RICORDO DI UBALDO FORMENTINI

di Manfredo Giuliani

Verso la metà del febbraio dello scorso anno mi pervenne una cartolina del prof. Alberico Benedicenti, l’illustre scienziato e storico della Medicina, uno dei quaranta dei Lincei, dalla quale estraggo alcuni periodi che si riferiscono alle ragioni di questa adunanza:

“… Ti scrivo di ritorno dalla Spezia dove ieri (12) sono stato al funerale del tanto compianto prof. Formentini. Il funerale è riuscito veramente grandioso. Centinaia e centinaia di persone seguivano il carro funebre, e anche i marciapiedi delle strade erano affollatissimi. Numerose corone. Il Municipio aveva inviato quattro valletti collo stendardo municipale e ve ne erano anche altri in divisa con bandiera, lo ero in verità sbalordito non comprendendo come uno studioso, sia pur grande e famoso, di archeologia, preistoria, storia medievale, ecc. potesse riscuotere tanta manifestazione di stima e affetto da parte di tanta popolazione della Spezia. Ma poi, leggendo i numerosi manifesti, ho appreso che egli era stato fino dal 1915, consigliere comunale, assessore, segretario generale, ecc., ed aveva assolto molti incarichi pubblici, cosi che era molto conosciuto da tutta la cittadinanza ».

Sono parole scritte in fretta, quasi per fissare l’ancor viva impressione che lo aveva commosso, e chiarire quasi a se stesso i termini del problema che essa aveva posto nell’animo suo di studioso e di scrittore. La domanda che si era posta al venerando uomo, rappresentante di una generazione ormai quasi tutta tramontata, avrebbero potuto ripetersela i giovani discepoli dello scomparso. La risposta a quell’interrogativo avrebbe potuto venire dalla conoscenza dell’attività svolta da Ubaldo Formentini, in un periodo giovanile della sua vita, rimasto sconosciuto agli uni e agli altri: agli anziani perché occupavano già posti elevati nel campo degli studi quando Egli era un giovane oscuro che faceva i primi passi nella vita pubblica; ai giovani perché avevano cominciato a conoscerlo, nella maturità, quale Bibliotecario, Direttore dei Musei, professore e scrittore d’arte, di storia, di archeologia, e quando già il raccoglimento della vita di studioso e d’insegnante avevano accentuato i tratti severi del suo volto che gli derivavano dalla espressione alquanto conte-nata e chiusa e da un suo caratteristico spontaneo fare didattico.

Non ricordando il giovane e l’azione pratica da lui intensamente svolta, non solo restava menomata la figura dell’uomo, ma riusciva anche meno facile il cogliere, nel suo aspetto caratteristico, la successiva sua opera di studioso.

Quell’interrogativo che si era presentato alla mente di uno scienziato, tra una accolta di popolo che rendeva omaggio alla salma di un cittadino benemerito, oltrepassava il caso individuale e investiva la natura stessa delle discipline storiche. L’erudito, il filologo, lo studioso delle scienze affini, possono isolarsi e chiudersi nell’operosa solitudine dei loro studi, e, come tali. anche se grandi, restare poco noti al pubblico, o, comunque, non affiatati con esso.

Ma lo storico non lo può. Se non vuol essere accademico o scolastico. egli deve avere la diretta esperienza della vita se vuol narrare la storia nel suo senso concreto, che le deriva dall’esser nata dalla pratica per giovare alla pratica. Anzi, non è raro il caso di storie, vitalissime per la concretezza attiva del giudizio, anche se possono sembrare accademicamente difettose. dovute ad uomini d’azione, per circostanze di vario genere, raccoltisi a meditare sulle esperienze tratte dalla vita politica alla quale parteciparono, e sulle vicende delle quali furono parte.

Si può inoltre aggiungere per spiegare queste vocazioni storiche, che intervengono talora a cambiare l’indirizzo della vita di un nomo, quanto sia attivo lo stimolo esercitato sulla mente dei loro figli dalle piccole regioni, che, come la nostra malmenata Lunigiana, travolte, nelle vicende dei secoli, da popoli più potenti e sacrificate nelle loro particolarità geografiche, e maturate nella loro fisionomia etnica, sono agitate da appassionanti problemi di vita presente che sollecitano a ricerche nel lontano passato verso ricostruzioni storiche sentite quali strumenti d’appello e di restaurazione.

Ma la complessa opera storica di Ubaldo Formentini è già stata qui efficacemente analizzata e illustrata da un eminente e benemerito studioso della storia ligure quale è il prof. Nino Lamboglia, come già, sotto altro aspetto, fece, con felice sintesi, nel dicembre scorso, il prof. Teofilo De Negri, in un’aula dell’Università di Parma, per incarico di quella Deputazione di Storia Patria: io qui come amico richiamerò solo alcuni di quei ricordi della sua giovinezza ai quali ho accennato e che possono completare ed animare la sua severa figura di studioso.

Ubaldo Formentini, nativo di Licciana, nella ex Lunigiana estense, dopo i primi studi a Pontremoli e alla Spezia, aveva intrapreso i corsi di giurisprudenza nell’Università di Pisa, nella quale città io lo incontrai, negli ultimi anni del secolo scorso e all’aprirsi del presente, e feci con lui conoscenza e contrassi una amicizia che ci tenne molto vicini in quegli anni di studi e, più tardi, nelle battaglie culturali e regionali svolte in Lunigiana. Allora, in quei giovanili anni di Pisa, oltre la nostalgia dei lontani monti nativi, era il comune amore per l’arte che ci teneva vicini e insieme ci attirava a visitare e studiare monumenti, chiese, musei di cui è ricca quella silenziosa antica città, dove ci pareva che, con i suoi scultori del duecento, l’arte nuova toscana, animata di spiriti ellenici, fosse rifiorita dallo studio dei modelli antichi: “dalla gloria di Fedra esce Maria », come amavano ripetere allora i giovani ancora carducciani, fermandosi innanzi al sarcofago della contessa Beatrice nel tacito, armonico portico del mirabile Camposanto. Insieme con lo studio dell’arte si affacciavano alla mente le prime battaglie culturali, filosofiche e politiche: contro il positivismo e il vago umanitarismo socialistico, si levavano i nuovi aggressivi indirizzi nietzschiani, le riprese idealistiche antimetafisiche, e le discussioni e le polemiche che giovanilmente suscitavano, contribuivano a sviluppare le menti dai vincoli scolastici, affiatandole con la cultura nuova, ribelle e turbolenta.

