L’ORATORIO DI SANT’ANNA DI CAPRIO NEL XVIII SECOLO *

CAPRIO, Oratorio di S. Anna
Altare maggiore in marmo (1702), opera dello scultore carrarese Andrea Baratta (cfr. Allegato n. 1)

Questa ricerca si inserisce in un progetto, intrapreso dieci anni fa, avente l’obiettivo di divulgare atti inediti relativi ai secoli XVII e XVIII con l’idea precisa di fornire un contributo alla storia locale della creatività.

I manoscritti rinvenuti permettono di  offrire novità sullo scultore carrarese Andrea Baratta, sugli stuccatori ticinesi Pietro Portugalli (1729-1812) e Martino Portugalli (1741-1812) nonché su artigiani e pittori dell’epoca poco conosciuti.

La presente pubblicazione, inoltre, nasce con l’intento di valorizzare un piccolo oratorio lunigianese puntando i riflettori sulla frazione filattierese di Caprio, studiata per l’illustre passato ma ancora tutta da indagare per comprendere meglio il fenomeno del barocco pontremolese nelle aree rurali.

Tutta la ricerca prende le mosse dal libro delle entrate e uscite della Compagnia di Sant’Anna di Caprio, rinvenuto qualche anno fa presso l’archivio di stato di Firenze nel fondo delle Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo.[1]) 

Se si compie una ricognizione a livello bibliografico ci si rende conto del fatto che il territorio di Caprio è stato studiato soprattutto per le sue “case-torri” o “caminate”, segnalate per la prima volta da Pietro Ferrari[2]) e successivamente da Aldo Greco Bergamaschi e da Gian Luigi Maffei.[3])

Informazioni sulla storia di Caprio e sulle sue borgate – Caprio di Sopra, Caprio di Sotto e Canale – sono apparse nel corso degli anni in articoli e pubblicazioni di vario genere.[4]) In modo sommario si può affermare che la storia di Caprio coincide con quella dei paesi della valle della Capria, il torrente che per secoli ha segnato il confine tra i territori malaspiniani e quelli del comune di Pontremoli. Un’area antica e un po’ magica, talmente affascinante da poter vantare persino un sito archeologico in località Monte Castello[5]) e un portale con un’iscrizione in samaritano.[6])    

Per dirla con le parole di Emanuele Repetti (1776 – 1852): “Caprio non fu altro che un paese di frontiera, un baluardo dei Pontremolesi circondato da ogni parte dai marchesi Malaspina. Leggasi il diploma di Federico II ai Pontremolesi, nel quale vengono designati i confini della Giurisdizione e territorio di Pontremoli e si vedrà che il corso delle due fiumane omonime di Capria, una a destra (Teglia), l’altra a sinistra (il nostro Caprio) servivano di limite tra il distretto di Pontremoli e le terre dei marchesi Malaspina”.[7])

Repetti andava oltre offrendo sintetiche notizie storiche: “il torrente Caprio – scriveva – che scende dal Monte Rotondo alla destra della Magra, ha costituito sempre, siccome costituisce attualmente, i limiti giurisdizionali del circondario di Pontremoli con gli ex feudi dei Malaspina di Mulazzo. Non così nella parte orientale della Magra, dove il Caprio, che scaturisce sui fianchi del monte Orsaio cessò di essere un termine rigoroso di demarcazione dopo che il Gran Duca Cosimo I comprò, nel 1546, dai Conti Nocetti il castello di Rocca Sigillina con le sue ville e nel 1549 dal marchese Pompeo Malaspina il marchesato di Filattiera. Assegnata che fu una parte dei nuovi acquisti al paese di Caprio, si formò una comunità separata nell’amministrazione economica da quella di Pontremoli, di cui Caprio innanzi e dopo ha seguito costantemente i destini”.[8])   

CAPRIO NEL XVIII SECOLO

Tanto la valle del  Caprio quanto Pontremoli conobbero prima i Medici, poi i Lorena. Caprio è sempre stato un nodo viario importante e strategico per i traffici pontremolesi: di lì passavano la via Lombarda per l’Emilia e la via Romana.[9])

E’ noto che, da quando Pontremoli diventò terra del Granducato di Toscana (1650), ebbe la fortuna di godere di un periodo di pace, di benessere e prosperità. In quel frangente la cittadina si sviluppò  dal punto di vista economico ed architettonico e vide una vera e propria fioritura artistico-culturale.

In questa crescita giocò un ruolo fondamentale l’istituzione, nel 1676, del “porto franco” di Livorno, studiata ed attuata dal Feroni (un mercante toscano che aveva costruito la sua fortuna ad Amsterdam), chiamato da Cosimo III al difficile compito di depositario generale, cioè ministro delle finanze del Granducato.[10])

L’apertura internazionale degli operatori impiegati nella città labronica per il rilancio del porto franco posero Livorno e il suo territorio nel grande circuito delle esperienze tecniche e finanziarie che maturavano in Europa.  Pontremoli divenne sede di fiorenti mercati e culla di raffinata cultura, città di stridenti contrasti tra ozio e negozio, ricchezza e miseria, laicità e spiritualità.

Molti palazzi del centro storico di Pontremoli furono ristrutturati e rinnovati in forme e stile, così come chiese e oratori a poco a poco assunsero l’aspetto caratteristico dell’epoca tanto che la città arrivò a pullulare di  artisti, fabbri, scalpellini, marmorari, doratori, pittori, stuccatori, impegnati nei cantieri più disparati.

L’idea delle famiglie più facoltose di mettere in comune parte dei capitali guadagnati con i commerci e con altre attività permise di progettare nuove fabbriche come il Teatro della Rosa, vera e propria bomboniera barocca, che fu un fiore all’occhiello della città.

Le ricerche compiute in questi anni fanno comprendere che il fenomeno di crescita maturato nei secoli XVII e XVIII  non ha investito solo il centro storico di Pontremoli  ma anche le aree limitrofe, in misura maggiore dove erano presenti famiglie nobili o che avevano relazioni di prestigio con la nobiltà pontremolese. Le indagini archivistiche mettono in luce che laddove erano facoltosi committenti è possibile rinvenire opere di artisti e artigiani legati al loro entourage.

Già nel XVI secolo le famiglie dei Briganti e dei Conti Noceti erano ben piazzate sul territorio di Caprio, come indica il pittore Vittorio Zani in un recente studio.[11])

Dagli indici delle portate d’estimo del 1770 si possono conoscere i nomi delle famiglie che possedevano beni tra Canale e Caprio. Sembra doveroso segnalare i  Bertolini, i Bonaventuri, i Molossi, i Parasacchi, i Venturini, gli Zangrandi, i Caimi, i  Reghini Costa, i Formaini, i Galli, i Mastrigiani, e i Simonacci.[12])  Tutte le famiglie nominate hanno avuto un ruolo importante nelle vicende di Pontremoli, decretata, come noto, “città nobile” nel 1778 dal Granduca Pietro Leopoldo.[13])

Sembra importante ricordare in particolare due personaggi del XVIII secolo appartenenti alle famiglie sopra citate, che hanno avuto celebrità anche oltre i confini del Granducato: il giureconsulto Stefano Bertolini[14]) e il prelato Germano Zangrandi.[15])  

E’ importante lasciare sullo sfondo pure la figura dello statista Francesco Seratti, discendente da un’antica famiglia della Rocca Sigillina.[16])

In base a dati statistici risulta che nel 1745 il solo abitato di Caprio contava 382 abitanti, destinati successivamente a diminuire (nel 1833 ne risultano 328); l’intera Comunità di Caprio – comprendente gli abitati di Caprio, Dobbiana, Scorcetoli e Serravalle – nel 1745 contava 1128 abitanti, destinati ad aumentare (nel 1833 toccava i 1163 abitanti).[17])

L’importanza di Caprio nel XVIII secolo è testimoniata anche dalla presenza sul territorio di prestigiose ville che fungevano da residenze di campagna. A Caprio si trovano in particolare Villa Briganti-Cortesi[18]) e Villa Taddei-Simonacci.[19]) Allargando lo scenario si hanno a Scorcetoli Villa Galli-Bonaventuri[20]) e Villa Gerali-Bertolini[21])  e a Ponticello Villa Zangrandi.[22])

Sappiamo inoltre, per quanto concerne la viabilità, che negli anni ‘sessanta del XVIII secolo  fu costruito un “nuovo ponte sul fiume Caprio, stante l’essere interrotto l’antico ponte”.[23])

Per quanto riguarda gli edifici religiosi sembra doveroso sottolineare che nel territorio di Caprio erano aperti al culto la rettoria di Santa Maria Assunta[24]) da cui dipendevano gli oratori di San Bartolomeo in Donnicato[25]) e l’oratorio dei Santi Giovanni Battista e Rocco in Canale[26]), appartenenti al Vicariato lunense di Pontremoli; a Caprio di sopra era aperto l’oratorio di Sant’Anna – oggetto di questo studio – che però appartenne alla Diocesi di Brugnato sino al 1787.[27])

A dimostrare l’interesse che il Granducato di Toscana riponeva nei confronti della comunità di Caprio sarà sufficiente riportare che nel 1786 Pietro Leopoldo donò l’organo alla chiesa parrocchiale di Santa Maria.[28])

LE COMPAGNIE RELIGIOSE SOPPRESSE DA PIETRO LEOPOLDO

Con il Motuproprio del 21 marzo 1785 il Granduca Pietro Leopoldo arrivò ad abolire e sopprimere “tutte le Compagnie, Congregazioni, Congreghe, Centurie e Confraternite di qualunque nome e natura … siano di Ecclesiastici, o siano di Secolari, Uomini o Donne, compresivi anco i così detti Terzi Ordini …”[29])

La soppressione fu accompagnata dalla pubblicazione di uno studio di Lorenzo Mehus, dal titolo Dell’origine, progresso, abusi e riforme delle confraternite laicali.[30])

Con questo studio l’abate fiorentino si impegnava a dimostrare la validità storica e morale del provvedimento di soppressione.

