ALCUNE CONSIDERAZIONI PRELIMINARI SULL’INCHIESTA AGRARIA DEL BERTANI (1883) NEL DISTRETTO DI PONTREMOLI

Riteniamo utile, ai fini di una maggior conoscenza della nostra storia, riprendere in esame e fare alcune riflessioni sulle informazioni raccolte durante lo svolgimento di una interessante quanto poco conosciuta inchiesta agraria condotta nel territorio provinciale intorno al 1880 e pubblicata a Roma nel 1883. Si tratta dell’ Inchiesta agraria sulle condizioni della classe agricola svolta dal commissario Agostino Bertani, Deputato al Parlamento italiano, nelle Province di Porto Maurizio, di Genova e di Massa-Carrara allora divise in Distretti, Mandamenti e Comuni.

Gli argomenti trattati sono molteplici e di varia natura. Si passa dai dati statistici a quelli amministrativi, dai censimenti ai prodotti del suolo, dalla geologia all’ambiente, dalle risorse e dalle fonti di reddito alle condizioni di vita ed ai comportamenti della classe contadina alla quale ci si rivolge “per favorirne l’emancipazione”, in un clima che risente della forte conflittualità che divide il governo nazionale (del quale l’inchiesta è espressione) e il clero locale ritenuto responsabile di storici attardamenti.

Ma, al di là dell’indiscutibile interesse che l’inchiesta suscita, in questa sede a noi preme mettere subito soprattutto in evidenza il periodo nel quale l’inchiesta stessa è stata condotta (primi anni ’80 del XIX secolo), poiché essa ci permette di cogliere nella sua completezza le reali condizioni nelle quali versava la società contadina nel preciso momento nel quale un mondo stava tramontando ed un altro stava sorgendo.

In quegli anni, infatti, la Lunigiana non era ancora stata toccata dai grandi eventi la costruzione della strada ferrata Parma-La Spezia e della via Nazionale Sarzana-Cremona che, di lì a poco, avrebbero cambiato mentalità, comportamenti, forme di vita, strutture ed economie delle popolazioni dell’intera Val di Magra.

Riservandoci l’opportunità di tornare sull’argomento in modo più ampio ed esaustivo, in questa sede ci limiteremo a prendere in considerazione soltanto il Circondario di Pontremoli e ad aprire una finestra su alcuni degli aspetti che l’inchiesta ci propone, soprattutto su quelli che sono più attinenti al settore etnoantropologico sul quale ci soffermeremo con maggiore insistenza.

Considerazioni sulle condizioni di vita e sull’indole della classe contadina nel Circondario di Pontremoli

Il quadro generale che emerge dall’inchiesta condotta nel Circondario di Pontremoli dall’ingegnere Ademaro Contigli, severo nei giudizi, soprattutto nei confronti del clero e dei “proprietari di terre”, è a dir poco desolante. Eccone alcuni stralci:

L’aspetto delle abitazioni è orrendo e nauseabondo. Ogni famiglia dispone di pochi locali, angusti e bui a confine con le stalle e con le concimaie. Il maiale è a due passi dal giaciglio del contadino e a Filattiera vi è addirittura coabitazione con gli animali. Esiste la promiscuità. Le vie interne dei villaggi sono letamaie… in alcune zone dello Zerasco e del Pontremolese, si è colpiti da un senso di ribrezzo. Non par vero che in quei canili, in quegli antri, debbano vivere esseri umani. La casa colonica non ha cessi: la stalla e il campo vicino ne fa le veci. La cucina è il gradile nel quale si essiccano le castagne. Questo locale è diviso da un assito sul quale tengonsi le castagne a seccare […] in mezzo si fa il fuoco e non vi è sfogo… la porta e la finestra servono da condotto […] a turno un membro della famiglia dorme nell’essiccatoio allo scopo di sorvegliare il fuoco (grande è la paura degli incendi) e di mantenerlo costante.

Cosa si mangiava

Anche in materia di alimentazione il giudizio è perentorio.

Il cibo quotidiano dei contadini del Circondario è il pane di castagne.

