I MALASPINA IN LUNIGIANA

di Marika Malli

DA ORAMALA ALLA VALLE DELLA MAGRA

I Malaspina si stabiliscono in Lunigiana nel 1204. Arrivano dalla Val di Staffora, dal castello di Oramala, minaccioso maniero e “corte d’amore”. Così si chiamavano quelle corti i cui signori, dimostrando una grande sensibilità per l’arte e la cultura del tempo, ospitavano trovatori e menestrelli. Oramala accolse il meglio della poesia provenzale e la sua fama coincise con il momento di maggior risveglio della potenza dei Malaspina.

Oramala è da sempre considerato la culla dei Malaspina e dai Malaspina preferito ad ogni altro castello, probabilmente per la sua posizione strategica. Posto su un’altura quasi fosse un nido di aquila, pronta a ghermire la preda di passaggio, domina quella importante via di comunicazione tra la Pianura Padana e il litorale tirrenico che è la valle di Staffora. Una delle caratteristiche più interessanti del dominio malaspiniano in questa valle fu il rapporto di equilibrio e di intesa con il potere ecclesiastico, risultato di un’abile e scaltra scelta politica più che di un atteggiamento di effettiva condiscendenza di fede. Comunque sia la valle era prosperosa e ben organizzata. A tal punto che ben presto si concentrarono in val di Staffora le mire e gli interessi delle signorie vicine. Molti castelli furono invasi e conquistati dagli Sforza e dai Visconti. Circostanze ed eventi che vedono i Malaspina abbandonare la valle. La loro meta è la Lunigiana.

LA LUNIGIANA COME LA TROVANO I MALASPINA

Siamo dunque nei primi anni del 1200. La Lunigiana, terra di frequenti e obbligati passaggi, punto di convergenza e di incrocio di fondamentali vie di comunicazione, si trova ad avere un ruolo di particolare rilievo nella vita economica e politica italiana. E’ un’importante area di influenza delle vicine città di Parma e di Piacenza che premono su Pontremoli per il possesso dei passi appenninici. E’ in quegli anni che i vescovi abbandonano Luni, ormai inabitabile per l’interramento del porto e l’insorgere della malaria. Una decadenza annunciata e decretata dalle incursioni e dai saccheggi dei saraceni che dominano il mare. Ed è proprio nell’ambito di un programma di difesa contro i saraceni, che nel 938 in un diploma di re Ugo di Provenza, per la prima volta si parla del conte di Luni Oberto I. A Oberto I, nel 951, viene assegnata la marca della Liguria orientale, di cui la Lunigiana fa parte. Entrano così ufficialmente in scena gli Obertenghi, poi Malaspina, che da allora e per secoli, saranno feudatari laici della regione, destinati a soppiantare la piccola feudalità locale. Oberto I, capostipite degli Obertenghi, avrà quattro figli: l’ultimogenito sarà il primo Malaspina.

UNA TERRA DI LOTTE E DI FAZIONI

Lo scenario che accoglie i Malaspina è quello di una terra aspra e abituata alla battaglia. Le case sono castelli e borghi murati, dove la gente può difendersi meglio da mille pericoli e da mille nemici. Il paesaggio è dominato dalle torri di guardia e dai castelli che costituirono il dispositivo di difesa organizzato dai Bizantini contro i Longobardi. A proposito dei Longobardi, è interessante ricordare che la loro lunga dominazione non aveva per niente toccato il quadro economico e giuridico del territorio che restò ancorato all’ordinamento romano. Fu il modello organizzativo carolingio a trasformare il ducato longobardo nella marca, a sua volta ripartita nei “comitati”. Così borghi e castelli lunigianesi ampliarono i loro confini e acquistarono sempre una maggiore autonomia. Molti centri abitati sorsero proprio in questo periodo, come curtes del “comitato di Luni”, il cui territorio rientrò nei confini della marca toscana e in seguito della marca della Liguria orientale. Tra le “curtes” che sorsero nel secolo X si ricorda anche Bagnone.