Scriveva Mehus nella prefazione: “l’animo mio è … di mostrare che esse [confraternite] son contrarie ai Sacri canoni, lesive della giurisdizione parrocchiale, ed offensive di quel grado, che per istituzion divina tengono nel loro gregge i rettori delle chiese, i quali ai giorni nostri vi riseggono inonorati e quasi vilipesi … L’abuso, che a me paia degno di maggior considerazione è il disprezzo delle chiese parrocchiali, che piangono quasi derelitte eziandio anche nelle principali festività dell’anno … Nacquero le pie confraternite dei nostri tempi tra gli scandali ed i disordini ed ora favorite, ed ora oppresse, cresciute ad un numero che è fuori ad ogni ragione … Riflettendo adunque il nostro Real Sovrano, che le moderne confraternite … sono eziandio per la maggior parte inutili, ed osservando, che molte di esse erano piene di aggiramenti, di dissenzioni e  di favori disordinati venne nella savia risoluzione di farne ai 21 del passato marzo una general riformagione per richiamarle al suo antico termine”.[31])

Per riprendere alla lettera il Motuproprio ecco la motivazione della soppressione: “il numero eccessivo in cui sono aumentate queste Società, specialmente nella città di Firenze, gli abusi che vi sono introdotti e l’inutilità della massima parte nelle attuali variate circostanze dei tempi”.[32])

Del resto il Granduca Pietro Leopoldo nelle sue memorie non fu troppo tenero neppure nei confronti dei preti pontremolesi, tanto che arrivò ad annotare: “Il numero dei preti è eccessivo, tanto in città che in campagna, non essendovi casa di contadino dove non sia il prete né cura dove ne siano sei o sette e tutti dediti al vino e al libertinaggio, non essendo capaci di confessare né di assistere alle cure, ordinati senza patrimonio, che non fanno altro che girare per la Lombardia e per il Veneziano per far denari anche con qualunque mezzo illecito, facendo i mercanti e mestieri poco puliti con i quali ritornano in pochi anni a portare dei denari alle loro famiglie, il che sempre più gli anima a fare dei preti.”[33]) Segno evidente che, secondo il Granduca, qualcosa doveva mutare anche in Lunigiana, almeno nella mentalità.

In base alle direttive di Pietro Leopoldo in luogo delle numerose Confraternite toscane doveva sorgere un’unica compagnia di Carità per ogni Cura posta sotto il diretto controllo del parroco. Ciò per ricondurre le corporazioni religiose all’esercizio di quelle finalità spirituali e a quella disciplina che le caratterizzavano originariamente.

Preso atto della soppressione delle compagnie sembra opportuno capire in che modo i fondi delle compagnie religiose soppresse possono essere considerati una risorsa per lo studio della storia locale.

Presso l’archivio di stato di Firenze si conserva il fondo Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, che consta di 3499 unità e il fondo Capitoli delle compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, parzialmente microfilmato, costituito da 930 unità. Tra le 3499 buste delle Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo vi è molto materiale riguardante la Lunigiana. In particolare quattro buste conservano, tra l’altro, documenti relativi alle compagnie di Caprio: si tratta della compagnia di Sant’Anna (b. 3199), della compagnia di San Bartolomeo (b. 3223),  del Santissimo Sacramento (b. 3292) e della compagnia del Suffragio (b. 3307).[34])

LA COMPAGNIA E L’ORATORIO DI SANT’ANNA DI CAPRIO

La primitiva cappella di Sant’Anna era una “grangia”[35]) dell’antico Priorato di San Pietro de Conflentu di Pontremoli, era posseduta dai Vescovi di Brugnato e sorgeva nei pressi di un castello.[36]) Nell’estimo brugnatense del 1451 veniva indicata come chiesa commensalis e nella Visita pastorale del 3 settembre 1518 doveva essere in cattivo stato, visto che il Vescovo di Brugnato Filippo Sauli ordinava che fosse restaurata.[37])

CAPRIO, Oratorio di S. Anna
Altare laterale in stucco (1762-66), opera dei ticinesi Pietro e Martino Portugalli (cfr. Allegato n. 1)

“E’ tradizione – scrive lo storico locale Pietro Ferrari – che, accanto al castello, sorgesse anche la primitiva chiesa di Sant’Anna e che, con le pietre migliori di essa, venisse costruita, nella seconda metà del seicento, l’attuale Chiesa di Sant’Anna, nella Villa di Sopra”.[38]) Solo nel 1787 l’oratorio passò alla Diocesi di Pontremoli insieme alla parrocchia di San Pietro de Conflentu.[39])

Nella busta 3199 del fondo fiorentino citato si trovano più compagnie e per ogni compagnia più libri.[40]) Il terzo libro della Compagnia di Sant’Anna, relativo alle entrate ed uscite[41]), ci permette di cogliere sia aspetti rilevanti sulla conduzione della compagnia sia documenti inediti su artisti attivi nell’Oratorio. 

Le entrate ed uscite dell’Oratorio venivano registrate da un rappresentante della compagnia, indicato come “uffiziale” fino al 1720, poi come “massaro” fino al 1770 e successivamente dal “priore”.[42])

Il 26 luglio di ogni anno per festeggiare Sant’Anna[43]) venivano sparati mortaretti, solitamente acquistati a Pontremoli, e venivano invitati dei musicisti che suonavano alla messa cantata, al vespro ed alla processione; per tradizione partecipavano al pranzo il Vicario di Cavallana, l’arciprete di Filattiera, i Rettori di Gigliana e Lusignana, tutti i confessori e quanti si erano impegnati nel dar vita alla solenne funzione.[44])

Annualmente si festeggiavano le ricorrenze di San Simone, di San Giuseppe e San Gioacchino.[45])

Nell 1716 vengono indicate le feste in onore di Sant’Agata e Santa Cecilia.[46]) Nel 1749 compare la festa di San Biagio[47]) e nel 1763 si celebra per la prima volta la festa di Sant’Apollonia.[48])

Nelle “uscite” vengono indicati tutti i restauri compiuti all’Oratorio nel corso degli anni. In genere la compagnia si avvaleva di maestranze locali,[49]) tuttavia in alcuni frangenti non badò a spese tanto che l’Oratorio a poco a poco, nel suo piccolo, crebbe dal punto di vista artistico. Andiamo con ordine menzionando le cose più rilevanti.

All’inizio del XVIII secolo l’edificio doveva essere un cantiere aperto visto che era stata creata appositamente una “fornace”[50]) e si spendeva denaro in “tante piagne per far coprire l’Oratorio”.[51])

La spesa più rilevante fu affrontata nel 1702 quando, essendo “uffiziale” Gio. Domenico Salvatori, vennero sborsati ben 80 livornini “al Sig. Andrea Baratta scultore di Carrara” per un altare di marmo.[52])  Siamo di fronte ad un “artista – per usare le parole di Donatella Biagi Maino – di modesta levatura e tuttavia dotato di un estro bizzarro ed intrigante, abile e puntuale nell’esecuzione”.[53]) Stiamo parlando di uno scultore[54]) che, comunque, ha lavorato quanto meno a Modena, a Pietrasanta, a Firenze ed a Roma, dove ha scolpito tre statue del colonnato di San Pietro.[55]) 

Mettendo insieme gli studi compiuti sinora su Andrea Baratta e gli inediti su Caprio emersi dall’archivio di stato fiorentino sembra di poter riaprire un “caso”: l’altare è di buona fattura e, soprattutto, sarebbe l’ultima opera conosciuta dello scultore carrarese, visto che l’ultima che gli viene attribuita dagli studiosi è la statua di San Domenico per il chiostro di San Marco del 1700.[56])

CAPRIO, Oratorio di S. Anna
Nicchia laterale con ornamenti e angioletti in gesso (1762-66), opera degli stuccatori ticinesi Pietro e Martino Portugalli (cfr. Allegato n. 1)

Studiando meglio l’altare di Caprio, indagando maggiormente sulla vita dello scultore[57]) e sui rapporti con i committenti si potrebbero scoprire altre opere di Andrea Baratta o di artisti a lui vicini. I putti cariatide che sorreggono la mensa dell’altare maggiore dell’Oratorio di Sant’Anna di Caprio sembrerebbero richiamare quelli che sorreggono la mensa dell’altare della cappella del Crocefisso della Beata Vergine del Voto di Modena.[58])  Proprio in occasione dell’opera modenese Andrea Baratta fu definito il “Fidia di Carrara”.[59])

Nelle chiese lunigianesi non è difficile trovare altari con putti cariatide consimili.[60])

Sembra giusto segnalare, inoltre, che nella chiesa parrocchiale di Santa Maria di Caprio si conserva una mirabile Immacolata in marmo del 1707, ancora da attribuirsi.[61]) 

Mette conto precisare infine, prendendo in considerazione le relazioni tra famiglie, che l’altare maggiore del Santuario della Madonna delle Grazie di Berceto è opera di Giovanni Baratta di Carrara ed è stato eseguito nel 1763 quando era Reverendo Padre Lettore e Priore Giovanni Domenico Salvatori di Pontremoli.[62])   

Proseguendo nella lettura del manoscritto sappiamo che nel 1705 l’oratorio di Sant’Anna fu messo sotto l’ “alta protezione” del Cardinale de’ Medici.[63])

Successivamente fu celebrata una funzione per erigere lo stemma del Cardinale.[64])

Nel 1707 il pittore Simone Buelli fu stipendiato per aver eseguito un ritratto del “Protettore dell’Oratorio”.[65])

Nel 1709 l’artista Gio. Batta Radaielli dipinse lo stendardo della compagnia.[66])

L’anno 1711 va ricordato perché sul libro delle spese viene annotata la visita effettuata da Monsignor Ambrogio Spinola nell’oratorio, registrata il 10 febbraio, e per “la speditione d’una Reliquia di S. Anna da Roma col suo ostensorio”.[67])

Evitando di menzionare tutti i ritocchi effettuati all’edificio nel corso del tempo giungiamo al 24 luglio 1747 quando Alessandro Righetti fu pagato dall’uffiziale Gio. Maria Marchesi “per la nuova Ancona di S. Anna e per aver rinfrescato la cornice”.[68])

Nel 1753 grazie alla generosità di diversi benefattori furono collocate nell’oratorio “due statue nuove di stucco fatte venire da Lucca ciò è di S. Anna, e della Figlia Bambina”, che furono benedette il 21 luglio dal Rettore “con molta solennità in giorno di Domenica al Vespro cantato”.[69])

Negli anni ‘sessanta del XVIII secolo furono attivi nell’oratorio Pietro e Martino Portugalli, figli di Jacopo (Giacomo).[70]) I fratelli ticinesi fecero i due altari laterali in gesso e gli ornamenti delle cappelle e del coro tra il 1762 ed il 1766,[71]) ovvero poco dopo aver lavorato nel Duomo di Pontremoli.

Dopo la soppressione della compagnia l’edificio religioso fu destinato a “casa mortuaria”.[72]) Documenti relativi al periodo successivo, che esulano da questa ricerca, si possono consultare presso l’Archivio della Curia Vescovile di Pontremoli.[73]) 

Sembra interessante riportare in appendice la dettagliata descrizione dattiloscritta effettuata nel 1971 dal Canonico Edoardo Borrotti[74]) per comprendere come si presentava il sacro edificio sul finire del XX secolo.

Si chiude così uno studio che non ha grosse pretese se non quella di riportare alla luce nomi di artigiani e artisti che hanno operato in un oratorio tanto piccolo di dimensioni quanto grande per devozione, ancora felicemente pulsante nel cuore di Caprio.[75])

Marco Angella, L’Oratorio di Sant’Anna di Caprio nel XVIII secolo, pubblicato in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, Deputazione Storia Patria per le Province Parmensi, Tipografie Riunite Donati, 4^s., vol. LVIII, 2006, pp. 51 – 75


*) Dedico questo studio a mio padre Giovanni (24 giugno 1927 – 2 novembre 2006), che per molti anni ha prestato servizio come maestro elementare nel comune di Filattiera. Insieme a mia madre mi ha insegnato ad essere curioso e ad amare le cose semplici della nostra terra. Il giorno prima di morire era seduto accanto a me, davanti al computer, mentre ero intento ad annotare le storie dei Santi dell’oratorio di Caprio. Era sereno e sorrideva nel sentir raccontare la vita del “Cardinal Cuccagna”.