Segue un maldestro tentativo di spiegare il metodo di cottura nei testi (mai nominati) e viene confusa la pattona con la focaccia di farina di castagne. La pattona, considerata cibo indigesto a causa della sua niuna porosità forma nello stomaco un ammasso pesante, si alterna spesso nel giorno con la polenta di granturco o con una grossolana minestra di erbaggi schietti o misti con pasta… condita scarsamente con qualche goccia d’olio o un pezzetto di lardo… nell’alta montagna, dove abbonda il gregge, la minestra si cuoce a volte nel latte diluito con l’acqua. Di rado si beve il vino, ed il companatico più comune è un po’ di formaggio fatto in paese o di baccalà scadente. Di carne bovina non se ne mangia mai o quasi mai. Le acque potabili sono discrete, ma soventi volte scarseggiano specie nei paesi di montagna e nel comune di Villafranca. Si ricorre ai torrenti prossimi o a fonti lontane… si ve-dono sempre donne con vaso di rame (la secchia) in capo che vanno e vengono per acqua.

Come si vestivano

Il contadino è relativamente abbastanza pulito negli abiti. Usa generalmente scarpe ferrate (zoccoli) eccetto che d’estate e nel lavoro di campagna, dove sta scalzo. Mutasi la biancheria di dosso ogni settimana, la sola camicia cioè, poiché non porta né mutande, né calze. La stoffa di cui si veste sia d’inverno che d’estate ha l’orditura di filo di canapa e la tessitura di filo di lana (guaima). È questo tessuto che somministra ai telai del luogo il maggior lavoro.

Anche la donna usa nell’inverno tale qualità di vestito; nell’estate ricorre ai bordonati e d’ora (1880) comincia ad impiegare il frustagno per l’uomo. La biancheria è pure di tela di stoppa (canapa) filata e a volte tessuta dalle donne di casa.

Nell’inverno il contadino si munisce di una grossolana camiciola di mezza lana (detta anche stamina). Nessun cenno sugli abiti indossati nei giorni di festa.

L’istruzione

Nel circondario di Pontremoli, nella società contadina, l’indice di analfabetismo sfiora e qualche volta supera il 90%.

Se non esistessero gli ostacoli frapposti dal lavoro agricolo, la scuola (da poco istituita anche nelle campagne) sarebbe abbastanza frequentata. Vi è chi, seguendo le istruzioni del parroco non si cura, anche potendo, dell’istruzione dei propri figli, ma d’ordinario tutti desiderano che il figlio impari a leggere e a scrivere. Non così della femmina per la quale è comune il pregiudizio della inutilità della sua istruzione.

Dall’1870… v’è in Pontremoli un asilo di infanzia con 130 allievi… in Pontremoli, l’istruzione è fatta dal Seminario vescovile e da scuole elementari del comune. In campagna i comuni posero scuole miste nei centri principali di popolazione. Le scuole erano frequentate da poco più del 30% degli aventi diritto e gli analfabeti erano numerosissimi.

Per quanto riguarda la nuova legge che limita l’obbligo della scuola a 9 anni si consiglia di estenderla a 12 poiché… il campagnolo, tardo di mente, a 5 anni è incapace di apprendere con profitto e a 15 o a 20 anni ha già dimenticato tutto.

L’emigrazione

L’emigrazione nel circondario di Pontremoli assume proporzioni vaste nei mesi invernali… e per rimediare i deficit dell’anno si ricorre all’emigrazione temporanea, dall’ottobre al maggio, in Sardegna, Corsica e Maremma.

Verso la fine di settembre, quando i lavori delle campagne sono finiti e non rimane che a raccogliere le castagne… le migliori braccia cercano lavoro altrove. Ogni famiglia ha uno dei suoi membri alle miniere, alle carbonaie, alle fabbriche di calce in quei paesi. Da alcuni villaggi si emigra in Inghilterra, in Francia, in Isvizzera per vendervi pietra da rasoio, libri, mercerie varie, ed è in ispecie a Parigi per lavorarvi come muratori e manovali nei lavori pubblici.

Anche l’emigrazione in America si è fatta su larga scala, e continua tuttora ma in proporzioni più limitate forse in seguito alle tristi notizie degli emigranti più sfortunati. (Per ogni stagione l’emigrato poteva guadagnare dalle 200 alle 300 lire). Dagli immigrati in America parecchi ritornano agiati. In generale l’emigrazione è di grande vantaggio a questa popolazione, per la quale, del resto, è una necessità… la civiltà ne avvantaggio; la buona volontà di lavorare non ne scapitò, poiché l’ozio non è pianta che alligni tra questi montanari.

