PER UNA STORIA DELLA LUNIGIANA (DIVAGAZIONI E PROPOSTE)

di Gerolamo Lazzeri

La Lunigiana manca ancora di una vera e propria storia, scritta con intenti e con indagini moderne, la quale ci venga narrando tutto il progressivo svolgersi del popolo nostro dalle origini sue all’epoca presente; storia che – a nostro modo di vedere – tornerebbe di grande aiuto agli studiosi e potrebbe, di pari tempo, essere di sussidio a quella grande ed ideal storia d’Italia, che noi vorremmo sgorgasse dall’integrarsi logico delle singole istorie, che narrano il progressivo sviluppo e tutte le varie vicende delle regioni della penisola.

Il conservare le tradizioni storiche d’un popolo è un dovere degli studiosi. Due modi vi sono però di conservare queste tradizioni: lo storico e l’erudito. La Lunigiana si è liberata da poco – per opera sopratutto di Giovanni Sforza – dalle pastoie erudite, le quali però, se pur s’indugiarono in aride narrazioni, o a darci la rappresentazione di fatti speciali, di personaggi, di cronache, di leggende, non furono del tutto vane, poiché – come bene ha notato Manfredo Giuliani, giovane spirito dal quale la Lunigiana molto può e deve attendere – bene o male conservarono alle popolazioni lunigiane, al di sopra delle divisioni politiche, la loro ideale unità (1) .

Gli eruditi però non furono nè si possono chiamare storici. Le loro evocazioni di fatti o di leggende rimanevano, direi quasi, fredde esercitazioni, circoscritte a piccolissimi reparti di luoghi, a una special vicenda di un paese, senza mai allargarsi ad abbracciare un’epoca, un periodo storico, un popolo intero.

Lo storico, invece, è il tipo più compendiosamente rappresentativo della sua epoca, poichè nella sua opera si rispecchiano le tradizioni del passato, diligentemente vagliate al lume della critica e dei documenti, e le aspirazioni dell’avvenire. In generale i grandi, i veri storici sorsero in due epoche perfettamente differenti: nei periodi in cui la gloria d’un popolo culminava nel suo massimo fulgore, o in quelli in cui alla gloria erano successi gli abbattimenti, i servilismi, le discordie, che lo ponevano in continue lotte interne ed esterne. Gli storici, che fioriscono allorchè un popolo culmina nella sua grandezza, hanno il compito morale di rinnovare le vicende che portarono alla gloria, e si chiamano Tito Livio; gli altri invece, che sorgono in un periodo di stasi di rilassamento, hanno il compito di spronare, col ricordo delle glorie d’una volta, il popolo addormito a novelle imprese di grandezza, e si chiamano Tacito o Machiavelli. Per questo lo storico è uomo compendiosamente rappresentativo: egli ha doppio compito, di risuscitatore e di rinnovatore, integrando l’opera sua con un alto largo e profondo concetto morale, il quale, se pur alle volte non è espresso in chiare parole, è però sempre nei suoi lavori vitalmente latente.

La Lunigiana si trova ora a sorpassare un periodo di sano e vitale risveglio: rivelata la falsa natura della vita politica, che in essa piccole fazioni e ancor più piccole clientele conducono, si vien formando una nuova coscienza con l’anelare all’unione di tutti gli uomini di buona volontà, di tutti i migliori, insomma; e fiaccola di questo nuovo orientamento è l’agitazione sorta, sopra tutto per opera di Manfredo Giuliani (2) , per dare alla Lunigiana un nuovo assetto amministrativo, distruggendo quella provincia di Massa-Carrara, che altro non è se non la negazione della storia, della geografia e di ogni buon senso. Ed ora appunto bisognerebbe sorgesse il nostro storico, il quale con l’opera sua di studioso contribuirebbe non poco, onde questo risveglio fosse esteso a tutti i campi dell’attività umana, in modo che la Lunigiana cominciasse veramente a dar da vedere che anch’essa esiste e, ponendo in vista la sua mirabile storia, dimostrasse qual parte ebbe – e non fu poca di certo! – nel nostro risorgimento nazionale. – Né con questo vogliam noi negare che la Lunigiana, in questi ultimi tempi, abbia avuto uomini che si adoperarono, con precise e diligenti intenzioni scientifiche, a rinnovarne, o meglio, a renderne nota la storia; ma essi, pur troppo, s’indugiarono su fatti svariati, dandoci delle ottime monografie su determinati periodi, su determinati luoghi, ma non ci dettero mai, nè possiamo farne loro una colpa, poichè è necessario che l’humus da qualcuno sia preparato, quella ideal storia della Lunigiana per la quale scrivo queste righe.

