Il gemellaggio fra Berceto e i Lakota del 1988

L’11 settembre 1988 il comune di Berceto (PR) strinse un gemellaggio con la tribù indiana dei Lakota Sioux. Quella fu davvero una giornata memorabile per la comunità di questo caratteristico paese dell’Appennino parmense immerso nel verde della valle del torrente Manubiola e importante tappa della Francigena.
Il gemellaggio fu sottoscritto dall’allora Sindaco Sergio Bettoni[1] e dal rappresentante dei tradizionalisti Lakota Birgil Kills Straight (Spara diritto)[2]. Uno dei promotori del gemellaggio fu l’attuale sindaco di Berceto Luigi Lucchi che, intervistato nel 2016, affermava:
“Era una domenica come quest’anno e un desiderio avuto da ragazzino militante socialista si stava realizzando. Avevo trovato su un libro, ora introvabile, riportato il discorso di Toro Seduto al Parlamento del Canada. Un discorso bellissimo di un grande politico. Improvvisamente l’immagine delle giacche blu e degli indiani, che avevano accompagnato, come per tutti i bambini della mia generazione, i giochi dell’infanzia, sparirono per sempre dalla mia mente. Restava quel politico, Toro Seduto, con pensieri politici bellissimi. Un Maestro. Promisi a me stesso, come in un giuramento, che se avessimo vinto le elezioni nel Comune di Berceto avremmo intitolato una strada al politico Toro Seduto”[3].
Nell’intervista Lucchi descriveva così la giornata del gemellaggio del 1988:
“Abitavo a 1 chilometro dalla piazza. Iniziavo a scrivere alle otto ed ero infastidito da un rumore forte che cadenzato al minuto giungeva con l’eco fino in casa mia (avrei scoperto che era il timbro dell’annullo postale che avevamo commissionato per ricordare per sempre l’avvenimento). Alle 9.00 uscii di casa ed ebbi la sorpresa che per le strade del mio paese non si poteva camminare. C’era una marea di gente, una fiumana di persone tra le quali, a fatica potevi inserirti, tentare di andare avanti. Arrivai in Piazza Micheli alle 10.00: un’ora di tempo per fare 1 chilometro. Berceto era un altro paese. Chi lo ha visto quella mattina non lo può dimenticare ma neppure può rivederlo. C’erano migliaia e migliaia di persone: Toro Seduto sarebbe stato onorato. Un riconoscimento postumo della sua capacità politica in un paesino sui monti a migliaia di chilometri dal suo territorio, dalle sue terre.”[4]
In quell’11 settembre il Parco Cittadino di Berceto fu intitolato a Toro Seduto – Tatanka Iyotaka (1831-1890).[5]
In data 12 settembre 1988, come reca la Delibera n. 107, fu registrato il “Protocollo d’intesa per il gemellaggio fra il Comune di Berceto, Repubblica Italiana e Pejuta Raka, Nazione Lakota” dove si legge: “La Città di Berceto, Repubblica Italiana, e la Città di Pejuta Raka, Nazione Lakota, hanno concordemente stabilito di sottoscrivere un patto di gemellaggio al fine di promuovere l’amicizia fra il popolo lakota e il popolo italiano e sviluppare i rapporti di cooperazione fra i due Paesi. Le due comunità concordano nell’intento di rafforzare ulteriormente il rapporto di cooperazione già sottoscritto e si impegnano ad approfondire la reciproca conoscenza. Sono pertanto concordi nell’instaurare scambi di varie forme ed ampiezza nel settore dell’economia, del commercio, della tecnica, della cultura, della scuola. Ciò nell’intento di offrire un concreto contributo alla promozione del benessere e dello sviluppo dei due popoli. Il presente protocollo d’intesa viene sottoscritto in nome e per conto delle due Comunità dal Sindaco di Berceto Sergio Bettoni e dal Rappresentante della Nazione Lakota, Birgil Kills Straight”.[6]
Le mostre al Museo “Pier Maria Rossi” di Berceto nel 30° anniversario del gemellaggio
In occasione del trentennale del gemellaggio del paese di Berceto con i Lakota Sioux il Museo “Pier Maria Rossi”[7] e l’Associazione culturale Sentieri dell’Arte[8] hanno promosso con il patrocinio del comune di Berceto e il sostegno della Regione Emilia Romagna l’evento “Figli del Grande Spirito”, con mostre (visitabili dal 4 agosto al 16 settembre 2018) ed esposizione di manufatti indiani Lakota-Sioux d’epoca.
Fulcro dell’evento era la mostra fotografica “Figli del Grande Spirito” dell’esploratore ed etnologo statunitense Edward Sheriff Curtis (1868-1952)[9], autore di un famoso reportage sui nativi americani che costituisce una testimonianza fondamentale per la memoria di queste genti. Il suo volume (“The North American Indian”) comprende 1500 immagini e 4000 pagine di testo. Erano esposte a Berceto 60 copie degli originali di proprietà della Library of Congress di Washington[10].