I rapporti con la proprietà e la mezzadria

……..il Circondario rurale può dividersi in due caste; in quella del proprietario coltivatore ed in quella del colono mezzadro… il sistema a mezzadria da luogo a qualche contratto… si usa generalmente la forma di scritta privata… si addebita al mezzadro un certo numero di nuove piantagioni e lo si aggrava di alcune regalie come i carichi d’uva, le uova a Pasqua, i capponi a Natale…

Il mezzadro entra nel podere con i propri arnesi rurali e con la metà delle scorte morte. Il più delle volte il bestiame è di proprietà del padrone. Il mezzadro coltiva il fondo secondo la propria scienza e con il personale della sua famiglia ritraendo la metà di tutti i prodotti.

Le tasse sono pagate interamente dal proprietario. Le disdette si fanno entro il mese di marzo per l’11 novembre giorno di S. Martino.

Il proprietario che ha mezzadri non influisce menomamente sull’economia del fondo. Egli visita le sue terre quando il colono lo chiama a dividere i prodotti. Il Contigli lo definisce avaro e gretto e qualche volta strozzino e senza l’ombra di un sentimento umanitario. Ma questa asserzione è corretta e non condivisa dal Bertani che dichiara di sapere di parecchi proprietari pontremolesi che nelle annate critiche sovvennero del proprio i rispettivi mezzadri loro obbedienti e affezionati.

L’allevamento del bestiame

La razza bovina predominante nel circondario è quella detta svizzera, piccola, gialla, di unghia forte, resistente. È da carne e da latte, ma specialmente da carne. Nel comune di Pontremoli, si calcolano 4 capi per ettaro, in quel di Mulazzo 2 ed un solo capo a Villafranca. A Villafranca come a Mulazzo le vaccine si usano molto nei lavori della terra. Esistono nel Circondario 4 o 5 stazioni di tori (a Migliarina di Filattiera e nel Bagnonese).

Molto diffusa è la razza asinina per la necessità dei trasporti in montagna. Una certa importanza ha la razza ovina, piccola, ma robusta e rumorosa. È importante per il prodotto delle lane, meno per quello del latte, più per la carne degli allevi. Di capre se ne hanno anche troppe…

La riproduzione e l’allevamento dei suini e pollame sono limitati ai bisogni locali.

Dopo la malattia del baco da seta, l’industria serica ha una limitatissima importanza. Dove viene tuttora praticata in discreta proporzione è a Villafranca… di apicoltura non si ha idea nel Circondario di Pontremoli. Si fecero per verità alcuni tentativi ma fallirono tosto. II caseificio non è praticato in modo razionale. Specie nel Bagnonese si prepara molto formaggio ma lo si esporta in piccole quantità essendo grande il consumo locale. A Bagnone non esistono più le concerie.

Indole, abitudini, comportamenti e organizzazioni sociali del mondo contadino del Circondario di Pontremoli

È la parte dell’inchiesta che maggiormente ha attirato la nostra attenzione per le informazioni di rilevante interesse demologico che ci ha fornito e che, colte in tempo reale e quindi non permeate da giudizi di successivi climi culturali, sono riuscite a trasmetterci di prima mano e ad illustrarci con estrema chiarezza le condizioni di vita, l’indole ed il modo di pensare e di vivere della nostra società contadina alla fine del XIX secolo in alta Val di Magra.

Come è noto la popolazione della campagna, culturalmente più attardata nei confronti di quella dei centri urbani ai quali era legata da un rapporto di interdipendenza e di subalterna complementarietà e di fatto restia alle innovazioni e gelosa delle proprie abitudini e delle proprie tradizioni, aveva continuato, generazione dopo generazione, a vivere per secoli come aveva sempre vissuto.

Incolta, scarsa di risorse, alle prese quotidiane con i problemi della sopravvivenza, era sorda ai suggerimenti del rinnovamento agrario che, ancora sul finire dell’800, consigliava la trasformazione dei terreni prativi e castagnati in più redditizie colture seminative.

