
La produzione che economicamente prevale nella Val di Magra è l’agricola, il terreno è in parte coltivato da mezzadri, in parte da piccoli proprietari; ora, sporadicamente però, specialmente nella parte più bassa, comincia ad infiltrarsi l’affittuario. Dato il frazionamento e la mezzadria, non entrano da noi per nulla tutte queste macchine che sono l’esponente del progresso agricolo. Coltivazione, diremmo quasi, ancor primitiva, limitata ai più semplici cereali ed alle leguminose, (grano, granturco, fagiuolo, pisello, orzo ecc.). Qualche importanza hanno pure gli ortaggi , la cui produzione si può dire limitata alla parte più bassa della Val di Magra, e precisamente a quella che appartiene alla Liguria e della quale noi non ci dobbiamo per ora occupare. Estensione abbastanza vasta ha la cultura della vite, e ora si comincia a ridurre le zone migliori quasi esclusivamente a vigneti. Di grande importanza la cultura del castagno, che va però poco a poco restringendosi, per un fenomeno che più sotto spiegheremo. Fiorisce il piccolo commercio interno e quasi chiuso, ed è sterilissimo l’artigianato, quasi sempre esclusivamente individuale.
Una economia, quindi, a dirittura primitiva, resa anche tale dalla scarsezza assoluta dei mezzi di comunicazione, che impedisce il costituirsi di rapporti intimi tra i vari paesi; sicché non è raro trovare una ostilità spietata e quasi feroce tra gli abitanti di un paese e quelli di un altro: tipica, fino a poco tempo fa, la lotta continua che vigeva tra due piccoli paesi della parte più bassa della Val di Magra, Caprigliola e Albiano Magra, lotta che ha le sue origini in tempi assai lontani e che ha avuto anche i suoi cantori estemporanei.
Vasta l’emigrazione, che si volge alla Americhe, alla Francia e alla Svizzera; la popolazione in qualche punto si dà al commercio ambulante di chincaglierie, di libri, di pietre da arrotare, volgendosi specialmente all’alta Italia: L’emigrazione ha diminuito certamente la molta miseria di Val di Magra ed ha contribuito anche al maggior frazionamento della proprietà ed all’aumento del valore della terra.
Di questo aumento i compratori tentano di rifarsi estendendo la coltivazione dei cereali a danno dei castagneti.
Il nostro emigrante, in generale, se ne va in Francia o in Svizzera, parte in primavera e torna nell’ottobre o nel novembre. Se si volge alla Americhe, vi si trattiene vari anni, se torna veramente arricchito, si trattiene definitivamente in patria; se torna invece con i frutti scarsi dei suoi risparmi, i quali di solito si esauriscono nel breve spazio di tempo, allora l’emigrante riparte, in modo che la maggior parte dei suoi guadagni vengono assorbiti dai costosi viaggi.
A conservare e consolidare questo primitivo stato economico concorrono le condizioni amministrative e politiche veramente feudali.
Data la costituzione della provincia di Massa – a cui la Val di Magra appartiene – non può esistere nessuna relazione tra i paesi che la compongono. Essendo il capoluogo della provincia assai distante, dato il dispendio che occorre per partecipare alla vita provinciale amministrativa, ne consegue che le funzioni della provincia sono completamente in mano della gente agiata e libera, ossia di grandi proprietari o professionisti. Questa gente ha quindi il monopolio della politica e fa e disfà a suo piacere, con sistema perfettamente oligarchico.
Il contadino si disinteressa quasi completamente di questioni politiche e amministrative: se è elettore, crede suo dovere dar voto ai signori, al padrone o a chi per lui. I piccoli commercianti e i bottegai, o se ne stanno da parte intenti al guadagno, oppure formano con gli artigiani la clientela dei partiti signorili. Il signore ha in giro una quantità di piccole cambiali, che non protesta purché gli si dia la securtà del voto; e così fa l’avvocato col cliente che non paga la parcella; e via dicendo.
In questo stato di cose vivono quelli che si chiamano i partiti politici con le loro lotte, le quali altro non sono che lotte di persone e d’interessi personali più o meno onesti.
Come sorse il socialismo
Il socialismo venne in Val di Magra dal parmense e dalla bassa Lunigiana, o, meglio, dal Massese e dal Carrarese. I primi socialisti del massese e del Carrarese (dopo il 1870) furono, come in tanti altri centri d’Italia, degli internazionalisti, ed il movimento ebbe carattere spiccatamente anarchico e insurrezionale. Sentì l’influenza di Hakounine piuttosto che quella di Marx. Nel Carrarese, specie tra i minatori delle cave, ebbe largo seguito Carlo Cafiero, che vi fu per qualche tempo. Sono di questo tempo le lotte sanguinose tra internazionalisti e repubblicani seguaci di Mazzini; società semi-segrete, mezzo politiche e mezzo – come dire? – criminali ( si ricordano la Spartana – per i ceti di più bassa mentalità, socialismo significava confusamente “spartire” – il Braccio di Ferro e altre), che terminarono con processi, condanne tremende all’ergastolo, alla reclusione, ecc.
