli delle terre d’Apua, egli il poeta giovane ritornò nella solitudine della montagna. Lo attendevano il bagliore della neve e l’ululo del vento, lo attendevano ancora col sorriso della famiglia tutte le memorie della casa lontana. Se parlarono  gli amici di lui ne parlarono molti giornali ma nessuno, il poeta tanto meno, avrebbe creduto che la sua visita tra noi avesse avuto un ricordo fin oltre il mare. E con un senso di intima compiacenza che io brevemente l’accenno ai molti lettori dell’ A Noi! a cui sono ormai noti i versi del forte poeta, sarà cara questa notizia valga a farlo conoscere quale Egli è veramente per chi di lui nulla ancora conosce.

La rivista quindicinale “Pluma y Làpiz” che esce in Barcellona a cura dei fratelli Maucci, pubblica nel numero 270 (30 Dicembre u.s.) un articolo dal titolo “El poeta apuano”.

Lo scrittore parla della venuta a Pontremoli di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, quale poeta di merito, e gentile cantore della nostra terra chiamando il libro “Apua Mater” “raccolta di brigati sonetti che per la loro forza e grandezza sembran tagliati via da una mano vigorosa delle cave di Carrara si fermò poi agli ultimi giorni di Luni “la città dei marmi e del lavoro avvolta nel tumulto della vita georgica, e sprofondata dopo, secondo una bella leggenda, nelle glauche onde marine in pena di aver commesso dolci peccati d’amore. Belle parole ha per Dante e Michelangelo per la rude vita del campo e delle miniere, citando a proposito il sonetto bellissimo che comincia

Uomini e bovi a mandre che la fretta / mischia etc. …

Il giudizio dello scrittore spagnolo non è errato né a base d’ipercritica egli ha saputo molto meglio di tanti che per parlare del nostro poeta han finito col non dir nulla, interpretare il sentimento che spira in quei versi e perciò la natura stessa del poeta: egli dice l’articolista spagnolo, non canta piccole ambizioni, stolidi capricci di sovrani moderni,  ma canta “quello che veramente vive e vivrà in eterno, quello che durerà tanto come l’umanità, quello che sta al di sopra di ogni civiltà e di ogni religione: l’aspirazione immensa verso la libertà, la grandezza e il progresso.”

In questo nobile sentimento l’articolista spagnolo, con tutta ragione ripone la causa non dalla bellezza pratica soltanto dei versi del Roccatagliata, ma ben anche la ragione per cui intorno alla sua fronte la fama viene a recargli non poche foglie d’alloro.

U. B. (Umberto Bucchioni)


MARCO ANGELLA, OMAGGIO A CECCARDO ROCCATAGLIATA CECCARDI (1871-1919):

ARTICOLI DELL’ “A NOI!” SUL “POETA APUANO”, pubblicato nella rivista “Il Porticciolo”, La Spezia, anno XII, n. 4.12.2019, pp. 145 – 153

La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini


[1] Cfr. Pier Antonio Balli, Il Viandante. La vita e le opere di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Iniziativa Editrice Carrara, La Spezia 1962, p. 17: “Lo stesso Eugenio Montale, oggi annoverato fra le migliori voci poetiche italiane, in ben due pubblicazioni «Poeti e paesaggi di Liguria» e «Primavera», saggi critici editi rispettivamente nel 1927  e nel 1934, mette in adeguato risalto le liriche del nostro poeta e non esita a definirlo «Padre dei cantori della terra ligure, poeta elegiaco e paesista, ancora in attesa di giustizia.»” Proprio Pier Antonio Balli, in apertura del suo libro, scrisse: “Innamorato della mia terra, orgoglioso della mia gente e di tutti coloro che l’hanno illustrata ed amata, mi sono reso promotore di questa nuova edizione delle opere più significative del cantore di «Apua Mater», assumendo l’arduo compito di scriverne la biografia. Ho detto arduo compito, perché di Ceccardo molto è già scritto e ben tre illustri biografi mi hanno preceduto: Lorenzo Viani nel 1922, Pier Angelo Baratono nel 1925, Tito Rosina nel 1937.”

