LA VIA DEL BORGALLO, IL “PAGUS VIGNOLENSIS” E IL “CASTRUM GRUNDULAE”

(1) Forse, originariamente, una strada confinale di compascui tra pagi e popoli circostanti: la tradizione locale la ricorda, o la ricordava nel recente passato, come via diretta tra Piacenza e Luni. Ad essa si riconnettono i caratteristici distretti rurali arcaici di Zeri e Rossano. Sulle vicende della “via regia” cfr. il mio scritto: note di topografia antica e medioevale del Pontremolese, in questo “Archivio”, vol. XXXV, n.s. (1935), pp. 107 e sgg.

(2) Per la via monti Burgali, cfr. Statuta Pontremuli, Parma, Viotto 1571, nel Libr. IV, cap. 2, cart. 166 v., e, per le disposizioni circa la via per silvam vignolensem, e i ponti di Baselica e sulla Verdesina, Lib. IV, Cap. 36 e 47.

(3) La via, che nella struttura rivela la primiera importanza, è tuttora popolarmente indicata come la via del Borgallo per Piacenza: nel suo percorso, sulla riva destra del Verde, sorge una cappelletta della Madonna delle Grazie, recentemente rifatta, ma dalla tradizione popolare indicata come di origine molto remota.

(4) Riferendosi a sparsi avanzi di ciottolati stradali, la tradizione popolare attribuisce alla via il seguente andamento: Vignola, Casa Corvi, Dozzano o Vico, Vallunga, S. Cristoforo (guado della Gordana), Pieve di Urceola Saliceto e oltre. Anche nell’alta valle del Taro si ritrovano le tracce di questa leggenda della “via di Annibale”, come a S. Maria, Tornolo, Tarsogno, Buzzò, dove si ricorda il “prato di Annibalo”.

(5) Le pievi, sia della valle del Taro che della val di Magra, vanno considerate, indipendentemente dalla loro antichità e vicende propriamente ecclesiastiche, come indicazioni di preesistenti istituzioni pagensi. Per le p. di San Giorgio, di Campi e di Bedonia cfr. P. Rameri, la pieve di Borgo val di Taro, nella Giovane Montagna, A. 40, n.4; per le pievin della val di Magra: U. Mazzini, per i confini della Lunigiana, nel “Giornale Storico della Lunigiana”, Vol. 1, 4 e sgg.; G. Sforza, La più antica pieve del pontremolese, nelle “Memorie e documenti per servire alla Storia di Pontremoli, P.1, appendice III, p.610 e segg.; le Note di top., cit., pag. 127 e sgg, anche per i rimandi bibliografici. – Per il Mercatum in plebe S. Cassiani, generalmente riferito alla pieve di Urceola, cfr. Codice Pelavicino, Genova 1913, p.27

(6) Cfr. Statuta cit., Lib. IV, cap. 41. Per la denominazione di Lama di San Pellegrino v. Sforza, op.cit., P. I, p. 777; e per la via Francesca sulla destra della Magra si veda Branchi, La Lunigiana Feudale, Pistoia, 1897, II, p. 195

(7) Il vecchio faggio crociato della Foce grande, che segnava il confine tra i territori di Pontremoli e di Borgotaro, fu abbattuto da alcuni uomini di Zeri nel 1680 in uno dei tanti episodi di violenza occorso durante le lunghe vertenze per le frequenti contestazioni di quei confini. Nel luogo già occupato dal grosso e vecchio faggio, per segnarne la esatta posizione, furono poi (1803) costruiti due pilastri con due santi ( La Vergine e Sant’Antonio da P.), onde la nuova denominazione. Si v. anche per le altre notizie della località: G.B. Poletti, Brevi cenni storici di Buzzò, Borgotaro, 1934, p. 40

(8) Nel rendiconto di decime “pro subsidio regni Cicilie” esatte nel 1297 nella Diocesi di Luni, le cappelle suffraganee della pieve di Vignola ricordate sono cinque: c. de Grundula, c. de Succisa, c. de Basilica, c. de Mulpe, c. de Burgallo [Ospedale di San Bartolomeo]: in altro elenco del 1299 sono ripetuti gli stessi nomi con la qualificazione però “de loco puntoli” aggiunta alla c. de Basilica (Arch. Vat. arm. XXXV, n. 13 e n. 15); nel noto estimo delle chiese della stessa Diocesi (1470-71) le cappelle dipendenti da V. appaiono invece otto, comparendovi in più le seguenti: c. Sanctorum Laurentii e georgi de Cervaria, c. de Braia e Brato, c. de hena, c. de Montemesio (Grondola): la “c. de Mulpe” è qui designata come “c. de Basilica et Mulpedis” (Sforza, Un sinodo sconosciuto della Diocesi di Luni-Sarzana (1470-71), nel “Giornale Storico e Letterario della Liguria”, V (1904), p. 225.

(9) si veda il dipl. di federico II nello Sforza, Mem. e Doc. cit., P. II, p. 292.

(10) Cfr. il riassunto del mio studio su Mulpe e Baselica negli Atti della R. Deputazione di Storia Patria per la Liguria fasc. della tornata 14 nov. 1937, Pontremoli, 1938, pp. 6-8. Cfr. pure U. Mazzini, La Lunigiana nella “Descrittione della Liguria” di A. Giustiniani, nel “Giorn. Stor, e Lett. della Liguria”, IX, p. 153 e 162, n.74.