Oltre alle foto erano presenti oggetti autentici (armi, vestiario e copricapi) dei Lakota Sioux provenienti dalla più completa collezione privata europea (“Martire – Susani”). Alcuni di essi sono stati utilizzati anche nel film “Balla coi lupi” (1990) di Kevin Costner[11]. C’era poi la mostra fotografica “Spiriti liberi” del pratese Riccardo Cocchi, concentrata sulla spiritualità e sul rapporto con la natura dei Lakota di oggi. Infine la mostra di Eugenia Giusti (direttrice del centro Eos Laboratorio delle Arti di Parma) con una serie di opere ad acrilico su tela di iuta e l’esposizione di Bruno Pollacci (Direttore dell’Accademia di Pisa) con tavole a sanguigna e a seppia, a carboncino e acquerellate. In una sala si poteva approfondire la situazione attuale delle riserve di Rosebud e Pine Ridge con la documentazione fotografica del fotoreporter Alessio Vissani. La piccola stanza centrale del secondo piano del museo era dedicata all’esposizione della documentazione relativa all’11 settembre 1988 (articoli di cronaca, video, documenti …) con in bella mostra la bandiera lakota[12].
Curiosità sui Lakota
Nel 1995 è sorta in Italia l’Associazione culturale “Wambli Gleska” (che in lingua lakota signfica “aquila chiazzata”), senza fini di lucro, ufficialmente riconosciuta dall’Onu come Ong (organizzazione non governativa internazionale), per diffondere nel nostro Paese la cultura tradizionale del Popolo Lakota, nonché promuovere riconoscimenti e rapporti internazionali con i vari “Governi Locali” per i diritti umani della Nazione Lakota Sioux. Si è costituita ufficialmente per espressa volontà del Consiglio Tribale dei Lakota di Rosebud (Sud Dakota), del Presidente e del Consiglio degli Anziani. Le notizie sommarie che riporto in questo paragrafo sui Lakota sono tutte tratte dal sito di Wambli Gleska[13].

“I primi europei ad entrare in contatto diretto con i Sioux furono due esploratori francesi nel 1660. Il nome che diedero a questo popolo nei loro resoconti viene dalla storpiatura della parola “Nadewa-issiù”, ovvero “Serpenti pericolosi”, come li chiamavano gli altri gruppi di Indiani. Erano divisi in tre Nazioni (ovvero insiemi di tribù) che chiamavano se stesse Lakota (i Tetons Sioux), Dakota (i Santee Sioux) e Nakota (gli Yanktons Sioux), parola che in lingua sioux (nelle tre varianti) significa “alleati”. I Lakota sono i più famosi. … I Lakota erano cacciatori nomadi e tutta la loro vita, dall’economia alla spiritualità, era strettamente legata alla caccia del bisonte. Prima del periodo delle guerre indiane, cioè fino al 1855, c’erano oltre 50-60 milioni di bisonti nelle Grandi Pianure. … I Lakota vissero il periodo di massimo splendore tra il 1830 e il 1877, quando personaggi come Nuvola Rossa[14], Cavallo Pazzo[15] e Toro Seduto[16] riuscirono a tener testa ai Soldati Blu incaricati dal Governo di Washington di porre fine alla questione indiana a qualunque costo. Tra gli avvenimenti salienti di quel periodo vale la pena di ricordare la battaglia di Little Bighorn[17], dove il reparto del 7° Cavalleria guidato da Custer fu distrutto dai Lakota, riuniti per la prima volta insieme agli Cheyenne e agli Arapaho sotto la guida carismatica di Cavallo Pazzo. Fu l’ultima vittoria indiana e l’unica vera sconfitta per gli Stati Uniti … I discendenti delle poche migliaia di Lakota sopravissuti ai massacri del secolo scorso e a quelli, forse più subdoli, del secolo attuale sono oggi poco più di 50.000 e vivono suddivisi in 9 riserve sparse tra il Sud e il Nord Dakota. Le riserve godono di una sovranità limitata sotto il controllo e la direzione del Bureau of Indian Affairs, suddiviso in 13 uffici di zona di tutto il territorio degli Stati Uniti.”[18]
Alessandro Martire a Berceto nel 2018
Domenica 16 settembre 2018, in occasione della chiusura della mostra al pubblico[19], era presente a Berceto Alessandro Martire. Chi è Alessandro Martire?
L’avvocato Alessandro Martire (nato a Firenze nel 1960) – Ota Au Brings Plenty è Membro Onorario della Nazione Lakota Sicangu di Rosebud, Presidente dell’Associazione culturale e Ong “Wambli-Gleska” e rappresentante ufficiale in Italia della Naziona Lakota Sicangu Sioux.
