di Roberto Oligeri
La scoperta dell’ Armadio della Vergogna e le inchieste della Procura Militare della Spezia

Le drammatiche immagini dei genitori di Beslan chini sui corpi dei propri bambini uccisi, ci riportano a ricordare lo strazio di coloro che la sera del 19 agosto 1944 nella campagna di S. Terenzo Monti, raccolsero i cadaveri di mogli e figli massacrati dai nazisti della XVI Divisione SS comandata da Reder. Fu un’ecatombe di innocenti, trucidati per vendicare 17 SS della guarnigione di Fosdinovo uccise nei pressi del cimitero di S. Terenzo in uno scontro con i partigiani.
Dopo la scoperta dell’ Armadio della Vergogna all’interno di Palazzo Cesi a Roma ,dove furono dimenticati per oltre mezzo secolo 675 fascicoli giudiziari relativi ad eccidi perpetrati dai nazisti a danno di civili italiani, finalmente su quei tragici avvenimenti si riescono ad avere notizie più circostanziate, dati e documenti. Il servizio investigativo britannico (SIB) aveva subito svolto serrate indagini per identificare i responsabili delle stragi commesse in tutta la provincia apuana; si scopre fra l’altro che i militi di stanza a Fosdinovo provenivano da Dachau e da altri campi di sterminio ove erano stati i feroci guardiani; si viene a sapere che, la notte, avvinazzati si divertivano a distruggere con bombe a mano i mobili e le suppellettili presenti nelle loro camerate, nel Castello Malaspina e che a comandarli c’era il tenente Fischer, che si era fatto le ossa in spietate azioni contro i civili ed i partigiani sul fronte russo. La scheda segnaletica inglese lo descrive “accanito fumatore e forte bevitore, letteralmente perduto dietro le donne, con una lunga cicatrice che gli devasta il volto sul lato destro ed un braccio anchilosato per lo scoppio di una mina”. Un pazzo, un imprevedibile schizofrenico è la definizione che dava di lui il segretario comunale che ogni mattina, insieme al podestà di Fosdinovo, doveva incontrarlo per riferirgli le novità della giornata e prenderne le disposizioni.
I paesi a forte vocazione agricola come quelli vicini di S. Terenzo e Bardine erano loro consueto territorio di scorrerie: maschinpistole a tracolla, sfondavano stalle e cantine rubando vino, vitelli, pecore e maiali. Chiunque si fosse opposto sarebbe stato immediatamente ucciso. La gente non ne poteva più di queste rapine; un gruppo di donne di Bardine, in gran segreto, andò da “Memo”, Alessandro Brucellaria, comandante della formazione partigiana “Ulivi”; i suoi uomini non li sfiorava minimamente il timore di dover affrontare le truppe tedesche. Molti di loro avevano più armi che anni sulle spalle e quello che è certo è che nessuno mise nel conto la probabile vendetta nazista nei confronti della popolazione. L’ attacco sferrato nei pressi del cimitero, dopo un combattimento di circa due ore, lasciò sul terreno 16 tedeschi ed uno gravemente ferito che morirà il giorno successivo. A 48 ore di distanza, nel medesimo luogo dell’ imboscata, 53 civili rastrellati in Versilia, dopo atroci torture vennero impiccati con filo spinato agli alberi ed ai pali delle recinzioni e 117 abitanti del paese, bloccati nella campagna circostante, furono massacrati nei pressi della fattoria di Valla. Erano tutti vecchi, donne e bambini e di loro non ebbero nessuna pietà i reparti giunti appositamente dal fronte di Pisa per ricordare a tutti, civili e “ribelli”, che nessun soldato del Reich poteva impunemente essere toccato. Reder assieme al tenente Fischer ed al capitano Raghel della Gestapo di Srzana, dai locali delI’ unica osteria di San Terenzo pianificavano e dirigevano la rappresaglia.
Il Reder con sulla coscienza, a 32 anni, anche migliaia di donne e bambini uccisi dalle sue truppe durante I ‘ invasione tedesca all’URSS, dopo la guerra venne arrestato dagli inglesi ed estradato in Italia dove, nel 1951 ,venne processato e condannato all ‘ ergastolo dal Tribunale Militare di Bologna. Per non farsi riconoscere lui, biondo, s’ era tinto i capelli e negò sempre e risolutamente d’essere stato a S. Terenzo e di averla ordinata lui la strage, ma la testimonianza chiave dell’oste del paese che lo aveva visto nel suo locale firmare l’ ordine di sterminio lo inchiodò alle sue responsabilità. Fu uno dei pochi nazisti a pagare per i propri crimini. Oggi, dopo 60 anni, si sono riaperte le indagini sulla strage di San Terenzo: è una corsa contro il tempo quella intrapresa dal giudice Marco de Paolis della Procura Militare di La Spezia (è arrivato, coadiuvato da Stefano Grillo anche a condannare il 7dicembre 2004 Herman Langer responsabile della strage dei certosini di Farneta di Lucca). Pochi sono i testimoni superstiti ed ancor di meno le SS responsabili.
E quei pochi rintracciati negano tutto recisamente. Processare vecchi di 80 anni? In realtà nessuno tirerà il collo a “quei poveri vecchi” anche se in gioventù hanno sparso sangue e terrore in tutta Europa, ma la giustizia esige che debbano essere processati per quel “male assoluto”, come l’attuale Pontefice polacco, che ben ne ha conosciuto le azioni nella sua terra, ha definito il nazismo: un sistema mostruoso che anche i pretoriani di Hitler hanno contribuito a far nascere ed ingigantire fino a minacciare il mondo intero. Chi troppo facilmente invita a dimenticare nulla sa di associazioni dagli strani nomi come Hiag o Stille Hilfe (aiuto silenzioso). Al pari della famosa “Odessa”, sono strutture create per offrire patrocinio legale gratuito ed alibi alle SS superstiti. Ne fa parte, a livello dirigenziale, Gudrun Himmler ; è figlia di Himmler, il comandante supremo delle SS, l’ideatore dei campi di sterminio, l’uomo a cui il Fhurer aveva affidato la “soluzione finale” del problema “ebraico”.
Milioni le persone sterminate ed infiniti altri infermi. Mentre il fronte orientale crollava sotto l’avanzata dell’Armata Rossa, l’unico scopo di Himmler fu quello di cancellare le tracce degli orrori commessi: ordinò di distruggere i lager, i forni crematori ,le prove dell’ esistenza dell’ Olocausto, nessuno avrebbe dovuto sapere. Ma i blindati sovietici furono più rapidi e il mondo conobbe l’abisso sul quale il nazismo aveva spinto l’ umanità.
Catturato ad Amburgo dagli alleati, anche Himmler negò sempre tutto. Come Reder. E come nega ai giorni nostri Shamil Basayev ,il capo dei terroristi ceceni “…noi non c’ entriamo, non li abbiamo uccisi noi i bambini di Beslan ha dichiarato sfrontatamente qualche settimana fa. Assassini di ieri, assassini di oggi; oltre il sadismo, la ferocia, lo sprezzo un altro comune denominatore li unisce: la menzogna.
ROBERTO OLIGERI, Il Corriere Apuano, 18.12.2004