Giovanni Sforza, ad esempio, è l’uomo a cui maggiormente devono gli studi storici lunigianesi. Si può liberamente e francamente dire, senza esser rimproverati di voler fare elogi soverchi, ma solo per una pura e semplicissima constatazione di fatto, ch’egli abbia creata la storia della Lunigiana, in quanto che la trasse da l’oscurità e con fervore veramente francescano, alternando la pubblicazione del documento con la narrazione delle vicende, fece capire agli storici e agli studiosi d’Italia, che prima forse non sapevano, che v’era in Italia una regione chiamata Lunigiana, la quale aveva le sue tradizioni, il suo passato or glorioso or captivo, la quale, insomma, aveva una sua storia, e non certo delle minori e delle più misere.

Prendete in mano, ad esempio, e sfogliate i tre volumi in cui son raccolte le «Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli» (3)  e v’accorgerete subito di trovarvi di fronte ad una vera anima storica. In questo suo lavoro noi non sappiamo se più ammirare il ricercatore e trascrittore paziente di documenti, o il narratore che dai documenti trae, in forma sobria piana arguta, alle volte caustica anche, il racconto. Voi ci sentite dentro un’anima che vive che palpita che si rischiara di gioia, allorché un nuovo documento trovato vien a portare nuova luce su d’un fatto oscuro; ci sentite dentro insomma l’ardore della ricerca per la verità, per la realtà storica. In questa bella e compiuta storia di Pontremoli – quanta modestia nell’intitolarla Memorie! – lo Sforza ha fuso brillantemente e con precisione scientifica l’erudizione e la storia, dal che è balzata fuori un’opera cui bisogna ricorra chiunque si dedichi alle speculazioni storiche lunigianesi, poichè – come giustamente fu notato (4) –  a questa storia, che s’allarga in una visione più vasta, è sfondo la Lunigiana e l’Italia, nella quale si muove e si raccoglie quasi in uno stato virtuale. Così pure è del Contributo alla vita di Giovanni Fantoni,(5)  mirabile lavoro di ricerca e di biografia, dal quale balza fuori netta e precisa la figura del poeta lunigianese nel suo aspetto più integro e più simpatico, nell’aspetto del cittadino cioè. E per contorno alla figura del Fantoni v’è la completa risurrezione di un mondo, v’è la vita lunigianese del ‘700 studiata nelle sue minime parti e rappresentata con «precisione fiamminga», mentre dietro di questa si agita l’Italia e l’Europa tutta, sulla quale volan l’aure di libertà della Rivoluzione Francese ed impera orgogliosamente la violenta figura del Bonaparte.

Nè a questo si limita l’opera di Giovanni Sforza, giacchè si può dire senz’altro che ogni cosa che riguardi la Lunigiana sia stata da lui scovata in un qualche semiclandestino archivio d’Italia, o sia stata per lo meno da lui efficacemente illustrata. Non solo: a lui dobbiamo pure i più pazienti lavori bibliografici intorno alla nostra regione, lavori condotti non su cataloghi di librai o pur racimolati di seconda mano, ma diremo così, sulle fonti, sui volumi elencati cioè, in modo che l’aridità della bibliografia in sè stessa è ravvivata dai brevi commenti illustrativi, ch’egli fa seguire alle indicazioni delle varie opere (6) . Nè basta ancora: in un campo che non è proprio quello della storia civile, ma che pur è d’un’altra attività intellettiva, nel campo della storia letteraria cioè – parlo, s’intende, sempre in relazione alla Lunigiana, giacchè non rientrano nell’ambito della presente considerazione i numerosissimi lavori letterarii dello Sforza, il quale è indubbiamente uno dei più fini cultori di questo genere di studii – Giovanni Sforza ha lasciato i suoi segni, risuscitando un gran numero di scrittori lunigianesi, che prima giacevano nell’oblio, dando anche la completa bibliografia dei loro scritti. Lavoro questo paziente, dotto e pietoso assieme, giacchè – com’egli un giorno mi diceva –igrandi vivono da per se stessi mercè l’opera loro impossibile a dimenticarsi; ma i mediocri, che pur qualcosa hanno fatto o qualcosa valgono, han bisogno che noi si risuscitino alla memoria dei posteri (7).