Alessandro Martire, nel 1978, conseguito il diploma di maturità, si è recato negli USA per un periodo di studi presso la Columbia University. Nel 1982 ha eseguito una tesi ed è entrato in contatto con la Nazione Lakota Sioux, delle riserve di Pine Ridge e Rosebud. L’interesse per i Popoli Indigeni Nord-Americani era presente sin dalla giovinezza e nel 1982 questa unica esperienza ha legato definitivamente Alessandro Martire al Popolo Lakota. E’ stato accettato a partecipare alle loro cerimonie sacre (danza del sole con auto sacrificio) ed è passato dalla religione cristiana, con la quale è cresciuto, alla spiritualità dei Lakota. Negli anni 1983-1990 si è recato varie volte l’anno nella riserva di Rosebud e Pine Ridge, dove ha conosciuto la sofferenza, la paura, la povertà, la disperazione di un Popolo incapace di vedere il proprio futuro. Nel 1990 è tornato a vivere definitivamente in Italia: si è iscritto all’Università di Giurisprudenza di Siena ed ha conseguito la laurea in diritto amministrativo, cui è seguita la specializzazione in “diritto internazionale”. Nel 2002 Alessandro Martire ha conseguito il master europeo in “antropologia e biologia umana”. Nel 2001 è stato nominato responsabile accademico di tutte le sessioni di studio sui Popoli Indigeni, nell’ambito del XV ICAES – Convegno Mondiale di antropologia ed etnologia che si è svolto a Firenze. Oggi è il delegato in Italia e presso l’Alto Commissariato dei Diritti dell’Uomo di Ginevra, della Nazione Lakota Sioux. Nell’agosto del 2009 il Senato degli Stati Uniti d’America, con atto a firma del Senatore USA Tim Johnson, lo ha ringraziato per il lavoro giuridico internazionale svolto per oltre 26 anni ed ha riconosciuto ufficialmente gli atti giuridici internazionali promossi e recepiti dal Governo Italiano in favore degli Indiani Americani Lakota Sioux. Martire è stato docente associato presso l’Università degli Studi di Firenze in antropologia culturale e diritto internazionale. E’ “danzatore del sole” e “custode” di “sacra pipa” dal 1982. Ha scritto diversi libri sui nativi americani[20].
Alessandro Martire, noto come “Oyatenakicijipi”, che significa “colui che parla per la sua gente”, a Berceto ha presentato l’Associazione culturale Wambli Gleska, ha mostrato un video di Rai Scuola ed Educazione dal titolo “La cavalcata commemorativa della strage di Wounded Knee[21] e situazione attuale delle riserve lakota” ed ha tenuto un’interessante conferenza – della quale daremo cenno – per poi portare i presenti in visita ai manufatti indiani esposti. La giornata si è conclusa nella Strada Romea, antistante il Museo, alla presenza del sindaco Luigi Lucchi e degli organizzatori, con preghiera dello stesso Martire col tamburo tradizionale lakota. Erano in vendita articoli di artigianato lakota.
Pietro Martire, avo di Alessandro Martire
Alessandro Martire a Berceto ha precisato di discendere dallo storico italiano Pietro Martire d’Anghiera (1457-1526)[22]. Come cronista Pietro Martire scrisse notevoli opere letterarie e raccolse documenti e racconti dagli scopritori e li intervistò personalmente. Imparò dalle lettere di Cristoforo Colombo (1451-1506) e fece uso delle relazioni del Consiglio delle Indie. Nel 1511, le sue pubblicazioni, incluso il primo resoconto storico delle scoperte geografiche del Nuovo Mondo in spagnolo: Opera, Legatio Babylonica, Oceani Decas, Poemata, Epigrammata. Il Decas consisteva di dieci relazioni, di cui due – nella forma di lettere che descrivono i viaggi di Colombo – furono inviate da Martire al cardinale Ascanio Sforza[23] nel 1493 e 1494.
Una delle opere più importanti scritte da Pietro Martire è il De rebus oceanis et novo orbe (1516). Quello che emerge nella settima decade è l’importante testimonianza dell’incontro-scontro fra i Nativi e gli europei. “I Nativi – scrive Alessandro Martire in un suo libro – erano persone che, come sottolineava il mio avo accolsero con grande fraternità gli europei, che avevano l’errata convinzione di aver scoperto un Nuovo Mondo, dimostrandosi con essi particolarmente ospitali e amichevoli. A differenza dei conquistatori europei che sin dall’inizio avevano intenzione di ridurre in schiavitù tutte le popolazioni con le quali venivano in contatto. Proprio a causa di questa tragica situazione, molti indigeni che venivano catturati molto spesso si suicidarono. Queste atrocità, descritte da Pietro Martire, costituiscono la base dalla quale il famoso Bartolomé de Las Casas[24] partirà per scrivere i suoi racconti e per fare i suoi disegni che hanno come tema centrale la ferocia e gli orrori causati da Colombo e da tutti coloro che cercarono di colonizzare il Nuovo Mondo. Pietro Martire dà un’ampia descrizione non solo dei nativi ma anche delle usanze sociali, religiose, culturali di tutti i popoli che vennero per primi a contatto con i conquistatori provenienti da oltre oceano. Possiamo quindi dire che il mio avo fu il primo a descrivere lo scontro tra diverse culture nelle Americhe e porre l’accento sulla convinzione errata degli europei che consideravano diversi e inferiori i popoli con usi, costumi, abitudini sociali, pratiche spirituali, alimentazione e rapporti sociali differenti dai loro. Questi popoli, non essendo cristiani cattolici, erano considerati pagani privi di un’anima e quindi venivano ridotti in schiavitù.”[25]
La conferenza di Alessandro Martire a Berceto: una lettura anticonvenzionale della “scoperta dell’America”
Nel pomeriggio di domenica 16 settembre 2018, a Berceto, Alessandro Martire ha tenuto una conferenza dal singolare titolo “Chi veramente scoprì l’America?” Alessandro Martire ha esordito così: “Tutti noi, sin dai tempi delle elementari , abbiamo ricevuto come insegnamento l’assunto storico che l’America fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1492. Nulla di più inesatto!”