(11) L’attuale parrocchia di Baselica di Guinadi ha subito vari rifacimenti, anche recenti, resi necessari dalla instabilità del terreno. Nell’attuale fabbricato sono evidenti materiali di varie età, tra cui alcune antiche colonne di arenaria che sorgono isolate sul sagrato senza ragione architettonica, che potrebbero far pensare ad un antico complesso edilizio non destinato solamente alla chiesa, ma anche a una sede per le magistrature e adunanze di un capoluogo di comunità rurale o saltuaria, quale poteva essere il misterioso “Mulpe” . più tardi trasformato in Mulpes-edis. Si potrebbe anche dubitare che la circoscrizione basicale abbia veramente sostituito, come in altri casi, la circoscrizione civile: nel diploma federiciano (1245), che ricorda “Mulpe” come denominazione collettiva di un territorio, si trova nominata, tra altre località,, una sola “Baxelega”; le cit. decimazioni del 1297 e 1299 qualificano Baselica solamente la c. di Pontolo sul Taro, mentre l’altra sul Verde è detta c. de Mulpe; il Sinodo del 1470-71, designa quest’ultima come “c. de Basilica e Mulpedis”, distinzione che si trova anche negli Statuta cit. Intorno all’origine delle Pievi, alle varie ipotesi sul toponimo Baselica, e alla ipotesi dello Iud sul tardo diffondersi del cristianesimo nelle aree di Baselica, si vedano i ben noti magistrali studi di Alfredo Schiaffini: Per la storia di “Parochia” e “Plebs” e Intorno al nome e alla storia delle chiese non parrocchiali nel Medioevo ( a proposito del tioponimo “Basilica”), nell’Archivio Storico Italiano, A. XXX, 1922, p. 65 sgg. e A. XXXI, 1923, p. 25 sgg.

(12) Cfr. per questa leggenda relativa al tempio e agli idoli bruciati quanto ho scritto in Leggende pontremolesi, nell'”Archivio per la Etnografia e la Psicologia della Lunigiana, vol. III, (1914), pp. 21-22

(13) Tab. Tr., Columna I, lin. 2; col. VI, 60-63- Va anche notato, a proposito della “silva vignolensis” il termine “gualdianum” (dalla voce germ. Wald-bosco regio), riferito a un balneum nei pressi della pieve, riferibile a stanziamenti longobardi dei primi tempi della conquista. Cfr. la mia nota, il bagno gualdiano, nel “Campanone” almanacco pontremolese, 1942, Pontremoli, Artigianelli, p. 110 e sgg.

(14) Muratori, Ant. Estensi, I, 161

(15) Si veda la mia memoria, Relazioni economiche tra Pontremoli e Genova, ecc. in “Studi Colombiani”, Genova, vol. III, p. 501, anche per la Bibliografia.

(16) Sforza, op. cit. , P. II, 257.

(17) Id., Ib., II, doc. n. 14

(18) Alleati dei pontremolesi, i piacentini sollecitarono anche per i pontremolesi, per tre volte, la protezione imperiale e del re Enrico. Cfr. Sforza, op. cit., II, 246, doc. n. 4; 251, doc. n. 6 e p. 254, doc. n. 7 .

(19) per gli interventi delle città lombarde cfr. nello Sforza, op. cit., P. II, i docc. n.3, n.9, n.10, e per le alleanze, P.I, p. 129

(20) Chronica tria Placentina, p. 23

(21) Per queste vicende e per le relazioni con Federico II, cfr. Sforza, op. cit., P.I, cap. III, spec. p. 131 e sgg., e P. II, docc. n.ri 20-23. Nel 1313; Iacopo da Cassio così scriveva in una ambasciata ad Arrigo VII: ” Pontremulum est clavis et porta ad veniendum de Lombardia in Tusciam, et per quam gens Ser. Proncipis commodius et agilius ire potest a civitate Placentie ad civitatem Pisarum” (Sforza, op. cit., P. II, doc. n. 28)

(22) Il doc. importante anche per altri aspetti della vita comunale della regione, si trova nel cit. vol. dello Sforza, P. II, n. 25 – Per la via Parma-Lucca da riferire al Cirone e alla Rocca Sigillina, che fu la Grondola sud-orientale del terr. pontremolese, vedi il mio studio La via Lombarda del Cirone ecc. in questo Archivio, IV S., vol. III, p. 29 e sgg. Per la ricostruzione del castello di G. v. Sforza, id, I, p. 142

(23) Sforza, op. cit., P. II, App. I. p. 367 e sgg., e per le relazioni con l’Abbazia di Leno, App. II, Il Villaggio di Montelungo. Anche il Molossi (Vocabolario topografico ecc. , Parma, 1832-34) alla voce Taverne, ricorda un tracciato di via romana Piacenza, Quarta, Settima, Colonese, Velleia, Taverna, Val di Ceno e del Taro, Val di Magra, Lucca, dove vari toponimi hanno carattere di indicazione stradale.

(24) Le condizioni ancora del tutto naturali della via romea della Cisa sono descritte con precisione da geografo nei Mémories di Commines, personaggio del seguito di Carlo VIII, nel 1495, al ritorno dalla impresa di Napoli: “…ce meirvelleux chemin de montagnes (ainsi le puis-je appeler, pour estre hautes et droites, et où il n’y a pointe de chemin, et ay vu toutes les principales montagnes d’Italie et d’Espagne, mais trop aisées eussent esté au prix de ces monts)”…..”Le plus fort n’estoit point de monter; car incontinent après on trouvoit una vallée, car le chemin est tel quel la nature l’a fait, et n’y a rien adoubé” (Sforza, op. cit., P. I, p. 539-40).

(25) Cfr. Giovanni Mariotti, La pieve di S. Maria di Fornovo, Parma, “La Giovane MOntagna”, 1931