APPENDICE

A.S.F. = Archivio di Stato di Firenze

A.C.V.P.= Archivio Curia Vescovile di Pontremoli

S.A.S.P.= Sezione Archivio di Stato di Pontremoli


Allegato n. 1

A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, pezzo 3199, A CCCXX (Compagnia dell’Oratorio di Sant’Anna di Caprio), Libro n° 3, “Entrate e uscite della compagnia dell’Oratorio di Sant’Anna di Caprio”

Su ANDREA BARATTA (cc. 8-10) – anno 1702

Spese fatte per l’Altare di Marmo fatto fare nel d° Oratorio di S. Anna e per farlo condur da Carrara, e metterlo in opera.

Speso nell’andar due volte à Carrara per detto effetto __ 28.14.-.

Pagato al Sig.re Andrea Baratta Scultore di Carrara per la fattura di detto Altare concertato il prezzo in livornini ottanta __ 1260.-.-

Datto à Vetturali per sedici some di condotta di detto Altare in ragione di lire dodici per soma __ 192.-.-.

Per la Gabella à Carrara di dette some sedici in ragione di bolognini ventisei e mezzo per ciascheduna soma, sono lire vent’una, e soldi quatro moneta di Genova, che fanno di nostra moneta __ 61.9.8

Per le altre Gabelle da Carrara à Caprio per le dette sedici some in ragione di bolognini vent’uno per ciascheduna soma sono lire di Genova sedici, e sedici dico 16.16 che fanno di nostra moneta __ 48.14.6.

Dato al Sig.re And.a Baratta scultore suddetto per haver fatta fare la Fodera al Ciborio di tavolette coperte d’ormesino rosso e l’uscietto con serratura, e chiave, e pittura, avuto riguardo all’ornamento del cordone attorno al Quadro di S. Anna del Paleotto , fatto co’ fiorami, che non erano compresi nell’accordo, et al rabesco fatto con broccatello di Spagna sotto al Ciborio per accompagnare l’andamento de’ primi gradini, che pure non era compreso nell’accordo, come si puol vedere nel dissegno, che resta presso il Sig.re Rettore, datte, dico, al medesimo, testoni cinque, che sono __ 26.5.-.

Speso in dieci grapelle di ferro per mettere in opera l’Altare suddetto __ 5.-.-.

Speso in libbre tre piombo per impiombare le dette grapelle 1.16.-.

Speso in due Pittoni longhi da tener l’Ancona, un nappa per mettere alla seraglia d’una finestra, quatro pitoncini e quattro nappette per attaccare le ali e gli Angioli di legno di riglievo 2.12.6.

Speso in libbre dodici, e meza di gesso a stuccar le gionture di detto Altare e due pezzi di pomice per nettarlo __ -.17.6.

Speso in due pesi di bianco per sbiancar il Coro e parte dell’Oratorio __ 2.10.-.

Speso in libbre cinque scarnume per porre nel bianco __ -.13.-.

Datto al Pittore che ha fatti li rabeschi sotto l’Ancona, compresi li colori, e la fattica __ 3.-.-.

Speso nel viaggio fatto à Sarzana a dì 5 luglio d° anno 1702 per ottener la licenza di porre in opera il nuovo Altare distante dalla muraglia del Coro, speso, dico, in detto viaggio __ 6.1.6.

Speso per la Spedizione de Memoriali per mettere in opera detto nuovo Altare, demolire il vecchio, e benedire il nuovo alla Cancelleria due lire di Genova __ 5.16.-.

Per giornate sei in far fare quatro pezzi di scalini per mettere nel principio del Coro abbonate a M.ro Gio. Boschi scalpellino dalla Rocca Sigillina, essendo egli debitore del detto Oratorio di maggior soma per fitti decorsi __ 10.10.-.

Speso in far accomodare le agucchie, e scalpelli dal Ferraio della Rocca Sigillina __ 1.-.-.

Speso in mattoni, ò siano Pianelle n° 370 per mattonare il Coro comprati dal Sig.re Alfiere Gio. Pellegrino Briganti à lire otto e soldi quindici il Cento, come disse avergli egli comprati per l’istesso prezzo al pubblico incanto dal Massaro dell’Opera della Chiesa Parrocchiale di S. Maria speso __ 32.7.6.

Speso in sette giornate da M.ro da Muro, ciò è in una di M.ro And.a Chiocca da Cavalana lire due, in altra da M.ro Rocco Boschi dalla Rocca Sigillina lire due, et in cinque di M.ro Simon Dorada di Caprio à un paolo per ciascheduna lire otto, e soldi quindici, in tutto __ 12.15.-.

Per far le spese à Maestri di Carrara nel tempo che sono stati qui à mettere in opera il detto Nuovo Altare, tre de’ quali ci sono stati dal dì 3 luglio inclusive, sino al dì 9 detto pure inclusive, e li due altri dal dì 5 inclusive sino alli 9 detto pure inclusive. Speso in tutto in denari, omesse molte cose di casa, come salami, lardo, sale, frutti, latte, ricotte, fieno per il cavallo __ 74.5.-.

Speso in due Paloscelle con due Aste e pagato all’Intagliator Botta di Pontremoli __ 11.7.6.

Per far indorare e far fare le figurine di S. Anna e di S. Giovachino nelle suddette Paloscelle datto al Figlio del fu S.r Capitano Tortaccia Indoratore __ 12.-.-.

Su PIETRO E MARTINO PORTUGALLI (anni 1762-1766)

“Spese fatte per rinovar l’Altar Laterale di S. Anna” e “Spese per l’altro Altare di S. Apollonia”

cc. 166-167 (anno 1762)

Li suddetti Altari furono fatti dal Capo Mastro il Sig. Pietro Portugalli e dal Sig. Martino di lui Fratello.

Le spese li furono fatte continuamente da Casa Briganti, Guastalli e 3 giorni da Casa Forzani al giorno; la sera poi dalla Signora Contessa Mastrigiani. […]

E più libbre pagai al suddetto Sig. Pietro Portugalli scudi sette di Francia a conto della fattura de sopradetti Altari e Capella, e questi li sborsai in mano del Sig. Bartolomeo di lui Cuggino alla presenza di Francesco Fugazza in Pontremoli, e nella di lui bottega, sono lire __ 164:=

Il Sig. Pietro si protestò di voler lasciare per carità due zecchini facendosi l’altare di S. Apollonia

c. 172 (anno 1764)

A dì 8 7mbre 1764: dato in saldo da scudi 60: e lire 5: che si convennero col Sig. Pietro Portugalli per la struttura dei due nuovi altari lire __ 268:=:=  […]

c. 173 (1766)

Speso nel comprare e far inorare il reliquiario di S. Apollonia  12:=  […]

Speso in chiodi, ghiesso, in colori, in un panello in occasione si fece l’ornamento dell’arco del coro 13:12

E più al Sig. Portogalli tre pezze d’argento, oltre la spesa, che furono fatte per carità per detto lavoro 66:=

E più al suddetto Sig. Capo Mastro per dar la composizione al  di fuori le due Capelle per ripararle dall’umidità per motivo delle statue, una pezza e più lire 14 per sette pesi pozzolana 36.


Allegato n. 2

S.A.S.P., Culto. Opere, Legati, Benefizi (1784-1812), n° 12, Confraternite ed Oratori (1809-1812), lettera del 1809 firmata dal Rettore di Caprio Gio. Simone Briganti

Ill.mo Sig. Pro.ne Col.mo

Accuso una gentilissima di V.S. Ill.ma del primo corrente da me ricevuta il dì 5 raporto a quanto richiede il Sig. Prefetto degli Appennini sopra le Confraternite.

Le dirò adunque che diverse erano le Confraternite erette in questa Parrocchiale, cioè quella del SS. Sacramento, quella del Suffragio, quella del SS. Rosario e quella del S. Angelo Custode, che tutte vennero tolte ed abollite a tempo del Gran Duca Leopoldo, che incassò altresì tutti i redditi delle medesime ed anche quelli dell’Oratorio di S. Anna e in vece delle suddette ordinò che fusse eretta una Compagnia detta di Carità, come venne eseguito, ma senza alcuna entrata. Esiste tutt’ora adunque:

1 – Compagina di Carità

2 – Il prelodato Gran Duca fece somministrare per mezzo del suo Reggio Amministratore poche Cappe bianche, di cui dovevano servirsi i Confratelli più poveri in tempo di alcune Funzioni e Processioni. I meno poveri dovevano farla a loro spese .

3 – L’oggetto dell’instituzione di tal Confraternita fu per assistere alle Funzioni Parrocchiali per accompagnare i Morti alla Sepoltura, ed acciò i meno poveri porgessero socorso ai più poveri

4 – Ella non ha redditi alcuni

5 – E neppure ha alcun obbligo

6 – Non ha Cappellano e il Parroco pro tempore fa le veci senza alcun emolumento

7 – Gli annessi a questa Parrocchia sono due Oratori, uno detto di S. Anna, situato nella Villa di Caprio di Sopra, quale fu anche destinato per Casa mortuaria.

L’altro detto l’Oratorio del Canale sotto il titolo dei SS. Carlo e Rocco, che serve anche di commodo al Parroco di Caprio, ove celebra la S. Messa alcune volte dovendo amministrare la Santa Comunione, o Viatico agli Infermi di quella parte di Popolo, essendo pure destinato altresì per Casa Mortuaria.

8 – Il primo sarà distante dalla Parrocchiale un quarto di miglio circa; il secondo è distante più d’un buon miglio. E questo è quanto devo significarle rapporto a quanto mi prescrive, e colla solita stima ed ossequio ho l’onore di essere

Di V.S. Ill.ma

Div.mo Sevitore Obbligatissimo

Rettore Gio. Simone Briganti

Caprio, 7 xbre 1809


 

Allegato n. 3

E. BORROTTI,  Elenco degli oggetti preziosi di arte antica e moderna appartenenti alla parrocchia di Caprio alla data giugno 1971, Oratorio di Sant’Anna (13-14), dattiloscritto in A.C.V.P.

Si trova nel centro dell’abitato più numeroso, un po’ a nord della chiesa parrocchiale, e distante da questa circa 300 metri. Ha facciata sulla strada pubblica, interna, ed ha aspetto di fabbricato comune, con tetto a capanna e muro intonacato. Ha portale d’ingresso in pietra arenaria e sopra di questo, in nicchia, una statuetta di S. Luigi, di marmo. Ancora al di sopra una finestra quadrata che dà luce all’interno.

Al suo fianco destro, guardando la facciata, e addossato ad essa, si erge un bel campanile costruito, in preponderanza, con sassi d’arenaria ben squadrati e lavorati negli spigoli, nei bei forti cornicioni e nella cella campanaria. Quest’ultima si apre con 4 finestroni ad arte e porta 3 campane.