Da quanto sopra ho fugacemente notato intorno allo Sforza, appare evidente quale uomo egli sia, per cui è più che giusto che il suo nome sia rispettato e venerato, come quello di un Maestro, da quanti in Lunigiana si occupano di cose storiche, poichè è da ben ricordarsi che la strada che noi si percorre, e che si cerca di rendere sempre più piana, è stata tracciata e pensata da lui (8).

Se però Giovanni Sforza è il Deus ex machina della storia della Lunigiana, non possiamo noi dimenticare altri che a questa stessa storia dedicarono e dedicano non poche fatiche. Primo tra questi Ubaldo Mazzini, fervido ingegno di lunigianese, innamorato della nostra storia e della nostra arte passata, mente calda di poeta – ha egli fermato il dialetto spezzino in un volume di versi vernacoli, nel quale è racchiusa della poesia veramente bella  (9)–  e assieme rigida di studioso metodico e rigorosamente scientifico. Ricorderò di lui la bellissima monografia intorno al porto di Luni (10) e la sua memoria sui monumenti celtici in Val di Magra (11),  la quale ultima aprì un campo veramente nuovo e prima quasi completamente sconosciuto, o meglio, inesplorato della storia della Lunigiana. Ed al Mazzini, assistito ed aiutato da quella tempra di forte ed indefesso lavoratore che è Achille Neri – altro benemerito della storia lunigianese, del quale ènecessario tener conto non poco, specialmente per le sue ricerche pazienti e geniali di storia sarzanese (12) –  noi dobbiamo la pubblicazione del Giornale Storico della Lunigiana, l’ottimo periodico – ha il solo difetto di pubblicarsi troppo raramente – nel quale vediamo raccolti i migliori studii di storia, di letteratura, di archeologia, ch’escon dalla penna dei nostri pazienti studiosi.

Così non è possibile dimenticare il bel lavoro di Gaetano Poggi su Luni ligure-etrusca e Luna colonia romana (13) , benchè non del tutto sia accettabile la tesi da lui sostenuta. Il Poggi si domanda, infatti, se i Romani, quando stabilirono la Colonia di Luni, occuparono la città ligure etrusca od invece occuparono una pianura vergine nel territorio di Luni; se non vi furono, per avventura due Luni, una ligure-etrusca, che diede nome al Portus Lunae, l’altra campo romano, colonia, stazione militare nell’agro di Luni. Ed egli propende a ritenere che «sia verosimile e molto probabile che vi fosse in antico una Luni ligure sul monte Caprione, e successivamente una colonia romana nell’Agro di Macra». Non è qui il caso di fare una disquisizione critico-polemica su quest’opera, basata su d’una tesi così ardita, e sostenuta da argomenti che poco riescono a persuaderci; ma, in ogni modo, questo lavoro del Poggi è di molto valore per la genialità dalle osservazioni, per la risurrezione dell’antichissima Lunigiana, dei cui abitanti, selvaggiamente e fortemente difensori della loro libertà, ci narra le aspre lotte con Roma già grande, le loro incursioni distruggitrici nell’agro di Luni, le loro congiure e le loro disperate resistenze; ne descrive le sedi, i metodi di battaglia, basati sopra tutto nel rapido raccogliersi dall’uno all’altro versante – per transversos limites superatis montibus  (14)–  i fuochi di richiamo accesi di vetta in vetta e poi le sconfitte, le deduzioni; l’ultime aspre feroci strenue resistenze; volume, insomma, che a tutti questi pregi aggiunge anche quello non lieve, determinato dalle belle conseguenze che l’autore ha saputo trarre dalla toponomastica e dalla ricerca dei dialetti liguri preromani.

Nè è possibile tralasciar di rammentare, tra i contributi alla storia della Lunigiana, i due bei volumi di Francesco Poggi su Lerici e il suo castello (15),  mirabil lavoro, a cui è sfondo la storia della Liguria da un lato e della gente apuana dall’altro, condotto con un rigore storico e scientifico, tanto più ammirabile quando si pensa che l’autore è un egregio professore di matematiche, che prima di accingersi a scriver questa storia non aveva nessuna conoscenza del latino (16).