Finiti gli studi Ubaldo Formentini, dopo un breve tirocinio nello studio di un celebre avvocato di Genova, si era allontanato dal suo antico borgo chiuso tra i monti della valle del Tavarone, per stabilirsi alla Spezia, città allora tutta fervida di nuova vita, per ivi intraprendere la carriera legale, con animo più di giurista che non di avvocato, poiché, sino dai suoi giovani anni, era già nel suo spirito una interiorità severa che lo spingeva verso alte mete e meditativi isolamenti. Figlio del suo tempo e, cioè, di una età critica di trapasso tra la cultura risorgimentale e la nuova, allora in faticosa formazione, fu attirato dai nuovi indirizzi del socialismo detto allora critico, che alla mente dei giovani si presentava nella forma dottrinaria marxistica, con aspetti realistici e scientifici, tra scritti e discussioni, favorevoli o contrarie, di maestri del diritto, dell’economia, della filosofia, attirando con il grandioso apparato del processo dialettico egheliano con il quale si tentava di salvare, dalla sua contraddittoria impostazione, il materialismo storico, inserendolo negli studi storici come empirico canone di ricerca più comprensivo e penetrante nella realtà della vita sociale. Ma Egli allora non si fermò solo al campo teoretico, di studio e di ricerca, ma, con giovanile e generosa impazienza, si gettò nella battaglia, nelle lotte politiche e amministrative. E qui, a conferma del potenziale valore formativo della esperienza pratica sulla mente di vocazione storica, è opportuno ricordare che cosa era la Spezia, città ancora in formazione, in quei primi lustri del secolo: fondazione moderna sulle rive di un golfo che portava l’antico ricordo di Roma e più remote memorie etrusche e, specialmente, dell’originario popolo ligure. Era ormai finita la trasformazione dovuta all’impianto, in quel sicuro rifugio marittimo e vitale posizione militare, della potente base navale della giovane nazione italiana. Le vecchie generazioni dell’Ottocento avevano accortamente provveduto a quell’opera di preparazione: toccava alle nuove generazioni dare ordine e sistemazione a quella grandiosa trasformazione urbanistica e demografica, che faceva spesso ricordare a Formentini gli impetuosi versi di Witman, ricordanti le grandi città americane, sorte rapide come vaste vicinanze di case, alle quali era stato necessario infondere l’alto sentimento di una loro missione urbanistica. Una città del tutto nuova, la città italiana, era sorta a soffocare le vecchie case, il vecchio abitato, a demolire le antiche mura, l’assetto territoriale e gli usi e i costumi della vecchia cittadina genovese, rimasta, ormai, solo nei ricordi e nei rimpianti delle vecchie famiglie e dei poeti locali che raccoglievano nelle loro nostalgie le ultime arguzie e ironie e le cadenze del vecchio schietto dialetto.

Ai piedi dei pittoreschi colli prospicienti sulle riviere del golfo, in luogo della originaria popolazione di poche migliaia di anime, si era rapidamente addensata una moltitudine di abitanti, di varia provenienza, che in breve era poi giunta a raggiungere e a superare la cifra dei centomila, oltrepassando, in quel tempo, le popolazioni di quasi tutte le vecchie città vicine, al di qua e al di là dell’Appennino. Gli immigrati avevano sommerso i nativi, come le nuove costruzioni edilizie avevano fatto sparire le vecchie solitarie spiagge, le pinete e gli orti, cari, in altri tempi, ai ricchi forestieri e ai poeti avventurosi, come Byron e Shelley. Nell’impeto di questi rinnovamenti il Consiglio Comunale, che, nell’ordine normale delle cose, non è che un organo di vita locale amministrativa, diventava un campo di fieri contrasti, dove si affrontavano i vecchi e i nuovi interessi e si affollavano, per essere risolti, i problemi attinenti all’assetto della popolazione: i partiti, pur sotto le loro varie bandiere politiche, rappresentavano questi concreti e immediati interessi in contrasto. In quegli anni, le vecchie amministrazioni che facevano capo ai raggruppamenti locali erano state sconfitte e, sotto le bandiere di programmi progressisti, avevano vinto schieramenti ed esponenti degli immigrati. Lo scontro impetuoso di queste forze poteva ricordare a uno studioso la passionale violenza delle fazioni dei Comuni medioevali: da quel miscuglio di popolazione doveva sorgere una nuova cittadinanza: il nuovo vigoroso centro urbano chiedeva il suo territorio indipendente dalle vicine provincie: per la nuova città. pur figlia della potente fortezza marittima, occorreva un libero porto aperto ai traffici, necessari alla vita industriale e commerciale del nuovo centro urbano.

Ubaldo Formentini non rimase assente, o spettatore e osservatore, ma si fece partecipe di quel travaglio costruttivo della città di cui si era fatto cittadino, come uomo politico di battaglia nel partito socialista, che assumeva notevole importanza nella composizione demografica cittadina per la partecipazione di larghe masse di lavoratori, specialmente industriali, provenienti dalle maestranze dell’ Arsenale e dalle industrie navali che si andavano estendendo; e come pubblico amministratore, quale capo e soprattutto quale una delle più forti menti di quella nuova classe dirigente che si andava costituendo. Da questa eccezionale e vasta esperienza d’azione pratica, nei contrasti degli interessi economici d’ispirazione sociale, nelle battaglie amministrative per la città e in quelle connesse, per il riordinamento territoriale e per la ricostruzione regionale, sorse evidentemente in lui, acutamente di osservatore, il primo avviamento verso l’indagine storica che divenne poi la sua passione e la sua attività prevalente. Il giovane professionista, che sarebbe riuscito un giurista eminente, un uomo politico geniale e di larga e aperta cultura, sollecitato da più geniali richiami del suo spirito meditativo, cominciò sin da allora, con inconscio abbandono, a rinunziare ai successi del foro e alle fortune pubblicistiche e politiche, per cercare una strada del tutto diversa, che doveva condurlo al raccoglimento di studi di natura differente da quelli della sua preparazione universitaria, sebbene già ad essi dovesse, utile strumento d’indagine, la schematica storica delle forme giuridiche. Già nei primi suoi scritti di battaglia si può notare, latente, il prevalere dell’interesse storico, oltre le contingenze delle argomentazioni pratiche: la costruzione urbana e regionale si ponevano in quelle trattazioni, sentimentali richiami al passato, come ricostruzione. Alcuni dei suoi primi scritti di battaglia, molti dei quali sparsi sul settimanale “ La libera parola”, sono già, nel solido fondo documentario, veri saggi storici, pur mescolati di elementi passionali e di fini pratici, come lo scritto “ La Metropoli apuana “(1906), che vide la luce in Apua Giovane, la estrosa rivista ceccardiana, dove il movimento regionalista si presentava con caratteri letterari, con gli aspetti di un nuovo “felibrismo” ligure, e dove il giovane scrittore cercava di rilevare. nelle ragioni di vita della nuova città, i lineamenti di una futura metropoli della nuova Lunigiana, sorgente in funzione di civitas sulle rive, animate dalle moderne industrie, dell’antico navale romano già ricordato dall’arcaico verso di Ennio: portus Lunai est operae conoscite, cives. Altrettanto si può dire dello scritto, egualmente significativo di qualche anno dopo: Dal portus Lunae al porto della Spezia, che vide la luce su un giornale-rivista sorto per la battaglia regionalista e per la creazione di una provincia lunigianese con capoluogo alla Spezia.

