
Nato il 30 ottobre 1921 a Torrano, un piccolo borgo dell’Appennino toscano, Sante Bergamaschi cresce in un’Italia contadina e povera. Frequenta le scuole elementari finché può, tra un campo da zappare e la necessità di contribuire al magro bilancio familiare. Ancora ragazzo, cerca una via d’uscita dalla povertà dedicandosi al piccolo commercio ambulante, come tanti giovani della nostra vallata.
Il 4 gennaio 1941 arriva la cartolina militare: è tempo di partire per la guerra. Viene inquadrato nel 2° Reggimento del Battaglione Borgo San Dalmazzo di Cuneo e, già dopo pochi giorni, è destinato a un territorio in stato di guerra. Nel marzo 1942 entra a far parte del Genio Militare, il corpo degli “zappatori”: scava trincee, camminamenti, fortificazioni. Una guerra fatta anche di pala e fatica, oltre che di fucili.
Il 30 luglio 1942, due giorni prima della partenza per il fronte russo cui è stato destinato, Sante scrive una lettera agli zii da cui emerge il clima e lo spirito con cui molti giovani soldati affrontavano quel momento. Nella lettera, con tono semplice ma composto, egli comunica che “sabato 1° agosto si parte per il fronte” e che “il morale è altissimo e sereni, sicuri che al nostro ritorno porteremo la Vittoria”. Parole commoventi e di giovanile entusiasmo; riflettono la fiducia e la disciplina inculcate dalla propaganda, ma anche il desiderio di rassicurare i propri cari.
In quelle righe si percepisce la normalità di un giovane che, pur consapevole dei rischi, crede ancora nel ritorno e nella continuità della vita familiare. È l’ultima testimonianza diretta di Sante: poche parole, scritte con la cura affettuosa di chi saluta “caramente” i suoi, prima di scomparire nella vastità della steppa russa.
Il 1° agosto 1942, Sante parte. Fa parte della Divisione Alpina Cuneense, una delle unità più valorose e sfortunate dell’ARMIR (l’8ª Armata Italiana in Russia). Dopo un lungo e massacrante viaggio – in parte compiuto a piedi – raggiunge la zona di Izium e Uspenkaia, per poi essere spostato a Millerowo, sulla linea del fiume Don.
La situazione al fronte in pochi mesi precipita. Mentre resistono con tenacia a Stalingrado, a dicembre 1942 i sovietici lanciano una grande controffensiva. L’Armata Russa accerchia le forze della VI Armata tedesca del generale von Paulus e chiude in una sacca oltre 90.000 prigionieri: è di fatto il preludio della tragica ritirata dal Don.
La zona occupata da Sante, a nord di Nova Kalitva, subisce pressanti attacchi a partire dalla vigilia di Natale 1942, per oltre 15 giorni.
Dal 14 gennaio 1943, sotto l’urto di nuove ondate nemiche, il fronte italiano crolla. Sante e i suoi compagni sono costretti a ritirarsi verso Ternowka, Rossoš’, Nikitovka . Camminano per centinaia di chilometri nella steppa ghiacciata, con temperature che toccano i -40 gradi, costantemente incalzati dai russi. Chi non trova riparo nelle “isbe” rischia di congelare durante la notte. I viveri sono finiti, si sopravvive a patate crude e coraggio.
Nel cielo, gli aerei piombano sulle colonne di soldati in fuga, mitragliando senza ostacoli. A terra, la neve si macchia di sangue e si popola di corpi irrigiditi. È un esodo di morte.
Il 27 e 28 gennaio 1943, la Divisione Cuneense raggiunge Valuiki, dove tenta un’ultima, disperata resistenza contro l’accerchiamento russo. È una tragedia annunciata: le truppe, esauste, affamate e male armate, sono sopraffatte. Su 17.000 uomini, solo 1.300 riusciranno a tornare in patria. Sante non è tra loro.
Per chi, come Sante, non è più stato visto né vivo né morto, il Ministero della Difesa assegna la data simbolica del 31 gennaio 1943 come giorno della scomparsa. Probabilmente è caduto nei dintorni di Valuiki, forse poco dopo, durante la fase finale della ritirata. Come migliaia di altri soldati italiani, probabilmente è stato sepolto in una fossa comune dalla popolazione locale.
Oggi, il nome di Sante Bergamaschi non è solo un nome inciso su una lapide. È il volto di una generazione che è partita per dovere e si è persa nell’immensità di una guerra lontana. La sua storia, fatta di gelo, fatica e fame, ci aiuta a capire cosa fu davvero la ritirata di Russia: non solo una sconfitta militare, ma una tragedia umana di proporzioni immense.
Doveroso il nostro affettuoso e riconoscente ricordo.



Credetemi che vi avrei scritto tante volte tanto più che questa terra di Russia fa pensare tanto ai nostri cari ma purtroppo tante volte non c’è la possibilità.
Vi scriverò più a lungo.
Termino salutandovi caramente, un bacio, Vostro nipote Sante

Sono un po’ in pensiero perché dal giorno perché dal giorno che sono partito dall’Italia non ho più notizie da voi scrivetemi se potete.
Saluti e baci, Sante

In riguardo di quella polvere non l’ho ancora ricevuta ma spero di riceverla al più presto assieme ad altri oggetti che ho chiesto.
L’ultima lettera che vi scrissi chiesi se potevate spedirmi un po’ di tabacco ma temo che vi sarà difficile trovarlo perché ho sentito dire che anche lì è tesserato.
Comunque non disturbatevi a cercarlo che guarderò di farne a meno.
Sento dalla vostra che anche lì fa molto freddo ma certamente non sarà mai da confrontare a quello che fa qui perché io non l’ho mai sentito, tanto è vero che sul Don è ghiacciato tanto forte che ci passano sopra i Carri Armati e tante volte il freddo è quello che mi trascurare di scrivere perché le dita si agganciano e non si possono più sganciare.
Da casa ho ricevuto che sono pochi giorni dove mi informano che stanno tutti bene

Io sempre la solita vita di prima linea ma per il momento non mi posso lamentare perché potrebbe andare peggio e perciò bisogna sempre accontentarsi dello stato in cui si vive.
Ora con la speranza di rivedervi presto voi auguro un buon Natale e un buon Capodanno.
Saluti cari e tantissimi baci vostro affezionatissimo nipote Sante
Arrivederci.
Per leggere il commento alle lettere clicca qui: https://museovirtualealtalunigiana.com/2025/12/12/sante-bergamaschi-lettere-dal-fronte-russo/
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa e della consulenza di Renza Martini, amministratrice della pagina Facebook ARMIR sulle tracce di un esercito perduto. Le fotografie di Sante e della lettera datata 30.7.1942 sono state fornite dal nipote Alessandro Bergamaschi. Le tre lettere scritte dal fronte russo sono state fornite dalla nipote Roberta Bergamaschi.
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