Dopo l’Internazionale, anche il Partito Operaio ebbe, se pur non in gran numero, seguaci. Quando però nel 1892 fu costituito il Partito Socialista, col distacco definitivo dagli anarchici, sorsero allora sezioni del partito in Lunigiana. Ma il movimento conservò sempre un carattere anarchico e rivoluzionario. Ma il movimento conservò sempre un carattere anarchico e rivoluzionario. Periodo culminante: i moti del 1893 – bande d’insorti tentano un colpo di mano si Avenza e Carrara – stato d’assedio col generale Heusch, repressioni, scioglimenti di circoli, condanne ecc. In qualche piccolo gruppo(specie fra i cavatori di marmo) vi fu realmente l’intenzione d’un movimento insurrezionale, che doveva estendersi alla Toscana e ad altri paesi; ma il moto fallì completamente. Se ne esagerò straordinariamente l’importanza: le famose bande armate si squagliarono come nebbia, tanto che un battaglione di soldati sparò contro dei ……pini, avendoli presi per una banda d’insorti. In questo periodo tra i “capi” si ricordano un Conte Lazzoni di Carrara, i fratelli Gattini – ora in America – e l’avvocato Luigi Molinari, che tuttora milita nel campo anarchico e dirige l’Università popolare.
Per riflesso di questo movimento della bassa Lunigiana, anche l’alta Lunigiana, ossia la Val di Magra, cominciò a muoversi. Un gruppo di giovani, quasi tutti studenti, cominciarono a fare \attiva propaganda tra il 1894 e il 95. Tra questi sono da ricordare Luigi Campolonghi, Alceste de Ambris, il dott. Piero Ferrari, ora ufficiale medico nell’esercito, l’avv. Vittorio Carloni, Giacinto Gironimi dell’Aulla, Arturo Salucci, ora re4dattore del Lavoro, e vari altri. Sorse questo movimento con un bell’impeto di fede e di sincerità, ma con scopi quasi semplicemente teorici. Furono giovani animosi, che, allietati dalla vivida luce dell’ideale, si gettarono nel partito più per un bisogno sentimentale dello spirito, che per una necessità della regione loro.
La prima tappa – diciamo così – del socialismo di Val di Magra fu segnata da una manifestazione del 1895, che culminò in un discorso dell’on. Berenini; e per l’occasione Luigi Campolonghi, che fu certamente il più suggestivo ed ardente propagatore del socialismo in quegli anni, scrisse un manifesto che può ritenersi la prima voce del socialismo valdimagrese. Era, in certo qual modo, la chiesa apostolica: mancavano allora i politicanti, gli arrivisti, coloro che si servirono del socialismo come d’uno sgabello per le loro ambizioni personali; fu il periodo più bello e più simpatico del movimento.
Si può dire che questo periodo sano, vitale, di intenso idealismo sia durato in Val di Magra sino al 1898, anno in cui vi fu il nuovo scioglimento del partito, con vari arresti. Luigi Campolonghi ed Alceste de Ambris dovettero riparare all’estero, dove vissero vario tempo tra le maggiori strettezze; a Pontremoli fu arrestato l’avvocato Pietro Bologna, ad Aulla Giacinto Giromini, Ettore Baracchini ed Elia Ferrarini. Questo fu il periodo eroico del socialismo di Val di Magra. In generale il socialismo di questi anni non fu mai in Val di Magra troppo ortodosso. Suoi caratteri salienti: viva simpatia per gli anarchici e per quanto sapeva di ribelle e di rivoluzionario, movimento quasi esclusivamente sentimentale ed intellettuale, spiccate tendenze idealistiche.