Sebbene questi particolari possano parere più attinenti all’uomo di azione che non allo storico, più alla biografia che non all’esame critico e alla valutazione dell’opera sua, tuttavia è chiaro che la illustrazione di questo processo spirituale aiuta a cogliere l’accento originale dell’opera storica. Antiquam  exquirite matrem! Proprio da questo grido appassionato, da questo stato d’animo pratico-etico è scaturito lo sforzo teoretico della storia ricostruttrice, non fredda escogitazione erudita, ma, a sua volta, e senza menomazioni, stimolo d’azione. In tal modo si giunge infatti a ritrovare quali erano le domande di carattere teoretico che si ponevano insistenti al suo spirito: che cosa è stata nelle varie età questa terra dei Liguri che si chiamò poi, dal nome di una città coloniale romana, Lunigiana? Quale era stato il suo ordinamento preromano e quale quello dopo la conquista? Ed eccoci agli studi sui Liguri, sulle loro distribuzioni nei tempi preistorici e storici, le loro istituzioni giuridiche, i castelli, i fori, i vici, i conciliaboli, l’agro pubblico e privato. l’agro compascuo, ecc., e le accurate ricerche intorno alla famosa sentenza dei Minucii della tavola della Polcevera, ed all’altra, più tarda, di Velleia. oltre Appennino, dei tempi di Traiano; e le indagini sulle condizioni del territorio dopo la conquista romana e la fondazione della colonia e il Municipio e i connessi ordinamenti territoriali che ne conseguirono e, nei secoli più tardi, sulla formazione della Diocesi, che ha conservato lo schema dell’antico ordinamento pagense. Ed ecco, cosi, con lo studio assiduo delle pievi, sorte sugli antichi pagi liguri, riordinati dall’azione di Roma intorno alla città svoltasi dalla colonia, ricomparire quei confini regionali che il basso Medioevo feudale aveva alterato e che la vecchia erudizione umanistica, del tutto libresca, aveva reso incomprensibile col preteso confine della Divisione Augustea, assurdamente, per la mancata considerazione della geografia locale. collegata al corso della Magra.

Nella approfondita restaurazione storica, già iniziata genialmente da Ubaldo Mazzini, l’antica Lunigiana ricompariva sempre più chiaramente, nei suoi naturali e storici confini, dal lido lunense che si protendeva dal confine della Versilia fino a Deiva e quindi dalla pianura di Luni si estendeva nelle convalli maggiori e minori, di destra e di sinistra della Magra, oltrepassando anche a settentrione il dorso dell’Appennino.

Altrettanto, e con più viva sollecitudine, si rivolse ad indagare le vicende territoriali e istituzionali del Medio Evo, sorte tra gli sconvolgimenti della decadenza delle istituzioni romane e le invasioni e le guerre tra Goti e Bizantini, e tra questi e i Longobardi; e sulla formazione dei nuovi istituti del potere, e delle nuove aristocrazie, giungendo, aiutato dal suo talento giuridico, ad alcune delle più felici scoperte nello studio delle istituzioni e delle funzioni delle dinastie dei dominatori, come nel caso della Marca Obertenga che raccolse e trasformò gli ultimi ordinamenti territoriali dell’età antica, prima delle profonde e rinnovatrici trasformazioni comunali. Ma mi fermo a queste poche riflessioni aggiunte ai precedenti ricordi, richiamati non solo quali testimonianze di affetto offerte alla memoria di un amico, ma anche perché in tal modo, con un cosi nobile esempio, si giunge a dimostrare la vivificante mutuazione dell’azione e del pensiero nella vitalità della ricostruzione storica, secondo la formula crociana dell’attualità della storia in quanto la forte esperienza dei problemi e avvenimenti presenti raggiunge e rianima nello spirito umano quelli del passato. Ciò si raccoglie ancor meglio dall’ultima sua pubblicazione: Le origini e il destino della Spezia antica e moderna, breve memoria ma tracciata con vigore di sintesi, da maestro. Al rigore storico non ha nuociuto una certa disposizione passionale che ne anima le pagine di affetto e di speranza, quasi una meditazione insorta del presentimento dell’imminente fine. In essa confluirono la materia viva di tutti i ricordi e delle appassionate esperienze del passato e, di scorcio, i motivi dei suoi Iunghi studi e i risultati di essi fatti elementi di storia. II complicarsi di questi stati d’animo ha dato appunto a questa pubblicazione quel suo tono commosso che sfugge, come l’affetto, al freno del pensiero. Solo gli ormai pochi superstiti di quegli anni lontani possono intendere quello stato d’animo e risentirlo nello slancio che ebbe allora, ricordando quali fossero all’aprirsi del secolo (quando un agitato spirito di rinnovamento pareva fremere e premere in tutta la vita italiana) le speranze che accompagnavano il sorgere di questa nuova città, sulle rive del golfo, quasi una creazione della nuova Italia, e, insieme, quasi come un rinascimento di un passato interrotto da secoli di decadenza.

Ora a questa creazione cittadina, non meno che con la già ricordata sua opera pratica di cittadino e di amministratore, Ubaldo Formentini aveva contribuito, per la sua elevazione civica e spirituale, con la dottrina, partecipando alle lunghe fatiche delle trattazioni pubblicistiche, dei memoriali ufficiali, delle pratiche dirette presso gli organi del Governo, per le molteplici necessità della trasformantesi vita locale che chiedevano soddisfazioni per l’istituzione del Tribunale, per dar vita a una nuova provincia, per prospettare i problemi delle più larghe comunicazioni ferroviarie, necessarie all’incremento del porto mercantile di un nuovo centro industriale e commerciale. per illustrare, ogni volta che fu possibile, il territorio regionale da ricostruire, per provocarne la ripresa e l’incremento, sino alle azioni più modeste e pur non meno necessarie alla soddisfazione del sentimento pubblico, quale la domanda, storicamente giustificata, rivolta, nel 1930, dal Comune al Governo, perché fosse restituita la tradizionale ortografia all’antico nome della città.

Né meno benemerita fu l’opera sua dedicata all’incremento della cultura cittadina e regionale dopo che, scomparso Ubaldo Mazzini, gli fu affidata la direzione della Biblioteca e del Museo Civico ed egli, come già aveva fatto il suo predecessore, si ritrasse nel raccoglimento del nuovo ufficio e degli studi. La biblioteca verso la fine del secolo scorso era stata istituita, con vecchi fondi di libri di varia provenienza, e ordinata da Mazzini, dal quale, in seguito, con sicuro accorgimento, fu specializzata; e ne era stato fatto un vivo e attivo centro di cultura regionale, e luogo di ritrovo e di affiatamento tra gli studiosi, intorno al Giornale Storico della Lunigiana. Giovanni Sforza, Nestore di tale studi, volle riconoscere, con un gesto generoso, l’alta e benefica funzione della istituzione, facendola erede della sua ricchissima libreria, delle sue carte e dei suoi manoscritti, deposito di alte e significativo valore spirituale. Anche il Museo circondariale, fondato e sistemato da Davide Carazzi, era stato dal Mazzini stesso allargato a Museo regionale e arricchito di importanti raccolte preistoriche, come quella, unica in Italia, delle statue-menhirs della Lunigiana da lui scoperte, e di una delle più importanti ed apprezzate collezioni etnografiche italiane, messa insieme, con lunghe fatiche e dispendi, da Giovanni Podenzana.

Formentini raccolse e continuò, ben preparato e nel vigore dell’età, questa nobile tradizione cittadina e regionale, ed ebbe anche la meritata soddisfazione di potere, a sua volta, ordinare un importante museo archeologico quando il Comune fu indotto ad acquistare il vasto materiale romano lunense della ben nota raccolta Fabbricotti.

E, in tal modo, per merito di una piccola e attiva schiera di studiosi, la nuova città non era rimasta un agglomerato di abitazioni e di stabilimenti militari e industriali, senza storia e senza lo slancio di una missione animatrice, ma si era invece potuta inserire nella tradizione urbanistica di Luni e dell’attinente regione.

Ma le seducenti idealità, che animano gli uomini all’azione, nel farsi realtà sembrano, spesso, tradire le loro promesse; e l’ora oscura non è mancata nemmeno in questa vicenda di poco più di mezzo secolo: la provincia si era fermata al confine del vecchio circondario sardo; la metropoli, represso dalla Dittatura il libero processo di svolgimento comunale, parve poi dispersa per sempre dalle devastazioni della guerra, la regione restava ancora divisa dalle vecchie fratture.

Ma, con l’ultimo scritto, che ora può apparirci come il suo nobilissimo testamento spirituale, raccolta meditazione di speranze, di sventure, di liete e di tristi esperienze, sollevata nella luce ferma della Storia, Ubaldo Formentini ha potuto trarre dalla sua mente e dal suo cuore un auspicio di speranza per il destino della città di sua elezione, alla quale aveva dedicato tanta parte della sua opera e tante fatiche della sua mente geniale.

Né la città gli è stata ingrata, avendolo da tempo tacitamente incluso tra i Patres che con il consiglio e con l’opera sono stati gli autori delle sue fortune. Ciò che, con questa cerimonia, oggi confermano le autorità del Comune, con l’atto del sig. Sindaco di conferire, solennemente, la cittadinanza onoraria alla memoria di lui, e di consegnare alla famiglia una medaglia d’oro quale testimonianza di benemerenza.

E non è una cerimonia solamente di forma, quali restano spesso le cerimonie ufficiali, ma, ben tutti lo sentiamo, è una vibrante conferma del pubblico sentimento, come già, in occasione dei funerali, aveva notato, commosso, il vecchio e illustre scienziato quando, come ho notato da principio riferendo il gentile episodio, sceso dal suo ritiro di riposo dall’alta Val di Magra, per rendere onore alla bara del caro amico e del valente storico, pensava di trovarla circondata da uno stuolo eletto, si, ma non largo di studiosi, e la vide, invece, tra manifesti che ricordavano l’opera di Lui, circondata di labari, di corone, di autorità, di rappresentanti della cultura e di una vasta accolta di popolo reverente e riconoscente.

Manfredo Giuliani,  Ricordo di Ubaldo Formentini, Giornale storico della Lunigiana / organo della Sezione lunense dell’Istituto internazionale di studi liguri, Nuova Serie, X, n. 3-4, luglio-dicembre 1959


BIBLIOGRAFIA DI UBALDO FORMENTINI

La pubblicazione di una bibliografia generale dell’opera di Ubaldo Formentini non poteva essere ulteriormente rinviata, dopo più di due anni dalla sua scomparsa. Purtroppo, come molto spesso avviene in casi del genere, la commissione incaricata di procedere al lavoro di raccolta dei dati ed alla elaborazione di un preciso programma di pubblicazione, malgrado la buona volontà dei singoli membri, non è riuscita ad organizzarsi per un proficuo lavoro. Mi sono quindi assunto da solo il compito di raccolta dei dati bibliografici essenziali, ed ho compilato la presente bibliografia, che è, come si vede, ridotta ad un semplice elenco cronologico delle opere. Non posso garantire la completezza dell’elenco; anzi penso che non poche lacune dovrebbero essere da lamentare in esso. E per questo vorrei invitare chi avesse a rilevare errori o imprecisioni, e chi potesse suggerire aggiunte all’elenco delle opere, a volerlo cortesemente segnalare. L’Istituto di Studi Liguri può impegnarsi infatti, se le correzioni dovessero essere numerose ed importanti, a pubblicare una seconda edizione della bibliografia, magari cogliendo l’occasione per inserirvi una o più note introduttive, che potrebbero essere affidate ciascuna ad uno studioso particolarmente competente nelle singole discipline cui U. F. dedicò la sua attività; come del resto già era nel programma formulato dalla commissione. Sarà bene peraltro precisare che, di proposito, sono stati esclusi tutti gli articoli di quotidiani, i quali potranno forse formare l’oggetto di una particolare nota; mentre la citazione di studi o articoli di carattere politico è stata limitata a quelli da ritenersi essenziali per la comprensione di questo particolare, e pur importante, lato della personalità di U. F.

ROMOLO FORMENTINI

1905

1) Il mito di Dante (Per il VI centenario della dimora di Dante in val di Magra), in Libera parola (Numero straordinario), III, 1905, n. 54 (29 dicembre).

1906

2) La metropoli apuana, in Apua giovane – Rassegna d’arte, storia e filosofia, Lucca. n. 1, novembre 1906.

1910

3) Per la nuova provincia, I, in Lunigiana (Pontremoli, I, 1° gennaio 1910, n. 1.

4) Per la nuova provincia, II, in Lunigiana (Pontremoli), I, 2 marzo 1910, n. 2.

5) Del Portus Lanae al porto della Spezia .Appunti di storia e d’economia, in Lunigiana I. 1910, n. 1.

6) Eretici del socialismo, in Lunigiana, 1, 1910, n. 4.

7) Epigrafe sull’urna di Anacarsi Nardi, in La val di Magra ad Anacarsi Nardi, in Lunigiana. 1. 1910, п. 6.

1912

8) Per la nuova provincia, in Studi per la istituzione della Provincia della Spezia, edito a cura del Comune della Spezia, 1912, pp. 117.

9) Precisioni sul patrimonio e sulle finanze della nuova provincia, in Lant giano, III-IV, 1912, n. 1.

10) Il problema delle alleanze, in Unità, 1. 1912, p. 25; ristampato in l’ Unità di Gaetano Salvemini, a cura di B. Finocchiaro, Venezia, 1958, p. 335.

11) Triplice o quadruplice?, in Unità, 1, 1912, p. 29; ristampato in L’Unità di Gaetano Salvemini, a cura di B. Finocchiaro, Venezia, 1958. p. 342.

12) La guerra intorno a Tripoli, in Unità, 1. 1912. pp. 71-74.

13) Per la storia della Triplice, in Unità, 1, 1912, p. 120.

14) La politica del Mediterraneo, in Unità, 1. 1912, p. 130.

15) La politica delle alleanze e il problema navale, in Unità, 1, 1912, p. 13.

16) Italia Francia, in Unità, L. 1912, p. 191.

17) Il problema della neutralità, la Unità, 1. 1912, p. 193; ristampato in L’Unità di Gaetano Salvemini, a cura di B. Finocchiaro, Venezia, 1958, р. 353.

1914

18) Previsioni sul patrimonio e sulle finanze della nuova provincia, in Atti del Congresso per il riordinamento amministrativo della Lunigiana promosso dal Comune della Spezia, La Spezia, 1914, pp. 37-45.

19) Inghilterra e Germanie, in Unità, 1. 1914, p. 436.

20) La crisi della Triplice, in Unità, 1, 1914, p. 479.

21) Il problema navale, in Unità. 1. 1914. p. 566.

22) La neutralità, in Unità, 1, 1914, p. 568.

23) II Mediterraneo. in Unità. L. 1914, p. 588.

1919

24) Idee vecchie e necessità nuove, in Unita, V. 1919, p. 77.

25) Intorno alla proporzionale, in Unità, V, 1919, p. 89.

26) Dopo il convegno di Firenze, in Unità, V. 1919, p. II.