[2] Su Camillo Cimati (1861-1945) cfr. Pietro Ferrari, Il Senatore Camillo Cimati, in “Il Campanone 1940. Almanacco Pontremolese”, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1940, pp. 283-294; Nicola Michelotti, Camillo Cimati dalla politica locale al Parlamento italiano, Buonaparte, Sarzana 2003.

[3] Sull’ “A Noi!” cfr. Gian Luigi Maffei (a cura di), “La stampa periodica pontremolese tra Otto e Novecento”, Edizioni dell’Assemblea – Consiglio Regionale della Toscana, Firenze 2013, pp. 95-124 (“A Noi!” di Marco Angella). Le annate 1904-1908 del periodico “A Noi!” sono conservate in Archivio di Stato di Massa, Emeroteca, Busta 37, Giornali: n. 17.

[4] Cfr. Nicola Michelotti, Camillo Cimati., cit., p. 103; Adunanza della Sezione Pontremolese – 30 dicembre 1945, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. I (1945-48), Parma 1949, pp. 9-10: “Il 30 dicembre 1945, per la prima volta dalla fine del conflitto, si raduna in una sala del Palazzo Comunale di Pontremoli la locale sezione della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi. … Dopo di ciò prende la parola Luigi Poletti per rendere omaggio alla memoria del Senatore Camillo Cimati appassionato studioso, raccoglitore di importanti testi a stampa sulla storia di Pontremoli e già Vice Presidente e membro emerito della sezione stessa.” Cfr. inoltre Centenario della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi 1860-1960, Tipografia Nazionale,  Parma 1962, p. 71.

[5] Sull’erudito pontremolese Enrico Lazzeroni cfr. Manfredo Giuliani, Enrico Lazzeroni, in “Giornale Storico della Lunigiana”, n.s., anno VI, n. 3-4, luglio-dicembre 1955, pp. 94-96 (biografia e bibliografia).

[6] Sul letterato Umberto Bucchioni cfr. Manfredo Giuliani, Umberto Bucchioni, in “Giornale Storico della Lunigiana”, n.s., anno VI, n. 3-4, luglio-dicembre 1955, pp. 96-98 (biografia e bibliografia).

[7] Su Silvio Andreani cfr. E. Franceschini, “Concetto Marchesi”, Antenore 1978, p. 354.

[8] Si segnalano, tra gli altri: Luigi Buglia, Giuseppe Buttini, Abele Capellano, Marco Vinciguerra, M. Cabrini, E. Rapetti, Ernesto Guerrieri, Giovanni Marchese, E. Lanzi, Silvestro Tardiani, Augusto Ceppellini, A. Maggioli, Remo Mannoni, Alessandro Chiocca, V. Mori, Antonio Malaspina, Alessio Varoli, Domenico Crespi, Pietro Ceppellini, Ettore Maricanola, Ettore Chistoni, Secondo Fagiani, Giuseppe Rossi, Giovanni Pinelli, A. Lardicci, Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Enrico Calcagnini, Luigi Poletti, Guido Bucchioni, Giuseppe Gotti, Giuseppe Chiocca, Giovanni Andreani, Parinio Ceppellini, Ignazio Angeli, Q. Ferrari, C. Clerici e Alberto Andreani.

[9] Si segnalano Luigina Fusi e Irene De Nobili.

[10] Tra gli altri: Vecchio Falco della Rupe, Linari, Il Canceliabero, Gott., Lo Spigolatore, X.Y., Nemo, Labronico, Il Lupicino, Argus, G.V., P.P., Fiovo, C.T., Bomber, R.B., Frugolino, Argo, Dott. Ox, Battilana, Pik, Gianturco, Ghigo, Zefagi, Faligar, Pigreco, Essepi e Viceghigo.

