SALVATORE TODARO QUANDO IL NEMICO TORNA UOMO

di Ivan Velardi.

Nel cuore dell’Atlantico, un comandante italiano scelse di non dimenticare che, oltre la guerra e le uniformi, esistono gli uomini.

Nella notte del 16 ottobre 1940, nell’Atlantico, il sommergibile italiano Comandante Cappellini intercettò il piroscafo belga Kabalo. Al comando del battello italiano c’era il capitano di corvetta Salvatore Todaro, trentadue anni, ufficiale della Regia Marina.

Il Kabalo, che faceva parte di un convoglio britannico e trasportava materiale aeronautico, venne attaccato e affondato dopo un combattimento. Era una delle tante azioni di una guerra che si stava estendendo rapidamente anche agli oceani e che, nei rapporti militari, poteva essere riassunta con poche parole: una nave individuata, combattuta e distrutta.

Ma la storia di Todaro comincia realmente quando il combattimento è già terminato.

Nelle acque dell’Atlantico erano rimasti ventisei uomini dell’equipaggio belga. Naufraghi che poche ore prima appartenevano a una nave nemica e che adesso rischiavano di morire in mare.

Todaro decise di soccorrerli.

In un primo momento i superstiti vennero raccolti su una scialuppa che il Cappellini tentò di rimorchiare. Il mare, però, rese presto impossibile proseguire in quelle condizioni e il cavo di traino si spezzò. Fu allora che Todaro prese la decisione più difficile: fece imbarcare i naufraghi direttamente sul sommergibile e proseguì in superficie verso le Azzorre.

Per un sommergibile dell’epoca navigare emerso significava rinunciare al proprio principale strumento di difesa: l’invisibilità. A questo si aggiungevano gli spazi già angusti del battello, ora occupati da ventisei uomini in più. La scelta esponeva quindi il Cappellini e il suo equipaggio a un rischio concreto.

Todaro lo sapeva, ma decise ugualmente di proseguire.

All’alba del 19 ottobre i superstiti del Kabalo vennero sbarcati nell’isola di Santa Maria, nelle Azzorre. Fu allora che il secondo ufficiale belga, il tenente Caudron, chiese al comandante italiano perché avesse rischiato tanto per salvare uomini che appartenevano al campo avversario.

«Sono un uomo di mare come lei.»

In quella frase non c’era il rifiuto della guerra. Todaro era un militare e avrebbe continuato a combattere. C’era piuttosto il riconoscimento di un limite: una volta terminato lo scontro, chi si trovava in pericolo nel mare non era più soltanto un avversario, ma un marinaio.

La sua decisione non fu accolta da tutti con ammirazione. Karl Dönitz, comandante della forza sommergibilistica tedesca, la criticò duramente: un sommergibile non poteva mettere a repentaglio la propria missione e la sicurezza dell’equipaggio per prestare soccorso agli uomini di una nave appena affondata. Todaro venne ricordato anche con l’appellativo di “Don Chisciotte del mare”, proprio per quel comportamento ritenuto poco compatibile con la logica spietata della guerra subacquea.

Eppure sarebbe sbagliato trasformarlo, a distanza di tanti anni, in una figura pacifista estranea al proprio tempo. Salvatore Todaro fu un ufficiale combattente. Dopo il Cappellini partecipò ad altre operazioni, collaborò con la Xª Flottiglia MAS e operò nel Mar Nero. Continuò a chiedere incarichi sul campo fino alla morte, avvenuta il 14 dicembre 1942 al largo delle coste tunisine, durante un attacco aereo contro il motopeschereccio armato Cefalo. Gli venne conferita alla memoria la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Proprio per questo, ciò che avvenne nell’Atlantico conserva ancora oggi la sua forza.

Todaro conosceva la guerra e ne accettava le regole. Ma quando il combattimento terminò e davanti a lui rimasero soltanto dei naufraghi, scelse di fermarsi e raccoglierli.

Nel ventre del Cappellini, per qualche giorno, italiani e belgi condivisero lo stesso spazio e lo stesso mare. Le uniformi erano ancora diverse, ma erano tutti uomini di mare.

A Salvatore Todaro è stata tramandata una frase che sembra racchiudere il senso di quella scelta:

«Gli altri non hanno, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle.»


Ivan Velardi, Salvatore Todaro – Quando il nemico torna uomo, pubblicato nel sito https://www.scriptahumanitas.it/

L’immagine del Com. Salvatore Todaro di introduzione alla pagina è tratta da Wikipedia

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