27) Programma unitario, in Unità, V. 1919. p. 230,

1920

28) Per la libertà di voto, in Unità, VI, 1920, p. 65. 1922

29) Le nuove fasi del diritto pubblico dopo la guerra, in Rivista di Milano – Politica e Lettere, XIII, Serie III. anno V. 1922. п. 79. р. 125.

30) Le nuove fasi del diritto pubblico dopo la guerra. Il parlamento del lavoro. in Rivista di Milano, IV, Serie 11, anno V. 1922, п. 81. р. 1.

31) Delle più antiche signorie feudali nella valle del Taverone, in Giornale Storico della Lunigiana, XII, 1922, п. 2. р. 16.

32) Una podesteria consortile nei secoli XII e III (le terre dei Bianchi), in Giornale Storico della Lunigiana, XII, 1922, п. 3, pp. 1-31.

33) Collaborazionismo, in Edizioni de La Rivoluzione Liberale, Torino, 1922 p. 92

34) Aderire alla storia? Politica e storia (Polemica sul Manifesto ), in Rita Lezione Liberale, 25, 1922, n. 2; ristampato in Antologia della Rivoluzione Liberale, a cura di N. Valeri. Torino. 1948. p. 28.

1923

35) Progetto di riordinamento amministrativo della Regione Lunigianese Apuana. La Spezia, 1923.

36) Una visione lunigianese del Petrarca, in Giornale Storico della Lunigiana, XIII, 1923, n. E

37) Questioni d’archeologia lunense, con un frammento inedito di U. Mazzini, in Memorie dell’ Accademia Lunigianese G. Capellini, IV (1923), п. 3. pp. 91-125.

38) In memoria di Ubaldo Mazzini, La Spezia, 1923.

39) Lunigiana, Genovesato e Liguria, La Spezia. 1923.

40) I vescovi di Lani nel periodo carolingio, in Giornale Storico della Lunigiana XIII, 1923, п. 2. p. 14.

41) Gerarchie sindacali, in Rivoluzione Liberale. II. 1923, n. 3. pp. 9-13: ristampato da Piero Gobetti, Turino, 1923.

42) Il patrono della città del marmo: S. Cercardo, in Rassegna Apuana, 1. 1923. n. 4. p. L.

1921

43) Il golfo della Spezia nell’antichità. Il periodo precomunale: Portovenere, Marinasco, Vezzano – Le origini della Spezia, in La Spezia e la sua provincia, La Spezia, 1921, pp. 19-26.

44) Levanto e le Cinque Terre I marchesi Obertenghi, i conti di Lavagna la feudalità minore. Il surgere del Comune e l’espansione genovese, in La Spezia e la sua provincia, La Spezia, 1924, pp. 27-34.

45) La Val di Vara: Gli abati e i vescovi di Brugnato e la loro signoria temporale -I Fieschi. i Malaspina e Genova Monumenti dei Longobardi in val di Vara, in La Spezia e la sua provincia, La Spezia, 1924, pp. 35-41.

46) La Spezia: Il Comune, la podesteria, il vicariato sotto la dominazione genovese – La città e il golfo nelle fazioni interne della Repubblica e nelle grandi lotte per l’equilibrio europeo – La Rivoluzione, l’Impero e l’annessione al Piemonte – I monumenti e l’arte, in La Spezia e la un provincia, La Spezin. 1924, pp. 71-80 (1).

47) I primordi della vita economica alla Spezia – Il protezionismo genovese e la decadenza del “Portu Lunae” nel secolo XVII. Lo sviluppo moderno della città. La composizione etnica del nuovo aggregato . Notizie statistiche e demografiche, in La Spezia e la sua Provincia, La Spezia, 1924, pp. 101-108.

48) Ubaldo Mazzini, in Archivio Storico per le Province Parmensi, N.S XXIV, 1924, p. XXIII.

49) Per un dizionario toponomastico della Lunigiana, in Memorie dell’Accademia Lunigianese di Scienze G. Capellini, 1924, n. 4, pp. 175-181.

50) Scavi e monumenti romani nel Golfo della Spezia negli scritti editi ed inediti  di U. Mazzini. La Spezia, 1924, p. 41.

1923

51) Note d’archeologia e di preistoria: la diffusione dei Liguri antichi secondo ricerche toponomastiche e antropologiche, in Giornale  Storico Letterario della Liguria, N. S., I, 1925, п. 1, p. 35

52) Il Museo Civico della Spezia nella Mostra del IX Congresso Geografico Italiano a  Genova (Aprile MDCCCCXXIV), La Spezia, 1925, p. 23.

53) Nuove ricerche intorno alla Marca della Liguria Orientale, in Giornale Storico e Letterario della Liguria, N., S., 1. 1925, р. 12.

54) Istituti, Popolazioni e Classi della Spezia medioevale e moderna, in Il Comune della Spezia, Atti e Statistiche, II, 1924, n. 10-12. Estratto a parte, La Spezia, 1925, pp. 50+XV.

1926

55) Arte (francescana – Monumenti e marmi gotici a Sarzana, La Spezia, 1926

56) Le origini di Genova, in Il comune di Genova, Bollettino Municipale. Genova, 2, 1926, pp. 3-13.

57) Sulle origini e sulle costituzione d’un grande gentilizio feudale in Atti della Società Ligure di Storia Patria, L.III, 1926.

58) Lo patria di Nicola Pisano, in Il Marmo, Pontremoli, IV, 1926. N. 5

59) Consorterie longobarde fra Lucca e Luni, in Giornale Storico e Letterario della Liguria, N. S. II, 1926, 3-4, р. 169,

60) Marca Januensis. Nuove ricerche intorno alla Marca della Liguria Oriontale: 1)I Marchesi liguri e la conquista della Corsica; 2) Il consorzio dei Marchesi e la crisi della Marca, 3) Le origini ed il compito storico della Marca, Pontremoli, 1926.

61) Saggio sull’istituto del Podestà nella Storia del Diritto. Introduzione storica al vol. di P. Ducceschi, L’Istituto del Podestà, Biblioteca di legislazione Amministrativa. Estratto a parte. Viareggio, 1926.

62) Conciliaboli, pievi e corti nella Liguria di Levante Saggio sulle istituzioni liguri nell’ antichità e nell’alto Medio Evo, in Memorie dell Accedemia Lunigianese di Scienze G. Capellini VI-VII (1925-26), estratto a parte. La Spezia, 1926.

1927

6) Groppo San Piero, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927, pp. 51-52

64) Comano, in Costelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927, pp. 53-34.

65) Panicale, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927, pp. 55-56.

66) Licciana, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927. pp. 57-58.

67) La Bastia, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli. 1927. pp. 59-60.

68) Monti, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli. 1927, pp. 61-62.

69) Ponte Bosio, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927. p. 63.

70) Olivola, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927, pp. 65-66.

71) Bigliolo, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927, p. 67.

72) Aulla, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927, pp. 69-70.

73) Podenzana, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927, pp. 71-72.

74) Bibola, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927, pp. 73-74.

75) La Verrucola de Bosi, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927. pp. 75-76.

76) Agnino, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927. p. 77.

77) Regnano, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927. p. 79.

78) Viano. in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927. pp. 81-82.

79) Codiponte, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli. 1927. p. 83.