Nel momento in cui i Malaspina arrivano, la Lunigiana è già una terra dilaniata da quegli antagonismi, da quelle lotte che le impediranno per sempre di raggiungere assetti politici stabili o forme di governo unitarie. Allora, in particolare, ad alimentare rivalità e dissidi, era la feudalità minore di ascendenza longobarda che cercava in tutti i modi di mantenere e consolidare quei privilegi che aveva acquisito con il semplice suo insediamento nella zona. Poi saranno altre lotte e altre guerre. Tra queste, di rilievo, quella tra il Vescovo e i Malaspina che, eredi di Oberto conte di Luni, ritennero legittimata ogni loro pretesa territoriale.

SI AFFERMANO GLI OBERTENGHI

E’ da questo Oberto, conte di Luni, che ebbe origine la grande feudalità degli Obertenghi, che si ramificò in quattro dinastie. Secondo le ipotesi più ricorrenti, Oberto ebbe un figlio naturale, una figlia ed altri quattro figli maschi e legittimi eredi che si spartirono l’immenso patrimonio secondo la legge longobardica, cioè senza rispettare il diritto di primogenitura e dando così inizio ad altre potenti dinastie e a decine di piccoli feudi che costellarono il territorio con insediamenti di varia importanza, indebolendo ad ogni generazione il potere della famiglia . Della vita di Oberto non si sa molto. Si sa che combatté con Arduino di Ivrea contro lo strapotere dei vescovi e che dette inizio a quella politica di intolleranza verso le giurisdizioni vescovili che successivamente sarà seguita dai suoi discendenti. 

Con l’avvento dei Malaspina, il processo storico di popolamento della Lunigiana ebbe una spinta notevole. Costruirono un gran numero di castelli usati dai vari rami della famiglia come residenza e come di fesa. Di vera supremazia, però, si può parlare solo da meta del XII secolo. Figura di rilievo nel periodo di maggior splendore della famiglia è Opizzo I che qualcuno definì il Grande, da non confondersi con quell’Opizzo che diede origine alla casata. Prima di lui Alberto, il primo a chiamarsi Malaspina. Opizzo partecipò da protagonista ai più importanti episodi della storia feudale d’Italia, a fianco di Federico Barbarossa. Fu proprio ad Opizzo che Federico Barbarossa, il 30 ottobre del 1164 rilasciò il più importante diploma d’investitura feudale di cui si sono sempre avvalsi i Malaspina. Investitura che sarà poi ribadita nel 1220 da Federico II.  In quella data, furono Opizzino e Corrado, tra di loro cugini ed entrambi nipoti di Opizzo il Grande, ad essere investiti dei territori che essi avevano in Lombardia, Piemonte, Liguria e nella Lunigiana. Questa investitura sancisce una situazione di fatto che vede il feudo della Lunigiana come una realtà indivisa e unita sotto una sola famiglia.

28 AGOSTO 1221: LA LUNIGIANA SI DIVIDE

Malaspina, pur concedendo un’irrequieta autonomia gestionale ai vari feudatari, avevano effettivamente unificato tutto il territorio della regione lunigianese. Ma la Lunigiana unita lo resterà per poco, esattamente fino al 28 agosto del 1221, data che ha un significato del tutto particolare, perchè sta ad indicare la fine di un processo evolutivo e l’inizio di una nuova fase storica che segna una lenta, ma inesorabile decadenza dei Malaspina. Il 28 agosto, dunque, nella chiesa di Sant’Andrea a Parma, Corrado e Opizzino, proprio i due Malaspina a cui Federico II aveva confermato l’investitura dei possedimenti di Lombardia, Piemonte, Liguria e Lunigiana, decretano la fine di un’unità tanto faticosamente conquistata. Invocando il diritto longobardico Corrado, il più anziano dei due, procedette alla ripartizione di tutti i beni che la dinastia possedeva in Lunigiana, con il criterio di considerare il fiume Magra come la giusta e naturale linea di demarcazione. Stabilì che tutti i beni situati alla sinistra del fiume avessero come capoluogo Filattiera e quelli che erano situati alla destra del fiume Mulazzo. Corrado lasciò scegliere a Opizzino che optò per Filattiera. Così a lui toccò Mulazzo. Beni e proprietà fuori dalla Lunigiana rimasero indivisi. L’episodio ebbe un epilogo araldico. Da allora Corrado assunse come simbolo lo Spino Secco e Opizzino lo Spino Fiorito.