In base a documenti in gaelico antico e in base alla tradizione orale dei Lakota l’ “incontro” tra gli Europei e gli Indiani d’America sarebbe avvenuto circa 100 anni prima della scoperta dell’America di Cristoforo Colombo! Martire ha affermato queste cose partendo da una comunicazione avuta dal compianto Sir Jan Sinclair (Gran Maestro dell’Ordine Reale Scozzese). Nel 1396-97 i due navigatori veneziani Antonio e Niccolò Zen (poi Zeno)[26] avrebbero fatto conoscere un “portolano” delle terre dell’Atlantico del Nord agli scozzesi che nel 1398 avrebbero armato 12 navi[27]. Proseguo – per non incorrere in errori d’interpretazione – con quanto riportato da Alessandro Martire nel suo libro “Wakan Tanka. Il Grande Sacro”, che ricalca quanto affermato a Berceto.
“E’ certo e documentato che una spedizione di nobili cavalieri templari guidati da Sir William Sinclair assieme a Sir James Gunn, approdò e rimase del tempo nella zona che oggi coincide con lo stato del Massachusetts. In questo luogo vennero a contatto con dei “Micmac”[28], scambiarono con loro molte conoscenze e una fraterna amicizia legò Sir William Sinclair con il capo della predetta nazione. Tanto che oggi il capo clan della famiglia scozzese Sinclair Lord Malcolm Sinclair conferma di essere un capo onorario della Nazione dei Micmac. Leggenda? No. Chi ha avuto o avrà la possibilità di visitare la famosa cappella di Rosslyn[29] a nord di Edimburgo, potrà notare, fra le tante simbologie iniziatiche, anche la rappresentazione della pianta del Mais e della pianta grassa conosciuta come Aloe. Ma dove appresero questi Maestro Costruttori e massoni operativi dell’esistenza di dette piante 45 anni prima della cosiddetta scoperta dell’America vantata erroneamente da Cristoforo Colombo? La storia del clan Sinclair ci racconta che fu proprio il nobile Sinclair a riportare in Scozia la notizia e alcuni esemplari di dette piante, sino allora sconosciute in Europa. Non solo. Durante la danza del sole svoltasi a Rosebud nell’estate 2011, insieme a mio padre adottivo Leonardo Crow Dog Senior[30], sono venuto a contatto con un membro della Nazione Micmac. Durante la nostra conversazione, raccontai di questa storia o leggenda. Egli sorridendo mi disse che ancora oggi fra la sua gente si ricorda l’incontro di questi uomini che provenivano dalla grande acqua, la fraterna amicizia che si creò fra loro nonché l’importante scambio di notizie che ne derivò. I cavalieri templari scozzesi narrarono ai Micmac di come fu loro possibile attraversare la grande acqua sulle loro imbarcazioni in legno e ciò anche grazie a importanti simboli di potere che erano riportati sulle insegne templari. I Micmac vollero conoscere la forza di questi simboli sacri, tanto che in un loro gioco di società, che è simile al nostro gioco dei dadi, i Micmac iniziarono a riportare non più simboli di animali, ma iniziarono a incidere su questi dadi, realizzati in osso animale, i simboli di forza e potere di cui gli amici Templari parlarono loro. Oggi, nel Museo di New York “National Museum of Natural History”, al secondo piano e fra le collezioni etniche dei Nativi del Nord America, possiamo osservare in una delle sale dedicate ai popoli aborigeni – e proprio in riferimento ai Micmac – dei reperti antichi e datati prima dell’arrivo di Colombo che riportano dei simboli importanti e basilari per l’ordine Templare: la croce patente e il fiore della vita. Questo prova senza ombra di dubbio lo scambio conoscitivo fra l’Ordine Scozzese Templare di Sir William Sinclair e i Micmac. Spesso questi simboli descrivono molte cose e molte antiche verità, siamo noi che sovente non siamo in grado di comprenderne il significato. Un significato storico, importante, che testimonia l’incontro degli Europei con i Nativi ben prima dell’inesatta verità della scoperta dell’America”[31].