La sommità è coperta da guglia quadrata, alquanto tozza e rivestita di cotti. L’insieme, sebbene soffocato dalle abitazioni circostanti, si presenta bene e si trova in condizioni statiche abbastanza buone.

L’INTERNO – Si presenta abbastanza ampio e ben illuminato; ha un’ampiezza di mt. 10×7, pavimento della navata coperto da cotti antichi, disposti a resca di pesce, mentre la zona del presbiterio, alzato da 2 gradini di marmo, ha pavimento di graniglia (mattonelle esagonali bianche, rosse e nere).

All’altezza di cinque metri dal piano circola un piccolo cornicione sul quale è impostata la volta a botte alla cui base si aprono tre finestre quadrangolari. Volta a botte ha anche la zona del presbiterio. La parete di fondo dell’abside ha un’ampia nicchia quadrangolare protetta da sportello in legno e vetro e incorniciata da decorazioni di stucchi barocchi. Nella nicchia si conserva un bel gruppo di legno Ortisei raffigurante la B.V. del Rosario in trono con Bambino in braccio e, inginocchiati ai suoi piedi, S. Domenico e S. Caterina.

ALTARE MAGGIORE – Bello e prezioso per le sue sculture; si eleva su due gradini di marmo bianco; di marmo bianco statuario è anche l’altare sul quale spicca, in modo particolare il paliotto ricco di sculture. La parte centrale ha un medaglione coronato da festoni e decorazioni floreali, nel quale è scolpita, in alto rilievo, S. Anna, S. Gioacchino, angeli e la Madonna Bambina. Alle estremità due vigorosi e bei putti reggono cuscini sui quali poggia la mensa dell’altare; lavoro di buona mano che si può attribuire al 5-600. Dello stesso periodo la parte superiore dell’altare, i gradini e il tabernacolo, ricchi di intarsi e fini sculture di volute e ricci di foglie, con bell’armonia nelle proporzioni; elegante il piccolo tabernacolo con graziose figure di testine d’angeli scolpite sulla sommità. Al di sopra di questo si alza un austero crocifisso alto circa mt. 2, di legno, con bel Cristo alto circa cm. 60, opera attribuibile al 700. Il tutto: paliotto, tabernacolo, gradini, crocifisso, si trovano in buone condizioni.

ALTARI LATERALI – Ve ne sono due, montati negli spazi ad arco, incavati nelle pareti laterali, tra una lesena e l’altra. Sono tutti e due di muratura, gesso e stucco, decorati da qualche stucco, e sono sormontati da nicchie che contengono, quella di destra una statuetta, in gesso, di S. Antonio da Padova, quella di sinistra una statuetta di Gesù adolescente redentore.

TELE AD OLIO – Sulla parete di fondo, sopra la porta d’ingresso è appesa una tela su cornice di legno dorato, della misura di circa mt. 3×1,50, raffigurante la Madonna Assunta su nimbi, corteggiata da angeli e, in basso, estasiati, alcune figure di Apostoli. La scena è ben costruita e anche le figure sono ben trattate, lavoro di mano più che mediocre. Si può attribuire al 700: appare un po’ sbiadito. Altre due tele si trovano appese alle pareti laterali, all’ingresso, una per lato. Sono più mediocri della precedente; quella di destra, della misura di mt. 3×1,80 circa e montata su cornice di legno dorato, rappresenta la Madonna con Bambino e S. Antonio abate. Quella di sinistra, composizione recente, 1936, del decoratore Scarpelli, è trattata con colori vivaci, senza morbidezza di sfumature: rappresenta la Madonna con Bambino, S. Giuseppe, Angeli. Non ha alcun valore artistico


[1]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, pezzo 3199, A CCCXX (Compagnia dell’Oratorio di Sant’Anna di Caprio), Libro n° 3, “Entrate e uscite della compagnia dell’Oratorio di Sant’Anna di Caprio”, cc. 1-190. 

 

[2]) Il filattierese Pietro Ferrari (1874-1945) ha legato il suo nome a saggi fondamentali per la storia locale. Per quanto concerne la Valle della Capria preme segnalare: P. FERRARI, Il “Castellaro” di Monte Castello nell’Alta Valle della Capria in Lunigiana, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, XXVI (1926), pp. 87-134; in Estratto, Parma 1927, in 8° di pp. 48; P. FERRARI, La Chiesa di San Bartolomeo “de donnicato” vicino a Pontremoli, gli Adalberti e le origini Obertenghe, Pontremoli 1938, in 8° di pp. 15; P. FERRARI, Escursioni in Val di Magra. Un paese che sta per scomparire: Ponticello. Castelli e “Caminate”nella valle della Capria, in “La Giovane Montagna”, 1941, 11 e seguenti; in Estratto, “Quaderni della Giovane Montagna”, 1942, 106, in 8° di pagine 27; P. FERRARI, Ancora a proposito delle “Caminate” della Valle della Capria. Del nome “Caminata”, in “La Giovane Montagna”, 1942, 12; in Estratto, “Quaderno della Giovane Montagna”, 1942, 106, in 8° di pagine 7. In questi due ultimi saggi citati Pietro Ferrari osserva e studia alcuni aspetti caratteristici della Valle della Capria, in particolare le case-torri, che vengono indicate con il nome di “caminate”.

[3]) Cfr. A. GRECO BERGAMASCHI,  Note storiche sulle “caminate” o “case-torri”, in  “Studi Lunigianesi”, volume V (1975), pp. 49-59; cfr. G.L. MAFFEI,  Un tipo edilizio in Lunigiana: le case torri, in “Studi Lunigianesi”, volume V (1975), pp. 61-78.

[4]) Nel 1976 il settimanale cattolico “Il Corriere Apuano” dedicò a Caprio tutta la terza pagina: cfr. R. BOGGI – R. NOVETTI – L. TRIANI, Caprio, in “Il Corriere Apuano”, 21 febbraio 1976, anno LXVIII, n° 8, p. 3. Questi i titoli degli articoli: Il paese delle case-torri; Da un paese di vecchi la richiesta di cose nuove. La pagina è corredata da foto in bianco e nero di Bruno Sordi, da dati statistici, da una filastrocca popolare trascritta da Francesca Melani e da una composizione in versi in dialetto scritta da Martinelli intitolata “La Cravia”. Tra le fonti gli autori affermano di aver consultato anche l’Archivio Parrocchiale di Caprio. Cfr. inoltre G.B. MARTINELLI, Ponticello. Un paese che non è scomparso, Ponticello 1994. Sul borgo di Caprio cfr. G. CACIAGLI – A. SOLENO ZANELLI, La Lunigiana e i suoi “borghi in galleria”, Giorgi & Gambi Editori, Firenze 1979, pp. 79-82 (Caprio di Sopra) e  cfr. G. CAVALLI, Su di un nuovo frammento di statua stele scoperto a Caprio di Filattiera, in “Studi Lunigianesi”, voll. XXII-XXIX (1992-1999), pp. 297-301. Informazioni sulla vallata si possono trarre pure da guide per escursionisti e su siti internet. Cfr. D. CANOSSINI, Le valli di Parma e dell’Alta Lunigiana, L’Escursionista di Zavatta Luca e C. Sas, Rimini 2002, pp. 287-298.

[5]) Scrivono i ricercatori dell’Iscum: “Posto ad oltre 800 metri s.l.m. e alla sommità della valle del Caprio, Monte Castello era stato parzialmente indagato da Pietro Ferrari e Ubaldo Formentini negli anni Venti. I recenti scavi, oltre a scarse testimonianze dell’età del Ferro hanno consentito di riconoscere le strutture di un grande castello databile fra metà VI e metà VII secolo.”  Cfr. E. GIANNICHEDDA – R. LANZA, Archeologia e valorizzazione del territorio: potenzialità e prime iniziative a Filattiera, Edizioni all’insegna del Giglio 2002, pubblicato sul sito internet http://medievalarchaeology.unisi.it  L’insediamento fortificato è ricordato con “finalità didattica” pure in N. GALLO (a cura di), “Histomappa” della storia della Lunigiana,Massa2006.

[6]) Cfr. A. PICCOLO, Una iscrizione in samaritano sopra una porta in quel di Caprio, in “Il Corriere Apuano”, anno LXIII, 24 aprile 1971, n° 17, p. 3. Nell’articolo il ragioniere Aldo Piccolo fa riferimento alla “chiave di volta di un portone sito di fronte alla chiesa di Caprio”. Fu “un profondo studioso di lingue bibliche, Monsignore dell’Ambrosiana e professore dell’Università Cattolica” ad ipotizzare che si trattasse di un’iscrizione in samaritano.

[7]) Cfr. E. REPETTI, Dizionario geografico fisico storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato. Ducato di Lucca, Garfagnana e Lunigiana, Tofani, Firenze 1833, vol. I, p. 365.   Cfr. http://www.archeogr.unisi.it/repetti/pdf/vol_I.pdf

[8]) Cfr. E. REPETTI, op. cit., p. 366. Sulle vicende storiche ed in particolare sull’acquisto di Filattiera da parte di Cosimo I cfr. AA.VV., Filattiera. Origine e storia, La Toscografica, Empoli 1980, p. 46: “Disgustato e, forse, a corto di denaro, Manfredi III vendette nel 1549 Filattiera a Cosimo I”. Le principali clausole dell’atto, rogato a Firenze il 17 marzo 1549, sono riportate in A. ANGELLA, La popolazione di Filattiera nei secoli XVII e XVIII, La Toscografica, Empoli 1980, pp. 35-36. Cfr. inoltre E. BRANCHI, Storia della Lunigiana feudale, Arnaldo Forni Editore, Bologna (ristampa anastatica dell’edizione pistoiese del 1898)vol. III, pp. 76-77 e G. SFORZA Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli, Forni Editore, Bologna 1972 (rist. anast. dell’edizione fiorentina del 1904), vol. I (Memorie),  p. 35.   

[9]) Sui passaggi di truppe ed eserciti per “Cravio” cfr. B. CAMPI, Memorie storiche della città di Pontremoli, Tipografia Artigianelli , Pontremoli 1975 (edizione postuma curata da L. BERTOCCHI, M. BERTOCCHI, V. BIANCHI e N. ZUCCHI CASTELINI), pp. 168, 196, 198, 199, 203.

[10]) Cfr. L. FRATTARELLI FISHER, “La città medicea”, in AA.VV., Storia illustrata di Livorno, Pacini Editore, Pisa 2006, p. 99.

[11]) Cfr. V. ZANI, Il primo e ultimo feudo dell’Alta Lunigiana, Giuseppe Chiappini Editore, Aulla 2005, p. 7: “A Caprio, dal XVI secolo in su sorsero tre prestigiosi palazzi: quello dei De Briganti, quello dei Bianchi di Erberia e quello dei Conti Noceti che come detto furono anche Signori del feudo.”

[12]) Cfr. S.A.S.P., Portate d’estimo del 1770. Cargalla, Careola e Caprio, numero carta tra parentesi.

