di A. N.
Antonio Bertoloni non fu soltanto un insigne botanico, ma ebbe altresì una solida e vasta cultura classica. Ne fanno fede non poche delle sue opere dettate in ottimo latino; singolarmente quelle gustose prefazioni ch’ei soleva mandare innanzi ai suoi lavori scientifici, nelle quali ha spesse volte raccolto tante utili notizie storiche, letterarie e autobiografiche. Or ecco com’ egli, rilevando le spurie lezioni onde fu inquinato, a suo giudizio, un passo d’ Ovidio, ne porge una geniale interpretazione, guidato dall’ uso antico di certa torta, la quale in Sarzana veniva manipolata nella ricorrenza delle feste natalizie, e serviva per dono non solo nelle reciproche consuetudini de’ cittadini; ma da parte dei proprietari verso i loro mezzadri, che solevano recare in quella opportunità le prestazioni di rito. Così dunque scriveva in proposito all’ amico Dionigi Strocchi (1):
“Mi rivolgo a voi, mio caro ed antico amico, il quale siete il Nestore de’ buoni letterati, per intendere il vostro parere sopra un passo malmenato di Ovidio.. Questi nel primo libro dei Fasti al verso 185 descrive i regali che i romani erano soliti fare il primo giorno dell’anno, i quali certamente non erano le moderne confetture, ma datteri, fichi secchi e miele:
Quid vult palma sibi, rugosaque carica, dixi,
Et data sub niveo condita mella favo ?
Così leggevasi il verso secondo nelle antiche edizioni; ma piacque al Steinsio di cambiare il condita in candida, nel che fu seguitato dal Bormanno nell’edizione delle Opere d’Ovidio colle note di lui, fatta in Amsterdam dal Chauguin nel 1727, tom. III, p. 19. Per verità questo mutamento a me sembra una vera storpiatara, perchè chi potrà mai dire il miele candido anche quando biancheggia alquanto, come il miele di Spagna, di Corsica e di Chamonix? L’editore Torinese poi sostituì al favo la parola cado nell’ edizione delle Opere d’Ovidio fatta dal Pomba, tomo V, p. 33, e costui ebbe certamente in vista i barilozzi di miele di Chamonix, che nella Savoja e nel Piemonte si sogliono regalare nel Natale. Ovidio descriveva gli usi Romani, e non le cose straniere, e questi usi si serbano ancora in più luoghi dell’ Italia, particolarmente ove furono Colonie Romane, come in Parma, Modena, Bologna, Luni ed ora in Sarzana, succeduta a Luni, ove da tempo immemorabile si regalano nel Natale certe piccole torte, volgarmente dette spongate, le quali sono fatte di miele purgato posto tra due croste impastate di fiore di farina di frumento e cotte nel forno, la cui crosta superiore è simetricamente bucherellata di fori a guisa di favo, ed è impressa di api in rilievo, o di altra cosa che sia. Si grande ne è l’uso antichissimo, particolarmente nel contado di Luni, ed ora di Sarzana, che non v’é contadino che al Natale non ne sia regalato dal padrone: e voi sapete, che i pagani, ossia gli abitatori della campagna, furono ognora restii nel dimettere le usanze antiche. A me sembra che le spongate spieghino a meraviglia il senso del verso d’Ovidio.
El data sub niveo condita mella favo.
Ora ditemene voi il vostro schietto parere. Iddio vi conservi prospera e lunghissima la vita.
Di Bologna, alli 22 di ottobre 1847.
Vostro aff.mo amico
ANTONIO BERTOLONI.”
Il vocabolo spongata (in dialetto: spungà) trova la sua origine nell’antico sponga (latino: spongia) moderno spugna; e trae la sua ragione dalla somiglianza che presenta questa pianta zoofita col favo, al quale per natural conseguenza obiettiva si accosta nel suo intrinseco e nella conformazione la spongata sarzanese; si come, almen nella forma esteriore, quel dolce spagnolo detto con ugual nome spongado.
Conviene tuttavia osservare che la raffinatezza dei palati cittadini, e il progresso della pasticceria condussero alla fabbricazione di due distinte qualità di spongata; l’una cioè ripiena di squisita marmellata e di canditi, l’altra, destinata appunto per il contado, di miele non soverchiamente depurato con una forte dose di spezia. Costumanza pur questa relegata ormai negli archivi; chè se fosse viva, anche la spongata dovrebbe oggi adattarsi alla legge dell’uguaglianza.
- Ν., La spongata in Ovidio, Giornale Storico della Lunigiana, a. 1919
(1) Fu messa alle stampe in un periodico modenese, oggidì divenuto rarissimo: L’educatore storico e varietà di scienze, lettere e belle arti, giornale diretto e compilato da GIOVANNI SABBATINI, anno IV, n. s. vol. 1, disp. 6º, 1ª gennaio 1848, p. 364 e sg. Me ne ha favorito copia l’amico Giovanni Sforza.
L’immagine di introduzione alla pagina è tratta dall’articolo “Sua maestà la Spongata” pubblicato dal Corriere Apuano del 13.12.2018