Martire ha anche portato all’attenzione degli ascoltatori una particolare interpretazione del quadro “I pastori d’Arcadia” (1640 ca) del pittore francese Nicolas Poussin (1594-1665). Secondo l’avvocato fiorentino lakota i tre “pastori” raffigurati non sarebbero altro che tre scozzesi e la scritta che compare, per un gioco di linee, sottraendo una “r”, andrebbe letta come “Et in Acadia ego” ovvero “Io sono in Nuova Scozia”.
A conclusione della conferenza lo scrittore lunigianese Beppe Mecconi (di San Terenzo di Lerici)[32], presente a Berceto, ha chiesto come si pone la comunità scientifica di fronte a questa lettura anticonvenzionale della storia sulla scoperta dell’America. Martire ha risposto che anche in ambienti dell’Università di Firenze, ateneo con il quale collabora[33], ritengono utile che lui divulghi queste informazioni ed ha affermato che la comunità scientifica dovrà prenderne atto.
Marco Angella, Berceto, i Lakota e la “Scoperta dell’America”, pubblicato in “Il Porticciolo”, La Spezia, anno XI, n. 4.12.2018, pp. 129 – 138
La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambini
[1] Sergio Bettoni (Bergotto di Berceto 1934 – 2011), iscrittosi al Pci nel 1954, è stato Sindaco di Berceto dal 1985 al 1990, “in un’amministrazione che passa, obiettivamente, alla storia per il suo dinamismo e le tante opere realizzate oltre l’eclatante gemellaggio con i Lakota Sioux”. “Resta il ricordo indelebile d’essere stato il sindaco che ha battuto, con la lista Uniti per Migliorare, la Democrazia Cristiana nell’emblematica roccaforte di Berceto. Cinque anni sulla cresta dell’onda e poi una bruciante sconfitta nel 1990”. Cfr. Bettoni saluta il Consiglio comunale di Berceto (PR), 13 aprile 2009, in https://www.amiciamici.com
[2] Cfr. Il gemellaggio tra Berceto e i Lakota (Sioux), 30 settembre 2008, in http://www.luigiboschi.it/ Su “Birgil Kills Straight”, leader lakota, cfr. Gli ospiti Lakota tra “Foreste e foresti” (a cura di Marina D’Andrea) in https://www.lifegate.it: “Leader tradizionalista Oglala Lakota, è discendente di Whitelance, uno dei pochi sopravvissuti al massacro di Wounded Knee del 1890. Laureato in Economia, è stato a lungo preside nel College della Riserva di Pine Ridge (Sud Dakota), direttore del National Recreation Park ed oratore di fama internazionale. Organizzatore ed ideatore della prima e delle successive Cavalcate Commemorative del Massacro di Wounded Knee (Sitanka Wokisuye) in cui più di 400 cavalieri hanno cavalcato per 6 giorni nella neve lungo il sentiero percorso nel 1890 da Piede Grosso e dalla sua banda di Minneconjous, ha dedicato la vita alla ricostruzione della nazione Lakota.”
[3] Cfr. Chiara Corradi, Il ricordo di un “altro” 11 settembre: il gemellaggio fra Berceto e i Lakota-Sioux del 1988, in http://www.ilparmense.net, 11 settembre 2016.
[4] Cfr. Chiara Corradi, op. cit.
[5] Cfr. Luigi Lucchi, Perché Toro Seduto! [I motivi che hanno portato il Consiglio Comunale a intitolare il Parco a Toro Seduto e a volere il gemellaggio con la città di Pejuta Raka della Nazione Lakota], in “Strada Romea N° 5”, anno III, n. 5, settembre 1988, p. 1. Cfr. inoltre Ritornano i Lakota Sioux, in “Strada Romea N° 5”, anno IV, n. 3, maggio 1989, p. 1: “L’11 settembre 1988 Berceto si gemella con Pejuta Raka, una cittadina della Riserva Sioux di Pine Ridge. E’ il primo Comune in Europa a compiere un passo così importante e significativo.” Su “Toro Seduto” (Sitting Bull in inglese – in lingua originale lakota Tatanka Yotanka o Tatanka Iyotake) (1831-1890), condottiero nativo americano dei Sioux Hunkpapa, cfr. Stanley Vestal, Toro Seduto, Mursia 2012. Nell’invito all’inaugurazione del parco di Berceto del 1988 c’era questa frase di Toro Seduto: “Tengo a far sapere a tutti che non ho nessuna intenzione di vendere neanche una minima parte delle nostre terre; e nemmeno voglio che i bianchi taglino un solo albero lungo le rive dei nostri fiumi; tengo molto alle querce i cui frutti mi piacciono particolarmente. Mi piace guardare le ghiande poiché resistono alle tempeste invernali e alle calure estive, e, come noi stessi, sembrano germogliare per esse.” Val bene sottolineare che recentemente a Berceto è nata una nuova criptomoneta (“Hau”) in onore dei Lakota (Sioux): cfr. Berceto redige il bilancio di previsione 2018 in Bitcoin (ispirati ai Lakota) ne “La Gazzetta di Parma”, 28 dicembre 2017.