I socialisti dopo il 1900
Dopo che nel 1900 si cominciarono a ricostituire le sezioni – prima tra queste quella dell’Aulla e di Pontremoli – il socialismo valdimagrese perdé ben presto quasi completamente le caratteristiche che lo rendevano simpatico e sincero, degenerando in movimento esclusivamente elettorale, a servizio di questa o di quella clientela borghese. Ecco come sono descritti i socialisti di Val di Magra in un bellissimo articolo di Manfredo Giuliani: I partiti politici in Val di Magra, nella Lunigiana, anno II, n.I.:
“Il partito socialista dell’alta Lunigiana si compone di due elementi contraddittori, ma dai quali trae l’origine e la possibilità non della sua esistenza ma della sua parvenza. Un elemento è dato dagli operai che hanno emigrato e che, tornati, hanno portato dall’estero aspirazioni attinte alle grandi correnti della vita moderna, nelle fervide lotte economiche di paesi intensamente industriali. E questo, se è un elemento schietto, rimane però in Val di Magra del tutto sentimentale per la mancanza delle condizioni economiche che rendono possibile la lotta, e per la trasformazione che avviene dell’emigrato, che, lavoratore e proletario all’estero, qui torna mezzadro o piccolo proprietario o piccolo commerciante.
L’altro elemento è dato, invece, da parsone residenti in Val di Magra, borghesi in prevalenza, che accettano la parte puramente sentimentale e umanitaria di questa corrente, della quale non afferrano la portata pratica che li respingerebbe. E questo è l’elemento indigeno e che in realtà è il prevalente e che costituisce la parte attiva del partito. Ne avviene un equivoco che rende possibile che l’aspirazione proletaria, estranea alle condizioni della Val di Magra, serva a dare il nome di socialista a un partito di borghesi che ha scopi puramente elettorali, e, come tutti gli altri partiti estranei, non ha intransigenze ideali, ma è dominato da opportuni fini locali e personali. E m’astengo da una troppo facile esemplificazione. In circa 12 anni non ha mai, p.e., sentito il bisogno di affermare l’esistenza di una questione provinciale e di propugnarla. Si è limitato a tentare la conquista dei Comuni e della Provincia , adattandosi negli organismi esistenti, plasmando supinamente la propria organizzazione su quella provinciale , non riuscendo nemmeno a esser tanto rivoluzionario da spezzare quei limiti segnati dalla retoricamente odiata burocrazia. E l’adattamento, si sa, per una legge comune, produce l’adesione e lo spirito di conservazione.
Pure la questione provinciale è un problema vitale per noi e l’unica via della vita pel partito socialista: ma poiché non si tratta di partito ma di fazione, anche questa, come le altre, ha un attaccamento all’organizzazione provinciale, nella quale tutte trovano la loro ragione d’essere e sicurezza di prosperità”
Solo un’eccezione si può fare – eccezione fatta anche dal Giuliani – per il socialismo di un breve territorio di Val di Magra, ossia delle terre di Mulazzo e di Montereggio, che danno un fortissimo contingente all’emigrazione.
Il socialismo che qui si manifesta – riportiamo su per giù le parole del Giuliani – con una certa intensità ed anche con un ammirevole sincero entusiasmo, è un prodotto prevalentemente operaio, ed il carattere suo consiste in una bella opera di elevamento morale, di esaltazione idealista, di associazione e di cooperazione, di pubblica assistenza. Ma anche lassù, a Mulazzo, pare che la corruttela elettorale già cominci ad infiltrarsi.
La vita del partito
Il socialismo di Val di Magra ha una Federazione. Ma questa federazione esiste di fatto, o pure soltanto di nome? Le sezioni socialiste in Val di Magra nominalmente non sono poche, nominalmente non hanno pochi iscritti; effettivamente non ne esistono che pochissime, con pochissimi iscritti. Perché una seziona sia ufficialmente riconosciuta, bisogna abbia almeno dieci soci: ora noi possiam dire che più d’una sezione socialista di Val di Magra non ha effettivamente che tre o quattro soci, i quali, per essere sezione e fare stizza al parroco del luogo, pagano alla direzione del partito regolarmente dieci tessere.
Una sezione, più d’una volta, ha chiesto sessanta tessere alla direzione del partito, mentre effettivamente gli iscritti erano appena otto. Vi sono certi segretari di sezione i quali rimettono di bosa loro le quote di soci inesistenti, pur di poter soddisfare la vanità di andare come rappresentanti al congresso.
