Anno 1762: l’artista Gianbattista Dupré, che sembrerebbe sconosciuto non essendo menzionato né dal Benezit (1) né dal Thieme-Becker (2), nei loro dizionari degli artisti, supplica da Pontremoli il Granduca affinché gli conceda un “salvacondotto” per potersi recare a Firenze dove perfezionare gli studi. In questa supplica (3), nella quale traspare il difficilissimo rapporto dell’artista con il padre Michele, il francese ripercorre brevemente le fasi salienti della sua esistenza davvero frenetica. Uno spaccato di vita, quello che ci viene presentato, vissuto tra Parigi, Parma, Roma e Firenze con finale “thrilling” ad esito positivo in Lunigiana: dalla ricerca del padre all’arresto, dalla fuga al tentato suicidio, tra ozi (a Roma “gitto un cento scudi romani più tosto meno che più”), piaceri e studi artistici (a Parma “seguitò lo studio del disegno per lo spazio di quattro anni”; a Roma riportò due medaglie dall’Accademia del Campidoglio”).
Finale “thrilling” ad esito positivo in Lunigiana poichè, tentato il suicidio a Villafranca (dopo aver “perduto il lume della ragione”) per mezzo di un “trinciante” (grosso coltello), l’artista viene soccorso da un “chirurgo” di Pontremoli e successivamente, dall’Ospedale, approda al Convento dei Padri Carmelitani di Pontremoli (4).
Al di là del valore dell’artista (magari ne avesse o avesse lasciato qualche sua opera o disegni o schizzi in loco!) desta interesse la storia della sua esistenza e il suo rapporto (solo occasionale o duraturo?) con i Padri Carmelitani di Pontremoli (da lui definiti “buoni religiosi”) dei quali elogia la “carità”, nonché il suo legame, poi interrotto su consiglio del Vescovo, con le monache del Convento delle Bagnone di Parma (ovvero il Convento dell’Immacolata Concezione, così chiamato perché fondato da Ersilia Bernieri, moglie di Pier Francesco Noceti oriundo di Bagnone) (5). Una storia dunque da leggersi senza pretese, col solo intento di richiamare l’attenzione sul destino di un artista che ormai disperato, ha trovato un angolo di pace in Lunigiana. Ecco la supplica nella versione integrale.
Marco Angella, Un tribolato artista osa raccomandarsi direttamente al sovrano, pubblicato in Il Corriere Apuano, 25.5.1996, p. 3
Sacra Cesarea Maestà
Gianbattista Dupré nativo di Parigi ha l’onore di rappresentare alla M. V. che essendo statto abbandonato in ettà di anni cinque assieme con la sua madre, et una sua figlia respettivamente di lui sorella, dal suo padre Micchelle Paté Dupré attualmente al Seminario di S.A.R. in Parma, vivendo sino all’ettà di anni ventidue alle spese della nominata sua madre, nel qual tempo alle interposizioni d’amorevole sig.re cominciò il detto Micchele suo padre a pagarli lire trenta di Francia al mese. Scrisse l’oratore più volte al detto di lui padre, senza avverne mai la sorte di vederne risposta, ne sappendo a che attribuirlo per meglio assicurarsene, e spinto assieme dal naturale amore di riconoscere doppo tanto tempo, e baciare il di lui genitore, venne in risoluzione di venire in Italia a ritrovarlo, siccome fece, dove giunto fu dal padre, che vive in Corte messo a Dozzina in altra Casa, qua seguitò l’oratore lo studio del Disegno per lo spazio di quattro anni circa, consistendo in questo tempo tutte le di lui mancanze in qualche amoreggiamento, ed avendo richiesto di esser mandato e Roma per proseguire suoi studi, l’ottenne dal padre, che li fece un’onesto assegno ed in Roma si trattenne lo spazio d’anni due e mezzo de’ quali uno e mezzo ne spese tutto applicato allo studio nel quale riportò due medaglie dall’Accademia del Campidoglio. L’altr’anno gittolò inutilmente mancando di tutta l’attenzione allo studio della Pittura perdendo il tempo in alcune conversazioni riguardeuli per altro, per le quali gittò un cento di scudi romani più tosto meno che più. Quindi sotto pretesto, che fosse il di lui padre all’estremo di vitta, fu dal sig. Ambasciatore di Malta consigliato di ritornare a Parma, ove giunto fu immediatamente fatto prigione da soldati, e fermato in quel Castelo circa un mese e mezzo da dove estratto, fu rimesso in un’altra Dozzina, quale sendo vicina ad un certo rittiro chiamato delle Bagnone essendo da alcune di quelle ritirate richiesto per alcuni dissegni, onde più volte ebbe occasione di portarsi al su detto rittiro, e di riceverne di mano in mano alcuni Regali di dolci in ricompensa de suoi dissegni, dal che nacque qualche gelosia in quel ritiro, per lo che, sendo statto chiamato da quel Monsignor Vescovo, nè potendo trovare in lui alcun reato, fu’ pregato di non più ritornarvi, et esso Oratore ubbidì prontamente non ponendovi più piede.