[6] Copia della delibera era in mostra presso il Museo “Pier Maria Rossi” dal 4 agosto al 16 settembre 2018. Alla seduta consiliare erano presenti il Sindaco Sergio Bettoni, Luigi Lucchi, Aristodemo Francescon, Ivo Capella, Enzo Agnetti, Giuliano Bagatti, Giovanni Dallara, Alberto Agnetti, Gianfranco Pasquinelli, Bruno Calzi, Mirco Montali, Ferdinando Villani, Carlo Passeri, Giuseppe Gandolfi, Antonio Lapina e Francesco Corchia. Assenti giustificati: Gianpietro Iasoni, Gabriele Alifraco, Mara Carrescia in Bernini e Didier Spagnoli.
[7] Il Museo “Pier Maria Rossi” è ubicato sul percorso della Via Francigena, nell’antico borgo di Berceto, a fianco del maestoso Duomo romanico sorto nell’VIII secolo. L’edificio medievale, dapprima sede del Comune, poi punto tappa e infine Museo dal 2009, prende il nome dal condottiero Pier Maria II dè Rossi che nacque nel castello di Berceto nel marzo 1413. Per avere informazioni sul Museo cfr. http://www.museopiermariarossi.it/
[8] Dal 2014 la gestione del Museo “Pier Maria Rossi” è stata affidata all’Associazione Culturale Sentieri dell’Arte, presieduta da Giuseppe Bigliardi e Claudia Majavacchi. Per conoscere le interessanti mostre proposte dal Museo (alcune sorte per focalizzare l’attenzione su popolazioni oggetto di genocidio o di discriminazioni: segnalo in particolare quelle sul “genocidio armeno” e su “storia di vite usate”) Cfr. https://museopiermariarossi.wordpress.com/
[9] Su Edward Sheriff Curtis (1868-1952) cfr. Victor Boesen – Florence Curtis Graybill, Edward S. Curtis: Photographer of the North American Indian (New York, 1977). Cfr. inoltre Mick Gidley, Edward S. Curtis and the North American Indian, Incorporated (Cambridge University Press, 1998).
[10] “Il lavoro del pioniere Curtis, frutto di una lunga esplorazione dall’Alaska al New Mexico, dal 1906 al 1930, è molto di più di una raccolta etnografica. Nei volti fieri dei capi, nella bellezza aggraziata e altera delle donne e nella pura innocenza degli sguardi dei bambini ci restituisce la dignità calpestata di un popolo e l’anima di chi è ancora nell’integrità della natura”: cfr. Figli del Grande Spirito, vademecum delle mostre (a cura di Manuela Bartolotti).
[11] Su “Balla coi lupi”, un film del 1990 di genere western con Kevin Costner che figura come attore protagonista, regista e sceneggiatore cfr. Alice Grisa, Balla coi lupi, trama e significato di libro e film, in http://www.mondofox.it
[12] Sulla bandiera Lakota sventolante sulla facciata del municipio di Berceto cfr. Berceto espone la bandiera dei Lakota, 21 febbraio 2017, in https://ecodellalunigiana.it Riporto la descrizione della bandiera della tribù Sioux Oglala: “presenta un cerchio di nove teeppee che rappresentano i nove distretti della riserva: Porcupine, Wakpamni, Medicine Root, Pass Creek, Eagle Nest, White Clay, LaCreek, Wounded Knee e Pine Ridge. Il campo rosso simboleggia il sangue versato per difendere le terre e, in senso allegorico, tutti gli “uomini rossi”. Il blu della cornice rappresenta il cielo, visibile da tutti i punti cardinali durante la cerimonia del Grande Spirito e i quattro elementi, ma anche il concetto filosofico-religioso del Mondo degli Spiriti, inteso come aldilà.” Cfr. https://formatoberliner.wordpress.com
[13] Cfr. https://www.wambligleska.org/
[14] “Nuvola Rossa” (vero nome Mahpiya Lùta, in inglese Red Cloud) (1822-1909) è stato un capo dei Teton Oglala: cfr. George E. Hyde. Red Cloud’s Folk: A History of the Oglala Sioux Indians (1937, revised 1957).
[15] “Cavallo Pazzo” (in inglese Crazy Horse, in lingua Lakota Tashunka Uitko o Tashunka Witko (primi anni 1840 – 1877) è stato un nativo americano della tribù degli Oglala Lakota (Sioux). “Personaggio leggendario, gli sono state attribuite imprese memorabili e fantastiche, come quella che lo voleva invulnerabile ai proiettili o che narrava che il suo spirito aleggiasse ancora tra le tribù dei pellerossa”: cfr. https://it.wikipedia.org e cfr. inoltre Mari Sandoz, Cavallo Pazzo, lo “Strano Uomo” degli Oglala, Rusconi, 1999; Stephen E. Ambrose, Cavallo Pazzo e Custer, BUR, 2000; Kingsley m. Bray, Cavallo Pazzo. Il grande condottiero del Little Bighorn, Mondadori, 2008.