Di fatto, i contadini dell’alta Lunigiana, alla fine del XIX secolo. erano ancora castano-dipendenti. Il castagneto garantiva la sopravvivenza ed era l’ultimo bene ad essere alienato. Per citare un esempio: il territorio di Filetto (Villafranca) tenuto a castagneto, potrebbe, una volta irrigato dal torrente Bagnone, essere ridotto alla coltivazione dei cereali.

Era questo il contesto nel cui ambito le forme di vita e di pensiero, stratificandosi nel tempo, avevano favorito la conservazione delle abitudini e dei comportamenti antropologici in larghi strati della classe contadina, comunque sempre rivolta al mantenimento dell’equilibrio sociale del “gruppo” e a salvaguardare le elementari regole della convivenza.

L’approccio degli estensori dell’inchiesta nei confronti dei contadini lunigianesi è un giudizio netto, perentorio e qualche volta anche lusinghiero… poiché mai venne loro meno la buona volontà di lavorare… e l’ozio non è pianta che alligni tra questi montanari.

Nel corso dell’inchiesta ci si sofferma e si prende poi in considerazione l’atteggiamento dei coloni nei confronti del servizio militare e, a questo proposito, viene fatto notare che …la ripugnanza contro gli obblighi di leva che si palesava agli inizi dell’800, è ora superata e le diserzioni sono rarissime. Essi vengono destinati all’esercito di terra (leggi: fanteria). Il rapporto fra gli abili e i riformati è di 3 a 1 salvo che a Bagnone dove su 569 iscritti nel decennio 1869/78 si ebbe la sconfortante cifra di 216 inabili. Le cause dell’inabilità al servizio militare sono da ricercarsi nella gracilità, nel gozzo, nella ristrettezza del torace e nell’ernia. Si fa notare inoltre come il contadino che rientra in famiglia dopo il servizio di leva è più istruito, spregiudicato e più sveglio di mente… ritarda il matrimonio (dopo i 25 anni)… e le ragazze maritandosi, non portano seco dote alcuna ma corredo di qualche valore, ma appena il necessario per ricoprirsi e qualche lira per provvedere al pagliericcio… distrugge tanti pregiudizi e tante superstizioni.

Sotto il profilo psicologico e comportamentale si sottolinea che …il campagnolo ritiene la donna in uno stato di inferiorità, crede che ella debba occuparsi solamente delle cure domestiche, dell’ago e delle forbici; non consente di vederla al fianco pari a lui istruita nella lettura e nello scrivere… desina spesso senza le proprie donne… Di divertimenti il contadino si può dire che non ne ha. Tutto al più si divagherà in qualche gioco festivo col giuoco delle bocce, le conversazioni sul piazzale della chiesa, gli abboccamenti amorosi ed ora anche un po’ l’osteria ed il giuoco delle carte. Le festività sono sempre di indole religiosa ma a volte finiscono in balli.

A proposito dell’indole ed il suo modo di pensare…il contadino è d’indole mite per natura riflessivo, educato al lavoro. Frequenta assiduamente la chiesa perché fin da bambino vi fu portato; crede ciecamente o finge di credere a tutto ciò che gli fu insegnato; ma se non ruba al padrone è per non essere cacciato dal podere in cui si trova relativamente bene. Ha i suoi pregiudizi e le sue superstizioni. Crede al malocchio se il formaggio riesce male o se il bucato non ha raggiunto il suo effetto; vi rimedia ripulendo i vasi con il finocchio; si cura le risipole con le segnature, evita la tempesta suonando le campane, e ponendo fuori dalla casa le catene del fuoco, il Cristo, le olive o la palma benedetta. Non incomincia i suoi lavori in venerdì; non eseguisce la seminagione in questo giorno, taglia le piante in certi stadi della luna; fa benedire il bestiame ed i fanciulli “stregati” da qualcuno, non per colpa, ma per vizio di nascita, e così via.