Sei mesi doppo il di lui ritorno da Roma sotto pretesto di non avvere più nuova della di lui moglie respettivamente di lui madre rimandato a Parigi con promessa di pagarli 600 lire monetta di Francia all’anno, ma giunto a Parigi non li fu mantenuta la parola, dovvendo vivere unicamente a spese della madre per lo spazio di cinque mesi, doppo i quali risolvette di venire costì in Firenze per meglio approfitarsi nella pittura, con la speranza che la sua maggiore vicinanza avverebbe mosso il padre a soccorrerlo e per meglio moverlo a compassione si portò immediatamente a Parma, ma ivi giunto fu immediatamente avvertito che, si cercava di lui padre, di farlo arrestare; che perciò fu obbligato di ritirarsi in un Convento de Padri Rifformati di San Francesco del quale, doppo esser statto assicurato, per parte di Monsignor Vescovo da quel Guardiano, oltre l’assicurazione d’un Officiale che li giurò in parola d’onore che non sarebbe stato molestato, fu consegnato a soldati che accompagnavano le reclute che passano per servizio di S.M.C. a Orano. Ridotto con ciò l’Oratore all’estrema disperazione, vedendosi cosi trattato con disperazione dal proprio Genitore, perduto il lume della raggione, giunto a Villafrancha Feudo de SS.ri Marchesi Malaspina con un trinciante si ferì per togliersi la vita e liberarsi da sì fatta miseria. Non piacque al Signore Iddio per sua infinita misericordia, che restasse estinto; mà soprachiamato da Pontremoli un chirurgo per curarlo, quale di lì a qualche giorno li fece condurre a Pontremoli per maggior comodo e quivi la Divina Clemenza pare vi si mostrò propria, avvendoli presentato occasione di fuggire dall’Ospedale in cui era custodito, e ricoverarsi in questo Convento de Padri Carmelitani, ove dal padre per un mese gli è stato soministrato il bisognevole, con la lusinga forte, chè n’uscirebbe spensieratamente e quindi restarebbe novamente fermato; mà vedendo che la cosa non andava cosi e che l’Oratore se ne stava tuttavia ritirato, mai più ha voluto pagarli cosa veruna col disegno, forte di metterlo a disperazione ed obbligarlo così ad uscire per forza, e sarebbe seguito, se la carità di questi buoni religiosi non l’avesse sovvenuto, e sono già scorsi due mesi. In questo statto di cose l’Oratore che ha esposto fedelissimamente tutte le sue mancanze per le quali viene cosi trattato dal Padre.
Supplica umilmente la M.a V.a a degnarsi di accordarli un salvacondotto per il quale possa passare a Firenze, ove parte col suo lavoro, e parte con qualche assegno li fa la madre possa maggiormente approfittarsi alla squola di codesti eccellenti Pittori per disgravare questi poveri religiosi e in un medesimo tempo aiutare ancor lui la sua povera madre ch’è si carica di debiti per sostenerlo.
Che della grazia Quam Deus
Giovanni Battista Duprés
Note
1) Cfr. E.Benezit, Dictionnaire critique et documentaire des peintres, sculpteurs, dessinateurs et graveurs de tous les temps et de tous les pays par un groupe d’écrivains spécialistes francais et étrangers, 8 voll, Paris 1948-1955. Alla voce “Dupré si trovano moltissimi artisti ma nessuno di loro ha per nome Gianbattista, Viene segnalato solo un certo Jean Dupre o Deprez, scultore di Gand, nato nel 1701 e morto nel 1771.
2) Cfr. Thieme-Becker. Allgemeines lexikon der bildenen kunster von der antike bis zur gegenwarth, 36 voll. e 1 agg, Lipsia 1907-1950. Come nel Benezit vengono menzionati moltissimi “Dupré” ma nessuno ha per nome Gianbattista.
3) Questa supplica si trova tra le carte della Sezione Archivio di Stato di Pontremoli (S.A.S.P.). Più precisamente in S.A.S.P. “Suppliche e memoriali (senza data).
4) I Padri Carmelitani della Congregazione di Mantova, detti del Cappello Bianco, giunsero a Pontremoli nel 1606.
5) Sul Convento delle Bagnone o dell’Immacolata Concezione di Parma cfr. F. Da Mareto, Chiese e conventi di Parma, Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, Parma 1978, р.9 e р.78. In particolare a p.9 si legge: “Monastero di clausura vescovile con oratorio dedicato all’Immacolata Concezione già in Borgo Regale fondato verso il 1618 dalla signora Ersilia Bernieri, vedova di Pier Francesco Noceti o Nocetti di Bagnone, per vergini che, oltre che i voti comuni, dovevano fare quello di vivere e morire nel Monastero in cui erano entrate. Soppresso il 9.6.1805. Vi si osservava la regola del Terz’Ordine Francescano. Sulla fine del secolo XVIII vivevano nel Monastero 7 religiose professe, 8 converse, 4 educande, 2 fattori e 1 ortolano”.
L’immagine di introduzione alla pagina è tratta dal Corriere Apuano del 6.1.2017 e rappresenta l’edificio del vecchio ospedale di Pontremoli, a nord di Porta Parma con la facciata della chiesa dell’ex convento del Carmine.