[16] Su “Toro Seduto” (1831-1890) cfr. nota 5 del presente saggio.
[17] La “battaglia del Little Bighorn” fu uno scontro armato tra una forza combinata di Lakota (Sioux), Cheyenne e Arapaho e il 7° Cavalleria dell’esercito degli Stati Uniti d’America che ebbe luogo il 25 giugno 1876 vicino al torrente Little Bighorn, nel territorio del Montana. La battaglia fu il più famoso incidente delle guerre indiane e costituì una schiacciante vittoria per i Lakota e i loro alleati. Delle dodici compagnie del 7º Reggimento di cavalleria US, cinque, comandate dal famoso tenente colonnello George Armstrong Custer (1839-1876), furono completamente annientate. Le altre rimasero assediate per quasi due giorni e subirono perdite sostanziose. Sull’argomento cfr. David Humphreys Miller, La fine del generale Custer, come raccontano gli indiani, Rizzoli, Milano 1966; Cesare Marino, Dal Piave al Little Bighorn, Alessandro Tarantola editore, Belluno 1996.
[18] Cfr. https://www.wambligleska.org/, in particolare “I Lakota Sioux ieri e oggi”, ovvero: “I Lakota-Sioux ieri”; “La caccia al bisonte”; “L’età dell’oro”; “I Lakota-Sioux oggi”; “Il lungo cammino della conquista dei diritti”.
[19] Cfr. Mattia Monacchia, I “Figli del Grande Spirito” salutano il paese con una festa, ne “La Gazzetta di Parma”, 15 settembre 2018. [Si chiude domani con una commemorazione la mostra dedicata alla cultura Lakota, In programma incontri, dibattiti, visite guidate alla rassegna e danze tradizionali].
[20] Questi i titoli dei suoi libri: Nuovo Mondo. Errori, orrori e furori della colonizzazione delle Americhe, Edizioni Laris editrice (collana Eterne Tracce), 2009; Wakan Tanka. Il Grande Sacro. La via spirituale dei nativi americani, Edizioni L’Età dell’Acquario (collana Tradizioni), 2013; I leggendari guerrieri delle praterie, Edizioni Altravista (collana I colori del mondo), 2014 e Mitakuye Oyasin. Il viaggio dell’anima nella cultura dei nativi americani, Edizioni L’Età dell’Acquario (collana Tradizioni), 2016.
[21] Il “massacro di Wounded Knee” è il nome con cui è passato alla storia un eccidio di Miniconjou, un gruppo di Lakota Sioux, da parte dell’esercito degli Stati Uniti d’America, avvenuto nell’ambito delle guerre Sioux e commesso il 29 dicembre 1890 nella valle del torrente Wounded Knee. Sull’argomento cfr. Dee Brown, “Wounded Knee”, in Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Arnaldo Mondadori Editore, Milano 1981 (prima ed. 1970), pp. 443-448.
[22] Sulla figura di Pietro Martire (1457-1526), nato ad Arona sul Lago Maggiore (vicino alla città di Anghiera) cfr. Temistocle Celotti (a cura di), Mondo Nuovo (De Orbe Novo) di P. Martire d’Anghiera, Edizioni Alpes, Milano 1930; cfr. Alessandro Martire, Wakan Tanka. Il Grande Sacro. La vita spirituale dei nativi americani, Edizioni L’Età dell’Acquario, Torino 2013, pp. 17-22 (“Chi fu Pietro Martire d’Anghiera?”). Frequentando l’ambiente di corte, prima come uomo d’armi, quindi come religioso, diplomatico e membro del Consiglio delle Indie, Pietro Martire ebbe occasione di conoscere fatti e personaggi che riferì in una serie di lettere, scritte fra il 1488 e il 1525, raccolte, dopo la morte, nell’Opus epistolarum. Le Decadi costituiscono la quasi contemporanea trasposizione in forma narrativa delle lettere, dove si trova scritto il primo resoconto di esplorazioni in America centrale e meridionale, in latino. Nella sua opera De Orbe Novo descrisse il primo contatto fra gli Euroepi e i nativi americani.
[23] Ascanio Maria Sforza Visconti (1455-1505) è stato un cardinale italiano, conosciuto per la sua abilità diplomatica, che giocò un ruolo fondamentale nell’elezione di Rodrigo Borgia come Papa Alessandro VI.
[24] Sul vescovo cattolico spagnolo Bartolomé de Las Casas (1484-1566), impegnato nella difesa dei nativi americani, cfr. Gustavo Gutiérrez, Alla ricerca dei poveri di Gesù Cristo. Il pensiero di Bartolomé de Las Casas, Queriniana, 1995; Maurizio Ponz De Leon, Un uomo di coscienza. Vita e pensiero di Bartolomé de Las Casas, Il Cerchio, 2009.