[11] Cfr. “A Noi!”, 10 dicembre 1905, anno II, n. 49, p. 2 (Appendice, Allegato n. 1).   

[12] Cfr. “A Noi!”,  24 dicembre 1905, anno II, n. 51, p. 3 (Appendice, Allegato n. 2). Su “Apua Mater” cfr. Giuseppe Benelli, “Apua giovane” e “Lunigiana” di Manfredo Giuliani, in Gian Luigi Maffei (a cura di), “La stampa periodica pontremolese tra Otto e Novecento”, Edizioni dell’Assemblea – Consiglio Regionale della Toscana, Firenze 2013, pp. 35-55, in particolare p. 35: “Nel 1905 nel Teatro della Rosa di Pontremoli, su invito degli amici Manfredo Giuliani, Ubaldo Formentini, Luigi Campolonghi, Giuseppe Buttini, Luigi Cocchi, il poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi rievocava l’epopea dei liguri Apuani, in occasione della pubblicazione di Apua mater. La raccolta di poesie cantava la libertà della terra di Lunigiana, l’«antica madre» cui il poeta si sentiva legato da «memorie di pianto e di gloria». Il popolo apuano ha combattuto contro gli antichi Romani per la sua indipendenza e a questa guerra, anche se sfortunata, si deve il carattere fiero e l’ansia liberatoria dei lunigianesi. Proprio in questa terra ha trovato ospitalità Dante Alighieri, «re dei viator», e il suo spirito aleggia ancora «in tra Meloria / ove il pianto del mar bevve Ugolino, / e quest’Alpe onde al vesper torreggiante / par Farinata in roggia ansia di gloria / contro il ciel si discheggi e il van’ destino» . A Pontremoli Apua Mater commosse tutti e creò un chiaro orientamento regionalistico.”

[13] Sul giornalista e scrittore socialista pontremolese Luigi Campolonghi cfr. Mino Tassi, Luigi Campolonghi, pellegrino di libertà (1876 – 1944), Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1969. Sono in corso di stampa gli atti del convegno su Luigi Campolonghi svoltosi sabato 20 dicembre 2014 presso il Palazzo del Tribunale di Pontremoli, sul tema “Luigi Campolonghi, pellegrino di libertà a 70 anni dalla morte”.

[14] Sullo storico, archeologo e politico, nato a Licciana Nardi, Ubaldo Formentini cfr. Nino Lamboglia, Ubaldo Formentini, in “Studi etruschi”, 27 (1959), pp. 349-350; Paolo Tirelli, Formentini, Ubaldo, in “Dizionario biografico degli italiani”, vol. 49, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma 1997.

[15] Cfr. “A Noi!”,  14 gennaio 1906, anno III, n. 2, p. 3 (Appendice, Allegato n. 3). Sui fratelli Maucci e sulla loro casa editrice di Barcellona cfr. Loris Jacopo Bononi, Libri e Destini. La cultura del libro in Lunigiana nel secondo millennio, Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca 2000, parte I, pp. 223-264. Sulla rivista “Pluma y Lápiz” cfr. https://gansoypulpo.com/dir-cab/pluma-y-lapiz/ : “Pluma y Lápiz, subtitulada «Semanario Hispano-Americano de Literatura y Arte», fue una publicación ilustrada de periodicidad semanal concebida por el editor Miguel Seguí. Su primer número vio la luz el día 4 de noviembre de 1900, siendo impreso con formato de cuarto {27 × 19 cm} en los talleres barceloneses de Fidel Giró {a partir del nº 148 el impresor pasó a ser Tipografía Maucci}. Desde entonces, y hasta el 30 de diciembre de 1905, publicó un total de 270 números”, ovvero la rivista “Pluma y Lápiz”, sottotitolata “Rivista ispano-americana di letteratura ed arte”, fu una pubblicazione illustrata ideata dall’editore Miguel Seguí. Il suo primo numero fu pubblicato il 4 novembre 1900, stampato nelle officine Fidel Giró di Barcellona. Dal  n. 148, la tipografia passò al signor Maucci. Da allora, e fino al 30 dicembre 1905, ha pubblicato un totale di 270 numeri.  