Ma se pure queste opere, ed altre che per brevità non nomino, sono tutt’altro che disprezzabili, noi non possiamo dire sino ad ora d’avere una vera e propria storia della Lunigiana. Nè la storia della lunigiana feudale di Eugenio Branchi ( 17) è opera che possa accontentarci intorno a questo periodo della nostra storia, che certamente è quello in cui maggiormente culminarono le vicende della nostra regione, sotto la signoria de’ Marchesi Malaspina. Noi oseremmo anzi dire che, anche da questo lato, quasi tutto è da rifare.

Il desiderio nostro è che sorgesse uno storico coscienzioso, quale è ad esempio lo Sforza, il quale si traesse da capo a rifare la storia nostra, e facesse opera organica e complessa, fondendo e vagliando tutto il materiale che coloro che lo procederono gli vennero diligentemente preparando. La quale storia noi crediamo sia possibile ora di scrivere, rendendo risolute e definite le varie e dubbie questioni, che in questi tempi si tentò d’appianare.

La storia nostra – dico nostra, poiché sono io uno schietto lunigianese – dovrebbe cominciare con un largo lavoro sulle Origini e l’epoca romana, nel quale sarebbe completamente da rifarsi la storia di Luni, tenendo però presenti gli studi di Gaetano Poggi e di Ubaldo Mazzini più sopra citati, esaminando poi a lungo e diligentemente tutti quegli altri scrittori latini, che direttamente o indirettamente parlarono di quella che fu l’antica Lunigiana e del suo popolo, venendo così a determinare chiaramente, e il più possibile con rigor di logica e di critica, quali fossero le opere e la vita del popolo Apuano, che per affermazione di Livio sappiamo audacissimo, fiero e d’incredibile resistenza.

Esaurito questo primo periodo, possibilmente in modo che ogni questione fosse definitivamente risolta, l’ideale storico nostro dovrebbe dedicare un non minor lavoro all’epoca che va dalla caduta dell’Impero Romano al periodo de’ feudi. Lavoro questo indubbiamente più grave e difficile del primo, poiché – se non erriamo – è questo forse il periodo più oscuro della storia della Lunigiana, giacché è quello cui meno si rivolse la diligenza degli studiosi nostri. Sarebbe poi questione capitale da definirsi, nella storia di questo periodo, la questione religiosa, il determinare cioè per quanto tempo dopo la venuta di Cristo rimase ancora la nostra regione fedele agli dei pagani e quando il cristianesimo cominciò veramente a fiorirvi, alla qual determinazione, per l’alta Lunigiana almeno, la lapide trovata nella chiesa di S. Giorgio in Filattiera potrà essere di non poco e scarso aiuto (18).

Un terzo ampio lavoro, che rinnovasse e sgretolasse nelle parti non troppo attendibili la pesante storia del Branchi – più sopra citata – dovrebbe esser dedicato al periodo dei feudi. Né possiamo noi nascondere la difficoltà cui dovrà andare incontro questa nuova parte della nostra storia, poiché, se pur molto si è scritto intorno a questo periodo, non poco si è scritto malamente, senza serii criterii storici, in modo che gran tempo e cura bisognerebbe dedicare nel vagliar ogni fatto ed ogni controversia, per poter riuscire a dar loro un carattere definitivo. Utile complemento a questa terza parte sarebbe una storia minuta di Dante in Lunigiana, la quale potesse con rigor di critica fissare e segnare i passaggi del sommo poeta nella nostra regione (19).

All’Evo moderno dovrebbe rivolgersi la quarta parte della storia in questione, definendo le varie dominazioni che ressero la Lunigiana, i varii cambiamenti di amministrazione, subiti alle volte sotto la stessa dominazione, per ripercussione di avvenimenti accaduti altrove, sino a dire dell’influenza che su di essa esercitò la rivoluzione Francese, per la qual cosa sarà di molto aiuto il bel lavoro – già citato – dello Sforza sulla vita di Giovanni Fantoni.