80) Castel dell ‘ Aquila, in Castelli ili Lunigiana, Pontremoli, 1927, p. 85.

81) Ponzanello, in Castelli di Lunigiana. Pontremoli, 1927. p. 127.

82) Fosdinovo, in Castelli de Lunigiana, Pontremoli. 1927, pp. 129-130.

83) Castelnuovo, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927. pp. 131-132.

84) Moneta, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli. 1927, p. 133.

85) L’Avenza, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927. p. 135.

86) Mussa, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927. p. 137 pp. 137-138.

87) Montignoso, in Castelli di Lunigiana, Pontremoli, 1927, pp. 139-140.

88) Pittori dell’ Ottocento fra le Cinque Terre e le Apuane, in Il Comune della Spezia, 1927.

89) Sulle statue-stole della Lunigiana in relazione con i problemi villanoviano ed etrusco, in Studi Etruschi, 1, 1927

90) Nella traslazione della sede episcopale, in Il Comune della Spezia, 1927.

91) Ritrovamenti archeologici nel territorio della città di Luni e nel Golfo della

Spezia, in Il Comune della Spezia, V, 1927. п. 10-12.

92) Lunigiana romantica: Il Poeta di Sarzana, in Giornale Storico e Letterario della Liguria, N. 5. III. 1927. п. 2. pp. 145-151.

93) Leggende della Maritima – Il viandante, in Giornale Storico e Letterario della Liguria, III, 1927. n. 4, pp. 281-308.

94) Intorno al Duomo di Sarzana, in Giornale Storico e Letterario della Liguria, III, 1927, n. 1. pp. 1-5.

95) La Spezia: Il suo duomo – Il nome, il blasone, la maschera. La Spezia, 1927.

1928

96) Nota per lo studio della topografia fondiaria e della toponomastica etrusco romana nel golfo della Spezia, in Memorie dell’ Accademia Lunigianese di Scienze G. Capellini, IX, 1928, pp. 88-109.

97) La nobiltà di Napoleone, in Archivio Storico de Corsica, 1. 1928, п. 2.

98) Cenni storici sulla provincia della Spezia, in Inaugurandosi nell’anno VI dell’era fascista il palazzo del governo XXVIII ottobre MCMXXVIII. Milano. 1928, pp. 15-39.

99) Introduzione alla storia ed all’archeologia cristiana di Luni, in Memorie dell’ Accademia Lunigianese di Scienze G. Capellini n. IX, 1928, n. 1. pp. 3-37.

1929

100) La tenuta curtense degli antichi marchesi della Tuscia in Val di Magra e Val di Taro, in Archivio Storico per le Provincie Parmensi, N. S. XXVIII. 1928. p. 26.

101) I Longobardi sul Monte Bardone, in Biblioteca della Giovane Montagna, n. 73. Parma, 1929.

102) L’Abbazia di S. Pietro di Portovenere (sec. VI), in Giornale Storico e Letterario della Liguria, N. S. III, 1929, pp. 129-134.

103) Note sui Bonaparte e sulla basilica di S. Andrea di Sarzana, in Giornale Storico e Letterario della Liguria, N. S. V. 1929, n. 1-2. pp. 10-18.

104) I Vescovi di Luni, La Spezia e S. Maria, in A S. E. Giovanni Costantini novello vescovo della Diocesi Lunense, La Spezia. 1929.

105) Per la storia preromana del pago (Pagus = TULARU?), in Studi Etruschi, III, 1929, pp. 51-66.

106) Turris : il Comitato Torresano e la Contea di Lavagna dai Bizantini ai Franchi, in Archivio Storico per le Provincie Parmensi, XXIX, 1929, pp. 3-35.

107) Il Museo Civico della Spezia alla Mostra d’architettura militare in Castel S. Angelo (Giugno 1929), in Il Comune della Spezia, VII, 1929, 4-6, estratto, p. 16.

108) La basifica di S. Andrea di Sarzana, in Il Comune della Spezia. VIL 1929, 4-6, p. 11.

109) Dalla Pieve di Venelia all’ Abbazia del Santo Salvatore di Linari, in Biblioteca della Giovane Montagna. n. 71. Parma, 1929.

110) Documenti riguardanti la storia della Lunigiana avanti il Mille, in Giornale Storico e Letterario della Liguria. N. S. V. 1929. n. 4, p. 220.

1930

111) Scavi e ricerche sul limes bizantino nell’ Appennino lunense-parmense, in Archivio Storico per le Provincie Parmensi, vol. XXX, Parma, 1930, pp. 3-32.

112) Monete di Lunigiana nell’opera numismatica di S. M. il Re, in Il Comune della Spezia, VII, 1929, n. 10-12, estratto a parte, La Spezia, 1930.

113) La Pieve di S. Giovanni Battista di Cicagna Le Pievi Medioevali dell ‘Appennino Emiliano e Ligure-Tosco, n. 1. Parma, 1930.

114) Sarzana: scoperte archeologiche nell’area dell’antica città di Luni. Spezia: Scoperte archeologiche a Migliarina, in Atti della R. Accademia Nazionale dei Lincei Notizie degli scavi di antichità, Roma, VI, Serie VI. 1930, fasc. 7. 8 e 9. p. 285.

115) Forma Republicae Veleiatium, in Bollettino Storico Piacentino, XXV, 1930, n. 1.

1933

116) Itinerari medioevali: Via quam Burdum dicunt, in Memorie della Accademia Lunigianese di Scienze a G. Capellini . XIII, 1933, 1, pp. 42-48.

1934

117) Monumenti di Porto Venere (restauri 1929-1934). in Memorie dell’ Accademia  Lunigianese di Scienze G. Capellini s. XV, 1934, n. 1. pp. 21-43.

118) Avori dipinti mussulmani e bizantini in Porto Venere, in Realtà, Rivista mensile del Rotary Club Italiano, Milano, dicembre 1934, р. 649.

119) Scoperte archeologiche nelle città di Luni, in Giornale Storico e Letterario della Liguria. N. S. X. 1931, n. 1, pp. 14-16

1935

120) Una testimonianza d’arte romanica alla Spezia, in Memorie dell’ Accademia Lunigianese di Scienze G. Capellini, XVI. 1935, п. 1. pp. 58-60.

121) Nuove ricerche sulla tavola di Veleja: Territorium Antiate, in Archivio Storico per le Province Parmensi, A. XXXV, 1935. XIII, pp. 99-106.

1936

122) Μιχαυρία (Georg. Cypri 533), in Arti del V Congresso Internazionale degli Studi Bizantini, Roma, 1936, (Studi Bizantini e Neoellenici), vol. V. pp. 167-175.

123) Il monastero di S. Maria e la sagra di S. Michele sul monte di Mulazzo, in Archivio Storico per le Province Parmensi, XXX, 1936, p. 197.

134) Sculture longobarde nella Liguria Occidentale, in Bollettino della R. Deputazione di Storia Patria per la Liguria, Sezione Ingauna e Intemelia (Rivista di Studi Liguri), II. 1936. n. 2, pp. 274-284.

125) Studi Veletati e Bobbiesi, in Memorie dell’ Accademia Lunigianese di Scienze G. Capellini . XVIL 1936, n. 2. estratto a parte.