A Caprio  vengono menzionati “Bertolini Cav. Tommaso e fratelli q. Giulio Cesare”  (c. 119), “Bonaventuri Conte Andrea e fratelli q. Bernardino” (c. 103), “Molossi d. Francesco e fratello q. Pellegrino” (c. 121), “Venturini Antonio q. Nicolò” e “Venturini Cavaliere Gio. e fratelli q. Marzio” (cc. 29 e 109), “Zangrandi Giuseppe q. Batta e nipoti” (c. 30), “Caimi Cesare q. Giuseppe” (c. 72), “Reghini Pietro q. Nicola” e “Reghini Maurizio q. Carlo” (c. 83 e c. 123), “Formaini d. Francesco Maria q. Gaspare e nipoti” (c. 123), “Galli Nicolò Diacinto q. Felice” e “Galli Achille e fratelli, figli di Antonio” (c. 111 e c. 124), “Mastriggiani Maria Caterina q. Matteo” e “Mastriggiani Girolamo e fratello q. Gio Maria” (c. 40 e c. 47). Con il termine “Simonacci” in Caprio vengono indicati sia “Simonacci Conte Giulio Cesare q. Carlo Francesco”, sia “Simonacci Maria Caterina”, ovvero “Mastrigiani Maria Caterina” (c. 39). A Canale risultano “Bertolini Cav. Tommaso e fratelli q. Giulio Cesare” (c. 34), “Bonaventuri Conte Andrea e fratelli q. Bernardino” (c. 35), “Molossi d. Francesco e fratello q. Pellegrino”  (c. 38),  “Parasacchi Carlo e fratelli q. Francesco Antonio” e “Parasacchi Francesco Maria e fratelli q. Carlo” (cc. 6-7), “Venturini Bali Ascanio q. Giuseppe Maria” (c. 18), “Zangrandi Matteo e fratelli q. Gio. Batta” e “Zangrandi d. Giuseppe q. Batta e nipoti” (c. 4).

[13]) Cfr. N. MICHELOTTI, 1778 – Pontremoli città nobile, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, IV s., vol. XXX (1978), tomo I, pp. 93-120; B. CASINI, I “Libri d’oro” delle città di Pontremoli e Modigliana, in Biblioteca di “Le Apuane”, vol. VIII (1987).

 [14]) Stefano Bertolini (1711-1782) occupò un posto di primo piano nel riordinamento legislativo nella Toscana del XVIII secolo, accanto a Neri, Rucellai e Gianni.

Nel 1740 fu  nominato auditore della Camera granducale, tribunale regio istituito per tutelare gli interessi del fisco in concomitanza alla creazione dell’appalto generale delle finanze; nel 1773 fu nominato da Pietro Leopoldo Primo Auditore della Consulta di Grazia e Giustizia col compito di sovrintendere all’amministrazione della giustizia e allo studio di nuove leggi. Nel 1778, alla morte di Giulio Rucellai, venne chiamato a rivestire la carica di Segretario del Regio diritto. Cfr. http://www.storia.unifi.it/SDF/cronologia/secoloxviii.htm, relativo alla “storia di Firenze”.

[15]) Germano Zangrandi fu “prelato di curia e conclavista nel conclave che elevò al soglio pontificio il cardinale Lambertini. Nel 1740, dal novello Pontefice, Benedetto XIV, venne iscritto alla nobiltà romana ed insignito del titolo di conte palatino.” Cfr. N. MICHELOTTI, Nomi Tipici di Famiglia dagli Archivi Pontremolesi, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, volume XXXVIII, anno 1986, pp. 107-128, in particolare p. 123. 

[16]) Francesco Seratti (1736 –1814), pur senese di nascita, discendeva da un’antica famiglia pontremolese. Entrato nell’amministrazione toscana, aveva fatto una carriera rapida: a trentasei anni segretario del Dipartimento degli Esteri, poi segretario del Consiglio di Stato e successivamente Consigliere di Stato. Rimase nella fiducia di Pietro Leopoldo fino a quando ne assecondò l’opera riformatrice. Fu allontanato da Firenze quando si dissociò dagli indirizzi granducali in fatto di politica ecclesiastica. Governatore di Livorno fino all’ascesa al trono di Ferdinando III, che gli conferì il priorato di Fermo nell’ordine equestre di Santo Stefano e nel 1796 lo chiamò alla presidenza del Ministero. “Costretto a lasciare la Toscana nel 1799 e rifugiatosi presso i Borboni di Napoli, all’inizio del 1814 ritenne arrivato il momento di poter rientrare in Toscana. Sfortunatamente nel corso del viaggio per mare fu catturato dai pirati barbareschi e condotto schiavo a Tunisi dove morì il 1° febbraio 1814.” Cfr. G.C. DOSI DELFINI – N. ZUCCHI CASTELLINI, Le epigrafi di Pontremoli, Tolozzi Compagnia dei Librai, Genova 1989, pp. 54-55. Sui Seratti cfr. P. FERRARI, La Rocca Sigillina, i Seratti e una antica signoria feudale nell’alta Valle della Capria, in “Giornale Storico della Lunigiana”, XIII (1923), pp.19-46.  

[17]) Cfr. E. REPETTI, op. cit.  p. 366. Per curiosità riportiamo anche quanto scrisse Giovanni Targioni Tozzetti sulla “Valle della Gravia”, dove annota anche i dati della popolazione: “L’ultimo fiume o torrente del pontremolese che si scarichi nella Magra è la Gravia o Cravia, che le serve anche di confine naturale e politico colla giurisdizione di Fivizzano. Egli con vari suoi rami, uno de’ quali è detto Orzola, l’altro Rocca, riceve gli scoli delle branche d’alpi di Pietra Bozza, Dente di Scala e Rocca Sigillina. Nella sua destra pendice, o sponda ha i villaggi di Seravalle, Cravia o Caprio e Ponticello; e sbocca in Magra quasi dirimpetto all’altro fiume o torrente Cravia, detto anche Teglia,  nominato a c. 144.

La parrocchia di S. Michele a Serravalle ha 29 fuochi e 150 anime, quella dell’Assunta a Caprio ha fuochi 64, anime 352; e quella di S. Andrea a Scorzetolo, o Scorcetoli con Ponticello e Monteluscio fuochi 59 ed anime 395.” Cfr. G. TARGIONI TOZZETTI, Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana,vol.XI, pp. 153-154, sezione XIV. 

[18]) Su Villa Briganti-Cortesi: “L’edificio fu costruito fra il XVII e il XVIII secolo dalla famiglia Briganti: si pone alla sinistra dell’ingresso al borgo di Caprio con antistante un vasto giardino ed un bel cancello di accesso sulla strada carrozzabile per la Rocca Sigillina”. Cfr. G.L. MAFFEI (a cura di), Ville della Lunigiana storica, Artegrafica Silva, Parma 2005, p. 252.

[19]) Su Villa Taddei-Simonacci: “L’edificio è un vasto complesso che risale come prima edificazione al XVII secolo e fu fatto costruire dalla famiglia Taddei. Successivamente verrà ristrutturato sia nel XVIII che nel XIX secolo. Residenza di campagna di prestigio si pone all’ingresso del borgo di Caprio creando un corpo avanzato rispetto all’antica porta del borgo stesso: sulla destra è affiancato da un vasto giardino recintato.” Cfr. G.L. MAFFEI (a cura di), Ville della Lunigiana storica, cit, p. 252.

[20]) Su Villa Galli-Bonaventuri: “Il complesso fu costruito probabilmente dai Galli Bonaventuri di Pontremoli nel XVIII secolo: la corte fu edificata lungo la strada di crinale che conduce a Viceto utilizzando la capacità tecnica e linguistica dei costruttori lunigianesi che, abili nell’edificare volte di grande impegno statico con materiale poco pregiato, hanno realizzato l’accesso del complesso con un  grande archivolto di passaggio per raggiungere l’edificato, oltre il quale si apre la dolce collina pontremolese con lo sfondo movimentato delle giogaie dell’Appennino.” Cfr. G.L. MAFFEI (a cura di), Ville della Lunigiana storica, cit., p. 251.

[21]) Su Villa Gerali-Bertolini: “L’edificio fu costruito su un deposito alluvionale a poca distanza dal torrente Casella nel secolo XVIII probabilmente dalla famiglia Bertolini di Pontremoli. Fu poi proprietà della famiglia Gerali ed attualmente suddivisa fra le famiglie Corvi e Lisoni. La villa sorge all’interno di una tenuta posta sul percorso pedemontano del promontorio di Viceto e di Monteluscio, proprio nella parte pianeggiante, in prossimità della confluenza tra il torrente Caprio e la Magra.”  Cfr. G.L. MAFFEI (a cura di), Ville della Lunigiana storica, cit., p. 251.

[22]) Su Villa Zangrandi: “Di probabile impianto tardo-settecentesco fu costruita dalla famiglia Zangrandi: il giardino è già documentato nella cartografia catastale Leopoldina. Residenza di campagna di prestigio e quindi assimilabile alla villa, anche se non ne possiede le caratteristiche specifiche, si pone ai margini del villaggio di Ponticello di cui occupa con le sue pertinenze il versante esterno a nord-ovest.”  Cfr. G.L. MAFFEI (a cura di), Ville della Lunigiana storica, cit., p. 252.

[23]) Cfr. A.S.F., Pratica segreta di Pistoia e Pontremoli, b. 285 (suppliche e memoriali del 1763), n. 59 (Ponte da costruirsi sul fiume Caprio. Convenzione). Nel manoscritto (datato 2 maggio 1763) si fa riferimento al Benigno Motuproprio del 28 luglio 1762 con il quale si ordinava la “costruzione di una strada che dalla Lombardia conduce in Toscana senza toccare il genovesato.” Per quell’affare “si portò sulla faccia del luogo il Colonnello Alessandro Dumesnil Governatore Generale di Pontremoli e della Lunigiana”.

Lo stesso Granduca Pietro Leopoldo nelle sue memorie, scritte successivamente, riporta: “Al fiume Caprio si trova un ponte di 7 archi fatto 20 anni sono ma con troppo lusso, magnificenza e spesa, che rovinò due archi, ma adesso dalla comunità di Bagnone e di Pontremoli si vanno rifacendo e ne sono stati fatti i fondamenti.”  Cfr. G. RICCI (a cura di), La Lunigiana del Settecento nelle “Relazioni sul Governo della Toscana” di Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena, Aulla Lunigiana 1980, p. 59. Sulla storia della viabilità e dei ponti nella valle della Capria cfr. G.B. MARTINELLI, op. cit., pp. 22-25.

[24]) Sulla rettoria di Santa Maria Assunta cfr. G. FRANCHI – M. LALLAI, Da Luni a Massa Carrara – Pontremoli il divenire di una Diocesi fra Toscana e Liguria dal IV al XXI secolo, Poligrafico Mucchi, Modena 2000, parte I, vol. II, p. 214: “La cappella di Santa Maria a Caprio di Sotto compare nelle Decime Bonifaciane sottoposta alla Pieve di Sorano. Venne eretta in parrocchia autonoma, secondo una fonte ecclesiastica, nel 1492; l’archivio inizia nel 1543; il libro dei battesimi incomincia nel maggio 1552. La primitiva chiesa romanica ha subito nei secoli vari rifacimenti, ritocchi e riparazioni: i più importanti furono eseguiti nel 1886, e successivamente nel 1924 e nel 1929; ora si presenta in forme barocche con elementi rinascimentali e neoclassici.”