Quinta ed ultima parte della storia dovrebbe essere infine, quella che studierà gli avvenimenti della Lunigiana nel periodo che corre dalla fine della rivoluzione Francese ai giorni nostri, il periodo cioè del risorgimento. La qual ultima parte noi vorremmo fosse vergata con intenti quasi del tutto nuovi, con quegli intenti, cioè, cui accenna il D’Ancona nell’introduzione al suo scritto «Unità e Federazione (20)» . Noi vorremmo insomma, poiché in Lunigiana vi furono certamente seguaci del Cattaneo e del Ferrari – alcuni dei quali noi stessi potemmo conoscere – come vi furono ardenti mazziniani e non meno ardenti monarchici, che in questa ultima parte della nostra storia fossero narrate le vicende delle due fazioni patriottiche, e i tentativi dell’una e dell’altra, e la collaborazione che poi, nelle lotte contro gli esterni dominatori, davansi reciprocamente. Cosa di somma difficoltà questa, poiché molti degli archivii privati andaron distrutti, altri ne andaron dispersi per incuria di uomini e di cose. Ricordiamo anzi, tra l’altro, d’aver un amico nostro trovati, sul tavolo d’un rivenditore di tabacchi, importantissime lettere private, intorno ai moti del ’48 e ’49, che un amico di Toscana inviava ad un gonfaloniere, ch’avea carica in Albiano Magra: fatto questo sufficientemente sintomatico! Tuttavia noi vogliamo sperare che, con opera paziente e diligente, anche quest’ultima parte della storia della Lunigiana possa essere compiuta, quando però i possessori di privati archivii non siano tanto gelosi dei loro documenti da chiuder le porte agli studiosi, come non poche volte è già successo. – Util appendice a quest’ultima parte sarebbe poi, a nostro modesto modo di vedere, una storia particolareggiata e completa della questione lunigianese, della questione provinciale cioè, dalla risoluzione della quale dipende tutto l’avvenire della Lunigiana.

Ecco così sommariamente tratteggiata quella ideal storia della Lunigiana, che noi vorremmo o prima o poi fosse scritta, intitolandola a Giovanni Sforza, come a risuscitatore di questa storia. – Tuttociò abbiam’ora fugacemente accennato: altra volta però torneremo sull’argomento, con «maggior chiovi» suggellandolo.

Genova-Bola di Tresana, Aprile 1912.

GEROLAMO LAZZERI, Per una storia della Lunigiana (proposte e divagazioni),   Genova : tip. G. Carlini, 1912. – 15 p. ; 25 cm. – Estr. da: Rivista Ligure di Scienze, Lettere ed Arti. (scaricato da www.liberliber.com)


(1)M[anfredo] G[iuliani]: I preparatori, in Lunigiana, An. I, n. 1.

(2) Cfr. per questa agitazione il giornale Lunigiana, sorto per questa questione e diretto e quasi interamente scritto da Manfredo Giuliani, anno I e III. – Cfr. anche in relazione all’argomento UBALDO FORMENTINI: La metropoli Apuana, in Apua giovane, rassegna d’arte storia e filosofia. N. 1 (ed unico), novembre 1906. – Nè posso dimenticare di attirar l’attenzione del lettore sul magnifico studio dal prof. FRANCESCO POGGI: La futura provincia della Spezia, pubblicato a puntate, sino dal 1895-96, si noti bene questa data per meglio comprenderne il valore, nel sett. Il Lavoro della Spezia; ora riesumato e ristampato da Manfredo Giuliani nella sua Lunigiana (anno II, N. 5-6, settembre-dicembre 1911).

(3)Cfr. GIOVANNI SFORZA: Memorie e documenti per servire alla storia di Pontremoli, Parte prima (racconto, 2 vol.), Firenze, Tip. L. Franceschini, 1901; – Parte seconda (documenti), Lucca, Tip. Giusti, 1887.

(4)M[anfredo] G[iuliani]: I preparatori, già cit.

(5) Cfr. GIOVANNI SFORZA: Contributo alla vita di Giovanni Fantoni (Labindo), estratto dal Giornale storico e letterario della Liguria, anno VII-VIII – Genova, Tip. della Gioventù, 1907, in 8.° di pagg. 380. – È dedicato a Giosué Carducci, di cui lo Sforza è stato intimissimo amico, avendolo ospite più volte nella sua villa avita di Montignoso. – Isidoro del Lungo così esprime il suo giudizio su questo lavoro: «…Giovanni Sforza, il geniale e infaticabile erudito che dettava siccome contributo alla vita di Giovanni Fantoni, e a Giosuè Carducci dedicava, un libro che ne è la biografia compiutissima». Cfr. Discorso di Isidoro del Lungo, in La commemorazione del 1° centenario della morte di Giovanni Fantoni – Fivizzano, 29 settembre 1907; Pistoia, Tipo-Lito Sinibuldiana, 1908.