[16] Cfr. “A Noi!”,  2 settembre 1906, anno III, n. 35. p. 2. Cfr. inoltre Marco Angella, L’incontro a Portofino Kulm tra Ceccardo Roccatagliata Ceccardi e Gabriele D’Annunzio (1908), in corso di pubblicazione, Allegato n. 1. Sulla commemorazione di Dante a Mulazzo cfr. Pier Antonio Balli, Il viandante op. cit., pp. 40-41.  Cfr. inoltre Giuseppe Benelli, “Apua giovane” e “Lunigiana”, op. cit., pp. 37-38: “In quello stesso 1906 a Mulazzo, il 23 settembre, in aperta polemica col paludato mondo degli studiosi convenuti a Sarzana, si celebrava l’anniversario dantesco con oratore ufficiale Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, acclamato come «il poeta di Apua». Così descriveva il convegno lo storico Pietro Ferrari: «Fin dal mattino le campane dei dodici paesi del Comune salutarono a festa i pellegrini, accorrenti da ogni luogo dell’alta Valdimagra. Nel pomeriggio, scoperta la lapide scolpita in arenaria, con l’epigrafe dettata da Ceccardo, questi, nel silenzio religioso dei presenti, tra i quali era Giovanni Sforza, il grande storico della Lunigiana, declamò l’ode famosa Dalla Torre di Mulazzo, da lui scritta durante il suo soggiorno a Pontremoli. Poi, a sera, dopo i rintocchi dell’Ave Maria, Manfredo Giuliani lesse al popolo adunato, ascoltante a capo scoperto, nella pace mistica dell’ora, il Canto VIII del Purgatorio, con la lode immortale alla nostra terra e ai suoi antichi signori». Anima del convegno era Manfredo Giuliani, il giovane intellettuale pontremolese che da alcuni anni agitava l’esigenza di un rinnovamento negli studi e nella cultura lunigianese, con la consapevolezza che «la forza delle idee è una forza pragmatica, è una potenza motrice capace di incidere sulla realtà»”.

[17] Cfr. “A Noi!”,  6 gennaio 1907, anno IV, n. 1, pp. 1-2. Cfr. Marco Angella, L’incontro a Portofino Kulm, op. cit. in corso di pubblicazione, Allegato n. 2.

[18] Cfr. “A Noi!”, 17 febbraio 1907, anno IV, n. 7, p. 3:  “Mentre andiamo in macchina i giornali danno l’annuncio della morte di Giosuè Carducci. Alla memoria del fiero poeta, del vero Grande Maestro civile dell’Italia nova, vada reverente l’omaggio commosso della nostra Lunigiana”. Cfr. inoltre “A Noi!”, 24 febbraio 1907, anno IV, n. 8, pp. 1-2, Giosuè Carducci (articolo commemorativo di Umberto Bucchioni) e cfr. “A Noi!”, 3 marzo 1907, anno IV, n. 8, p. 2 (versi intitolati “Incontro” dedicati a Giosuè Carducci da Enrico Lazzeroni).

[19] Cfr. “A Noi!”, 24 maggio 1908, anno V, n. 21, p. 2. Cfr. Marco Angella, L’incontro a Portofino Kulm, op. cit. in corso di pubblicazione, Allegato n. 4.

[20] Cfr. “A Noi!”, 31 maggio 1908, anno V, n. 22, p. 2. Cfr. Cfr. Marco Angella, L’incontro a Portofino Kulm, op. cit. in corso di pubblicazione, Allegato n. 5.

[21] Cfr. Marco Angella, L’incontro a Portofino Kulm, op. cit. in corso di pubblicazione negli atti del convegno su Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, organizzato nel centenario della morte (1919-2019) dall’Accademia “Capellini” alla Spezia nei giorni 20 e 21 settembre 2019.

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