LA VIA DEL BORGALLO, IL “PAGUS VIGNOLENSIS” E IL “CASTRUM GRUNDULAE”

L’antica via del Borgallo, tra l’alto Taro e le valli occidentali del superiore bacino della Magra, della quale si trova solo qualche cenno in tardi documenti, non è mai stata ricordata, distinta e illustrata dagli studiosi, perché rimasta, in certo modo, confusa, come una duplicazione o una deviazione, con quella del Bratello. Ma questa antica via, ridottasi nel recente passato a via di mercanti di bestiame, e, ormai a sentiero di pastori, le cui testimonianze, rimaste lungo le sue tracce, non sembrano più che bizzarrie del caso, ha avuto invece, in età remote, ben altra importanza, del tutto perduta e quasi del tutto dimenticata , perché, in questo tratto della regione appenninica, le trasformazioni territoriali e demografiche, dall’età antica alla moderna, sono state profonde e regressive tanto da non lasciare, in una contrada montuosa e isolata, se non scarse e poco notevoli tracce dei suoi assetti più remoti. Ma la geografia e alcune testimonianze istituzionali possono aiutarci a ritrovare non solo il tempo e la ragione d’essere di questa via, ma a darci anche modo di far sorgere, dagli spunti che esse ci offrono, i lineamenti del passaggio umano, come dicono i geografi, che da essa era stato suscitato e animato nell’età antica.

Se infatti si esamina una carta orografica di questa parte occidentale dell’Appennino settentrionale, si può osservare come, nel ricordato tratto più largo del massiccio tra il Po e il Golfo della Spezia, le comunicazioni tra NO e SE vengono a cadere, quasi per un ponte naturale allineato col meridiano, rispetto alla valle Padana occidentale e alla sue relazioni col Mar Ligure di levante e con l’Italia centrale tirrenica, proprio in questa direzione e, in vari tratti, non solo con molta facilità di valico, ma anche di viabilità naturale.

Infatti l’arco della catena tra il Gottero (m. 1640) e il Molinatico (m. 1540), dove accentua la sua direzione verso NE, presenta quattro passi che, per la validità antica e medioevale, sono stati di notevole importanza: la Foce dei tre confini, già Foce della Colla di Monte Gottero (m. 1394), dalla quale, lungo il crinale tra Magra e Vara correva la così detta “via regia” (1); quello del Faggio Crociato (m. 1367), alle sorgenti del Tarodine; quello del Borgallo (m. 1017); e la sella del Bratello (m. 951), nella Val d’Ena sul lato destro del bacino di Tarodine.

Il passo del Borgallo si apre, sul fianco SO del monte omonimo, alla distanza di circa un chilometro in linea d’aria, dalla cima: la vecchia strada vi saliva dal Taro, per le valli del Tarodine, toccava la Valdena dove si vedono le rovine del castello degli Ena presso cui sporse il villaggio che prese il nome dalla chiesa di S. Maria e, superato il valico, presso il quale era sorto l’ospedaletto di S. Bartolomeo, scendeva nella valle del Verde, per Navola, S. Lorenzo o Veserada, proseguiva poi sulla riva sinistra del torrente che varcava oltre Baselica, nei pressi della confluenza con la Verdesina, per continuare sulla riva destra, verso il Bagno nel territorio della vicina Pieve di Vignola, sino a sboccare nel piano di Verdeno, in prossimità della influenza del Verde nella Magra. Questo tratto di strada, che, in un documento visconteo nel 1356, quando Pontremoli e Borgotaro erano sotto la stessa Signoria, è detto appunto via montis Burgali, si trova descritto anche negli Statuti del Comune di Pontremoli, nelle disposizioni concernenti il mantenimento delle strade, in una delle quali si ordinava che “reficiatur et manteneatur et aptetur via qua itur per silvam vignolensis [cioè il descritto territorio sulla destra del Verde] ad Mulpedem” [cioè, come più oltre si vedrà, la circoscrizione distrettuale di Baselica o Guinadi], e che tali opere di manutenzioni fossero eseguite a cura degli uomini di tale territorio (2). Nelle immediate vicinanze di Pontremoli esiste tuttora, ridotta a strada campestre, il tratto di questa via che si staccava dall’antico ponte superiore del Verde e, con un tracciato quasi retto, giungeva al torrente Betnia nel territorio vignolense (3).

In questo tratto della comunicazione bisogna certamente riconoscervi la sua fase medioevale più antica, posteriore alla comparsa di Pontremoli: ma la leggenda della “strada di Annibale”, rimasta viva in questi territori, accenna fantasiosamente a uno stato di cose più remoto, anteriore alla comparsa del nuovo centro comunale, quando la via del Borgallo doveva tenersi più a occidente, nella direzione dei centri rurali antichi. La tradizione popolare ne traccia l’andamento tra le due pievi di Vignola e di Urceola-Saliceto, mentre il ricordo di Annibale le ricongiunge evidentemente a Piacenza (4).

La ragion d’essere nel tempo e dell’andamento di questa via, che faceva capo al Borgallo, nel tratto più connesso al valico, è caratteristicamente indicata da un allineamento di pievi, o scomparse, o ridotte a povere chiese rurali. In quel territorio si trovavano infatti la pieve di Bedonia , sulla sinistra del Taro, quelle di Campi e di San Giorgio, sulla destra, l’ultima nei pressi della confluenza del Tarodine, di faccia alla medioevale Torresana, e all’attuale Borgotaro; la Pieve di Vignola, che estendeva la sua giurisdizione nell’alta valle del Tarodine e, a mezzogiorno del valico, nella valle del Verde e della Magriola; le più lontane pievi di Urceola-Saliceto e di Vico o Vigo o di Castevoli, sulla destra della Magra.

Secondo l’andamento accennato dalla situazioni delle Pievi, evidenti indicazioni di precedenti antichi centri territoriali, la via del Borgallo, percorsa, come si è visto, la valle del Verde, proseguiva, per quella della Gordana, nel territorio della Pieve dei SS. Ippolito e Cassiano di Urceola (dove, ancora nel 981, si ricorda l’esistenza di un mercatum), e, quindi, continuava, per la Pieve di Vigo, dopo aver attraversato il tratto occidentale del Territorio della Pieve di Surano o Filattiera, antica e importante pieve nel centro della valle, che allargava i suoi confini sui due lati della Magra. Da Vigo, per i monti, si poteva scendere verso le marine, come si diceva, ovvero verso il porto di Luni, da un valico tuttora frequentato, o, altrimenti, guadare la Magra a Groppofosco per continuare sia verso la pianura lunense o verso la Garfagnana e Lucca e oltre (5).

Ma era possibile varcare la Magra anche più a monte, presso la foce della Gordana, ad un guado che toccava la sponda sinistra del fiume in una località anticamente chiamata “Groppo della Tavernella” (ora San Lazzaro di Pontremoli), dove era sorta, ed esiste tuttora, una chiesetta molto antica già intitolata a San Martino.

Nella sua decadenza questa via si prestò quale alternativa della via romea di Monte Bardone, o Francigena, o della Cisa, tanto che in un suo tratto , che attraversava il territorio di Mulazzo, ha conservato sino ai nostri giorni la denominazione di via Francesca. In alcune disposizioni degli Statuti del Comune di Pontremoli (secolo XIV) si ordina che in caso di interruzione della via della Cisa, a mezzogiorno di Pontremoli, in un tratto detto la “Lama” o, anche, la lama di S. Pellegrino, soggetto ai danni delle piene del Magra, il traffico sia avviato sulla riva destra del fiume (6).

Il Comune di Pontremoli aveva anche cura di tenere aperta la via del Borgallo per le soldatesche di passaggio che si volevano allontanare dal borgo, specie all’aprirsi dell’età moderna, quando, con le guerre tra Francia e Spagna, si fecero più frequenti i movimenti di truppe tra il porto della Spezia e la Lombardia.

Giova aggiungere, per completare quanto si è detto circa i caratteri di alternativa connessi a questa comunicazione , inerenti del resto ai tracciati della viabilità naturale, qualche notizia circa il ricordato passo del Faggio Crociato (Fò Crosà), o Foce Grande, o dei Due Santi, a So del valico del Borgallo. Per l’asprezza della sua posizione, tra ripidi monti, a m. 1367 di a., non è stato generalmente considerato che come un sentiero di pastori, o di mercanti di bestiame, senza interesse storico, sebbene nel passato questa foce abbia avuta notevole importanza nelle comunicazioni dei territori di quel nodo montuoso Essa, infatti, collegava le valli del Tarodine, della Gotra, del Verde e della Gordana, e, più immediatamente, congiungeva così Albareto e Bedonia con Zeri, con Vignola e con Pontremoli, come Zeri con Borgotaro. Il tracciato per il castello di Zeri acquistava importanza meno locale, giacché, per quella via, chi proveniva dalla valle del Taro poteva raggiungere la già ricordata via regia dei monti, e, per questa, proseguire verso la pianura di Luni e per Lucca e oltre, qualora, per ragioni politiche e militari, avesse voluto tenersi lontano da Pontremoli (7).