[25]) Sull’oratorio di San Bartolomeo in Donnicato cfr. G. FRANCHI – M. LALLAI, op. cit., parte I, vol. II, p. 214: “Questo oratorio era una dipendenza dei Monaci Olivetani del Monastero del Varignano, che erano succeduti nei possessi del Monastero del Tino del quale l’oratorio era stato un Priorato dipendente, ricordato come cella nel 1062 in un atto col quale Albizzo, Abate del Monastero del Tino, concede a livello ad Azzo ed Oddo, chierici, figli di Burda, de loco ubi dicitur Scorcitulo, ed ai loro eredi, una pezza di terra in loco ubi dicitur Donnicato pertinente alla cella ed alla chiesa quae est aedificata in suprascripto loco Donnicato. Da documenti successivi risulta che la chiesa di San Bartolomeo de Donnicato, da cella affidata alla custodia di un monaco, viene trasformata in rettoria e successivamente in Priorato, dipendente però sempre dal Monastero di San Venerio del Tino, ed è censita, tra gli Enti esenti, nelle Decime Bonifaciane e negli Estimi del 1470-71. Dell’edificio di questa chiesa, fondata dagli Adalberti, derelitta alla fine del XVIII secolo, non resta che qualche avanzo incorporato nel complesso di successive costruzioni rurali, che dal 1911 fanno parte della Parrocchia di Scorcetoli.”

Cfr. inoltre P. FERRARI, La chiesa di S. Bartolomeo “de donnicato” vicino a Pontremoli, gli Adalberti e le origini obertenghe, cit.; R. RICCI, Le cappelle di S. Colombano e S. Alessandro in Pontremoli, la cappella di S. Bartolomeo “de donnicato” in Scorcetoli ed i problemi delle presenze ecclesiastiche e Obertenghe in Alta Lunigiana, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, vol. LV, anno 2003, pp. 149-155; M.L. SIMONCELLI-BIANCHI, L’antica cella monastica di S. Bartolomeo a Scorcetoli, in “Il Corriere Apuano”, 12 luglio 2003, p. 3.

[26]) Sull’oratorio dei Santi Giovanni Battista e Rocco in Canale cfr. G. FRANCHI – M. LALLAI, op. cit., parte I, vol. II, p. 214: “Risale al secolo XVII. Esistente”. Val la pena sottolineare che sabato 18 settembre 2004 è stata effettuata l’inaugurazione dei restauri di questo Oratorio, alla presenza del parroco don Sergio Simoncelli, dell’architetto Mauro Lombardi e delle autorità. Per avere informazioni sull’avvenimento cfr. M.L. SIMONCELLI BIANCHI, Un luogo della fede messo a nuovo: l’Oratorio a Canale di Caprio, in “Il Corriere Apuano”, 25 settembre 2004, p. 3.

[27]) Cfr.  G. FRANCHI – M. LALLAI, op. cit., parte I, vol. II, p. 214 e p. 231.  Cfr. inoltre G.L. MAFFEI (a cura di), Pievi della Lunigiana storica, Mori Editore, Massa 2006, pp. 20-21 e pp. 28-29.

[28]) Cfr. R. BOGGI – R. NOVETTI – L. TRIANI, Caprio, in “Il Corriere Apuano”, 21 febbraio 1976, anno LXVIII, n° 8, p. 3. Cfr. inoltre E. BORROTTI, Elenco degli oggetti preziosi di arte antica e moderna appartenenti alla parrocchia di Caprio, dattiloscritto, giugno 1971, n° 3, L’interno: “Sulla cantoria si trova un bell’organo del 700, dono del Granduca Leopoldo di Toscana; il suo mobile è stato rifatto ex novo con scelto legno di mogano nel corso del 1950  e nell’occasione fu data nuova linea alla disposizione delle canne.”

[29]) Il testo integrale del Motuproprio del 21 marzo 1785 è conservato in S.A.S.P., Culto. Opere. Legati, Benefizi (1784-1812), n° 12, Confraternite ed Oratori (1809-1812) e in A.S.F., Segreteria di Finanze anteriore al 1788, f. 1132, ins. 1785.

[30]) L. MEHUS, Dell’origine, progresso, abusi e riforme delle confraternite laicali, per G. Cambiagi stampatore granducale, Firenze 1785.

[31]) Cfr. L. MEHUS, op. cit., pp. 173, 176, 185. Testo tratto da  I. BIAGIANTI, La soppressione dei conventi nell’età napoleonica, in I. TOGNARINI (a cura di), “La Toscana nell’età rivoluzionaria e napoleonica”, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1985, pp. 443-453.  

[32]) Cfr. Motuproprio del 21 marzo 1785.

[33]) Cfr. G. RICCI (a cura di), op. cit., p. 60.

[34]) Il 20 maggio 2006 ho avuto modo di visionare a Firenze anche le buste 3223, 3292 e 3307 relativamente alle compagnie di Caprio. Anticipo volentieri che esse contengono preziose informazioni su pittori e marmorari ancora tutti da indagare.

[35]) “Le grange o celle erano costruzioni, dentro o fuori della cerchia dei Monasteri benedettini, per immagazzinarvi i prodotti della terra e per alloggiarvi o ricoverarvi il personale addetto al lavoro dei campi”: cfr. G. FRANCHI – M. LALLAI, op. cit., parte I, vol. II, p. 231.

[36]) Sul “castello di Sant’Anna” cfr. P. FERRARI, Escursioni in Val di Magra. Un paese che sta per scomparire: Ponticello. Castelli e “caminate” nella val della Capria, in “Studi di storia lunigianese”, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1985, pp. 229-230: “Sorgeva in località che ancora conserva questo nome, sopra un’altura dominante le due ville di Caprio, lungo il ricordato contrafforte collinoso, scendente dal castello sopra Serravalle fino a quello di Imocaprio e alla “caminà” del Canale. Detto castello, di fondazione adalbertenga o abbaziale, doveva essere costituito da una torre o da un recinto, con qualche altro edificio. Destinato a protezione delle terre dell’Abbazia, serviva certamente, anche come abitazione del gastaldo dell’Abbate e come deposito dei prodotti agricoli.” Cfr. inoltre N. GALLO, Guida storico-architettonica dei castelli della Lunigiana toscana, Tipografia Bisenzio, Prato 2002, p. 168.

[37]) Cfr. G. FRANCHI – M. LALLAI, op. cit., parte I, vol. II, pp. 231-232.

[38]) Cfr. P. FERRARI, Escursioni cit., p. 230.

[39]) Cfr. G. FRANCHI – M. LALLAI, op. cit., parte I, vol. II, p. 214 e p. 232. “Nei tempi più antichi la chiesa di San Pietro de Conflentu, così chiamata perché sorta alla confluenza del fiume Verde con il fiume Magra, fu un Monastero dipendente, col titolo di Prioria, dall’Abbazia e poi dalla Diocesi di Brugnato, ed ebbe una parte notevole nelle vicende comunali di Pontremoli. Possedeva beni fondiari in cittàe nel suburbio, nonché le celle di San Pietro de Pisciula o de Felicibus e di Sant’Anna di Caprio.”

[40]) Nella busta 3199 sono presenti la Compagnia del S. Angelo Custode di Pontremoli (A CCCXVIII), la Compagnia delle Anime del Purgatorio di Pontremoli (A CCCIX), la Compagnia di Sant’Anna di Caprio (A CCCXX) e la Compagnia di SS. Annunziata di Cappella (A CCCXXI). Se ci soffermiamo sulla compagnia oggetto di questo studio troviamo tre libri: Memoria (1655-1669); Censi, beni stabili (1702-1783); Entrata e uscita (1702-1785).

[41]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX  (Compagnia dell’Oratorio di Sant’Anna di Caprio), Libro n° 3, Entrate e uscite della Compagnia dell’Oratorio di Sant’Anna di Caprio, cc. 1-190.

[42]) Nel XVIII secolo ricoprirono la carica di “Uffiziale”: Gio. Domenico Salvatori (1702-1704), Antonio Maria Marchesi (1705-1708), Francesco Marchesi (1709-1711), Batta Pedroni (1712-1713), Gerolamo Mastrigiani (1714),  Gio. Maria Marchesi (1715-1717), Gio. Domenico Tomaso Cresci (1717), Pasquino Salvatori (1718), Gio. Antonio Guastalli (1719-1720). Poi il “massaro” Gio. Simone Briganti (1721), Gio. Francesco Aresi (1722-1723), Gio. Domenico Tommaso Cresci (1724-25), Gio. Domenico Taruffi (1725-28), Gio Peroti (1728-29), Gio. Maria Mastrigiani (1730-32), Pietro Parenti (1733-34), Francesco Parenti (1735-37), Batta Pedroni (1738-1741), Lorenzo Aresi (1742-45), Gio. Maria Marchesi (1746-1750), Luca Ferrari (1751), Aloisio Salvatori (1752-1753), Gio. Domenico Taruffi (1754), Ignazio Taruffi (1755-56), Girolamo Mastrigiani (1756-60), Gio. Simone Briganti (1761-1770), Francesco Salomoni (1771), Francesco Guastalli, “priore” (1772-1777), Giuseppe Salvatori (1778-82), Stefano Pedroni (1782), Gio. Salomoni, nuovamente indicato come “massaro” (1783-1784).

[43]) Sul culto di Sant’Anna cfr. G. CAPPA BAVA – S. JACOMUZZI, Del come riconoscere i Santi, Società Editrice Internazionale, Torino 1993, pp. 260-261. Madre di Maria Vergine. Festa: 26 luglio. Protettrice di straccivendoli, merlettaie, lavandaie, ricamatrici, sarte, fabbricanti di calze, guanti e scope, cardatori, orefici, scultori; invocata per i moribondi e, naturalmente, per le partorienti. Attributo principale: Vergine bambina. “E’ Maria, la madre di Gesù. Di lei nulla dicono i Vangeli e solo il Protovangelo di Giacomo, che è del II secolo, introduce il racconto dell’infanzia di Maria e quindi avvia la storia dei due anziani genitori, Anna e Gioacchino, di cui la tradizione pia si è impossessata. […] Ma se poco o quasi si sa di Anna, diffuso invece è il suo culto, che in Oriente risale al secolo VI, mentre in Occidente penetrò molto più tardi e solo nel 1584 la festa di Anna venne inserita nel calendario liturgico. La devozione, però, le attribuì grandi qualità taumaturgiche e alla madre della Madonna furono affidate le sorti e la salute degli addetti (e più delle addette) di molti mestieri e attività. Il 26 luglio si festeggia insieme con lei, come è giusto, il marito Gioacchino.”

[44]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, passim. Sul principio del secolo veniva pagato “Lorenzo Botta di Pontremoli per il nolo di mortaletti”. 