6)Cfr. GIOVANNI SFORZA: Saggio di una bibliografia storica della Lunigiana – Modena, Vincenzi, 1874. – E ancora la più recente: Bibliografia storica della Città di Luni e suoi Dintorni, in Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino, serie II, tomo LX; a parte; Torino, Vincenzo Bona, 1910.

(7)Cfr. GIOVANNI SFORZA: Gli scrittori della Lunigiana Estense, in Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria per le Provincie Modenesi, Serie VI. Vol. I; a parte: Modena, coi tipi di G. T. Vincenzi e nepoti, 1908. – Comprende gli scrittori delle iniziali A e B; prossimamente usciranno le altre serie.

(8) Ecco alcuni dati bibliografici della produzione di G. SFORZA, in relazione alla Lunigiana; non sono nè completi nè hanno l’orgoglio di atteggiarsi ad un saggio di bibliografia: il lettore ne è avvisato!

Memorie storiche di Montignoso di Lunigiana, Lucca, Canovetti, 1867. – Della patria e delle opere di Zacchia il vecchio pittore, Lucca, Canovetti, 1871. – Le nozze di Costanza Fogliano con Francesco Malaspina, Lucca, Giusti, 1879. – Sull’occupazione di Massa di Lunigiana fatta dai Francesi nel 1796, lettere di un giacobino, Lucca, Canovetti, 1879. – Epistola Peregrini de Belmesse-ris pontremulensis, Lucae, typis Josephi Justi, 1880. – Cronache di Massa di Lunigiana, edite ed illustrate da G. S., Lucca, tipografia Rocchi, 1882. – Di un’iscrizione attribuita a Luni, nel Giornale Ligustico, anno X (1883). – La patria, la famiglia, la giovinezza di Nicolò V – Ricerche storiche, Lucca, Giusti, 1885. – Necrologia di Angelo Rèmedi, nell’Archivio Storico Italiano di Firenze, Serie V, tom. III (1889). – Castruccio Castracani degli Antelminelli in Lunigiana,Modena, Vincenzi. 1891. – Francesco di Pietrasanta, vescovo di Luni, in Giornale Ligustico, anno XIX (1892). – Mughaid (il re Mughetto de’ cronisti italiani) e le sue imprese contro la Sardegna e Luni, nel Giornale Ligustico, anno XX (1893). – Enrico Vescovo di Luni e il Codice Pelavicino nell’Archivio Capitolare di Sarzana, in Archivio storico italiano di Firenze, serie V, tomo XIII (1894). – Gli studi archeologici sulla Lunigiana dal 1442 al 1800, in Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria, serie IV, vol. VII; a parte: Modena, G. U. Vincenzi e nepoti, 1895. – Contributo alla biografia di Azzo Giacinto Malaspina Marchese di Mulazzo nel Giornale Ligustico anno XXII (1897). – Giorgio Cristoforo Martini detto il Sassone e il suo viaggio in Italia [1725-1745], nel Giornale Ligustico, anno XXII (1897). – Di due iscrizioni lunensi trascritte da Giorgio Cristoforo Martini detto il Sassone ne’ suoi Viaggi inediti, nel Giornale Ligustico, anno XXIII (1898). – Gli studi archeologici sulla Lunigiana ed i suoi scavi dal 1800 al 1850, in Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria, Serie V, vol. I; a parte: Modena, F. T. Vincenzi e nepoti, 1900. – La strada di Lumi ricordata dal cronista fra Salimbene, in Giornale storico e lettera-rio della Liguria, anno II, (1901). – Cronachetta massese del seco-lo XVI, ora per la prima volta stampata; in Giornale storico e letterario della Liguria, anno III, (1902). – La prima stamperia in Massa di Lunigiana, idem. id. (1902). – Un Feudatario giacobino, idem, anno IV, (1903). – Un Sinodo sconosciuto della Diocesi di Luni-Sarzana, idem, anno V (1904). – Il re Carlo Alberto e gli Scavi di Luni, idem, idem, (1904). – Autobiografia inedita di Gio. Antonio Da Faie speziale lunigianese del secolo XV, edita da G. SFORZA, Parma, presso la R. Deputazione di Storia Patria, 1906 – Esuli Estensi in Piemonte dal 1848 al 1859; in Archivio Emiliano del Risorgimento nazionale, anno I, 1907. – Il principe Eugenio Francesco di Savoia conte di Soissons e il suo fidanzamento con Maria Teresa Cybo duchessa di Massa, Torino, Fratelli Bocca, 1908. – La rivoluzione del ’31 nel Ducato di Modena (serie V, n. 9 della Biblioteca storica del Risorgimento italiano) Roma-Milano, Soc. Dante Alighieri edit., 1909. – Nel primo centenario della nascita di Camillo Cavour. Ricordo del Comitato Piemontese per la storia del risorgimento italiano, Torino, Vincenzo Bona, 1919. – Il testamento di un bibliofilo e la famiglia Farsetti di Venezia, in Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino, Serie II, Tomo LXI; a parte: Torino, Vincenzo Bona, 1911. – Il generale Manfredo Fanti in Liguria e lo scioglimento della Divisione Lombarda (aprile-maggio 1849), Roma-Milano. S. Edit. Dante Alighieri di Albrighi, Segati e C., 1911. – Cfr. anche le nove annate del Giornale Storico e Letterario della Liguria (1900-08), nel quale si trovano, oltre quei pochi più sopra elencati, frequentissimi scritti dello SFORZA, così pure sono da cfr. gli Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria per le provincie Modenesi e le Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino. Ecco qui, infine, l’elenco degli scritti pubblicati da GIOVANNI SFORZA nelle prime tre annate del Giornale storico dello Lunigiana: – Di alcuni artisti di Massa-Carrara, Vol. I. fasc. 1°; La seconda stamperia in Massa di Lunigiana e Un museo de’ Principi Cybo, Vol. I, fasc 2°; Lorenzo Molossi, Vol. I, fasc. 3°; Lorenzo Quartieri, Un musico montignosino, Vol. II, fasc. 2°; G. Regaldi a Massa, Vol. II, fasc. 2°; Antonio Eschini, Pietro Bologna, Vol. II, fasc. 3°; Il poeta Pietro Giannone in Lunigiana, Vol. III, fasc. 1°; Giuseppe Bertoloni, Vol. III, fasc. 2°; Antonio Penuzi, Gio. Paolo Ferrari, Vol. III, fasc. 3°.