Una prova di quel che sia il socialismo in Val di Magra ce la dà il giornale che lo rappresenta, La Terra, intorno alla quale mi piace riportare un altro passo dell’articolo già citato di Manfredo Giuliani:
“ La Terra fu fondata da un gruppo di giovani studenti, residenti a Parma, ed in essa, in quel primo periodo, passò un’ondata fiammante di fede, un saluto di giovani e di studiosi a un movimento storico che si affacciava sulla via italiana, pieno di promesse. Ma non rispondeva a nessun bisogno della Val di Magra. Soppressa, tentò di sollevarsi con vari ma sfortunati tentativi, finché 5 anni fa si rese necessaria per esigenze elettorali. Che cos’è questa nuova terra, che cosa vuole, che cosa rinnova nella vita pubblica? E’ difficile dirlo. E’ anonima, specialmente nelle corrispondenze, è allagata di pettegolezzi e di malignità. Nessuna unità di indirizzo e di intento. Nello stesso numero e nella stessa pagina , un articolo riformista è posto vicino ad uno sindacalista, e presso ad un ritaglio di giornale, una notizia di sport. Le nascite, le morti, i matrimoni, le lauree, le offerte di beneficenza sono spesso argomento di complimenti e di specchietto elettorale. Non mancano articoli sinceri talvolta, ma in quel indifferentismo perdono ogni efficacia. Manca la passione che faccia sentire uno scopo e che dia al giornale uno scopo. Quella incoerenza continua, quel dire e disdire, quella irresponsabilità elevata a sistema, e talora anche la sconfessione di un articolo pubblicato prima e l’opportunismo trionfale, non possono avere che un effetto demoralizzatore. Così non si insegna il senso della responsabilità né si abitua la folla alla lotta franca, aperta e leale. Ma lo scopo dunque di un tal giornale? Ricercando questo ritroveremo l’espressamente caratteristica del partito di cui è voce. Se voi cercate bene oltre la superficie, trovate che l’accostarsi di tante voci, sincere o no, pettegole o appassionate, credenti o scettiche, non è che una parte accessoria, senza importanza, quella che deve far l’etichetta; quello che importa invece sono le faccende elettorali, che vi si dibattono. Le prima sono il pretesto ideale, il fantasma del partito, la bandiera sotto la quale far passare le altre, veramente importanti. E, infatti, se vi prenderete il divertimento di seguire questi filoni elettorali, voi non vi trovere l’assenza di scopo, la frammentarietà, la contraddizione, ma, anzi, una unità intenti e una netta e viva visione del fine: unità e fine che debbono essere presi non nel senso assoluto, ma in quello relativo, rispetto alla possibilità del successo, secondo le aspirazioni che abbiamo illustrate”
Ed ecco che anche questo giornale fatto senza fede, messo insieme meccanicamente, privo di passione spirituale, rimase l’espressione di una fazione prevalentemente elettorale che invano si vuol chiamare partito.
Il leader
Giova dire due parole di chi ha dato al movimento socialista questo indirizzo esclusivamente elettorale. E’ l’avv. Pietro Bologna che è anche attualmente il leader del partito. Venne al socialismo tra il ’97 e il ’98, compiendo una evoluzione iniziata già con la precedente conversione dal repubblicanesimo al radicalismo. In Val di Magra non era dai socialisti troppo desiderato, avendo festeggiato nel ‘ 94 il generale Heusch, quando la provincia di Massa era stata messa in stato d’assedio. Chi lo introdusse nel socialismo di Val di Magra fu Camillo Prampolini, il quale versò sul capo di questo nuovo messia l’acqua lustrale del suo Giordano.
Uomo di nessuna genialità e anzi di mente assai ristretta, riuscì a diventare il leader del partito per la sua inframmettenza, per il ricordo dell’arresto subito nel ’98 e in virtù specialmente della sua grande e smisurata ambizione. Il Bologna è lo sfruttatore di tutti i giovani animosi che si gettano nel socialismo e li sfrutta nel senso che loro addensa una infinità di occupazioni, salvo a metterli alla porta quando non faccian più per lui, quando cioè invece che ubbidienti servitori vogliono dimostrare di essere uomini pensanti con la loro propria testa.
Le sue tendenze sono un enigma: l’abbiamo udito parlare alle volte in tono riformista, altra volta in tono integralista, qualche volta rivoluzionario, qualche volta sindacalista.
Suo primo pensiero fu il cadreghino comunale, poi la conquista del comune. Se non che la conquista del comune (a Pontremoli, s’intende) non gli è possibile da solo; gli è necessario un blocco: ed ecco il blocco nel quale entrano anche i monarchici, nel quale entra, ed ha poi l’assessorato, un avv. Battista Cavagnada, che era stato prima continuamente attaccato, quasi con ferocia dall’avv. Bologna. E il comune è così conquistato e col comune anche il sindacato.
Dopo il sindacato il consiglierato provinciale.
Naturalmente l’avv. Pietro Bologna è anche il candidato socialista al parlamento. Nelle elezioni del 1904 fu presentato , o si presentò, rimanendo, s’intende, schiacciato. Ma le grandi gesta cominciarono dopo.
