Premessa

Negli anni cinquanta e primi anni sessanta la “bottega della Savina” è stata un sicuro punto di riferimento per il paese; per gli uomini per trascorrere qualche ora in compagnia, giocando a carte e sorseggiando un bicchiere di vino nostrano dopo una dura giornata di lavoro e per le donne per gli acquisti di generi alimentari, magari da segnare sul quadernetto dalla copertina nera da saldare a fine mese. Rimasta vedova giovane, con una bambina di pochi anni, Savina si è rimboccata le maniche e ha dato vita, dal nulla, ad una attività commerciale. Sono tempi eroici, le merci non arrivano in paese bisogna andarsele a prendere a Pontremoli, a piedi, come ben testimonia la straordinaria fotografia allegata e quando arrivano si fermano ai margini del paese, ad un chilometro circa, poiché la strada interna di collegamento Chiesa – Valle non è ancora stata realizzata.. Sono i tempi in cui ancora si possono comprare le sigarette sfuse, così come la pasta, il riso, le noccioline americane. Grazie a Lidia, per averci per un momento fatto tornare a quei tempi, poveri e segnati dalle fatiche, ma ricchi di umanità, dove ci si conosceva tutti e nel bisogno ci si aiutava.
Mia madre, Savina
Sabina Fantoni, conosciuta col nome Savina, nasce a Torrano da Angelo e Maria Fantoni il 12 giugno 1913.

Savina è la secondogenita di sette figli in una famiglia di mezzadri. Frequenta saltuariamente la scuola fino alla terza classe perché la sua maestra, che era anche la sua padrona, le diceva spesso che doveva andare a pascolare le mucche anziché frequentare le lezioni .
Ancora piccola, invece di giocare, deve aiutare la mamma nelle faccende di casa e ad allevare I fratelli.
Nel 1937 si sposa con Giovanni Ramaglia , spesso richiamato alle armi.
Nel 1945, a soli trentadue anni è vedova (il marito era tornato dalla guerra da circa un mese). Rimane sola con una figlia, Lidia, di sette anni . La sua vita è stata sofferenze e lavoro .
Nel 1952 ottiene la licenza per vendere “sali e tabacchi ” e in seguito una licenza per “generi alimentari ” e “osteria “.

Acquista un televisore e allestisce una stanza con alcune panche. È in quel locale, che alla sera si raduneranno molti torranesi per assistere alle trasmissioni di “Lascia o Raddoppia ” o il “Festival di Sanremo “. Durante alcune festività organizza anche dei trattenimenti danzanti.
Savina di reca spesso a Pontremoli, andata e ritorno a piedi, per acquistare generi alimentari e pacchi di sigarette portandoli a mano. A Torrano negli anni cinquanta, non esisteva una strada per le auto all’interno del paese. Il pane veniva portato ogni giorno da Pontremoli con un motocarro e lasciato a circa un chilometro dalla bottega. Alcuni paesani spesso le prestavano aiuto. Alla sera , nell’osteria, spesso i giocatori si attardavano nel gioco delle carte e spesso Savina si addormentava posando la testa sul tavolo della piccola cucina. Nel 1964 cede la licenza al fratello Mario e si trasferisce a Milano , dove lavora la figlia, per accudire la nipotina appena nata.
La vita della città non è certo di suo gradimento. Ripensa spesso al suo orto e alla sua casa…
Torna nel suo paese , portando anche la nipote che resterà con lei per alcuni anni.
Savina morì il 9 gennaio 1990 a Torrano.
Lidia
Per conoscere la vita del marito di Savina, Giovanni Ramaglia