1937

126) Le origini di Fivizzano, in Città di Fivizzano Manifestazioni popolari, artistiche, sportive, Carrara, 1937, 1. 3.

127) Storia di un podere di montagna: Villa, curtis, castrum de Carice (Qua-derni della a Giovane Montagnа», п. 2). Parma. 1937. p. 10.

128) Nota sull’ architettura rustica nella Liguria Orientale, in Lares, 1937, n. 2.

129) Chiese lunensi dipendenti dai monasteri attoniani dell’ Emilia, in I quaderni della Giovane Montagna . u. 15. Parma. 1937, pp. 1-6.

130) La chiesa di S. Giorgio dei Marchesi di Varano e l’itinerario pavese del Vescovo di Luni, in I quaderni della Giovane Montagna. XXXVIII, 1937, n. 1.

131) S. Venerio, in Memorie dell’ Accademia Lunigianese di Scienze G. Capellini ». XVIIL 1937, fase, unica.

1938

132) Per la storia precomunale di Pontremoli, in I quaderni della Giovane Montagna. 1928. п. 20. p. 8.

1939

133) Intorno alla Pieve di S. Giorgio in Val di Taro (Le Pievi medioevali dell’Appennino Emiliano e Ligure-Tosco, n. 61, Parma, 1939, p. 22.

134) Splendori d’arte e di storia nella chiesa monumentale di S. Martino di Biassa (La Spezia) “Comunitas Blaxiae”, in Il Comune della Spezia Rassegna Municipale, 1938, estratto a parte. p. 8.

135) II”portus Lunae”, Luni e La Spezia, in R. Deputazione di Storia Patria per la Liguria, Sezione della Spezia, La Spezia, 1939, p. 37.

136) Brugnato (Gli abati, i vescovi e , i “ cives”), in Memorie dello Accademia Lunigianese di Scienze G. Capellini. XX. 1939, unico pp. 3-17.

137) Tombe preromane in Lunigiana, in Rivista Ingauna e Intemelia (=Rivista di Studi Liguri). V, 1939, 1-4, pp. 146-149.

1940

138) Un nuovo vescovo nella serie dei primi vescovi di Luni, in Il Campanone, Pontremoli, 1940, pp. 22.

139) Monumenti di Porto Venere (restauri degli anni VIII-XIV) a cura del Comune di Porto Venere, La Spezia, Tip. Moderna, 1940. t

140) Il monastero regio di S. Giovanni di Pontremoli (I quaderni de La Giovane Montagna s. n. 53), Parma, 1940.

1941

141) Genova nel Basso Impero e nell ‘Alto Medioevo, in Storia di Genova dalle origini al tempe nostro, vol. II. Milano, Garzanti. 1911.

1942

142) L’arte romanica genovese ed i “magistri antelami”, in Storia di Genova dalle origini al tempo nostro, vol. III. Milano, Garzanti. 1942, pp. 275-311.

143) Tomba a cremazione scoperta nel territorio di Rossano (Zeri): Tomba di tipo ligure scoperte in località Ponzolo (Aulla), in Reale Accademia d’Italia. Notizie degli scavi di Antichità, Serie VII. vol. II. 1942. fasc. 7. 8. 9. pp. 173-178.

144) Il culto della luna a Luni, in Scritti Del Medico, Pescia, Benedetti, 1942.

1946

145) Per la cronologia delle tombe dell’età del Ferro nella Liguria centro-orientale, in Rivista di Studi Liguri, XII. 1946, n. 1-2, pр. 3-12.

1947

146) Il porto mercantile della Spezia e il suo avvenire. Camera di Commercio Industria e Agricoltura. La Spezia, Tip. Moderna, 1947.

147) Note storico-archeologiche sulla Chiesa di S. Lorenzo di Varigotti, in Rivista di Studi Liguri, XIII, 1947. п. 12, pр. 56-61.

118) Montenero e Riomaggiore e le loro opere d’arte, in la Madonna di Montenero nel 50 anniversario della sua incoronazione, Genova, Industria Grafica Ceretti, 1947.

149) Notizie d’archeologia e d’arte antica lunense, in Bollettino di Statistica del Comune della Spezia, 1947, п. 3. pp. 3-6.

150) Il Golfo della Spezia e le Cinque Terre nell’opera artistica di Telemaco Signorini, in Bollettino di Statistica del Comune della Spezia, 1947, n. 5

1948

151) Le statue stele della Val di Magre e lo statuario megalitico ligure, in Rivista di Studi Liguri, XIV, 1948, n. 1-3, pp. 39.63.

1949

152) Le tre pievi del Massese e le origini delle città di Massa, in Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le antiche Provincie Modenesi, Serie VIII, vol. 11, 1949.

153) La terza dinastia dei conti di Parma e le origini obertenghe, in Archivio  Storico per le Provincie Parmensi. Deputazione Storia Patria per le Provincie Parmensi, Parma. Serie IV, I, 1945-18. pp. 40-58.

154) Il “castrum Sancti Andree” e la pieve di S. Andrea di Castello, in La Spezia, Rassegna Municipale, XVIII, 1949, n. 3. pp. 6-14.

155) “Ligures celeberrimi” nella Riviera di levante e nel suo retroterra, in Rivista di Studi Liguri, XV, 1949. n. 3-4, pp. 209-222.

156) Il Castello della Bastia, in Monumenti della Lunigiana pubblicati a cura del Museo Civico della Spezia, n. 1. La Spezia, Donati, 1949, p.9.

157) La Pieve di S. Prospero di Vezzano, in Monumenti della Lunigiana pubblicati a cura del Museo Civico della Spezia, n. 2. La Spezia, Donati. 1949, pp. 19.

1950

158) Il labirinto di Pontremoli ed il “Troiae lusus” s. in Archivio Storico per le Provincie Parmensi. Parma. 1949-1950. pp. 125-132.

159) Mostra della Spezia dell’800 –  Mostra archeologica della Città di Luni -Note informative e critiche, Ente Provinciale del Turismo. La Spezia. Tip. Moderna. 1950.

160) Per la storia premalaspiniana di Fosdinovo, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. 1. 1950, n. 1. pp. 3-7.

161) Correnti impressionistiche nella scultura lunense dell’età di Augusto, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. I, 1950. п. 1, pр. 2-3.

162) Tradizioni architettoniche dell’ edilizia curtense nell’alta Val di Vara, in Bollettino Ligustico por la Storia e la Cultura Regionale II. 1950, n. 1. pp. 1-4.

1951

163) II Borgo Rotondo di Varese, in Bollettino Ligustico, III, 1951. w. 1. pp. 13-16.

164) Conti e visconti di Luni e Conti di Ventimiglia, in Rivista Ingaunae Intemelia, N. S. VI. 1951. n. 1-2. pp. 15.

165) La Pieve di Pignone, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. II. 1951 п. 1-2, p. 17.

166) Sarzana: “dalla pieve allo polis”, in Giornale Storico della Lunigiana. N. S. II. 1951, п. 1-2, pp. 1-11.

167) Mitologia pisano-lunense: i “ Teutanes “. in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. II. 1951, п. 3-4, pp. 21-23.

168) Un Breve di Innocenzo IV e la genealogia dei signori di Fosdinovo, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. II. 1951, n. 3-4, p. 32.

169) Restauri al materiale del Museo Archeologico della Spezia, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. II, 1951. n. 3-4, p. 34.