[45])  Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 12 (San Simone: 28 ottobre 1702). San Simone apostolo (festeggiato il 28 ottobre), da Luca soprannominato Zelote, forse perché aveva militato nel gruppo antiromano degli Zeloti, da Matteo e Marco è chiamato Cananeo (Mt 10, 4; Mc 3,18). Patrono dei pescatori. Etimologia: dall’ebraico Simone = Dio ha esaudito. Emblema: barca. Cfr. A. BORRELLI, in Santi beati e testimoni (http://www.santiebeati.it/index.html)

Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, CCCXX , Libro n° 3, c. 14 (“A dì 19 et 20 marzo d° anno 1703 datto al Sig. Rettore per elemosine di due messe cantate nel suddetto Oratorio per esser giorni di San Giuseppe e di San Giovacchino”: 1703). Sul culto di San Giuseppe cfr. G. CAPPA BAVA – S. JACOMUZZI, op. cit., p. 192. Padre putativo di Gesù. Festa: 19 marzo. Protettore di falegnami, carpentieri, operai, padri di famiglia; invocato per la buona morte, dai senza tetto e dagli esiliati. Attributo principale: Bambin Gesù. Attributo secondario: strumenti da falegname, bastone fiorito, asino. Sul culto di San Gioacchino cfr. G. CAPPA BAVA – S. JACOMUZZI, op. cit., pp. 64-65. Padre di Maria Vergine. Festa: 26 luglio. Protettore di sposi e falegnami. Attributo principale: agnello: Attributo secondario: angelo, giglio, cesto con colombe.

[46]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 43 (“per due messe cantate, una per S. Agata e l’altra per S. Cecilia”: 1716), c. 44 (“Messa di Sant’Agata e San Giovachino”: 1717), c. 48 (“messa cantata il giorno di Sant’Agata”: 1718)

Sul culto di Sant’Agata cfr. G. CAPPA BAVA – S. JACOMUZZI, op. cit., pp. 236-237. Vergine e martire. Festa: 5 febbraio. Protettrice di balie, nutrici, fonditori di campane; invocata contro gli incendi e le eruzioni vulcaniche. Attributo principale: mammelle su un piatto. Attributo secondario: tenaglie. Sul culto di Santa Cecilia  cfr. G. CAPPA BAVA – S. JACOMUZZI, op. cit., pp. 244-245. Vergine e martire. Festa: 22 novembre. Protettrice di musicisti, liutai, poeti, cantanti. Attributo principale: strumenti musicali.

[47]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 134 (“due messe cantate in due anni nel giorno di San Biagio in detto Oratorio”: 1749 e 1750)

Sul culto di San Biagio cfr. G. CAPPA BAVA – S. JACOMUZZI, op. cit., pp. 164-165. Vescovo e martire. Festa: 3 febbraio. Protettore di medici, scalpellini, pastori, agricoltori, cardatori di lana, suonatori di strumenti a fiato; invocato contro il mal di gola e il vizio relativo. Attributo principale: pettine da cardare. Attributo secondario: porco, candele incrociate.

[48]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 168 (“per la festa di Sant’Apollonia fatta la prima volta con approvazione del Parroco e del Popolo”: 1763). Sul culto di Sant’Apollonia cfr. G. CAPPA BAVA – S. JACOMUZZI, op. cit., pp. 246-247. Vergine e martire. Festa: 9 febbraio. Protettrice dei dentisti e quindi invocata contro il mal di denti. Attributo principale: tenaglie. Attributo secondario: denti estratti.

[49]) Tra gli artigiani locali menzionati nell’arco del Settecento citiamo il “Maestro Gio. Boschi scalpellino della Rocca Sigillina” (cc. 3, 6, 10, 63), il Maestro Gio. Rinaldi (c. 6), il Maestro Rocco Boschi (cc. 8, 10, 12, 23, 26), il Maestro Francesco Boschi (cc. 8, 27), l’intagliatore Botta di Pontremoli (c. 10), il Maestro Paolo di Francesco Boschi (c. 26), il Maestro Andrea Chiocca di Cavallana (c. 10), il Maestro Simone Dorada di Caprio (cc. 10, 26, 44, 59, 114), il Maestro “Simone della Zenevera di Pontremoli” (cc. 12, 14), l’ “intagliatore di Panigale” (c. 13), il Maestro Carlo Marchetti (c. 23), l’ “indoratore” Gio. Buelli (c. 30), Gio. Dorada (c. 40), Luca e Matteo Ferrari (c. 108), Batta Pedroni (c. 115), Mario Caldi (cc. 127, 156), il Maestro Antonio Ricci di Lusignana (c. 141), lo scalpellino Domenico Tassi (c. 141), Carlo Taruffi (c. 141), il Maestro Giuseppe Rossi (cc. 141, 165), Batta Marchetti (c. 155) e Santino Dorada (c. 172).

Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, passim.

[50]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 5.

[51]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 8.

[52]) Cfr.  A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, cc. 8-10. Per conoscere nel dettaglio quanto riportato nel documento cfr. Allegato n. 1 (su Andrea Baratta). Cfr. inoltre Fig. 1.  

[53]) Cfr. D. BIAGI MAINO, Andrea Baratta, un toscano alla corte degli Estensi, in “Il Carrobbio”,  Edizioni Luigi Parma, Bologna 1986, anno XII, pp. 71-80. Lo studio è corredato da una quindicina di immagini in bianco e nero in grado di documentare l’attività di Andrea Baratta. In particolare la ricercatrice si avvale di un carteggio – comprendente 33 missive – da lei rinvenuto presso l’Archivio di Stato di Modena: cfr. Archivio di Stato di Modena, Archivio segreto estense, Archivi per materie, Arti belle, Scultori, b. 17/1, fascicolo “Baratta Andrea” (annotazione a matita: 1686-1695).  

[54]) Per una bibliografia su Andrea Baratta cfr. G. ANGELINI, I marmi santificati alla gloria di Gesù Crocifisso in un altare eretto nella chiesa della Madonna del Voto della Città di Modena dal signor Cesare Bassoli già dedicati all’Altezza Serenissima di Francesco III di gloriosa memoria, ed hora esposti alla pubblica Venerazione sotto i clementissimi auspici dell’Altezza Serenissima di Rinaldo I, Modena 1694; G.B. DALL’OLIO, Pregio del Regio Palazzo di Modena, Modena 1811; V. SANTINI, Commentarii storici sulla Versilia Centrale, Tipografia Pieraccini, Pisa 1859, vol. IV, p. 29; G. CAMPORI, Memorie biografiche degli scultori, architetti e pittori etc. nativi di Carrara e di altri luoghi della provincia di Massa, Tipografia di Carlo Vincenzi, Modena 1873, pp. 19-20, 380; A. VENTURI, La Regia Galleria Estense in Modena, Modena 1882, p. 286; A. BERTOLOTTI, Artisti modenesi, parmensi e della Lunigiana in Roma nei secoli XV, XVI e XVII. Ricerche e studi negli archivi romani, Modena 1882, p. 91; A. WITTKOWER, Gian Lorenzo Bernini, Londra 1955, p. 229; H. HONOUR, Andrea Baratta, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. IV (1963), p. 788;  M. PIRONDINI, Il ducale palazzo di Sassuolo, Genova 1982, p. 67; D. BIAGI MAINO, Andrea Baratta, un toscano alla corte degli Estensi, in “Il Carrobbio”; Edizioni Luigi Parma, Bologna 1986, anno XII, pp. 71-80; G. SILINGARDI, La chiesa della Madonna del Voto nella storia e nell’arte, Tipo-Litografia Dini, Modena 1991, p. 79; S. RUSSO, Tra scultura e decorazione: il marmo nella Versilia medicea, in “Arte Sacra nella Versilia medicea”, Firenze 1995, p. 54; G. DI BATTISTINI – C. RAPETTI, Arenaria, Silva Editore, Parma 2003, p. 176; P. BELLOI – E. COLOMBINI, Guida di Modena, Alternative, Modena 2003, p. 460, fig. 182.  La studiosa Maria Luisa Tárraga Baldò recentemente ha relazionato su I Baratta attraverso i documenti dell’Archivio di Stato di Massa, tuttavia il testo della ricercatrice spagnola non è ancora stato pubblicato: la citazione si trova in “Atti e memorie dell’Accademia Aruntica”, vol. XI(anno 2003).

[55]) Le foto delle tre statue (Santa Teodosia, Santa Colomba e San Ponziano) sono presenti sul National Italian Photografic Archive iccd Cfr. http://fototeca.iccd.beniculturali.it/home.htm

[56]) Al momento attuale ad Andrea Baratta vengono attribuite le seguenti opere: due statue di Angeli da collocare sopra il finestrone (pagate nel 1663) e le statue della Religione e della Carità (pagate nel 1665) della chiesa di San Nicola da Tolentino di Roma; decorazioni all’interno della chiesa di Sant’Agnese in Agone nel rione Parione di Roma (II metà sec XVII); le tre statue di Santa Teodosia (1666), Santa Colomba (1667-1668) e San Ponziano (1667-1668) nel colonnato di San Pietro; il pulpito con rilievo del Martirio di Santo Stefano (1681) a Vallecchia di Pietrasanta; il pulpito della chiesa dei SS. Giuseppe e Maria Maddalena di Valdicastello Carducci (1675-1699; bottega); il pulpito della chiesa di Santa Maria Assunta di Stazzema (1675-1699; bottega); un ritratto equestre di Francesco II d’Este; un busto di Francesco II d’Este; una Madonna (oggi perduta); le statue della Generosità e della Prudenza presenti oggi sul primo pianerottolo dello scalone del Palazzo Ducale di Modena; il gruppo marmoreo con Nettuno e Anfitrite ora sul pianerottolo dello scalone del Palazzo Ducale di Sassuolo; l’altare della cappella del crocifisso della chiesa della Beata Vergine del Voto di Modena, con le statue allegoriche della Fede e della Speranza, compreso il ritratto del committente Cesare Bassoli (1692-94); il ritratto di un Giovane principe e il  Ritratto del Cardinale Rinaldo d’Este (conservati presso la Galleria Estense di Modena); la scala del pergamo del Duomo di Pietrasanta (1696); la statua di San Domenico (1700) per il chiostro della Chiesa di San Marco a Firenze.

[57]) Lo scultore fu iscritto alla “Insigne Congregazione Artistica de’ Virtuosi al Pantheon di Roma”.

A Modena Andrea Baratta ebbe nello scultore carrarese Giovanni Lazzoni un eterno rivale, sempre favorito dagli Estensi, che poteva contare sulla protezione del pittore di corte Francesco Stringa. Le lettere citate da Donatella Biagi Maino raccontano una vita di stenti, con promesse mancate e raggiri ai danni di Baratta.  

[58]) Un’immagine dell’altare della cappella del Crocefisso della Beata Vergine del Voto di Modena si può trovare in G. SILINGARDI, op. cit, p. 24/25 e in P. BELLOI – E. COLOMBINI, op. cit.,p. 460, fig. 182.