(9) Cfr. Il libro dei sonetti vernacoli di UBALDO MAZZINI, La Spezia, David Tenerani editore, 1897.

(10)Cfr. UBALDO MAZZINI: Monografie dei porti dell’antichità nella penisola italiana, Roma, 1905.

 (11)UBALDO MAZZINI: Monumenti celtici in Val di Magra, nel Giornale storico e letterario della Liguria, anno IX, 1908. – Cfr. anche di U. MAZZINI: – Luni Romana, nel Giornale Ligustico, anno XXI (1896). – Portus Lunae, idem. idem (1896). – Sugli studi del geologo Guidoni sul corso della Magra, idem, anno XXV (1900). – Noterelle spezzine di archeologia, di storia ed arte, La Spezia, 1902. – Cfr. pure le nove annate del Giornale storico e letterario della Liguria (1900-1908), che il MAZZINI diresse, in collaborazione con A. NERI, nel quale pubblicava sue cose in tutti, o quasi tutti, i fascicoli. Ecco, in fine, l’elenco degli scritti pubblicati da U. MAZZINI nel Giornale storico della Lunigiana, da lui diretto in collaborazione col NERI: – Per i confini della Lunigiana; Anedotti malaspiniani; di Felice Zacchia da Vezzano, e di alcune statue lunensi; Una lettera e una versione poetica di Labindo; Statue-menhirs di Lunigiana; nel volume I (1900-10) – Quale fosse il «vinum lunense»; Malaspiniana: Intorno al feudo di Bolano; Una lapide lunigianese del secolo VIII; nel volume II, (1910-11) – Ste-fano Oldoini; Un contratto di concubinaggio; Il sepolcro di Ranieri di Parlascio; L’epigrafe pontremolese di Castruccio; Prodezze malaspiniane; Brigantaggi di Lunigiana; Di un arcaico bassorilievo lunense; Iscrizioni medievali lunigianesi; Cose d’arte in Lerici; Di un presunto architetto del secolo XVI; volume III (1911-12).