L’organizzazione sociale

…nella famiglia del contadino, ogni membro ha le sue speciali attribuzioni, come le sue fatiche speciali. Il capo di casa sorveglia tutti i lavori, tratta ogni affare spettante alla famiglia e all’azienda; lavora egli stesso finché lo può: resiste alla fatica e vi si assoggetta volentieri. La massaia provvede ai bisogni della casa, assestando le masserizie. imbandendo giornalmente la parca mensa; cura il bestiame nella stalla e lo munge, fabbrica il formaggio, porta acqua, trasporta all’occorrenza i prodotti al mercato, lavora alla campagna se tempo le avanza. In questi castagneti e vigneti si vedono spesso donne che s’affaticano come lo potrebbe un uomo. Il portare pesi sul capo è per loro cosa così abituale che non si risparmiano neppure se gravide, puerpere o convalescenti. I figli maschi danno il maggior tributo di lavoro; si applicano verso i 14 o 15 anni alle opere più faticose, come la vangatura, ecc. le giovanette ed i fanciulli sono specialmente occupati come guardiani del bestiame; ne provvedono il mangiare e la lettiera, trasportano i letami, ecc. sono quasi sempre sottoposti a fatiche eccessive, tanto che la donna a 30 anni è già vecchia.

Gli organici medico sanitari

…Il contadino è ordinariamente di complessione robusta e resistente alla fatica. La durata media della vita del contadino si ritiene di 50 anni e anche meno; ma non è tanto raro trovare agricoltori di 70 e più anni.

Nel comune di Pontremoli, sul territorio di ettari 17,436.24, si hanno 4 medici chirurghi condottati, 2 levatrici e un farmacista stipendiati dal comune. A Bagnone 2 medici chirurghi e 2 levatrici; a Filattiera 1 medico e 1 levatrice; a Mulazzo 2 medici, 1 medico a Villafranca ed a Zeri, stipendiati tutti, per quanto esiguamente dai rispettivi municipi.

Oltre ad essi v’hanno altri 18 liberi esercenti professioni sanitarie Villafranca. Mulazzo e Zeri mancano di levatrici proprie, e si è obbligati a levatrici non autorizzate o a incomodare quelle dei comuni limitrofi. Zeri manca pure di farmacia.

A proposito della moralità

Regna in questi paesi un’immensa apatia, che rende incapace al bene come al male, epperò non succedono quasi mai reati, a meno di qualche furto campestre, compiuto senza cognizione di causa. Molti credono aver diritto a far legna nei boschi comunali i quali, a sentire loro, non sono di nessuno.

L’ubbriachezza non è vizio radicato in queste popolazioni: nei dì festivi, il contadino che tutta la settimana beve acqua, recandosi all’osteria a gustarvi un bicchiere di vino, ne rimane tosto alterato. V’hanno pochi individui conosciuti, i quali veramente si distinguono per tale abitudine, ma la massa degli abitanti ha fama di sobrietà.

I giovani, adempito l’obbligo militare, pensano tosto a crearsi una famiglia propria. Non di rado il piccolo podere coltivo è insufficiente ad alimentare la nuova famiglia, e lo sposo emigra in regioni lontane, lasciando in paese, sola, la giovane consorte, che è forse costretta di ricorrere a mezzi poco onesti di sussistenza. L’improvvido marito, rimpatriando, s’avvede d’essere stato ingannato, e ciò dà luogo a qualche separazione legale.

Perciò qualche nascita illegittima, specialmente a Bagnone ed a Zeri, dove, rispetto alla popolazione, si possono dir molte. Nel comune di Pontremoli si calcolano annualmente 28 nascite illegittime.

Le ragazze sono poco arrendevoli alla seduzione. Quando si fissa una di queste giovanette, abbassa gli occhi e arrossisce.

Nel circondario non v’è prostituzione registrata, e scarsa pure è la clandestina, motivata dal bisogno, provocata dall’abbandono in cui gli emigranti lasciano le giovani spose. Il contadino non frequenta mai la prostituzione delle prossime città e sono rarissime le malattie veneree.

I centri industriali hanno una fatale influenza sulla moralità dei lavoratori. Se qualche campagnolo abbandona il proprio podere per dedicarsi all’escavazione dei marmi, ritornando alla propria casa è generalmente demoralizzato. Dedito al vino, consuma in un’ora il guadagno di una intera settimana. Trova il lavoro dei campi assai poco proficuo, in paragone delle 20 o 25 lire settimanali che percepiva lavorando alle cave marmifere: è irrequieto, turbolento, rissoso.