Il 18 febbraio 1909 si tenne ad Aulla un “convegno collegiale socialista” , in cui l’avv. Bologna fu nuovamente proclamato candidato, ma questa volta inutilmente, poiché egli rifiutò di accettare, adducendo in prima linea ragioni di famiglia e di salute, e inoltre, in una lettera, pubblicata sulla Terra del 21 febbraio 1909 “la persuasione profonda che il partito socialista – tutt’altro farsi banditore di fatue e passeggere battaglie elettorali – debba, nella nostra Lunigiana, attendere a ben più proficuo e purtroppo trascurato lavoro di propaganda di classe e di educazione proletaria”. E ancora più sotto: “Gli è che troppo lavoro urgente ci incombe tuttora: gli entusiasmi elettorali, le simpatie per una persona, valgon ben poco nella storia di un partito e pel suo avvenire. Occorre anzitutto formare le coscienze, creare l’ambiente favorevole al progressivo divenire della civiltà nuova”.
Così l’on. Cimati, ora sottosegretario di Stato alle Finanze, rimase senza competitori. Quando poi l’on. Cimati fu nominato sottosegretario per le Finanze, il giornale La Terra , diretto – si badi bene – dall’avv. Bologna, pubblicava un articoletto non firmato, di rallegramento per l’alto segno di stima e di onore dato all’on. Cimati. Chi avrebbe detto che La Terra che chiamava un tempo il Cimati deputato comandato, servitore del Governo ecc. sarebbe giunto a tanto? Chi avrebbe detto che l’avversario politico dell’on. Cimati, l’avv. Bologna insomma, si sarebbe fatto promotore d’un banchetto in onore della nuova Eccellenza?….
Quel che non s’è fatto
In Val di Magra non si poteva per nulla ingaggiare una lotta di classe, per la semplice ragione che non v’erano interessi che potessero porre le une contro le altre le masse dei lavoratori e quelle dei capitalisti. Mancando l’industrialismo, al partito socialista spettava il precipuo compito di preparare il terreno all’industria, e simultaneamente produrre lo svecchiamento morale, il rinnovamento intellettuale e l’educazione politica della plebe.
Bene scriveva il Giuliani nell’articolo già citato:
“ Gli elementi negativi erano e sono il feudalismo dominante, le tendenze apate e servili delle popolazioni, la prevalenza della mezzadria per natura conservatrice, l’individualismo prevalente, il personalismo, l’impossibilità di un progresso economico impedito specialmente da ragioni amministrative. Bisogna dunque vincere le cause morali con un tenace apostolato educativo, con forti correnti idealistiche, con promuovere lo sviluppo dello spirito di associazione e cooperazione nelle prime sue forme, nel liberare le menti dalla soggezione appassionandole alla libertà, abituandole a lotte ideali, contro le personalità, le fazioni, educandole politicamente ed elettoralmente all’onestà ed alla disciplina. Le cause materiali dovevano poi essere vinte dal frutto pratico di queste creazioni morali: organizzato un partito democratico che avesse la base nel popolo per mezzo di associazioni operaie ecc. e che avesse sostituito al vecchio andazzo elettorale un indirizzo novello, onesto, impersonale e coerente, e diffusa questa azione in Val di Magra allora doveva essere mossa decisa guerra a quelle che erano le più rilevanti cause della stasi della regione e, formulata, e impostata con effetto veramente innovatore e rivoluzionario, la questione amministrativa.”
Ma chi ha sentito la necessità di queste cose?
Il partito socialista si è limitato a sbraitare contro i preti, a conquistare il comune e la provincia, a prepararsi il terreno per una futura elezione politica; e null’altro. Ai molti intrighi ha aggiunto il suo nuovo groviglio, alle molte fazioni e clientele ha aggiunto la sua.
GEROLAMO LAZZARI, Il socialismo nell’alta Lunigiana, in L’Unità anno I n. 49 del 16.11.1912
P.S.All’ultimo congresso di Reggio Emilia sono andate due sole sezioni: quella di Aulla e quella di Giovagallo. Il rappresentante della sezione di Aulla si astenne dal votare l’espulsione di Bissolati e compagni. Il rappresentante della sezione di Giovagallo – un ottimo giovane – non partecipò per nulla alla votazione “scandalizzato e rattristato – sono le parole che egli stesso diceva a me – dal contegno volgare di tutti i congressisti e dalla inanità delle loro idee”.
La sezione di Pontremoli- residenza del leader Bologna – non ha partecipato al congresso. A quello di Modena aveva votato coi rivoluzionari intransigenti: il che però non le impedì di entrare nel blocco popolare, che ora regge le sorti di Pontremoli, e di cui è a capo l’avv. Bologna.