Corrado si sposò con Costanza, la figlia naturale del Barbarossa ed ebbe numerosi figli tra cui Moroello, Manfredi c Federico. Alla sua morte, nel 1266, questi ultimi si ripartirono tra loro le terre ereditate e diedero origine a tre distinti rami malaspiniani, denominati rispettivamente di Mulazzo, di Giovagallo e di Villafranca. L’importanza di questa divisione sta nel fatto che la dinastia dello Spino Secco, a causa di matrimoni, successioni e ragioni diverse, e contrariamente ai criteri di base stabiliti nella ripartizione del 1221, cominciò a contare possedimenti anche alla sinistra del Magra. Tanto Corrado quanto i suoi figli presero continuamente parte alle battaglie e alle guerre del momento, chi come guelfo, chi come ghibellino. Dei loro discendenti alcuni rimasero nei loro castelli dedicandosi al governo e all’amministrazione e facendo vita tranquilla da piccoli signori. Altri si posero al servizio dei vari signori del momento, soprattutto dei Granduchi di Toscana e dei Duchi di Mantova e di Parma.

Ad Opizzino toccò Filattiera, la cui rocca dominava tutta la valle posta alla sinistra del fiume Magra. Le alterne vicende relative a questo ramo fecero sì che i discendenti di Opizzino acquisissero molti altri possedimenti.

Il loro potere si accrebbe così tanto da controbattere e contendere, all’inizio almeno, la discendenza dello Spino Secco.

E RESTARONO SOLTANTO I CASTELLI

Nonostante fossero riusciti a restare i soli signori della Lunigiana, i Malaspina non seppero mantenere un potere centrale e creare una forte signoria unitaria, come avvenne in altre regioni d’Italia. Causa principale della decadenza e del tramonto del casato furono le ripetute divisioni familiari, le perdite territoriali per opera degli stati confinanti. E poi gli antagonismi, le discordie, le fazioni che tennero spesso divisi tra di loro i vari rami familiari e a volte anche i membri di una stessa famiglia.

Non più sostenuti dagli Imperatori del Sacro Romano Impero, privati dei proventi feudali, costretti a destreggiarsi tra mille ristrettezze finanziarie, rovinati dalle vendite forzate dei loro feudi e dai litigi interminabili, incapaci di adattarsi ai tempi nuovi, i Malaspina videro a poco a poco assottigliarsi i loro domini e venir meno l’antica potenza, fino al più totale esaurimento. Della Lunigiana feudale e dei suoi signori non è rimasto niente, se non i loro castelli o le loro rovine. Imponenti costruzioni che si impongono alla vista e definiscono il profilo di una regione. Di alcuni non restano che rovine informi, tratti di muraglie in cui si aprono ancora feritoie e finestre, tracce di archi e di scale, tutta una confusione di pietre. Altri, ridotti ad abitazioni private hanno in gran parte perduto, con l’uso nuovo, l’aspetto e la struttura antica. Solo qualcuno, malgrado il passare del tempo e l’intervento dell’uomo, conserva ancora oggi, nell’apparenza esteriore, la massiccia e sicura solidità del tempo lontano e si eleva ancora con l’alta torre a vedetta o in atto di sfida e di minaccia.

Tutti conservano un grande interesse sia per il significato storico, paesaggistico, ambientale, sia per il significato architettonico, testimonianza di un modo di vivere e costruire di un tempo così lontano. Rappresentano uno degli elementi più caratterizzanti e, in un certo senso, maggiormente unificanti del paesaggio della Lunigiana. Costituiscono, nel loro insieme, un patrimonio storico- culturale straordinario e di grandissimo interesse che può aprire la Lunigiana ad una forma di turismo culturale, risorsa importante per una terra che rischia di proiettarsi sempre di più nel passato, anziché nel futuro.

Marika Melli, Il Corriere Apuano, 20.1.1996

( Nota del Corriere Apuano: Pubblichiamo lo studio della nostra concittadina Marika Melli, laureatasi recentemente in Lettere presso l’Università di Parma con la tesi: “ La presenza dei Malaspina nella Lunigiana e l’organizzazione del territorio”).

Rispondi

Scopri di più da Museo Virtuale dell'Alta Lunigiana

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere