IL PELLEGRINO DEL SOGNO

Come si chiamava? Dove il suo nome?

Nel racconto drammatico di uno scrittore spagnuolo è ricordata la folle audacia di un comandante di palischermo sorpreso dalla tempesta in pieno oceano. Sul mare giganteggia la tempesta con scrosci di folgori, con ruggiti di onde: sulla nave volteggiano in macabre danze torme di mostro marini: la nave minaccia di essere inghiottita dai flutti. La mano dell’impavido nocchiero non trema, l’ardore del suo animo sembra più forte della tempesta. Dopo infiniti sforzi riesce a condurre la nave all’isola dell’Ireale, la l’orrore della tempesta ha agghiacciato in una tragica desolazione la sua memoria ed egli non ricorda nulla, neppure il suo nome. Quando su gli ermi irrompe l’uragano e rugge la tempesta con urli immensi, allora affiora alle labbra dell’infelice comandante il ricordo del nome: sta per afferrarlo, ma ad un tratto quei rumori altissimi svaniscono nell’immensità ed il suo nome ripiomba nel silenzio.

La storia nella traversata tempestosa ha dimenticato il nome di questo maestro. Tratto tratto affiora alla nostra mente, ma l’ala poderosa del tempo, che domina tutti i rumori, lo fa ripiombare nel silenzio.

Oh! perché affannarci a chiedere alla storia il nome di questo maestro, quando le tempeste dell’animo, le fatiche, gli strapazzi, le amarezze della vita ce lo fanno affiorare alle labbra?

E’ meglio saperlo avvolto nel silenzio, conoscere l’indomita forza del suo animo, gli slanci superbi che non lo hanno fatto indietreggiare davanti ai più difficili ostacoli.

Farinata giganteggia nell’epopea dantesca con la drammatica forza dell’animo invitto e invincibile, e dalla città dei morti, dal fisco orrore delle ombre, balza incontro alla storia, quasi per fermarne il cammino. Il divino poema si riempie di fulgori superbi davanti a questo nome, e la storia della pedagogia vede emergere tra le pallide ombre la fronte di questo educatore, cinta di lampi, mentre intorno al suo capo, inghirlandato di poesia, promana quell’effervescenza di gioventù che non conosce lo squallore della decadenza.

Sul viso bruciato dai molti solchi, tutti gli educatori vi potranno leggere il desiderio infaticato di sognare la meta senza potervi giungere, come l’eroe omerico che non riesce ad approdare ad Itaca, e come Tannhauser condannato a non toccare le porte della città santa.

Il maestro ogni giorno attraverso l’aspro travaglio, che lo tormenta, pensa di poetr toccare la meta,

ma il sogno è in cielo….e non si tocca mai….

Nel volto, su cui balena il lampo, c’è l’ansia della conquista, c’è l’imprenditore tenace non più addormentato in mezzo alla vita torbida e grigia. C’è il palpito e l’ansia dell’educatore moderno, in marcia, con lo sguardo fisso verso le infinite distese, pronto a tutti i sacrifici, a tutte le dedizioni per dare vita ad una azione creatrice e conquistatrice attraverso le vie aperte del mondo.

La forza della volontà e dell’intelligenza è l’epica lotta dei tempi moderni. Non più Perseo o Bellerofonte, che atterrano a colpi di spada le Gorgoni; non più gli argonauti alla conquista del vello d’oro, non più baroni franchi alla volta di Bisanzio o di San Giovanni d’Acri, non più navigatori iberici verso le Indie, ma i nuovi atleti dello spirito, del carattere ferreo che affrontano l’ignoto attraverso gli spazi dell’aria, le convulsioni del cielo e della terra, mentre in questa ora, stormi alati portano trionfanti da un continente all’altro la realtà viva e possente dell’uomo che

dei remi fece ala al folle volo

Lo squallido orrore della morte è vinto e annientato dai sogni della poesia che vince e commuove.

-Ma che varrebbe la vita senza sogni?-

Purtroppo la nostra vita , come diceva Shakespeare, è intessuta della medesima stoffa di cui sono intessuti i sogni.

Accanto a Loegrhin, il cavaliere fatato del sogno, avvolto nella fiamma della poesia a compendiare l’eroico sacrifizio e la superba audacia da cui è stato animato in ogni ora ed in ogni tempo il maestro italiano.

Don Pasquale Pasquali, Il Pellegrino del sogno, tip. Argiroffo, 1931