(12)Cfr. di ACHILLE NERI: – Della vita e delle opere di Antonio Ivani sarzanese, La Spezia. tip. di Giacomo Monticoni, 1868. – Del palazzo del Comune di Sarzana e di un’opera di Matteo Civitali; nel Giornale Ligustico, 1875. – Anedotti Sarzanesi nel tempo della Repubblica Ligure, Sarzana 1879. – Anticaglie di Luni, nel Giornale Ligustico, anno IX, (1882). – La cucina del Vescoro di Luni, idem. idem (1882). – Anticaglie Lunensi, idem, anno XIII, (1896). – Un condannato del 1883 (Pasquale Berghini), in Rivista dei Risorgimento Italiano. vol. III, (1896). – Cfr. anche la collezione del Giornale St. e Lett. della Liguria, diretto dal NERI e dal MAZZINI (1900-08), nel quale sono raccolti moltissimi scritti suoi. Nel Giornale storico della Lunigiana ha pubblicato: – Una protesta patriottica di A. Remedi; Un opuscolo sconosciuto di G. Fantoni; L’elezione del vescovo di Sarzana nel 1804; Fra Leonardo da Fivizzano; Fra Zaccaria di Lunigiana; nel volume I (1909-10) – Pietro Giordani a Sarzana; Venturino Vasolli; Divieto di caccia; Domenico, G. F. e Giacomo Leoni; nel vol. II (1910-11) Francesco Rappi; Vincenzo Gioberti a Sarzana; Un poeta poco noto; Azioni sacre del Metastasio rappresentate a Pignone; Gli Zacchia stabiliti a Lucca; Un tesoro regale presso Sarzana?; I pirati tripolitani nel Golfo della Spezia (1565); Alessandro e Filippo Trombetti; Per la bibibliografia di Giorgio Viani; Per ingiuria e bestemmia; Un cappellano rivoluzionario; nel vol. III (1911-12).

(13)Cfr. GAETANO POGGI; Luni ligure-etrusca e Luna colonia romana, Genova, Stabil. dei F.lli Pagano, 1904. Cfr. anche dello stesso: Il Porto di Luni, in G. POGGI: Le due riviere ossia la Liguria Marittima nell’epoca Romana, Genova, Stab. dei F.lli Pagano, 1901.

 (14)Tito Livio, XXXIX, 51.

(15)Cfr. FRANCESCO POGGI: Lerici e il suo castello, Vol. I, Sarzana, Prem. Tip. E. Costa, 1907; – Lerici e il suo castello, con moltissime incisioni riguardanti Spezia, Sarzana, Porto Venere, Amelia, Trebbiano, Arcola, Vezzano, Castelnuovo ed altri luoghi di Lunigiana, non che la storia generale di Genova, Vol. II, Genova, Imp. Gen. d’affissione e pubblicità, 1909. – Cfr. anche dello stesso auto-e: L’uccisione del duca Francesco di Somerset in Lerici, nel Giornale Storico della Lunigiana, anno III, fasc. II.

(16) Altro buon contributo porta agli studii storici lunigianesi l’Archivio per la Etnografia e la Psicologia della Lunigiana, fondato e diretto da G. Sittoni o da C. Podenzana. È un periodico che si pubblica alla Spezia, dal giugno dell’anno scorso, ogni quattro mesi, ed ha pubblicato interessantissime memorie di G. Sittoni, di G. Podenzana, di M. Giuliani e di U. Mazzini.

(17)EUGENIO BRANCHI: Storia della Lunigiana Feudale, Volumi tre, Pistoia, l897-98.

(18)Cfr. UBALDO MAZZINI: Un’epigrafe lunigianese del Secolo VIII, in Giornale Storico della Lunigiana, anno II, fasc. III. – L’epigrafe di cui si parla fu per primo segnalata dal Dott. Pietro Ferrari, cfr. Monumenti romani a Filattiera, in Lunigiana, A. I. n. 6.

(19)Cfr. in proposito il vol. misc. Dante e la Lunigiana, nel Sesto centenario della venuta del Poeta in Val di Magra (1306-1906), Milano, Ulrico Hoepli, edit. 1909. – È imminente la pubblicazione di un volume dello SFORZA su Dante e i Malaspina, presso lo stesso editore.

 (20)Cfr. A. D’ANCONA; – Varietà storiche e letterarie, Milano. F.lli Treves, 1885; poi rist. con aggiunte in Ricordi ed Affetti, Milano, F.lli Treves, 1902.

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