170) La teoria dell’arte e l’arte di Leonardo da Vinci, in Memorie della Accademia di Scienze e Lettere « G. Capellini », XXIII, N. S. I. 1951, pp. 39-52.

171) La pieve di Codiponte e l’arte paleoromanica della Lunigiana, in La Spezia, Rivista del Comune, A. XX, 1951, n. 4-5, pp. 1-11.

172) La leggenda e la storia di S. Potito e le relazioni tra l’Emilia Occidentale e la Puglia nell’alto medioevo, in Archivio Storico per le Provincie Parmensi, Parma, S. IV, III, 1951, pp. 45-61.

173) Rilievi lunensi d’arte ionicizzante, in Studi Etruschi, XXI (Serie II). 1950-51, pp. 117-126.

174) Un nuovo valico dell’ Appennino tosco-emiliano La strada del passo di Lagastrello, in Le vie d’Italia, Rivista mensile del T.C.I., LVII. 1951, n. 12. pp. 1444-48.

175) I divini abitatori del Golfo della Spezia, in La Spezia Rivista del Comune, A. XX, 1951, n. 6, pp. 5-11.

1952

176) Monte Sagro (Saggio sulle istituzioni demo-territoriali degli Apuani), in Atti del I Congresso Internazionale di Studi Liguri, 1950, pp. 207-217.

177) Una tomba secondo il rito dell’entucrismos nella valle del Frigido, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. III, 1952, n. 1-2, p. 12.

178) Elementi paleoromanici nella pieve di Marinasco, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. III, 1952, n. 1-2, p. 12.

179) Opere d’arte sconosciute di Monte Marcello, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. III, 1952, n. 1-2, pp. 12-13.

180) Per la storia preromana di Luni, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. III, 1952, n. 3-4, pp. 17-19.

181) Nel V centenario della nascita di Leonardo da Vinci, in La Spezia – Rivista del Comune, A. XXI, 1952, pp. 27-28.

182) Ferruccio Sassi (Commemorazione), in Memorie dell’ Accademia Lunigianese di Scienze, Lettere ed Arti & G. Capellini », A. XXIV, N. S. II, 1952, fasc. unico, pp. 3-6.

1953

183) La “ plebs civitatis” e il capitolo dei canonici della cattedrale di Luni, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. IV, 1953, n. 1-2, pp. 1-9.

184) L’ospedale dei SS. Giacomo e Cristoforo a Massa e gli itinerari per S. Jacopo di Compostella attraverso la Lunigiana, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. IV, 1953, n. 3-4, pp. 17-19.

185) La pieve di Crespiano, il castello e la curia altomedievale di Comano ed i “Ligures Comani », in La Spezia Rivista del Comune, 1953, п. 2. pp. 4-23.

186) Le “due a viae Aemiliae », in Rivista Studi Liguri, XIX, 1953, n. 1-4, pp. 43-74.

187) Corrado Martinetti (Commemorazione), in Memorie dell’ Accademia Lunigianese di Scienze, Lettere ed Arti G. Capellini, XXV (N. S. III). 1953. fasc. unico, pp. 5-10.

188) Itinerario Storico ed Artistico della Spezia e del suo Golfo, in La Spezia-Rivista del Comune, 1953, pp. 21-43.

1954

189) La pieve di Bagnone, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. V, 1954, n. I. pp. 3-7.

190) Castelli della Riviera di Levante in documenti del sec. XIII, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. V, 1954, n. I. p. 12.

191) La “ via Bothanie” tra Sarzana e Luni e l’itinerario di Sigerico, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. V, 1954. n. 1. p. 11.

192) Sculture longobardo-carolingie a Ceparana, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. V. 1954, n. 2, p. 26.

193) “Plebs Cisigne”, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. V, 1954, n. 2. pp. 26-27.

194) Fedor Schneider e le ricerche sul limes bizantino in Lunigiana, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. V, 1954, n. 3-4, pp. 41-42.

195) La pieve di Santo Stefano, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. V. 1954, n. 3-4, pp. 29-33.

196) Per la storia del Libro come opera d’Arte – Note sul fondo antiquario della Civica Biblioteca Ubaldo Mazzini della Spezia, in La Spezia Rivista del Comune, XXIII, 1954, n. 1-2, pp. 35-44.

1955

197) Luna-Boron-Veleia, in Atti e Memorie del I Convegno di Studi Storici e Archeologici Piacenza-Veleia, 1954, Piacenza. 1955, pp. 189-196.

198) La chiesa altomedioevale di S. Antonino di Vivéra e le origini della Spezia, in Giornale Storico della Luniziana, N. S. VI, 1955, n. 1. pp. 25-27.

199) “Strata Lizane” in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. VI, 1955, n. 1. pp. 16-21.

200) Intorno al nome ed alla storia pregenovese di Lerici, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. VI, 1955. п. 2, pp. 39-47.

201) Strade e porti dei Sengauni, degli Antiates, dei Tigullii nella Riviera di Levante, in Rivista di Studi Liguri, XX. 1955, n. 2, pp. 99-116.

1956

202) La leggenda di S. Venerio, in Lerici Premio di Poesia 1956.

1957

203) Note topografiche e artistiche vezzanesi, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. VIII, 1957, 1-2, pp. 50-52.

204) Le origini e il destino della Spezia antica e moderna, in La Spezia. Rassegna del Comune, 1957, lase. unico, pp. 39-43.

1958 *

205) Note critiche sul Carpenino, in La Spezia – Rivista del Comune, 1958, n. 2.

206) La Pieve di Venelia e il Borgo di Licciana, in Giornale Storico della Luni-giana, N. S. IX. 1958. 1-2, pp. 5-17.

207) La Pieve di Pignone, in Giornale Storico della Lunigiana, N. S. IX. 1958, п. 3-4, pp. 59-66.

1959

208) Itinerario storico artistica del golfo della Spezia e sue vicinanze. Ente Provinciale del Turismo della Spezia, Sarzana, Canale, 1959.

1960

209) Guida storica etnografica artistica della Val di Fara, Ente Provinciale del Turismo della Spezia, La Spezia. Tip. Moderna, 1960.

*I cinque studi che seguono sono stati pubblicati postumi a mia cura.

Per il primo mi sono limitato trascrivere il testo, in gran parte manoscritto, fin dove esso era leggibile senza eccessivo rischio di una interpretazione errata o comunque deformata del pensiero dell’autore.

I due studi sulle pievi di Venelia e di Pignone sono stati invece da me stesi su appunti sparsi, tenendo a modello nella organizzazione del lavoro i numerosi studi su altre pievi della Lunigiana già pubblicati.

L’itinerario del Golfo era gia stato consegnato alle stampe, solo il ritardo nella pubblicazione lo ha fatto uscire postumo.

La guida della Val di Vara ere pure in massima parte compiuta; solo mancavano le notizie su alcuni centri, ai quali evidentemente l’A. pensava di poter provvedere facilmente quando la pubblicazione fosse stata decisa, per avere già diffusamente trattato di essi in varie altre opere. E di tali opere appunto mi sono valso per completare le parti mancanti. cercando di turbare il meno possibile l’equilibrio organico del lavoro (R. F.)

L’immagine di Ubaldo Formentini di introduzione alla pagina è tratta dal sito AIB.IT

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