Nel circondario non escono accattoni per abitudine o mestiere. V’è n’hanno pochi, per vera inopia vecchi, inabili, incapaci di turbare le condizioni della sicurezza pubblica. Un mio informatore del luogo cosi riassume il carattere morale del campagnolo pontremolese: è rozzo, ignorante, testardo, superstizioso; per converso è attivo, lavoratore, sobrio, previdente. Prevale in esso l’interesse: lo impaurisce l’autorità: lo fa onesto la minaccia: del resto nessun sentimento di dovere, di patriottismo, nessun nobile sentimento nell’animo. L’educazione del prete cattolico vi è stereotipata. È dovere dello Stato distruggere ciò che questi ha creato. Abbiasi anzitutto un giusto concetto dell’istruzione e dell’educazione confacentesi al popolo.

Altre attività

In Pontremoli esiste l’industria delle polveri piriche. V’hanno diversi polverifici di cui due assai grandiosi; ma richiedono pochissima manodopera e questa è inoltre mal retribuita, nonostante il continuo pericolo della vita a cui l’operaio s’espone. Il salario è di lire 1,20 a lire 1,50 il giorno. In caso di infortunio – e gli scoppi non sono infrequenti i proprietari dei polverifici non si sentono tenuti a soccorrere minimamente le famiglie delle vittime.

In un paese della montagna pontremolese si fabbricano seggiole di faggio, il cui uso è limitato nel circondario; ma tale industria va cessando, poiché da Chiavari e da Pisa si ha un’importazione di questo mobile a prezzi più limitati e di una pulitezza ed eleganza di gran lunga superiore.

Nessuna associazione di Mutuo soccorso esiste fra contadini. Nel 1876 sorse una Società operaia di mutuo soccorso, ma visse meschinamente, osteggiata fin dalla sua origine dal vescovo locale e da tutte le famiglie agiate. Il pulpito, il confessionale, la piazza, furono luoghi di propaganda ostile. Gli istituti e le famiglie ricche dipendenti dal paese obbligarono gli operai a non iscriversi nel nuovo sodalizio, sotto minaccia di non dar loro lavoro. Esistono però parecchi istituti di beneficenza, per soccorrere gli indigenti e i malati.

Annotazioni

1-II Circondario o Distretto di Pontremoli era composto da tre Mandamenti e da sei Comuni. I mandamenti erano quelli di Pontremoli, con i comuni di Pontremoli e Zeri, di Bagnone, con i comuni di Bagnone, di Filattiera e di Villafranca, e di Mulazzo che era sede sia di mandamento che di comune. La popolazione complessiva del Circondario ammontava a 33722 persone delle quali 26161 residenti nei centri maggiori e 8561 nelle campagne. La popolazione del Circondario dedita all’agricoltura assommava a 15211 unità, vale a dire circa la metà della popolazione.

2- Nel decennio 1870/1879 nel Circondario di Pontremoli si registrano in media ogni anno i seguenti dati: Pontremoli 1052 – Bagnone 647- Mulazzo 580-Villafranca 250 – Zeri 11. Non conosciamo i dati relativi al comune di Filattiera.

3-Fra i contratti agricoli del Circondario di Pontremoli prevale il sistema delle mezzadrie e l’amministrazione è tenuta direttamente dai proprietari. Rari i fattori che ammontano a 6 o 7 in tutto il Circondario. Rarissimi sono gli affitti.


Germano Cavalli, Alcune considerazioni preliminari sull’inchiesta agraria del Bertani (1883) del Distretto di Pontremoli, pubblicato in “Studi Lunigianesi”, voll. XLVI – XLVII, a. 2016 – 2017, edito da “Associazione Manfredo Giuliani” per le Ricerche Storiche e Etnografiche della Lunigiana, Villafranca Lunigiana

L’immagine di introduzione alla pagina è tratta dal volume “Fotografo di Paese” – Vita a Zeri nelle immagini di Attilio Bertoni 1900-1940, edito a cura della Comunità Montana della Lunigiana e del Museo Etnografico della Lunigiana. L’immagine di lavoro è stata ripresa da un ufficiale inglese del Battaglione Internazionale del Magg. Gordon Lett.

Rispondi

Scopri di più da MUSEO VIRTUALE DELLA VITA RURALE E DELLA MEMORIA DELL'ALTA LUNIGIANA

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere