TALAMINI DOVIGLIO (vulgo DUILIO)

Talamini Duilio

Duilio nasce a Torrano il 6 giugno 1923 da Sante e Fantoni Domenica.

Trascorre l’infanzia in paese e, come tutti i ragazzi dei borghi rurali, aiuta la famiglia nelle attività agricole meno pesanti e, quando può, frequenta la scuola elementare sino alla quinta classe; inizia quindi a lavorare come apprendista sarto.

La chiamata alle armi arriva per Duilio il 10 maggio 1943: viene inserito nel 56° Reggimento Fanteria in Mestre. Trasferito poi nel 292° Reggimento Fanteria, viene inviato in Jugoslavia, in territorio in stato di guerra.

I mesi che seguono sono drammatici. Dopo tre anni di guerra l’Italia è stremata e l’esercito dell’Asse subisce pesanti sconfitte: la campagna di Russia si conclude con una disastrosa ritirata e il fronte dell’Africa settentrionale passa interamente nelle mani degli Alleati, che preparano lo sbarco in Sicilia.

Mussolini, che aveva dichiarato guerra confidando nello strapotere militare tedesco e in un conflitto di breve durata, ha ormai perso il suo carisma. Anche tra i suoi collaboratori più stretti cresce la convinzione che sia necessario un cambiamento e nella notte del 25 luglio 1943 il Gran Consiglio vota la sfiducia al Duce. Il Re lo fa arrestare e affida al generale Badoglio l’incarico di formare un nuovo governo.

L’8 settembre 1943 l’Italia, ormai allo stremo, firma a Cassibile l’armistizio con gli Alleati.

I tedeschi, che da tempo avevano intuito le intenzioni italiane, sono pronti. Ai militari italiani viene imposto di continuare la guerra al loro fianco, entrando nella Wehrmacht, oppure di essere fatti prigionieri e inviati in Germania come forza lavoro.

Il re, il governo e gli alti comandi militari si rifugiano al sud lasciando l’esercito senza ordini e direttive. Alcuni soldati accettano di continuare la guerra con i tedeschi, altri riescono a fuggire e a tornare alle proprie case. Circa 650.000 militari restano fedeli al giuramento alla bandiera e al re e vengono catturati e deportati in Germania.

Duilio in quel momento si trova a Zara, al presidio della piazza, con la sua compagnia di fucilieri del 292° Fanteria e due compagnie presidiarie di alpini (152ª e 343ª). Il diniego alla proposta tedesca comporta per lui e per gli altri l’arresto e l’avvio al lavoro coatto in Germania.

Duilio con la divisa militare e la Croce al Merito di Guerra

Duilio viene caricato su un treno merci piombato, stipato con altri prigionieri, senza cibo ed acqua. Il vagone viene aperto una sola volta al giorno per la somministrazione di una brodaglia di verdure; è privo di servizi igienici ed è presente solo un bugliolo. Il viaggio è lungo ed estenuante: sono oltre 1.500 chilometri per raggiungere il luogo di destinazione, in Westfalia.

All’arrivo al campo di prigionia di Pivitsherde i nostri soldati devono spogliarsi; gli abiti, ammucchiati nel piazzale, vengono sottoposti a disinfestazione mentre gli uomini sono avviati alla doccia collettiva. Dopo aver recuperato con fatica i vestiti, vengono condotti all’ufficio del presidio dove avviene uno degli atti più degradanti ed umilianti che possano essere riservati ad una persona: a ciascuno viene assegnato un numero di matricola che da quel momento sostituirà in toto il nome ed il cognome. I prigionieri non sono più persone, sono soltanto un numero.

Si procede quindi con l’assegnazione del posto letto in una camerata stipata all’inverosimile, priva di servizi igienici, collocati ai margini del campo.

La vita al campo è ritmata da orari ed attività che si ripetono sempre uguali, giorno dopo giorno. La sveglia è fissata alle cinque del mattino, seguita da una magra colazione a base di surrogato di caffè. Segue, in qualsiasi condizione climatica, l’adunata nel piazzale e la conta, ultimata la quale ci si avvia, a piedi, al luogo di lavoro, scortati da guardie armate.

Duilio viene impiegato in una fabbrica per la lavorazione del legno.

La giornata lavorativa dura 10-12 ore, interrotta solo dalla somministrazione di una brodaglia assai poco nutriente. La già scarsa razione può, anzi deve, essere ridotta qualora il titolare della ditta decida, a suo insindacabile giudizio, che la prestazione lavorativa del prigioniero è insoddisfacente. Alla sera il rientro al campo con altra adunata e relativa conta.

La fame e la fatica sono le sensazioni più acute che accompagnano costantemente la vita del prigioniero. L’alimentazione di un giovane uomo di vent’anni non può essere rappresentata, quasi esclusivamente, da brodaglia ottenuta con la cottura di un insieme indefinibile di verdure. Sappiamo a quanti rischi si assoggettano i prigionieri per qualche patata, della quale non deve essere sprecata neppure la buccia. La fame mai saziata è uno stato che ti entra dentro, è una ferita che neppure il tempo riesce a lenire. E la fatica acuisce la necessità di cibo: i muscoli reclamano.

Duilio di fame ne ha patita veramente tanta, e non gli è bastata un’intera vita per dimenticarla. Era sua abitudine tenere sempre riservato qualche pacco di pasta, di farina o altro in luoghi a lui solo noti.

Nel campo di prigionia non mancano le angherie e i soprusi da parte dei carcerieri. Purtroppo, per volere dello stesso Hitler, i militari italiani non devono essere considerati prigionieri di guerra ma I.M.I. (Internati Militari Italiani). Questo status priva i nostri soldati delle garanzie previste dall’accordo di Ginevra del 1929 e non consente alla Croce Rossa di effettuare controlli e di consegnare pacchi alimentari.

Una grossa forzatura è anche il continuo invito ai prigionieri affinché aderiscano alla Wehrmacht o alla RSI; pochissimi sono coloro che accettano. In questi casi colui che si è lasciato convincere viene esibito mentre mangia a sazietà.

E poi la lontananza da casa, l’assenza di notizie dei propri cari, le malattie e le epidemie ricorrenti dovute alla carenza di igiene sono altri elementi che rendono penoso il prolungarsi della prigionia; a questi, con il progredire dell’avanzata degli Alleati verso la Germania, si aggiungono sempre più di frequente i massicci bombardamenti che procurano molti morti anche tra i prigionieri.

Finalmente l’8 maggio 1945 gli Alleati liberano il campo di Pivitsherde, ma Duilio deve ancora attendere il 28 agosto 1945 per poter rientrare in Italia. Le infrastrutture – strade, autostrade e rete ferroviaria – sono state bombardate e rese inutilizzabili e occorre tempo per poterle ripristinare.

Duilio rientra in famiglia, tra i suoi cari ed i suoi amici; con il tempo il suo corpo smagrito e sofferente riacquista forza e tono, Duilio riprende a lavorare e si forma una propria famiglia. Lavoro e famiglia saranno i capisaldi della sua vita, ai quali si dedicherà sino alla fine dei suoi giorni.

Più difficile è rimarginare le ferite dell’anima; come è stato già detto, i ricordi delle sofferenze e delle umiliazioni lo accompagneranno per tutta la sua vita.

È per questo che è doveroso da parte nostra coltivare il suo ricordo e la memoria di una generazione che con il suo sacrificio ci ha donato ottant’anni di pace e benessere.

Per l’internamento in Germania a Duilio è stata assegnata la Croce al Merito di Guerra, con determinazione del Distretto Militare di Massa del 19 ottobre 1965.

Per la stesura deell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato a Massa e del volume “Schiavi di Hitler”, di Angelo Angella – Manuela Angella e gli studenti della classe 5a B S.U. del Liceo “A Malaspina” di Pontremoli, edito da ISRA, Liceo Statale Malaspina di Pontremoli.

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