[25] Cfr. Alessandro Martire, op. cit., pp. 21-22.
[26] Sui “fratelli Zeno” – Nicolò (1326-1402) e Antonio (? – 1405) – navigatori veneziani del XIV secolo impegnati nell’esplorazione dell’Atlantico del Nord e dei mari artici cfr. https://it.wikipedia.org e cfr. Andrea di Robilant, Irresistible North: from Venice to Greenland on the trail of the Zen brothers, New York, Alfred A. Knopf, 2011.
[27] In un blog presente su internet che riferisce una storia analoga a quella ascoltata a Berceto si parla dello scozzese “Henry Sinclair” (1345 ca – 1404 ca), nonno di William Sinclair: cfr. Henry Sinclair e la Scoperta dell’America 1398 (90 anni prima di Colombo), in https://massimoagostini.blogspot.com/p/henr.html.In particolare, nella bibliografia citata, l’autore dello scritto riporta: “Principe Henry Sinclair: la sua spedizione nel Nuovo Mondo nel 1398, da Frederick J. Pohl, 230 pagine, 1974, Davis-Poynter. Ristampato in edizione marzo 1998, 232 pagine, Nimbus Publishing Ltd. ISBN 1551091224 [Frederick J. Pohl morì nel gennaio 1991, all’età di 102 anni, la qualità della sua ricerca merita ulteriori indagini della storia di Henry Sinclair]”. Cfr. inoltre Laurence Gardner, La linea di sangue del Santo Graal, Roma 2006; Roberto Giacobbo, Templari, dov’è il tesoro?, Mondadori, Milano 2010, p. 208. Il 17 novembre 1996, in Nuova Scotia, fu eretto un monumento a ricordo della spedizione scozzese dei Sinclair del 1398. Si tratta di un masso con una lapide in granito nero che ricorda l’evento. Cfr. http://www.wikiwand.com; https://newscotland1398.ca/hist/nshistory01.html
[28] I “Mi’kmaq” (spesso chiamati impropriamente Micmac) sono una popolazione nativa americana, appartenente alle First Nations (Prime Nazioni – sono i popoli indigeni o autoctoni dell’odierno Canada). La loro area di stanziamento prende il nome di Mi’kma’ki, e storicamente si estende lungo la fascia orientale della Penisola Gaspé (Québec) e le Province Marittime (New Brunswick, Nuova Scozia, Prince Edward Island). La nazione conta oggi una popolazione di circa 40.000 individui, dei quali circa un terzo parla ancora il “Micmac”. Cfr. https://it.wikipedia.org Cfr. inoltre Stephen A. Davis, Míkmaq: Peoples of the Maritimes, Nimbus Publishing, 1998.
[29] Sulla “Cappella di Rosslyn” (chiesa situata a Roslin o Rosslyn, nel Midlothian in Scozia, vicino ad Edimburgo, la cui costruzione ebbe inizio nel 1486) cfr. Mark Oxbrow – Ian Robertson, Rosslyn and the Grail, Mainstream Publishing, Edinburgh 2005; cfr. Gian Luigi Blengino – Manrico Murzi, Itinerari iniziatici e del Graal, ECIG (Edizioni Culturali Internazionali Genova), s.d. (presentato a Pontremoli il 21 ottobre 2018), pp. 16-17.
[30] Su “Leonard Crow Dog” cfr. https://www.riflessioni.it: “Nel 1994, durante il suo consueto viaggio a Rosebud [Alessandro Martire] viene accettato a partecipare alla “Danza del Sole” (compiendo l’auto sacrificio in maniera tradizionale) sotto la guida dell’uomo di medicina Leonard Crow Dog, famoso per l’occupazione di Wounded Knee del 1973, e uomo di “medicina” di spicco fra i Lakota.”
[31] Cfr. Alessandro Martire, op. cit., pp. 22-26.
[32] Ricordo che proprio quest’anno (2018) il poliedrico artista lunigianese Beppe Mecconi (nato nel 1956) ha ricevuto il premio “Montale-Fuori di casa” Sezione Ligure-Apuana e il Trofeo “Manfredo Giuliani” al Concorso letterario “Città di Pontremoli” per il romanzo “Trabastìa”.
[33] “Dal 1997 iniziano ufficialmente i rapporti scientifici e culturali con l’Università degli Studi di Firenze, dipartimento di antropologia. Grazie al Chiar.mo Professore Brunetto Chiarelli inizia la diffusione a livello accademico della cultura delle popolazioni indigene del Nord America, vengono promosse una serie di iniziative culturali e scientifiche a livello universitario, che permetteranno poi negli anni successivi, la realizzazione di importanti eventi culturali, con la presenza di membri tribali Lakota Sioux i quali, con la loro esperienza, daranno un importante impulso alla diffusione della cultura tradizionale di dette popolazioni.” Cfr. Alessandro Martire, op. cit., p. 224.