Committente della cappella del Santissimo Crocifisso della chiesa della Beata Vergine di Modena fu Cesare Bassoli (ricco mercante, scomparso il 24 luglio 1719; fece testamento – rogato dal notaio modenese Giovanni Manini – l’11 giugno 1715; vedova del testatore: Anna Stringa). L’apparato marmoreo fu eseguito da Andrea Baratta su disegno di Girolamo Vannucci. Su Cesare Bassoli cfr. G. SOLI, Chiese di Modena, Aedes Muratoriana, Modena 1974, vol. II, 307-351 (la chiesa della Madonna del Voto); cfr. inoltre G. BERTOCCHI BRIZZI (a cura di), Oltre il portone. Palazzi modenesi, Franco Cosimo Panini, Modena 2004, p. 76 (Palazzo Bassoli).  

[59]) Cfr. G. CAMPORI, op. cit., p. 380. Cfr. inoltre D. BIAGI MAINO, op. cit., p. 78. Il Campori riprende a sua volta la citazione dal letterato modenese Giorgio Angelini, autore del volumetto sorto per tramandare i nomi degli artefici della nobile impresa. Infatti l’Angelini scrive: “Nel darsi colà principio alla gran fabbrica, si videro ben tosto in lega la scultura, e l’architettura, quella del Sig. Girolamo Vannucci, che dalla fama ne merita le parzialità più distinte, e questa del sig. Andrea Baratta, il Fidia di quelle contrade, in null’altro discordi, se non nella gara di superarsi nell’eccellenza dell’opera.”

[60]) Si citerà ad esempio l’altare della cappella di San Giuseppe della chiesa di Santa Maria (Duomo) di Pontremoli, avente un paliotto marmoreo con un pregevole bassorilievo raffigurante la “fuga in Egitto”. L’intuizione, inoltre, porterebbe anche ad altari presenti  nelle chiese di Santo Stefano Magra e di Bolano. Sarà compito degli storici dell’arte, se vorranno, approfondire la questione.

[61]) La data (1707) è incisa ai piedi della statua. In un inventario dell’Ottocento si dice che “l’altare della Concezione appartiene alla Casa dei Conti Nocetti”. Cfr. S.A.S.P., Archivio storico del comune, Culto. Perizie di chiese. Pontremoli-Calice-Caprio-Filattiera-Zeri (1835-1849), n° 18, Compartimento Pisano. Circondario di Pontremoli, Comune di Caprio.Verificazione dello stato della chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta di Caprio (1836).  Una foto dell’Immacolata è apparsa in Chiese aperte nella valle della Capria, “Il Corriere Apuano”, 2 giugno 2001, p. 3.   

[62]) Cfr. G.P. BERNINI, La Madonna delle Grazie di Berceto. Un Santuario sulla Via dei Pellegrini. Note e documenti, Editrice Tipolitotecnica, Sala Baganza 2000, p. 34.

[63]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 23: il 26 luglio 1705 si effettuò un pagamento “in far fare un Mandato di Procura nella persona del Sig. Dott.re Salvatori a poter procurare di aggregare l’Oratorio sud° all’Alta protezione dell’Altezza R.ma del Sig. Cardinale de’ Medici per esimerlo et assicurarlo da soliti contrasti e disturbi.”  Il 25 agosto veniva pagato il “postiere”  per “una lettera scritta dall’Altezza R.ma del Sig. Principe Cardinale de’ Medici sud° agli Uffiziali dell’Oratorio, in cui benignamente si dichiara ricevere sotto la di lui Alta Protezione il medesimo Oratorio”. Dovrebbe trattarsi di Francesco Maria de’ Medici (1660-1711), figlio di Ferdinando II de’ Medici e di Vittoria della Rovere, nonché fratello di Cosimo III. Nominato Cardinale nel 1686, esercitò una grossa influenza nei conclavi del 1689 e del 1700. Gran Priore dell’Ordine di Malta a Pisa. Abate commendatario di San Galgano a Siena e di Santo Stefano di Carrara in Padova, Protettore della Germania 1689/1703, Protettore del Regno di Francia 1703/1709, Abate di Marchiennes dal 1703 e di Saint Amand dal 1708 al 1709 (abbazie e benefici offerti dal Re di Francia per averlo come protettore del suo regno e per gestire gli interessi francesi presso la Santa Sede). Visse nella Villa di Lappeggi, nota per i festini ed i bagordi che vi si svolgevano. Nel 1709, dopo aver rinunziato al cardinalato, sposò suo malgrado la giovanissima principessa Eleonora Gonzaga per tentare vanamente di salvare la discendenza della casata de’ Medici. Morì nel 1711 d’idropisia. Vannucci lo definisce “libertino, spendaccione, amantissimo della buona tavola, gran bevitore”. Cfr. M. VANNUCCI, Storia di Firenze, Newton e Compton Editori, Roma 2000, pp. 214-215. Cfr. H. ACTON, Gli ultimi Medici, Edizione Cde, Milano 1990, pp. 247-257. Cfr. J.R. HALE, Firenze e i Medici. Storia di una città e di una famiglia, Mursia, Milano 1990, 234-235 e 240-241. Cfr. inoltre http://www.sardimpex.com/medici/medici2.htm, I4. Per avere un ritratto di Francesco Maria de’ Medici cfr. http://www.araldicavaticana.com/mx047.htm.

Francesco Maria de’ Medici è presente anche nell’Apoteosi della famiglia Medici di Luca Giordano in Palazzo Medici-Riccardi (cfr. http://www.palazzo-medici.it/ita/sez_museo/apoteosi/apoteosi.htm, n° 14).

Una curiosità: la figura grottesca e insieme tragica del prelato Francesco Maria de’ Medici (passato alla storia come “Cardinal Cuccagna”), personaggio minore della celebre dinastia fiorentina, è stata portata sul palcoscenico dal regista teatrale Ugo Chiti con la pièce Nero cardinale (1987). Nei panni di Francesco Maria si è recentemente calato l’attore toscano Alessandro Benvenuti. Cfr. D. RIGOTTI, Quel Medici dimenticato, in http://www.incrocinews.it, settimanale on line della Diocesi di Milano, anno 2, n° 15/2006,  15-21 aprile.

[64]) Il 27 ottobre 1705 veniva indicata la spesa in “tanta polvere per solennizzare la Fonzione dell’erezione dello stemma di S.A. R.ma del prefato Sig. Cardinale de Medici” (Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 24). Per lo stemma il “pitore” fu pagato 25:10:-.

[65]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 25: “1707 A dì 18 maggio Speso nel ritratto di S.A. R.ma Protettore dell’Oratorio al Pittore Simone Buelli 79:-:-”.

[66]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 30. Scrive Francesco Marchesi: “A dì 23 luglio diedi al Sig.r Giov. Batta Radaielli Pittore, per sua mercede così da cordo, per haver pitturato il stendardo di S. Anna, quale serve al d° Oratorio medemo 112”.  Mette conto precisare che il 20 luglio sempre Francesco Marchesi annotava: “ricevei da Milano dal Sig. Gio. Domenico Lena della Rocca Sigillina Franza d’Oro basso et un Cordone di setta di collore Cremesi con Oro fino, quale serve al Stendardo di S. Anna” (c. 29).

[67]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 35: “A dì 10 febbraio dato al Sig. Rettore di Cravio per la visita fatta da Mons. Ambrosio Spinola nell’Oratorio di S. Anna 2.18.-”

Sulla reliquia: “A dì 27 di giugno dato all’Ecc.mo Sr. Giudice di Castiglione Gio. Domenico Salvadori di Cravio per la speditione d’una Reliquia di S. Anna da Roma col suo ostensorio contenente tal reliquia.”

[68]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 128. Si accenna a “scudi ventisette, lire cinque e soldi quarantotto”.

[69]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, c. 148. Le “due vesti di Gorgorano una verde per S. Anna et altra rossa per la Vergine Bambina” sono “state donate con tutti li suoi finimenti dall’Ill.ma Sig.ra Maria Mastriggiani.” (c. 149).  La spesa complessiva (trasporto da Lucca a Sarzana a Pontremoli; falegname, sarto, vesti; “due busti, uno grande per la madre, et un piccolo per la Figlia, colle sue mani compagne ogni cosa di stucco”) ammontò a 243:17:

[70]) Sull’attività dei Portugalli cfr. M. MAGNI, Appunti sulla presenza di maestranze ticinesi a Pontremoli, in “Paragone / Arte”, luglio-settembre 1983, pp. 142-152. Inoltre cfr.  M. ANGELLA, Nuovi contributi su artisti ticinesi operanti  in Pontremoli nei secoli XVIII e XIX, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, IV s.,  vol. XLIX (1997),  pp. 123-146; L. BERTOCCHI, Gli stucchi della chiesa di San Francesco in Pontremoli, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 2003. Ulteriori indagini compiute in questi anni mi hanno permesso di trovare altri atti significativi, tuttora inediti, sui Ticinesi.

[71]) Cfr. A.S.F., Compagnie religiose soppresse da Pietro Leopoldo, b. 3199, A CCCXX , Libro n° 3, cc. 166-168, 172-173. Cfr. Allegato n. 1 (su Pietro e Martino Portugalli). Gli altari vengono indicati all’epoca come “altare laterale di S. Anna” e “l’altro altare di S. Apollonia”. Cfr. Fig. 2 e Fig. 3. In particolare nel 1766 fu fatto “inorare il reliquiario di Sant’Apollonia”.  Il documento permette di capire che faceva parte dell’impresa anche Bartolomeo Portugalli (di Domenico), cugino di Pietro e Martino. I Portugalli lavorarono sicuramente anche presso l’Oratorio di San Rocco di Canale di Caprio. Cfr. Archivio parrocchiale di Caprio, Libro delli conti dell’Oratorio dei Santi Rocco e Carlo dal Canale dal 1674. Nel 1772 Pietro Portugalli, infatti, viene pagato dal massaro Sordi “per la fattura del nuovo Altare e nicchio”. Sull’attività dei Portugalli nell’oratorio di San Rocco di Canale già aveva trovato un documento – presso la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli -, ancora inedito, lo studioso locale Luciano Bertocchi.

[72]) Cfr. S.A.S.P., Culto. Opere, Legati, Benefizi (1784-1812), n° 12, Confraternite ed Oratori (1809-1812), lettera del 1809 firmata dal Rettore di Caprio Gio. Simone Briganti. Cfr. Allegato n. 2.

[73]) Cfr. A.C.V.P., filza 4 (Casa Corvi, Caprio, Castagnetoli, Cavezzana, Cavallana, Castiglione).

[74]) Cfr. Allegato n. 3.

[75]) Come osserva l’attuale parroco Don Lucio Filippi (che si ringrazia per aver concesso l’autorizzazione a pubblicare le foto presenti in questo studio) le funzioni principali relative alla vita della comunità religiosa si svolgono nella parrocchiale di Santa Maria Assunta, tuttavia l’Oratorio di Caprio di Sopra viene aperto in occasione di S. Antonio, del Corpus Domini e per S. Anna, che viene festeggiata sempre con grande partecipazione di fedeli. 

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